Sardegna parte civile nel processo per i veleni di Salto di Quirra

La proposta è stata fatta dallo stesso governatore regionale Francesco Pigliaru.


Venerdì 12 settembre la Giunta regionale della Sardegna, con una delibera proposta dallo stesso governatore Francesco Pigliaru, ha deciso di costituirsi parte civile nel processo per il disastro ambientale causato dall’attività del Poligono Interforze Salto di Quirra.

Secondo il presidente regionale

si tratta di un’azione dovuta, la Regione ha il dovere di garantire e vigilare sulla tutela della salute e dell’ambiente, diritti sanciti dalla Carta Costituzionale e almeno di pari livello rispetto a quelli della Difesa nazionale. La nostra posizione è quella di stare dalla parte della Sardegna, accanto ai cittadini e ai sindaci dei territori coinvolti. Lo faremo anche per quanto riguarda Santo Stefano che, sia ben chiaro, è una vecchia servitù scaduta. Allo stato delle cose non abbiamo ricevuto alcun decreto dal Ministero della Difesa, se lo riceveremo faremo partire subito un ricorso al Presidente del Consiglio dei Ministri, affiancando il sindaco di La Maddalena nelle azioni legali che vorrà intraprendere nelle sedi preposte.

La presidenza della Regione ha indirizzato una nota al Consiglio dei Ministri per ribadire la necessità di interrompere le esercitazioni nella stagione turistica: i test effettuati a Salto di Quirra, oltre ad avere un impatto devastante per la popolazione umana e animale residente nelle vicinanze, creano gravi limitazioni socio-economiche e rischi di incendio nei territori coinvolti. La magistratura indaga da anni sul Poligono Interforze di Salto di Quirra, sui casi di capi di bestiame deformi e sull’elevato numero di leucemie e linfomi di Hodgkin riscontrati fra i militari operativi nella base e fra i pastori che portavano greggi e mandrie nei pascoli adiacenti alla base.A row of US Army  25mm rounds of deplete

Fonte:  L’Unione Sarda

© Foto Getty Images

 

La servitù silenziosa che sta uccidendo la Sardegna

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Quando sentiamo pronunciare il nome “Sardegna”, soprattutto in questo periodo dell’anno, la nostra mente corre subito alle immagini che raffigurano posti magici, un mare cristallino, sabbie bianche. Eppure, esiste un’altra faccia di questi luoghi, di sicuro molto meno affascinante e “chiacchierata”, espressione di una terra massacrata dagli interessi politici e bellici, che silenziosamente e segretamente distrugge territori e cittadini. Dagli anni ’50, la Nato e gli Usa hanno fatto della Sardegna una grande area strategica di servizi bellici essenziali: esercitazioni, addestramento, sperimentazioni di nuovi sistemi d’arma, guerre simulate. L’isola, in questo senso, non si fa mancare niente: ci sono poligoni missilistici (Perdasdefogu), per esercitazioni a fuoco (Capo Teulada), per esercitazioni aeree (Capo Frasca), aeroporti militari (Decimomannu) e depositi di carburanti (nel cuore di Cagliari). Sono diverse decine le strutture e infrastrutture al servizio delle forze armate italiane o della Nato. Sono varie le zone interessate da poligoni e impianti in cui, oltre alle limitazioni legate all’uso delle aree costiere coinvolte, l’assoluta segretezza militare nasconde dietro una fitta nebbia ciò che sta accadendo. Da anni la gente del luogo denuncia malformazioni, malattie e morte. E da anni ancora attende risposte. Per fare un esempio della situazione, riportiamo alcune inchieste aperte sui siti di interesse militare presenti su una delle più belle isole d’Italia.basi-militari

SALTO DI QUIRRA

La prima che ci viene in mente è quella relativa al poligono di Salto di Quirra. A metà gennaio del 2011, la procura di Lanusei apre un’inchiesta per fare chiarezza sui numerosi casi di linfoma non Hodgking che hanno colpito la popolazione delle aree limitrofe al poligono e alcune malformazioni negli animali. A febbraio dello stesso anno, a seguito delle ispezioni ordinate dal procuratore che si occupa dell’inchiesta, Domenico Fiordalisi, in due magazzini nella base e a Capo San Lorenzo, vengono sequestrate cinque cassette metalliche in cui i rilevatori registrano valori di radioattività cinque volte superiori alla norma. Sulle casse e all’ingresso del magazzino non sono posti segnali per indicare la presenza di materiale radioattivo. I controlli sono stati decisi dopo le deposizioni di due militari, con mansioni di magazzinieri nei depositi dei materiali speciali, che si erano ammalati di linfoma non Hodgkin. Nei giorni scorsi, il gup del tribunale di Lanusei ha rinviato a giudizio 8 militari e prosciolto altre 12 persone coinvolte nell’inchiesta. Gli imputati sono otto ex comandanti del Poligono che hanno guidato le operazioni dal 2004 al 2010. A tre anni e mezzo dall’apertura dell’inchiesta, e dopo quasi 15 anni di denunce e interrogazioni parlamentari per accertare se intorno al poligono ci fossero sostanze tossiche come l’uranio impoverito, che secondo la pubblica accusa ha prodotto un’escalation di tumori, si andrà a dibattimento a settembre.

TEULADA

La seconda inchiesta che ci viene in mente, e di cui abbiamo già avuto modo di parlare, è quella relativa a Teulada, il piccolo comune in provincia di Cagliari che, dal 1956 e a seguito ad accordi NATO, ospita un altro poligono militare.

Su quell’area è stato aperto un fascicolo di inchiesta che, nel corso degli anni, è cresciuto di volume per la quantità di esposti presentati dai familiari dei residenti nella zona, morti a causa di gravi malattie. L’inchiesta viene aperta nel 2009, dopo l’esposto-denuncia della famiglia di Manolo Pinna, un ragazzo di 26 anni che aveva prestato servizio di leva a Teulada e morto per un tumore al cervello. Non solo, qualche tempo fa, sui quotidiani cagliaritani, si leggeva anche la storia della famiglia Murgia, proprietaria di una lavanderia di Teulada che, a partire dagli anni ‘90, si è occupata delle divise e tute mimetiche dei soldati impegnati nel vicino poligono e che, si pensa, si sia ammalata per aver respirato le polveri presenti negli abiti dei soldati dopo le esercitazioni.  Gli esempi sono davvero tanti. Allo stato attuale è impossibile sapere cosa, come e per quanto tempo è stato usato, sperimentato e testato per decenni nei poligoni presenti in Sardegna. Il segreto militare e gli interessi delle industrie belliche non facilitano la ricerca della verità. Massimo Carlotto, nel 2008, ha scritto un romanzo, Perdas de Fogu, che ha anticipato ciò che è stato scoperto al salto di Quirra; secondo lo scrittore, la Sardegna ha bisogno di una rivoluzione dal basso: “Serve un atto forte di testimonianza della comunità. O la gente del posto si ribella o sarà tutto contaminato. Per pochi posti di lavoro non devono rischiare la vita: la salute non ha prezzo”. Già ad aprile scorso, i cittadini di Teulada avevano trasmesso un documento al presidente della Repubblica per chiedere di liberare la Sardegna dalla servitù e consentire ai cittadini di iniziare a sfruttare le risorse naturali per costruire un’economia turistica. Un turismo che, stando a quanto espresso dal portavoce del comitato coinvolto nella manifestazione, non è ben visto dalle forze che hanno interessi nel territorio: “I bagnanti sono un fastidio per i militari: non vogliono che qualcuno osservi ciò che fanno e anche per questo noi non possiamo scommettere sul turismo. Tra segreti di stato e altri vincoli qui non si parla neppure di bonifiche e di rischi per la salute e l’ambiente. Non sappiamo neppure che armi vengano utilizzate per le esercitazioni, né c’è chiarezza sugli esperimenti che vengono fatti dalle multinazionali che sfruttano il territorio per test sugli elicotteri o su nuovi equipaggiamenti militari”.

Purtroppo ancora poca attenzione viene data a questa terra e al grido di coloro che soffrono. Se i potenti oltre che in estate si ricordassero di lei anche durante gli altri mesi dell’anno (e per altri scopi), forse qualcosa potrebbe iniziare a cambiare.

(Foto in evidenza: Asibiri; foto interna: namuit)

Fonte: ambientebio.it

Salto di Quirra, dopo l’uranio impoverito è allarme per torio e trizio

È in corso di svolgimento al Tribunale di Lanusei il processo sui veleni di Salto di Quirra, il poligono interforze nel quale , per decenni, sono state testate indiscriminatamente armi estremamente nocive per l’ambiente circostante75946437-586x385

 

Un super perito è stato incaricato di effettuare un’inchiesta per verificare se vi sia, nei terreni e nelle falde acquifere della zona di Salto di Quirra, presenza di uranio impoverito, torio e cadmio. Falco Accame, presidente della Anavafaf, l’associazione familiari delle vittime militari, sostiene che oltre ai suddetti metalli

dovrebbe essere anche considerato il trizio, largamente utilizzato nella strumentazione dei missili. Infatti, certamente, per quanto riguarda il torio usato nella strumentazione dei missili Milan, non esiste il problema della ricerca della sua pericolosità, da accertarsi mediante carotaggio nel terreno. Infatti la pericolosità del missile esiste indipendentemente da quello che potranno dirci le analisi eseguite sul terreno.

Accame aggiunge, poi, con amara ironia che

se il campionamento verrà effettuato sulla base di quanto a suo tempo venne stabilito per Salto di Quirra (3 secchielli di terra per 13 mila ettari di territorio e 50 mila di mare) i risultati, insomma, ancor prima di iniziare, preannunciano qualche incertezza.

La pericolosità del torio utilizzato nei missili Milan è nota sin dal 2000, tanto che i progettisti francesi del missile – di cui in Italia furono prodotte 30mila unità – decisero di ritirarli dall’impiego. Cosa che l’Italia ha fatto in ritardo, continuando ad avvelenare l’ambiente.

Un problema che non riguarda soltanto Salto di Quirra,

ma molti altri poligoni in Italia (a partire, per la stessa Sardegna, da quello di Teulada), nonché l’impiego in operazioni all’estero.

Fonte: Unione Sarda

 

Uranio impoverito: chiesto il sequestro probatorio di Salto di Quirra

La Procura di Lanusei chiede il sequestro di tutto il demanio militare e lo stop di qualsiasi esercitazione nel poligono

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Il poligono militare di Salto di Quirra verrà sequestrato. La decisione è stata presa dalla  procura di Lanusei che ha depositato una richiesta di sequestro probatorio che, qualora diventasse esecutiva, porterebbe allo stop di tutte le esercitazioni all’interno del poligono interforze che ha provocato numerosi casi di tumori, malformazioni e malattie nella zona circostante. A prendere l’iniziativa è stato Domenico Fiordalisi, ora toccherà al gip Nicola Clivio decidere se concedere o no il sequestro e a valutare le posizioni dei venti indagati con l’accusa di aver contribuito all’impiego di armi pericolose per la salute, allo smaltimento illegittimo e alla contaminazione del suolo. La notizia è clamorosa poiché nel corso dell’ultima udienza il Gup aveva deciso di far slittare la decisione al 17 luglio, termine ultimo per le perizie dei tecnici. Le parti, invece, saranno convocate in anticipo, precisamente il prossimo 22 aprile, giorno in cui verrà fissata una nuova agenda delle analisi che verranno condotte da un docente del Politecnico di Milano. Fiordalisi ha chiarito che i tempi per le analisi saranno molto lunghi e ha criticato i periti rei, secondo il pm, di aver minimizzato la presenza di materiale radioattivo nella zona. La Procura aveva fatto richiesta di interdire il pascolo e l’attività di allevamento sui terreni interessati dall’inquinamento ambientale, ma la limitazione, successivamente imposta dai militari, è stata disattesa e il bestiame è tornato a pascolare sui siti contaminati. Anche perché nonostante i numerosi casi di tumore, la nascita di animali con malformazioni (fra cui l’agnello a due teste) e il ritrovamento di tracce di torio nelle ossa delle salme dei pastori morti di tumore, gli allevatori hanno già dimostrato di voler essere liberi di continuare a far pascolare il proprio bestiame  nelle zone dei test militari.

Fonte: Rinascita