RIVE 2019, torna il raduno degli ecovillaggi italiani

Si svolgerà dal 18 al 21 luglio presso la Comune di Bagnaia il raduno annuale degli ecovillaggi italiani, aperto a ecovillaggisti, sostenitori e semplici curiosi. Anche quest’anno l’evento, al quale parteciperà anche Italia che Cambia, presenta un ricco programma di progetti, soluzioni e conoscenze in grado di ispirare azioni concrete e un cambiamento duraturo sia all’interno che fuori dal mondo degli ecovillaggi. È da 23 anni uno degli eventi più attesi nel mondo del cambiamento e torna per la 22esima volta (nel 2018 non si è svolto a causa di imprevisti organizzativi) fra le destinazioni più interessanti per chi ha deciso di percorrere le “strade nuove” di cui parliamo ogni giorno nelle nostre storie. Stiamo parlando del raduno estivo della RIVE-Rete Italiana Villaggi Ecologici, associazione nata nel 1996 per tenere in contatto le eterogenee realtà degli ecovillaggi sparse su tutto il territorio nazionale e per supportare la nascita di nuovi progetti di comunità intenzionali. Il raduno si svolgerà quest’anno da giovedì 18 a domenica 21 luglio in Toscana, precisamente a Sovicille, in provincia di Siena, territorio dove è situata la Comune di Bagnaia – lo storico ecovillaggio italiano immerso tra boscose colline, oliveti e vigneti – che lo ospiterà.

La comune di Bagnaia

La Comune di Bagnaia è stata fondata nel 1979 da un gruppo di sessantottini interessati alla vita comunitaria, a superare il concetto di proprietà privata e al ritorno alla terra. Composta attualmente da 16 persone, le parole d’ordine che la contraddistinguono sono il principio di equità dei diritti e dei doveri, la totale condivisone economica, l’agricoltura e l’allevamento biologici, l’impegno politico e sociale. Oggi la Comune – le cui decisioni collettive vengono prese attraverso il metodo del consenso – è una delle esperienze più interessanti di autosufficienza alimentare nel nostro paese.

Il raduno estivo della RIVE è da anni il principale momento di confronto fra i ben 37 ecovillaggi già esistenti sul territorio nazionale e fra questi e i 20 nuovi progetti in via di realizzazione supportati dall’associazione, nonché l’occasione – per chi vive in città ma è interessato a forme di vita rurale e comunitaria – di conoscere coloro che stanno già sperimentando stili di vita ecologici e collaborativi. Pur essendo queste esperienze comunitarie molto diverse fra loro per orientamento filosofico e organizzativo, esse sono tutte accomunate dalla ricerca e dalla sperimentazione di stili di vita responsabili e sostenibili, non soltanto dal punto di vista ecologico, ma anche da quello spirituale, socioculturale ed economico. Il crescente interesse per il mondo degli ecovillaggi, infatti, è la testimonianza di un sempre più diffuso interesse per la possibilità di coniugare riduzione dei bisogni e scollocamento, rispetto per l’ambiente e cibo sano, vita sociale e relazioni umane profonde.

Quest’anno il raduno degli ecovillaggi italiani è preceduto dalla conferenza europea degli ecovillaggi, ossia il raduno annuale di GEN Europa, che si svolgerà nella stessa Comune di Bagnaia dal 14 al 17 luglio. Il GEN Europa, che si svolge a rotazione nei vari paesi europei, è uno dei cinque rami continentali del Global Ecovillage Network (GEN), la rete mondiale in continua espansione che raggruppa migliaia di comunità intenzionali e iniziative analoghe presenti oggi in 26 diversi paesi (ma altri se ne stanno aggiungendo) attraverso le suddette reti continentali e le reti nazionali. Fra le reti nazionali c’è naturalmente anche la RIVE, che quest’anno è co-organizzatrice dell’evento europeo. Il programma del raduno RIVE è come sempre ricco di progetti, soluzioni e conoscenze in grado di ispirare azioni concrete, spesso innovative, e stimolare un cambiamento duraturo non soltanto all’interno, ma anche fuori dal mondo degli ecovillaggi. Sia i dibattiti che i tanti laboratori previsti avranno come protagonisti e facilitatori ecovillagisti da tutta Italia, che offriranno la loro esperienza in forma di dono, per diffondere la possibilità del cambiamento di paradigma, a partire dalle forme abitative e produttive e fino ad arrivare al cambiamento più importante: quello del sé.

Bagnaia

Come ogni anno, oltre ai dibattiti e ai laboratori, una parte importante riguarderà le attività di intrattenimento e socializzazione, che anche stavolta saranno realizzate internamente alla RIVE dal gruppo dei Piumani. La filosofia dei Piumani unisce la leggerezza e lo spirito di comunità con l’autogestione della parte artistica degli eventi, in grado di stimolare i talenti e la creatività di chi vi partecipa. Per un obiettivo che solo chi non li hai mai incontrati può credere ambizioso: più umanità. Italia Che Cambia seguirà sia il raduno italiano che quello europeo immediatamente precedente attraverso articoli e video-interviste ai protagonisti di entrambi gli eventi. Questi contributi verranno pubblicati sul nostro sito e sui nostri consueti canali social. Per partecipare al raduno RIVE non è necessario avere già la tessera dell’associazione #associarsi. Basta iscriversi all’evento direttamente dal sito. Un’esperienza che davvero consigliamo di fare almeno una volta nella vita.

 Fonte: http://www.italiachecambia.org/2019/07/rive-2019-raduno-ecovillaggi-italiani/

Annunci

Vado a vivere in un ecovillaggio! Perché?

Cresce il numero di persone che decidono di rivoluzionare la propria esistenza, abbandonare lo stile di vita urbano e abbracciare nuovi modi di abitare, basati sulla condivisione e la sostenibilità. Cosa determina la scelta di vivere in un ecovillaggio? Ecco le testimonianze raccolte in occasione dell’ultimo raduno della RIVE – Rete Italiana degli Ecovillaggi.

“A volte il futuro abita in noi senza che lo sappiamo”, così scriveva Marcel Proust nella sua Ricerca del tempo perduto. Una scelta improvvisa, una serie di eventi, un questione di tempo, un ritorno alle proprie radici. Queste sono solo alcune delle motivazione che possono spingere delle persone a scegliere un percorso di vita condivisarive3

Vogliamo raccontarvi questo percorso direttamente con i volti di chi ha deciso di intraprendere questo cammino. Cosa è successo? Cosa è cambiato? Non c’è una risposta univoca a questa domanda, ci sono solo tante storie. Storie di persone come me, e come te, che hanno deciso di rivoluzionare la loro vita.

“Ho scelto di vivere in un ecovillaggio per una questione di tempo”, ci racconta Vito di Habitat, “il tempo che sentivo che mi sfuggiva, il tempo che non sentivo più una cosa mia, il tempo che è denaro. Alla fine mi sono ritrovato ad esserne vittima, ora è un mio amico”. Una questione di armonia, una scelta di cambiamento per fare pace con la parte più profonda di se stessi, un tempo ritrovato. Un futuro che è in noi, un qualcosa che semplicemente accade. Questo è quello che è successo a Massimo di Torri Superiore: “Non è stato un percorso ragionato, è un qualcosa che è accaduto, era da fare. I significati li ho ricostruiti vivendoli”.

Per altri, invece, la scelta di cambiamento combacia con un vero e proprio viaggio alla scoperta delle proprie radici. Un percorso che nasce dal desiderio di riconnettersi con una parte di sé che si è sempre avuto addosso, come ad esempio un cognome, e del quale non si è mai saputo abbastanza. “Sono Manuela Pizzi, vengo dalla Spagna”, ci racconta Manuela in un italiano perfetto, “ho iniziato a viaggiare in Italia perché tutti mi chiedevano: ma tu lo parli l’italiano? Ed io rispondevo: No!”.rive2

Diversa è la storia di Mario (Il Popolo degli Elfi). Per lui il ritorno alla terra era una condizione necessaria del suo essere. Il ricordo del nonno e la consapevolezza che “ la mia strada è sempre stata quella di tornare alla terra”. Una scelta che può nascere da una delusione politica e dal desiderio di trovare strade alternative per veder trionfare i propri ideali. Una volontà di vivere un’esistenza comunitaria, una propensione all’accoglienza e alla condivisione così profonda da dar la forza di ridisegnare la propria realtà. “Una realtà anticapitalista, una realtà che rifiuta la proprietà privata, che si pone il tema delle scelte che vengono compiute in maniera del tutto egualitaria, senza leader, l’assemblea è l’unico organo decisionale”, ci racconta, soddisfatto, Alfredo di La Comune di Bagnaia. Diversa, ancora, può essere la storia di chi decide di cambiare perché si rende conto di aver sempre lottato per qualcosa di effimero. Esattamente all’apice del successo, in un momento estremamente bello della propria vita, comprendere di aver bisogno di più autenticità. “Avevo bisogno di vivere una vita vera, con gente vera, dove si diceva quello che si pensava e si faceva quello che si diceva”, ci racconta Macaco della Federazione di Comunità di Damanhur. Una consapevolezza totale, ma non ingenua. Perché scegliere di vivere in comunità non è la panacea a tutti i problemi. I problemi e i conflitti sono parte integrante della nostra esistenza, ma la vita condivisa, ci sottolinea Macaco, “crea un campo che rende molto facile anche trovare delle soluzioni a delle cose che sembrano difficili da risolvere”. C’è chi decide di vivere in un ecovillaggio per amore della natura, come Sara dell’ecovillaggio Habitat. Chi, come Eva Lotz, ha sempre avuto, nel suo cuore, il desiderio profondo di cambiare vita. E ancora chi, semplicemente, ha voluto offrire una vita diversa alla propria famiglia. Così è stato per Monica che ha cercato un bel luogo in cui far crescere la propria prole.rive1

Infine, c’è chi, come Claudio, decide di cambiare perché non si diverte più. La scelta di ritagliarsi il proprio spazio in contrapposizione ad una società che offre sempre meno. Dove la socialità è solo orizzontale, giovani con giovani. Dove non si condivide uno scambio intergenerazionale e, quotidianamente, ci si perde un enorme bagaglio di conoscenza che detengono gli anziani. Questi sono solo alcune delle motivazioni di chi ha deciso di intraprendere un cammino di ricerca. C’è però un fil rouge che lega tutte le persone che ho incontrato al XXI raduno della Rete Italiana Villaggi Ecologici. Sia chi è giunto a destinazione, chi si appresta ad iniziare il cammino, sia chi ci sta solo pensando e chi ha questo desiderio che, saltuariamente, quando il giorno lascia lo spazio alla notte, fa capolino, appena prima di addormentarsi. Tutte queste persone hanno una luce negli occhi. La luce di chi decide di essere protagonista della propria vita. La luce di chi lotta per riappropriarsi del proprio tempo. La luce di chi combatte per una società migliore. Quella luminosità meravigliosa che avvolge l’essere umano quando sa che sta facendo la cosa giusta.

 

Guarda tutti i video con le testimonianze raccolte al raduno della RIVE

Fonte:  http://www.italiachecambia.org/2017/08/vado-vivere-in-un-ecovillaggio-perche/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

La rete Rive e gli ecovillaggi in Italia

Abitare il proprio “luogo” e non un posto qualsiasi è una scelta fondamentale per l’affermazione della propria personalità, in relazione a se stessi e agli altri. Vivere in un ecovillaggio è la scelta che molti compiono per abitare seguendo i principi della sostenibilità, del consumo responsabile e soprattutto della condivisione. In Italia 23 degli ecovillaggi presenti sul territorio sono riuniti nell’Associazione RIVE (Rete Italiana Villaggi Ecologici) – un coordinamento di comunità, ecovillaggi e singole persone interessate ad esperienze di vita comunitaria – che raccoglie esperienze molto diverse tra loro ma che non è inclusiva di tutte le realtà di questo tipo presenti nel nostro paese.

RIVE è nata nel 1996 con lo scopo di tenere in contatto le diverse esperienze che si erano consolidate fino a quel momento e per fornire supporto a quelle che sarebbero nate in futuro. All’epoca il nucleo operativo era composto solo da quattro realtà: Torre Superiore, Comune di Bagnaia, Damanhur e Popolo degli Elfi. A metà degli anni ’90 in Italia non si parlava quasi per niente di ecovillaggi e le uniche esperienze simili, quelle delle comuni, erano spesso naufragate senza successo.rive-1

Mimmo Tringale – oltre ad essere direttore della rivista AMM Terra nuova – è stato fondatore e presidente della rete per oltre dieci anni, ne ha seguito lo sviluppo e ha visto unirsi e incontrarsi numerose esperienze anche tanto diverse tra loro. Oggi la RIVE è il più importante punto di riferimento per gli ecovillaggi italiani e la sua ricchezza sta proprio nella capacità di unire in un’unica rete anche scelte molto differenti tra loro. Alcune hanno un taglio politico molto marcato, altre si basano su una profonda spiritualità, ma per tutti quello che conta di più è la volontà di condivisione di una scelta mirata ad andare oltre il “vivere” tradizionalmente inteso. È chiaro che le difficoltà esistono, soprattutto all’inizio, ci vuole tempo per abbandonare la tipica dinamica dello scontro e passare ad una fase più operativa fondata sul confronto. E quello che offre la rete è proprio questo: la facilitazione degli incontri per i nuovi membri che si stanno cimentando nella ricerca o nella fondazione di un ecovillaggio, riunioni e seminari aperti a tutti i “curiosi” che vorrebbero avere maggiori informazioni su questo tipo di scelta, e un contatto diretto con il movimento internazionale degli ecovillaggi tramite la partecipazione alla GEN- Europe (Global Ecovillage Network) per essere sempre aperti ai nuovi spunti che possono arricchire le esperienze in corso.MG_2917

Francesca Guidotti, attuale presidente della RIVE, chiarisce che non ci si può approcciare al tema dell’ecovillaggio in maniera semplicistica. Trovare quello adatto a se stessi è come trovare un “luogo dell’anima”, bisogna prima di tutto visitarlo e poi viverlo il tempo necessario per capire qual è lo stile di vita e se si conforma alla nostra personalità. La rete RIVE supporta anche altre realtà che promuovono un abitare sostenibile, come l’Associazione culturale Senape che sta lavorando alla proposta di un progetto di recupero e ristrutturazione delle ex caserme del comune di Imperia per uso pubblico e sociale, o le varie esperienze di cohousing sociale – “coabitazione”, in italiano. Si tratta di una forma particolare di vicinato, dove viene preservata la privacy degli spazi abitativi ma vengono condivisi molti spazi relativi ai servizi comuni.riv3

È una scelta che permette di superare l’isolamento tipico dei condomini rispondendo ad una serie di questioni pratiche del vivere con una sorta di “welfare” personalizzato, ma è una struttura che rimane molto diversa rispetto a quella degli ecovillaggi. La prima esperienza di cohousing è sorta nel 1972 in Danimarca, negli anni successivi si è propagata nei vicini stati scandinavi e negli anni ’80 gli enti pubblici hanno riconosciuto questa esperienza a livello ufficiale. Oggi si contano migliaia di esperienze in tutto il mondo e anche in Italia sono registrate nella rete otto realtà, di cui due in grandi città come Torino e Milano. Come puntualizza Mimmo Tringale, quali che siano le proprie esigenze relative all’abitare, “per cambiare il mondo è importante saper vivere conciliando le diversità, perché proprio la diversità è ricchezza”.

 

fonte: italiachecambia.org

Ecovillaggi, la scelta adatta? Al via la formazione del RIVE

Per molti vivere in un ecovillaggio è un sogno nel cassetto. Tuttavia, prima di prendere una simile decisione si dovrebbe abitare per qualche tempo in un ecovillaggio, in modo da averne esperienza diretta. La Rete Italiana Villaggi Ecologici (RIVE) ha organizzato un vero e proprio “Percorso di formazione 2013”, finalizzato a far conoscere a tutti gli aspiranti “eco-villaggisti” d’Italia le pratiche di vita quotidiana che contraddistinguono un ecovillaggioecovillaggio0_

Quanti di noi non hanno sognato, almeno una volta nella vita, di abitare in un ecovillaggio fondato su principi di sostenibilità ambientale, di auto-sufficienza energetica grazie all’uso di fonti rinnovabili, agricoltura biologica e autoproduzione, stili di vita comunitari e collaborativi finalizzati a sviluppare reti di supporto e aiuto reciproco? Sicuramente, molti. Ma quanti sono coloro che sono davvero predisposti o adatti a vivere in comunità? Prima di prendere qualsiasi decisione, si dovrebbe vivere per qualche tempo in un ecovillaggio, per sperimentare le attività che in esso si svolgono e per capire, in questo modo, se la vita comunitaria fa per noi oppure no. Per tutti questi motivi, la Rete Italiana Villaggi Ecologici (RIVE) ha organizzato un vero e proprio “Percorso di formazione 2013”, finalizzato a far conoscere a tutti gli aspiranti “eco-villaggisti” d’Italia le pratiche di vita quotidiana che contraddistinguono un ecovillaggio. Il percorso formativo RIVE, infatti, è concepito proprio come un’opportunità per chi si sta avvicinando a questo mondo – con uno vero e proprio progetto di vita oppure semplicemente con un’idea – e che, quindi, desidera ricevere informazioni utili e dettagliate, prima di prendere decisioni definitive. Obiettivo del corso è far conoscere e sperimentare le numerose attività si svolgono negli ecovillaggi italiani e fornire precise competenze, sulla base delle esperienze dei villaggi più solidi e collaudati. Il percorso per aspiranti eco-villaggisti si terrà, di volta in volta, in un ecovillaggio differente, ma sempre facente parte della rete RIVE, in modo da avere il più ampio panorama possibile di tutti gli aspetti che caratterizzano la vita e le attività dei numerosi villaggi italiani.vita_ecovillaggio5

Il corso si svolgerà nello spazio di uno o due weekend al mese, nel periodo compreso tra il 12 luglio e il 17 novembre 2013, e le ore di insegnamento teorico-pratico varieranno tra le 12 e le 20 ore. Inoltre, sarà suddiviso in 5 moduli:

1. visione del mondo,

2. crescita personale,

3. ecologia e ambiente,

4. gestione giuridico-amministrativa,

5. sociale.

Ogni modulo avrà la durata di un week-end (dal primo pomeriggio del venerdì alla domenica pomeriggio). Ogni modulo è stato sviluppato sulla base delle esperienze concrete realizzate nell’ecovillaggio ospitante, al quale seguirà un approfondimento degli aspetti caratteristici dell’ecovillaggio stesso. In questo modo, i partecipanti al percorso di formazione possono conoscere da vicino la filosofia e i metodi che orientano l’ecovillaggio nel quale si trovano in quel momento. Per saperne di più sul “Percorso formativo 2013”, abbiamo raggiunto Francesca Guidotti, referente di RIVE, e le abbiamo rivolto alcune domande:__ecovillaggio

Francesca, come e quando nasce l’idea di un percorso di formazione ad hoc per “aspiranti eco-villaggisti”?

Durante le riunioni dei soci RIVE, ritagliamo del tempo per raccontarci cosa accade nei diversi ecovillaggi, per avere una visione più ampia rispetto alla propria realtà e per scambiarci consigli. Da sempre, emerge un fatto su tutti: persone che chiedono di entrare a far parte della comunità, o che chiedono alla RIVE “come si fa un ecovillaggio?”. E se ci parli un po’, capisci che hanno un’idea vaga di come funziona un ecovillaggio o pensano che l’ecovillaggio sia un modo per fuggire dalla realtà, oppure che basti un finanziamento per comprare un luogo e l’ecovillaggio è già fatto. Con queste premesse, capisci che è difficile partecipare, tanto più fondare, una comunità. Non tutti i membri della comunità, per quanto si sforzino di spiegare come funziona la vita nell’ecovillaggio, hanno la competenza o le energie per orientare queste persone, che sono tante. Essendo un problema che coinvolge tutti gli ecovillaggi, la RIVE, con l’aiuto degli ecovillaggisti, si è presa l’incarico di creare il percorso formativo. Una prima proposta è stata fatta nel 2009, ma si è concretizzata solo quest’anno, perché in passato non c’erano le forze per un progetto di questa portata”.

Quante sono le persone che, fino ad oggi, hanno fatto questo tipo di percorso e, in percentuale, quante di esse hanno davvero “cambiato vita” e quante hanno capito di non essere adatte alla vita in ecovillaggio?

Quello che ho potuto osservare, finora, dei singoli corsi patrocinati dalla RIVE, è che, all’incirca, il 70% dei partecipanti ha rafforzato le proprie convinzioni e segue assiduamente la Rete e gli ecovillaggi. E di questi, il 30% è passato all’azione, il 20% è rimasto affezionato al movimento, ma non ha intenzione di cambiare radicalmente vita e, infine, il 10% ha capito che questa scelta non fa per sé._ecovillaggio2

Cosa consiglieresti, in linea generale, ad un aspirante eco-villaggista, per evitare di prendere decisioni sbagliate o, peggio, avventate?

Consiglio sempre di leggere attentamente le descrizioni presenti sul  sito della Rete italiana dei villaggi ecologici (Rive) e su aamterranuova.it , per fare una prima “scrematura” e individuare gli ecovillaggi che più si avvicinano al nostro modo di essere. Poi, la scuola migliore, è quella di vedere gli ecovillaggi con i propri occhi. Tutti gli ecovillaggi RIVE, infatti, svolgono periodicamente la giornata aperta, dedicata appositamente ai “curiosi”: a seconda della stagione o della disponibilità, è possibile chiedere di trascorrere uno o più giorni nella comunità. Andare a visitare tre o più realtà è la cosa migliore, perché fornisce tanti spunti di riflessione che aiutano a delineare il proprio percorso.

Per chi non ha la possibilità di partecipare al percorso formativo, esistono altre opportunità per conoscere, più da vicino, la vita degli ecovillaggi?

L’invito che faccio sempre è quello di partecipare al Raduno Nazionale RIVE, che si svolge ogni anno a fine luglio (quest’anno dal 25 al 28 luglio 2013 al Vignale, Blera, VT), perché i 4 giorni che passiamo insieme, sono un “concentrato” di ecovillaggi provenienti da tutta Italia! Perciò, tutti coloro che desiderano avvicinarsi a questo modo, non si lascino sfuggire questa opportunità. Per avere informazioni generali sul percorso formativo è possibile scrivere a formazione@ecovillaggi.it. Chi desidera, invece, informazioni dettagliate sui singoli moduli e sui costi specifici, deve contattare i singoli ecovillaggi, i cui indirizzi sono disponibili a questo link.

Fonte: il cambiamento

Comuni, Comunità, Ecovillaggi
€ 13.9