Un terzo dei bambini americani ostaggio dei cibi industriali

Uno studio americano pubblicato sul Journal of the American Medical Association fa un’analisi chiarissima di ciò che le dieci multinazionali dell’industria alimentare più potenti del mondo sono ruscite a determinare in cinquant’anni. Nei soli Stato Uniti, un terzo delle madri non sa nemmeno cosa sia il cibo vero…

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Gli scienziati lo sanno: 9 esperimenti su 10 falliscono. Pensiamo, però, a quello che negli ultimi 50 anni è stato un grande esperimento di ricerca clinica, con la popolazione americana come partecipante inconsapevole, condotto da 10 grandi ricercatori (Coca-Cola, Pepsico, Kraft, Unilever, General Mills, Nestlé, Mars, Kellogg, Procter & Gamble e Johnson & Johnson). Nel 1965, queste multinazionali ipotizzarono che il cibo trattato fosse meglio del cibo reale. Per determinare se l’esperimento è stato un successo o un fallimento, dobbiamo esaminare le variabili di risultato. In questo caso, le variabili sono 4: consumo di cibo, salute/malattia, ambiente e flusso di denaro; divise per aziende, consumatori e società.

Il cibo industriale è definito da 7 criteri di ingegneria alimentare: è prodotto in serie, è uguale da lotto a lotto, è uguale da paese a paese, usa ingredienti specializzati provenienti da aziende specializzate, consiste di macronutrienti pre-congelati, rimane emulsionato, e ha una lunga durata di conservazione o congelamento. Inoltre, 10 proprietà nutrizionali contraddistinguono il cibo industriale.

Troppo poche fibre. Quando si assumono molte fibre (solubili e insolubili), queste formano una barriera gelatinosa lungo la parete intestinale, rallentando l’assorbimento dei nutrienti e nutrendo il microbioma intestinale. Il lento aumento del glucosio determina una riduzione dell’insulina, mentre il lento aumento del fruttosio riduce l’accumulo di grasso nel fegato.
Troppo pochi omega-3 e troppi omega-6. Gli ω-3 sono precursori degli acidi docosaesaenoico (DHA) e eicosapentaenoico (EPA) (anti-infiammatori). Gli ω-6 sono precursori dell’acido arachidonico (pro-infiammatorio). Il rapporto tra gli acidi grassi ω-6/ω-3 dovrebbe essere di circa 1:1. Attualmente, il rapporto è di circa 25:1, favorendo uno stato pro-infiammatorio che può condurre a uno stress ossidativo e a danni cellulari.

Troppo pochi micronutrienti. Antiossidanti, come le vitamine C ed E, eliminano i radicali dell’ossigeno nei perossisomi e prevengono il danno cellulare, mentre altri, come i carotenoidi e l’acido alfa-lipoico, prevengono la perossidazione dei grassi.

Troppi grassi trans. Questi grassi non possono essere ossidati dai mitocondri, si depositano nelle arterie nel fegato e generano radicali liberi. Difatti, l’US Food and Drug Administration ha dichiarato nel 2013 i grassi trans non “generalmente riconosciuti come sicuri”, quindi dovrebbero sparire anche dalla produzione alimentare.
Troppi aminoacidi a catena ramificata. Valina, leucina e isoleucina sono aminoacidi essenziali, importanti per la biosintesi dei muscoli, ma quando sono assunti in eccesso sono deaminati nel fegato e deviati verso la lipogenesi, aumentando il grasso del fegato.

Troppi emulsionanti. Gli emulsionanti trattengono grasso e acqua (ad esempio, lasagne e gelati). Tuttavia, gli emulsionanti sono detersivi e possono spogliare lo strato di mucine che protegge le cellule epiteliali intestinali, predisponendo a malattie intestinali o allergie alimentari.

Troppi nitrati. I nitrati (carne affumicata) possono essere metabolizzati in nitroso ureico, che può predisporre al cancro del colon.

Troppo sale. Circa il 15% della popolazione è sensibile al sale, il cui eccesso può manifestarsi con ipertensione e malattie cardiache.

Troppo etanolo. L’etanolo è convertito in grasso epatico e comporta stress ossidativi. Mentre è chiaramente una preoccupazione negli adulti, è meno probabile che l’etanolo abbia un ruolo nella maggior parte dei bambini, in quanto l’uso è limitato.

Troppo fruttosio. I bambini consumano invece il fruttosio. E in effetti, il fruttosio è metabolizzato nel fegato esattamente come l’etanolo. Lo zucchero (ad esempio, sciroppo di saccarosio e di mais ad alto contenuto di fruttosio) è l’alcol del bambino, il motivo per cui i bambini si ammalano delle malattie da consumo di alcol (per esempio, diabete di tipo 2, dislipidemia e steatosi epatica non alcolica) senza consumare alcol. Inoltre, il 74% di tutti gli articoli dei reparti alimentari contengono zucchero aggiunto; questo fa dello zucchero il marcatore del cibo industriale.

Valutiamo ciascuna delle 4 misure di risultato.

La prima è il consumo di cibo. Gli Stati Uniti spendono solo il 7% del PIL in cibo. Questo permette, a noi, il paese più obeso al mondo, di comprare di più. Non c’è dubbio che il consumo di cibo è in aumento, un aumento in 187 kcal/die negli uomini, 335 kcal/die nelle donne e 275 kcal/die negli adolescenti dal 1995. Ma quali calorie? Non i grassi, la cui quantità è rimasta stabile; l’aumento è nei carboidrati raffinati, metà dei quali sono zucchero. Negli ultimi 30 anni, mentre la carne è diminuita dal 31% al 21% delle vendite di prodotti alimentari, gli alimenti industriali e i dolci sono aumentati dall’11,6% al 22,9%.

La seconda è salute/malattia. Non c’è dubbio che sia l’obesità che il diabete siano aumentati astronomicamente. Il consumo di zucchero predice la sindrome metabolica negli adolescenti, indipendentemente dalle calorie o dal BMI. Quando nei bambini abbiamo sostituito l’amido allo zucchero, la loro sindrome metabolica si è risolta. In realtà, la ricerca dimostra che c’è una stretta relazione tra consumo di zucchero e diabete di tipo 2, dislipidemia e steatosi epatica non alcolica.
La terza è l’ambiente. La World Wild Life Federation sostiene che la produzione di colture correlate allo zucchero porta all’erosione del suolo e a una perdita ogni anno di 6 milioni di ettari di terra arabile, come dimostrato in Everglades (Florida)e in Amazzonia. Inoltre, la monocoltura (ad esempio mais e soia) per produrre alimenti industriali ha portato ad un aumento dell’uso di atrazina, della contaminazione da nitrati, allo sviluppo di resistenza agli erbicidi, e alla comparsa di erbe super infestanti. E infine, i flussi di denaro. Fino al 2012, le ditte di alimenti industriali, zucchero e bevande sono andate meglio delle altre, secondo l’indice Standard & Poor 500. Tuttavia, dal 2013, la loro performance di mercato è stata subottimale, come si evidenzia dal licenziamento di 1800 dipendenti della Coca-Cola nel 2014 per risparmiare 3 miliardi di dollari e dal licenziamento del CEO di McDonald’s, Don Thompson. Per i consumatori, il cibo industriale costa la metà di quanto costa il cibo vero, e la sua curva di aumento nel tempo è più bassa; ciò rende apparentemente il cibo industriale un affare, almeno a breve termine. Tuttavia, i soldi spesi per i premi assicurativi, la riduzione in anni di lavoro a causa della disabilità, e l’aumento degli anni di vita persi a causa di malattie croniche a lungo termine depaupera i risparmi dei consumatori. L’assistenza sanitaria è cresciuta dal 2% del PIL nel 1965 al 17.9% nel 2014, e si stima che raggiungerà il 21% entro il 2020. Attualmente, l’industria alimentare incassa 1.46 trilioni di dollari l’anno, di cui il 45% (657 miliardi) di utile lordo. Ma l’assistenza sanitaria costa 3.2 trilioni l’anno, di cui il 75% per le malattie del metabolismo; e il 75% dei costi per la sindrome metabolica potrebbe essere evitato se decidessimo di cambiare la nostra dieta collettiva. Ciò equivale a una perdita di 1.8 trilioni di dollari, il triplo di quanto prodotto dall’industria alimentare. Questo è insostenibile. La riforma sanitaria di Obama non può arginare questa tendenza perché non c’è prevenzione alle malattie a lungo termine se non cambiando la dieta. Ecco perché Morgan Stanley predice una crescita economica dello 0.0% per il 2035 basandosi sul nostro attuale modello ad alto consumo di zucchero, e perché il Credit Suisse ha chiesto una tassazione dello zucchero per limitare le crisi di obesità e diabete. Finora, un referendum su questa tassa ha vinto a Berkeley, San Francisco, Oakland e Albany, in California; a Boulder, Colorado; nella Cook County, Illinois; e a Philadelphia, Pennsylvania.

Alla luce di questi risultati, la conclusione è chiara: gli alimenti industriali sono un esperimento fallito. Il cibo industriale è ricco di zuccheri e basso in fibra. C’è solo un alimento, il vero cibo, a basso contenuto di zucchero e ricco di fibre. Il cibo vero è ciò che il mondo ha mangiato per millenni senza rischio di malattie a lungo termine. E non è quello che le 10 società più grandi dell’industria alimentare stanno vendendo. Un terzo delle madri americane oggi non sa neanche cos’è il vero cibo o come si cucina; esse e i loro figli sono destinati a rimanere ostaggi dell’industria alimentare. I pediatri dovrebbero fornire una guida anticipatoria. Eliminare il cibo industriale deve essere la priorità numero 1.

Da Lustig RH, Lee PR. Processed Food: an experiment that failed .JAMA Pediatrics 2017;171:212-4

Traduzione di Sergio Conti Nibali

Grazie all’associazione “No Grazie Pago Io”

Fonte: ilcambiamento.it

 

 

 

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Come addolcire l’acqua in lavatrice per risparmiare detersivo: il trucco del sale

Sale nella lavatrice come anticalcare e per usare meno detersivobucato

Esiste una soluzione naturale per ottimizzare il lavoro della lavatrice e utilizzare meno detersivo: utilizzare il sale per addolcire le acque dure e come anticalcare. Nell’esperimento sono stati usati anche l’aceto e il bicarbonato, una soluzione mutuata da soluzioni eco per la lavastoviglie. Vediamo nel dettaglio come usare la lavatrice con questa modalità. Le acque dure non sono le migliori per fare il bucato in lavatrice: lasciano una patina biancastra e rendono le fibre stoppose. Dopo molti lavaggi in acqua ricca di calcare la nostra biancheria smette di essere bianca e diventa grigiastra. Non solo bisogna usare più detersivo per lavare i panni, ma anche ammorbidente e anticalcare per lavatrice.  Insomma, un vero e proprio attentato all’ambiente. Eppure un rimedio c’è e anche semplice che ho testato personalmente nella mia lavatrice: un bicchiere- di sale grosso a lavaggio per il programma da 7 Kg. Ovviamente metto meno detersivo, liquido e comprato alla spina, non uso l’ammorbidente ma aceto messo per l’ultimo risciacquo e non uso (mai usato per la verità) anticalcare. L’idea mi è venuta osservando la lavastoviglie: perché ha il cestello per il sale grosso? Il sale nella lavastoviglie si mette per addolcire l’acqua e per far venire più brillanti le stoviglie. Ecco, ho pensato, il sale dovrebbe aiutare a far venire il mio bucato più pulito grazie all’uso di un’acqua più dolce. Comunque, ho anche aggiunto un cucchiaio di bicarbonato. Il lavaggio con sale, bicarbonato e aceto l’ho ripetuto anche su capi colorati, jeans e neri e in nessun caso ho avuto problemi. L’aceto in lavatrice può infatti sostituire l’ammorbidente, ma non solo: in virtù della sua composizione è anche un anticalcare, ragione che lo rende utilizzabile per lo stesso scopo anche nella lavastoviglie.
Foto | Flickr

Fonte: ecoblog.it

Scopriamo le proprietà del magnesio

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È lo scarto del sale, ma è indispensabile per l’attività di oltre 300 enzimi e svolge un ruolo fondamentale praticamente su quasi tutti gli apparati del corpo umano. Non a caso, da chi ne conosce le potenzialità, è considerato la panacea di molti mali. È facilmente assimilabile ed economico. Ma soprattutto funziona. È l’unico fra i Sali di magnesio ad aver dimostrato la sua efficacia nella terapia delle malattie infettive, grazie all’effetto stimolante sui globuli bianchi e in generale su tutto il sistema immunitario. Il Cloruro di Magnesio aiuta a curare “epilessie, distrofie, sclerosi, poliomielite, tumori, asma, bronchite cronica, broncopolmonite, enfisema polmonare, influenza, pertosse, raucedine, affezioni dell’apparato gastrointestinale, malattie cervicali, tensioni neuro muscolari, artriti, sciatiche, dolori ai muscoli, calcificazioni, osteoporosi, depressioni, ansie, paure, mali di testa, febbri, fuoco di sant’Antonio, orticarie, tetano (anche quando il paziente è già rigido), morsi di vipera (lavare anche la ferita), rabbia, parotite, scarlattina, rosolia, morbillo e le altre malattie dell’infanzia”. Come ogni scoperta, anche questa parte da un evento pressoché fortuito: nel 1915 il professor Pierre Delbet, utilizzando una soluzione di cloruro di magnesio per il lavaggio delle ferite, si rese conto di come questa non solo non danneggiasse i tessuti, cosa che – invece – accadeva con gli altri antisettici, ma addirittura facilitasse la guarigione della ferita stessa. Delbet scoprì inoltre come l’uso del cloruro di magnesio scongiurasse pericolose complicazioni, quali le sovra infezioni batteriche frequenti all’epoca, grazie all’azione di stimolo sull’attività dei globuli bianchi. Il successivo e importantissimo passo fu scoprire che l’azione di stimolo non era limitata ai globuli bianchi, bensì agisse su tutte le cellule dell’organismo, allargando lo spettro oltre i meccanismi di difesa. La sperimentazione proseguì somministrando la soluzione anche per via orale, riscontrando – nella maggior parte dei pazienti – il manifestarsi di una sensazione di benessere generale, energia, una maggiore resistenza alla fatica e una maggior stabilità emotiva. All’epoca, le molte persone che cominciarono ad assumere la soluzione di cloruro di magnesio in qualità di “tonico”, con conseguenze inaspettate sull’organismo, informarono prontamente il professore. In poco tempo, grazie alle testimonianze dei pazienti, Delbet si ritrovò tra le mani gli effetti della sua “scoperta”. Il cloruro di magnesio aveva fatto scomparire completamente disturbi dell’apparato digerente come coliti, colecistiti e angiocoliti, aveva migliorato in modo esponenziale affezioni del sistema nervoso quali il tremore senile, il morbo di Parkinson, i crampi muscolari. Ancora, effetti sorprendenti erano stati riscontrati nella cura della pelle: acne giovanile, eczema, psoriasi, verruche, geloni, prurito. Infine, Delbet fu in grado di dimostrare come il cloruro di magnesio potesse migliorare lo stato di unghie e capelli, di diverse patologie legate allo stato allergico come il raffreddore da fieno, l’orticaria, i pruriti di vario genere fino ad arrivare alle emorroidi e all’edema di Quincke. La sua sperimentazione si allargò a tal punto da testare il cloruro di magnesio localmente, sotto forma di pomata: l’effetto non raggiunse il 100% voluto, ma l’applicazione permise di far inscurire buona parte di capelli e barbe sbiancate da anni, o di scolorire le macchie cutanee della “vecchiaia”. Nelle sue ricerche, Pierre Delbet fu coadiuvato dal Dottor Neveu, ma i benefici del Cloruro di Magnesio hanno interessato parecchi medici e ricercatori, tra cui l’italiano Raul Vergini. Se gli alchimisti assegnavano la denominazione di Panacea Universale al chermes, minerale ritenuto capace, oltre che di guarire ogni male, anche di prolungare indefinitamente la vita, a questo punto anche il Cloruro di Magnesio potrebbe arrogarsi, senza tema di smentita, lo stesso titolo. La cosa incredibile è come la carenza di Magnesio sia sempre stata ignorata dai medici come possibile causa di almeno una buona parte dei disturbi che affliggono l’essere umano. Il Magnesio è un elemento essenziale presente in tutti gli organismi, indispensabile per lo svolgimento di numerose reazioni enzimatiche. L’organismo umano ne contiene circa 25 grammi, localizzati per lo più nelle ossa, nei muscoli, nel cervello e in altri organi come fegato, reni e testicoli. Il Magnesio ha la capacità di produrre l’equilibrio minerale necessario agli organi per l’espletamento delle loro funzioni, come per esempio i reni, alimenta l’acido urico nelle artrosi, ha potere decalcificante fino alle più sottili membrane nelle articolazioni, nelle sclerosi e nelle sclerosi calcificate, quindi è un valido aiuto per prevenire gli infarti poiché purifica il sangue. Rinvigorisce anche il cervello: diversi studi attestano la sua validità nel mantenerne la gioventù, fino alla vecchiaia. Malgrado tutto ciò, Il Magnesio è – tra tutti gli elementi – il meno somministrato. La sua importanza è stata, e ancora oggi continua a essere dai più, sottovalutata. Se è stato dimostrato come, con l’uso del Magnesio, aumenti anche la conta dei globuli bianchi perché questo effetto, che porta il nome di citofilassi, continua a essere ufficialmente trascurato? Come dire che per l’essere umano non sia importante avere la possibilità di aumentare il proprio tono immunitario. Secondo Padre Beno J. Schorr, professore di fisica, chimica e biologia al Collegio di Santa Caterina “Il Magnesio elimina il calcio dai punti indebiti e lo fissa solidamente alle ossa. Dopo i 40 anni l’organismo assorbe sempre meno magnesio, producendo vecchiaia e dolori perciò deve essere preso secondo l’età. Dai 40 ai 55 anni: mezza dose (una dose = una tazzina da caffè). Dai 55 anni ai 70: una dose al mattino. Dai 70 ai 100 anni: una dose al mattino ed una alla sera”. (1985). È del 1932 la ricerca di Schrunipf-Pierron: la dieta abituale delle popolazioni rurali dell’Egitto forniva quasi due grammi di Magnesio al giorno. Risultato? Tra i contadini egiziani l’incidenza del cancro era 10 volte inferiore a quella delle popolazioni di Europa e USA, mentre quella del cancro allo stomaco addirittura 50 volte minore. Non a caso, anche Delbet orientò la sua ricerca anche in quest’ambito. Nel quotidiano, Schrunipf-Pierron osservò come i contadini egiziani non soffrissero di raffreddori, influenze, polmoniti e pleuriti. Le loro donne partorivano con estrema facilità, mentre gli anziani conservavano un’ “andatura elegante e armoniosa anche in età molto avanzata”. Sia chiaro, il Cloruro di Magnesio non è una medicina, bensì un alimento che non ha controindicazioni ma soprattutto è compatibile con qualsiasi cura farmacologica in corso. Ha comunque una peculiarità non indifferente: prenderne una dose per un dolore soltanto fa sì che eventuali altri dolori guariscano comunque, perché il sale mette in ordine tutto il corpo. Dove trovare Il Magnesio? Presto detto: nei cereali integrali, la soia, i fagioli, i vegetali in genere (se coltivati con metodo biologico), i frutti di mare, cioccolata e cacao. Essendo un prodotto di scarto del sale, va da sé che anche il sale marino sia ricco di Magnesio. Peccato però che l’impiego di concimazioni minerali e il raffinamento dei cibi portino alla quasi totale perdita di magnesio. La stessa cottura può portare a un impoverimento dello stesso fino al 70%. Come scoprire se si è carenti di Magnesio? Molto spesso i sintomi passano per ansia, ipereccitabilità muscolare, cefalea, vertigini, insonnia, asma, alterazioni del ritmo cardiaco, stanchezza eccessiva, disturbi del ciclo mestruale. Dire che si sarà immuni da tutte le malattie è impossibile, ma sapere che c’è la possibilità di attenuare i dolori e il decadimento del corpo, è già una ragione importante per cominciare ad assumerlo. Anche perché il corpo, nella sua grande intelligenza fisiologica, elimina l’eventuale eccesso da solo. Al massimo, pulirete l’intestino. Che male non fa. Per quanto mi riguarda, devo ringraziare un erborista che, anni fa, mi ha letteralmente “rimessa al mondo” consigliandomi il Cloruro di Magnesio. La pigrizia a volte prende il sopravvento e io stessa, pur consigliandolo a tutti, dimentico di assumerlo. E gli effetti si vedono. Per quanto mi riguarda, uso il Magnesio Supremo, scelto dopo aver letto il libretto accompagnatorio. Iniziato con il pensiero che comunque male non faceva, ho visto sparire in poco più di una settimana un dolore alla schiena che credevo cronico, e non solo. Potete trovare questo prodotto nelle farmacie più lungimiranti, nelle erboristerie, o ordinarlo online. Francamente dove lo acquistiate non ha importanza. Posso solo dirvi che mi ha aiutata, tanto. Così ho pensato fosse giusto e doveroso, da parte mia, mettervi a parte del mio “piccolo segreto”.

Buona vita

Cristina Colombera

Nella mia ricerca, ho avuto modo di leggere parecchie testimonianze. Tra tutte, ho scelto questa: “Rientrato a Florianopolis, presi una dose di Cloruro di Magnesio tutte le mattine. Tre giorni più tardi, presi una dose al mattino e una alla sera. Al ventesimo giorno mi svegliai non più rannicchiato, ma disteso nel letto e senza dolori. Se camminavo, il dolore era ancora presente. Al trentesimo giorno mi alzai sbalordito: non mi faceva male più niente. Al quarantesimo giorno camminai per tutta la giornata sentendo appena un leggero peso alla gamba. Sono ormai trascorsi dieci mesi, mi sento agile e mi piego quasi come un serpente perché il Magnesio porta via il calcio dai punti indebiti e lo fissa solidamente alle ossa. Le mie pulsazioni, che prima erano inferiori ai 40 battiti, sono ritornate normali. Il mio sistema nervoso è ristabilito e molto più lucido. Il sangue, decalcificato, è fluido. Le frequenti fitte acute al fegato sono scomparse. Molti chiedono cosa mi stia succedendo poiché, a giudicare dall’aspetto, sembro ringiovanito. Infatti, ho riacquistato la gioia di vivere. Con questa cura centinaia di persone, dopo anni di sofferenze per dolori vertebrali, artrosi, acidi urici e altro, sono guarite al Collegio di Santa Caterina”.

 

Magnesium, The Nutrient That Could Change Your Life.

Fonte: ilgiornaledellebuonenotizie.it

Tratto da: http://www.ecplanet.com/node/3880

http://pianetablunews.wordpress.com/

Pulizie di casa: i 7 usi del sale marino

Il sale: economico ed ecologico. No, non per cucinare, ma per pulire: vogliamo svelarvi i sette utilizzi del prezioso minerale ai quali non avreste mai pensato.

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Ma come facevano le nostre nonne a lavare e fare le pulizie di casa senza tutti i prodotti in commercio? Smacchiare, ammorbidire, sanificare uno sporco davvero sporco, macchie di terra, di sudore del lavoro dei campi, lo sporco delle dure giornate sotto il sole, di GRASSO e quant’altro. Quello di oggi, se paragonato, è uno sporco leggerissimo ma, nonostante questo, i prodotti in commercio sono tanti di più: nelle case degli italiani si stimano esservi ben 20 prodotti convenzionali per la detersioneANTICALCAREANTIMUFFA, sbiancanti, detersivi per i blu, i neri e le sfumature di grigio. Ma servono davvero? E quanto ci costano? Proviamo a vedere la situazione da un altro punto di vista e tentiamo di capire che cosa usavano una volta per risolvere piccoli grandi problemi di muffa, calcare e sporco.
Ci sono, infatti, ingredienti che in tutte le nostre case non mancano mai, ingredienti low cost e che svolgono una miriade di funzioni diverse. Anche per le pulizie di casa. Per esempio, sapevate che il sale marino è un ingrediente di fondamentale importanza per pulire ecologicamente e a basso costo?

Pulizie di casa: con il sale potrete:

1 – Ravvivare i colori

Un metodo della nonna semplice per ravvivare i colori scuri è quello che prevede l’utilizzo di un  bicchiere di the, un bicchiere di aceto e 2 cucchiai di sale grosso miscelati in acqua fredda. I capi sbiaditi vengono immersi in questa soluzione per un’oretta e poi vengono lavati normalmente in lavatrice o a mano con il classico detersivo per bucato.

2 – DEODORARE le scarpe

 

Miscelate due parti di bicarbonato e una di sale e spargetela nelle scarpe: fate riposare per una notte, scuotete e vedrete che gli odori saranno solo un ricordo.

 

3 – Sbiancare il cotone o il lino

Prima di lavare il lino o il cotone, mettete i vostri indumenti o tessuti in una bacinella, considerando che su 1 litro di acqua andrà aggiunto 1 cucchiaino di sale grosso. Tenete in ammollo per una notte, poi procedete con il vostro bucato.

4 – Rimuovere le macchie di vino

Preparate una pappetta con metà sale e metà bicarbonato, impastate con acqua e spalmatela sulla macchia. Fate agire per un’oretta, poi lavate.

5 – Togliere le macchie di SUDORE

 

Aloni gialli di sudore che non se ne vanno? Per togliere queste orride macchie vi consigliamo due procedimenti: prima versate dell’aceto di vino bianco direttamente sulla macchia e a capo asciutto; poi, e questo trucco è particolarmente indicato per togliere il cattivo odore, immergete il tessuto in una bacinella con acqua, 2 cucchiai di sale grosso e aceto (1 bicchiere d’aceto per 2 litri d’acqua calda) e lasciate per 30 minuti in ammollo. Infine, procedete al normale lavaggio in lavatrice.”

 

6 – Rimuovere macchie di muffa o RUGGINE

 

Preparare un composto di sale e succo di limone da applicare sulla zona interessata. Si lascia asciugare al sole, sciacquando e asciugando nuovamente. Un ottimo rimedio per le pulizie di casa

 

7 – Bicchieri nuovi

Prima di usare dei nuovi bicchieri, mettili a bagno per una mezz’ora in acqua tiepida salata.

Giulia Landini

 

Fonte:http://stilenaturale.com/news/1677/Pulizie-di-casa-i-7-usi-del-sale-marino.html

Tratto:  http://pianetablunews.wordpress.com/

 

Insalata tiepida di tubetti e cannellini


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Chi l’ha detto che la pasta e fagioli è buona solo calda? Ecco una versione della classica pasta e fagioli, rivisitata, da gustare tiepida. Questi gli ingredienti per 4 persone: 300gr. di tubetti, 300 gr. di cannellini già lessati, due carote, una cipolla, una costa di sedano, una patata, una zucchina se stagione, altrimenti un broccolo verde, oppure 300 gr di zucca, oppure peperoni, un cucchiaino di concentrato di pomodoro, crostini di pane aromatizzati con olio e origano a piacere, sale, pepe, olio evo. La prima cosa da fare è cuocere la pasta in abbondante acqua salata; nel frattempo mettete in padella l’olio evo, la cipolla tagliata finemente, le carote e la patata pulite e tagliate a cubetti piccoli, il sedano ben lavato e tagliati finemente, lasciate rosolare a fuoco vivace. Qui va aggiunta la verdura di stagione come la zucca, o il broccolo verde, o i peperoni tagliati e fettine sottili, ma di queste potete anche farne a meno servono solo a arricchire l’insalata tiepida. Appena le verdure sono ben cotte aggiungete un mestolo d’acqua preso dalla pentola della pasta e il cucchiaino di concentrato di pomodoro, lasciate ritirare l’acqua e spegnete. Terminata la cottura dei tubetti scolateli e raffreddateli sotto un getto di acqua fredda; scolateli bene e passateli nella padella a freddo dove ci sono le verdure. Mescolate bene, completate con un filo di olio evo a crudo e guarnite con crostini di pane aromatizzato con origano.

Fonte: ecoblog

 

Purè di patate vegan e felafel

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Il purè di patate vegan con felafel vegetali è un piatto unico molto ricco e saporito e perfetto per una cena. Per il purè di patate per 4 persone scegliete 4 patate grandi; un bicchiere di latte di soia, 4 cucchiai di olio evo. Per i felafel ossia le polpette di ceci occorrono 400 gr. di ceci lessati, una cipolla, prezzemolo, farina,olio per friggere d’arachidi, sale e pepe.

Passiamo alla preparazione del purè che si inizia mettendo a bollire con la buccia ben pulita le patate e si lasciano cuocere per mezzora  Nel frattempo prepariamo i felafel, ossia le polpette di ceci. Nel mixer fate andare i ceci, il prezzemolo abbondante, la cipolla il sale, il pepe e tutti quegli aromi che più gradite e iniziate a tritare. Dovete ottenere una pasta morbida che passate in una ciotola. C’è chi fa riposare questo impasto, io personalmente i felafel li faccio anche subito. L’unica cosa è controllare che si riesca a ottenere le polpette perché se l’impasto è troppo friabile allora per legare si aggiunge della farina finché appunto non risulta bel consistente. A quel punto si fanno le polpette un po’ schiacciate e si friggono in olio abbondante. Li mettete una volta cotti a sgocciolare su carta assorbente. Veniamo alla preparazione del purè. Tolte le patata cotte dall’acqua le fate sgocciolare qualche minuto e le spellate; le mettete nel passapatate e schiacciate direttamente in pentola, correggete di sale pepe e aromi e aggiungete l’olio; ora a filo mettete il latte di soia e vi regolate sulla consistenza per evitare che venga liquido. Vi ho dato la misura di un bicchiere che è indicativa perché dipende un po’ dalla qualità di patate se assorbono più o meno liquido e dunque affidatevi al vostro gusto.

Componete purè di patate e felafel nel piatto di portata.

Fonte: ecoblog

Miti e Realtà dell'Alimentazione Umana - Libro
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