I prodotti cosmetici senza parabeni: l’elenco e come riconoscerli nell’INCI

Alcuni parabeni sono stati vietati. Come riconoscere dall’INCI i prodotti e i cosmetici senza questi elementi chimicicreme-586x384

I parabeni sono conservanti chimici usati in prodotti quali creme, shampoo, saponi, bagnoschiuma, deodoranti, cosmetici, tabacco, alimenti e medicinali. Alle volte vengono anche impiegati come additivi nei cibi. Ammessi fino al 2014, in seguito a ricerche scientifiche, la legge italiana ne ha vietati alcuni a partire dal 2014: Isopropylparaben, Isobutylparaben, Phenylparaben, Benzylparaben, Pentylparaben. Altri parabeni sono ancora utilizzabili: Metilparabene (E218, E219) e Propilparabene (E216), ma anche Butilparabene, Etilparabene (E214), Calcium parabene, Sodium parabene, Potassium parabene. L’unico modo per verificare prodotti cosmetici senza parabeni consiste nel leggere l’etichetta e l’INCI International Nomenclature for Cosmetic Ingredients, ossia gli ingredienti usati che vanno in ordine decrescente. E i parabeni hanno questi nomi indicati in etichetta: methylparaben, ethylparaben, propylparaben, isobutylparaben, butylparaben, e benzylparaben. Alcuni parabeni sono stati vietati a causa degli effetti dannosi sulla salute: gli effetti indesiderati più tenuti sono quelli che riguardano la loro capacità di agire come interferenti endocrini. Secondo alcuni studi (fra cui quello dell’Università di Reading che ha scoperto parabeni in 18 casi di tumore al seno su 20) quest’azione, potrebbe provocare l’alterazione della funzionalità tiroidea, del sistema riproduttivo, sviluppo prematuro del seno, nonchè deficit di attenzione ed iperattività nei bambini.

Foto | TMNews

Fonte: ecoblog.it

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Bloccato un documento che vieta 31 pesticidi in Europa, lo denuncia The Guardian

Il giornale The Guardian annuncia di aver visionato un documento in possesso della Commissione europea in cui 31 pesticidi potrebbero essere vietati a causa dei potenziali rischi per la salute. Ma il documento sembra sia stato bloccato. Ci sono 31 pesticidi per un valore di mercato di miliardi di euro che potrebbero essere vietati poiché rappresentano dei potenziali rischi per la salute. Ma secondo The Guardian il documento è stato bloccato da alti funzionari dell’Unione europea sotto la pressione delle grandi aziende chimiche che li utilizzano nei saponi, cosmetici e plastiche, scrive The Guardian;

quali Bayer e BASF, che ne hanno bloccato i criteri e al loro posto sono apparse opzioni meno rigorose assieme a un piano per la valutazione di impatto che si finalizzerà nel 2016.

Il documento visto da The Guardian raccomanda inoltre, di identificare e categorizzare le sostanze chimiche che alterano il sistema endocrino (EDC) che secondo gli scienziati causano un’aumento di anomalie fetali, mutazioni genitali, sterilità ma anche cancro e perdita del QI. Il documento inedito afferma inoltre che i rischi associati all’esposizione a interferenti endocrini si verificano anche a basse dosi e che dunque è necessario per queste sostanze chimiche che ne sia approvato l’uso. I criteri proposti per la categorizzazione degli interferenti endocrini, assieme alla strategia per la loro attuazione, si sarebbe dovuta mettere in atto lo scorso anno.pesticidi-620x350

Una fonte della Commissione ha detto a The Guardian:

Eravamo pronti presentare i criteri e una proposta di strategia ma dall’Ufficio del segretario generale ci hanno detto di non pensarci più. Effettivamente i criteri sono stati soppressi e biocidi e pesticidi hanno proseguito per la loro strada.

Il mese scorso 11 deputati hanno scritto una lettera al Commissario per la salute e la sicurezza alimentare, Vytenis Andriukaitisin lamentandosi del fallimento dell’Unione europea nell’ onorare il suo mandato a adottare i criteri sugli interferenti endocrini. Al posto della identificazione proposta di composti simili agli ormoni, l’attuale tabella di marcia dell’UE favorisce opzioni per basse quantità di interferenti endocrini e iò perché l’esposizione a soglie basse sarebbe considerata sicura. L’industria e le lobby agricole favoriscono questo approccio, sostenuto dal Regno Unito e da alcuni ministeri tedeschi. Sostengono che gli effetti socio-economici del divieto di pesticidi e biocidi potrebbe essere rovinoso per le comunità agricole. Infatti, uno studio del National Farmers ‘Union lo scorso anno ha stimato che il ritiro dei prodotti per la protezione delle colture potrebbe costare al settore agricolo del Regno Unito fino a 40.000 posti di lavoro e a 1.73 miliardi di sterline di perdite nei profitti, pari al 36 per cento dei livelli attuali.

Fonte: The Guardian

© Foto Getty Images

Io Faccio così #16: Piero Manzotti e i detersivi a chilometro zero di Tea Natura

Le persone mangiano, dormono, escono, viaggiano e…lavano! Forse non ci siamo mai resi abbastanza conto di quanto spesso usiamo detersivi per pulire. Piero Manzotti, fondatore dell’azienda marchigiana Tea Natura, parte proprio da questo semplicissimo concetto per applicare il proprio cambiamento cercando di ridurre l’impatto ambientale di una delle nostre azioni quotidiane.

Dopo anni di attività imprenditoriale nel mondo dell’alimentare, nel 2003 Piero Manzotti decide di cambiare strada e dedicarsi alla produzione di saponi e cosmetici ecologici completamente biodegradabili. “Se vogliamo perseguire il sogno di un’altra economia” – spiega – dobbiamo ripensare il tradizionale sistema imprenditoriale e, per questo, la crisi economica deve diventare un’opportunità per riconsiderare le proprie prospettive”.Teanatura1

Per arrivare dov’è oggi, è stato fondamentale per Piero l’incontro con i GAS (Gruppi di acquisto solidale) e con la REES Marche (Rete di Economia Etica e Solidale), realtà con cui si è formato, confrontato e ibridato. Oggi la sua azienda rifornisce circuiti alternativi come empori e botteghe, ma sempre a livello regionale. Tea Natura non aspira ad espansioni territoriali di portata nazionale, non per mancanza di ambizione ma perché vuole rimanere fedele ai propri ideali di “Chilometro zero”. Manzotti vuole un rapporto diretto con i suoi clienti e preferisce non appesantire la merce di tutto ciò che è dietro al mercato tradizionale: l’imballaggio, i depliant, i rappresentanti commerciali. “La grande distribuzione è un sistema non spirituale – riflette – e nonostante io non punti ad un’espansione economica esagerata, le vendite aumentano annualmente”.Tea-natura2

Quando ha approcciato alla nuova attività, Piero Manzotti voleva raggiungere le persone a cui l’ecologia interessava meno. Per far utilizzare un prodotto ecologico ad una persona distante da questi mondi, la prima necessità era quella di realizzare una merce efficace e soddisfacente. Per questo ha ridotto la quantità di acqua nella composizione e ha reso i suoi detersivi più efficienti di molti altri. Anche nella realizzazione dei detergenti, l’ibridazione e il confronto sono stati fondamentali. Piero racconta di come ha passato giornate al fianco dei chimici per trovare le componenti adatte ai suoi saponi, di come grazie ad una reciproca contaminazione sono venute fuori soluzioni nuove e originali. Una delle sue ultime “eco-idee” è stata quelle del Ridetersivo, un detergente ricavato da prodotti di scarto come gli oli esausti. “Per questa trovata ringrazierò sempre una signora incontrata alle riunioni con i GAS”, racconta, “dove chiedeva consigli su come utilizzare i suoi scarti di olio cucinato”. Da lei ha preso ispirazione e ha creato un prodotto nuovo su cui ha ricevuto riscontri molto positivi. Un altro valore fondamentale per l’imprenditore marchigiano è quello di voler raggiungere tutte le fasce di popolazione con prezzi competitivi. “Mi è successo che alcuni mi rinfacciassero che i miei prodotti costano più di altri”, continua Manzotti, “ma bisogna sempre considerare che con i miei detersivi bastano dosi molto minori rispetto ad altri e il flacone dura di più.”8528824889_7b7e58f751_b

Anche sulle prospettive future dell’azienda, Piero ha progetti non convenzionali. Vorrebbe liberarsi delle proprietà e fare di Tea Natura una realtà condivisa tra quanti perseguono gli stessi ideali, come ad esempio la REES Marche. Allo stesso modo, critica i tradizionali concetti di successione ereditaria perché l’azienda, secondo Piero, dovrebbe passare a chi la merita e a chi crede davvero nelle sue qualità. Piero Manzotti ci insegna che non c’è un solo modo di fare politica ma tante strade da cercare e percorrere per mettere in pratica i sogni. Lui ha cominciato a realizzarne uno, creando un’attività economica alternativa, etica e solidale.

Elena Risi

Fonte:  Tea Natura

Detersivi e saponi con antibatterico triclosan: 5 motivi per non usarli più

Dopo 40 anni di studio la FDA ammette di non avere prove che i saponi che contengono antibatterico siano davvero in grado di eliminare i germidetersivi

La FDA, Us Food and Drug Administration ha annunciato una nuova posizione sul sapone antibatterico : i produttori devono dimostrare che sia sicuro e più efficace di un semplice lavaggio con sapone convenzionale e acqua o devono toglierlo dagli scaffali dal 2016. Circa il 75 per cento di saponi antibatterici liquidi e il 30 per cento dei solidi utilizzano il triclosan come ingrediente attivo. Il farmaco era utilizzato esclusivamente in ambito ospedaliero ma è stato adottato dai produttori di saponi nel corso del 1990 per un volume di affari pari a 1 miliardo di dollari. Dopo il sapone il tricolosan è stato aggiunto anche a una serie di prodotti per l’igiene quali le salviette, il gel per pulire le mani oppure su taglieri, materassi e in ogni sorta di articolo per la casa, arrivando a uno uso eccessivo. All’FDA fu chiesto nel 1972 di pubblicare le linee guida per l’uso de triclosan ma la bozza finale è stata pubblicata lo scorso 16 dicembre 2013. Nel rapporto sono analizzati decenni di ricerca e è stato osservato che i costi di saponi antibatterici probabilmente superano i benefici e dunque la FDA obbliga i produttori a dimostrare il contrario. Ecco dunque i cinque motivi per cui è preferibile evitare saponi con antibatterico triclosan.

Perché i saponi antibatterici non sono più efficaci di sapone convenzionale e acqua

Sandra Kweder vice direttore del FDA ha detto:

Ci sono tantissimi consumatori che usano un prodotto con sapone antibatterico convinti di poter proteggere se stessi e i propri cadi dalle malattie. Ma non abbiamo alcuna prova che i saponi con anti batterico funzionino meglio dei saponi convenzionali.

I produttori di detergenti, al contrario, dicono che hanno le prove di una efficacia superiore del triclosan e il disaccordo deriva dall’utilizzo di diversi tipi di metodi di prova. I test che misurano rigorosamente il numero di batteri sulle mani di una persona dopo l’uso mostrano che i saponi con triclosan uccidono leggermente più batteri rispetto a quelli convenzionali. Ma alla FDA non basta poiché vuole dati che dimostrino che questo si traduce in un beneficio clinico reale, come i tassi di infezione ridotte. Finora le analisi dei benefici per la salute non mostrano alcuna prova che il triclosan possa ridurre la trasmissione di alcune infezioni respiratorie o gastrointestinali. Questo potrebbe essere dovuto al fatto che i saponi antibatterici colpiscono i batteri ma non i virus che causano la maggior parte dei raffreddori stagionali e delle influenze.

I saponi antibatterici hanno il potenziale per creare batteri resistenti agli antibioticiCHN: China Monitors Colgate Toothpaste Health Concerns

Il motivo per cui la FDA chiede ai produttori di dimostrare l’efficacia di questi prodotti è dovuto a una serie di possibili rischi per la salute connessi con triclosan e la resistenza batterica è il primo della lista. Il massiccio uso di antibiotici può causare resistenza il che vuol dire che una piccola popolazione di batteri con una mutazione casuale riesce a sopravvivere all’esposizione alla sostanza chimica. Se questo prodotto chimico è usato abbastanza frequentemente ucciderà altri batteri ma permetterà al piccolo sottoinsieme resistente di proliferare. Se questo accade su una scala abbastanza ampia l’antibatterico risulterà inutile per quel ceppo. Questo è attualmente un problema enorme in medicina tanto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità la definisce una ” minaccia per la sicurezza sanitaria globale”. Infatti già alcune specie di batteri, in particolare MRSA meticillin resistant Staphylococcus aureus, hanno anche acquisito resistenza a farmaci diversi, complicando gli sforzi per controllare e trattare le infezioni. Alcuni studiosi ritengono necessarie ulteriori ricerche sul triclosan prima di stabilire che aumenta la resistenza dei batteri ma altri studi ne hanno suggerito la possibilità.

I saponi con triclosan possono agire come interferenti endocrini

Seen through a soapy window, Shimrit Tan

Una serie di studi hanno trovato che nei ratti, rane e altri animali il triclosan sembra interferire con la regolazione dell’ ormone tiroideo, forse perché gli assomiglia chimicamente. Nel caso degli esseri umani vi sono preoccupazioni relative alla possibile sterilità, alla pubertà precoce, obesità e cancro. Questi effetti non sono ancora stati provati negli esseri umani, ma la FDA esprime “una preoccupazione” e osserva che considerati i benefici minimi dell’utilizzo triclosan a lungo termine non vale usarlo.

I saponi potrebbero portare ad altri problemi di saluteA young couple plays in the heavy lather

Ci sono prove che i bambini che subiscono l’esposizione prolungata a triclosan hanno una maggiore probabilità di sviluppare allergie, come alle arachidi e febbre da fieno. Gli scienziati ipotizzano che questo potrebbe essere il risultato di una ridotta esposizione ai batteri necessari per il corretto funzionamento e sviluppo del sistema immunitario. Un altro studio ha trovato la prova che il triclosan interferisce con le contrazioni muscolari nelle cellule umane. Ciò perchè può penetrare attraverso la pelle ed entrare nel flusso sanguigno più facilmente di quanto originariamente pensato. Una analisi del 2008, per esempio, ha trovato triclosan nelle urine del 75 per cento delle persone testate.

I saponi antibatterici fanno male all’ambienteIndian health workers throw disinfectant

Quando usiamo detergenti con il triclosan questi finiscono giù per lo scarico. Una ricerca ha dimostrato che anche piccoli quantitativi di sostanze chimiche possono persistere dopo il trattamento negli impianti di depurazione e di conseguenza finiscono in torrenti e altri corsi d’acqua. Una volta nell’ambiente il triclosan può compromettere la capacità delle alghe di svolgere la fotosintesi. Il triclosan è una sostanza chimica è liposolubile, il che significa che si accumula nel grasso dei tessuti per cui gli scienziati sono preoccupati per la bioamplificazione. Comparendo nei tessuti degli animali più elevati nella catena alimentare. La prova di questa possibilità è stato ottenuta nel 2009 quando le indagini sui delfini al largo della costa della Carolina del Sud e Florida hanno trovato la sostanza chimica nel sangue.

Che cosa possiamo fare?A woman shops in the detergent section o

Leggere l’INCI ossia l’etichetta dei prodotti che acquistiamo per conoscere gli ingredienti usati e se è presente il triclosan. Lavarsi le mani con saponi convenzionali in ogni caso è sufficiente a disinfettarle poiché l’efficacia del lavaggio dipende da quanto tempo ci si lava e un po’ di gel con antibatterico, ad esempio, ha un effetto che dura molto limitatamente nel tempo.

Fonte: Smithsonian Mag

Dal 15 al 17 marzo, FA’ la cosa giusta!!

Dal 15 al 17 marzo, FA’ la cosa giusta!

Dal 15 al 17 marzo riapre a Milano Fa’ la cosa giusta!, la fiera nazionale del consumo critico e degli stili di vita sostenibili, che quest’anno festeggia la sua decima edizione: una tre giorni per tornare a parlare di cambiamento nei nostri stili di vita, per renderli più sostenibili per l’ambiente e per il budget familiare

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Nata nel 2004 a Milano da un progetto della casa editrice Terre di mezzo, Fa’ la cosa giusta!, fiera nazionale del consumo critico e degli stili di vita sostenibili, si prepara a vivere la sua decima edizione dal 15 al 17 marzo 2013 e si svolgerà come di consueto presso i padiglioni 2 e 4 di Fieramilanocity, storico quartiere fieristico di Milano.
Fa’ la cosa giusta!, fin dalla sua prima edizione, ha come obiettivo quello di diffondere sul territorio nazionale le “buone pratiche” di consumo e produzione e di valorizzare le specificità e le eccellenze, in rete e in sinergia con il tessuto istituzionale, associativo e imprenditoriale locale.

L’esperienza del marzo scorso si è conclusa con la presenza di 67.000 visitatori, 700 realtà espositive, 2.500 studenti e 700 giornalisti accreditati. Un mondo dell’economia solidale rappresentato in vari contesti e in costante crescita.

In questi anni è infatti cresciuto notevolmente l’interesse per il mondo che si riconosce nella definizione di “Economia Solidale”: un sistema di relazioni economiche e sociali che pone l’uomo e l’ambiente al centro, cercando di coniugare sviluppo con equità, occupazione con solidarietà e risparmio con qualità. Sempre più realtà produttive, infatti, intraprendono un percorso di sostenibilità ambientale e responsabilità sociale e, al contempo, cresce il numero di cittadini consapevoli dell’importanza e della forza che risiede nella loro capacità di partecipazione diretta e nelle loro scelte di acquisto.

Le due anime di Fa’ la cosa giusta!, quella culturale e quella espositiva si evidenziano nel susseguirsi di oltre 270 appuntamenti, tra tavole rotonde, convegni, laboratori e spettacoli e nei 700 espositori che danno vita alla mostra/mercato costituita da 11 sezioni tematiche:

MOBILITA’ SOSTENIBILE – Sezione Speciale 2013
Associazioni, enti pubblici e imprese profit e non profit impegnate nella diffusione di strumenti di mobilità sostenibile: bicicletta, trasporto pubblico, car sharing, car pooling, apparecchi elettrici e a idrogeno.

ABITARE GREEN
Arredamento eco-compatibile, equo e solidale; design per la sostenibilità e l’accessibilità; studi di progettazione sostenibile, autocostruzione, complementi d’arredo con materiali naturali o di riciclo, detersivi eco compatibili, aziende di raccolta dei rifiuti e di macchine e sistemi per la raccolta e il riciclo, bio-edilizia e bio-architettura, risparmio energetico, agevolazioni fiscali e finanziamenti etici, energia prodotta da fonti rinnovabili. Spazio Orti e giardini.

COMMERCIO EQUO e SOLIDALE 
Empori e botteghe del mondo, produttori del Sud del mondo, associazioni di rappresentanza del commercio equo e solidale.

COSMESI NATURALE E BIOLOGICA
Prodotti per la bellezza, la cura del corpo e l’igiene personale.

CRITICAL FASHION
“Consumare moda critica” significa dedicare attenzione non solo allo stile e alle tendenze, ma anche e soprattutto alle caratteristiche etiche dei capi che si indossano; il vestire acquista sempre più un valore simbolico, diventa il tramite per un messaggio relativo ai nostri valori, alla nostra identità, al nostro stile di vita.

EDITORIA E PRODOTTI CULTURALI
Siti, periodici, case editrici, case di produzione cinematografica e discografica, gruppi, associazioni, cooperative, imprese impegnate nella produzione e/o distribuzione di progetti e prodotti culturali.

IL PIANETA DEI PICCOLI
Abbigliamento, arredamento, giochi, prodotti per l’igiene personale e per la cura del bambino.

MANGIA COME PARLI
Aziende agricole (produttori e trasformatori) e distributori biologici e biodinamici; realtà che difendono la biodiversità; produttori locali a “Km 0”; associazioni e istituzioni impegnate in progetti di educazione all’alimentazione e in difesa della sovranità alimentare, consorzi di tutela dei prodotti tipici.

PACE E PARTECIPAZIONE
Associazioni locali e nazionali, distretti e reti, campagne, gruppi informali, gruppi d’acquisto, associazioni per la pace e la nonviolenza, Ong, volontariato, banche del tempo, comunità di vita, associazioni di tutela dei consumatori (Salone dei Consumatori), sindacati

SERVIZI PER LA SOSTENIBILITA’
Servizi vantaggiosi e sostenibili dal punto di vista sociale e ambientale.

TURISMO CONSAPEVOLE
Associazioni, enti pubblici, imprese profit o non profit e altre realtà impegnate nell’organizzazione e nella promozione di un turismo rispettoso dell’ambiente, dei diritti dei popoli e dei lavoratori.

Per maggiori informazioni:
falacosagiusta.terre.it

Fonte: eco dalle città