Vaccini, le questioni aperte #1 – I dati e la sicurezza

Ridotto ad uno scontro tra favorevoli e contrari, anche il tema vaccini continua ad essere affrontato dalla maggior parte dei media mainstream con un approccio che non tiene conto della sua complessità. Pur riconoscendo l’efficacia delle vaccinazioni, la titubanza vaccinale, a livello globale, è un dato di fatto che non può essere ignorato e che sembra derivare da una serie di questioni tuttora aperte. In questo articolo, il primo di un approfondimento in tre parti, proviamo a costruire un racconto diverso sulle politiche vaccinali. In occasione dell’iter di discussione del DDL 770/2018 del M5S e Lega, detto dell’obbligo flessibile, che andrà a sostituire la legge 119/2017 Lorenzin, si sono svolte in Commissione Igiene e Sanità le audizioni informali. Iniziative di organi istituzionali e della società civile stanno facendo emergere un quadro più complesso di quello che i media mainstream raccontano quotidianamente. Vediamo dunque il contesto nazionale e internazionale che ha portato all’attuale sistema di profilassi vaccinale.

PIANI VACCINALI: COME SI PRENDONO LE DECISIONI?

L’avv. Mirella Manera, giurista dell’associazione Attuare la Costituzione nell’audizione al Senato, spiega (1) come nasce e in che contesto si è formato il Piano Globale Vaccini che ha visto l’Italia capofila mondiale: “Tutti i programmi vaccinali dell’OMS sono finanziati per lo più con fondi privati, versati non solo da società farmaceutiche, ma anche dalla Melinda e Bill Gates Foundation e da Gavi Alliance (alleanza mondiale per la vaccinazione), sempre creata dalla Melinda e Bill Gates Foundation. I fondi sono vincolati a specifici progetti selezionati dai donatori, non stanziati sulla base della pianificazione né sulle esigenze prioritarie dell’agenda internazionale della salute a cui va solo il 7% dei finanziamenti. L’Italia si è impegnata a versare 499 milioni di euro in 20 anni per finanziare programmi vaccinali nel mondo e in cambio riceve bond vaccinali (2). Conclude la penalista milanese: “Bisognerebbe compiere una valutazione sul valore scientifico delle raccomandazioni che provengono da questo organismo e valutarle considerando le reali condizioni epidemiologiche del paese”.

Quindi emerge un piano vaccinale globale non sulla base di possibili epidemie ma come modello di prevenzione dalle malattie in generale. Si è scelto, cioè, di promuovere la salute attraverso questa tecnologia indipendentemente dai concreti rischi epidemici e quindi dalle valutazioni rischio/beneficio. Si delinea anche come le traiettorie dell’OMS in tema vaccinale globale siano guidate da fondi privati e assorbiti dai vari Stati non omogeneamente.

LA SICUREZZA DEI VACCINI E I DATI SUGLI EVENTI AVVERSI

Sentiamo ripetere che i vaccini sono innocui perché usati da anni su milioni di persone, che gli eventi avversi sono rarissimi e che la scienza o la consuetudine di più di 200 anni di utilizzo ne conferma efficacia e sicurezza definendo inutili ulteriori indagini. Ma i dati dicono altro. La produzione scientifica e la comunità scientifica mostrano infatti un quadro tutt’altro che omogeneo e trasparente (33).

Proprio l’anno scorso si è dimesso metà del gruppo direttivo del più importante organismo mondiale indipendente di revisione sistematica e rigorosa degli studi scientifici, Cochrane, dopo l’espulsione di Peter Gøtzsche direttore del Nordic Cochrane Centre e co-fondatore della Cochrane Collaboration perché denunciava troppe commistioni economiche nelle revisioni di studi sul vaccino dell’HPV (Papilloma Virus) (3, 4, 30, 32).

A livello internazionale il problema della trasparenza delle metodologie nella produzione di letteratura scientifica è sempre più sentito. Una delle più autorevoli riviste scientifiche indicizzate, il BMJ (British Medical Journal), ha aperto una campagna per valutare la reale efficacia della ricerca scientifica in ambito medico poiché i danni della “troppa medicina” sono insostenibili. “Gli effetti nocivi di pratiche mediche e farmacologiche stanno facendo perdere la credibilità della famosa Medicina Basata sulle Evidenze (EBM): adozioni acritiche degli screening, credenze cliniche radicate, eccessiva medicalizzazione”. (9) Ancora, sempre sul BMJ: “La EBM non preserva la salute ma è utilizzata dalle industrie per legittimare o meno le scelte dei medici influenzando negativamente la capacità di discrezione e giudizio” (10).

Nature pubblica un dato allarmante: il 70% dei ricercatori non è riuscito a riprodurre gli esperimenti pubblicati con metodo peer review (11), cioè il 70% della letteratura scientifica indicizzata non supera la prova di validazione. Sempre su Nature si parla di “frode sistematica” nella letteratura scientifica. (22) Ma come? Tutto il metodo scientifico è basato sulla riproducibilità o confutazione dei dati! Ecco come la scienza cerca di correggere se stessa, di migliorare, di superare se stessa, aprendo dubbi e facendo verifiche.

Il Dr. Jacob Puliyel, pediatra indiano esperto di campagne vaccinali con molte pubblicazioni sull’argomento, spiega le conseguenze delle ultime modifiche delle linee guida OMS sulla valutazione per la classificazione delle reazione avverse, al convegno organizzato dall’Ordine Nazionale dei Biologi sulla sicurezza vaccinale (8). Nella scala di valutazione per l’attribuzione della correlazione tra eventi avversi e somministrazione del vaccino sono stati eliminati gli step di “possibile” e “probabile correlazione” mantenendo solo quelli di correlabile, non correlabile o indeterminato. Di fatto è più difficile raccogliere e poter studiare gli eventi avversi dove c’è una forte correlazione statistica, ma servirebbero altri dati per valutare con maggiore certezza la causa-effetto. Negli USA dove c’è il più alto tasso di vaccinazione (già nel 2017 si usano 53 vaccini compresi i multipli, in 72 dosi), il CDC e l’FDA, i principali organi istituzionali sanitari, monitorano gli eventi avversi correlati ai vaccini attraverso i dati VAERS. In una grande raccolta dati in 20 anni su più di 38.000 segnalazioni di neonati ospedalizzati o morti, i risultati mostrano una evidente correlazione positiva tra il numero di dosi di vaccino somministrati e la percentuale di ospedalizzazioni e decessi. Inoltre, i bambini più piccoli, inferiori a 5 mesi di età, sono risultati significativamente più danneggiati rispetto ai bambini più grandi dopo aver ricevuto i vaccini. Nelle conclusioni: “Si ritiene urgente attivare programmi per migliorare la sicurezza” (6). 
Lo stesso CDC americano dichiara che i sistemi di sorveglianza passiva sono sottostimati ed è impossibile, per come vengono raccolti i dati, determinare associazioni causali tra vaccini ed eventi avversi. (16, 17) Quindi il Dipartimento di Salute e Servizi Umani (HHS) ha commissionato alla Harvard Pilgrim Healthcare Inc. un programma digitalizzato di vaccino-vigilanza attivo che ha stimato i report di eventi avversi dei VAERS americani inferiori all’1% dei dati reali, cioè i dati segnalati spontaneamente sarebbero l’1% di quelli reali (31).  

Ma in Italia quali sono le evidenze di sicurezza dei vaccini e il controllo post-marketing degli eventi avversi?

I DATI SUI DANNI DA VACCINO IN ITALIA

L’argomento è spinoso, i danni da vaccino sono l’argomento tabù del mainstream. Mensilmente vengono riconosciuti e risarciti dal ministero famiglie per esiti gravi o decessi in seguito alla vaccinazione, ma quasi nessuno li considera, anzi i danneggiati da vaccino, solo per la loro esistenza, sono colpevolmente e vergognosamente ignorati se non negati dai media.(28) Anche quando il danno si verifica nelle ore successive alla vaccinazione, le famiglie non solo devono far fronte ad un evento che tocca la cosa più preziosa che hanno, ma devono anche, di tasca loro, fare causa allo Stato e dimostrare il nesso causale con la vaccinazione: danneggiati dalla medicina, dalla società e dalla legge. È questo lo stato dei diritti che vogliamo?

La raccolta dati della vaccino-vigilanza, solo per gli eventi avversi a breve termine, avviene su base spontanea quindi le segnalazioni sono molto sottostimate rispetto ai dati reali, peraltro assai disomogenei nel territorio nazionale.(29) Questo è dovuto sia alla disabitudine dei cittadini e delle strutture sanitarie alle segnalazioni e sia alla difficoltà di leggere i dati in chiave di correlazione statistica e di causa-effetto. Si è svolto un progetto pilota sperimentale condotto su una piccola popolazione della Puglia, di farmacovigilanza attiva, cioè per chiamata diretta post vaccino, sul solo MPVR (morbillo, parotite, varicella, rosolia), nella somministrazione singola e associato ad altri vaccini. Gli eventi avversi gravi definiti sicuramente correlabili alla vaccinazione, tutti risolti positivamente nel tempo, hanno manifestato una differenza enorme tra la somministrazione singola (10.2%) e quella associata alle altre (89,8%) (5). In altre parole, i vaccini singoli sono risultati nettamente più sicuri rispetto a quelli multipli. In molti studi scientifici sulla sicurezza vaccinale prevale la richiesta da parte dei ricercatori di un maggior approfondimento per l’urgenza che spesso emerge dai dati epidemiologici. Ad esempio l’Istituto Superiore di Sanità nel 2013 ha pubblicato uno studio (7, 18, 24), ma solo ora alla ribalta, sulla ADEM (encefalite, mielite ed encefalomielite acuta disseminata) associata alla somministrazione dei vaccini detta comunemente encefalite post-vaccinica (25).

L’autore dello studio è il dott. Paolo Pellegrino dell’Unità di Farmacologia clinica dell’Azienda Ospedaliera Luigi Sacco (Università di Milano): “A differenza degli studi precedenti riguardanti i casi di ADEM post infettiva, abbiamo osservato che questa patologia può riguardare ogni età. Abbiamo osservato che il vaccino anti-influenzale e quello anti-HPV (Papilloma virus) sono quelli più comunemente associati a questa reazione avversa e i dati sono sottostimati (“under-reporting”) a causa di una riduzione dell’interesse per questo evento avverso”. Quindi non interessa? Che programma d’indagine si è attivato? Sembra nessuno.

Nel 2018 è stato pubblicato lo studio Signum, condotto per indagare sull’alta percentuale di morti e insorgenza di patologie gravi su circa 4000 militari, in missione nelle zone di guerra. Quanto emerso è che non solo l’uranio impoverito ma la pratica vaccinale aveva concorso alla manifestazione di gravi patologie autoimmuni, quali tiroidite, sclerosi multipla, eritema nodoso, lupus, artrite reumatoide, diabete e, secondo alcuni studi, leucemie e linfomi. La Commissione Parlamentare, incaricata dello studio, specifica che l’accumulo di sostanze tossiche nei vaccini combinati, come adiuvanti e conservanti e contaminanti biologici, e l’assenza di visite pre-vaccinali rendevano la pratica vaccinale corrente pericolosa vista anche la mancanza di studi scientifici sulla salute a lungo termine e in generale sulle vaccinazioni multiple (26 -27). 

Molti degli studi clinici ed epidemiologici internazionali sostengono per lo più l’urgenza di ulteriori indagini poiché dove non c’è certezza di correlazione ci può essere forte evidenza statistica e troppo poche prove di sicurezza. (12-13-14-15 -19-20-21-34 ) Si ritiene che siano necessarie visite pre-vacciniche per conoscere i polimorfismi, test sierologici e lo stato del sistema immunitario che potrebbero ridurre il rischio degli eventi avversi. Stiamo facendo il massimo per ridurre i rischi?

La cosa certa è che il dibattito è aperto in tutto il mondo, gli studi indicano difficoltà di letture epidemiologiche per troppe variabili. Studi pre-clinici e post-marketing sulle vaccinazioni multiple non ci sono; ogni stato agisce come crede.
Ma il tema vaccinale è da inserirsi in un contesto più ampio di quello italiano e in un quadro sanitario e culturale più complesso. Coesistono in ambito scientifico e medico diverse visioni e una pluralità sfaccettata di approcci alla salute. Quindi anche la titubanza vaccinale, osservata in tutto il mondo, è da leggere come conseguenza di un preciso contesto farmaco-economico, di una perdita di autorevolezza delle istituzioni sanitarie nazionali e internazionali, di una farmacovigilanza per lo più incontrollata (29) e di una visione della salute basata su una medicina di massa e non personalizzata che le istituzioni sanitarie stesse, in altri settori della sanità pubblica, sta cercando di superare. Nella seconda e terza parte di questo articolo accenneremo al contesto culturale, mediatico e poi a quello più strettamente medico per restituire la complessità che l’argomento richiede. È ormai evidente, infatti, che banalizzare l’argomento porta ad una guerra civile e impedisce di porre l’accento sulle questioni importanti, come la possibilità di intraprendere tutte le azioni possibili a rendere la pratica vaccinale maggiormente sicura.

Fonti
 
1 https://www.facebook.com/PolloniRino/videos/231941244393963/
 
2 http://www.saluteinternazionale.info/2017/03/lincerto-futuro-delloms/

3 https://www.lettera43.it/it/articoli/scienza-e-tech/2018/11/03/cochrane-peter-gotzsche-ricerca-vaccini/224990/ 
4 https://www.scienzainrete.it/articolo/vaccino-hpv-versione-di-jefferson/luca-carra/2018-09-24

5 https://www.sanita.puglia.it/documents/36126/4921952/Sorveglianza+degli+eventi+avversi+a+vaccino+in+Puglia+Report+2013-2017/9db6decb-5aaf-426f-b8fe-c9474e9e8468
6 https://journals.sagepub.com/doi/abs/10.1177/0960327112440111
7  https://www.epicentro.iss.it/farmaci/pdf/FEP%202013/Pellegrino.pdf
8  http://www.onb.it/2019/01/28/video-vaccinare-in-sicurezza-intervento-di-jacob-puliyel-25-gennaio-2019/
9 https://www.bmj.com/content/362/bmj.k2799.full?ijkey=PeMeQDKT6KUKXYH&keytype=ref&int_source=trendmd&int_medium=trendmd&int_campaign=trendmd
10 https://www.bmj.com/content/348/bmj.g22
11 https://www.nature.com/news/1-500-scientists-lift-the-lid-on-reproducibility-1.19970
12 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=2005+164(2)%3A61-9+european+journal+of+pediatrics
13 http://autoimmunityreactions.org/
14 http://autoimmunityreactions.org/tag/vaers/
15 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3170075/
16 https://www.congress.gov/106/crpt/hrpt977/CRPT-106hrpt977.pdf
17 https://healthit.ahrq.gov/ahrq-funded-projects/electronic-support-public-health-vaccine-adverse-event-reporting-system
18 http://www.assis.it/adem-vaccinazioni/
19 https://link.springer.com/article/10.1007/s00431-004-1594-7
20 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/books/NBK206938/
21 http://www.jpands.org/vol23no4/hooker.pdf
22 https://www.nature.com/articles/d41586-019-00439-9
23 https://journals.sagepub.com/doi/abs/10.1177/0960327111407644
24  https://www.onb.it/2019/01/08/ecco-lo-studio-segreto-sui-vaccini/
25 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/10589903
26 https://www.analisidifesa.it/2017/09/in-principio-era-luranio-impoveritopoi-i-vaccini/

27 http://ivancatalanodep.blogspot.com/2018/02/relazione-finale-commissione-uranio-e.html
28 http://www.condav.it/document/Homepage/Lettera%20aperta%20Ministro%20Grillo%2009.09.18.pdf
29 https://www.informazionelibera.org/il-blog-di-gioia-locati/eventi-avversi-e-vaccini-ora-si-riconosce-la-correlazione-causale.html
30 https://www.wired.it/scienza/medicina/2018/09/22/cochrane-terremoto/
31 https://healthit.ahrq.gov/ahrq-funded-projects/electronic-support-public-health-vaccine-adverse-event-reporting-system
 32 https://www.sostenibilitaesalute.org/la-posizione-della-rete-sostenibilita-e-salute-sulla-gravissima-crisi-della-cochrane/
33 https://www.bmj.com/content/bmj/suppl/2017/03/22/bmj.j661.DC1/translation_italian_peter_doshi.pdf
34 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4466342/
 

Tratto: http://www.italiachecambia.org/2019/03/vaccini-questioni-aperte-1-dati-sicurezza/

La plastica minaccia la salute umana

Non sono solo gli oceani e gli animali marini a soffrire: la plastica comporta evidenti rischi per la salute umana e per questo è necessario ed urgente adottare il principio di precauzione e a iniziare ad eliminare definitivamente questo materiale, a partire dall’usa e getta. Un rapporto diffuso nelle ultime ore dal Center for International Environmental Law (CIEL) evidenzia l’urgenza di adottare il principio di precauzione per proteggere l’umanità dall’inquinamento della plastica. Valutate tutte le fasi del ciclo produttivo e di vita di questo materiale, il report infatti rileva evidenti rischi per la salute umana. 

Nel dettaglio, il rapporto del CIEL evidenzia come: 

– le materie plastiche presentano differenti rischi per la salute umana in ogni fase del loro ciclo di vita: dalle sostanze chimiche pericolose rilasciate durante l’estrazione del petrolio e la produzione delle materie prime, all’esposizione agli additivi chimici rilasciati durante l’utilizzo delle materie plastiche, per terminare con l’inquinamento dell’ambiente e del cibo che può derivare dal rilascio di plastica nell’ambiente; 

– le microplastiche, come frammenti e fibre, a causa delle loro piccole dimensioni possono entrare nel corpo umano attraverso il contatto, l’ingestione o l’inalazione, penetrare nei tessuti e nelle cellule generando impatti sull’uomo, anche a causa del rilascio di sostanze chimiche pericolose; 

– incertezze e lacune conoscitive non consentono di avere un quadro dettagliato circa gli impatti sulla salute umana e impediscono a consumatori, comunità e istituzioni di prendere decisioni consapevoli su questo materiale.

Commentando quanto emerge dal report di CIEL, Giuseppe Ungherese, responsabile campagna Inquinamento di Greenpeace Italia, dichiara: “I rischi per la salute derivanti dall’inquinamento da plastica sono stati ignorati per troppo tempo, un atteggiamento che va contro le regole basilari della prevenzione che dovrebbero guidare le scelte istituzionali e delle multinazionali e venire prima dei profitti. Imprese e istituzioni hanno scelto invece di mantenere lo status quo. Non sono solo gli oceani e gli animali marini a soffrire le conseguenze della dipendenza dalla plastica della nostra società, siamo tutti noi a subirne gli effetti. Nonostante ci sia ancora molto da chiarire su tutti i possibili impatti generati dalla plastica sulla salute umana, i rischi sono evidenti. Le conoscenze attuali impongono di applicare concretamente il principio di precauzione e iniziare a eliminare definitivamente la plastica, a partire dall’usa e getta”. 

“Il ricorso a questo materiale, oltre a devastare il Pianeta, continua a mantenerci dipendenti dai combustibili fossili, contribuendo ai cambiamenti climatici”, continua Ungherese. “Non ci sono motivi per continuare a mettere a rischio la salute umana in nome della presunta convenienza della plastica. Da mesi chiediamo alle grandi multinazionali, responsabili della commercializzazione dei più grandi volumi di plastica usa e getta, di assumersi le proprie responsabilità riducendo drasticamente la produzione di plastica monouso”, conclude.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2019/02/plastica-minaccia-salute-umana/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

L’amianto toglie ancora il respiro (parte prima)

Tremila morti all’anno solo in Italia, più di 30milioni di tonnellate ancora da bonificare, 370mila edifici contaminati, fra cui moltissime scuole. L’emergenza amianto non è affatto un problema del passato. Abbiamo intervistato Maura Crudeli, presidente AIEA (Associazione Italiana Esposti Amianto), che denuncia come colossi industriali quali Cina, India e Russia non abbiano proibito l’uso di questo agente tossico e che l’amministrazione Trump lo abbia reintrodotto nell’edilizia degli USA.

“Fra i 3 e i 4mila morti ogni anno solo in Italia, quasi 15mila in Europa e più di 100mila nel mondo. Se qualcuno pensa che l’emergenza amianto sia un problema del passato è smentito dai numeri del RENAM-Registro Nazionale dei Mesoteliomi, dell’ISS-Istituto Superiore della Sanità e dai dossier di Legambiente”. Ce lo ha detto Maura Crudeli, presidente dell’AIEA-Associazione Italiana Esposti Amianto – una delle associazioni che compongono il neonato Coordinamento Nazionale Amianto e facente parte della rete internazionale Ban Asbestos  – tutte impegnate nella sensibilizzazione verso il problema, nella pressione alle istituzioni e nel supporto alle vittime e ai loro parenti.

Maura è una friulana trapiantata a Roma, dove è diventata una conosciuta organizzatrice di eventi e una filmaker. Fra i suoi lavori, vanno citati il documentario “Attenti al treno”, sul reparto di coibentazione della FIAT Ferroviaria di Savignano, un posto di lavoro ambitissimo fino a qualche decennio fa, che gli operai svolgevano immersi in una fitta nebbia polverosa… d’amianto; “I Vajont”, altro documentario, stavolta a episodi, su alcune fra le più eclatanti tragedie provocate dall’avidità, dalla sete di potere e dall’indifferenza dell’uomo, inclusa quella di Broni, sede di uno stabilimento della Fibronit, una tra le più grandi aziende produttrici di cemento amianto in Italia; infine, l’ultimo spot di AIEA ONLUS  volto a mantenere alta l’attenzione sul tema, dal titolo estremamente efficace: l’amianto ti toglie il respiro. Come sottolinea lei stessa nella nostra intervista video, la lotta all’amianto (detto anche asbesto) e il sostegno alle sue vittime è diventata una delle missioni nella sua vita dal 2010, ossia da quando  suo padre Mauro, coibentatore all’interno dei cantieri navali di Fincantieri, è morto a causa di un mesotelioma, un tumore raro associato all’esposizione all’amianto. 

A 30 anni esatti dalla sua fondazione, AIEA – una Onlus senza fini di lucro – continua a battersi a livello globale per l’abolizione dell’amianto in ogni forma diversa dallo stato di minerale in cui si trova in natura (l’unico stato nel quale non è nocivo per la salute). In accordo con quanto afferma l’OMS-Organizzazione Mondiale della Sanità, l’AIEA sostiene che, “secondo gli attuali livelli di conoscenza scientifica sui danni causati alla salute dall’inalazione di fibre di amianto, non esiste alcun livello minimo di soglia al di sotto del quale vi sia sicurezza, per cui la massima concentrazione accettabile di fibre non può che essere zero”.

Nata dal movimento di lotta per la salute Medicina Democratica, l’AIEA è stata fondata nel 1989 a Casale Monferrato, sede della celebre fabbrica di fibrocemento Eternit. Tre anni dopo la sua costituzione fu approvata, dopo una lunga e difficile gestazione, la legge 257/1992, ovvero “Norme per la cessazione dell’impiego dell’amianto”. Una vera e propria legge-svolta, alla quale ha contribuito in misura determinante proprio la grande mobilitazione sociale dovuta all’attività delle associazioni degli esposti, delle associazioni ambientaliste e di quelle sindacali. Nella legge si stabilisce che, in Italia, “sono vietate l’estrazione, l’importazione, l’esposizione, la commercializzazione e la produzione di amianto, di prodotti di amianto o di prodotti contenenti amianto”.

Tuttavia, nonostante l’approvazione della legge e la capillarità della successiva azione di bonifica nelle cave e nei siti industriali nei quali in passato sono state realizzate le lavorazioni, resta ancora molto da fare. In Italia, per esempio, dove non tutte le regioni hanno applicato i piani regionali per l’amianto e provveduto alla mappatura prevista dalla legge 257/92, si stima vi siano ancora fra le 33 e le 39 milioni di tonnellate della fibra killer ancora da bonificare, fra cui quasi 58 milioni di metri quadri di coperture in cemento amianto. Sconcertante il dato riguardante il censimento degli edifici nel nostro paese, che rivela come, dei circa 370mila edifici contenenti amianto presenti oggi sul nostro territorio, più di 50mila siano pubblici e di questi molte siano scuole. Secondo Censis e Legambiente, infatti, il 10% delle scuole italiane presenta ancora strutture in amianto.  

Come se non bastasse, il dato internazionale è ancora più preoccupante. Se nel corso degli ultimi due decenni in tutta Europa l’amianto è stato proibito – sia in fase di estrazione che in fase di produzione e commercializzazione – la stessa cosa non si può dire del resto del mondo. Al momento sono difatti solo 53 (su un totale di 196) i paesi del mondo che ne hanno proibito l’estrazione e l’utilizzo. In tutti gli altri, inclusi colossi industriali come Cina, India e Russia, questo materiale è ancora utilizzabile, a volte in tutte delle sue molteplici forme, a volte solo in alcune. Come nel caso degli USA, nei quali l’amministrazione Trump, nell’estate 2018, è tornata sui passi tracciati dai governi precedenti reintroducendo l’uso dell’amianto nell’edilizia (da cui era stato bandito nel 1989). Insomma, la parola d’ordine è, ora come prima, vietato abbassare la guardia!

Continua…

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2019/01/amianto-toglie-ancora-respiro-parte-prima/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Cesare Grandi: Lo Chef che a Torino offre biodiversità e cultura gastronomica

La storia di un cuoco rinomato che sceglie di proteggere antichi sapori, biodiversità e salute. Promuovendo il consumo critico, avvicina i clienti e i bambini alle conoscenze antiche e alle potenzialità che la cultura gastronomica italiana non ha ancora espresso. Una storia di autonomia, sapore e creatività.

Cesare Grandi è un rinomato chef di Torino che propone una cultura gastronomica ricca di conoscenze diverse.
Cresciuto in una famiglia di medici illuminati, oncologi, immunologi esperti di fitoterapia e nutrizione, pensò di voler proseguire la sua attitudine familiare alla salute iscrivendosi alla facoltà di medicina. Scoprì soltanto in seguito di voler impiegare queste conoscenze, ricevute per “induzione” familiare, unendo la forte attenzione al tema della prevenzione delle malattie con la ricerca del gusto e dei sapori. Quindi diventa Chef e approfondisce i molteplici aspetti legati alla produzione e preparazione del cibo, insieme a quelli connessi alla cultura dei territori e all’impatto sull’ambiente. Ora Cesare è un cuoco rinomato ed il suo ristorante, La Limonaia Food as Culture, è considerato anche un punto di riferimento in cui vengono offerti cibo locale, genuino e legato ai saperi tradizionali, rielaborato con creatività e voglia di promuovere salute e ambiente.

Ho scelto di essere “piccolo“, autonomo, per poter garantire cibo artigianale distanziandomi dalla ristorazione dei grandi numeri, dei grandi spazi, dei marchi famosi e degli alimenti più industriali. Scelgo i miei fornitori, produttori, allevatori per poter differenziare l’offerta culinaria e promuovere chi protegge il territorio, chi usa metodi naturali”.

Le tradizioni culinarie delle diverse zone d’Italia, dal mare agli Appennini, dalle campagne alle Alpi, sono il nostro vero patrimonio, la nostra ricchezza e ce la riconoscono in tutto il mondo. Diffondere una cultura gastronomica varia e che racconti la biodiversità dei luoghi aiuta a creare identità e ricchezza del territorio, aiuta a custodire gli antichi saperi.”

Cesare investe molte energie nel diffondere conoscenze che integra tra quelle provenienti dai suoi studi gastronomici, dei saperi tradizionali locali e dall’imprinting familiare.  

“Il rapporto con i piccoli produttori mi spinge a far conoscere ai clienti la stagionalità dei prodotti, le scelte etiche della filiera, le storie della natura e di come anche oggi si possa scegliere la qualità alla quantità. Ad esempio, nei miei piatti, utilizzo piante e fiori spontanei potendo spiegare sia i loro effetti sull’organismo, sia l’apporto del metodo di preparazione che ho scelto: il sapore è il risultato che mi piace condividere.”

Da 4-5 anni Cesare ha attivato un progetto per i più piccoli, delle scuole elementari e medie: Assaggi.
“L’intento è accorciare la distanza dei bambini dalle materie prime che consumano. Anche se sui mass-media si parla moltissimo di cucina, le persone, e quindi anche i bambini hanno una conoscenza superficiale e spesso falsata degli alimenti ed un rapporto con l’alimentazione meno “nutriente” di quello che dovrebbe essere. Insegno il consumo critico giocando, una parte teorica e una sensoriale, attraverso fiabe ed esperienze dirette. Ad esempio in una classe c’era un bambino non vedente allora ho fatto bendare tutti i partecipanti e abbiamo lavorato sugli altri sensi, odorando, toccando e assaggiando. Mangiare è anche scoprire. Per raccogliere l’esperienza del progetto “Assaggi” è in lavorazione un libro sull’educazione alimentare nei bambini. Uno dei miei obiettivi è quello di collaborare con le mense scolastiche ma è veramente difficile, un po’ per i cavilli burocratici e un po’ perché cambiare abitudini in termini di qualità della conservazione, della gestione degli sprechi, delle trasformazione utili e pregiate delle rimanenze è faticoso. Ma la ristorazione nelle scuole potrebbe essere una vera opportunità di crescita sociale ed economica. L’Italia ha enormi potenzialità”.

Tra le altre cose Cesare produce grissini artigianali prodotti con il lievito madre della Limonaia che saranno messi in commercio con il packaging realizzato da Luciana Delle Donne di Made in Carcere.  Inoltre, in occasione dell’evento “La Joie de vivre” di Micol Ferrara, Cesare presenterà un nuovo menu dedicato alla Sicilia e annuncerà una serie di eventi che vedranno la collaborazione tra Cesare e Made in Carcere.

Lontano dalle massificazioni del gusto e dei circuiti economici della ristorazione dei grandi investimenti, Cesare unisce le sue passioni alle scelte etiche personali: attenzione, cura, pazienza e rispetto per poter vivere della propria creatività, offrendo sapori unici e cultura.

Foto copertina
Didascalia: Cesare Grandi
Autore: La Limonaia – Food as Culture
Licenza: La Limonaia – Food as Culture

Fonte: http://piemonte.checambia.org/articolo/cesare-grandi-chef-torino-offre-biodiversita-cultura-gastronomica/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

I cibi fermentati di Carlo Nesler: la rinascita di una pratica antica

La CibOfficina Microbiotica è la sede dell’attività di Carlo Nesler, uno dei maggiori esperti in Italia sui cibi fermentati. Lo abbiamo incontrato a Viterbo e ci ha parlato della sua storia, dell’attività della CibOfficina e della filiera legata alle materie prime selezionate, oltre che alla sua attività di formatore che lo porta a lavorare a stretto contatto con molti importanti chef. Con un occhio di riguardo anche alla salute. Capita anche a voi di sorridere di fronte ai nostri sogni infantili riguardo il lavoro? In tanti abbiamo desiderato ad occhi aperti di fare l’astronauta, immersi nello spazio a capo di una missione eroica, alla scoperta di nuovi pianeti. Tornando sul pianeta Terra, con i piedi ben piantati, ci ritroviamo a fare i conti con la realtà e a svolgere lavori ben diversi da quelli immaginati. Non è però il caso di Carlo Nesler e della sua Cibofficina Microbiotica: lo incontriamo nella cucina del suo casale in campagna, a Castel d’Asso alle porte di Viterbo, impegnatissimo nella trasformazione di alcuni legumi in cibi fermentati. Non poteva esserci legame migliore tra essere umano e fermento: mentre lo intervistiamo è sempre in movimento e, prima di premere il tasto “rec.” sulla videocamera, ci racconta delle sue numerose esperienze nel teatro, nell’edilizia, nella ristorazione, nella traduzione, nella falegnameria, nell’insegnamento e nella formazione.

“Io sono un autodidatta e ho iniziato a fermentare fin dall’adolescenza, quando ho scoperto il mondo delle bevande alcoliche. Con il passare degli anni la mia curiosità è cresciuta – ci racconta Carlo – e dopo aver imparato a fare la birra, il vino e dei distillati sono passato a sperimentare la fermentazione con i primi cibi, come yogurt e crauti.” 

L’incontro con la Permacultura e Saviana Parodi toglie poi a Carlo ogni dubbio sul fatto che la fermentazione sarà il fulcro della sua vita: “Nel corso degli anni ho sperimentato questa attività a livello privato, finché ad un certo punto ho fatto un corso di Permacultura con Saviana dove, tra le tante cose, si parlava di cibi fermentati: questo è stato uno stimolo ad approfondire ancora di più, fino ad arrivare a fare formazione costante anche ad alti livelli. Ed alla CibOfficina, dove sono andato oltre ai cibi tradizionali fermentati”. 

La CibOfficina Microbiotica

La CibOfficina Microbiotica è l’azienda agricola di Carlo Nesler e produce cibi trasformati attraverso la fermentazione. I cibi fermentati prodotti sono, tra gli altri, miso, shoyu, kimchi, crauti di rapa e di cavolo cappuccio e vari tipi di verdure, ma c’è anche la kombucha, una specie di tè dolce (che assaggiamo e gradiamo). I prodotti fermentati non sono pastorizzati, mantengono intatte le proprietà organolettiche ed allo stesso tempo non hanno bisogno di un consumo veloce perché stabilizzati. Oltre ad essere un luogo di sperimentazione culinaria, la CibOfficina è un luogo di incontro, scambi e soprattutto di formazione per chi vuole cimentarsi nel mondo della fermentazione.

Carlo, bolzanino di origine, non ha scelto a caso Viterbo nel 2016 per aprire la sua attività, perché la provenienza e la qualità delle materie prime che utilizza sono di fondamentale importanza nel suo lavoro: “Ho deciso di venire in Tuscia perché cercavo un ambiente socio-agricolo funzionante. Le prime volte che sono venuto qua, ho notato che molti giovani e meno giovani stavano cercando di fare agricoltura in un modo nuovo, più rispettosa dei principi organico-rigenerativi. Per me una cosa fondamentale è che ciascuno di noi riacquisti il contatto diretto con chi produce il cibo, rispettando parametri ben precisi”. In base a ciò Nesler ha creato una rete di una decina di produttori che coltivano con metodi naturali le materie prime, come vari tipi di legumi, farro, orzo e alcune varietà di grani antichi, creando una filiera corta che cerca di coinvolgere anche i suoi acquirenti. “È in questo modo che riusciamo a dare un servizio vero al cittadino, perché con i produttori ci controlliamo a vicenda e contribuisco, con la mia attività, a far conoscere l’agricoltura di qualità tra gli abitanti di questo territorio e anche oltre”. I prodotti della CibOfficina Microbiotica si possono trovare e ordinare direttamente sul sito internet, ma ci sono anche alcuni punti vendita che li commercializzano, soprattutto in Nord e Centro Italia. Oltre a questi canali, i prodotti vengono venduti direttamente ad alcuni chef importanti, che partecipano anche all’attività di formazione svolta da Nesler.

L’attività di formazione

Prima di aprire la CibOfficina, Carlo è stato molto attivo nell‘attività di formazione e divulgazione del mondo dei cibi fermentati e delle pratiche necessarie per produrli. Attività che prosegue ancora oggi: “Ci sono vari ambiti in cui faccio formazione: da una parte lavoro con persone che vengono da me perché vogliono imparare ad autoprodursi dei cibi fermentati, vivi, probiotici. Poi c’è tutto il mondo della cucina e degli chef, che hanno capito l’importanza di questi cibi sia dal punto di vista organolettico che gustativo, e si rivolgono a me sia per la formazione che per l’acquisto dei miei prodotti. Poi ci sono persone che sono interessate dal punto di vista della salute, medici e nutrizionisti che vogliono arricchire la loro dieta con questi cibi e quindi mi chiedono di insegnarglielo”. 

I risultati dal punto di vista formativo sono notevoli: oltre che a tenere i corsi nella CibOfficina, Nesler organizza diverse attività formative in giro per l’Italia e per l’Europa.  Per quanto riguarda la divulgazione, ricordiamo che Carlo è anche il traduttore per l’Italia di uno dei più importanti volumi sulla fermentazione: “Il mondo della fermentazione. Il sapore, le qualità nutrizionali e la produzione di cibi vivi fermentati” di Sandor Katz, per Slow Food Editore.

L’importanza dei cibi fermentati

I cibi fermentati sono cibi che hanno subito una trasformazione microbica, cioè sono alimenti che dopo alcuni specifici procedimenti vengono resi più digeribili e assimilabili, denaturati inoltre di alcune tossine, grazie all’attività microbica.  

Questi cibi, oltre ad essere più nutrienti e più facili da digerire, sono anche ricchi essi stessi di microbi chiamati probiotici: sono probiotici quei cibi che contengono dei microbi in grado di oltrepassare la barriera dello stomaco, per andare a sopravvivere all’interno del nostro intestino, arricchendo quella che una volta si chiamava microflorabatterica e che oggi invece chiamiamo microbiota. I cibi fermentati hanno raggiunto negli ultimi anni una notorietà importante. A primo impatto sembra che ciò dipenda dall’aumentato interesse di molti chef stellati come Ivan Milani, Antonio Ziantoni e Anthony Genovese per questo tipo di prodotti, ma in realtà anche il mondo della medicina da tempo guarda con interesse al mondo dei cibi fermentati: “L’interesse per i cibi fermentati è cresciuto in modo esponenziale negli ultimi anni – conclude Carlo – qualche anno fa nessuno sapeva di cosa parlassi e mi sentivo molto solo. Da alcuni anni a questa parte, esiste un maggiore interesse da parte del mondo scientifico, attraverso alcune ricerche basate sull’esame del microbioma umano, che tende a mettere in relazione alcuni problemi di salute con delle disfunzioni di questo microbioma. Tanti medici hanno riconosciuto che l’utilizzo nella nostra dieta di questi cibi vivi, non pastorizzati, permette di migliorare la salute del nostro microbiota, evitando l’utilizzo di farmaci. Ciò ha fatto aumentare la consapevolezza nei confronti dei microbi cosiddetti ‘buoni’, rispetto alla fobia dei microbi in generale che c’è stata fino a poco tempo fa”.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2019/01/cibi-fermentati-carlo-nesler-rinascita-pratica-antica-io-faccio-cosi-236/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Pegaso: l’imprenditoria etica investe nella medicina sostenibile

Quando i valori dell’imprenditoria etica incontrano i principi della medicina sostenibile prende vita un altro modo di occuparsi di salute, in senso globale. Siamo andati in Veneto per conoscere i fondatori di Pegaso, che fin dall’inizio hanno deciso di investire in qualità e consapevolezza. La Pegaso è un’azienda veneta che produce composti naturali per la prevenzione e la cura delle comuni patologie. È caratterizzata da una forte prevalenza di donne nell’organico, ad iniziare dalle proprietarie, Cristina e Paola Tosi, fino allo staff manageriale e scientifico. Un modo etico e sostenibile di fare impresa e di occuparsi di salute

Da azienda familiare si è sviluppata per integrare e supportare il lavoro delle donne, spesso anche madri. Così, se si lavora in Pegaso, si ha la possibilità di lavorare da casa, di avere orari più elastici ma anche di partecipare ad una evoluzione continua per la qualità del lavoro e delle relazioni: corsi di yoga, PNL (Programmazione Neuro Linguistica) per comunicare con più consapevolezza e per crescere nella propria professionalità. Creare un gruppo coeso restituisce produttività; ognuno si sente parte integrante del team, impara le proprie responsabilità, il proprio ruolo e costruisce relazioni di fiducia.

La scelta di investire nella qualità viene applicata anche in altri campi. La famiglia Tosi ad esempio ha scelto di investire in ricerca scientifica per ottenere la massima efficacia dei prodotti offerti a medici e pazienti. Infatti oltre all’attività di produzione ha scelto di investire nell’ideazione di rimedi naturali, integratori alimentari e nutraceutici (elementi funzionali provenienti dal cibo). Prendendo spunto dalle tradizioni millenarie e dalla scienza dell’alimentazione si è voluto investire nella trasformazione degli estratti naturali, attraverso tecnologie moderne, amplificandone l’efficacia e la sicurezza.

Bruno, Paola e Cristina. La famiglia Tosi in occasione dei 25 anni di Pegaso

In questo campo investire in ricerca vuol dire fare sperimentazione clinica, verifiche di purezza, di stabilità e biodisponibilità (i componenti che realmente entrano e agiscono nel metabolismo). Arrivando a formulazioni in cui il fitocomplesso (l’insieme di tutte le componenti della pianta e non le molecole isolate) abbia una precisa e verificata attività fisiologica. In questo mercato l’affidabilità dei prodotti naturali è spesso lasciata alla volontà delle aziende produttrici perché sono ancore poche le normative e gli standard di riferimento. Molte regole di accuratezza non sono obbligatorie creando un panorama dei “rimedi naturali” disomogeneo e imprevedibile. Incontriamo Pegaso in occasione della terza edizione di Pegaso Academy, l’evento scientifico che ogni anno l’azienda sponsorizza. Quest’anno con GineConLogica medici e nutrizionisti si sono confrontati con colleghi e professionisti ponendo attenzione alla salute e al benessere delle donne. A 360 gradi: alimentazione, microbiota, movimento, psiche e gestione dell’umore in rapporto al sistema immunitario, agli ormoni e ai passaggi fisiologici del femminile (pubertà, fertilità, menopausa). “La gente ha voglia di essere più consapevole e chiede ai propri medici di essere più partecipe della propria salute. Vogliono fare scelte informate anche perché negli ultimi 50 anni, le aspettativa di vita sono cambiate molto, soprattutto in termini di qualità di vita. Le donne trainano questa spinta verso il benessere perché si assumono ancora il ruolo essenziale di gestire la salute della propria famiglia ma in più vogliono stare bene, anche con se stesse, sapersi proteggere e godere delle opportunità a disposizione”, ci spiega la responsabile dell’area ricerca dott.ssa Heide De Togni.

L’esigenza di salute sta cambiando, si conoscono i benefici di una medicina più consapevole che possa integrare diversi approcci. Così utilizzare un probiotico (microrganismi con attività specifica sul microbiota intestinale e quindi sull’intero organismo) diventa l’occasione per capire come migliorare la propria alimentazione, i propri ritmi, le proprie esigenze. Solo facendo cultura e investendo anche in una medicina più attenta alla fisiologia si può parlare realmente di prevenzione e di sostenibilità. La medicina sostenibile ha molte sfaccettature poiché si occupa della salute a lungo raggio nel tempo, della qualità di vita, della spesa economica sanitaria e dell’ambiente. Uno degli obiettivi è quello di ridurre il carico farmacologico delle persone, dove possibile, per limitare la tossicità dei farmaci di sintesi, l’inquinamento, la spesa farmaceutica e promuovere un benessere reale e duraturo. Ad esempio diverse opportunità di cura, provenienti proprio dalla natura, possono ridurre l’utilizzo degli antibiotici e limitare il problema sempre più diffuso dell’antibiotico resistenza, migliorando comunque le condizioni di risposta dell’organismo. Gli effetti positivi quindi sono anche sociali poiché intervengono in problematiche che la sanità ha difficoltà a gestire.

L’imprenditoria etica esiste e sembra sentire un po’ meno la crisi economica, tanto da investire in divulgazione scientifica, ricerca e buone relazioni. Forse la voglia di dare il meglio di sé ha spinto le sorelle Tosi a voler trasformare le proprie passioni e il proprio rigore in un’occasione di crescita anche del proprio territorio e del settore di riferimento grazie alla consapevolezza che solo insieme ci può essere un miglioramento della società.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2018/12/pegaso-imprenditoria-etica-investe-nella-medicina-sostenibile-io-faccio-cosi-235/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Uno chef stellato per migliorare le mense ospedaliere

Centralità del paziente e convinzione che il cibo sia parte importante della cura. Da questi presupposti e con l’obiettivo di rivoluzionare i menu delle mense ospedaliere nasce Intelligenza nutrizionale, progetto sperimentale realizzato grazie alla collaborazione tra il gruppo Giomi, l’Università La Sapienza di Roma e lo chef pluristellato Niko Romito che ha portato in corsia gusto e qualità. Si può cucinare il cibo servito in ospedale in modo innovativo creando delle pietanze gourmet? Sembrerebbe proprio di sì. C’è riuscito un team di visionari, con una composizione insolita, che ha puntato su un progetto ambizioso, affascinante e socialmente utile: il progetto di ricerca sperimentale IN – Intelligenza Nutrizionale

Il progetto nasce in seno a uno dei gruppi più rappresentativi in Italia della sanità privata e accreditata, il gruppo Giomi e coinvolge uno dei più importanti chef della cucina italiana moderna, Niko Romito (abruzzese, 3 stelle Michelin, 3 forchette della Guida Gambero Rosso e 5 cappelli della Guida de l’Espresso) e il dipartimento di Medicina Sperimentale dell’Università La Sapienza di Roma. 

Andrea Sponzilli, ingegnere, general manager della Gioservice (società multi servizi della Giomi che eroga servizi di ristorazione collettiva per il gruppo stesso e per il mercato) e che nella sua vita parallela è anche un amante appassionato della buona cucina e del buon vino, di fronte ad un bicchiere d’acqua, aihmè, mi racconta il progetto. Il progetto nasce da due punti cardine che guidano il gruppo Giomi: la centralità del paziente in ogni attività e la convinzione che il cibo sia parte della cura.

Foto di Francesco Fioramonti

Nella giornata di un paziente ricoverato l’unico momento che vive in comune con la sua vita normale è il momento del pasto, il resto della giornata è scandita in modo molto differente. È di esperienza comune associare la qualità scadente del cibo a quello ospedaliero, mentre fare in modo che il paziente non si senta mortificato da questo rito della giornata è stato un pensiero fisso che ha dato avvio e guidato la sperimentazione.  

La ristorazione collettiva ospedaliera, sia pubblica che privata, è considerata come una comodity: vince la gara chi offre il prezzo più basso. In questo modo gli interessi legati alla ricerca, alla sperimentazione, all’innovazione e l’attenzione agli aspetti gustativi e nutrizionali del cibo che si prepara e si serve, sono trascurati. Questo però non è accaduto presso la Gioservice e così, si è dato avvio alla sperimentazione e realizzazione del progetto IN. Hanno individuato in Niko Romito l’uomo giusto per migliorare il vitto attraverso la tecnologia e la vocazione alla sperimentazione che lo caratterizza e che lo ha reso uno, se non, il miglior chef italiano del momento. 

Niko Romito è abruzzese, autodidatta, ha una formazione economica alle spalle e in pochi anni ha creato un modello aziendale che lo ha reso famoso nel mondo e partner ideale per il progetto IN. Alcuni degli elementi caratterizzanti la filosofia di Romito hanno dettato il suo coinvolgimento nel progetto. La standardizzazione dei processi produttivi, e cioè la creazione di un protocollo di ricette e procedure di lavoro che porta alla moltiplicazione dei prodotti e al livellamento, verso l’alto, del risultato. La tecnica e la tecnologia, come strumento indispensabile per giungere al risultato. Niko Romito impiega diverse tecniche per estrapolare, dalla materia prima, il sapore e l’identità. La salute e la leggerezza, filosofie gastronomiche attorno alle quali ruota la sua ricerca, con l’esclusione ormai quasi totale di grassi e zuccheri aggiunti, un processo creativo che valorizza il gusto proprio delle materie prime e le loro caratteristiche nutrizionali. La scalabilità che rende possibile declinare ogni idea, nata e sviluppatasi all’interno del suo ristorante Reale, nei vari progetti in un numero potenzialmente infinito di volte.

Lorenzo Miraglia e Niko Romito (Foto di Francesco Fioramonti)

Circa due anni fa l’ospedale Cristo Re di Roma viene scelto come l’incubatore della sperimentazione dando così avvio al progetto. Due sono gli obiettivi che vengono fissati: migliorare le caratteristiche gustative, sensoriali del vitto e gli aspetti nutrizionali. E’ dimostrato scientificamente che un buon livello nutrizionale migliora i tempi di guarigione. Diversi i vincoli di cui tener conto: la standardizzazione, la replicabilità, i costi: in una cucina ospedaliera sono impiegati operatori della ristorazione che chef non sono e il costo della intera giornata alimentare, dalla colazione alla cena, è di 10,00 euro. 

I test realizzati da Romito sono partiti dal menù in uso presso l’ospedale e con l’utilizzo dei prodotti da loro acquistati. L’obiettivo di questi test era mettere a confronto le modalità di trasformazione “innovative” messe a punto da Niko Romito con le modalità di trasformazione “convenzionali” abitualmente utilizzate per la preparazione dei pasti presso l’ospedale Cristo Re. 

L’aspetto nutrizionale, misurato e validato dal laboratorio del dipartimento di medicina sperimentale della Sapienza, era quindi, quel passaggio fondamentale che potesse caratterizzare scientificamente il progetto. Il laboratorio ha messo a sistema un processo di misurazione del valore nutrizionale del cibo, innovativo, anche esso: ha creato un indice che valuta antiossidanti e pro ossidanti e per ogni elemento ha quantificato questi indici prima e dopo la cottura, sia con i metodi di cottura tradizionali utilizzati nell’ospedale, che con i metodi di cottura innovativi utilizzati da Romito. Con la valutazione delle sostanze ANTI-ossidanti si è voluto quindi verificare quanto il processo di trasformazione e cottura incidesse sulla perdita di sostanze importanti per la qualità salutistica degli alimenti, ma anche valutare indirettamente il mantenimento di tutte le proprietà nutrizionali, mentre con la valutazione del contenuto di sostanze PRO-ossidanti si è voluto determinare quanto i processi di trasformazione e cottura potessero incidere sulla formazione di sostanze con proprietà negative per il nostro organismo, come i perossidi che appartengono al gruppo di sostanze note come radicali liberi.

Lasagna al ragù (Foto di Francesco Fioramonti)

I risultati sono stati strabilianti: con i metodi di trasformazione e cottura di Niko Romito la perdita di sostanze Anti-ossidanti è stata in media inferiore al 7%, mentre la formazione di sostanze Pro-ossidanti molto spesso ha registrato valori vicino allo 0. Di contro, con le modalità di trasformazione e cottura convenzionali la perdita di sostanze Anti-ossidanti è stata in media intorno al 30%, mentre la formazione di sostanze Pro-ossidanti spesso ha fornito valori superiori a 20. Una vera e propria rivoluzione nella ristorazione ospedaliera che ha investito anche il tema della sostenibilità, puntando alla riduzione dei rifiuti (con il recupero degli scarti) e al contenimento dei costi, con l’uso di cotture che riducono il calo peso degli alimenti, ad esempio la preparazione della salsa di pomodoro viene cotta in sottovuoto a 100ºC. La cucina del Cristo Re è stata quindi riorganizzata senza eccessivi investimenti economici: qualche abbattitore in più, dei forni più performanti e macchine per il sottovuoto. Una vera e propria rivoluzione anche dal punto di vista gestionale ed alimentare dell’intera catena ristorativa. Si è cominciato a lavorare in modo completamente nuovo, preparando fondamentalmente le basi della produzione, i semi lavorati, che vengono poi assemblati per costituire il piatto da servire. Sotto il profilo industriale significa a disgiungere il momento del servizio dal momento della produzione e quindi significa avere un processo di produzione più omogeneo eliminando quindi i picchi di maggiore e minore attività.

Oggi il progetto di Intelligenza Nutrizionale è una realtà a Roma, nell’Ospedale Cristo Re e nella Casa d cura Villa Betania, i pazienti dichiarano di essere molto soddisfatti, gli scarti lasciati nei piatti sono diminuiti considerevolmente, mentre è aumentato il numero dei dipendenti che si reca a mensa. Con il progetto IN s’innova in maniera dirompente la ristorazione ospedaliera, una innovazione che sperano, i visionari, di poter trasferire, presto, in altri contesti caratterizzanti la ristorazione collettiva e cioè le carceri,le scuole, le mense aziendale, le case di riposo, gli aerei.

Fonte:  http://www.italiachecambia.org/2018/12/chef-stellato-migliorare-mense-ospedaliere/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Cibo, ambiente e salute: come cambiano le nostre esigenze

L’alimentazione può essere uno strumento di prevenzione e cura, di detossificazione dell’organismo e di diffusione di una cultura di sostenibilità. Ne abbiamo parlato con la dottoressa Sabina Bietolini, biologa nutrizionista e membro del Comitato Ordinatore del Master di secondo livello di Nutrizione Vegetale nato dalla collaborazione dell’Università della Tuscia con la Società Scientifica di Nutrizione Vegetale (SONVE). Medici, farmacisti e biologi stanno integrando nella propria pratica professionale competenze nutrizionali come complemento o come vero strumento terapeutico. Cresce la produzione scientifica legata allo studio dell’alimentazione nella prevenzione e nella gestione di numerose patologie. 

Le medicine tradizionali da quella ippocratica, da cui proviene la nostra, a quella cinese o ayurvedica considerano la prescrizione alimentare un fondamento di cura per il ripristino della salute. Esse hanno saputo costruire negli anni una raffinata sapienza approfondendo gli effetti che ogni alimento provoca nell’organismo nelle varie circostanze.

Il prof. Franco Berrino, epidemiologo dell’Istituto Nazionale Tumori di Milano, definisce il ritorno in cucina il vero atto rivoluzionario dei nostri tempi. Questo perché al giorno d’oggi molte condizioni stanno cambiando velocemente e sapersi alimentare adeguatamente risulta sempre più difficile. Vaste parti del nostro territorio sono così inquinate che bisogna prestare attenzione al Km 0. Falde acquifere contaminate dalla chimica degli insediamenti industriali e degli allevamenti intensivi, ceneri e particelle da incenerimento delle plastiche, residui tossici dell’agrochimica (non più definibile agricoltura) e, non ultimo per importanza, l’alto grado di sofisticazione degli alimenti in vendita a basso costo, impongono scelte nutrizionali più strategiche e informate. Risulta importante considerare non solo l’adeguato apporto di nutrienti, valutando la qualità degli alimenti, ma anche sostenere una alimentazione capace di detossificare l’organismo dall’accumulo di tossine in aggiunta a quelle che fisiologicamente vengono prodotte. Il significato di praticare, in alcuni periodi dell’anno, il digiuno o semi-digiuno di tante tradizioni, come la Quaresima o il Ramadan, hanno la funzione di permettere all’organismo di alleggerirsi di scorie accumulate, quindi non solo di una purificazione spirituale. Oggi vediamo patologie croniche dovute a sovraccarico degli organi deputati allo smaltimento di queste scorie come il fegato, i reni, la pelle, etc. Il sistema immunitario è sempre più impegnato a contrastare e rendere innocue le tossine ambientali risultando inadeguato al riconoscimento di ciò che può essere metabolizzato. Questo crea fenomeni compensatori a carico di diversi tessuti e organi portando alla manifestazione di patologie.

Uno dei motivi che porta sempre più persone, pazienti e professionisti a scegliere, nelle diverse accezioni e per specifici disturbi, una alimentazione 100% vegetale è proprio la capacità che essa ha di detossificare l’organismo per poter ripristinare il corretto funzionamento degli apparati. Chiediamo alla dott.ssa Bietolini, membro del Comitato Ordinatore del Master di secondo livello di Nutrizione Vegetale, nato dalla collaborazione dell’Università della Tuscia con la Società Scientifica di Nutrizione Vegetale (SONVE), qualche chiarimento.  

“È importante conoscere le evidenze scientifiche, imparare come si valuta la qualità degli alimenti, la biodisponibilità dei nutrienti, approfondire gli approcci molecolari, metabolici, nutrigenomici delle diete 100% vegetale. Il professionista può dotarsi di strategie nutrizionali per gestire patologie croniche, neuro-degenerative e metaboliche; ormai gli studi sono moltissimi. È utile anche saper consigliare alcune tipologie di pazienti come alcuni vegani ‘fai-da-te’ che sono in squilibrio nutrizionale. Tra gli errori più diffusi c’è l’eccessivo consumo di cereali, peggio ancora se raffinati, o l’eccesso di soia, soprattutto quella da reidratare o derivati come il seitan che ha un’altissima percentuale di glutine. In generale si consiglia di ruotare continuamente le diverse varietà, preferire cibo non industriale e introdurre del cibo crudo ad ogni pasto. Capitano anche casi di carenze di vit D e vit B12, spesso sottovalutate anche dai professionisti che non le includono nei controlli ematici, così è consigliabile l’uso di cibi fermentati.”  

L’argomento è complesso e delicato ma la scienza ci aiuta a capire in quali casi questa possa essere una opportunità efficace, in che misura e con quali accorgimenti.  

SONVE è membro della ong SAFE che si occupa dei diritti dei consumatori e della sicurezza alimentare, anche attraverso azione di lobbying al parlamento europeo. Insieme a SAFE, SONVE partecipa al progetto europeo TAO, dedicato alla lotta all’obesità negli adolescenti, al fine di segnalare i comportamenti a rischio, coinvolgendo la scuola come veicolo di informazione per proporre cambiamenti virtuosi tra i giovani. Grazie a questa collaborazione SONVE realizzerà a breve anche un altro progetto europeo, a Novembre, il primo evento in Italia sull’agricoltura che non utilizza prodotti animali nè chimici: “Stock Free organic farming”.  

Considerando i ripetuti appelli dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) a ridurre il consumo di carne e il sollecito dell’Onu, già dal 2010, al passaggio globale verso una dieta priva di prodotti e derivati animali  per salvare il mondo dalla fame, dalla povertà di carburante e dai peggiori impatti dei cambiamenti climatici dovuti ai danni che l’alimentazione ricca di prodotti animali determina, potrebbe essere utile iniziare a documentarsi e ad attivarsi anche per aumentare la propria resilienza al futuro.  

BIBLIOGRAFIA

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 Fonte: http://www.italiachecambia.org/2018/11/cibo-ambiente-salute-come-cambiano-nostre-esigenze/

Smog: dallo stop ai diesel più inquinanti ad una vera mobilità sostenibile

Lo smog rappresenta un’emergenza cronica in tutto il nord Italia, in Piemonte sono in atto misure di contrasto all’inquinamento atmosferico con alcune novità. Che cosa possiamo ancora fare per rispettare gli accordi internazionali, investire e migliorare la viabilità e mobilità sostenibile?misure-anti-smog-stop-diesel-inquinanti-verso-mobilita-sostenibile

La Giunta regionale ha adottato la delibera che approva l’ordinanza tipo con la quale i comuni dell’area metropolitana di Torino – nonché quelli piemontesi al di sopra dei 20mila abitanti e che negli ultimi 3 anni hanno registrato sforamenti di uno o più valori limite del PM10 e del biossido di azoto – attueranno le misure di contrasto all’inquinamento atmosferico, così come definito nell’accordo firmato nel giugno dello scorso anno dal Ministero dell’Ambiente e dalle Regioni del bacino padano. Come denunciato in un precedente articolo, lo smog rappresenta un’emergenza cronica in tutto il nord Italia ed il report di Legambiente Mal’Aria 2018 ha assegnato a Torino il triste primato di città più inquinata d’Italia e d’Europa. Al terzo posto Alessandria ma la situazione da tempo è critica in molti capoluoghi piemontesi.

“Con questo provvedimento la Regione dà un’indicazione omogenea di quelle che devono essere le misure di contrasto all’inquinamento atmosferico, in attuazione dell’accordo delle Regioni del bacino padano siglato nel giugno 2017 – ha spiegato l’assessore all’Ambiente della Regione Piemonte, Alberto Valmaggia – Lo stato di infrazione per sforamenti dei limiti di gas inquinanti in atmosfera ha imposto alle Regioni del bacino padano di muoversi con azioni analoghe su tutta l’area interessata. Questa Regione ha previsto una serie di deroghe per alcune categorie di operatori, i quali, entro fine anno potranno rispondere a un bando regionale che metterà a disposizione 4 milioni di euro (2 messi a disposizioni dal precedente Governo e 2 da questa Regione) per la sostituzione dei veicoli commerciali”.

Le misure messe in campo interessano tre tipi di ambiti:

1) mobilità urbana, che interessano il divieto di circolazione dei veicoli maggiormente inquinanti

2) riscaldamento, legato all’utilizzo dei generatori di calore a biomassa

3) agricoltura e altro.

Sul fronte della mobilità urbana la principale novità riguarda lo stop alla circolazione dei diesel più inquinanti, come previsto dal pacchetto “anti-smog” firmato da quattro Regioni del Nord Italia che si affacciano sulla Pianura Padana: Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto. Nel piano firmato nel giugno del 2017 è previsto lo stop, dal lunedì al venerdì e dalle 8.30 fino alle 18.30, per le auto e i veicoli commerciali diesel fino a Euro 3. Per una nuova proroga all’avvio dei divieti, in Piemonte i blocchi dei veicoli diesel scatteranno il 15 ottobre.misure-anti-smog-stop-diesel-inquinanti-verso-mobilita-sostenibile-1539244457

Le limitazioni alla circolazione sono state decise per tentare di controllare una situazione che è stata già sanzionata dalla Ue.

“L’Italia – spiegava Andrea Boraschi, responsabile della campagna Trasporti di Greenpeace Italia – è indietro su molti fronti, quanto a tutela della qualità dell’aria. Ma certamente quello dei trasporti mostra le maggiori criticità. Abbiamo un livello di motorizzazione significativamente più alto degli altri Paesi dell’Unione, mentre la mobilità sostenibile stenta a crescere”.

“Un sistema che si basa sul mezzo privato a benzina o gasolio – continua Boraschi – è un sistema patogeno, oltre che antitetico agli accordi sul clima”.

Un’analisi del Centro aerospaziale tedesco (Dlr) commissionata da Greenpeace sostiene che l’Europa deve fermare le vendite di auto diesel e a benzina entro il 2030 per poter raggiungere i suoi target climatici ed avere qualche possibilità di limitare l’aumento della temperatura globale a 1,5 gradi centigradi rispetto ai livelli preindustriali. Contenere il surriscaldamento del pianeta entro questa soglia potrà ridurre in maniera significativa i danni climatici che altrimenti potrebbero diventare devastanti, come emerso dal rapporto del Comitato intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC) appena diffuso. È dunque importante, per rispettare gli accordi internazionali, investire e migliorare la viabilità e mobilità sostenibile.

Come fare? Nel documento Visione 2040, contenuto nel libro “E ora si cambia curato da Italia che Cambia, sono contenute alcune proposte concrete e attuabili da subito per far sì che la mobilità nel nostro Paese segua la direzione della sostenibilità ambientale ed economica.

Secondo quanto emerso da questo documento condiviso occorre innanzitutto assumere alcuni principi di fondo:

– mobilità di persone prima di quella dei veicoli;
– mobilità dolce (bici, piedi) rispetto a motorizzata;
– trasporto pubblico rispetto a quello privato;
– mezzi a basso consumo e basso impatto ambientale
– trasporto meno oneroso ed invasivo;
– interventi diffusi sulle reti e sul territorio rispetto a grandi opere.

Come attuare questi principi nella pratica? Le proposte e gli esempi virtuosi non mancano.

 

Foto copertina
Didascalia: Torino

Fonte: http://piemonte.checambia.org/

Il 5G è arrivato: allarme mondiale degli scienziati

Connessioni ultraveloci, oggetti più interconnessi, internet ovunque. La tecnologia 5G è arrivata in fase sperimentale anche in Italia. Eppure appelli da scienziati di tutto il mondo chiedono di verificare i rischi sulla salute prima di installare la nuova tecnologia. Già 2G, 3G e 4G hanno dimostrato gravi effetti sulla salute per l’uomo. Prossimamente ci saranno milioni di nuove stazioni base 5G sulla Terra, 20.000 satelliti in più nello spazio, 200 miliardi di oggetti trasmittenti: è arrivata l’Internet of Things (l’internet delle cose). Ci saranno le città intelligenti, case automatizzate, industrie robotizzate, sistemi di sicurezza e controllo più efficienti, servizi e oggetti come automobili, TV, elettrodomestici fino ai piccoli oggetti di uso quotidiano come pannolini per bambini, cartoni del latte, spazzole per capelli, vestiti e scarpe: tutto conterrà antenne o microchip. Tutto a connessione Wi Fi. Una connessione globale, sempre e ovunque. La costellazione satellitare globale è affidata ad una decina di società, 3 le più grandi (SpaceX, OneWeb, Telesat) per coprire anche le zone remote della Terra: gli oceani, le foreste pluviali e l’Antartico.

Video dell’azienda OneWeb

 

La fase sperimentale, iniziata in Italia nel 2017 nelle aree metropolitane di Milano, Prato-l’Aquila e Bari-Matera, terminerà nel 2022 con il 5G a pieno regime su scala nazionale. Ma quali valutazioni sono state fatte sulla sostenibilità energetica, ambientale e sulla salute globale?

Il wireless consuma 10 volte l’energia che richiede la tecnologia con il cablaggio (cioè con i fili) quindi per ora il 5G, a regime, sembra essere meno conveniente dal punto di vista della sostenibilità energetica. I satelliti saranno localizzati nella magnetosfera terrestre che incide sulle proprietà elettriche dell’atmosfera.  Organi di ricerca internazionali  avvertono di una possibile ulteriore riduzione dello strato di ozono per il lancio dei razzi (previsti 300 l’anno) e del cambiamento climatico.

Quali sono gli effetti previsti sugli esseri viventi?

Il wireless funziona utilizzando impulsi estremamente rapidi di radiazione a microonde, la stessa dei forni a microonde. Studi clinici sugli effetti nocivi gravi da esposizione alle frequenze radio in uso (fino al 4G) sono ormai migliaia anche sugli animali e sulle piante e sempre più sentenze di tribunale sanciscono il nesso causale tra cancro ed elettrosensibilità. Oltre all’aumentato rischio di cancro anche stress cellulare, danni genetici, cambiamenti strutturali e funzionali del sistema riproduttivo, disturbi neurologici, deficit di apprendimento e memoria, cambiamenti ormonali. Inoltre, una parte crescente della popolazione europea manifesta sintomi di elettrosensibilità specifica. Per questo un appello sottoscritto da 170 scienziati, medici e organizzazioni ambientaliste di tutto il mondo chiede all’ONU, all’OMS, alle istituzioni dell’Unione Europea di bloccare lo sviluppo della tecnologia 5G, anche nello spazio, in attesa che si accertino i rischi per la salute dei cittadini. Nell’appello si legge che le strutture elettricamente conduttive dell’organismo umano possono trasportare correnti indotte dalle radiazioni all’interno del corpo. Ma le stesse cariche in movimento possono diventare delle piccole antenne che rilanciano il campo elettro-magnetico verso gli strati più profondi dell’organismo.earth-79533_1280

Anche l’ISDE (International Society of Doctors for the Environment) Italia, nel rispetto del Principio di Precauzione e del Principio OMS “Health in All Policies”, chiede una moratoria sulla sperimentazione del 5G fino a quando non vengano fatte le opportune valutazione dei rischi ambientali e sanitari con piani di monitoraggio e obbligo di informare i cittadini esposti dei rischi potenziali. Anche cittadini e amministratori chiedono cautele nell’impianto di torri vicino a zone residenziali, scuole e posti di lavoro. Ma la 5G richiede torri ogni 100 metri circa. Negli USA oltre 300 sindaci hanno annunciato una maxi-denuncia contro la Commissione Federale delle Comunicazioni se proseguirà ad installare forzatamente il 5G nelle città che hanno scelto di non averla. In Italia, comitati di cittadini, come quelli di Monteporzio Catone raccolgono documentazione scientifica per operare un controllo attivo sul territorio e chiedono di abbassare le soglie dei segnali elettromagnetici permesse dalla legge. Chiedono di fermare la sperimentazione 5G nelle città italiane finché non ci saranno prove scientifiche sull’innocuità di tale tecnologia. Quest’anno è stato pubblicato da un gruppo di ricerca Italiano dell’Istituto Ramazzini Bologna anche lo studio più importante al mondo sugli effetti delle irradiazioni delle antenne per le radiofrequenze della telefonia mobile in uso fino ad oggi,  condotto insieme al National Toxicology Program americano. L’Istituto Ramazzini è un fiore all’occhiello della ricerca indipendente (rifiuta i finanziamenti dell’industria) ed è una cooperativa Sociale (ONLUS): Istituto Nazionale per lo Studio e il Controllo dei Tumori e delle Malattie Ambientali. Gli studiosi hanno riscontrato gravi tumori maligni su cervello e cuore, nonché infarti sugli animali. La dottoressa Belpoggio, direttrice della ricerca dell’Istituto Ramazzini, ha affermato: “I nostri studi sono stati ben eseguiti e senza pregiudizi sui risultati. Contribuiranno certamente all’onere delle prove che l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (AIRC) e le altre agenzie di sanità pubblica dovranno considerare per la rivalutazione della cancerogenicità elettromagnetica”.5g

Ma come viene misurato l’elettrosmog o inquinamento elettromagnatico? Con i valori SAR, Specific Absorption Rate, cioè attraverso l’indice di assorbimento elettromagnetico di un tessuto stimato in 2W/Kg in Europa, stabiliti dall’Unione Europea e condivisi in quasi 150 paesi al mondo (generalmente indicato nelle istruzioni allegate a un telefono cellulare al momento dell’acquisto). I SAR furono calcolati in obsoleti e antiquati test fatti in laboratorio non in vivo ma su fantocci di gel e solo sugli effetti termici (cioè su quanto riscaldavano il tessuto) e non sugli effetti biologici. E non è stato mai aggiornato su organismi vivi e su parametri biologici.

Il Principio di Precauzione avallato da gran parte degli organi istituzionali sanitari è spesso stato difficile da applicare. Ad esempio per i danni dovuti all’uso del tabacco e per la tossicità da amianto ci sono voluti anni di ricerche pubblicate, per decretarne la pericolosità. L’industria arriva prima, e per il 5G è ancora più evidente: la variabile velocità dello sviluppo tecnologico rende il percorso di tutela della salute più difficile. Tanto più che non ne parla quasi nessuno e cittadini e professionisti sono poco informati.

Le lunghezze d’onda 5G ad alta frequenza sono nuove e quindi molto meno studiate per gli effetti umani o ambientali. I ricercatori denunciano la difficoltà di poter valutare i rischi con strumenti epidemiologici, poiché non rimarrà un gruppo di controllo cioè non esposto alle radiazioni con cui fare il confronto. Ciò è particolarmente importante considerando che questi effetti sono probabilmente amplificati dalle esposizioni tossiche sinergiche e da altri comportamenti a rischio per la salute. Gli effetti possono anche essere non lineari. Ci vorranno anni o decenni prima che le vere conseguenze sulla salute siano note, considerato che questa è la prima generazione che ha una durata di vita, dalla culla alla tomba, a questo livello di radiofrequenze a microonde (RF EMR) artificiali. Difficile prevedere l’effetto multiplo e cumulativo, cioè il risultato biologico a medio e lungo termine prodotto da una vastità di invisibili microonde dentro cui saremo immersi. Gli appelli degli scienziati sono volti a far conoscere i rischi e le incertezze per contrastare il ritardo sistemico delle agenzie regolatorie nel prendere posizione.electronics-1851218_960_720

Il progresso della nostra società è basato sullo sviluppo della scienza e della tecnologia quando e se esse migliorano le condizioni di vita della popolazione e dell’ecosistema di appartenenza. Già ora le nuove generazioni hanno possibilità ambientali (l’accesso all’insieme della ricchezza ambientale cioè acqua potabile, fertilità della terra, biodiversità, etc.) minori di quelle dei genitori e sono in forte aumento soprattutto fra i bambini patologie oncologiche, neurologiche, metaboliche e immunitarie. Quando e chi si assumerà la responsabilità di una valutazione rischio/beneficio? Fino a quando parteciperemo allo sviluppo insostenibile?

Ognuno può adottare nella propria quotidianità misure di cautela al fine di limitare l’esposizione: per l’uso dei cellulari usare il vivavoce o le cuffie con i fili, non usare wifi in macchina e per internet di casa spegnerlo quando non lo si usa e soprattutto di notte. Per il 5G riservare spazi liberi da RF soprattutto se destinati ai bambini (parchi pubblici, asili, scuole, zone residenziali), invitare i dirigenti scolastici e amministrativi ad utilizzare reti cablate per il collegamento a internet. Promuovere campagne d’informazione e chiedere ai propri amministratori l’impegno a non implementare la tecnologia prima che se ne attesti l’innocuità.

 

Per approfondire:

https://www.ramazzini.org/centro-di-ricerca/pubblicazioni/

https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0013935118300367?via%3Dihub

https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0013935118303475

https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1438463917308143

https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0013935118300161

https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0891061815000599

https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0031938417302706
https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0013935118300355?via%3Dihub

http://www.stopglobalwifi.org/

https://www.astronautinews.it/2018/04/09/spacex-lancera-4425-satelliti-per-le-comunicazioni-a-banda-larga/

https://oasisana.com/2018/05/04/microchip-pure-su-maglie-e-scarpe-siamo-sempre-piu-a-rischio-di-overdose-da-radiofrequenze/

https://www.terranuova.it/News/Attualita/Tsunami-5G-quattro-citta-d-America-lo-rifiutano.-E-sulla-cancerogenesi-e-scontro-tra-scienziati

http://www.nogeoingegneria.com/news-eng/global-wi-fi-scheme-could-destroy-ozone-layer-and-life-on-earth/

http://www.nogeoingegneria.com/news-eng/microwave-radio-frequencies-and-earth-orbiting-satellites-are-causing-global-warming-or-climate-change/

https://www.dglr.de/fileadmin/inhalte/dglr/fb/r1/r1_1/workshop2016/161104_NeueMaerkte_Berlin.pdf

fonte: http://www.italiachecambia.org/2018/10/5g-arrivato-allarme-mondiale-scienziati/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni