Pegaso: l’imprenditoria etica investe nella medicina sostenibile

Quando i valori dell’imprenditoria etica incontrano i principi della medicina sostenibile prende vita un altro modo di occuparsi di salute, in senso globale. Siamo andati in Veneto per conoscere i fondatori di Pegaso, che fin dall’inizio hanno deciso di investire in qualità e consapevolezza. La Pegaso è un’azienda veneta che produce composti naturali per la prevenzione e la cura delle comuni patologie. È caratterizzata da una forte prevalenza di donne nell’organico, ad iniziare dalle proprietarie, Cristina e Paola Tosi, fino allo staff manageriale e scientifico. Un modo etico e sostenibile di fare impresa e di occuparsi di salute

Da azienda familiare si è sviluppata per integrare e supportare il lavoro delle donne, spesso anche madri. Così, se si lavora in Pegaso, si ha la possibilità di lavorare da casa, di avere orari più elastici ma anche di partecipare ad una evoluzione continua per la qualità del lavoro e delle relazioni: corsi di yoga, PNL (Programmazione Neuro Linguistica) per comunicare con più consapevolezza e per crescere nella propria professionalità. Creare un gruppo coeso restituisce produttività; ognuno si sente parte integrante del team, impara le proprie responsabilità, il proprio ruolo e costruisce relazioni di fiducia.

La scelta di investire nella qualità viene applicata anche in altri campi. La famiglia Tosi ad esempio ha scelto di investire in ricerca scientifica per ottenere la massima efficacia dei prodotti offerti a medici e pazienti. Infatti oltre all’attività di produzione ha scelto di investire nell’ideazione di rimedi naturali, integratori alimentari e nutraceutici (elementi funzionali provenienti dal cibo). Prendendo spunto dalle tradizioni millenarie e dalla scienza dell’alimentazione si è voluto investire nella trasformazione degli estratti naturali, attraverso tecnologie moderne, amplificandone l’efficacia e la sicurezza.

Bruno, Paola e Cristina. La famiglia Tosi in occasione dei 25 anni di Pegaso

In questo campo investire in ricerca vuol dire fare sperimentazione clinica, verifiche di purezza, di stabilità e biodisponibilità (i componenti che realmente entrano e agiscono nel metabolismo). Arrivando a formulazioni in cui il fitocomplesso (l’insieme di tutte le componenti della pianta e non le molecole isolate) abbia una precisa e verificata attività fisiologica. In questo mercato l’affidabilità dei prodotti naturali è spesso lasciata alla volontà delle aziende produttrici perché sono ancore poche le normative e gli standard di riferimento. Molte regole di accuratezza non sono obbligatorie creando un panorama dei “rimedi naturali” disomogeneo e imprevedibile. Incontriamo Pegaso in occasione della terza edizione di Pegaso Academy, l’evento scientifico che ogni anno l’azienda sponsorizza. Quest’anno con GineConLogica medici e nutrizionisti si sono confrontati con colleghi e professionisti ponendo attenzione alla salute e al benessere delle donne. A 360 gradi: alimentazione, microbiota, movimento, psiche e gestione dell’umore in rapporto al sistema immunitario, agli ormoni e ai passaggi fisiologici del femminile (pubertà, fertilità, menopausa). “La gente ha voglia di essere più consapevole e chiede ai propri medici di essere più partecipe della propria salute. Vogliono fare scelte informate anche perché negli ultimi 50 anni, le aspettativa di vita sono cambiate molto, soprattutto in termini di qualità di vita. Le donne trainano questa spinta verso il benessere perché si assumono ancora il ruolo essenziale di gestire la salute della propria famiglia ma in più vogliono stare bene, anche con se stesse, sapersi proteggere e godere delle opportunità a disposizione”, ci spiega la responsabile dell’area ricerca dott.ssa Heide De Togni.

L’esigenza di salute sta cambiando, si conoscono i benefici di una medicina più consapevole che possa integrare diversi approcci. Così utilizzare un probiotico (microrganismi con attività specifica sul microbiota intestinale e quindi sull’intero organismo) diventa l’occasione per capire come migliorare la propria alimentazione, i propri ritmi, le proprie esigenze. Solo facendo cultura e investendo anche in una medicina più attenta alla fisiologia si può parlare realmente di prevenzione e di sostenibilità. La medicina sostenibile ha molte sfaccettature poiché si occupa della salute a lungo raggio nel tempo, della qualità di vita, della spesa economica sanitaria e dell’ambiente. Uno degli obiettivi è quello di ridurre il carico farmacologico delle persone, dove possibile, per limitare la tossicità dei farmaci di sintesi, l’inquinamento, la spesa farmaceutica e promuovere un benessere reale e duraturo. Ad esempio diverse opportunità di cura, provenienti proprio dalla natura, possono ridurre l’utilizzo degli antibiotici e limitare il problema sempre più diffuso dell’antibiotico resistenza, migliorando comunque le condizioni di risposta dell’organismo. Gli effetti positivi quindi sono anche sociali poiché intervengono in problematiche che la sanità ha difficoltà a gestire.

L’imprenditoria etica esiste e sembra sentire un po’ meno la crisi economica, tanto da investire in divulgazione scientifica, ricerca e buone relazioni. Forse la voglia di dare il meglio di sé ha spinto le sorelle Tosi a voler trasformare le proprie passioni e il proprio rigore in un’occasione di crescita anche del proprio territorio e del settore di riferimento grazie alla consapevolezza che solo insieme ci può essere un miglioramento della società.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2018/12/pegaso-imprenditoria-etica-investe-nella-medicina-sostenibile-io-faccio-cosi-235/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

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Inquinamento e salute. Quando la sfiga ci vede benissimo

La visione ecologica e sistemica è parte integrante della medicina più innovativa. Lo studio delle relazioni e dei rapporti nei sistemi viventi e di quelli con il proprio ambiente permette di acquisire nuove conoscenze e molti dati scientifici. Molte malattie non sono “un incidente di percorso”: tante di queste potrebbero essere evitate o risolte se si riconoscessero le dinamiche biologiche dei sistemi viventi, anche nella medicina delle istituzioni. Aumenta la mobilitazione di scienziati, medici e associazioni per l’incremento di patologie dovute ad inquinanti. Sempre più studi clinici e rilevazioni tecniche confermano il nesso di causa-effetto con malattie gravissime ormai epidemiche. Eppure, non riconoscendo appieno tale relazione, lo stato normativo e la scienza istituzionale non riescono a promuovere la salute. Di inquinamento e salute si è parlato in modo approfondito al congresso italiano Saluscienza, di Medicina Integrata, Scienza e Fisica Quantistica organizzato per la prima volta da tre realtà italiane protagoniste nel panorama della divulgazione scientifica e culturale: Med CAM, Spazio Tesla e Scienza e Conoscenza.

Il dottor Antonio Pasciuto al congresso italiano Saluscienza

Come emerso anche in questa occasione, l’aumento vertiginoso di tumori infantili, disturbi cognitivi neurologici dello sviluppo e di malattie croniche risulta in crescita tanto da parlarne come di epidemie. Il cancro, tuttavia, viene ancora considerato un incidente genetico, un accumulo di mutazioni casuali del DNA. Per la scienza istituzionale, dunque, siamo in presenza di un’epidemia di sfiga incontrollabile. Il problema è grave perché non si può fare una reale prevenzione senza diagnosi, ovvero se non si capiscono le cause delle patologie. In ambito medico sono poche le patologie che arrivano ad avere una diagnosi. Ipertensione, gastralgia, cefalea, non sono diagnosi ma descrizioni in linguaggio medico dei sintomi e degli effetti. Eppure studi sulle correlazioni tra malattie e fattori causanti sono sempre più numerosi. La scienza statistica epidemiologica produce dati incontrovertibili. Ma la statistica e l’epidemiologia possono solo leggere la punta di un iceberg perché gli esseri viventi sono sistemi complessi e sottostanno a rapporti non lineari di causa-effetto. Ad esempio ormai sappiamo, grazie alle nuove scoperte, che la maggior parte delle patologie gravi infantili sono malattie della gestazione cioè di quel periodo delicatissimo in cui la plasticità dello sviluppo è massima. L’esposizione della madre ad agenti patogeni attiva reazioni difensive agli insulti ambientali. La maggior parte del DNA (quella non codificante) agisce come dei sensori del genoma che si muovono (traslocazioni) per tentativi ingegneristici adattativi, non aberrazioni cromosomiche attivate a caso.

Durante l’adattamento programmatico del feto si forma la capacità di compensazione che l’individuo porta con sé durante il resto della propria vita e che trasmette ai propri figli e nipoti. Questo rende difficile l’analisi dei rapporti causa-effetto ma lo studio dell’epigenetica  chiarisce sempre più i meccanismi che stanno all’origine delle manifestazioni patologiche, anche se si sviluppano in età avanzata o in generazioni successive. La placenta è un organo di nutrizione e informazione ed è il centro nevralgico anche delle patologie croniche dell’adulto. 

I fattori inquinanti: cosa ci fa ammalare?

I maggiori fattori inquinanti sono le sostanze chimiche dell’agrochimica (non più definibile agricoltura), i campi elettro-magnetici (tralicci alta tensione, wi-fi, cellulari), metalli pesanti e particolato da incenerimento (dei rifiuti e dall’industria). 

I pesticidi inducono una risposta genomica che porta le cellule ad attivare una sorta di memoria per poter continuare a riconoscere l’agente tossico ma questo le porta a trasformarsi in cellule immortali e quindi facilmente in cancerose. Si stima che il 98% delle donne in gravidanza sia contaminata dal glifosato. Il 75% delle coltivazioni OGM sono create perché possano sopportare i pesticidi, ma le aziende che li producono sono le stesse che producono i fitofarmaci appunto e spesso i farmaci ad uso umano.  La recente fusione Bayer-Monsanto è stata una tappa significativa di questo processo tutto a sfavore della salute. Quindi chi produce sostanze chimiche è lo stesso soggetto che produce dati scientifici determinanti per le normative; un uso elitario della sfiga altrui. 

Anche se poco presente a livello mediatico, la ricerca medica indipendente si dota di strumenti sistemici, di dati scientifici più vicini alle dinamiche biologiche offrendo capacità di diagnosi e cura innovative; essa integra la visione ecologica dei sistemi ponendo l’attenzione sullo studio delle relazioni tra le parti. L’inquinamento ambientale è un fattore determinante per la salute e condiziona tutti gli aspetti della vita, da quella psico-fisica a quella sociale ed economica. 

L’altro ieri alla Camera dei Deputati è stata consegnata la petizione di 25.000 firme ai parlamentari durante la conferenza stampa organizzata dal gruppo NO PESTICIDI. In gioco c’è il nuovo PAN (Piano d’Azione Nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari).

La conferenza stampa organizzata dal gruppo NO PESTICIDI

Nella conferenza stampa è emersa la poca trasparenza sulle modalità di revisione. Mancano 3 mesi alla scadenza della revisione ma il comitato scientifico mantiene, per ora, bloccato il documento del ministero dell’ambiente e non si avvale della partecipazione di esperti del settore come formalmente dichiara di fare. Manca la rilevanza dell’effetto multiplo dei pesticidi che invece vengono studiati singolarmente, mancano gli studi su gestanti e bambini cioè dove la suscettibilità è maggiore. È in atto un vero e proprio scontro sui livelli di pesticidi permessi e sulla reale contaminazione dell’ambiente.

Risulta che le persone maggiormente esposte sono quelle che vivono nelle zone rurali. Pianure e campagne sono più inquinate delle città perché la chimica per l’agricoltura ha un’azione più profonda e sistemica degli inquinanti urbani. Chi lavora nei campi si protegge con attrezzature e maschere a gas, chi vive nelle zone limitrofe ne viene colpito a sua insaputa. Tra le richieste della petizione c’è l’obbligo di avvisare i residenti prima dei trattamenti e della distanza di sicurezza perché i prodotti irrorati si depositino. Per ora le distanze di sicurezza sono solo a carico degli agricoltori biologici che per non essere contaminati creano zone cuscinetto. Nello studio GBH, dell’Istituto Ramazzini è emerso come i limiti giornalieri ritenuti sicuri degli Stati Uniti (ADI) si siano rivelati, in realtà, dannosi per il DNA, per lo sviluppo sessuale e per il microbioma intestinale che sappiamo essere strettamente collegato al neuro-sviluppo del cervello. Quindi è importante fissare dei limiti alle sostanze tossiche che non siano decisi a tavolino ma provenienti dalla ricerca indipendente. Il coordinamento STOP Glifosato, a cui hanno partecipato 57 organizzazioni tra ecologisti, medici e agricoltori biologici, tra cui ISDE e Slow Food, ha raccolto in Europa più di un milione e 200.000 firme per far approvare nuove norme grazie a studi scientifici indipendenti che vietassero la sostanza o almeno togliessero i contributi a chi la utilizzava.

“Il cervello dei nostri bambini è nelle nostre mani, la scienza, se non è indipendente, non è dalla parte della salute e della verità”. È quanto afferma la dott.ssa Gentilini dell’ISDE, oncologa ed ematologa, che ha denunciato le continue deroghe ai divieti. Negli ultimi 30 anni sono state autorizzate 176 deroghe cioè sostanze prima vietate poi permesse, ad esempio negli ortaggi in serra come le fragole. Anche il decreto sull’uso dei fanghi è una deroga poiché invece di incentivare i depuratori permette l’accumulo di tossicità conclamate e già vietate come alcuni Idrocarburi, il Cromo esavalente, il Toluene. A livello normativo la dott.ssa Altera, esperta di valutazione del rischio, denuncia i continui rimandi legislativi al recepimento delle direttive. Manca un organo europeo che sanzioni chi non rispetta le leggi. Ci si sente non tutelati e senza diritti. Presenti alla consegna delle firme la deputata del Gruppo Misto: Silvia Benedetti, Sara Cunial e Saverio De Bonis entrambi M5S. In generale emerge l’esigenza di attivarsi dal basso, nei tribunali, nella ricerca, di studiare i contaminanti prodotto per prodotto, di sensibilizzare e contrastare le industrie inquinanti. Emerge anche la volontà e la necessità di incentivare il biologico, l’agricoltura integrata. Nei prodotti bio, infatti, i residui sono più bassi e l’incidenza di patologie neurologiche, metaboliche e autoimmuni sono inferiori per chi li consuma abitualmente; i dati ci sono. Bisogna fornire alternative alle produzioni convenzionali. Sono già molte le esperienze positive ed economicamente sostenibili, bisogna promuoverle. Così come la medicina integrata studia e si avvale di nuovi sistemi di interpretazione, di diagnosi e di cura basati sul paradigma scientifico sistemico e non riduzionista-lineare, anche il modello ecologico per la gestione del sistema economico, sociale e produttivo sembra parlare la stessa lingua. Ci si richiama agli stessi valori per costruire insieme relazioni sinergiche efficaci e un sapere diffuso. Ogni componente della società dovrebbe attivarsi perché la sfiga spesso è figlia di comportamenti quotidiani poco consapevoli.

FONTI:

Dott. Ernesto Burgio ECERI (European Cancer and Environment Research Institute), ISDE, Associazione internazionale medici per l’ambiente a Saluscienza

Dott. Antonio Pasciuto (EUROPAEM: Accademia europea di medicina ambientale) a
Saluscienza

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Cibo, ambiente e salute: come cambiano le nostre esigenze

L’alimentazione può essere uno strumento di prevenzione e cura, di detossificazione dell’organismo e di diffusione di una cultura di sostenibilità. Ne abbiamo parlato con la dottoressa Sabina Bietolini, biologa nutrizionista e membro del Comitato Ordinatore del Master di secondo livello di Nutrizione Vegetale nato dalla collaborazione dell’Università della Tuscia con la Società Scientifica di Nutrizione Vegetale (SONVE). Medici, farmacisti e biologi stanno integrando nella propria pratica professionale competenze nutrizionali come complemento o come vero strumento terapeutico. Cresce la produzione scientifica legata allo studio dell’alimentazione nella prevenzione e nella gestione di numerose patologie. 

Le medicine tradizionali da quella ippocratica, da cui proviene la nostra, a quella cinese o ayurvedica considerano la prescrizione alimentare un fondamento di cura per il ripristino della salute. Esse hanno saputo costruire negli anni una raffinata sapienza approfondendo gli effetti che ogni alimento provoca nell’organismo nelle varie circostanze.

Il prof. Franco Berrino, epidemiologo dell’Istituto Nazionale Tumori di Milano, definisce il ritorno in cucina il vero atto rivoluzionario dei nostri tempi. Questo perché al giorno d’oggi molte condizioni stanno cambiando velocemente e sapersi alimentare adeguatamente risulta sempre più difficile. Vaste parti del nostro territorio sono così inquinate che bisogna prestare attenzione al Km 0. Falde acquifere contaminate dalla chimica degli insediamenti industriali e degli allevamenti intensivi, ceneri e particelle da incenerimento delle plastiche, residui tossici dell’agrochimica (non più definibile agricoltura) e, non ultimo per importanza, l’alto grado di sofisticazione degli alimenti in vendita a basso costo, impongono scelte nutrizionali più strategiche e informate. Risulta importante considerare non solo l’adeguato apporto di nutrienti, valutando la qualità degli alimenti, ma anche sostenere una alimentazione capace di detossificare l’organismo dall’accumulo di tossine in aggiunta a quelle che fisiologicamente vengono prodotte. Il significato di praticare, in alcuni periodi dell’anno, il digiuno o semi-digiuno di tante tradizioni, come la Quaresima o il Ramadan, hanno la funzione di permettere all’organismo di alleggerirsi di scorie accumulate, quindi non solo di una purificazione spirituale. Oggi vediamo patologie croniche dovute a sovraccarico degli organi deputati allo smaltimento di queste scorie come il fegato, i reni, la pelle, etc. Il sistema immunitario è sempre più impegnato a contrastare e rendere innocue le tossine ambientali risultando inadeguato al riconoscimento di ciò che può essere metabolizzato. Questo crea fenomeni compensatori a carico di diversi tessuti e organi portando alla manifestazione di patologie.

Uno dei motivi che porta sempre più persone, pazienti e professionisti a scegliere, nelle diverse accezioni e per specifici disturbi, una alimentazione 100% vegetale è proprio la capacità che essa ha di detossificare l’organismo per poter ripristinare il corretto funzionamento degli apparati. Chiediamo alla dott.ssa Bietolini, membro del Comitato Ordinatore del Master di secondo livello di Nutrizione Vegetale, nato dalla collaborazione dell’Università della Tuscia con la Società Scientifica di Nutrizione Vegetale (SONVE), qualche chiarimento.  

“È importante conoscere le evidenze scientifiche, imparare come si valuta la qualità degli alimenti, la biodisponibilità dei nutrienti, approfondire gli approcci molecolari, metabolici, nutrigenomici delle diete 100% vegetale. Il professionista può dotarsi di strategie nutrizionali per gestire patologie croniche, neuro-degenerative e metaboliche; ormai gli studi sono moltissimi. È utile anche saper consigliare alcune tipologie di pazienti come alcuni vegani ‘fai-da-te’ che sono in squilibrio nutrizionale. Tra gli errori più diffusi c’è l’eccessivo consumo di cereali, peggio ancora se raffinati, o l’eccesso di soia, soprattutto quella da reidratare o derivati come il seitan che ha un’altissima percentuale di glutine. In generale si consiglia di ruotare continuamente le diverse varietà, preferire cibo non industriale e introdurre del cibo crudo ad ogni pasto. Capitano anche casi di carenze di vit D e vit B12, spesso sottovalutate anche dai professionisti che non le includono nei controlli ematici, così è consigliabile l’uso di cibi fermentati.”  

L’argomento è complesso e delicato ma la scienza ci aiuta a capire in quali casi questa possa essere una opportunità efficace, in che misura e con quali accorgimenti.  

SONVE è membro della ong SAFE che si occupa dei diritti dei consumatori e della sicurezza alimentare, anche attraverso azione di lobbying al parlamento europeo. Insieme a SAFE, SONVE partecipa al progetto europeo TAO, dedicato alla lotta all’obesità negli adolescenti, al fine di segnalare i comportamenti a rischio, coinvolgendo la scuola come veicolo di informazione per proporre cambiamenti virtuosi tra i giovani. Grazie a questa collaborazione SONVE realizzerà a breve anche un altro progetto europeo, a Novembre, il primo evento in Italia sull’agricoltura che non utilizza prodotti animali nè chimici: “Stock Free organic farming”.  

Considerando i ripetuti appelli dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) a ridurre il consumo di carne e il sollecito dell’Onu, già dal 2010, al passaggio globale verso una dieta priva di prodotti e derivati animali  per salvare il mondo dalla fame, dalla povertà di carburante e dai peggiori impatti dei cambiamenti climatici dovuti ai danni che l’alimentazione ricca di prodotti animali determina, potrebbe essere utile iniziare a documentarsi e ad attivarsi anche per aumentare la propria resilienza al futuro.  

BIBLIOGRAFIA

Campbell T. A plant-based diet and stroke. J Geriatr Cardiol 2017,14.
Desmond, et al. Plant-based diets for children as a means of improving adult cardiometabolic health. Nutr Rev 2018;76.
Esselstyn CB. A plant-based diet and coronary artery disease: a mandate for effective therapy. J Geriatr Cardiol 2017,14.
Kahleova, et al. A Plant-Based Dietary Intervention Improves Beta-Cell Function and Insulin Resistance in Overweight Adults: A 16-Week Randomized Clinical Trial. Nutrients 2018,9.
Kutcha, et al. Impact of plant-based diet on lipid risk factors for atherosclerosis. Cardiol J 2016,23.
Lee, et al. Awareness and perception of plant-based diets for the treatment and management of type 2 diabetes in a community education clinic: a pilot study. J Nutr Metab 2015.
McMacken M & Shah S. A plant-based diet for the prevention and treatment of type 2 diabetes. J Geriatr Cardiol 2017,14.
Richter, et al. Plant protein and animal proteins: do they differentially affect cardiovascular disease risk? Adv Nutr 2015,6.
Satija, et al. Plant-based dietary patterns and incidence of type 2 diabetes in US men and women: results from three prospective cohort studies. PLoS Med 2016,13.
Satija A & Hu FB. Plant-based diets and cardiovascular health. Trends Cardiovasc Med 2018.
Turner-McGrievy & Harris. Key elements of plant-based diets associated with reduced risk of metabolic syndrome. Curr Diab Rep. 2014;14(9):524.
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Turner-McGrievy, et al. Randomization to plant-based dietary approaches leads to larger short-term improvements in Dietary Inflammatory Index scores and macronutrient intake compared with diets that contain meat. Nutr Res. 2015;35(2):97-106.

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Il 5G è arrivato: allarme mondiale degli scienziati

Connessioni ultraveloci, oggetti più interconnessi, internet ovunque. La tecnologia 5G è arrivata in fase sperimentale anche in Italia. Eppure appelli da scienziati di tutto il mondo chiedono di verificare i rischi sulla salute prima di installare la nuova tecnologia. Già 2G, 3G e 4G hanno dimostrato gravi effetti sulla salute per l’uomo. Prossimamente ci saranno milioni di nuove stazioni base 5G sulla Terra, 20.000 satelliti in più nello spazio, 200 miliardi di oggetti trasmittenti: è arrivata l’Internet of Things (l’internet delle cose). Ci saranno le città intelligenti, case automatizzate, industrie robotizzate, sistemi di sicurezza e controllo più efficienti, servizi e oggetti come automobili, TV, elettrodomestici fino ai piccoli oggetti di uso quotidiano come pannolini per bambini, cartoni del latte, spazzole per capelli, vestiti e scarpe: tutto conterrà antenne o microchip. Tutto a connessione Wi Fi. Una connessione globale, sempre e ovunque. La costellazione satellitare globale è affidata ad una decina di società, 3 le più grandi (SpaceX, OneWeb, Telesat) per coprire anche le zone remote della Terra: gli oceani, le foreste pluviali e l’Antartico.

Video dell’azienda OneWeb

 

La fase sperimentale, iniziata in Italia nel 2017 nelle aree metropolitane di Milano, Prato-l’Aquila e Bari-Matera, terminerà nel 2022 con il 5G a pieno regime su scala nazionale. Ma quali valutazioni sono state fatte sulla sostenibilità energetica, ambientale e sulla salute globale?

Il wireless consuma 10 volte l’energia che richiede la tecnologia con il cablaggio (cioè con i fili) quindi per ora il 5G, a regime, sembra essere meno conveniente dal punto di vista della sostenibilità energetica. I satelliti saranno localizzati nella magnetosfera terrestre che incide sulle proprietà elettriche dell’atmosfera.  Organi di ricerca internazionali  avvertono di una possibile ulteriore riduzione dello strato di ozono per il lancio dei razzi (previsti 300 l’anno) e del cambiamento climatico.

Quali sono gli effetti previsti sugli esseri viventi?

Il wireless funziona utilizzando impulsi estremamente rapidi di radiazione a microonde, la stessa dei forni a microonde. Studi clinici sugli effetti nocivi gravi da esposizione alle frequenze radio in uso (fino al 4G) sono ormai migliaia anche sugli animali e sulle piante e sempre più sentenze di tribunale sanciscono il nesso causale tra cancro ed elettrosensibilità. Oltre all’aumentato rischio di cancro anche stress cellulare, danni genetici, cambiamenti strutturali e funzionali del sistema riproduttivo, disturbi neurologici, deficit di apprendimento e memoria, cambiamenti ormonali. Inoltre, una parte crescente della popolazione europea manifesta sintomi di elettrosensibilità specifica. Per questo un appello sottoscritto da 170 scienziati, medici e organizzazioni ambientaliste di tutto il mondo chiede all’ONU, all’OMS, alle istituzioni dell’Unione Europea di bloccare lo sviluppo della tecnologia 5G, anche nello spazio, in attesa che si accertino i rischi per la salute dei cittadini. Nell’appello si legge che le strutture elettricamente conduttive dell’organismo umano possono trasportare correnti indotte dalle radiazioni all’interno del corpo. Ma le stesse cariche in movimento possono diventare delle piccole antenne che rilanciano il campo elettro-magnetico verso gli strati più profondi dell’organismo.earth-79533_1280

Anche l’ISDE (International Society of Doctors for the Environment) Italia, nel rispetto del Principio di Precauzione e del Principio OMS “Health in All Policies”, chiede una moratoria sulla sperimentazione del 5G fino a quando non vengano fatte le opportune valutazione dei rischi ambientali e sanitari con piani di monitoraggio e obbligo di informare i cittadini esposti dei rischi potenziali. Anche cittadini e amministratori chiedono cautele nell’impianto di torri vicino a zone residenziali, scuole e posti di lavoro. Ma la 5G richiede torri ogni 100 metri circa. Negli USA oltre 300 sindaci hanno annunciato una maxi-denuncia contro la Commissione Federale delle Comunicazioni se proseguirà ad installare forzatamente il 5G nelle città che hanno scelto di non averla. In Italia, comitati di cittadini, come quelli di Monteporzio Catone raccolgono documentazione scientifica per operare un controllo attivo sul territorio e chiedono di abbassare le soglie dei segnali elettromagnetici permesse dalla legge. Chiedono di fermare la sperimentazione 5G nelle città italiane finché non ci saranno prove scientifiche sull’innocuità di tale tecnologia. Quest’anno è stato pubblicato da un gruppo di ricerca Italiano dell’Istituto Ramazzini Bologna anche lo studio più importante al mondo sugli effetti delle irradiazioni delle antenne per le radiofrequenze della telefonia mobile in uso fino ad oggi,  condotto insieme al National Toxicology Program americano. L’Istituto Ramazzini è un fiore all’occhiello della ricerca indipendente (rifiuta i finanziamenti dell’industria) ed è una cooperativa Sociale (ONLUS): Istituto Nazionale per lo Studio e il Controllo dei Tumori e delle Malattie Ambientali. Gli studiosi hanno riscontrato gravi tumori maligni su cervello e cuore, nonché infarti sugli animali. La dottoressa Belpoggio, direttrice della ricerca dell’Istituto Ramazzini, ha affermato: “I nostri studi sono stati ben eseguiti e senza pregiudizi sui risultati. Contribuiranno certamente all’onere delle prove che l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (AIRC) e le altre agenzie di sanità pubblica dovranno considerare per la rivalutazione della cancerogenicità elettromagnetica”.5g

Ma come viene misurato l’elettrosmog o inquinamento elettromagnatico? Con i valori SAR, Specific Absorption Rate, cioè attraverso l’indice di assorbimento elettromagnetico di un tessuto stimato in 2W/Kg in Europa, stabiliti dall’Unione Europea e condivisi in quasi 150 paesi al mondo (generalmente indicato nelle istruzioni allegate a un telefono cellulare al momento dell’acquisto). I SAR furono calcolati in obsoleti e antiquati test fatti in laboratorio non in vivo ma su fantocci di gel e solo sugli effetti termici (cioè su quanto riscaldavano il tessuto) e non sugli effetti biologici. E non è stato mai aggiornato su organismi vivi e su parametri biologici.

Il Principio di Precauzione avallato da gran parte degli organi istituzionali sanitari è spesso stato difficile da applicare. Ad esempio per i danni dovuti all’uso del tabacco e per la tossicità da amianto ci sono voluti anni di ricerche pubblicate, per decretarne la pericolosità. L’industria arriva prima, e per il 5G è ancora più evidente: la variabile velocità dello sviluppo tecnologico rende il percorso di tutela della salute più difficile. Tanto più che non ne parla quasi nessuno e cittadini e professionisti sono poco informati.

Le lunghezze d’onda 5G ad alta frequenza sono nuove e quindi molto meno studiate per gli effetti umani o ambientali. I ricercatori denunciano la difficoltà di poter valutare i rischi con strumenti epidemiologici, poiché non rimarrà un gruppo di controllo cioè non esposto alle radiazioni con cui fare il confronto. Ciò è particolarmente importante considerando che questi effetti sono probabilmente amplificati dalle esposizioni tossiche sinergiche e da altri comportamenti a rischio per la salute. Gli effetti possono anche essere non lineari. Ci vorranno anni o decenni prima che le vere conseguenze sulla salute siano note, considerato che questa è la prima generazione che ha una durata di vita, dalla culla alla tomba, a questo livello di radiofrequenze a microonde (RF EMR) artificiali. Difficile prevedere l’effetto multiplo e cumulativo, cioè il risultato biologico a medio e lungo termine prodotto da una vastità di invisibili microonde dentro cui saremo immersi. Gli appelli degli scienziati sono volti a far conoscere i rischi e le incertezze per contrastare il ritardo sistemico delle agenzie regolatorie nel prendere posizione.electronics-1851218_960_720

Il progresso della nostra società è basato sullo sviluppo della scienza e della tecnologia quando e se esse migliorano le condizioni di vita della popolazione e dell’ecosistema di appartenenza. Già ora le nuove generazioni hanno possibilità ambientali (l’accesso all’insieme della ricchezza ambientale cioè acqua potabile, fertilità della terra, biodiversità, etc.) minori di quelle dei genitori e sono in forte aumento soprattutto fra i bambini patologie oncologiche, neurologiche, metaboliche e immunitarie. Quando e chi si assumerà la responsabilità di una valutazione rischio/beneficio? Fino a quando parteciperemo allo sviluppo insostenibile?

Ognuno può adottare nella propria quotidianità misure di cautela al fine di limitare l’esposizione: per l’uso dei cellulari usare il vivavoce o le cuffie con i fili, non usare wifi in macchina e per internet di casa spegnerlo quando non lo si usa e soprattutto di notte. Per il 5G riservare spazi liberi da RF soprattutto se destinati ai bambini (parchi pubblici, asili, scuole, zone residenziali), invitare i dirigenti scolastici e amministrativi ad utilizzare reti cablate per il collegamento a internet. Promuovere campagne d’informazione e chiedere ai propri amministratori l’impegno a non implementare la tecnologia prima che se ne attesti l’innocuità.

 

Per approfondire:

https://www.ramazzini.org/centro-di-ricerca/pubblicazioni/

https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0013935118300367?via%3Dihub

https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0013935118303475

https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1438463917308143

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fonte: http://www.italiachecambia.org/2018/10/5g-arrivato-allarme-mondiale-scienziati/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni