Roma, la rivoluzione del porta a porta: rifiuti tracciati col chip per la tariffazione puntuale

Si parte dal X municipio dove i contenitori saranno dotati di tecnologia RFID, basata su tag e chip che consentono di tracciare i conferimenti di ogni singola utenza offrendo una conoscenza precisa di ciò che viene buttato. Novità per la raccolta rifiuti a Roma. La sindaca Virginia Raggi ha presentato il nuovo modello di raccolta differenziata “porta a porta”  che garantisce porterà un “miglioramento dei servizi, maggiore efficienza ed economicità e più alte percentuali di raccolta”. Quello che è sicuro per adesso è che Roma sarà la prima capitale europea ad utilizzare quasi esclusivamente contenitori e mezzi intelligenti dotati di tecnologia RFID, basata su tag e chip che consentono di tracciare i conferimenti di ogni singola utenza offrendo una conoscenza puntuale di quello che viene buttato e quindi la possibilità di applicare la tariffazione puntuale. Fino ad ora infatti questo sistema è stato adottato solo da comuni ben più piccoli di Roma o solo per alcune fasi della raccolta, come a Milano.

Come funziona la tecnolgia RFID

In base al tipo di raccolta esistono differenti contenitori per rifiuti: sacchetti, mastelli, bidoncini, bidoni e carrellabile in generale, con capacità variabile. Il sistema RFID può prevedere l’apposizione dei tag/transponder, il cui microchip è associato al Codice Utente di ogni cittadino, sui sacchetti (tag a perdere), oppure sui bidoncini/mastelli di plastica (tag a recupero). La rilevazione e l’identificazione dei sacchi e/o dei contenitori avviene al momento del prelievo in diverse modalità: identificazione volontaria, ossia tramite un operatore, oppure automatica; identificazione fissa oppure mobile ed identificazione massiva degli item, quando più sacchetti sono contemporaneamente tracciati. I dati raccolti sono poi trasmessi automaticamente al sistema informatico del comune o dell’ente preposto all’emissione delle bollette, che registra il codice utente, la data e l’ora del ritiro, il veicolo e l’operatore che hanno effettuato il servizio, attribuendo così la precisa tassazione al relativo utente.Scenario-Gestione-Raccolta-Rifiuti-RFID-Oberon-350

Si parte nel X Municipio, dove il nuovo modello porta a porta sarà applicato a tutti i 230.000 abitanti, superando l’attuale doppio sistema in cui la raccolta domiciliare convive con quella stradale. Un sistema inefficace che ha provocato anche il fenomeno della migrazione dei rifiuti: chi non ha voglia di fare la differenziata porta a porta, va a pesare con i suoi rifiuti sui contenitori stradali più vicini, creando disagi e degrado. Parallelamente al X Municipio, anche il VI Municipio parte con il nuovo modello per superare le criticità del sistema attuale. Sono altri 260mila abitanti e 4mila utenze non domestiche. Si arriverà quindi a circa 490mila abitanti e 8000 utenze non domestiche: l’equivalente di una grande città italiana. Nel corso del 2018 toccherà ai Municipi IX, VIII, I e II. Dal 2019, lo stesso modello sarà esteso al resto della città. Un numero sempre crescente di città italiane gestisce i rifiuti mediante l’identificazione a radiofrequenza (RFID) ottenendo un importate beneficio per l’ambiente e un vantaggio diretto per le tasche dei cittadini. In Piemonte il Consorzio Chierese per i Servizi, una struttura che associa 19 comuni della provincia torinese, utilizza da tempo la tracciabilità dei rifiuti. In Lombardia l’Amsa società che gestisce la raccolta rifiuti e la pulizia stradale nelle città di Milano e nei comuni limitrofi, ha adottato, già nel 2008, la tecnologia RFID per velocizzare il riconoscimento di un parco che conta oltre mille automezzi. Tra gli obiettivi del progetto, l’identificazione della tipologia di rifiuti trasportati durante la fase di pesatura. In Emilia-Romagna, a San Vito di Spilamberto, provincia di Modena, si usa una card RFID per aprire i cassonetti della raccolta differenziata ogni volta che si deve gettare la spazzatura. I camion che li svuotano sono dotati di appositi sensori in grado di pesare automaticamente il carico di immondizia. Le altre regioni in cui viene utilizzata con successo la tecnologia RFID sono la Toscana, il Veneto, le Marche, l’Abruzzo e la Puglia.

“Per noi ‘rifiuti zero’ è un obiettivo concreto da perseguire con impegno e determinazione – ha dichiarato Virginia Raggi – Il nuovo modello di raccolta è il primo passo operativo per raggiungere due importanti obiettivi della nostra pianificazione per Roma: 70% di raccolta differenziata per fine mandato e applicazione della tariffa puntuale”.

Fonte: ecodallecitta.it

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Clima ed energia: Roma fa sul serio

Lo scorso 14 novembre l’Assemblea Capitolina ha approvato l’adesione di Roma al Patto dei Sindaci per il Clima e l’Energia, la principale iniziativa a livello europeo che coinvolge le città nella lotta al cambiamento climatico.9696-10471

Dopo un passaggio in Giunta Comunale (memoria numero 62 del 9 ottobre) e l’approvazione in Commissione Ambiente (3 novembre), l’atto è stato sancito ufficialmente dall’Assemblea Capitolina, terminando quindi il suo iter procedurale. Ora ci si concentrerà nella redazione del Piano di Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima (PAESC), lo strumento operativo che dovrà dimostrare, in pratica, come la città di Roma intende raggiungere gli obiettivi che si è prefissata con l’adesione al Patto dei Sindaci per il Clima e l’Energia e ben sapendo che l’obiettivo minimo da raggiungere è una riduzione del 40% delle emissioni di gas climalteranti sul territorio della città entro il 2030. Oltre alla riduzione delle emissioni (mitigazione), il PAESC dovrà contenere anche una valutazione preliminare di resilienza, propedeutica ad una vera e propria Strategia per l’Adattamento. La Commissione Europea concede due anni dalla data di adesione, quindi Roma dovrà presentare il proprio PAESC entro il 14 novembre 2019. Ricordiamo che Roma aveva già aderito al Patto dei Sindaci nel 2009 e il Piano di Azione per l’Energia Sostenibile (PAES) che fu adottato nel 2013, in realtà non fu mai attuato e le azioni in esso contenute furono presto dimenticate. Le Amministrazioni che si sono succedute tra il 2009 e il 2015, evidentemente, non hanno creduto nell’importanza di questo percorso. La Giunta Raggi, presa visione della situazione e del ritardo accumulato dalle precedenti Amministrazioni, ha deciso di proporre la revoca del precedente PAES, consapevole che ciò che non fu fatto in 10-12 anni non avrebbe potuto farsi in 3-4 (tanti ne rimanevano al 2020, orizzonte temporale per il PAES). La revoca è stata necessaria anche per un’altra ragione, prettamente politica, è cioè il fatto che il precedente PAES non rispondeva alla visione di città sostenibile che la nuova Amministrazione intendeva portare avanti. Nel nuovo PAESC, che ha un orizzonte temporale al 2030 in quanto si riferisce alle città che hanno aderito al Patto dei Sindaci dopo il 2015, confluiranno le visioni e le strategie settoriali già in atto con la nuova Amministrazione, a cominciare dal Piano per la gestione dei Materiali Post-Consumo (PMPC) che sarà di supporto al fine di calcolare la riduzione delle emissioni, con la nuova politica, nell’ambito del ciclo dei rifiuti; tema quello dei rifiuti che era stato escluso nel precedente PAES. Inoltre, il Piano Urbano per la Mobilità Sostenibile (PUMS) che contribuirà nel PAESC per quanto riguarda il settore dei trasporti e un pacchetto di azioni sono state già identificate. Ancora, le Linee di indirizzo per Smart City che daranno un contributo importante al PAESC al fine di rendere la nostra città più vivibile e inclusiva. Questi e altri piani di settore strategici comporranno il PAESC che darà una fotografia omogenea e olistica della città al 2030, ma partendo da adesso, con azioni che sono già in campo. Ridurre le emissioni di gas climalteranti significa risparmiare energia, soprattutto quella da fonte fossile. Risparmiare energia significa liberare risorse economiche che possono essere utilizzate per altri scopi. Le azioni che saranno inserite nei Piani settoriali e, in ultima analisi, nel PAESC, saranno azioni credibili e fattibili, con un piano economico-finanziario ben delineato. La sfida è enorme, Roma ha una superficie che è dieci volte Parigi e diversi Municipi sono più grandi e popolati di città come Genova, Reggio Emilia e tante altre città italiane. Per questo si lavorerà tutti insieme: Roma Capitale, Municipi, Cittadini, Associazioni di categoria ed imprese con un unico obiettivo: rendere Roma una città sostenibile e resiliente.

 

Fonte: ilcambiamento.it

In dicembre, a Roma, gli internauti si mobilitano per donare un Natale differente ai senzatetto grazie alle proprie ricerche sul web

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(Roma, 1 dicembre 2017). L’operazione “Un Sorriso Per Natale”, che avrà luogo dal 4 al 23 dicembre, è un’iniziativa del motore di ricerca Lilo.org lanciata dalla studentessa romana Federica Fusco. L’obiettivo dell’operazione è condividere un momento di scambio e convivialità con le persone senza fissa dimora della Capitale.

L’operazione inizierà il prossimo 4 dicembre con la raccolta fondi “gratuita” per finanziare regali di Natale per le persone senzatetto. Gli internauti potranno raccogliere gratuitamente il denaro semplicemente attraverso le loro ricerche sul motore di ricerca Lilo.org. Potranno inoltre lasciare dei messaggi di solidarietà sul sito dell’operazione, messaggi che verranno consegnati alle persone senza fissa dimora assieme ai regali.

La campagna terminerà il 23 dicembre. La giornata inizierà alle ore 10.40 in Piazza della Repubblica a Roma, dove i volontari del motore di ricerca solidale assegneranno differenti quartieri della città agli internauti. Il punto principale dell’operazione sarà il momento di condivisione e d’incontro, nel quale gli internauti volontari offriranno ai senzatetto i messaggi raccolti durante il mese di dicembre e dei regali scelti proprio dai senzatetto stessi. Gli internauti che desiderano partecipare all’iniziativa possono scrivere i loro messaggi ed iscriversi alla distribuzione sul sito dell’operazione Natale.lilo.org.

A Roma, più di 20 persone, tra le quali i primi utilizzatori di Lilo, hanno già risposto positivamente per condividere questo momento di solidarietà con le persone senzatetto. Il motore di ricerca Lilo lancia un appello ai romani per partecipare, attraverso piccoli e semplici gesti, ed esprimere il proprio sostegno alle persone senza fissa dimora.

La campagna Un Sorriso Per Natale è stata realizzata in altre città europee. Lo scorso anno, a Parigi, hanno partecipato più di 400 volontari e sono stati ricevuti quasi 15000 messaggi di speranza per le persone senzatetto (Operation Joyeux Noel).

 

Un Sorriso Per Natale, dal 4 al 23 dicembre 2017 – natale.lilo.org 

1.     Per partecipare gratuitamente alla raccolta fondi : utilizzare il motore di ricerca Lilo.org/it

2.     Per personalizzare la propria partecipazione : scrivere un messaggio di solidarietà sul sito; questo sarà trascritto su delle grandi buste rosse e consegnato, insieme ai regali, ad ogni persona senzatetto incontrata.

3.     Per iscriversi e partecipare all’incontro e alla distribuzione dei regali del 23 dicembre : gli internauti possono partecipare iscrivendosi direttamente sul sito natale.lilo.org/. Il team dei volontari Lilo invierà una mail con tutte le informazioni utili e li accoglierà per consegnargli le buste con i messaggi degli internauti, dividerli in coppie e definire le loro rispettive zone geografiche.

 

Per tutto dicembre, gli internauti possono seguire le ultime novità del progetto Un Sorriso Per Natale sul sito dedicato all’operazione e sulle risorse sociali di Lilo.org (Facebook).

Per saperne di più su Un Sorriso Per Natale, cliccare qui

Ma cos’è esattamente il motore di ricerca Lilo.org?

Lilo.org ha l’obiettivo di diffondere la pratica di un web più etico, grazie ad un modello economico responsabile che finanzia progetti sociali ed ambientali. Durante tutto l’anno, questo motore di ricerca riversa il 50% dei propri profitti a progetti sociali e ambientali, attraverso un’apposita piattaforma. Ad ogni ricerca su Lilo.org, l’internauta guadagna una goccia d’acqua, simbolo del denaro genato con la propria ricerca e simbolo del motore di ricerca Lilo. L’internauta potrà in seguito donare le proprie gocce d’acqua ad uno o più progetti di sua scelta, classificati in quattro categorie: ambiente, sociale, salute, cultura. La Fondazione Slow Food per la Biodiversità che realizza 10 000 orti in Africa, rispettando la biodiversità e la cultura locale e promuovendo cibo buono, pulito e giusto per tutti o Made In Carcere che dona una seconda possibilità alle detenute e una seconda vita ai tessuti, sono esempi di azioni utili che Lilo ha deciso di sostenere dietro a “dei semplici click”. Dalla sua creazione in settembre, circa 90 000 ricerche mensili permettono di finanziare già 6 progetti in Italia.

Per saperne di più sul motore di ricerca solidale Lilo, cliccare qui

Per saperne di più sui progetti sostenuti da Lilo, cliccare qui

https://www.lilo.org/it/

https://www.facebook.com/Lilo-2071872019708188/

Fonte : 5minutiperlambiente.wordpress.com

 

Cresce al mercato dell’Alberone di Roma il progetto di recupero delle eccedenze alimentari

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Abbiamo intervistato Viola de Andrade Piroli che coordina il progetto di recupero cibo a Roma insieme a Francesco Fanoli e Yacouba Sangare attivo tutti i sabato al mercato dell’Alberone. Le esperienze e i progetti di recupero delle eccedenze alimentari promosse da Eco dalle Città continuano a crescere. Dopo il mercato di Porta Palazzo a Torino, i sei mercati di Milano insieme a all’associazione Recup, anche a Roma – e precisamente al mercato dell’Alberone – da sei settimane è attivo il progetto che grazie al mix di di italiani e rifugiati salva cibo ancora edibile dai rifiuti e contribuisce alla loro riduzione aiutando i più bisognosi. Abbiamo intervistato Viola de Andrade Piroli che coordina il progetto di recupero cibo a Roma insieme a Francesco Fanoli e Yacouba Sangare.mercato1

In quanti siete, da quanto tempo è attiva la raccolta delle eccedenze alimentari al mercato dell’Alberone a Roma e come sta andando il progetto?

Siamo in tre. Ovviamente io, Francesco Fanoli e Yacouba Sangare, un rifugiato della Guinea Conakri, arrivato a Roma l’inverno scorso ancora minorenne ed entusiasta di aiutarci tutti i sabato per il progetto. Con l’intervento di questo sabato siamo alla sesta settimana di recupero al mercato dell’Aberone e lo facciamo ogni sabato dalle 14,30 alle 17. Il progetto sta crescendo piano piano. La risposta da parte degli ambulanti del mercato è molto positiva. Nei primi interventi c’erano poche persone che venivano da noi a recuperare cibo, probabilmente per diffidenza. Ma dopo aver sparso la voce nel quartiere, con il comitato di quartiere e le parrocchie il numero di persone è aumentato. Adesso ci vengono a cercare e stiamo terminato tutto il cibo recuperato al mercato. Le persone con le quali ci interfacciamo non seguono i social, funziona il passaparola e bisogna creare un rapporto di tipo fiduciario, solo così

A oggi quali sono le quantità di cibo recuperato al mercato?

Nei primi interventi si recuperavano circa 50kg di invenduto, mentre oggi riusciamo a recuperare tra gli 80 e i 100 kg ogni sabato.

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Quali sono le reazioni di chi vi incontra al mercato?

Come già detto quelle degli ambulanti sono positive. Ci sono quelli entusiasti che ci sostengono, che mettono da parte per noi anche cibo che potrebbero tranquillamente vendere perché credono nel progetto mentre qualcuno è un po più polemico che dice che la gente che recupera da noi “ha i ristoranti, sono piene di soldi e non vogliono pagare”.

Anche tra gli avventori del mercato c’è entusiasmo, forse di circostanza. Ci guardano con simpatia e fanno i complimenti al progetto. Mentre quelli che recuperano alcune volte si commuovono, e capisci che sono persone che sono davvero in difficoltà. La maggior parte delle persone che vengono a recuperare sono anziani italiani e non. Molte volte chi recupera cibo è diffidente, preferisce continuare a frugare tra i rifiuti e quindi cerchiamo di instaurare un rapporto, convincendoli ad avvicinarsi al nostro banchetto cercando di restituire più dignità alle persone. È difficoltoso ma con un po di pazienza si riesce a conquistare la loro fiducia.

Foto di Andrea Sintini

Fonte: ecodallecitta.it

 

Roma: l’apicoltura arriva in città

L’associazione si chiama Api Romane e raccoglie un gruppo di apicoltori non professionisti con lo scopo di promuovere l’apicoltura urbana nella città di Roma.9668-10443

«Il nostro vuole essere un movimento culturale per diffondere i principi di biodiversità, sostenibilità e inclusione sociale – spiegano i promotori – Crediamo che la salvaguardia dei beni comuni della nostra Capitale e lo sviluppo di una sensibilità eco-sociale possano avvenire tramite il mondo dell’apicoltura. Il nostro obiettivo è quello di far diventare l’apicoltura il fulcro di una nuova ecologia urbana, tessendo un network cittadino di apicoltura sostenibile fondata sulla socializzazione, l’inclusione sociale e l’educazione ambientale per sensibilizzare le nuove generazioni. Sull’esempio di altre capitali europee, vogliamo creare oasi per le api e corridoi verdi per salvaguardare la biodiversità della nostra Capitale in collaborazione con varie realtà urbane fra cui orti sociali e associazioni ecologiste valorizzando così spazi verdi pubblici e privati per rendere Roma una città a misura d’ape».

Il progetto sul quale l’associazione sta lavorando attualmente si chiama “Api per il Lago” , nato dalla collaborazione tra Api Romane ed il “Forum territoriale permanente del parco delle Energie” che ha portato all’installazione di un apiario sociale e didattico autogestito.

«Questo progetto vuole essere un simbolo di resistenza alla cementificazione – aggiungono dall’associazione – di salvaguardia della biodiversità dell’area e uno strumento di sensibilizzazione ecologica. Per far ciò abbiamo avviato una progettazione collettiva dell’apiario e del “giardino delle api” tramite tavole rotonde e workshops di autocostruzione a cui stanno partecipando semplici cittadini, attivisti, apicoltori, ingegneri e alcune scuole del quartiere affinché il Lago e il parco attorno diventino effettivamente un bene comune.  Api Romane vuole far sì che iniziative del genere risveglino nella cittadinanza romana tutta il senso civico, la volontà di partecipazione “dal basso”, la cultura del verde pubblico e l’importanza della salvaguardia delle api. Nei prossimi mesi lanceremo una campagna per istituire una tavola rotonda fra apicoltori urbani e tutte quelle realtà cittadine che possono connettersi a questo nuovo modo di fare apicoltura per capire insieme come condividere i propri strumenti in una rete di azione diretta all’ecologia urbana».

Fonte:  ilcambiamento.it

Tlon, la libreria teatro che contamina il quartiere

Libreria teatro, casa editrice, agenzia di eventi e scuola di filosofia. Tutto questo è Tlon uno spazio nato a Roma qualche mese fa per favorire al suo interno l’incontro tra varie discipline e, soprattutto, quello tra gli abitanti del quartiere e della capitale. Arrivo trafelato alla fermata del tram vicino Ostiense. Andrea Colamedici – filosofo, scrittore, autore, docente di corsi e soprattutto editore di Tlon  – mi viene a prendere con la sua auto e dopo pochi minuti sono seduto accanto al nostro Paolo Cignini per realizzare questa nuova intervista. Lo spazio intorno a noi è molto accogliente. Tanti libri (ovviamente), ma anche un piccolo palco rialzato (un teatro! Verremo a sapere poco dopo) e poi riviste di settore, persone che lavorano, sedie di vario tipo.

Colamedici ci introduce al luogo in cui siamo: “Fin dalla sua nascita – ottobre 2016 – questo spazio vuole ibridare il teatro con la libreria, con l’obiettivo di mettere insieme una anima libresca e letteraria con la ricerca non solo di intrattenimento ma anche di conoscenza e approfondimento dello spazio scenico. Ecco perché abbiamo allestito questo spazio che desse possibilità di bivaccare, leggere o godersi lo spettacolo; vogliamo offrire una sorta di incontro tra varie arti e discipline, consapevoli che non si può immaginare la teoria senza la pratica e la pratica senza teoria”.

Chiedo a Colamedici quanto sia difficile aprire una libreria in un’epoca in cui molte chiudono e le persone acquistano sempre più i libri per via telematica. “Quello che manca a molte librerie è la capacità di smuovere la vita sociale del quartiere in cui è collocata. Una libreria indipendente muore quando vuole scimmiottare una libreria di catena mentre riesce a vivere e crescere quando entra in relazione con il territorio. Molte persone sono alla ricerca di luoghi di aggregazione. Noi cerchiamo di essere percepiti come uno di questi”.20161005_210804.jpg

Un motivo in più per non limitarsi alla vendita di libri, scegliendo invece di diventare un centro di incontro transgenerazionale: “Qui vengono tutti, dai bambini agli anziani che possono raccontare la loro esperienza agli altri, in un quartiere dove i rapporti umani sono sempre meno sviluppati. Questa idea sta funzionando, anche economicamente: non diventi ricco con una libreria, questo è chiaro, ma ce la facciamo, la struttura si autofinanzia, paga gli stipendi e mette in circolazione la fame di conoscenza che per noi è fondamentale”.

Una sfida notevole che ai miei occhi pare ancora più ardita considerando i libri offerti da Tlon: prevalentemente testi di filosofia, psicologia, spiritualità, con qualche spazio all’eco-sociale e ai nuovi stili di vita. Oltre ad esporre i propri libri (Tlon è anche casa editrice), qui vengono esposti anche volumi di altri editori: “esponiamo molto le altre case editrici, senza ‘affitto’. Non si può far pagare le piccole case editrici altrimenti muoiono. Quindi troviamo metodi alternativi di editoria, come il ‘lettore editore’, o i libri ‘da un centesimo in su’. Noi proponiamo i libri che normalmente le catene ignorano.IMG_20170713_1245515071.jpg

Che con la cultura non si mangi è un fatto falsissimo – continua Colamedici – con la cultura si mangia, anche con quella di alta qualità, ma bisogna investire sulla narrazione di quello che si fa. Noi, ad esempio, abbiamo eliminato la presentazione di libri, sostituendola con la narrazione del libro. Se decidi di approfondire un tema a partire da un libro puoi entrare in relazione reale con il pubblico. Stai costruendo un serpente editoriale e di eventi, fatto di tanti libri e tanti temi che vanno a comporre un simbolico grande libro”.

Anche la casa editrice sta andando bene. Non ha bisogno di finanziamenti esterni. “Abbiamo deciso di indirizzarci ad un pubblico interessato alla spiritualità attraverso libri di un certo spessore, ricostruendo un catalogo che non fosse consolatorio ma provocatorio. Avevamo la sensazione che ci fosse una grande necessità di questo genere di testi e i risultati ci hanno dato ragione. Poi ci occupiamo anche di altri temi. Uno dei nostri titoli di punta, ad esempio, è ‘L’asilo nel bosco’. Per noi è fondamentale pubblicare titoli di questo genere. Il rischio che corriamo, infatti, è quello di passare per una casa editrice di teoria filosofica; invece siamo una casa editrice di pratica filosofica”.monologhi

Gli chiedo quale sia la proposta teatrale che ospitano e propongono. “Cerchiamo di dare spazio alle compagnie teatrali nuove che non creino una narrazione autoriferita che ha ‘ucciso’ il pubblico. Vogliamo creare uno spazio in cui lo spettatore non si senta un ‘deficiente’, ma in cui si interessi sul serio a quello che vede. Ospitiamo, quindi, spettacoli che ti facciano sentire interessato a ciò che accade nel mondo. All’inizio proponevamo cinque spettacoli a settimana. Ci siamo presto reso conto che erano troppi; ora ci orientiamo su due eventi a settimana, una spettacolo e una ‘Tlonferenza’. Il tutto esaurito viene raggiunto con 90 posti”.

Andrea Colamedici ha fondato Tlon insieme alla moglie Maura Gancitano (con la quale ha scritto anche diversi libri tra cui “Tu non sei Dio”, testo su cui torneremo nelle prossime settimane) e Nicola Bonimelli. Intanto vi invitiamo a visitare la loro libreria-teatro. Virtualmente, se non siete a Roma, ma soprattutto fisicamente quando passate dalla capitale.

Intervista: Daniel Tarozzi
Realizzazione video: Paolo Cignini

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2017/07/io-faccio-cosi-177-tlon-libreria-teatro-contamina-quartiere/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Forum rifiuti di Roma, nella prima giornata si è parlato di alcune esperienze di economia circolare e degli ostacoli che le frenano

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Legislazione inadeguata, vincoli e ritardi normativi frenano l’economia circolare. Pneumatici fuori uso, sacchetti compostabili, pannolini usati, rifiuti di fonderia e di demolizione: 5 storie di filiere virtuose a rischio chiusura per problemi non tecnologici. La prospettiva dell’economia circolare oggi rappresenta una grande opportunità per il nostro Paese in termini di sviluppo occupazionale ed economico e per la risoluzione di annosi e gravi problemi come quello della gestione dei rifiuti, della reperibilità delle materie prime, dell’efficienza energetica e delle ingenti spese per le importazioni.

Nella prima giornata del IV Ecoforum organizzato a Roma da LegambienteLa Nuova Ecologia e Kyoto Club con la partecipazione di CONOU (Consorzio nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli oli minerali usati), si è parlato delle migliori esperienze italiane in tema di economia circolare ma anche degli ostacoli, non tecnologici, che occorre superare per poter sfruttare e beneficiare appieno delle opportunità offerte da questo nuovo tipo di scenario economico. Si stima infatti che una transizione completa a un’economia circolare in Europa potrebbe generare risparmi di circa 2mila miliardi di euro entro il 2030; un aumento del 7% del PIL dell’UE, con un aumento dell’11% del potere d’acquisto delle famiglie e 3 milioni di nuovi posti di lavoro supplementari.

“Seppure da Nord a Sud sono ormai numerose le esperienze di successo praticate da Comuni, società pubbliche e imprese private che fanno del nostro paese la culla della nascente economia circolare europea – ha dichiarato il direttore generale di Legambiente Stefano Ciafani – questa prospettiva continua a trovare ostacoli e barriere dovuti a legislazione inadeguata e contraddittoria che vanno rimossi. Il bando dei sacchetti di plastica non compostabili, le norme sulle materie prime seconde, la semplificazione delle procedure autorizzative per promuovere l’utilizzo del materiale differenziato da avviare a riciclo continuano ad avere problemi. Senza un intervento mirato in tal senso, la chiusura o la delocalizzazione delle imprese più innovative e sostenibili rischia di diventare la strada più probabile. Le Istituzioni nazionali e regionali stanno svolgendo un ruolo di retroguardia, nonostante oggi il Paese abbia tutte le carte in regola per fare da capofila su questo fronte in Europa. Il paradosso è che proprio chi ha investito nello sviluppo pulito e rinnovabile dell’economia circolare rischi ora di doversi fermare ostacolato da una normativa ottusa e miope”.

“Economia circolare non è solo gestione intelligente dei rifiuti, ma più in generale uso efficiente delle risorse – ha aggiunto il Vicepresidente di Kyoto Club Francesco Ferrante -. Ovviamente, però, è proprio dal recupero di materia nel ciclo dei rifiuti, dalla progettazione dei prodotti pensando alla loro riciclabilità, dall’uso di materie prime rinnovabili che può venire la spinta per utilizzare al meglio, anche in chiave di nuova occupazione, le opportunità offerte dall’innovazione tecnologica che in questi anni si è fatta travolgente e che fa apparire il ritardo nell’adeguamento normativo ormai a un livello patologico”.

Per facilitare lo sviluppo dell’economia circolare, occorre fissare criteri tecnici e ambientali (specifici) per stabilire quando, a valle di determinate operazioni di recupero, un rifiuto cessi di essere tale e diventi una materia prima secondaria o un prodotto, non più soggetto alla normativa sui rifiuti. Occorrono quindi delle disposizioni normative specifiche che stabiliscono i criteri e i requisiti specifici per dichiarare il cosiddetto “End of waste” (come previsto dalla direttiva europea 2008/98/EC e a livello nazionale dall’art. 184 ter del 152/06 ss.mm.ii).

Storie di sviluppo mancato

I sacchetti compostabili. L’Italia vanta un primato a livello europeo dovuto alla lungimiranza mostrata inserendo, nella legge finanziaria 2007, le prime norme nazionali finalizzate a vietare i sacchetti di plastica non compostabili per l’asporto delle merci. Norma divenuta effettiva solo 5 anni dopo, con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del decreto legge n.2 del 25 gennaio 2012 che fissa anche i requisiti dei sacchetti “legali”, consentendo alle sole plastiche compostabili certificate (UNI EN 13432) di essere utilizzate, e stabilisce le sanzioni per chi infrange tali disposizioni (vigenti dall’agosto 2014). Questa lungimiranza ha permesso una riduzione nel consumo di sacchetti di plastica del 55% (da 200mila a 90mila tonnellate/anno) e una diminuzione in termini di CO2 di circa 900 mila tonnellate. Eppure, metà dei sacchetti in circolazione in Italia sono ancora illegali (40mila tonnellate di plastica), a discapito della filiera legale con una perdita di circa 160 milioni di euro, a cui si devono aggiungere 30 milioni di euro di evasione fiscale e 50 milioni di euro necessari per lo smaltimento delle buste fuori legge. Occorre quindi far rispettare una legge che permette di ridurre l’inquinamento e di migliorare la raccolta differenziata, promuovendo la riconversione industriale verso processi innovativi, rafforzando il sistema di controlli e applicando le sanzioni per fermare gli illeciti.

Il polverino di gomma proveniente dal trattamento di Pneumatici Fuori Uso (PFU) negli asfalti. Ogni anno in Italia si producono circa 350.000 tonnellate di PFU, avviate poi a recupero presso impianti che ne operano la frantumazione e triturazione per produrre gomma riciclata, acciaio, fluff tessile e/o combustibili alternativi a quelli di origine fossile. Nonostante gli asfalti modificati con polverino di gomma siano ormai usati con successo da oltre quarant’anni, mostrando un alto valore prestazionale e grande sostenibilità economica per la maggiore durabilità delle strade, oltre che ambientale per la riduzione del rumore e dei pneumatici avviati a recupero energetico, l’utilizzo del polverino di gomma viene frenato dalla diffidenza degli operatori del settore e dal loro mancato inserimento nei capitolati a causa della mancanza di criteri tecnici adeguati a distinguere un rifiuto da una materia prima secondaria non più soggetta alla normativa sui rifiuti. Eppure, aumentando la quantità di pneumatici fuori uso recuperati e utilizzati fino a raddoppiarla al 2020, si potrebbero riasfaltare 26.000 km di strade, con un risparmio energetico, ottenuto non utilizzando materiali derivati dal petrolio, di oltre 400.000 MWh e un taglio alle emissioni di CO2 pari a 225.000 tonnellate.

I pannolini. Il processo di trattamento dei pannolini e dei prodotti assorbenti per la persona (Pap), attraverso un processo di sanificazione e separazione delle matrici che compongono il rifiuto, permette il recupero di materiali di elevata qualità destinati ad essere riutilizzati in svariati processi produttivi. Da una tonnellata di rifiuti Pap si ottengono circa 150 kg di cellulosa, 75 kg di plastica e 75 kg di polimeri assorbenti. In Italia, l’azienda privata Fater di Pescara ha realizzato a Spresiano (Tv), nel sito dell’azienda pubblica Contarina, un impianto di questo tipo dopo aver effettuato con successo la fase di sperimentazione. L’impianto è però fermo perché l’autorizzazione della Regione Veneto, in mancanza di una normativa nazionale, classifica le frazioni di plastica e di cellulosa prodotte dall’impianto come rifiuto e questo crea problemi alle aziende interessate al loro riciclo. Così la Fater ha avviato un procedimento legale che è ancora in corso e, nel frattempo, accumuliamo rifiuti, consapevoli che i rifiuti da PAP costituiscono circa il 2,5% dei rifiuti solidi urbani, pari a circa 900.000 tonnellate annue, mentre se il processo Fater venisse esteso su tutto il territorio nazionale, potremmo eliminare 3 discariche l’anno.

Gli aggregati di materiali provenienti dai rifiuti da costruzione e demolizione (C&D).

Sono tra i rifiuti più imponenti: rappresentano il 25-30% del volume totale dei rifiuti in Europa e potrebbero essere recuperati e rigenerati con enormi vantaggi ambientali. Raggiungendo l’obiettivo della direttiva europea, recepita anche in Italia, del 70% entro il 2020 di riciclo di materiali da costruzione e demolizione, si genererebbero oltre 23 milioni di tonnellate di materiali che permetterebbero di fermare la realizzazione di almeno 100 cave di sabbia e ghiaia per un anno.

Sono stati utilizzati con successo anche in cantieri autostradali (come ad esempio per il Passante di Mestre), ma le barriere all’utilizzo degli aggregati di recupero sono purtroppo ancora molte, a partire dai capitolati che ne vietano o, di fatto ne limitano l’utilizzo, per la scarsa conoscenza da parte dei Direttori tecnici. La scarsa informazione dei professionisti e degli uffici tecnici danneggia lo sviluppo di questa filiera che andrebbe promossa rivedendo i capitolati d’uso, basandoli su specifiche normative relative ai criteri e ai requisiti per dichiarare questi materiali “End of Waste”.

Rifiuti di fonderia al posto di materiali da cava. Terre esauste, sabbie e scorie di fusione, opportunamente trattate, rappresentano una valida alternativa all’utilizzo di inerti naturali in molte applicazioni. Numerosi studi hanno evidenziato l’assoluta idoneità da un punto di vista tecnico dell’utilizzo di questi materiali per la realizzazione di rilevati e sottofondi stradali e in altre applicazioni civili.

Le sabbie derivate dagli scarti di fonderia potrebbero avere un riutilizzo virtuoso come materiali secondari, attraverso la miscelazione e movimentazione della sabbia, con risultati positivi sui costi di produzione e sull’ambiente, pari a una riduzione degli scarti da smaltire del 95% e un beneficio sui costi per acquisto di sabbia nuova pari a circa il 90%. La riduzione dei volumi di sabbia esausta sarebbe dell’85%-95%, il residuo di sabbia di scarto scenderebbe al 5-15% del volume. I vantaggi in termini ambientali sarebbero notevoli grazie al minor ricorso allo smaltimento in discarica e al minor utilizzo di materiali di scavo. Ma oggi tutto ciò è frenato da una burocrazia farraginosa, incerta e differente da Regione a Regione.

La prima giornata dell’Ecoforum è proseguita poi con la sessione dedicata all’Innovazione al servizio dell’economia circolare e con la tavola rotonda sull’Economia circolare e il contributo per il clima. La sessione pomeridiana invece ha riguardato il Ruolo dell’economia circolare nella riduzione del marine litter.

Fonte: ecodallecitta.it

 

Raccordo anulare delle biciclette a Roma: arrivano i soldi

Sbloccati 146mila euro per la realizzazione progetto definitivo del Grab. Legambiente: “GRAB, progetto vincente non si cambia. Ora si lavori affinché questa straordinaria e importante opera venga realizzata bene garantendo sicurezza, accessibilità e qualità del design”.

Senza nome

“Il progetto del GRAB ha avuto un successo clamoroso a livello nazionale e internazionale, ha vinto numerosi premi all’estero e in Italia, piace tantissimo ai romani: il 70% della popolazione capitolina ritiene urgente la realizzazione del Grande raccordo anulare delle Bici. E un progetto vincente non si cambia”, così la Presidente nazionale di Legambiente Rossella Muroni commenta la notizia dell’arrivo degli oltre 146mila euro per la realizzazione del progetto definitivo del Grande Raccordo Anulare delle biciclette (Grab). Legambiente, VeloLove, TCI e tutte le associazioni che hanno ideato e realizzato lo studio di fattibilità del GRAB sono davvero molto soddisfatte che il MIT abbia assegnato al Campidoglio i fondi per realizzare il progetto esecutivo dell’infrastruttura. Il fatto che l’iter vada avanti fa sperare che davvero l’anello ciclopedonale possa essere pronto entro la fine del 2018 o al massimo all’inizio dell’anno successivo. Nello stesso tempo le associazioni sono certe che, nell’interesse della città, il GRAB vada realizzato con quelle caratteristiche qualitative che hanno consentito al progetto di ricevere apprezzamenti ed encomi in tutto il mondo e che hanno spinto il Ministero dei Trasporti a finanziarlo. I punti di forza del GRAB, infatti, proposti dai promotori del progetto sono la pedonalizzazione dell’Appia Antica, la piena accessibilità del percorso a persone con disabilità motoria, gli interventi per garantire la massima sicurezza a chi lo percorre, la riqualificazione delle aree attraversate affinché l’anello offra un tracciato di qualità a chi pedala e spazi di qualità a chi non va in bici, l’intermodalità e l’interconnessione con percorsi ciclabili già esistenti o programmati.

“Il GRAB –  spiega la presidente nazionale di Legambiente – può davvero essere la ciclovia più affascinante e attraente del mondo. Per poterlo essere, non sembri banale il dirlo, la condizione essenziale è che questa opera pubblica venga realizzata bene, seguendo criteri qualitativi minimi e avendo cura sia del tracciato ciclabile, sia di quello pedonale che del paesaggio urbano circostante. Ci auguriamo di poterci confrontare al più presto col Campidoglio sugli standard qualitativi minimi che devono garantire, come evidenziato dal nostro studio di fattibilità, sicurezza, accessibilità e qualità del design all’interno di un contesto di sostenibilità ambientale ed economica”.

Fonte: ilcambiamento.it

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Cartacanta, dove i libri riprendono vita

I libri riprendono vita a Cartacanta, la nuova libreria nata a Monterotondo (Roma) per iniziativa di Emanuele Trovò e Lucia Garaio. E’ un luogo un po’ magico, a misura di adulto e di bambino, un luogo caldo, accogliente, tranquillo.9558-10319

È un luogo diverso dalle librerie alle quali ci stiamo abituando: luoghi senza librai in cui i libri vengono consumati come prodotti da supermercato, usa e getta dopo la stagione giusta per vendere. Poi,  lontano dagli occhi e dalla pubblicità, il nulla. La cultura dello spreco non risparmia neppure le storie da raccontare, le favole, i sogni, il mondo della fantasia. I libri, invece, non muoiono mai. Basta amarli e dar loro il posto che meritano. Dalla passione e l’esperienza di Emanuele e Lucia cresce il desiderio di offrire a tutti la possibilità di leggere, di rifugiarsi tra gli scaffali in tranquillità a scegliere o a confrontare libri ed esperienze di lettura. Così il libro usato diventa una risorsa per tutti: per chi vende e per i lettori che, a loro volta, possono lasciare in conto vendita i testi già letti creando e alimentando una piccola economia circolare e virtuosa per le persone e per l’ambiente.

Potete presentarvi?

Emanuele: Io sono la componente folle del nostro progetto, il compito più importante che ho portato a termine è l’aver coinvolto una libraia come Lucia, davvero preparata e già apprezzata sul nostro territorio.

Lucia: Chi sono…credo ormai una libraia, il che mi piace moltissimo. Ho accolto la proposta di Emanuele immediatamente e sono contenta di averlo fatto.

Che cos’è Cartacanta e quando è nata?

Emanuele: Cartacanta è nata come piccola libreria itinerante, ora però ha messo le radici a Monterotondo, per diventare un punto di riferimento per i lettori, più costante e soprattutto più completo rispetto agli inizi.

Lucia: Cartacanta nasce prima da un’idea di Emanuele di diffondere il libro usato, poi diventa una libreria vera e propria ad agosto dello scorso anno.

Che cosa facevate prima?

Emanuele: io lavoro tuttora in un’azienda che si occupa di recuperi ambientali, in attesa che Cartacanta si consolidi e possa raggiungere a tempo pieno Lucia in libreria.

Lucia: io ho fatto sempre la libraia, per quattro anni fino al 2015 alla libreria Ubik qui a Monterotondo.

Si sentiva l’esigenza a Monterotondo di una nuova libreria?

Emanuele: secondo me si, occorre una libreria che sia qualcosa di diverso da quelle già esistenti, un buon rifugio dove trovare libri o anche vinili e una sedia per valutarli senza fretta. O più semplicemente un posto dove hai piacere di entrare anche solo per un saluto o per scambiare qualche chiacchiera.

Lucia: assolutamente si. Un luogo che offrisse una proposta alternativa a quella delle librerie di catena; che avvicinasse tutti i tipi di lettori dal più piccolo all’adulto; che proponesse non solo libri, ma anche musica e cinema e che fosse un luogo di scambio di idee.

Per cosa vi caratterizzate? Perché la scelta del libro usato? Che valore ha dal punto di vista culturale, etico, sociale?
Emanuele: Il punto di partenza sono stati i libri usati. Col passare del tempo stiamo dedicando il giusto spazio ai libri nuovi e agli indimenticabili remainders (libri nuovi fuori catalogo, scontati al 50%). Riteniamo importante concedere ai nostri amici lettori la possibilità di poter usufruire di un sempre maggior numero di titoli (e di autori), a prezzi del tutto accessibili. E poi, piuttosto che mandare i libri al macero, i nostri clienti apprezzano anche la possibilità di portare in conto vendita quei libri a cui si sono disaffezionati, o che non possono conservare per motivi di spazio.

Lucia: La scelta del libro usato offre la possibilità a tutti di leggere e soprattutto di diversificare la lettura grazie al costo contenuto del libro. La possibilità che offriamo di poter portare i libri in contovendita fa sì che il libro non venga mai “sprecato” e che possa girare, e avere una seconda, una terza, una quarta vita e questo ne aumenta il suo valore.

Riuscite a vivere di questa attività? Siete in attivo?

La nostra avventura è partita lo scorso agosto, quindi dobbiamo ancora strutturarci bene per sfruttare al massimo tutte le potenzialità. Ci sembra ancora presto per fare una previsione, ma sicuramente siamo in crescita.

Quali iniziative promuovete?

Emanuele: Sicuramente gli incontri con gli autori, nazionali e locali, generano una grande curiosità ed ottengono un ottimo riscontro di pubblico. Ogni autore in fondo scrive per raggiungere e mettersi in comunicazione coi propri lettori.
Questi ultimi sono sempre curiosi di capire cosa ci sia dietro la pagina, quali ingranaggi mettano in moto e facciano vivere questo straordinario oggetto che è il libro Lucia: Oltre agli incontri con gli autori, abbiamo iniziato da subito ad ospitare iniziative per grandi e piccoli. Letture-laboratorio per bambini; appuntamento settimanale con corsi di inglese per bambini dai 3 ai 10 anni a cura dell’associazione culturale Il giochinglese; corsi di scrittura creativa per adulti (già in corso) e per bambini, che inizieremo a breve.

Chi sono i vostri clienti?

Vogliamo essere inclusivi nella maniera più assoluta. Nel nostro angolo dedicato, i lettori più piccoli possono sedersi e disegnare, colorare, giocare e ovviamente leggere. Hanno il loro spazio, per valutare e scegliere, mentre i genitori fanno altrettanto nella loro zona.  Ma non ci sono confini, è bello osservare e ascoltare genitori e figli che si consultano ad alta voce, scambiando opinioni, ognuno concentrato sul proprio libro. Più in generale Cartacanta accoglie persone di ogni età e di ogni interesse per i libri, la musica e il cinema, perché ognuno può trovare qualcosa di quello che stava cercando.

Qual è il significato della lettura oggi, della relazione con un libro cartaceo soprattutto per i giovani?
Vediamo soprattutto negli adolescenti, che regolarmente prendono d’assalto il settore dei classici, un desiderio di qualità, di letture non banali. Passano di autore in autore per crescere nel livello di lettura, si scambiano i libri di mano in mano, si confrontano, vengono con le liste piene di titoli da cercare, apprezzano il libro come oggetto fisico e valutano le differenze tra le varie edizioni, anche facendo attenzione alla qualità delle diverse traduzioni.
Quali sono i vostri progetti per il futuro?

Abbiamo da pochi giorni aderito alla rete SatelliteLibri, quindi cominciano ad arrivare in libreria sempre più titoli di editori indipendenti, ad aumentare la nostra offerta. Per il resto, quando abbiamo redatto l’atto costitutivo, abbiamo messo giù, in triste burocratese, il nostro libro dei sogni, che prevede intanto la possibilità di spostarci in un locale più grande, abbinare dei cibi o delle bevande ai libri, e tante altre iniziative, fino ad arrivare a forme di distribuzione più flessibili, di cui stiamo perfezionando lo studio. Più in generale, vogliamo continuare ad essere Cartacanta almeno fino a quando ci toccherà andare in pensione.

Chi volesse conoscervi meglio o venirvi a trovare?

La nostra pagina fb: https://www.facebook.com/cartacanta.libriusati/ con tutte le informazioni.

Fonte: ilcambiamento.it

 

 

 

Aerobico o anaerobico? Proviamo a capire una querelle romana

Queste differenti modalità di trattamento dell’organico sono uno degli elementi di dibattito sulle soluzioni da adottare per risolvere le criticità di Roma.387470_1

Aerobico o anaerobico? Ma anche integrazione tra i due processi. Queste differenti modalità di trattamento dell’organico sono uno degli elementi di dibattito sulle soluzioni da adottare per risolvere le criticità di Roma nella gestione dei rifiuti.

Ai tempi della giunta Marino, era stata avanzata la proposta di creare degli “ecodistretti con impianti anaerobici dove i rifiuti si sarebbero trasformati in biogas” ricorda il quotidiano La Stampa. La nuova giunta guidata da Virginia Raggi,invece, così come indicato nel piano Ama per la gestione dei materiali post-consumo 2017 – 2021, prevede la costruzione di impianti per la valorizzazione della frazione organica con “l’individuazione di aree per la costruzione di impianti di compostaggio aerobico che possano trattare almeno 120.000 tonnellate di organico”.

Legambiente, che in un comunicato “ribadisce le 4 mosse per liberare la capitale dai rifiuti”, indica tra le misure da adottare, “la costruzione di 10/15 impianti anaerobici per la gestione dell’organico e la produzione di biometano. La frazione organica – sottolinea l’associazione – pesa per circa il 30% del totale dei rifiuti urbani e a Roma, al superamento del 65% di differenziata come previsto per legge, sarebbe di circa 500.000 tonnellate annue; per smaltirle sarebbero necessari 10/15 digestori anaerobici per il trattamento dell’organico e la produzione di biometano, impianti piccoli, a zero emissioni e miasmi. La giunta invece si era detta favorevole alla costruzione di 3 impianti aerobici, scelta che Legambiente ritiene sbagliata, pensando che non si possa condannare un territorio che ha sopportato già così tanto, a miasmi perenni provenienti da impianti i cui progetti sono ancora sconosciuti, la localizzazione altrettanto e le persone non coinvolte nelle scelte”.

C’è da ricordare, tuttavia, che recentemente l’attuale l’assessora alla Sostenibilità Ambientale di Roma, Giuseppina Montanari, i vertici di Ama e numerosi rappresentanti del Comune e dei Municipi di Roma, sono stati in visita al Polo Ecologico di Acea Pinerolese Industriale S.p.A., realtà all’avanguardia che integra un impianto di depurazione acque reflue, al trattamento anaeorobico dei rifiuti, al compostaggio aerobico e all’impianto di produzione di biometano. “Una visita molto utile” aveva affermato in quella occasione l’assessora Montanari “perché mi sembra ci sia un esempio virtuoso di valorizzazione dell’organico”.

Ma quali sono i principali vantaggi e svantaggi dei due processi? Riprendiamo a questo proposito un documento del Consorzio Italiano Compostatori: La digestione anaerobica produce energia rinnovabile (biogas) a fronte del compostaggio aerobico che consuma energia; gli impianti anaerobici sono in grado di trattare tutte le tipologie di rifiuti organici indipendentemente dalla loro umidità, a differenza del compostaggio che richiede un certo tenore di sostanza secca nella miscela di partenza; gli impianti anaerobici sono reattori chiusi e quindi non vi è rilascio di emissioni gassose maleodoranti in atmosfera, come può avvenire durante la prima fase termofila del compostaggio; nella digestione anaerobica si ha acqua di processo in eccesso che necessita di uno specifico trattamento, mentre nel compostaggio le eventuali acque di percolazione possono essere ricircolate come agente umidificante sui cumuli in fase termofila; gli impianti di digestione anaerobica richiedono investimenti iniziali maggiori rispetto a quelli di compostaggio la qualità del digerito, in uscita dalla digestione anaerobica, è più scadente di quella del compost aerobico.

Tuttavia, si legge ancora nel documento, l’integrazione dei due processi può portare dei notevoli vantaggi, in particolare: si migliora nettamente il bilancio energetico dell’impianto, in quanto nella fase anaerobica si ha in genere la produzione di un surplus di energia rispetto al fabbisogno dell’intero impianto; si possono controllare meglio e con costi minori i problemi olfattivi; le fasi maggiormente odorigene sono gestite in reattore chiuso e le “arie esauste” sono rappresentate dal biogas (utilizzato e non immesso in atmosfera). Il digerito è già un materiale semi-stabilizzato e, quindi, il controllo degli impatti olfattivi durante il post-compostaggio aerobico risulta più agevole, si ha un minor impegno di superficie a parità di rifiuto trattato, pur tenendo conto delle superfici necessarie per il post-compostaggio aerobico, grazie alla maggior compattezza dell’impiantistica anaerobica; si riduce l’emissione di CO2 in atmosfera (Kubler and Rumphorst, 1999) da un minimo del 25% sino al 67% (nel caso di completo utilizzo dell’energia termica prodotta in cogenerazione); l’attenzione verso i trattamenti dei rifiuti a bassa emissione di gas serra è un fattore che assumerà sempre più importanza in futuro.

Foto: impianto biometano Acea Pinerolese

Fonte: ecodallecitta.it