Ecco l’impianto solare più grande al mondo: dà corrente a 80mila rifugiati siriani

solar-solar-cells-photovoltaic-environmentally-friendly-159243

Il più grande impianto solare mai costruito si trova in un campo profughi a Za’atari in Giordania. Ben 40mila pannelli fotovoltaici per rifornire di energia elettrica 80mila rifugiati. Quando le rinnovabili incontrano il sociale…

È stato inaugurato a novembre del 2017 il più grande impianto solare mai costruito. La centrale, costituita da ben 40mila pannelli fotovoltaici si trova nel campo profughi di Za’atari, in Giordania. Il progetto, che rifornisce di energia ben 80mila rifugiati siriani, è stato finanziato dal governo tedesco attraverso la KfW Development Bank che ha investito 15 milioni di euro per la realizzazione di un’opera che può produrre fino a 12,9 megawatt.

Ecco di che cosa si tratta.

L’impianto solare che nasce nel campo profughi

Nel campo rifugiati di Za’tari, i profughi siriani possono accedere all’energia elettrica grazie al più grande impianto solare mai costruito. Una centrale capace di ridurre le emissioni annuali di biossido di carbonio di 13 mila tonnellate all’anno. Un quantitativo pari a 30 mila barili di petrolio. Un modo per garantire un bene importantissimo a chi non ha più nulla. L’impianto solare, inoltre, garantisce un risparmio annuo di circa 5,5 milioni di dollari, che l’UNHCR, l’Agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite, reinvestirà in assistenza umanitaria.

L’impianto solare

La centrale si trova alla periferia del campo di Za’atari ed è composta da 40 mila pannelli fotovoltaici disposti in file lunghe centinaia di metri. Un’area pari a circa 33 campi da calcio. Il merito del progetto, però, non è solo quello di aver rifornito di energia elettrica i rifugiati. Per la costruzione dell’impianto solare, infatti, sono state impiegate non solo persone che vivevano al di fuori del campo, ma anche 75 rifugiati siriani. Un’occasione per lavorare e acquisire competenze che, si spera, potranno essere adoperate nel prossimo futuro.

Gasem, 31enne siriano, afferma:

«Io e gli altri rifugiati siriani che hanno lavorato al progetto abbiamo tratto molti benefici da questa esperienza. Abbiamo sviluppato le nostre conoscenze e le nostre competenze tecniche e, personalmente, mi ha anche permesso di trovare un lavoro in un altro progetto legato al solare al di fuori del campo».

Il nuovo impianto solare fornirà energia elettrica per 12-14 ore al giorno, permettendo non solo di illuminare il centro, ma anche di migliorare la conservazione dei cibi e accedere a standard di igiene più accettabili. La situazione precedente era molto difficile. A causa degli alti costi di produzione dell’energia, la disponibilità di corrente era limitata a sole 6 massimo 8 ore dopo il tramonto. La centrale è stata inoltre collegata alla rete nazionale della Giordania. L’energia prodotta e inutilizzata, quindi, sarà reimmessa nella rete per supportare il fabbisogno energetico della comunità locale.

Riduzione delle emissioni e assistenza umanitaria

La creazione dell’impianto solare nel campo profughi di Za’atari ha permesso alla Giordania di ridurre di 13 mila tonnellate all’anno le emissioni di biossido di carbonio. L’enorme risparmio economico che ne deriva sarà reinvestito nell’ulteriore assistenza umanitaria dei circa 650mila rifugiati siriani registrati nel paese.
La centrale non è l’unico esempio di come le rinnovabili possano svolgere anche una funzione sociale. Ricordiamo ad esempio il progetto del Perù di qualche anno fa, finalizzato a garantire l’accesso gratuito all’elettricità agli oltre due milioni di abitanti più poveri.

Fonte: ambientebio.it

Annunci

Italiani più veg, più attenti alla sostenibilità e al risparmio: l’Eurispes “fotografa” una crescente consapevolezza

Il Rapporto Eurispes 2018 “fotografa” l’italianità in tutte le sue caratteristiche, positive e negative: abitudini, scelte, tendenze che vanno per la maggiore, convinzioni. Fra queste ci sono anche segnali incoraggianti.9750-10527

Magari sono segnali ancora timidi, sicuramente graduali, ma qualcosa c’è. Il Rapporto Eurispes 2018 indica che nell’acquisto di beni alimentari gli italiani prediligono innanzi tutto i prodotti Made in Italy (74,1%). Molti (53,1%) acquistano spesso prodotti con marchio Dop, Igp, Doc. In oltre la metà dei casi (59,3%) ad essere privilegiati sono i prodotti a km zero e nell’80,4% quelli di stagione. Più basso invece, il numero (39,4%) di chi acquista spesso prodotti biologici. Il 75,4% dei consumatori controlla l’etichettatura e la provenienza degli alimenti; evita di comperare prodotti nei negozietti etnici (62%) e di marche che non conosce (66,9%). Il 59,9%, inoltre, preferisce non acquistare prodotti contenenti olio di palma. Il 7,6% del campione segue una dieta vegetariana o vegana. In particolare, il 4,6% degli intervistati si dichiara vegetariano (-2,5% rispetto al 2016) mentre i vegani raggiungono il 3% della popolazione (erano l’1%). Anche la sharing economy è entrata nell’ottica italiana, almeno in qualche sua parte: quasi 2 persone su 10 usano il car sharing, ad esempio. Nell’era della condivisione, il 18,6% degli italiani ha usato il servizio di car sharing (+7,5% rispetto al 2016), il 17,1% ha utilizzato biciclette pubbliche con il servizio di bike sharing (+9%), il 15,4% ha provato il servizio di ride sharing (+5%) e il 14,7% ha condiviso libri tramite la pratica del bookcrossing (+1,7%); solo l’8,4% ha fatto couchsurfing(+3,8%), mentre il 6,2% ha condiviso un ufficio con il coworking (+1,1%). I cambiamenti climatici fanno paura al 77,5% degli italiani. La larga maggioranza è disposta ad adottare comportamenti di virtuosi per risparmiare energia elettrica e acqua. Ma occorre sottolineare che tra il 2008 e il 2018 i timori dell’opinione pubblica sulla questione dei cambiamenti climatici, pur restando largamente condivisi, sono complessivamente diminuiti: dall’81,5% del 2008 al 77,5% del 2018. Ridurre i consumi quotidiani al fine di limitare il riscaldamento terrestre è un comportamento da adottare, ma che serve solo se lo fanno in tanti tutti i giorni (è quello che pensa il 41% della popolazione italiana, nel 2008 la pensava così il 34,9% dei cittadini); sono invece convinti che si tratti di una strategia giusta da adottare sempre e comunque il 23% degli italiani (erano il quasi il 40% nel 2008). Un cittadino su 5 pensa al riscaldamento terrestre come un problema troppo grande, che il singolo non può affrontare (+6,7 rispetto al 2008). Per risparmiare energia elettrica e acqua, si è pronti ad usare meno il riscaldamento durante l’inverno (61,4%) e i condizionatori in estate (70,3%), a diminuire i consumi di acqua (72,6%), a far installare pannelli fotovoltaici (61,6%), ad acquistare lampadine a basso consumo energetico (81,6%), a prendere meno l’automobile privata (61,9%). Bene, se da oggi stesso tutti mettessero in pratica tendenze, convinzioni e opinioni su sobrietà e decrescita, avremmo già fatto un enorme passo avanti. Che aspettiamo?

Fonte: ilcambiamento.it

La bolletta online, il risparmio per l’ambiente e come richiederla

bollette_online_ambiente

Pagare le bollette online o leggere il proprio estratto conto tramite internet contribuisce a salvare l’ambiente, oltre ad eliminare le spese d’invio a carico dei consumatori. Uno studio americano della PayItGreen Alliance per l’Epa (l’ente per la protezione ambientale Usa) lo ha quantificato: ogni famiglia può salvare fino a 7 metri quadri di foresta all’anno se effettua dei pagamenti online e abbandona la vecchia bolletta di carta. Secondo lo studio americano in media ogni famiglia statunitense riceve circa 19 bollette e comunicati bancari cartacei ed esegue circa 7 pagamenti con l’utilizzo di carta ogni mese. Abbandonando i sistemi tradizionali si potrebbero risparmiare 3 kg di carta all’anno, senza produrre la stessa quantità d’emissioni di 250 km percorsi in auto e salvando circa 0.08 alberi. Inoltre si risparmierebbero circa 20 litri di carburante delle spedizioni e 280 litri d’acqua. “Ogni piccolo contributo può avere impatti a livello aggregato” è una frase antica quanto semplice ed efficace: l’invito è rivolto a tutti i titolari di conti correnti e contratti di utenze. Contattate l’azienda fornitrice del servizio e richiedete espressamente la consultazione delle bollette e degli estratti conto online. A fine anno il risparmio per voi sarà certo, mentre per l’ambiente sarà assicurato soltanto se sarà almeno il 10% della popolazione (americana) a cambiare abitudini. Che dite contribuiamo a quel 10%?

Bolletta online: come chiederla

 

Per ricevere la bolletta online si può consultare il sito del Servizio Elettrico Nazionale.

Naturalmente si possono contattare le singole aziende come:
Enel
Eni
Infostrada
Tim
Iren
Vodafone
Fastweb

Naturalmente la buona abitudine di ricevere la bolletta online potrebbe essere associata anche a quella di pagare online in modo da ridurre a zero la stampa dei documenti cartacei. In molti casi anche questo è un modo per risparmiare sulla bolletta.

Fonte:  La Stampa

Riscaldamento e termosifoni, la guida ENEA per aumentare l’efficienza e risparmiare in bolletta

In occasione dell’accensione dei termosifoni che scatta dal 15 ottobre nei 4.300 comuni della zona climatica “E”, l’ENEA ha messo online alcune semplici regole per la corretta manutenzione della caldaia, per la contabilizzazione del calore e per risparmiare sulla bolletta ed evitare sprechi di energia o multe.

386362_1

In occasione dell’accensione dei termosifoni che scatta dal 15 ottobre nei 4.300 comuni della zona climatica “E”, che comprende grandi città come Milano, Torino, Bologna e Venezia, l’ENEA ha messo online (www.enea.it)  una nota per ricordare alcune semplici regole per la corretta manutenzione della caldaia ai fini della sicurezza, per la contabilizzazione del calore e per risparmiare sulla bolletta ed  evitare sprechi di energia o multe per non aver rispettato le previsioni di legge. La regola numero uno riguarda la sicurezza, ovvero la corretta manutenzione degli impianti,fondamentale per consumare e inquinare meno e per evitare sanzioni. Infatti, un impianto ben regolato e ben manutenuto consuma e inquina meno e chi non effettua la manutenzione prevista dal DPR 74/2013, rischia una multa non inferiore a 500 euro. Utili indicazioni sono disponibili nella Guida per l’esercizio, controllo e manutenzione degli impianti termici, realizzata dall’ENEA nell’ambito delle attività di informazione e formazione del Ministero dello Sviluppo Economico, in collaborazione con Unione Nazionale Consumatori, Adiconsum, Assoclima, Assotermica, Confartigianato, Federconsumatori e il mensile il TEST. La regola numero due è applicare le valvole termostatiche, apparecchiature che aprono o chiudono la circolazione dell’acqua calda nel termosifone e consentono di mantenere costante la temperatura impostata, aiutando a concentrare il calore negli ambienti più frequentati e a evitare sprechi. Il Decreto Legislativo n.102/2014, che ha recepito la direttiva 2012/27/UE sull’efficienza energetica, rende obbligatoria l’installazione di sistemi di contabilizzazione e termoregolazione e l’adozione di un determinato criterio di ripartizione dei costi. Per evitare le sanzioni previste dalla legge è necessario mettersi in regola entro il 31 dicembre 2016. Per maggiori informazioni: Vademecum termoregolazione e contabilizzazione del calore.

Una terza regola riguarda il controllo della temperatura e l’uso dei cronotermostati, dispositivi elettronici che consentono di regolare temperatura e tempo di accensione in modo da mantenere l’impianto in funzione solo quando si è in casa. Scaldare troppo la casa fa male alla salute e alle tasche: la normativa consente una temperatura di 20 – 22 gradi, ma 19° sono più che sufficienti a garantire il comfort necessario. Attenzione, inoltre, perché ogni grado abbassato si traduce in un risparmio dal 5 al 10 per cento sui consumi di combustibile. Altra regola importante è il controllo delle ore di accensione. Il tempo massimo giornaliero è indicato per legge e cambia a seconda delle 6 zone climatiche in cui è suddivisa l’Italia. Per i comuni in fascia “E” al via da domani il massimo sono 14 ore.

Schermando le finestre la notte – chiudendo persiane e tapparelle o mettendo tende pesanti – si riducono le dispersioni di calore verso l’esterno. Inoltre è opportuno evitare di apporre ostacoli davanti e sopra i termosifoni, in quanto mettere tende o mobili davanti ai termosifoni o usare i radiatori come asciuga biancheria disperde calore ed è fonte di sprechi. Inoltre attenzione a non lasciare troppo a lungo le finestre aperte: per rinnovare l’aria in una stanza bastano pochi minuti, evitando inutili dispersioni di calore. Altro ‘trucco’ semplice ma molto efficace per ridurre le dispersioni di calore è quello di installare pannelli riflettenti tra muro e termosifone

Impianti di riscaldamento innovativi. Se l’impianto ha più di 15 anni, conviene valutarne la sostituzione ad esempio con le nuove caldaie a condensazione, le pompe di calore, o con impianti integrati dove la caldaia è alimentata con acqua preriscaldata da un impianto solare termico e/o da una pompa di calore alimentata da un impianto fotovoltaico.

Usufruire degli ecobonus. Per gli interventi sulle caldaie è possibile usufruire degli ecobonus del 65% per la riqualificazione energetica degli edifici e del 55% per quella del patrimonio edilizio. Altri interventi soggetti a detrazione fiscale riguardano serramenti e infissi, pannelli solari, coibentazione e coperture, schermature solari e, da quest’anno, anche la building automation, vale a dire, l’insieme dei dispositivi multimediali per il controllo da remoto degli impianti termici.

Fonte: ecodallecitta.it

Illuminazione a Led: tutti i vantaggi

 

Nel campo dell’illuminazione sostenibile la tecnologia Led è sicuramente quella che si sta diffondendo di più. Ma vediamo nel dettaglio quali sono i vantaggi di questa tecnologia cercando di capire perché andrebbe scelta.

Immagine

Innanzitutto il risparmio. Il Led garantisce consumi bassissimi: una lampadina a Led, infatti, a parità di luminosità consuma sette volte meno di una tradizionale, ma anche quattro volte di meno rispetto a una lampada a risparmio energetico a fluorescenza. Questo significa che una famiglia tipo consumerà per l’illuminazione circa 400 kWh con 75 euro di spesa usando lampadine a incandescenza, 250 kWh con 50 euro di spesa usando lampadine a risparmio energetico, mentre i consumi si limiteranno a circa 60 kWh all’anno con una spesa di 10 euro con il Led. Senza dimenticare che la sostituzione di un impianto di illuminazione tradizionale con uno a Led rientra nell‘Ecobonus 2016, che consente detrazioni fiscali del 65% per gli interventi di miglioramento dell’efficienza energetica degli immobili.

La durata di vita di una lampadina a Led, poi, è notevole: ben oltre le 50.000 ore, ossia venti volte di più rispetto a una lampadina tradizionale e il doppio rispetto a una lampadina a risparmio energetico a fluorescenza. Anche dopo le 50.000 ore, inoltre, il Led mantiene il 70% dell’emissione luminosa.

Un altro vantaggio di questa tecnologia è il minimo sviluppo di calore. A differenza delle lampade a incandescenza e fluorescenti, le lampadine a Led non emettono luce calda e restano fredde anche dopo molte ore di funzionamento, quindi possono essere installate senza problemi a contatto con legno o plastica.

Infine bisogna annoverare tra i plus di questa tecnologia le dimensioni ridotte che consentono alle lampadine Led di integrarsi all’interno di elementi architettonici come pavimenti, pareti, soffitti, scaffalature e altre superfici della casa.

Fonte: facile.it

 

Lampade a LED: quanto fanno risparmiare?

Alcuni suggerimenti per risparmiare sulla bolletta elettrica grazie alle lampade a LEDgettyimages-98450557-1

Le lampade a LED sono la soluzione più efficace per risparmiare sulla bolletta dell’elettricità e garantire un’ottima illuminazione ai propri ambienti. Scegliere una lampadina a LED, insomma, permette di coniugare prestazioni, risparmio energetico e rispetto per l’ambiente. Grazie a un ciclo di vita molto più lungo e a un consumo notevolmente ridotto, le lampade a LED sostituiranno progressivamente quelle a incandescenza e quelle a fluorescenza. Le lampadine a incandescenza da 75 e 100 watt sono state tolte dal mercato nel 2010, seguite nel 2012 da quelle da 60 watt. Rispetto alle lampade a fluorescenza (anche dette a risparmio energetico), quelle a LED garantiscono un risparmio energetico del 60% e dispongono di una vita media stimata in 50mila ore. Vediamo, secondo una comparazione effettuata da Italia LED, quanto si spenderà per illuminare un ambiente per 50mila ore (ovverosia 5 anni e mezzo) e quali sono le differenze fra le tre tipologie di lampade più utilizzate.  Come detto la durata di un lampada a LED è di 50000 ore, per avere la stessa illuminazione sono necessarie 6 lampade a risparmio energetico (durata 800 ore) e 42 lampade alogene. La differenze di costo fra la prima (22 euro) e quelle a risparmio energetico ( 4 euro) e alogene (2,5 euro) è notevole, ma il costo dell’acquisto viene ammortizzato dal conto della bolletta della luce e dal fatto che l’acquisto delle lampada non viene più ripetuto per più di 5 anni e mezzo. La bolletta della luce sarà meno cara perché con il LED saranno necessari (per il periodo di 50000 ore) solamente 500 kW, contro i 1.150 kW del risparmio energetico e i 5000 kW dell’alogena: la spesa in bolletta sarà, rispettivamente, di 100, 230 e 1000 euro. Se a questa somma si aggiungono le spese per le lampade (22 euro Led, 24 euro risparmio energetico e 105 euro alogena) si può finalmente quantificare la differenza di spesa fra le tre tipologie: con la lampada LED si spenderanno 122 euro, con quelle a risparmio energetico 254 euro e con quelle alogene 1105 euro. A parità di ore di accensione nove lampade a LED fanno spendere quanto un’alogena, mentre rispetto alla lampada a risparmio energetico il costo della lampada a LED è inferiore alla metà.
Nelle lampade elettriche l’energia elettrica viene tramutata istantaneamente in luce. Attualmente sono in commercio svariati modelli di lampade LED sia per forma che per potenza che per attacco. Sul sito Lightronic è possibile calcolare il risparmio nel passaggio dalle lampade a incandescenza a quelle a LED.

Fonte:  Italia LED

5 consigli per risparmiare e rendere la casa ecologica

house--419058_1920 (1)

Rendere la propria casa ecologica è un dovere che ognuno di noi dovrebbe rispettare: una casa eco-friendly, infatti, non solo fa risparmiare sugli sprechi energetici, ma fa anche un favore al pianeta, limitando di molto lo spreco delle sue preziosissime risorse. Inoltre, è assolutamente il caso di approfittare della Legge di Stabilità per apportare le giuste modifiche alla propria casa, usufruendo delle convenienti detrazioni fiscali. Ecco 5 consigli per rendere la vostra casa ecologica.

Scegliere il piano energetico

Il primo passo per limitare i consumi superflui di energia è optare per un piano energetico pensato appositamente per voi.  Questo significa scegliere i fornitori di energia più convenienti per la vostra situazione e per i vostri consumi. Consultate indirizzi web come questo www.facile.it/energia-luce-gas/compagnie.html  che raccolgono tutti i prezzi e le offerte di diversi fornitori di energia e rendono più facile la scelta della tariffa migliore. La caduta del monopolio Enel ha  abbassato i costi energetici, creando un mercato concorrenziale attraverso il quale è possibile risparmiare molto sulla bolletta.
Installare i pannelli fotovoltaici

Una delle soluzioni migliori per risparmiare le risorse del pianeta, utilizzando energia pulita, è senza dubbio l’installazione dei pannelli fotovoltaici: questi strumenti consentono di immagazzinare l’energia del sole e di sfruttarla per la luce elettrica e per il riscaldamento dell’acqua. Utilizzando i pannelli solari, non solo coprirete i vostri consumi, ma potrete anche vendere l’energia in esubero e metterla a disposizione degli altri. Gli impianti fotovoltaici costano, ma sarà una spesa che si ripagherà molto velocemente.

 

Sfruttare il calore geotermico

I raggi solari diretti non sono l’unica fonte di energia pulita che potete sfruttare per risparmiare sugli sprechi energetici. Anche il sottosuolo, infatti, fornisce un grande quantitativo di calore: ancora una volta merito dei raggi solari, il cui calore viene immagazzinato dal terreno. Il segreto sta nel saperlo sfruttare: in commercio è possibile trovare numerosi impianti in grado di sfruttare la geotermia per riscaldare gli ambienti della casa, e per risparmiare tanti soldi.

Utilizzare i doppi vetri

Una delle cause maggiori degli sprechi energetici è rappresentata dalla dispersione del calore dell’abitazione verso l’esterno: colpa dei vetri e degli infissi, normalmente non in grado di mantenere costante il calore all’interno dell’abitazione. Per questo motivo, il consiglio è di procedere all’acquisto e all’installazione dei doppi vetri, in grado di proteggere la vostra casa dalle fughe di calore. Utilizzare i doppi vetri può portare anche al risparmio di svariate centinaia di euro ogni anno, sempre che li utilizziate nel modo corretto: lasciare aperte le finestre, infatti, vanificherebbe tutto.

Proteggere le mura esterne dell’abitazione

Un altro metodo per risparmiare sui consumi è dotare la propria abitazione di una struttura in grado di mantenere il calore all’interno della casa: la logica è la stessa alla base dei doppi vetri, ma i vantaggi sono decisamente maggiori. Si può proteggere la propria casa ricoprendola con un cappotto, una sorta di fodera esterna montata al di fuori dell’abitazione, oppure procedere alla coibentazione interna delle pareti con la tecnica dell’insufflaggio.

earth-405096_1920

L.P.

Con il carpooling aziendale risparmiate in 3 mesi 30 tonnellate di CO2

In occasione della chiusura della Settimana Europea della MobilitàJojob, l’innovativo servizio di carpooling aziendale che agevola gli spostamenti casa-lavoro, fa il punto sui km condivisi e sulle tonnellate di CO2 risparmiate nell’ultimo trimestre dalle aziende che hanno attivato il servizio. Ottimi i risultati di FindomesticUnicoop FirenzeYOOX GroupIstituto Italiano di Tecnologia e Amazon.unnamed

Più di 150.000 chilometri certificati4.700 viaggi condivisi30 tonnellate di CO2 risparmiate. Questi i numeri ottenuti nell’ultimo trimestre da Jojob, l’innovativo servizio di carpooling aziendale che agevola gli spostamenti casa-lavoro, diffusi in occasione della chiusura della Settimana Europea della Mobilità.
In un anno di attività, il portale di carpooling tra pendolari è riuscita a coinvolgere oltre50 aziende, tra cui Unicoop Firenze, Heineken, Findomestic e Auchan: complessivamente Jojob ha offerto un’alternativa di trasporto nei tragitti tra la propria abitazione e il luogo di lavoro ad oltre 50.000 dipendenti in Italia. Con Jojob infatti i dipendenti della stessa azienda o di aziende limitrofe possono condividere l’auto per gli spostamenti casa-lavoro attraverso un innovativo servizio che certifica i viaggi e i risparmi ambientali ottenuti. I lavoratori possono beneficiare di un concreto risparmio economico, di un’effettiva riduzione dei tempi e dello stress, di un’alternativa ai mezzi pubblici in caso di scioperi, ritardi o imprevisti, e di possibili benefit aziendali a fronte dell’impegno ecologico. Contemporaneamente, le aziende adottano una soluzione di mobilità equa e sostenibile che gli consente di ottenere certificazioni ambientali, energetiche e di Social Responsibility. Tra le aziende più attive e attente agli spostamenti sostenibili sulla propria piattaforma, Jojob segnala Findomestic che a Firenze nell’ultimo trimestre ha coinvolto oltre 1.000 dipendenti, ottenendo l’adesione al carpooling di 361 persone. YOOX Group invece ha attivato il servizio per le sedi di Bologna e Milano e si conferma come l’azienda di grandi dimensioni con il più alto tasso di adesioni degli ultimi tre mesi, con ben il 41% di dipendenti che utilizza il servizio. Il record di CO2 risparmiata va a Unicoop Firenze con quasi 3 tonnellate in 3 mesi, mentre Amazon guida la classifica dei percorsi certificati con oltre 1.400 viaggi completati. All’Istituto Italiano di Tecnologia spetta invece il primato in termini di chilometri percorsi: più di 32.000. I premi più golosi sono stati invece quelli di Gnammo, il portale di Social Eating che offre agli utenti della rete l’opportunità di organizzare eventi culinari di Home Restaurant, che ha premiato i carpooler più virtuosi con cene speciali all’insegna della sharing economy. “L’impegno profuso da queste aziende è stato eccezionale indice di sensibilità verso la mobilità sostenibile in rapida diffusione in Italia”, commenta Gerard Albertengo, CEO di Bringme, azienda ideatrice di Jojob. “La soddisfazione più grande è vedere come queste modalità di condivisione, risparmio e rispetto dell’ambiente vadano ad estendersi in maniera sempre più capillare e concreta”. Saranno tante infatti le aziende che nei prossimi mesi sceglieranno la mobilità sostenibile e si affideranno a Jojob per promuovere il carpooling aziendale: Brembo, dimostrando grande impegno e sensibilità, ha ufficializzato l’avvio del servizio per la totalità della sue sedi, coinvolgendo gli stabilimenti di Stezzano, Mapello e Curno con oltre 3.000 dipendenti. Nella Capitale, Bnp Paribas con la sede BNL sta progettando l’attivazione del servizio, mentre su Milano è in valutazione l’avvio del servizio presso la sede di Zurich. Il sistema COOP rafforza la sua presenza con l’adesione di COOP Consorzio Nord Ovest, che sta attivando il servizio su tutte le sue sedi presenti in Liguria, Lombardia e Piemonte. Si aggiunge infine il Comune di Abbiategrasso, che ha confermato l’attivazione del servizio per i dipendenti comunali e garantito la convenzione a commercianti e aziende del territorio comunale. Roberto Cingolani, Direttore scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia, afferma: “Per noi che siamo attivamente coinvolti nelle tematiche relative alla sostenibilità e all’utilizzo delle tecnologie per migliorare la qualità della vita, non può che essere una soddisfazione vedere come internamente l’utilizzo di Jojob sia stato accolto con entusiasmo, migliorando la vita di chi lavora nel nostro Istituto e aiutando l’ambiente”. Lorenza Ciacci, Direttore Marca Comunicazione e Pubblicità di Findomestic, dice: “Findomestic ha consolidato negli ultimi anni una cultura ambientale nell’assoluta convinzione che il rispetto dell’ambiente sia un valore fondamentale per indirizzare lo stile di vita di ciascuno verso un futuro ecologicamente più sostenibile. Il fatto che i dipendenti di Findomestic abbiano aderito con entusiasmo all’iniziativa Jojob testimonia come il tema della sostenibilità aziendale sia ormai diffuso nella cultura aziendale”. Emanuele Granziero, Assessore alla Viabilità del Comune di Abbiategrasso (MI), dichiara: “Il Comune di Abbiategrasso nell’ambito delle politiche di mobilità sostenibile che sta attuando negli ultimi due anni ha deciso di aderire a questo innovativo servizio di carpooling (già molto sviluppato in Europa) per gli spostamenti casa-lavoro sia per i propri dipendenti comunali che per tutte le aziende del territorio ed i cittadini che vorranno aderire all’iniziativa. Un ulteriore passo per la tutela dell’ambiente, che guarda alla nuova mobilità, il benessere del cittadino-lavoratore ed anche di risparmio economico. Un progetto all’avanguardia in continuità con le nostre politica di mobilità sostenibile che si riassumono nel motto pensare globalmente ed agire localmente”.
Chi è Jojob

Il servizio JOJOB di Bringme è un innovativo servizio di carpooling aziendale, nato con l’obiettivo di agevolare gli spostamenti casa-lavoro dei dipendenti di aziende limitrofe. JOJOB è costituito da una piattaforma web e da un’applicazione mobile. Ogni utente, dopo essersi registrato su www.jojob.it, potrà visualizzare su una mappa la posizione di partenza dei propri colleghi e dei dipendenti di aziende limitrofe alla propria, mettersi in contatto e condividere l’auto nel tragitto casa-lavoro. Con l’applicazione mobile, l’unica in grado di quantificare la reale Co2 risparmiata dopo ogni tragitto percorso in car pooling, ogni passeggero potrà certificare il tragitto effettuato, ottenendo punti trasformabili in sconti da utilizzare in locali, ristoranti, bar e palestre convenzionate, sia a livello nazionale che locale.

Fonte: agenziapressplay.it

Stefania Rossini: «Autoproduzione e decrescita. Il bilancio di questi 4 anni? Ho scelto la felicità»

«Ho scelto la felicità e, dopo 4 anni, posso dire di avere fatto non solo la scelta giusta, ma l’unica possibile per me e la mia vita». Stefania Rossini dal 2010 autoproduce tutto quanto può, risparmia, ricicla, recupera, ha abbattuto drasticamente i costi per la sua numerosa famiglia che, oltre a lei, conta il marito e tre figli di 5, 7 e 12 anni.stefaniarossini

L’avevamo lasciata nel 2012,ai tempi dell’intervista sul suo libro, “Vivere in 5 con 5 euro al giorno”, che suscitò interesse e scalpore e che le procurò anche non poche critiche. La ritroviamo oggi, più positiva che mai, più felice che mai. A riprova che la sua scelta, maturata quattro anni or sono quando ha perso il lavoro e ha dovuto reinventarsi, è stata azzeccata.

«La vita è dura, non posso negarlo, ma questa strada l’ho scelta io e sono felice, una felicità che è stata confermata ogni minuto di questi quattro anni. Era l’unica scelta possibile per me e per la mia vita – dice Stefania – non è facile assumersi tante responsabilità, delle proprie azioni e delle proprie idee. Intorno a noi ormai vediamo burattini che si muovono agli ordini di altri, pecore che seguono un padrone. Io non ho più voluto essere così. Pensavo che la felicità fosse 100, io sono arrivata a 10 milioni e non è ancora finita».

Ma cosa fa Stefania di tanto speciale?

Ha ripensato il suo modo di vivere in virtù del fare piuttosto che del comprare, dell’essere al posto dell’avere e ha recuperato una dimensione che era quella dei nonni. Ha recuperato ricette e antichi saperi per fare in casa tutto quanto possibile: detersivi, creme per viso e corpo, detergenti per la casa e la persona, vestiti, accessori. Sul suo blog fornisce anche innumerevoli indicazioni: natural-mente-stefy.

«Ogni giorno cerco di imparare qualcosa di nuovo e mi disinteresso completamente delle tante cattiverie che ancora parecchia gente mi indirizza, per me quelle persone sono morte dentro. Io voglio allevare i miei figli come adulti consapevoli che non si affidino agli altri per prendere una decisione e per trovare la loro strada. Cerchiamo di insegnare loro ad essere autonomi, a ragionare con la loro testa, a fare esperienze pratiche e a trovare le loro risposte. Aprendo la mente si vedono tante strade e opportunità, anche gli ostacoli si trasformano in opportunità di crescita».

E lancia un appello: «Non cercate risposte altrove o lontano, dovete porre le domande giuste a voi stessi. Ciascuno di noi ha mille potenzialità, dobbiamo smetterla di sottovalutarci».

Il bello di Stefania è che non ha una giornata tipo. «Non ho schemi, mi preparo una lista di cose da fare ogni giorno, mi gestisco in base alle esigenze mie e della mia famiglia. L’unico appuntamento fisso è per portare i bambini a scuola e andare a riprenderli. Non sono riuscita a fare il passo della scuola parentale, anche se mi sarebbe piaciuto perché non condivido l’impostazione della scuola di oggi. Ma è anche vero che l’aspetto della relazione con i coetanei è molto importante».

Stefania si gestisce senza capi e senza ordini, «come anche i bambini» dice. «Voglio assaporare ogni momento di questa vita perché il tempo non torna. Noi siamo uniti, facciamo tutto quanto possiamo in casa e ogni giorno è una sorpresa».

Il marito è invece impegnato dalla mattina alla sera nell’azienda metalmeccanica dove lavora. «Abbiamo ritmi e tipi di vita molto diversi­ – spiega ancora Stefania – c’è disparità fra la mia vita e la sua, lo so, ma la società italiana non ci permette di fare altrimenti purtroppo. In Italia si rischia sempre di essere schiavi del sistema. Accettiamo i compromessi perché a volte non si può fare altro, ma sono comunque contenta dei grandi passi di consapevolezza che abbiamo compiuto».

 

A breve Stefania avvierà anche un bed&breakfast, all’inizio con pochi posti, per farne un’attività sostenibile e compatibile con gli impegni familiari.

Fonte: ilcambiamento.it

-52% di consumi e -31% di costi: Milano presenta la “rivoluzione” della luce pubblica a LED

Comune e A2A hanno presentato la “rivoluzione” della luce pubblica milanese. Avviata la sostituzione dei 141 mila punti luce pubblici con i LED. A pieno regime (2016) il consumo pro-capite annuo dei milanesi passerà da 87 a 42 kWh e la spesa pubblica complessiva da 42 a 29 milioni. Con una luce più efficace, concentrata e meno “inquinante”380445

Il Comune di Milano, con l’Assessore a Mobilità e Ambiente Pierfrancesco Maran e il Direttore Generale Giuseppe Tomarchio, e A2A, con il Presidente Giovanni Valotti e l’AD Luca Camerano, hanno presentato oggi a Palazzo Marino la “rivoluzione” dell’illuminazione pubblica a LED, in corso a Milano. A2A è infatti partita già da mesi con la sostituzione di tutti i141.963 punti luce pubblici, iniziando dall’area nord-ovest, quella in direzione sito EXPO e che si vorrebbe pronta il prima possibile. Il 43% delle luci sostituite entro dicembre 2014, l’80% entro l’1 maggio 2015 (data di inizio EXPO) e il 100% entro dicembre 2016: queste le tappe programmate da A2A, che al momento sembrano potere essere rispettate. Una sostituzione che includerà anche 500 quadri di comando ed un sistema di telecontrollo, in grado di fornire informazioni sulle condizioni degli impianti e su eventuali malfunzionamenti in tempo reale. Cosa significa l’avvento della tecnologia LED nella luce pubblica di Milano, in termini economici ed energetici? Anche se Milano – per ora – non toglierà alcuno dei 141.693 punti luce pubblici del suo territorio (1 punto luce/9 abitanti, tra le medie più alte d’Europa), il consumo annuale della città, grazie ai LED, passerà da oltre 114 milioni di kWh  (il consumo annuo di energia elettrica di 42.000 appartamenti), a 55 milioni kWh (quello di 20.000 appartamenti). In termini pro-capite, da 87 a 42 kWh annui per cittadino (la media UE è 51 kWh). La potenza media della singola sorgente luminosa  passerà dagli attuali 150W, agli 85W del LED, ma con una resa uguale (100 lumen/watt), migliore in termini di concentrazione del fascio luminoso e senza dispersione di luce verso l’alto. Ossia con una riduzione dell’inquinamento luminoso.  38 milioni di euro in 2 anni, questo il costo totale dell’investimento per la nuova LED (sigla inglese di Light Emitting Diode), che verrà totalmente sostenuto da A2A, per un’innovazione “la cui portata dà un senso al termine di Public Utility” (i gestori di reti o di servizi essenziali alla collettività), ha detto il presidente di A2A, Giovanni Valotti. 38 milioni d’investimento che porteranno però – in termini di risparmio economico e sostenibilità ambientali – un ritorno positivo già in 2 anni. Se ammonta a 42 milioni di euro la “bolletta” della luce pubblica di Milano nel 2014, una riduzione di 10 milioni si avrà già nel 2015 e si scenderà a 29 milioni nel 2016, quando tutti i LED saranno sostituiti. Infine la sostenibilità ambientale, perché 52% di energia elettrica in meno significa risparmiare ogni anno più di 11mila TEP (tonnellate equivalenti di petrolio) ed evitare l’emissione in atmosfera di 23.650 tonnellate di CO2. Così come Comune e A2A hanno stimato una riduzione della futura sostituzione dei corpi illuminanti (-50.000) e delle lampade bruciate (-10.000), che dovrebbe evitare la produzione di oltre 9 tonnellate di RAEE (rifiuti elettrici ed elettronici) ogni anno.
“Una scelta innovativa, sulla scia di città come Los Angeles, Copenaghen, Stoccolma e Oslo, che renderà Milano la prima grande città italiana completamente illuminata a LED“, hanno dichiarato con soddisfazione l’Assessore Maran e il DG del Comune Tomarchio. “La migliore dimostrazione concreta di spending review che può fare una grande città, dando un esempio anche a livello nazionale”.

Fonte: ecodallecitta.it