Manu Manu Riforesta! In Salento si piantano alberi per combattere monocolture e desertificazione

Il territorio salentino è fortemente minacciato dalla desertificazione, dal fenomeno del disseccamento rapido delle piante, dal batterio della Xylella e dallo sfruttamento scellerato del territorio anche attraverso l’uso massiccio di pesticidi. Per combatterli è nata dal basso Manu Manu Riforesta!, un’associazione che porta avanti un progetto di piantumazione di una foresta nella storica area dei Paduli e che, anche attraverso l’espressione artistica, si batte per difendere la biodiversità del territorio.

 “Il Salento è nudo, ha perso le sue chiome, ha perso il suo ossigeno, ha perso la sua ombra. Vogliamo piantare alberi, ricreare la biodiversità, contrastare la desertificazione, lasciare un’Eredità Verde a chi verrà dopo di noi”.

Da millenni l’arte accende le coscienze, risveglia gli animi più intorpiditi, smuove montagne con la forza delle immagini e delle parole. È arte raccontare una storia, volteggiare con leggiadria su un palco o scattare una foto. Ma è arte anche piantare un albero. La creatività artistica è ciò che ha ispirato gli attivisti e le attiviste di Manu Manu Riforesta!, il progetto che sta cercando di difendere il Salento dallo scempio di chi, ormai da decenni, vede la sua Natura un tempo rigogliosa come un mero serbatoio di risorse da sfruttare. In collaborazione con Ada Martella, responsabile comunicazione dell’associazione, abbiamo approfondito il discorso, coinvolgendo anche Bruna Rotunno, fotografa, regista e autrice del cortometraggio “Canto e Controcanto”, realizzato per ManuManu Riforesta!.

Alcuni soci dell’associazione in un’immagine della campagna della campagna fotografica “Ritratti di Manu Manu” (foto di Basilio Puglia CRIO VISION) 

Com’è nata l’associazione e con quali finalità?

Manu Manu Riforesta! si è costituita nell’inverno del 2019, quando un gruppo di amici molto affiatati e attivo già da decenni nell’ambito delle numerose urgenze ambientali ha deciso di cambiare strategia: non solo combattere per difendere, ma creare. Fare una foresta qui in Salento, dove è in corso una catastrofe ambientale: 11 milioni di ulivi sono moribondi, hanno perso completamente le loro chiome, non producono più ossigeno e non fanno più ombra a una terra in corso di desertificazione da decenni. Come agiredunque? Seguendo il motto salentino: manu manu, ossia piano piano. Perché bisogna avere molta pazienza quando hai come obiettivo quello di creare una foresta, i cui tempi non sono propriamente quelli di una generazione umana. Perché ci vuole tempo per ritrovare l’abitudine a piantare alberi che i salentini hanno perso da generazioni, perché si sono trovati con un patrimonio di ulivi centenari e perché la mania della monocoltura è entrata nel loro DNA. L’intento dell’associazione è quello di contrastare la monocoltura e ricreare la biodiversità realizzando una agro-foresta, dove ci sia spazio per boschi di querce, roverelle, carpini, frassini, ma anche per frutteti minori, macchia mediterranea, piccoli orti. Con la certezza che la biodiversità, attraverso la rigenerazione dei suoli impoveriti – martoriati negli ultimi quarant’anni da pesticidi, diserbanti, discariche abusive, falde acquifere prosciugate con centinaia di pozzi abusivi – possa essere l’unica via per salvare i milioni di alberi di ulivi gravemente ammalati, manu manu. Manu Manu Riforesta!, il punto esclamativo rafforza l’intento e richiama all’urgenza di fare qualcosa per ridare ossigeno al Salento e lasciare un’eredità verde a chi verrà dopo di noi. Con l’aiuto delle comunità locali, degli enti locali e di tutti coloro che hanno a cuore l’ossigeno del pianeta.

Qual è la provenienza di chi partecipa all’iniziativa? Come vi siete incontrati?

Il terreno comune dei soci è stata l’esperienza della battaglia ambientalista ultra decennale contro il progetto di una gigantesca autostrada inutile, la s.s.275 Maglie – S.M. di Leuca, una maxi-speculazione cementizia ai danni del Basso Salento. Ed è il Capo di Leuca – il finibus terrae – il luogo di provenienza della maggior parte di loro, anche se alcuni sono salentini adottati, francesi, austriaci, tedeschi o nord italiani che hanno deciso di mettere radici in Salento, in tutti i sensi!

Prima piantumazione di Manu Manu Riforesta! nel terreno dei Kurumuni

Puoi descriverci le caratteristiche le caratteristiche della zona dei Paduli? Perché secondo voi è così importante recuperarla?

Il paesaggio che vediamo oggi – distese interminabili di ulivi – e che caratterizza il Sud della Puglia non è sempre stato così. Fino a non molto tempo fa, il Salento era ricco di boschi. Uno di questi era l’antico Bosco Belvedere, oggi noto come Paduli, una foresta plurimillenaria risalente al periodo post-glaciale. Con i suoi settemila ettari, nel cuore del Basso Salento era un vero paradiso della biodiversità e ospitava ogni tipo di querce, frassini, olmi, carpini, castagni, piccole paludi, frutteti. Fu letteralmente spazzato via a partire dalla metà dell’800, quando venne introdotta la monocoltura dell’olivo. La necessità era quella di soddisfare la richiesta delle grandi capitali europee di illuminare le strade con l’olio lampante, prima che venisse scoperto il petrolio. La caratteristica del Paduli è che la sua perimetrazione è rimasta invariata nel tempo – la foresta di querce venne sostituita con una ‘foresta’ di ulivi – così da aver sempre rappresentato il polmone verde di questo lembo di terra chiuso tra due mari. Ma questo polmone ora non è più verde, non produce più ossigeno, per via del problema del CoDiRO (disseccamento rapido) aggravato dal batterio Xylella che ha colpito gli ulivi.

All’interno dell’area meridionale dei Paduli è stato disegnato un cerchio ideale che rappresenta il campo d’azione del progetto Manu Manu Riforesta!. Il “cerchio rosso” racchiude circa 300 ettari di uliveti ammalati, molti di quali in stato di abbandono, ma con qualche sparuta e preziosa presenza di querce centenarie, memoria dell’antico bosco. Ed è proprio con le ghiande di questi patriarchi sopravvissuti che è stata avviata la “nursery di comunità”, coinvolgendo le comunità locali e con la collaborazione dell’Università di Lecce e del suo Orto Botanico, per coltivare la futura foresta. C’è poi un vero e proprio gioiello all’interno del “cerchio rosso”: l’area Padula Mancina, designata dal Progetto Europeo Habitat come area ZSC (Zone di Speciale Conservazione) poiché include tre stagni temporanei di particolare pregio paesaggistico. Uno di essi, il Bosco Don Tommaso, è il primo terreno acquistato da Manu Manu Riforesta!, grazie alla campagna di donazioni avviata nell’estate di quest’anno.

La creatività è un aspetto centrale nel vostro progetto: perché questa scelta?

Cosa accade quando si è testimoni di una catastrofe ambientale, paesaggistica, sociale ed economica? Si mette in moto l’immaginazione che, insieme all’istinto di sopravvivenza, fa sì che si possa arrivare a una visione che non miri unicamente a sostituire le piante malate, ma anche a creare un nuovo modello di paesaggio, agricoltura, turismo, economia, con tutto ciò che comporta sul piano sociale. I visionari per eccellenza sono i creativi e la Riforestazione è un atto creativo. All’interno di Manu Manu Riforesta! molti dei soci sono musicisti, attori, scrittori, fotografi, videomaker e la stessa presidente dell’associazione – Ingrid Simon – è un’artista visiva, ma tutti hanno l’uso di piantare e coltivare, poiché hanno un giardino o un’azienda agricola. La riforestazione, dunque, diventa un progetto complesso, articolato, poiché il lavoro di agro-forestazione – studio del territorio, pianificazione delle piantumazioni, cura delle stesse – si interseca e si somma con quello di coinvolgimento delle comunità attraverso la divulgazione tramite il sito, le pubblicazioni, il cortometraggio, le interviste agli anziani contadini e così via. La riforestazione è un’urgenza percepita da chiunque stia vivendo l’apocalisse degli ulivi, poiché – prendendo in prestito un verso del poeta Salvatore Toma – “[…] il selvatico che è in noi prevarrà”. Lo dimostra l’effetto “Pronto, Manu Manu?”: centinaia di messaggi e telefonate – attraverso la pagina facebook molto attiva – come se l’associazione stessa fosse diventata un elemento attrattore di tutte le speranze di verde che nessuno ha mai raccolto. Tra i tanti che offrono piante, braccia per coltivare, terreni per riforestare, ci sono anche i creativi, gli artisti che mettono a disposizione di Manu Manu Riforesta! la propria professionalità. Così è nato il progetto del cortometraggio “Canto e Controcanto”, scritto e diretto da Bruna Rotunno e con il ballerino solista della Scala Gabriele Corrado, e diversi altri progetti messi in cantiere.

Puoi raccontarci qualcosa di più sul cortometraggio “Canto e Controcanto” che sarà trasmesso il 15 dicembre?

(Risponde Bruna Rotunno, che ha scritto e diretto il cortometraggio) Vivo in Salento per metà dell’anno e ho visto morire uno a uno i miei ulivi centenari senza poter far nulla. Durante una piacevole serata salentina, la scorsa estate, ho conosciuto alcuni dei volontari dell’associazione Manu Manu Riforesta! e sono venuta a conoscenza del loro progetto e della loro caparbia e accorata visione. Il giorno dopo ho visitato con loro i terreni che avevano acquisito, ove già erano presenti alcuni alberi appena piantumati, affianco a oliveti secchi e bruciati. È scoppiata una scintilla di emozionante ed empatica intesa col progetto Manu Manu. Basta sconforto e staticità davanti ai milioni di ulivi morti….è tempo di fare qualcosa, tutti. È nata cosi l’idea di un film da girare nei territori distrutti dall’apocalisse del CodiRo e della Xylella. Anche il ballerino solista della Scala Gabriele Corrado, salentino, aveva avuto modo di conoscere il progetto e innamorarsene, mettendosi a disposizione per eventuali iniziative a sostegno di Manu Manu Riforesta! Al team del corto si è aggiunto il violoncellista Redi Hasa, anch’esso residente in Salento da vent’anni, che ha messo a disposizione alcuni brani tratti dal suo disco appena uscito. Rachele Andrioli, magica voce salentina, è entrata nel team come vocalist. Fabrizio Saccomanno, attore e regista teatrale, ha prestato la sua voce narrante. Il film mostra la realtà dell’annullamento quasi totale del patrimonio storico degli ulivi, ma anche la possibilità di evolvere da una situazione drammatica attraverso la creatività e l’azione mirata alla rinascita delle antiche foreste preesistenti. Gli occhi e i movimenti di Gabriele Corrado ci conducono attraverso la desolazione dei territori dove gli olivi sono seccati, eradicati, carbonizzati, per arrivare alla verde rinascita della zona Viva, nella quale si sta attuando il progetto di Manu Manu Riforesta! Ombra e luce, distruzione e rinascita, morte e vita. Canto e Controcanto.

Bruna Rotunno nel backstage del cortometraggio (foto di Ada Martella)

Cosa può fare chi ci legge per sostenere la causa che portate avanti?

Manu Manu Riforesta! è un’associazione senza scopo di lucro, i cui soci prestano le proprie braccia e le proprie professionalità per realizzarne gli intenti. Acquisire i terreni abbandonati, piantumare, la cura nel tempo, il lavoro di divulgazione per sensibilizzare e mettere in atto la “forza centripeta dei Paduli”: riportare le comunità in quel territorio che un tempo era un paradiso della biodiversità e che ora è un luogo quasi del tutto abbandonato. Ad oggi, i terreni acquisiti – acquistati, donati o in comodato d’uso – coprono un’area di poco più di 6 ettari, il progetto-pilota di tre anni prevede di arrivare a 6 ettari. Per questo abbiamo bisogno di aiuto. È semplice, basta visitare il nostro sito e con un semplice click su DONA ORA chiunque potrà contribuire a ridare ossigeno al Salento.

Fonte: https://www.italiachecambia.org/2020/12/manu-manu-riforesta-salento-alberi-combattere-monocolture-desertificazione/?utm_source=newsletter&utm_medium=email

#viaggiareispirati: Turismo e solidarietà

Ecco una nuova puntata della rubrica curata da Destinazione Umana, tour operator specializzato nel turismo di relazione. Oggi parleremo di turismo e solidarietà, visitando due strutture che accompagnano l’attività più classica di ricezione e ospitalità con un importante impegno nel campo del volontariato.

Eccoci a un nuovo appuntamento con la rubrica #viaggiareispirati, per farvi conoscere gli aspetti più curiosi e particolari del mondo del turismo responsabile e relazionale attraverso gli esempi portati dalla rete di Destinazione Umana. La prima puntata è stata dedicata alla disabilità. Oggi invece parleremo di turismo e solidarietà, presentandovi due strutture che uniscono all’attività ricettiva un profondo impegno che da un lato le mette in contatto con popoli e culture differenti, dall’altro li vede prodigarsi per aiutare chi ne ha bisogno.asko1

Le prime destinazioni umane che hanno fatto della solidarietà la loro ragione di vita sono Pierpaolo e Antonio, un medico e un infermiere salentini, fondatori e gestori del bed&breakfast Asko. Il nome con cui hanno battezzato la loro attività ricettiva è quello di un quartiere di Addis Abeba, la capitale dell’Etiopia. Qui, da anni, portano avanti alcuni progetti sanitari, in particolare uno che sin dal 2004 li vede collaborare con un orfanotrofio che accoglie i bambini sieropositivi. Il b&b Asko, situato a Merine, nei pressi di Lecce, ha il duplice obiettivo di costituire una fonte di sostentamento economico per i progetti di volontariato e di dare libero sfogo alla passione di Antonio e Pierpaolo per l’accoglienza e l’ospitalità. La struttura è un ponte fra Salento e Africa, arricchita di mobili, accessori e piante provenienti dall’Etiopia e intrisa di odori e sapori africani. Nel cuore di Bologna invece, si trova l’Albergo del Pallone. Sin dal 2009, questa struttura accoglie viaggiatori ma anche immigrati, disoccupati e altre categorie  di persone che versano in una momentanea situazione di fragilità. I turisti e i bisognosi d’aiuto si trovano a condividere l’ospitalità e le attività proposte dall’albergo, con il risultato che vengono favorite l’integrazione e l’accoglienza. In questo modo, si crea anche una bella commistione fra turismo e solidarietà, viaggio e inclusione sociale. pallone1-1030x685

La struttura è gestita dalla Cooperativa Sociale La Piccola Carovana, che ha vinto un bando comunale di assegnazione. Questa onlus porta avanti percorsi di inserimento lavorativo, di assistenza socio-sanitaria e di servizi educativi per minori ed è fortemente radicata su tutto il territorio provinciale, dove intrattiene rapporti di collaborazione con le amministrazioni sui fronti sociale, educativo e occupazionale.

L’ambiente dell’albergo è dinamico e amichevole: si può cenare all’Osteria del Pallone, chiacchierare e giocare insieme nelle sale comuni o partecipare alle attività culturali, come concerti, cineforum, conferenze e serate a tema. Il tutto respirando un clima di reciproca e positiva contaminazione: culture, storie e situazioni differenti che si incontrano. Chi sta viaggiando per svagarsi, chi per conoscersi, chi per inseguire la speranza di una vita migliore.

Fonte:  http://www.italiachecambia.org/2016/02/viaggiareispirati-turismo-e-solidarieta/

Nidi da abitare, una notte nel parco ecco l’albergo biodegradabile

Al via nel Salento il progetto senza precedenti in Italia: dopo un concorso di idee per architetti dal 14 al 20 luglio, i rami e la paglia raccolti negli scorsi mesi saranno usati per costruire rifugi

di ANTONELLA GAETA 124531961-43043979-2264-41bc-9101-cf7787f04028

Dormire intorno a un ulivo, letteralmente, come farebbe una creatura della notte, un filo d’erba, un alito di vento. Un’immagine che potrebbe abitare una dimensione onirica e che, invece, inaspettatamente attiene a quella più pragmatica di un centinaio di persone che da domenica prossima al 20 luglio, costruirà i primi prototipi di un singolare albergo diffuso, completamente biodegradabile, il primo a essere costruito in un parco agricolo in Italia. Siamo nel Parco dei Paduli, 5.500 ettari di ulivi secolari, pajare, masserie, dolmen menhir tra Lecce, Leuca, Otranto e Gallipoli.
FOTO ECCO COME SARA’ / I PROGETTI

La zona dell’autocostruzione è nel territorio di San Cassiano, uno dei dieci paesi salentini che hanno dato vita al Parco; è un uliveto comunale e i due progetti di rifugio vincitori sono stati selezionati tra 38 pervenuti da tutt’Italia e dall’estero con il concorso di idee per architetti “Nidificare i paduli” (nell’ambito del progetto “Abitare i Paduli”, gestito dall’associazione Lua, che coordina il Laboratorio urbano Bollenti Spiriti “Terre di mezzo”). Si chiamano “Lovo” e “Nido dei Paduli” e da domenica a costruirli attraverso un workshop, oltre ai volontari, ci saranno anche i progettisti. Il primo classificato è “Lovo”, presentato da un gruppo di architetti under 29 attivi tra Parma e Brindisi che, come suggerisce il nome, rimanda alla circolarità di un uovo. Uno spazio luminoso, con tende fatte di rafia naturale, canapa e reti da raccolta delle olive intessute di nylon, una specie di membrane per proteggere dalle zanzare. Il tutto con effetto magico illuminato da lanterne a olio. Il secondo progetto è “Nido dei Paduli” presentato da un gruppo di studenti dell’Università di Firenze. Anche in questo caso, il rifugio abbraccia l’albero, ma con una struttura più solida fatta di canne, rami potativi e paglia. “Lovo” sarà costruito subito in tre elementi, per un totale di quattro “stanze” da minimo due persone ciascuna, poi a seconda del tempo e della riuscita si procederà alla moltiplicazione. Si provvederà presto a costruire anche le “menzioni speciali”, “Il Nido” e “Casseddha”. “I materiali utilizzati sono stati raccolti nello stesso parco sin da febbraio  –  racconta il responsabile dei Paduli, Mauro Lazzari  –  abbiamo messo da parte 100 tronchi da potatura, 10 mila canne, balle di paglie per rendere più morbidi i giacigli, sacchi di juta”. Dormire nei nidi sarà un’esperienza molto filosofica e una vecchia casa agricola tutta ecosostenibile, che autoproduce energia, recupera acque piovane e le usa anche per il rinfrescare gli ambienti sarà a disposizione dei viaggiatori per i servizi. “Non pensiamo a soggiorni da una settimana ma piuttosto da una notte: il progetto scaturisce dall’idea di una mobilità lenta, è corale e comprende cinque associazioni che si dedicano a ciascun segmento della vacanza, dall’arrivo in bicicletta, all’enogastronomia in masseria, all’osservazione delle stelle perché nei Paduli c’è un buio assoluto. Questa è una zona alternativa alla costa e predilige la destagionalizzazione”. Nel Parco, tra ottobre e novembre c’è la raccolta pubblica di olive che poi dà un olio totalmente biologico. E per le etichette d’autore (oltre che per pubblicare un’antologia) è ancora aperto il concorso letterario “Raccontare i paduli” cui hanno già aderito Omar Di Monopoli, Francesca Marciano, Simona Toma e Livio Romano (info parcopaduli. it).

Fonte: Repubblica Bari

Quercia Elegante di Carpignano esemplare unico scoperto in Salento

La Quercia elegante di Carpignano è un esemplare unico al mondo scoperto in Salentoquercus-caroppoi-14-sett-2012

La Quercia elegante di Carpignano è stata scoperta in Salento dallo studioso Ettore Caroppo alle prime ore dell’alba del del 13 settembre 2012. E infatti in onore del suo scopritore il nome ufficiale di questa nuova pianta è Quercus caroppoi. La presentazione ufficiale avverrà domani proprio a nella sede del Comune, evento a cui prenderanno parte tutte le istituzioni locali.

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Scrive le caratteristiche Piero Medagli ricercatore del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche ed Ambientali (Di.S.Te.B.A.) dell’Università del Salento nella lettera di presentazione all’amministrazione comunale:

è stata accertata la presenza in agro di Carpignano Salentino di un esemplare arboreo bicormico (con due tronchi separati partenti da un ceppo comune) di una quercia di origine ibridogena derivante dall’incrocio tra quercia di Palestina o quercia spinosa (Quercus calliprinos Webb) e cerro (Quercus cerris L.). Benché gli ibridi nel genere Quercus siano abbastanza diffusi in natura, l’ibrido in questione risulta costituito da una combinazione nuova e del tutto inedita alla scienza e si tratta dell’unico esemplare vivente fino ad ora conosciuto di questa rara entità alla quale è stato ufficialmente dato il nome di Quercia di Carpignano, sulla base della sua collocazione geografica (nome scientifico Quercus x caroppoi in onore di colui che per primo ha posto attenzione su questa nuova entità ibrida). I due tronchi risultano avere un’età di circa 20 anni ciascuno e sembrano scaturire alla base da un ceppo di circa 300 anni di età attualmente ricoperto e nascosto da un muretto a secco. Forse si tratta di un esemplare residuo di un’antica formazione forestale oggi scomparsa. La assoluta rarità di questo esemplare unico al mondo, sulla base delle conoscenze attuali e la sua collocazione lungo un bordo strada, impone rigorose misure di salvaguardia dell’esemplare ed iniziative volte alla conservazione e adeguata diffusione del nuovo ibrido con la creazione di nuovi individui prodotti da autoimpollinazione naturale e collocazione in aree idonee da individuare, al fine di scongiurarne l’estinzione. Ovviamente gli studi scientifici su questa entità sono ancora in corso presso l’Orto Botanico dell’Università del Salento e mirano a ricostruire le caratteristiche e le modalità di formazione del nuovo ibrido la cui origine, come accennato risale a circa tre secoli fa, in un contesto ambientale assai diverso dall’attuale.

Questo esemplare rappresenta probabilmente la testimonianza del lussureggiante Bosco dei Greci e ancor prima dei Messapi che gli anziani della zona ancora ricordano. Il bosco si estendeva in origine da Calimera fino alle porte di Martano inclusi i borghi di Carpignano Salentino e Serrano, fino alla foresta delle Cesine e di Rauccio, la Foresta di Lecce arrivando fino a Otranto e alla Foresta di Cutrofiano e Bosco Belvedere.

Fonte:ecoblog

Lecce. Arriva la mostra “Rigeneriamo le città, generiamo il futuro”

Dal Risanamento ambientale alla partecipazione sociale, l’integrazione degli interventi e la rigenerazione delle città (centro e periferie). La mostra sarà visibile a Lecce dal 10 al 30 giugno 2013 presso le Manifatture Knos. Il 10 giugno è previsto il workshop di apertura.ALL_N Documentazione fotografica.pdf

Risanamento ambientale, partecipazione sociale, integrazione degli interventi, rigenerazione delle città e delle periferie. Il cuore delle politiche di governo del territorio della Regione Puglia pulsa intorno a questi temi. La mostra sarà visibile a Lecce dal 10 al 30 giugno 2013 presso le Manifatture Knos. Il 10 giugno è previsto il workshop di apertura. Iscriviti. Il senso di questa iniziativa lo ha spiegato alla stampa l’assessore regionale alla qualità del territorio Angela Barbanente a marzo scorso in occasione della presentazione della mostra a Bari,: «Vogliamo riflettere sul senso dell’esperienza di riqualificazione della città esistente condotta finora dalla Regione Puglia, con i suoi punti di forza, le sue eccellenze, ma anche le criticità che sono emerse per poter impostare la nuova programmazione facendo tesoro di questi anni di lavoro». La mostra a Lecce sarà inaugurata da un workshop in programma il 10 giugno articolato in una sezione mattutina sul tema de “La riqualificazione del territorio nel salento: aree interne e linee di costa” ed una sezione pomeridiana sulle “Esperienze di rigenerazione urbana e territoriale nella salento”.

In allegato il programma del workshop del 10 giugno. Per l’iscrizione clicca qui

Maggiori dettagli sulla mostra su rigenerazione.regione.puglia.it

Fonte. ecodallecittà

Eolico, in Salento 601 nuove torri: le cantine si ribellano

I viticoltori del brindisino protestano contro i 27 progetti eolici nella provincia pugliese: “lasciateci lavorare”.

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Nella terra del Salice Salentino e del Primitivo di Manduria, due dei vini meridionali più apprezzati da esperti e bevitori, alcuni nuovi progetti eolici starebbero minacciando la bellezza del territorio: già messo a dura prova dall’espansione incredibile che ha avuto l’energia solare negli ultimi tre anni (fino a far propendere alcuni olivicoltori per il mercato energetico piuttosto che quello gastronomico), il Salento oggi sarebbe minacciato da 27 nuovi progetti eolici presentati da altrettante aziende, che significherebbero 601 nuove pale eoliche rotanti nel tacco più tacco d’Italia. Salice Salentino, Primitivo di Manduria, ma anche ottimi Aglianico e pregiatissimi Fiano: il Salento è una terra di vini pregiati, antichi, una terra di cultura e tradizione enologica già fortemente messo alla prova da numerose situazioni ambientali critiche (come l’inquinamento proveniente dalla centrale Enel di Brindisi), da una fortissima vocazione turistica e dal silicio delle migliaia di pannelli solari (che in alcuni punti ne hanno cambiato l’orografia del paesaggio). Sarebbero 27 i progetti presentati da altrettante aziende che vorrebbero realizzare parchi eolici in provincia di Brindisi, tutti compresi nella zona sud-occidentale della provincia messapica:601 nuove pale eoliche che dovrebbero produrre 1.461,5 megawatt; da Brindisi a Mesagne, da Cellino San Marco ad Apani, i 27 progetti sono in attesa di approvazione dopo essere stati depositati presso il Servizio Ambiente ed ecologia e il settore Gestione faunistica della Provincia di Brindisi.

Lasciateci fare i contadini: consentiteci di continuare ad amare la nostra terra, i nostri alberelli, i nostri olivi e voi diventate il nostro baluardo di legalità. […] Qualche mese fa il primitivo di Manduria, oggi il Salice, vengono messi a rischio dall’avanzata selvaggia di parchi eolici. I numeri che arrivano dall’Ufficio Ambiente della Provincia di Brindisi fanno venire i brividi, e per noi è giunto il momento di fare chiarezza e avere risposte dalle istituzioni.

E’ l’urlo di battaglia di Angelo Maci, presidente di Cantine Due Palme e del Consorzio di tutela del Salice salentino; un appello alle istituzioni locali e regionali cui si è immediatamente accodato l’industriale vicentino Gianni Zonin della Casa vinicola Zonin che ha acquistato un terreno a Torre Santa Susanna, sempre nel Brindisino, dove produce vitigni autoctoni come il Primitivo, il Negroamaro, l’Aglianico e il Fiano. Giovedì 16 maggio è stata organizzata una tavola rotonda dal titolo“Salice salentino e primitivo di Manduria a rischio pale eoliche. Produzioni tipiche e territorio da tutelare” che ha avuto come centrale, oltre alle problematiche ambientali che emergono continuamente con i sequestri del Noe di numerosi terreni agricoli contaminati da rifiuti plastici, edili, ferrosi e dai fanghi di dragaggio, proprio il tema eolico.

Fonte: TrNews

 

Uranio ed armi pericolose a Torre Veneri in Salento, il video dei sospetti

I fondali del mare di fronte a Torre Veneri, nel Salento, sono da mesi al centro di un’inchiesta della procura di Lecce: i suoi fondali sarebbero pieni di armi e materiali bellici pericolosi.29735141-586x434

Sono sempre gli atroci sospetti ad essere onnipresenti: atroci sospetti sulle esercitazioni militari nel poligono a due passi da Frigole (Le), in Salento, rimpolpati da un video pubblicato da Linkiesta, che ha cercato di far riemergere dal mare i racconti di 50 anni di esercitazioni belliche nel tacco d’Italia.

Una storia di uranio e agenti chimici. Da mesi ormai si tenta di capire se e come nel poligono che si trova sulla strada provinciale che collega Lecce alla Marina di Frigole, a ridosso di uno dei più bei tratti di mare del Salento, si siano mai effettuate esercitazioni esplodendo proiettili all’uranio impoverito. La procura di Lecce, numerose associazioni, persino una commissione parlamentare si sono attivati, ad oggi con un lavoro quasi infruttuoso, per rispondere ad un quesito che fa tremare i polsi dei cittadini di un paese che “ripudia la guerra”: come scrivevamo anche noi di Ecoblog a inizio febbraio, il ritrovamento di materiale balistico recante le stesse sigle di quello utilizzato durante la guerra in Somalia proprio fuori da quel poligono poteva rappresentare la pistola fumante di quello scandalo. Il video pubblicato da Linkiesta mostra invece qualcosa di più, su cui andranno spese parole e spiegazioni ufficiali:

Nelle acque antistanti la zona militare della Scuola di cavalleria “Caserma Floriani” giacciono infiniti scarti dei giochi di guerra italiani e non solo. […] Proiettili, ogive, perforatori, sabot, bossolame vario. Nel video si mostra per la prima volta ciò che quel tratto di mare nasconde. In alcuni casi i residui si distinguono appena, mimetizzati tra le alghe e la vegetazione in una sorta di trasformazione marina.

Nell’inchiesta che da dicembre 2013 è sul tavolo del procuratore leccese Elsa Valeria Mignone, che ha avviato un’indagine contro ignoti per gestione illecita dei rifiuti nel poligono, questo video può rappresentare una svolta, al pari di quella del gennaio scorso di cui vi abbiamo parlato a suo tempo. Certo è che i misteri attorno al poligono salentino non sono meno oscuri di quelli che aleggiano su Salto di Quirra, in Sardegna.

Fonte:Linkiesta

 

Salento: per i ciclisti in “panne” 440 sedi per riparare la bici. Coinvolte anche le attività commerciali

Sei in giro in bicicletta in Salento e sei in “panne”? Ci pensa “Ciclostop ripara e via” mettendo a disposizione in 97 comuni oltre a una mappa (con 440 fermate tra sedi istituzionale e attività commerciali) tutto il materiale occorrente per riparare gratis la due ruote

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Il programma della seconda edizione del progetto, promosso dall’organizzazione Bicinema e sostenuto dalla Provincia di Lecce, insieme a numerosi altri enti ed associazioni del territorio, è stato presentato oggi a Palazzo Adorno dall’assessore provinciale ai Trasporti e alla Mobilità Bruno Ciccarese, dal direttore scientifico di Bicinema Tiziana Dollorenzo, dal responsabile Bicinema Diego Solari e dalla referente dell’Organizzazione Delia Solari. Dal 2011 l’organizzazione Bicinema.it sostiene la cultura attraverso l’uso della bicicletta nei Cinema e Teatri, e nel 2012 ha risposto all’appello internazionale “Salva i ciclisti” lanciato dal noto quotidiano inglese “Times” con il progetto “CicloStop ripara e via”, al quale ha subito aderito la Provincia di Lecce. Il progetto prevede la creazione di fermate nelle principali sedi istituzionali ed attività commerciali di Lecce e dei 97 Comuni salentini, dove i ciclisti possono riparare gratuitamente e in modo autonomo la propria bicicletta in panne. Si tratta in pratica di veri e propri pit-stop, in cui poter riparare, per esempio, una semplice foratura o gonfiare la ruota della bicicletta. Piccoli interventi “salva ciclisti” possibili grazie alla disponibilità gratuita di un kit-officina composto da pompa, camere d’aria, toppe, mastice, togli copertoni, salviette, guanti, carta vetrata, chiave 14-15. Partita ad aprile 2012 con l’attivazione di 33 fermate, dopo appena un anno di intenso lavoro su tutto il territorio salentino, la rete delle fermate “officina” è stata allargata ulteriormente raggiungendo quota 440. Tra queste compaiono, oltre a quelle della Provincia di Lecce (Palazzo dei Celestini, via Botti, Museo “Castromediano”, Biblioteca “Bernardini”), le sedi delle seguenti istituzioni: Comune di Lecce, Regione Puglia, Università del Salento, Accademia delle Belle Arti, Conservatorio Musicale Tito Schipa, Puglia Promozione, Unesco in bici, Federazione ciclistica italiana, Questura di Lecce, Ospedale Vito Fazzi, Ex ospedale Fazzi, Ex Opis, Oncologico Sede Asl Lecce 1 Via Don Minzoni, Tribunale civile, Vigili del fuoco, Cigl, Cisl, Uil, CsvSalento, Camera di Commercio, Miur, Apulia Film Commission, Agis. E sarà proprio la Provincia di Lecce, che da subito ha creduto e sostenuto “CicloStop” attraverso l’assessorato ai Trasporti e Mobilità di Bruno Ciccarese, ad ospitare l’avvio ufficiale del progetto. Venerdì 29 marzo via a un doppio appuntamento: alle 19.30, nel Museo provinciale “Sigismondo Castromediano” a Lecce, le prime mappe realizzate con tutti gli indirizzi delle 440 fermate saranno consegnate ai rappresentanti delle istituzioni, ai commercianti e a tutti i cittadini; alle 21.30, dall’atrio di Palazzo dei Celestini sempre a Lecce, prenderanno il volo 440 lanterne – mongolfiera, pari al numero delle fermate salva ciclisti, che illumineranno il cielo della Città offrendo un suggestivo ed originale spettacolo notturno. L’incontro sarà accompagnato da un interprete della Lingua italiana dei segni. Entusiasta per l’ulteriore sviluppo del progetto l’assessore provinciale ai Trasporti e alla Mobilità Bruno Ciccarese dichiara: “Continuiamo un percorso in cui l’Amministrazione provinciale ha creduto tantissimo per l’originalità, l’entusiasmo e la passione che animano i suoi organizzatori. La Provincia è tornata a mettere a disposizione le proprie sedi istituzionali per le fermate CicloStop perché crede nella mobilità “dolce”, alternativa e sostenibile e nel lavoro straordinario fatto dall’Organizzazione Bicinema per incentivarla”. Per conoscere tutti gli indirizzi di “CicloStop ripara e via” anche quest’anno è stata realizzata una mappa, ma con una novità. Oltre ad essere consultabile, infatti, la nuova mappa “Controvento”, che si potrà ritirare in tutte le fermate, avrà anche un’altra funzione: potrà essere utilizzata in caso di necessità dai ciclisti per proteggersi contro il vento in bicicletta. Un richiamo al passato, quando chi usava la bicicletta si riparava con i fogli di giornale sul petto, sotto la giacca e il cappotto. Un ricordo che invita ad utilizzare il foglio per un riciclo dei saperi. L’Organizzazione Bicinema ha pensato, inoltre, di installare un totem a disposizione di tutti i cittadini, che sarà ospitato dalla Provincia di Lecce all’interno dell’atrio di Palazzo dei Celestini, sul quale si potranno leggere tutti gli indirizzi raccolti nella Città di Lecce e in provincia e in alcuni cinema e teatri della Regione Puglia convenzionati Bicinema. A partire da aprile prossimo in tutte le fermate CicloStop saranno sostituite le vetrofanie e gli adesivi di riconoscimento dell’iniziativa con una nuova immagine in evidenza su totem e mappe. Altre iniziative sono legate a questa nuova edizione di Ciclostop. All’interno della rete della Città di Lecce sono state ideate alcune fermate dedicate ai bambini. L’iniziativa intitolata “Il CARTELLONE – Fermate per l’Infanzia nel Mondo” consiste in un elenco di indirizzi utili, nazionali ed internazionali, per genitori ed educatori, sui bisogni del bambino: dal divertimento allo studio, dalle cure mediche all’esperienza d’arte nei processi di apprendimento. “Il CARTELLONE” sarà installato presso il Museo provinciale “Sigismondo Castromediano” e la Biblioteca provinciale “Nicola Bernardini” di Lecce, il Comune di Lecce e la ASL Lecce 1, nelle farmacie cittadine, presso la libreria Feltrinelli e il CineTeatro DB d’essai. L’organizzazione Bicinema, inoltre, promuove il progetto “Give me a bike” per recuperare le bici in disuso, ripararle nella ciclofficina Bicinema e distribuirle nei centri sociali e alle associazioni internazionali per un nuovo utilizzo da parte di chi non ha la possibilità di acquistare una bicicletta nuova. All’interno della mappa CicloStop si possono trovare le indicazioni rivolte ai cittadini per consegnare le biciclette in disuso presso la sede Bicinema, in via Principi di Savoia 4. Infine, con l’iniziativa “In bici al cinema”, i cittadini che useranno le due ruote per andare al cinema e al teatro, nelle sale convenzionate a Lecce e in tutte le città capoluogo della Puglia avranno uno sconto al botteghino.

Fonte. Eco dalle città