Sacchetti “falsi bio”, a Torino il pm Guariniello apre un fascicolo per frode. Occhio al marchio…

In seguito alla denuncia di Assobioplastiche circa i sacchetti commercializzati come “biodegradabili” ma non conformi alla legge, il pm di Torino Raffaelle Guariniello ha aperto un fascicolo per frode in commercio e ha affidato ai carabinieri del NAS l’identificazione delle aziende che producono e distribuiscono prodotti non conformi380238

Assobioplastiche segnala che in seguito alla sua denuncia circa i sacchetti commercializzati con la dicitura “biodegradabile” ma non conformi alla legge, il pm di Torino Raffaelle Guariniello ha aperto un fascicolo per frode in commercio e ha affidato ai carabinieri del NAS l’identificazione delle aziende che producono e distribuiscono prodotti non conformi. Come riscontrato anche nel nostro giro esplorativo fra i negozi e i mercati del centro di Torino, infatti, i sacchetti usa e getta messi fuori legge dal bando italiano restano ancora la maggioranza, fatta eccezione per le catene d’abbigliamento passate negli ultimi anni – in gran parte – alla carta. I sacchetti compostabili rimangono perlopiù confinati alla grande distribuzione, mentre la maggior parte degli esercizi commerciali e la quasi totalità degli ambulanti si serve di sacchetti in plastica ultraleggera, e in alcuni casi di sacchetti additivati, anch’essi inclusi nel divieto entrato  ufficialmente in Gazzetta Ufficiale.  Come ricordato nell’articolo sopra citato, e in diverse altre occasioni, i sette anni di comunicati contraddittori, ricorsi e inversioni di rotta impiegati per l’approvazione della legge hanno lasciato una gran confusione fra i commercianti, molti dei quali si ritrovano ad oggi ancora all’oscuro del divieto, e delle sanzioni in cui rischiano di incorrere.

Assobioplastiche ricorda che:

  1. Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della legge di conversione (n. 116/2014) del Decreto Legge Competitività (n. 91/2014), è ribadito il divieto di commercializzazione degli shopper monouso non biodegradabili e compostabili.

    La suddetta legge di conversione del Decreto Legge Competitività, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 192 del 20 agosto scorso, contiene una norma (art. 11, comma 2-bis) che fa scattare dallo scorso 21 agosto le sanzioni pecuniarie previste per la commercializzazione di sacchetti per la spesa in plastica, ad eccezione di quelli monouso biodegradabili e compostabili secondo la norma UNI EN 13432:2002 e, ovviamente, di quelli riutilizzabili secondo precisi requisiti di spessore.

    2.La sanzione per chi commercializza prodotti non conformi – che si applica anche qualora tali prodotti vengano ceduti al pubblico a titolo gratuito [v. art. 1, lett. d) D.M. 18 marzo 2013, n. 67447] – parte da 2.500 euro per arrivare a 25.000 euro, aumentata fino a 100 mila euro se la violazione riguarda quantità ingenti di sacchetti (oppure un valore della merce superiore al 20 per cento del fatturato del trasgressore: v. articolo 2, comma 4, del d.l. 25 gennaio 2012, n. 2, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 28, come da ultimo modificato dall’articolo 11, comma 2-bis, del d.l. 24 giugno 2014, n. 91, convertito, con modificazioni, dalla Legge 11 agosto 2014, n. 116).

    3. I prodotti monouso conformi sono solo quelli certificati biodegradabili e compostabili in accordo con la norma UNI EN 13432:2002

Gli enti certificatori più comunemente utilizzati dai produttori dei manufatti biodegradabili e compostabili al fine di certificarne la piena rispondenza alla UNI EN 13432:2002 sono AIB Vincotte, Certiquality s.r.l. e Dincertco.
In Italia è stato sviluppato da alcuni anni un efficiente sistema di marcatura e riconoscimento dei manufatti biodegradabili e compostabili a cura del Consorzio Italiano Compostatori (con la collaborazione dell’ente certificatore Certiquality s.r.l.) che rilascia il marchio “Compostabile-CIC”.Quanto ai sacchi non biodegradabili e compostabili, gli spessori che questi debbono possedere per essere considerati riutilizzabili, e dunque commercializzabili, sono quelli indicati dalla normativa di cui sopra, ossia: 200 micron per i sacchi con maniglia esterna destinati all’uso alimentare; 100 micron per i sacchi con maniglia esterna non destinati all’uso alimentare; per i sacchi cosiddetti a fagiolo, cioè senza manici esterni, 100 micron se destinati all’uso alimentare, 60 micron se non destinati all’uso alimentare.

Fonte: ecodallecitta.it

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Sacchetti, i proventi delle multe alle Tesorerie Provinciali

Sanzioni per chi distribuisce o vende sacchetti di plastica usa e getta: salvo ulteriori precisazioni, i proventi delle multe applicate ai trasgressori del bando andranno alla Tesoreria Provinciale dello Stato, e l’autorità competente a valutare eventuali ricorsi è la Camera di Commercio380180

Sacchetti sanzioni, non saranno i Comuni ad incassare i proventi delle multe ai trasgressori del bando, ma le Tesorerie Provinciali dello Stato, le cui funzioni sono svolte dalla Banca d’Italia. Come ricordato, il testo della legge non prevede destinazioni d’uso specifiche per le somme incassate, che non sono quindi vincolate a nessun intervento di sostenibilità ambientale, come invece accade per gli introiti delle multe per divieto di sosta.
Vigili Urbani sono tenuti ad effettuare controlli d’ordinanza per accertare il rispetto della legge e le eventuali segnalazioni seguiranno l’iter tradizionale:ricevimento/verifica/controllo/accertamento infrazioni. Nel caso in cui i trasgressori multati decidessero di presentare ricorso, gli scritti difensivi verranno valutati dalla Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura.

Fonte: ecodallecitta.it

Sacchetti, usa e getta in plastica banditi in California da luglio 2015. Si attende firma del governatore

Con 22 voti a favore e 15 contrari, il Senato della California ha votato il disegno di legge che chiede la chiede la messa al bando di tutti i sacchetti di plastica usa e getta non compostabile in tutto lo Stato. Si attende la firma del Governatore Jerry Brown entro il 30 settembre. Il provvedimento sarebbe operativo da luglio 2015 (alimentari e farmacie) e dal 2016 per tutti gli altri negozi380115

Di un bando dei sacchetti nell’intera California si parlava da anni, almeno da quando Los Angeles adottò il provvedimento che ne vietava l’uso nel 2007, seguita nel corso degli anni da un centinaio di comuni. La prima proposta di legge nazionale venne presentata nel 2010, ma la massiccia reazione dei colossi dell’insustria plastica fece naufragare il progetto. (La sola Hilex Poly – il più grande gruppo americano per la produzione di buste in polietilene – spese oltre 1 milione di dollari in pubblicità, per diffondere la propria campagna contraria al divieto).
febbraio di quest’anno il progetto di bando venne recuperato dal senatore Alex Padilla, che presentò una proposta di legge (testo originalequi) che chiedeva l’eliminazione di tutte le buste di plastica usa e getta dai supermercati, dagli alimentari, dalle farmacie e dai rivenditori di liquori, offrendo in alternativa sacchetti compostabili, di carta o di plastica riutilizzabile a dieci centesimi. (Alternative a cui il senatore Padilla ha sempre pubblicamente dichiarato di preferire le sporte in stoffala soluzione più ecologica di tutte).  Questa stessa proposta di legge è stata votata ora con 22 voti a favore e 15 contrari dal Senato della California, rendendo sempre più probabile l’entrata in vigore del provvedimento.  Perché ciò avvenga, il progetto dovrà essere tramutato in legge entro il 30 settembre e firmato dal governatore democratico Jerry Brown, che al momento non avrebbe ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali in merito. Se il Governatore firmerà il provvedimento la legge entrerà in vigore a luglio 2015, cominciando con alimentari e farmacie, per poi estendersi a tutti i tipi di negozi l’anno successivo.

Fonte: ecodallecitta.it

Sacchetti, in attesa del voto sulla direttiva UE: Polieco sostiene la proposta di Potocnik

“Il Consorzio PolieCo esprime il suo apprezzamento per lo sforzo profuso dall’Unione Europea nella direzione di favorire in  Europa l’utilizzo di borse multiuso al posto degli shoppers usa e getta, utilizzando un apposito strumento normativo di prossima promulgazione che dovrebbe, tra le altre cose, mettere fine alle tante diatribe che sono scaturite in alcuni Paesi membri”
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“Il Consorzio PolieCo – Consorzio nazionale per il riciclaggio dei rifiuti dei beni a base di polietilene –
esprime il suo apprezzamento per lo sforzo profuso dall’Unione Europea nella direzione di favorire in Europa l’utilizzo di borse multiuso al posto degli shoppers usa e getta, utilizzando un apposito strumento normativo di prossima promulgazione che dovrebbe, tra le altre cose, mettere la parola “fine” alle tante diatribe che sono scaturite in alcuni Paesi membri. Tale soddisfazione scaturisce dall’allineamento della proposta alle istanze contenute nella cosiddetta “gerarchia dei rifiuti”, laddove si indica chiaramente l’obiettivo primario di riduzione della produzione di rifiuti ed il prioritario riuso dei vari beni. Si ricorda che, in Italia, nella fattispecie dei beni in polietilene (PE) questi sono sottoposti proprio al contributo PolieCo nettamente inferiore al contributo CAC per le plastiche. Tale apprezzamento anticipa la vicina scadenza del prossimo 10 marzo, allorquando il Parlamento europeo voterà un provvedimento per la sostanziale messa al bando degli shoppers in plastica usa e getta in favore delle borse multiuso. (Ndr: in realtà la proposta di direttiva europea lascia liberi i singoli Stati dell’Unione Europea di intraprendere i provvedimenti che riterranno più efficaci ai fini di ridurre il consumo di sacchetti in plastica usa e getta. Tali misure possono prevedere bandi, tassazioni o altri tipi di incentivi e obiettivi di riduzione)”. “Si sottolinea, inoltre, come lo strumento scelto dalla Commissione Europea per indicare la strategia europea per i rifiuti di plastica nell’ambiente – approvata dal Consiglio su relazione dell’ottimo On. Vittorio Prodi – che, tra l’altro, prevede di modificare la direttiva 94/62/CE sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio per ridurre il consumo di borse di plastica in materiale leggero, fornisce un chiarimento definitivo sull’assoggettamento alla normativa imballaggi esclusivamente delle borse di plastica con uno spessore inferiore ai 50 micron, riportando nell’ambito della disciplina dei beni le borse con uno spessore superiore ai 50 micron, istanza, questa, da sempre sostenuta dal PolieCo stesso. Pur non disconoscendo la valenza innovativa delle bioplastiche compostabili, che ha portato lo scrivente Consorzio ad affiancare, da subito, i propri associati nelle politiche di eventuale riconversione produttiva, il PolieCo è da sempre convinto che favorire, come detta la norma comunitaria, la riduzione della produzione di rifiuti plastici attraverso la promozione di borse multiuso sia un obiettivo pienamente coerente con i target comunitari di sostenibilità. Non solo, in questo caso il Legislatore si fa anche protagonista di un’istanza educativa nel settore ambiente laddove stabilisce un freno alla cultura dell’usa e getta e del consumismo disgiunto da ogni prospettiva eticoambientale”.

Il Consorzio Polieco

Fonte: ecodallecittà

Sacchetti, la Commissione Ambiente del Parlamento Europeo approva la proposta di direttiva anti-monouso

La proposta di direttiva europea volta a limitare il consumo dei sacchetti di plastica monouso e più leggeri è stata approvata dalla Commissione Ambiente del Parlamento Europeo con 46 voti a favore 8 contrari e 8 astenuti378426

La proposta di direttiva europea volta a limitare il consumo dei sacchetti di plastica più leggeri è stata approvata dalla Commissione Ambiente dell’Unione Europea con 46 voti a favore 8 contrari e 8 astenuti.  L’Europa riconosce dunque ai Paesi membri la possibilità di scegliere il mezzo a loro più congeniale per raggiungere gli obiettivi di riduzione (50% della quantità consumata nel 2010 entro tre anni e 80% entro cinque anni). Per evitare distorsioni e aggiramenti della direttiva è previsto che i sacchi riutilizzabili non possano costare meno dei sacchi usa e getta.
Inoltre non potranno essere usati sacchi ultrasottili del tipo frutta e verdura per asporto merci.
Attraverso un differenziale di prezzo viene riconosciuto il contributo dei sacchi biodegradabili e compostabili nel migliorare qualità e quantità del rifiuto organico raccolto in modo differenziato: in questa logica, i sacchi frutta e verdura sotto i 10um dovranno essere biodegradabili e compostabili entro 5 anni dall’applicazione della direttiva.
L’Italia potrà mantenere la sua legge, che, come affermano i sostenitori della plastica biodegradabile e compostabile, ha già portato il consumo di shopper usa e getta da circa 180000 ton del 2010 a circa 90000 del 2013 con una riduzione dell’ordine del 50% ed ha migliorato qualità e quantità del rifiuto organico creando un vero e proprio modello di raccolta differenziata che funziona allo stesso modo in aree a bassa ed alta densità di popolazione come Milano.

Leggi la nota ufficiale della Commissione Ambiente del Parlamento Europeo:Environment MEPs clamp down on wasteful plastic carrier bags

Commenti:

Francesco Ferrante, Vicepresidente del Kyoto Club: “La proposta della Commissione Europea lascia libertà ai paesi membri di adottare misure per la riduzione dell’impiego degli shopper in plastica ed eventuali restrizioni relative alla loro commercializzazione e ora quindi non ci sono più alibi per non applicare le sanzioni a chi si ostina a commercializzare sacchi non conformi alle regole europee di biodegradabilità e compostabilità. La scelta della Commissione conferma che il modello italiano, che ha già ridotto il consumo di shopper usa e getta da circa 180000 ton nel 2010 e circa 90000 nel 2013, con una riduzione del 50% e un miglioramento della qualità e quantità del rifiuto organico, può essere davvero un modello per tutta l’Europa nel comune raggiungimento degli obiettivi fissati dalla bozza votata ieri dalla Commissione ambiente: 50%, rispetto al 2010, entro i tre anni dall’entrata in vigore della nuova Direttiva e, successivamente, l’80% entro cinque anni rispetto alla media europea”.
Stefano Ciafani, Legambiente: “Se fino al 2010 – aggiunge Ciafani – l’Italia era il primo paese europeo per consumo di sacchetti di plastica usa e getta, con una percentuale di consumo pari al 25% del totale commercializzato in Europa, con l’entrata in vigore nel 2011 della legge contro gli shopper non compostabili, in soli tre anni la nostra Penisola è riuscita a dimezzare questa percentuale tracciando le basi per una strategia integrata sulla corretta gestione dei rifiuti, sulla riduzione della plastica, sulla tutela e la salvaguardia dell’ambiente marino e della biodiversità. Ma ancora si può fare molto per combattere in tutta Europa i sacchetti di plastica. Ci auguriamo che il Parlamento Europeo approvi in tempi brevi la Direttiva sugli shopper per continuare tutti insieme la battaglia sulla riduzione delle buste in plastica”.

Fonte: ecodallecittà

Rifiuti, Europa verso la messa al bando dei sacchetti usa e getta non compostabili

“Le parole del Commissario UE ci lasciano ben sperare. È un buon segnale il fatto che l’Europa stia valutando una strategia comune contro l’uso dei sacchetti usa e getta inquinanti. L’esperienza italiana sia un modello ripetibile in tutta l’Europa”. Le associazioni commentano positivamente le parole del Commissario europeo all’Ambiente Janez Potocnik in merito ai sacchetti usa e getta non compostabili.busta_plastica0

“La Commissione europea sta considerando un’iniziativa comunitaria per ridurre il consumo di buste di plastica su cui spero saremo in grado di prendere una decisione nel prossimo futuro”. Con queste parole incoraggianti si chiude la risposta del Commissario europeo all’Ambiente Janez Potocnik alla lettera inviata a fine luglio dalle associazioni Assobioplastiche, Chimica Verde, Consorzio Italiano Compostatori e Legambiente in relazione al DM 18.3.2013 sulle sanzioni per chi non rispetta il bando sui sacchetti non biodegradabili e compostabili, decreto che entrerà in vigore al termine dello standstill europeo (13.9.2013). Per le associazioni le parole di Potocnik fanno ben sperare e nella lotta alla riduzione del consumo di buste di plastiche l’esperienza italiana può diventare un modello ripetibile in tutta Europa. “L’Italia – spiegano le associazioni – si sta impegnando da qualche anno a mettere fine all’impatto ambientale provocato dall’uso dei sacchetti della spesa monouso in plastica tradizionale, e a promuovere un uso sostenibile di sacchetti in plastica compostabile, con risultati concreti e assai significativi, in termini di prevenzione dei rifiuti, miglioramento della qualità delle raccolte differenziate della frazione organica dei rifiuti, e riduzione del marine l’iter che interessa pesantemente anche i mari italiani, come il resto del Mediterraneo”. La legge italiana ha già stimolato investimenti in impianti, macchinari e posti di lavoro e ha dato nuovo impulso alle imprese di trasformazione dei materiali plastici colpite dalla pesante concorrenza dei prodotti trasformati in Estremo Oriente. Questo patrimonio industriale legato all’innovazione tecnologica e alla sostenibilità deve essere valorizzato al massimo. “Crediamo pertanto – concludono le associazioni – che la legge italiana che vieta la produzione e la commercializzazione dei sacchetti usa e getta non riutilizzabili in plastica tradizionale possa essere un validissimo modello da seguire per la nuova normativa europea di settore preannunciata da Potocnik. Le parole del Commissario UE ci lasciano ben sperare che questo possa avvenire a breve”.

Fonte: il cambiamento

Sacchetti, Ferrante: “Il decreto è in vigore. Multe fino a 100.000 euro”. Ma c’è chi solleva dubbi…

 “Il decreto del Governo che prevede le sanzioni per chi continua a commercializzare vecchi sacchetti di plastica e “bioshopper truffa” è finalmente entrato in vigore”: lo annuncia Francesco Ferrante, come esponente della nuova forza politica Green Italia. Ma sull’entrata in vigore del DL c’è chi non si sbilancia ancora376179

“Il decreto del Governo che prevede le sanzioni per chi continua a commercializzare vecchi sacchetti di plastica e “bioshopper truffa” è finalmente entrato in vigore. Venerdì scorso è scaduto infatti il termine entro il quale la commissione avrebbe dovuto esprimersi, dunque ora finalmente entrano in vigore le multe salate per chi intende aggirare la normativa e commercializzare ancora i vecchi e inquinanti sacchetti di plastica”. Lo dichiara l’esponente di Green Italia Francesco Ferrante, autore dell’emendamento che portò in Senato all’approvazione della norma contenuta nella Finanziaria del 2007 finalizzata al divieto della commercializzazione dei sacchetti non biodegradabili. “La scelta della Commissione Europea di non impugnare la legge italiana – continua Ferrante – comporterà che d’ora in poi in Italia, paese all’avanguardia nella legislazione a favore degli shopper che rispettano l’ambiente, la commercializzazione dei sacchi non conformi a quanto prescritto, e che quindi siano davvero biodegradabili e compostabili, sarà punita con la sanzione di una somma da 2.500 euro a 25.000 euro, aumentata fino al quadruplo del massimo cioè sino a 100mila euro se la violazione del divieto riguarda quantità ingenti di sacchi per l’asporto”. “La norma – aggiunge Ferrante – ha già avuto un effetto positivo sugli stili di vita dei cittadini che sempre piu numerosi rinunciano all'”usa e getta” e ha contribuito a sostenere l’innovazione tecnologica legata alla chimica verde. Si adeguino ora in fretta i produttori che hanno perseverato nel tentativo di aggirare le norme, ricorrendo a quella vera e propria truffa ai danni dei consumatori e pericolosa per l’ambiente che sono i sacchetti cosidetti oxodegradabili, camuffando la loro ‘licenza di inquinare’ per una difesa dei posti di lavoro, spalleggiati in questa difesa corporativistica anche da uno schieramento trasversale in parlamento”- conclude Ferrante.

La posizione di Assobioplastiche

Nessun dubbio sull’effettiva entrata in vigore nemmeno per Assobioplastiche, che ha diramato la seguente nota: “In data 13 settembre 2013 si è concluso il periodo di standstill richiesto dalla Direttiva 98/34/CE in relazione al DM 18 marzo 2013 (Individuazione delle caratteristiche tecniche dei sacchi per l’asporto delle merci). Esso, pertanto, è da ritenersi entrato in vigore, con ogni conseguenza applicativa anche in relazione all’apparato sanzionatorio. Assobioplastiche adotterà le opportune iniziative per favorire la più ampia conoscenza da parte degli operatori del settore della disciplina in materia di shopper conseguente all’entrata in vigore di tale DM e stimolarne la corretta attuazione.
Ma il decreto è in vigore o no?

Se per Green Italia e Assobioplastiche l’entrata in vigore della legge è ormai certa, qualche perplessità è stata invece sollevata da Polimerica,che riporta invece una versione differente. La legge non sarebbe ancora automaticamente in vigore, perché allo scadere dei tre mesi di proroga per il pronunciamento della Commissione Europea, il meccanismo del silenzio assenso non sarebbe più automatico.

La risposta della Commissione Europea

Per cercare di fare un po’ di chiarezza, abbiamo chiesto spiegazioni al Dipartimento Imprese ed Industria della Commissione. Ecco quanto ci è stato risposto: Noi l’abbiamo chiesto al Dipartimento Imprese e Industria della Commissione Europea, che ci ha risposto così: “La Commissione non ha espresso pareri in quanto già prima della scadenza dello standstill period, la bozza del decreto era stata adottata dal legislatore italiano. Poiché la procedura di notifica, di cui alla direttiva 98/34/CE, termina nel momento stesso in cui il progetto notificato viene adottato, non vi era alcuna possibilità per la Commissione di esprimersi nel contesto di questa procedura. Della questione si sta ora occupando la Direzione Ambiente”. Di fatto l’entrata in vigore o meno del decreto non era dunque dipendente dalla scadenza del 13 settembre. Siamo nuovamente in attesa di chiarimenti, anche dal Ministero dell’Ambiente Italiano.

Fonte: ecodallecittà

 

Sacchetti, l’Inghilterra (di nuovo) contro il bando: qualcosa di personale? Intervista a David Newman, Assobioplastiche

L’ennesima pagina della saga dei sacchetti banditi l’ha scritta la Gran Bretagna, che per la seconda volta si è opposta al bando italiano, facendo slittare le decisioni di Bruxelles a settembre. Perché proprio loro ritengono così importante fermare il decreto? Possibile che ci riescano? Intervista a David Newman, Segretario generale di Assobioplastiche (e inglese…)

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E’ la seconda volta che il Regno Unito solleva obiezioni sui contenuti del decreto italiano che ha messo al bando i sacchetti usa e getta non compostabili. Era già successo a luglio 2011 ed è capitato di nuovo… Perché proprio la Gran Bretagna ritiene così importante fermare il decreto?

La Gran Bretagna interviene con un meccanismo di automatismo burocratico senza entrare nel merito della questione. Loro dicono “se i sacchetti non sono vietati in Europa non possono essere vietati in Italia”. E’ il principio del commercio libero a tutti i costi. Il loro parere però è paradossale: i sacchetti che si trovano in Gran Bretagna – gli stessi vietati in Italia – sono quasi esclusivamente prodotti in Cina, cioè fuori dalla UE! Né hanno esaminato le conseguenze in termini ambientali: maggiore produzione di rifiuti, inquinamento degli oceani, contaminazione della filiera dell’organico, maggiori emissioni di CO2 e altro ancora, tutte conseguenze che noi riteniamo giustifichino un divieto. Anzi, sarebbe auspicabile un tale divieto in tutt’Europa come dice il Ministro Orlando. Il pubblico Europeo è totalmente dalla nostra parte e come abbiamo visto ieri nel Daily Telegraph, anche la stampa britannica ha sollevato perplessità.
L’Ulster ha recentemente seguito la strada irlandese, imponendo una tassazione sui sacchetti usa e getta. La scorsa estate si parlava di una possibilità simile anche per l’Inghilterra e di una consultazione aperta in Scozia. Cosa dice l’opinione pubblica di queste possibilità?

Il pubblico Britannico ha più volte espresso, attraverso sondaggi, la volontà di vietare i sacchetti monouso in commercio. Il Daily Mail ha fatto per anni una campagna perché il Governo introducesse un divieto, ed è un giornale di destra. La Gran Bretagna è paladina della libertà commerciale, e privilegia accordi volontari. Come il Governo stesso ha ammesso recentemente, gli accordi volontari sono un fallimento totale e la diffusione dei sacchetti monouso in plastica aumenta anche se Tesco, grande catena di supermercati, ha abbandonato l’uso degli oxodegradabili e la stessa città di Londra, durante le Olimpiadi, ha usato stoviglie compostabili made in Italy. Ma nonostante ciò, penso che il Governo Britannico non modificherà il suo liberalismo facilmente.

La decisione di Bruxelles di rinnovare il periodo di sospensione di 90 giorni – che a questo punto scadranno il 13 settembre 2013 – è l’anticamera di un parere contrario sul decreto? Che cosa ritiene più probabile che succeda?
La discussione è aperta e non è per nulla certo che l’UE si esprime contrario al decreto. La Commissione ha annunciato un periodo ulteriore di tre mesi per le verifiche, annuncio obbligatorio quando qualsiasi paese presenta qualsiasi interrogazione. Molto dipende dalla forza del Governo Italiano nel sostenere il decreto in sede Europea. Gli altri 25 paesi Europei non hanno espresso pareri contrari e la Commissione dovrà tenerne conto, o no? Molti paesi seguono lo sviluppo della legge, come la Francia, che pubblicamente ha annunciato interesse a seguire la strada italiana, e la Spagna, che ha una simile legge che entra in vigore durante i prossimi anni. Ci auguriamo che il Governo continui, come ha sempre fatto, a sostenere il decreto anche per confermare gli investimenti nella chimica verde in corso nel Paese, che ammontano attualmente a oltre €500 milioni con 4000 nuovi posti di lavoro. Con il rischio della de-industrializzazione posto da situazioni come ALCOA e ILVA, l’Italia può permettersi di buttare via un’iniziativa industriale che viene considerata all’avanguardia, rivoluzionaria, un cambiamento del paradigma industriale in più parti del mondo? Il dibattito è accesso proprio perché la legge italiana è stata anticipatrice, innovativa, di rottura con le politiche del passato.

Fonte: eco dalle città

Sacchetti, è ancora la Gran Bretagna a opporsi al bando italiano: la decisione slitta a settembre

La Gran Bretagna ha formalmente depositato presso la Commissione Europea un parere motivato in opposizione alla legge italiana 28 del 2012 che mette al bando i sacchetti di plastica non biodegradabili. Il termine ultimo per esprimersi sul bando slitta quindi a settembre 2013375028

La Gran Bretagna lo rifà: dopo le obiezioni sollevate a luglio 2011 quando il “decreto sacchetti” era stato presentato a Bruxelles per la prima volta, ora è tornata alla carica: il 17 maggio 2013 sui tavoli della Commissione Europea è arrivato un parere motivato contro il bando italiano, che fa slittare di altri 90 giorni il periodo di sospensione dell’entrata in vigore del decreto.

La Commissione ha tempo ora fino al 13 settembre per esprimersi. Parallelamente, slitta anche l’entrata in vigore delle sanzioni, che non potranno essere applicate prima dello scadere dell’ier procedurale.

Fonte: eco dalle città

Sacchetti, anche l’Irlanda del Nord sceglie la tassa

Dopo dieci anni, il Nord dell’Irlanda ha seguito il resto del Paese. La nuova imposta (Carrier bag levy) tanto nuova in realtà non è: la prima proposta di legge era stata approvata già nel 2010, ma era andata persa tra lungaggini burocratiche e malcontento generale

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Dopo dieci anni, il Nord dell’Irlanda ha seguito il resto del Paese: la tassa sui sacchetti di plastica è approdata anche nell’Ulster. Si comincia con 5p a sacchetto (7 centesimi di euro) per arrivare al raddoppio nel 2014. La nuova imposta (Carrier bag levy) tanto nuova in realtà non è: la prima proposta di legge era stata approvata già nel 2010, ma era andata persa tra lungaggini burocratiche e malcontento generale. “Verrà a costare oltre 500 sterline all’anno” tuonavano due anni fa dalla Ulster University, a cui forse il senso del provvedimento doveva essere un po’ sfuggito. Non era sfuggito invece agli irlandesi: nel resto del Paese l’imposta a sacchetto ha fatto sì che le il loro uso calasse fino al 90%. Nonostante lo straordinario risultato, le polemiche non mancano nemmeno oggi, né tra i cittadini né tra i politici, preoccupati per le conseguenze dell’adozione di una misura che vogliono definire tributo (levy) e non tassa (tax) nella speranza che i consumatori notino la differenza. Polemiche sì, ma i 197 milioni di sterline recuperati dalla Repubblica irlandese nei 10 anni di tassazione sembrano un argomento valido anche per gli amministratori locali meno sensibili all’ecologia.

Fonte: eco dalle citta