I pesticidi e l’agrochimica uccidono la biodiversità in Europa

In Europa si consumano 400.000 tonnellate di pesticidi all’anno e l’Italia è al terzo posto tra gli Stati della UE per consumo di sostanze chimiche in agricoltura. L’unico modo per preservare la biodiversità è dire basta all’utilizzo di chimica tossica.

In Europa si consumano 400.000 tonnellate di pesticidi all’anno e l’Italia è al terzo posto tra gli Stati della UE per consumo di sostanze chimiche in agricoltura. I residui di queste sostanze si concentrano nell’ambiente e nei nostri piatti: il 67% delle acque superficiali, il 33% delle acque sotterranee, il 66% della frutta e il 40% degli ortaggi che mangiamo risultano contaminati!

I rischi per l’ambiente e la biodiversità sono molteplici e ancora non del tutto conosciuti, mentre molti studi hanno ormai accertato conseguenze per la salute umana dall’esposizione “cronica” ai pesticidi, ovvero l’esposizione a dosi piccole e prolungate nel tempo, spesso con interazione di diversi principi attivi, rilevando un aumento dell’incidenza di vari tipi di tumori (cerebrali, alla mammella, al pancreas, ai testicoli, al polmone, sarcomi, leucemie, linfomi non Hodgkin e mielosi) e di malattie neurodegenerative come Parkinson e Alzheimer. L’inquinamento da pesticidi degli alimenti è un problema sempre più concreto, che – oltre ai lavoratori direttamente esposti e a chi vive accanto ai campi trattati – colpisce soprattutto i più piccoli. Alcune sostanze possono infatti arrivare al feto attraversando la placenta mentre i lattanti assorbono fitofarmaci attraverso il latte materno.

I pesticidi e l’agrochimica sono la più importante causa di perdita di biodiversità in Europa, producono inquinamento, perdità di produttività agricola sul lungo periodo e mettono in crisi gli ecosistemi producendo squilibri e fragilità. La moria delle api e di tutti gli insetti impollinatori, da cui dipendiamo per mantenere la produzione agricola, sono la dimostrazione evidente di un sistema fallito che è necessario cambiare. 

Per questo motivo il WWF ha organizzato in tutta Italia una mobilitazione STOP PESTICIDI che ha avuto una risposta importante in Italia e in particolar modo in Toscana, dove si è organizzata una marcia nei territori del Chianti, storicamente agricoli e come tali soggetti ai problemi dell’agrochimica.

La marcia, che ha visto tra i promotori anche ISDE, CAI Siena, Legambiente Siena, Biodistretto di San Gimignano e Biodistretto del Chianti, ha avuto un successo oltre le aspettative con decine di associazioni aderenti e centinaia di partecipanti che hanno sfidato temporali e pioggia battente per portare il loro messaggio di cambiamento.

Molti i giovani ed anche i bambini che hanno partecipato affiancando i più anziani in un percorso di oltre 9 chilometri che ha toccato i paesi di Radda e Gaiole, comuni patrocinanti. Tra i partecipanti molti attivisti e dirigenti del WWF locale, tra cui Valeria Rugi cui abbiamo chiesto perchè si sia scelto proprio il Chianti e questa data per la mobilitazione. La vicepresidentessa del WWF Siena risponde così: «La mobilitazione è rivolta ai ministri delle politiche agricole, dell’ambiente e della salute che dovranno a breve approvare il PAN (Piano di Azione Nazionale per l’uso sostenibile dei fitofarmaci) e alle regioni che dovranno attuarlo nei loro territori e che poco hanno fatto fino ad ora. Il Chianti rappresenta al contempo un esempio del problema, con i vigneti diserbati e l’utilizzo massiccio di prodotti chimici, ed una soluzione dato che ci sono molte aziende che si sono dedicate con passione e convinzione al biologico; circa il 30 % del territorio è ormai bio». 

Alla marcia ha partecipato anche Mariarita Signorini presidentessa di  Italia Nostra nazionale che ha dichiarato: «La transizione al biologico è già iniziata: la superficie a biologico in Toscana supera il 18% del totale regionale. Purtroppo la crescita dal 2015 si è però arrestata, a differenza che in altre regioni dove il bio continua a crescere. Colpa della politica regionale che favorisce l’agricoltura integrata, che usa pesticidi chimici. Basta dire che autorizza l’uso di pesticidi perfino nelle aree di salvaguardia dei pozzi ad uso idropotabile!».

Gli obiettivi che la marcia ha rivendicato per il nuovo PAN sono:

– Raggiungere almeno il 40% della superficie agricola nazionale a biologico entro il 2030 utilizzando meglio i finanziamenti europei per l’agricoltura.

– Ridurre i rischi per i residenti nelle aree rurali e gli agricoltori fissando distanze minime di sicurezza dalle abitazioni e dalle coltivazioni biologiche per difenderle dal rischio di una possibile contaminazione accidentale.

– Nei siti Natura 2000 e nelle altre aree naturali protette deve essere vietato l’utilizzo di pesticidi pericolosi per gli habitat e le specie selvatiche, con misure di conservazione della biodiversità regolamentari vincolanti.

– Adottare tecniche biologiche per la manutenzione delle aree non agricole (rete viaria, ferroviaria) con particolare attenzione al verde pubblico e agli spazi utilizzati dalla popolazione residente nelle città.

– Prevedere il divieto totale del glifosato in Italia entro il 2022, escludendo qualsiasi ipotesi di rinnovo dell’autorizzazione concessa per cinque anni dall’Unione Europea il 27 novembre 2017.

– Definire criteri più rigorosi per la concessione delle deroghe per l’utilizzo di pesticidi di norma vietati a causa della loro pericolosità per la salute umana e per gli ecosistemi.

«La manifestazione si è conclusa trasmettendo grande energia e una sfida – hanno detto gli organizzatori – non è che l’inizio; la lotta andrà avanti fino a quando non saranno ottenuti i risultati sperati».

Fonte: ilcambiamento.it

Particolato atmosferico e rischi per la salute: conta anche la ‘qualità’

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Lo studio condotto da un gruppo di ricerca dell’Isac-Cnr di Lecce e dell’Università del Salento ha dimostrato che la tossicità per la salute umana dipenderebbe sensibilmente dalla ‘qualità’ del particolato più che dalla sua concentrazione

abbia effetti dannosi per la salute umana è cosa nota: per questo motivo, nella comunità scientifica internazionale, il potenziale ossidativo è sempre più studiato come indicatore di rischio. Ora uno studio condotto da un gruppo di ricerca dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche (Isac-Cnr) di Lecce dimostra come il potenziale stress ossidativo vari a seconda della composizione chimico-fisica e delle sorgenti del particolato stesso: la tossicità per la salute umana dipenderebbe sensibilmente, quindi, dalla ‘qualità’ del particolato più che dalla sua concentrazione. Lo studio, condotto in collaborazione con l’Università del Salento, è pubblicato su Atmospheric Environment.

È stato valutato mediante specifici test il potenziale ossidativo di tre tipologie raccolte presso l’Osservatorio climatico-ambientale Isac-Cnr di Lecce, provenienti da diverse sorgenti: campioni ‘standard’ in giornate di normali condizioni climatico-atmosferiche, campioni contenenti polveri trasportate dal Sahara e campioni ad alto contenuto di carbonio (derivante da traffico veicolare, combustioni industriali, di biomasse e/o incendi)”, spiega Daniele Contini (Isac-Cnr), ricercatore che ha coordinato lo studio. “I risultati mostrano che questi ultimi, cioè i campioni ad alto contenuto di carbonio, hanno un potenziale ossidativo molto elevato, mentre durante gli eventi di trasporto di polveri africane si registrano grandi incrementi di concentrazione del particolato, ma il potenziale ossidativo rimane relativamente basso, simile a quello dei campioni standard”.

La valutazione ha riguardato, in particolare, particelle con diametro inferiore a 2,5 micron (PM2.5) e a 10 micron (PM10), mediante un test ampiamente utilizzato a livello internazionale (DTT test o test di velocità di deplezione del ditiotreitolo, che analizza, nel tempo, la quantità di sostanze ossidanti presenti nei campioni). “L’obiettivo era approfondire i meccanismi della tossicità del particolato atmosferico nel tempo: il confronto ha dimostrato che le proprietà ossidative di campioni provenienti da diverse sorgenti sono molto diverse”, prosegue Contini. “Questo è un aspetto di cui si dovrebbe tenere conto negli studi epidemiologici: il potenziale ossidativo è, infatti, un indicatore quantitativo diretto, spesso ancora più significativo dell’incremento di concentrazione dovuto a una specifica sorgente. Ciò permetterebbe una migliore interpretazione dei dati di qualità dell’aria e dell’esposizione dei cittadini a sostanze potenzialmente dannose per la salute”.

I risultati sono stati ottenuti utilizzando la rete infrastrutturale realizzata nell’ambito del progetto PON I-Amica, che ha permesso di costruire a Lecce l’Osservatorio climatico-ambientale dedicato allo studio dei cambiamenti di composizione dell’atmosfera.

 

Fonte: Cnr

MUOS, tutto quello che non vi hanno mai detto: Blogo.it intervista Massimo Zucchetti

Blogo.it intervista il prof. Massimo Zucchetti, scienziato italiano e maggiore esperto del MUOS, le antenne militari americane installate a Niscemi.

Massimo Zucchetti è uno scienziato italiano, docente al Politecnico di Torino, al MIT e è esperto di energia nucleare e nello specifico sulla protezione dalle radiazioni tutte, anche elettromagnetiche. Un paio di giorni fa ha concesso un intervista a Blogo.it e alla sottoscritta a proposito dei MUOS – Mobile User Objective System, ossia le antenne che usano onde elettromagnetiche per comunicare con i satelliti e per predisporre una rete di controllo e gestione delle arre di interesse degli Usa: dal Mediterraneo al Nord Europa.mamme-no-muos-620x202

La conversazione dura circa 55 minuti e il prof. Zucchetti ci racconta tutta la storia di questo progetto che nasce nel 2006. Wikileaks nel 2011 pubblica un folto gruppo di cablogrammi con le comunicazioni tra Italia e Usa in cui gli americani sollecitano il governo italiano a fare pressione sulle popolazioni locali affinché le antenne siano installate. A rischio, se le antenne entrano in funzione come previsto il prossimo gennaio 2015, i voli civili in 4 aeroporti: Comiso, Catania, Sigonella e probabilmente Reggio Calabria. I rischi riguardano anche le persone: i soggetti più a rischio sono i bambini per cui sembra più alta la possibilità di sviluppare leucemie; l’ambiente poi in parte è stato già distrutto, avendo raso al suolo la maggior parte degli alberi della Sugheraia. Ebbene il prossimo 25 novembre il TAR Sicilia di Palermo è stato chiamato a esprimersi sulla legittimità delle antenne di Niscemi. Per fare ciò a chiesto a uno dei massimi esperti italiani e mondiali di onde elettromagnetiche, Marcello D’Amore professore emerito di elettrotecnica alla Sapienza di Roma che sostanzialmente convalida con argomentazioni più ampie, quanto sostenuto dal prof. Massimo Zucchetti chiamato in qualità di esperto dai cittadini niscmesi e anche dalla Regione Sicilia (con la Giunta Crocetta): i MUOS sono dannosi sia per la salute umana sia per l’ambiente. Le bonarie valutazioni dell’ISS sui MUOS dunque, presentate un anno fa, sono di fatto state smentite e hanno rappresentato sino a oggi il grimaldello che ha consentito agli americani l’avanzata dei lavori, giunti sino al completamento.

Foto | Mamme no Muos @ Facebook

Fonte: ecoblog.it

Il 40% della spazzatura nel mondo bruciata in modo irregolare

Lo dice uno studio appena pubblicato del National Center for Atmospheric Research. “Gas e particelle così prodotti influenzano la salute umana e il clima”380087

Oltre il 40% dei rifiuti prodotti in tutto il mondo, circa 1,1 miliardi di tonnellate di spazzatura, vengono smaltiti in roghi non regolamentati, che producono emissioni dannose per la salute umana e i cambiamenti climatici. Un nuovo studio condotto dal National Center for Atmospheric Research e pubblicato sulla rivista Environmental Science and Technology, mostra che l’inquinamento da gas e particelle immesse in questo modo nell’atmosfera sia maggiore rispetto a quanto mostrato da documenti ufficiali. In base ai risultati emersi, dai roghi di rifiuti irregolari derivano il 29% delle emissioni globali umane legate delle piccole particelle(inferiori a 2,5 micron di diametro), così come il 10% di mercurio e il 40% di gas idrocarburi policiclici aromatici, inquinanti da cui derivano significative conseguenze per la salute dell’uomo, come funzione polmonare ridotta, disturbi neurologici, cancro e attacchi di cuore. L’impatto sulle emissioni di gas a effetto serra è invece pari al 5% della Co2 prodotta dall’uomo. Per arrivare a questi risultati gli studiosi hanno confrontato i dati di popolazione e la produzione pro capite di rifiuti con i conteggi ufficiali di smaltimento rifiuti per ogni paese del mondo. I responsabili delle maggiori emissioni da incendi di spazzatura sono paesi popolosi in via di sviluppo: Cina, India, Brasile, Messico, Pakistan e Turchia. In particolare, è in aumento la quantità di rifiuti bruciati in villaggi remoti e megalopoli affollate, poiché sempre più persone consumano più beni e nella spazzatura finiscono insieme plastica ed elementi di elettronica così come avanzi di cibo e legno. A differenza delle emissioni da inceneritori commerciali, spesso queste combustioni non vengono denunciate alle agenzie ambientali. “L’inquinamento atmosferico in gran parte del globo è notevolmente sottostimato perché nessuno sta rintracciando la combustione a cielo aperto degli incendi di spazzatura”, spiega Christine Wiedinmyer, autrice dello studio.
(fonte ansa.it)

tratto: ecodallecitta.it

Clima: i cambiamenti climatici mettono in pericolo la salute umana

I cambiamenti climatici vanno contrastati a partire dall’inquinamento atmosferico che causa milioni di morti per smog all’anno

L’OMS aveva già avvertito: di smog si muore. Ma alla conferenza mondiale tenuta presso la sede dell’OMS a Ginevra sulla salute e il clima emergono sostanzialmente due messaggi degni della massima attenzione: L’inquinamento dell’aria uccide e i cambiamenti climatici mettono in pericolo la salute umana. Alla conferenza vi hanno preso parte 300 partecipanti, tra cui tra cui i ministri, funzionari delle varie agenzie delle Nazioni Unite, sindaci e esperti della salute, clima e sviluppo sostenibile.who-620x350

Margaret Chan, Direttore Generale dell’OMS, ha detto:

Il settore sanitario ha bisogno di agire rapidamente: la prova è schiacciante: il cambiamento climatico mette in pericolo la salute umana. Le soluzioni esistono e dobbiamo agire con decisione per cambiare questa traiettoria.

Le nuove misure di adattamento ai cambiamenti climatici potrebbero anche salvare vite umane in tutto il mondo, assicurando che le comunità siano meglio preparate ad affrontare l’impatto del calore, di condizioni meteorologiche estreme, di malattie infettive e dell’insicurezza alimentare. Le malattie che si sono dimostrate più sensibili ai cambiamenti climatici sono il colera, la malaria e la dengue e l’OMS sottolinea quanto sia importante agire ora per proteggere la salute nel presente e il futuro. La comunità impegnate nel settore della salute stanno lavorando duramente per migliorare la capacità di sorveglianza e controllo delle malattie infettive sensibili al tempo e al clima. Il cambiamento climatico sta già causando decine di migliaia di morti ogni anno a causa degli eventi meteorologici estremi, come ondate di calore e inondazioni, e dal degrado delle risorse idriche, dei servizi igienico-sanitari, e per l’impatto su agricoltura, secondo i più recenti dati dell’OMS.

Osserva Flavia Bustreo Assistant al Direzione generale dell’OMS per la salute della Famiglia, delle Donne e dei bambini:

Le popolazioni vulnerabili, i poveri, gli svantaggiati e i bambini sono tra coloro che soffrono maggiormente il peso degli impatti legati al clima e per le malattie conseguenti, come la malaria, la diarrea e la malnutrizione, che già uccidono milioni di persone ogni anno. Senza un’azione efficace per mitigare e adattarsi agli effetti negativi dei cambiamenti climatici sulla salute, la società dovrà affrontare uno dei suoi più gravi problemi.

E positiva Maria Neira, Direttore OMS del Dipartimento di Sanità Pubblica che sostiene che se gli effetti dei cambiamenti climatici sono mitigati i benefici per la salute sono sostanziali e immediati:

L’esempio più potente è l’inquinamento atmosferico, che nel 2012 è stato responsabile di 7 milioni di morti – uno su otto di tutti i decessi a livello mondiale. Ora ci sono prove solide si può invertire questa tendenza.

La conferenza anticipa i temi relativi ai cambiamenti climatici e alle condizioni di salute del genere umano su scala planetaria che saranno discussi al prossimo vertice sul clima delle Nazioni Unite, organizzato dal Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon nel settembre 2014 a New York.

Fonte:  WHO
Foto | WHO@facebook

 

Mobilitiamoci contro i diserbanti: ecco come

Diserbanti lungo le strade statali con conseguente contaminazione dell’ambiente e pericolo per la salute umana. La mobilitazione contro una pratica sempre più diffusa parte dalla Toscana, dove un comitato di residenti ha scritto alle istituzioni e invita tutti i cittadini a fare altrettanto.diserbanti_strade

La pratica dello spargimento di diserbanti lungo le strade statali (ma non solo) è ormai divenuta quella che si può chiamare una vera e propria piaga. La situazione è ben nota ai chi abita non lontano da tali strade e si vede ogni stagione contaminare l’ambiente circostante con sostanze che espongono a seri rischi la popolazione e l’ambiente. Tante sono le proteste ma quest’anno a mobilitarsi scrivendo alle istituzioni è stato un gruppo di cittadini toscani riunito nel Circolo del Chianti “Invertire la rotta”; gruppo che ha deciso di mettere la lettera a disposizione di tutti i cittadini italiani perché facciano altrettanto, utilizzando il facsimile e inviandolo ai propri referenti locali (la lettera si può scaricare in fondo all’articolo). «Abbiamo condensato nella lettera quanto di importante vorremmo che le istituzioni sappiano in merito all’utilizzo di queste sostanze tossiche – hanno spiegato i promotori dell’iniziativa – Noi abbiamo raccolto le firme e l’abbiamo inviata alle istituzioni locali. Vorremmo però che il documento servisse anche a tanti altri cittadini per promuovere analoghe raccolte di firme che potranno poi essere poi inviate ai vari enti e istituzioni nominati nell’intestazione e il cui indirizzo ogni gruppo di cittadini completerà a seconda della zona in cui si trova».

Il Cambiamento si fa portavoce e tramite di questa mobilitazione.

Potete scaricare qui il testo della lettera.

Segnalateci le vostre raccolte di firme e la vostra mobilitazione; vi daremo voce perché…l’unione (dal basso) fa la forza, quella vera.

Fonte: il cambiamento.it

Cellulari e tumori, una nuova ricerca prova le connessioni

Cellulari e rischi per la salute, argomento delicato e ancora non del tutto chiarito dalla scienza ufficiale che non ha ancora preso una posizione univoca. Intanto, arriva una nuova conferma a sostegno della pericolosità dell’inquinamento elettromagnetico per la salute umana. Una ricerca condotta dalla Sackler Faculty of Medicine dell’Università di Tel Aviv ha riscontrato infatti una connessione tra l’utilizzo dei telefonini e l’aumento del rischio di ammalarsi di cancro.cellulare_pericoloso

“Quando un mio amico, un giorno, mi ha segnalato come sul libretto d’istruzioni del mio cellulare c’era scritto di tenerlo a un centimetro e mezzo dal corpo, non ci volevo credere. Sono andato a controllare ed ho visto che era effettivamente così. Da lì la curiosità ha preso il sopravvento ed ho cominciato a verificare se era una precauzione che riguardava esclusivamente il mio cellulare o se era un problema diffuso. Ho scoperto che, per esempio, modelli di smartphone appetibili e presenti sul mercato, avevano stampato sul libretto di istruzioni di tenerli addirittura a due centimetri e mezzo dal corpo. Per avere un’idea di quanti siano due centimetri e mezzo, vi dico che corrispondono alla costola del mio libro che è di 350 pagine. Chiaramente nessuno sano di mente terrebbe il proprio cellulare a questa distanza e il problema è proprio che nessuno lo fa e che – cosa più importante – nessuno lo SA!” Queste le parole di Riccardo Staglianò, giornalista di Repubblica e autore di Toglietevelo dalla testa, quando venne intervistato da Il Cambiamento su questo libro inchiesta riguardante gli effetti nocivi dei telefonini. Oggi abbiamo una nuova conferma: i telefonini rischiano di aumentare l’incidenza del cancro. Questo risultato è frutto di una ricerca sviluppata dalla Sackler Faculty of Medicine dell’Università di Tel Aviv e condotta da Yaniv Hamzany. Le analisi sono state finalizzate a cercare nella saliva degli utenti indizi che collegassero l’uso frequente dei telefonini allo sviluppo maggiore di tumori. Il ragionamento che è stato fatto è: dal momento che quando parliamo al cellulare, posizioniamo l’apparecchio vicino all’orecchio (e quindi vicino alla ghiandola salivare) è possibile che la saliva “registri” un aumento dell’insorgenza del cancro. Dalle rilevazioni effettuate, si è potuto verificare come la saliva dei soggetti che utilizzano spesso il telefonino, mostra segnali di maggiore stress ossidativo rispetto alla saliva dei soggetti che lo utilizzano molto di meno. Lo stress ossidativo è un processo che danneggia tutti gli aspetti di una cellula umana – DNA compreso – mediante lo sviluppo di tossici radicali perossidi ed è considerato uno dei maggiori fattori di rischio per il cancro. I risultati della ricerca sono stati diffusi su Antioxidants and Redox Signaling.

Fonte : il cambiamento

Carne, e non sai cosa mangi

Emissioni, disboscamento, sofferenza di milioni di animali nonché rischi per la salute umana. Con il collasso del sistema alle porte, come possiamo fermare tutti i problemi derivanti dall’eccessivo consumo di carne? Semplice, mangiandone molto meno o diventando vegetariani o vegani.

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Ormai si è perso il conto di quanti scandali vedono coinvolti alimenti adulterati. La carne, così come succede per l’ennesima volta in questi giorni, è spesso protagonista di questi scandali. Dato che il profitto è l’unica legge da rispettare, nella carne ci si può mettere qualsiasi cosa, ad iniziare dal mangime animale per erbivori che determinò il morbo della mucca pazza per finire alle ultime new entry come la carne di cavallo un po’ ovunque dove non dovrebbe essere o alla carne di maiale nel kebab. Libri fondamentali come EcocidioSe niente importaThe China Study, solo per citarne alcuni, forniscono una lucida ed esaustiva analisi di come l’impero della carne sia causa di gravi problemi da ogni punto di vista, sanitario e ambientale e di come sia necessario ed inevitabile un progressivo indirizzarsi verso il vegetarianesimo e veganesimo. Le motivazioni per ridurre drasticamente il consumo di carne sono molteplici, tra cui: disboscamento, erosione dei suoli, emissioni effetto serra, malattie di vario tipo e in particolare cardiovascolari, sovra sfruttamento idrico e inquinamento di falde acquifere, epidemie e malattie animali che possono trasmettersi alle persone, sottrazione di terra per coltivare alimenti per l’allevamento, sofisticazioni, sofferenza e uccisione di milioni di animali.

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Fortunatamente ci sono i limiti del pianeta in qualità di terre da pascolo disponibili che speriamo contribuiranno all’abbandono dell’orgia carnivora. Già un terzo delle terre disponibili sono adibite a pascolo, il peso complessivo degli animali da allevamento supera quello della popolazione umana, oltre il 40% dei cereali a livello mondiale viene dato agli animali e non alle persone. È quindi evidente che è un modello improponibile da seguire ancora. Visto che la domanda di carne a livello mondiale cresce a ritmi vertiginosi dove andremo a trovare le terre per fare pascolare ancora altri animali? Dove troveremo campi per coltivare il foraggio laddove ci sono già milioni di persone che muoiono di fame? Siamo di fronte a limiti ineludibili oltre che a gravi questioni morali ed etiche. Poi quando qualche luminare o ‘esperto’ parla di sovrappopolazione come grande problema, non si pensa mai che con tutto il mangime che va agli animali potremmo tranquillamente sfamare non solo la popolazione attuale ma anche di più. Il presidente della Coldiretti di Verona intervistato recentemente da Repubblica fornisce dati che sono di una chiarezza disarmante: un vitello mangia al giorno 1,2 chili di paglia di frumento, 3 chili di mais, 2 chili di polpa da barbabietole e 5 chili di mangime preparato con granturco, girasole, soia, frumento e sali. Sono tante le persone che si sfamerebbero con quello che mangia un bovino in un solo giorno. Il collasso del sistema è alle porte, siamo solo all’inizio e la Cina già quest’anno supererà del doppio il consumo di carne degli Stati Uniti e gli altri paesi in via di sviluppo (meglio dire in via di suicidio) stanno anche loro aumentando esponenzialmente il consumo di carne.

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Come possiamo fare a fermare tutti i problemi derivanti dall’eccessivo consumo di carne? Semplice, mangiandone molto meno o diventando vegetariani o vegani anche perché con l’aumentare della consapevolezza e informazione su questi temi, ormai le storielle sulle mancanze nutrizionali o simili, sono buone per le chiacchiere da bar. Se la dieta è equilibrata, varia ed attenta, una alimentazione vegetariana/vegan ci dà tutto quello che ci serve. Ormai i vegetariani in Italia sono milioni e non ho notizie di morti di massa per carenze alimentari. Anzi sempre più una sana alimentazione prevalentemente vegetariana aiuta a rimanere in salute. Senza carne si spende e ci si ammala di meno, si controlla quello che si mangia, si evitano sofisticazioni alimentari, si argina l’effetto serra e la distruzione delle foreste per fare spazio ai pascoli, e per chi ha a cuore il problema, si riduce la sofferenza e la morte degli animali. Ci sarebbe poi da riflettere sul fatto che chi mangia carne e ha cani o gatti non si sognerebbe mai di mangiarseli, anzi, spesso diventa feroce se vede qualcuno che li maltratta. Allora perché alcuni animali sì e altri no? Del resto gli animali di cui ci si nutre sono poche specie e sostanzialmente sempre quelle, invece di vegetali ce ne sono un assortimento innumerevole e innumerevoli sono le varietà antiche abbandonate che potremmo riscoprire utilizzando e quindi facendo rinascere quei terreni impoveriti dall’allevamento. Mangiamo carne in maniera eccessiva solo da qualche decennio, prima era evento raro e quello della carne è un altro esempio per cui si deve tornare indietro per andare avanti. Per chi vuole provare un’alternativa proponiamo una Pasqua senza agnelli sacrificali, una Pasqua tutta vegan al Parco delle Energie Rinnovabili dove assieme al super team di Vegan riot si faranno corsi di cucina e con i tecnici del PER si impareranno i metodi di conservazione naturale degli alimenti.

Fonte: il cambiamento

Pensare come le Montagne

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