Risparmio energetico: con Ecobonus 9,5 miliardi di investimenti

Il rapporto annuale 2017 dell’ENEA sull’efficienza energetica e il risparmio di energia mette mostra luci e ombre di Conto Termico e detrazioni fiscali al 65%. Con l’Ecobonus risparmiati miliardi di euro di petrolio e gas.http _media.ecoblog.it_2_261_risparmio-energetico-ecobonus-detrazioni-fiscali-65

Gli ecobonus per il risparmio energetico, sia le detrazioni fiscali del 65% che il Conto Termico, funzionano. Ma la Pubblica Amministrazione deve fare di più per aumentare l’efficienza energetica dei propri edifici. E’ quanto emerge dal Rapporto Annuale sull’Efficienza Energetica dell’ENEA 2107, che mette in luce come siano oltre 9,5 i miliardi di euro investiti negli ultimi tre anni grazie agli incentivi statali al risparmio energetico. Secondo i dati ENEA, inoltre, dal 2005 ad oggi abbiamo risparmiato 3,5 miliardi di euro di importazioni di petrolio e gas grazie agli interventi di efficientamento energetico degli edifici. Tuttavia è lo stesso ENEA a ribadire che la Pubblica Amministrazione italiana è fortemente indietro, spesso per scarsa conoscenza delle possibilità offerte dal fisco. Per questo è stata creata una task force operativa “PA-Obiettivo efficienza energetica” tra ENEA e GSE, che aiuterà la PA a realizzare interventi di riqualificazione energetica. I dati 2007-2016 dicono che grazie agli ecobonus sono stati effettuati quasi 3 milioni di interventi di riqualificazione energetica degli edifici, con circa 32 miliardi di euro di investimenti totali. Nel solo ultimo triennio gli investimenti ammontano a 9,5 miliardi di euro. L’ENEA ha anche presentato l’ultimo Rapporto sulle detrazioni fiscali per la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio, secondo cui sono 1,9 milioni i serramenti sostituiti grazie alle detrazioni del 65% per il risparmio energetico, per un valore di 4,36 miliardi di euro. Nell’ultimo triennio l’Italia ha consumato così ben 3.300 GWh/anno in meno, cioè 0,28 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio in meno all’anno. Dal 2013 al 2016 gli interventi incentivati (sia per la riqualificazione energetica che per il recupero edilizio) hanno portato 270 mila posti di lavoro ogni anno, oltre 400 mila con l’indotto.

Credit immagine: ENEA

Fonte: ecoblog.it

Risparmio energetico più facile con enCOMPASS, progetto UE coordinato dal Politecnico di Milano

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Sistemi digitali efficaci e gradevoli da usare per rendere i dati di consumo energetico comprensibili a tutti (cittadini, frequentatori di luoghi pubblici, gestori di edifici, società erogatrici di energia, scuole) e aiutino l’utente a gestire l’energia in modo efficiente, con un risparmio nei costi ma senza abbassare il livello di comfort.

E’ l’obiettivo del progetto H2020 enCOMPASS (Collaborative Recommendations and Adaptive Control for Personalized Energy Saving, www.encompass-project.eu), coordinato dal Politecnico di Milano, che svilupperà entro i prossimi 3 anni un approccio socio-tecnologico integrato al risparmio energetico. Il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità identificati dall’Unione Europea da realizzare entro il 2020 non richiede solo interventi dal punto di vista tecnologico ma anche un cambiamento dei comportamenti individuali nel consumo di energia.

Il progetto dimostrerà come tutto ciò sia realizzabile tramite una piattaforma aperta che unisca:

1) la visualizzazione dei dati provenienti da sistemi di rilevazione per riscaldamento ed elettricità e delle informazioni generate dall’utente rilevate automaticamente e manualmente;

2) interfacce intuitive per la comprensione dei dati raccolti;

3) educazione al consumo consapevole tramite giochi;

4) integrazione con i sistemi intelligenti di automazione e controllo degli edifici.

La piattaforma rappresenterà il cuore di un nuovo sistema che permetterà agli operatori del settore energetico di sviluppare proprie soluzioni per il risparmio di energia o di integrare ed utilizzare servizi individuali richiesti dall’utente. EnCOMPASS dimostrerà la sua efficacia in tre diverse aree geografiche europee caratterizzate da climi differenti (continentale umido ad Hassfurt in Germania, Mediterraneo ad Atene e Thessaloniki in Grecia e Continentale subartico a Gambarogno in Svizzera) e sarà testato in tre diversi tipi di edifici (residenziali, scuole e uffici).

Il sistema produrrà un impatto sociale, economico e ambientale che andrà oltre i confini delle aree di sperimentazione dato che l’approccio olistico utilizzato sarà replicabile anche in altri contesti.

Questi i partner di progetto: Politecnico di Milano, Italia, coordinatore; European Institute for Participatory Media, Germania; Stadtwerk Haßfurt GmbH, Germania; Naturschutzbund Deutschland, Germania; Watt + Volt, Grecia; Società Elettrica Sopracenerina, Svizzera; Centre for Research and Technology Hellas, Grecia; Ethniko Idryma Erevnon, Grecia; Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana, Svizzera; Set Mobile S.R.L., Romania; Kaleidos Games, Italia; Kaunas University of Technology, Social responsibility research centre, Lituania; Paradox Engineering SA, Svizzera; Gravity R&D Zrt, Ungheria.

Fonte: ecodallecitta.it

Le fasce orarie per il risparmio energetico: le tariffe e gli orari migliori

Le tariffe dell’elettricità sono differenziate per favorire il risparmio energetico. Ecco quali sono gli orari in cui utilizzare elettrodomestici ad alto consumo come la lavatrice.fasceorarie

Dal 2007 le tariffe dell’energia elettrica sono state differenziate a seconda delle fasce orarie per favorire il risparmio energetico e spingere i consumatori a un utilizzo smart degli elettrodomestici maggiormente energivori. Questo avviene perché produrre energia nelle ore di picco è più costoso. Da dieci anni, quindi, l’Authority ha introdotto per i clienti in servizio di maggior tutela un meccanismo di prezzi biorari ovverosia differenziati in base alle ore della giornata ma anche dei giorni della settimana. Le tariffe disponibili sono tre e vanno scelte in base a quello che è l’utilizzo consueto che viene fatto dell’energia elettrica.

La tariffa monoraria è quella in cui il prezzo dell’energia è sempre uguale nel corso della giornata, indipendente dall’ora di utilizzo.

La tariffa multioraria prevede tre fasce orarie: la F1 (in cui il prezzo è più alto) fascia va dal lunedì al venerdì dalle 8:00 alle 19:00, la F2 (intermedia) va dal lunedì al venerdì, dalle 7:00 alle 8:00 e dalle 19:00 alle 23:00 e il sabato, dalle 7:00 alle 23:00, la terza fascia (economica) va dal lunedì al sabato, dalla mezzanotte alle 7:00 e dalle 23:00 alle 24:00, e tutte le ore di domenica e dei giorni festivi. Questa tariffa può essere scelta solo se sei un cliente del mercato libero e hai il contatore elettronico.

La tariffa bioraria è il sistema introdotto dall’Authority per i consumatori che vogliono mantenere il regime di maggior tutela e che dispongono del contatore elettronico. Due le fasce orarie: una con tariffe più alte dal lunedì al venerdì dalle 8:00 alle 19:00 (fascia F1) e una con tariffe più basse per i consumi che avvengono in tutti gli altri orari (fasce F2 e F3).

Una volta nota la propria fascia oraria a basso consumo energetico bisogna quindi concentrare in quegli orari l’utilizzo di lavatrici, lavastoviglie, aspirapolvere e ferri da stiro. La posizione in cui vengono installati i termosifoni e l’utilizzo di lampade led sono altrettanto importanti per il risparmio energetico, quindi occhio alla posizione!

Nuove fasce orarie per l’elettricità (2007)

Dal primo gennaio 2007

la fascia di punta (costi alti), andrà dalle ore 8.00 alle ore 19.00 dal lunedì al venerdì. Le ore intermedie saranno nei giorni feriali dalle ore 7.00 alle ore 8.00 e dalle 19.00 alle 23.00, il sabato dalle ore 7.00 alle ore 23.00. La fascia fuori punta (quella più economica), nei giorni dal lunedì al venerdì, andrà dalle 23.00 alle 7.00, mentre le domeniche e festivi sarà in vigore per tutte le ore della giornata.  Se non mi sbaglio (anche perchè ognuno si sceglie la tariffazione che maggiormente si adatta al suo stile di vita), adesso sono in vigore 4 fasce orarie:
Le ore di punta sono oggi quelle comprese tra le 8,30 e le 10,30 e tra le 16,30 e le 18,30 dei giorni dal lunedì al venerdì del periodo invernale.

Poi ci sono le “ore di alto carico“, che son quelle comprese tra le 6,30 e le 8,30, tra le 10,30 e le 16,30 e tra le 18,30 e le 21,30 dal lunedì al venerdì del periodo invernale e quelle comprese tra le 8,30 e le 12 dal lunediì al venerdì del periodo estivo, escluso il mese di agosto.

Seguono le “ore di medio carico” comprese tra le 6,30 e le 8,30 e tra le 12 e le 21,30 dal lunedì al venerdì del periodo estivo, escluso il mese di agosto. Per arrivare infine alle “ore vuote” corrispondenti alle notti tra 21,30 e le 6,30 dei giorni dal lunedì al venerdì, tutte le ore del sabato e della domenica e tutte le ore del mese di agosto.

Insomma, una buona semplificazione, riassumibile in “fate la lavatrice dopo le 19, o meglio ancora nel fine settimana”.

Fonte: ecoblog.it

I termosifoni e i pannelli isolanti: dove posizionarli per il risparmio energetico

La scelta del luogo dove posizionare i termosifoni e i pannelli isolanti è utile per favorire il risparmio energetico.gettyimages-491821930

Dove posizionare i termosifoni? La domanda può sembrare banale, ma non lo è per niente visto che il posizionamento dei caloriferi – magari in abbinamento ai pannelli isolanti – può migliorare le performance e contribuire in maniera determinante al risparmio energetico. Generalmente i termosifoni migliori dal punto di vista energetico sono quelli che vengono installati in modo da evitare eccessive dispersioni. In passato li si piazzava vicino alla finestre e alle porte ma la posizione verso l’esterno del radiatore richiede uno sforzo maggiore all’elemento radiante e maggiore calore alla caldaia, con un conseguente aumento dei consumi. Per migliorare l’efficienza dei caloriferi a parete ed evitare la dispersione verso l’esterno occorre provvedere all’isolamento dei termosifoni con pannelli termoriflettenti che si presentano come dei rotoli di spessore fra i 3 e gli 8 millimetri. Questi fogli di polietilene rivestiti in alluminio vengono sistemati dietro i termosifoni e in questo modo riflettono il calore verso l’interno evitando che questo si dissipi nei muri perimetrali. Dal 1° gennaio 2017, con le nuove norme sul riscaldamento centralizzato e l’obbligo delle valvole termostatiche, l’ottimizzazione del calore emanato dai radiatori diventa ancora più importante per risparmiare sulla bolletta.

Dove mettere i termosifoni?

Questo è il termosifone più barocco che abbia mai visto. Lo ha disegnato un olandese: Joris Laarman, dicendo che la funzionalità non deve essere scollegata dall’esteticatermosifone

.  Sono stata ad una giornata di formazione sulla casa ecologica, dove, tra le altre cose, si è parlato di isolamento e riscaldamento. Il riscaldamento domestico è la maggiore spesa energetica di una famiglia (55%), per cui avrebbe più senso mettere dei pannelli isolanti dietro ai radiatori, per non disperdere il calore verso l’esterno dell’abitazione, che cambiare le lampadine con quelle a basso consumo (3% dei consumi).

La cosa nuova che dicevano è che l’isolamento sarebbe meglio metterlo fuori di casa, sulla superficie esterna, per poter sfruttare l’inerzia termica delle pareti ed essere circondati dal tepore. Su due piedi non saprei valutare per bene questa affermazione. Non ci vuole più energia per riscaldare anche le pareti? Altra domanda: perchè i termosifoni stanno sul lato esterno delle case, sotto le finestre? In quella posizione creano un gradiente molto forte nei muri, che facilita la dispersione del calore. Perchè non li si mette sul lato interno?

Fonte: ecoblog.it

Ristrutturazioni e risparmio energetico: tutte le novità 2017

La Legge di bilancio 2017 ha previsto la proroga di un anno, fino al 31 dicembre 2017, sia della detrazione del 50% sulle spese per gli interventi di ristrutturazione edilizio che di quella del 65% per le spese relative ad interventi di riqualificazione energetica degli edifici (c.d. eco bonus). Ma le novità non finiscono qui: vediamo, dunque, cosa cambia dal 2017ristrutturazioni

Detrazione sulle ristrutturazioni

Come accennato, anche per il 2017, ai fini IRPEF si può fruire della detrazione per le spese sostenute, ed effettivamente rimaste a carico, per la realizzazione degli interventi di recupero del patrimonio edilizio sulle parti comuni degli edifici residenziali (fondazioni, tetti, muri maestri, lastrici solari, scale, portoni d’ingresso, vestiboli, anditi, portici, cortili e altre parti dell’edificio ad uso comune), nonché per la realizzazione degli interventi effettuati sulle singole unità immobiliari residenziali di qualsiasi categoria catastale, anche rurali, possedute o detenute e sulle loro pertinenze. La percentuale di detrazione è pari al 50% nel limite di spesa annuo di 96.000 euro.

 

Detrazione sul risparmio energetico

Stessa proroga (quindi sino al 31 dicembre 2017) interessa la detrazione del 65% per le spese relative ad interventi di riqualificazione energetica degli edifici. Non cambiano i limiti e le tipologie di spese agevolabili per cui in linea generale l’ammontare massimo della detrazione di cui è possibile usufruire è pari a:

  • 100.000 euro per gli interventi di riqualificazione energetica di edifici esistenti, che conseguono un valore limite di fabbisogno di energia primaria annuo per la climatizzazione invernale inferiore di almeno il 20% rispetto ai valori riportati nell’apposita tabella;
  • 60.000 euro per gli interventi su edifici esistenti, parti di edifici esistenti o unità immobiliari, riguardanti strutture opache verticali, strutture opache orizzontali (coperture e pavimenti), finestre comprensive di infissi;
  • 60.000 euro per le spese relative all’installazione di pannelli solari per la produzione di acqua calda per usi domestici o industriali e per la copertura del fabbisogno di acqua calda in piscine, strutture sportive, case di ricovero e cura, istituti scolastici e università;
  • 30.000 euro per le spese sostenute per interventi di sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di caldaie a condensazione o con pompe di calore.

Interventi di riqualificazione energetica su parti comuni di edifici

Per gli interventi di riqualificazione energetica relativi a parti comuni degli edifici condominiali o che interessino tutte le unità immobiliari del singolo condominio, la misura della detrazione al 65% è prorogata di cinque anni, fino al 31 dicembre 2021. La misura della detrazione è ulteriormente aumentata nel caso di interventi che interessino l’involucro dell’edificio (70%) e di interventi finalizzati a migliorare la prestazione energetica invernale e estiva e che conseguano determinati standard (75%). Le detrazioni sono calcolate su un ammontare complessivo delle spese non superiore a 40.000 euro moltiplicato per il numero delle unità immobiliari che compongono l’edificio. Per tali interventi i condomini possono cedere la detrazione ai fornitori che hanno effettuato gli interventi nonché a soggetti privati, con la possibilità che il credito sia successivamente cedibile. Rimane esclusa la cessione ad istituti di credito ed intermediari finanziari. Tali detrazioni sono usufruibili anche dagli IACP, comunque denominati, per gli interventi realizzati su immobili di loro proprietà adibiti ad edilizia residenziale pubblica.

Fonte: fiscoinopratica.it

Risparmio energetico: come isolare le finestre col fai-da-te e pagare meno nella bolletta

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Non è solo un fatto di sostenibilità ambientale: isolamento, coibentazione e altre forme di risparmio energetico offrono tutta una serie di benefici in termini fisici e psichici, oltre che un alleggerimento notevole delle nostre bollette. Secondo alcune ricerche, infatti, circa la metà dell’energia che consumiamo per raffreddare o riscaldare una casa viene semplicemente persa perché le nostre abitazioni non sono ben isolate. Alcune tecniche di isolamento ci possono infatti aiutare a ridurre le nostre spese energetiche di circa il 40%, rendendo i nostri ambienti più freschi d’estate e più caldi d’inverno. Non solo: coibentazione e isolamento ci aiutano a ridurre muffa e umidità, apportando benefici alla nostra salute. Tra l’altro, un immobile con classe energetica migliore aumenterà il proprio valore nel tempo. Avevamo già visto insieme qualche tempo fa (a questo link) alcune tecniche che possono aiutarci a raggiungere un forte risparmio energetico. Oggi, vedremo com’è possibile isolare termicamente le nostre finestre di casa, con il fai-da-te e spendendo una cifra relativamente bassa. La dimostrazione di come questo sia possibile, viene dall’esperienza di Ivan Piga, ex elettricista che si è messo in testa di rendere la propria abitazione completamente autonoma dal punto di vista energetico ed economico.

Ecco il video in cui spiega il procedimento che ha utilizzato per l’isolamento delle sue finestre:

Dopo aver rimosso dagli infissi la vernice vecchia con dei pezzi di vetro, la superficie è stata levigata a mano con della carta vetrata a diverse grane (40-60-100-150). Successivamente, è stato passato dell’olio paglierino e infine dell’impregnante color palissandro. Ultimo passaggio: due verniciate di flatting lucido trasparente. Si passa poi ai perni della finestra, trattati anch’essi con della carta abrasiva, prima a grana 40 e successivamente a 100 per la rifinitura. I perni sono stati ridipinti con della vernice acrilica. Il passaggio principale riguarda ovviamente le finestre vere e proprie. Il procedimento è simile a quello degli infissi: rimozione della vernice con pezzetti di vetro, passaggio successivo con carta vetrata a diverse grane (sempre da 40 a 150). Lavate le superfici con acqua e sapone, vi è stata poi applicata una soluzione antitarlo: tutte le operazioni vanno effettuate all’aria aperta, per sicurezza. Anche in questo caso, effettuare una passata di olio paglierino e impregnante di color palissandro, applicato con un tampone (un semplice fazzoletto riempito di cotone) per evitare lo spiacevole effetto delle strisce dovute all’utilizzo del pennello. Per proteggere le superfici dalla pioggia e dal sole, si applicano poi tre strati di flatting trasparente lucido: la prima col pennello, le successive con il tampone. Occorre poi procurarsi i vetri, stando attenti alle misure e al materiale delle finestre a cui vogliamo applicarli. Nel caso di Ivan, lo spessore ottimale è risultato essere 1 cm a vetro, dal momento che il telaio non era molto resistente. In base alle proprie esigenze specifiche, si possono prevedere spessori diversi. Per fissare i vetri e permettere l’isolamento è necessario passare accuratamente del silicone per tutta la lunghezza della finestra. Una vecchia cornice per quadri è stata poi riutilizzata come ulteriore fissaggio, insieme al posizionamento strategico di alcuni chiodini, in punti particolarmente delicati. Guarnizioni in gomma sono state infine applicate lungo tutti gli angoli della finestra e incollate con un adesivo specifico per il legno: questo eviterà la fuoriuscita del calore dalla casa. La spesa finale, secondo i calcoli di Ivan, è stata di circa 104 euro, anche se bisogna dire che una parte del materiale è avanzato per le altre finestre dell’abitazione. Tra l’altro, nelle foto che mostra, sembrano ancora in perfette condizioni, dopo due anni di utilizzo. C’è chi potrebbe obiettare che prodotti come ad esempio il flatting non sono esattamente sostenibili o ecologici. In commercio esistono delle varianti, a base di acqua, ugualmente efficaci e meno tossiche. La storia di Ivan ha davvero qualcosa di unico nel suo genere. Rimasto disoccupato, fa di necessità virtù: dopo aver venduto la sua vecchia casa, decide di comprarne una a basso costo ristrutturandola completamente. E decide di farlo, puntando tutto sul, la coibentazione delle superfici e l’isolamento termico. Grazie al suo lavoro costante è riuscito a eliminare quasi del tutto i propri costi in bolletta: sostiene, infatti, di spendere circa 800 euro annui in risparmio energetico elettricità, ma grazie ai suoi pannelli fotovoltaici, ne guadagna circa 700. Il suo obiettivo è quello di realizzare una casa “che si mantiene da sola”. La sua storia è stata raccontata di recente in un programma radio: al link, l’intervista a Ivan.

(Foto: www.yourhomeand.com)

Fonte: ambientebio.it

Risparmio energetico: è suonata la sveglia

«Ancora una volta constatiamo che argomenti quali risparmio energetico, riduzione dell’inquinamento, vivere sano, costruire con materiali ecologici sono sempre più conosciute e richieste»: a parlare è Alessandro Cagnolati dell’associazione Paea (Progetti Alternativi per l’Energia e l’Ambiente), reduce da un’esperienza che ha permesso di toccare con mano quanto sia diffusa una nuova sensibilità.risparmio_energetico_

In occasione della diciassettesima Fiera di Montagna di Tione di Trento, gli organizzatori ci hanno invitato, come associazione Paea, a partecipare con la mostra AIP (Alternativa In Pratica) con l’intento di fornire ai visitatori una serie di informazioni utili e interessanti. La manifestazione, che offre una serie di stand con settori merceologici legati alla vita in montagna, come ad esempio gli spazzaneve “domestici”, quest’anno ha voluto ampliare la sua “offerta” con la mostra AIP.  Nei tre giorni della iniziativa abbiamo incontrato oltre ad una folta schiera di cittadini, anche quattro classi di studenti, due delle escuole elementari e due di un istituto per geometri. Mentre per le elementari ci siamo adattati ad usare un linguaggio semplice e “ludico” per trasmettere i concetti di risparmio energetio e salvaguardia dell’ambiente. Con i geometri abbiamo potuto confrontarci “alla pari” su tematiche quali i materiali da costruzione o gli impianti di riscaldamento.  Gli alunni più giovani hanno potuto “giocare” con l’ultima apparecchiatura arrivata alla AIP proprio in questa occasione, che dimostra l’efficienza energetica dell’illuminazione a LED. L’apparecchio dimostra come la stessa quantità di energia, immagazzinata in un “contenitore”, possa alimentare per un tempo molto differente una tradizionale lampadina a icandescenza oppure dei LED di pari luminosità. Come “contenitore” abbiamo utilizzato 4 condensatori elettrolitici, capaci di immagazzinare la corrente come fossero delle batterie. Come generatore di corrente abbiamo utilizzato una dinamo (recuperata da una lampada tascabile non più funzionante). Girando la manovella i ragazzi potevano caricare i condensatori fino allimite massimo di 12 Volts. Una volta caricati i condensatori, potevano scegliere se utilizzare tale energia per far accendere la lampadina o i LED (tre LED ad alta luminosità). L’esperimento dimostra che mentre i LED restano accesi per almeno 3 minuti a piena potenza e poi fino a 6 minuti a luminositàridotta, la durata di accensione della lampadina a filamento non supera i 9 secondi! I ragazzi hanno così compreso che utilizzare i LED corrisponde a risparmiare tanta energia senza rinunciare al beneficio di avere una buona illuminazione. Purtroppo i LED non hanno ancora il successo che meritano a causa del loro costo iniziale elevato (che comunque è in veloce discesa). Quello che la maggior parte delle persone non comprende è che non si tratta di un costo ma bensì di un “Investimento”. Mi spiego: mentre un costo è una spesa che non porta guadagno, un investimento è una spesa che ci fa guadagnare o risparmiare. Così per i LED bisogna comprendere il valore aggiunto dato da tre fattori principali: il consumo ridottissimo, la durata di vita e il beneficio “ambientale”. Ragioniamo e confrontiamo i LED con le lampadine fluorescenti o CFL (Compact Fluorescent Lamp, quelle chiamate a basso consumo, che ormai conosciamo benissimo), tralasciamo il confronto con le lampadine a filamento perchè ormai sono in via “d’estinzione”.

Una lampadina a LED consuma il 60% in meno di una lampadina CFL e dura circa 40.000 ore contro le 8.000 ore di una CFL. Una lampadina a LED costa tra i 7 e i 12 Euro, quelle fluorescenti circa 5 Euro. Se ipotizziamo un utilizzo di 5 ore al giorno i LED durano quasi 22 anni (40.000 / (5 * 365)), mentre le CFL circa 4 anni. Vuol dire che per avere la stessa durata in ore di un LED devo comprare 5 lampadine fluorescenti. Facendo “i conti della serva” mi ritrovo a spendere, per l’acquisto, 12 Euro per i LED e 25 Euro per le CFL. Se calcolo i consumi avrò ancora un bel risparmio. Ho detto che una lampadina a LED consuma il 60% in meno di una CFL. Se una lampadina CFL consuma 11 Watt, una a LED, di pari luminosità, ne consuma 5, in un anno, avremo un consumo rispettivamente di 20.075 Watt (11 * 5 * 365) ovvero 20 kWh (Chilowattore) e di 9.125 Watt (5 * 5 * 365) ovvero 9 kWh. I consumi in 22 anni saranno rispettivamente 440 kWh e 200 kWh. Andando a calcolare il costo dei consumi avremo (considerando un costo medio di 15 centesimi al kWh, senza considerare l’aumento del costo dell’energia che si avrà in 22 anni): per le CFL 440 * 15 = 6.600 = 66 Euro. Per i LED 200 * 15 = 3.000 = 30 Euro. Sommando i costi di aquisto e dei consumi per 22 anni, delle CFL e dei LED avremo: CFL = 25 + 66 = 91 Euro; LED 12 + 30 = 42 Euro. In termini di impatto ambientale in 22 anni getteremo 5 lampadine CFL contro una sola lampadina a LED! Inoltre, per chi ancora non ne fosse a conoscenza le lampadine CFL contengono vapori di mercurio, fortemente inquinanti e dannosi per la salute, se non smaltite nel modo corretto. Nei LED troviamo invece solo materiali come plastica, metalli, vetro e componenti elettronici.

Tabella comparativa costi/risparmiotabella1

Tabella comparativa delle lampadinetabella2

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Fonte: ilcambiamento.it

In Germania i quartieri a Zero Emissioni sono già una realtà

Quello che più colpisce in Germania circa gli interventi sulla questione ambientale e climatica è la loro capacità di affrontare le problematiche in maniera sistemica, sono infatti riusciti ad individuare quali sono i punti fondamentali di un approccio sensato e conveniente per quello che riguarda il risparmio energetico e l’uso delle energie rinnovabili.corso_germania

Normalmente da noi il dibattito è su quale fonte energetica prediligere ed è ovvio che un ragionamento del genere non è il migliore se prima non ci si è chiesti di quanta energia c’è bisogno e se quella che si utilizza la si spreca. Applicando quindi dei criteri intelligenti e razionali, in Germania si è sviluppato il concetto di Casa Passiva cioè un abitazione che prima di tutto riduce al minimo i consumi e poi pensa a come produrre la pochissima energia che necessita. Anche grazie all’istituto delle Case Passive di Darmsadt e all’Energie und Umweltzentrum (Centro per l’Energia e l’Ambiente) di Springe  si è diffusa la prassi del risparmio e uso razionale dell’energia e molti privati e amministrazioni pubbliche hanno adottato questi concetti applicandoli alle loro realtà. Ormai sono migliaia le case che vengono costruite o ristrutturate con standard passivo ottenendo risultati eccezionali se si pensa che una casa di cento metri quadrati può spendere all’anno di riscaldamento due o trecento euro al massimo, in un paese dove il clima è molto rigido come la Germania. Questi risultati si ottengono soprattutto con una coibentazione efficientissima, finestre e infissi estremamente performanti, oltre che applicando sistemi di recupero del calore. Una delle città più all’avanguardia nel settore delle rinnovabile e delle case passive è la città di Hannover che ha avuto per molti anni assessore all’ambiente e all’economia accorpati, nonché vicesindaco, Hans Monninghoff che è tra i fondatori dell’Energie und Umweltzentrum che da 35 anni si occupa professionalmente di queste tematiche. Ad Hannover già nel 2000 è stato realizzato il quartiere di Kronsberg con criteri innovativi per quello che riguarda l’edilizia e l’approvvigionamento energetico con costruzione di case a basso consumo, case passive e alimentazione energetica anche da fonti rinnovabili. Attualmente nei dintorni di Hannover è in costruzione il più grande quartiere in Europa a zero emissioni con trecento abitazioni tutte costruite con standard passivo, più un intero supermercato realizzato con questi criteri e il tutto poi sarà alimentato interamente da fonte rinnovabile. La vivibilità all’interno di questi quartieri è poi notevole con largo uso di verde, soluzioni innovative per la gestione e il deflusso delle acque, per la mobilità e i rifiuti. Tutto ciò è possibile verificarlo e toccarlo con mano attraverso il corso di formazione per italiani giunto alla ventiseiesima edizione che l’associazione Paea propone dal 12 al 19 agosto all’Energie und Umweltzentrum  dove tra le varie lezioni proposte, per la prima volta verrà fatta una visita guidata al quartiere a zero emissioni di Hannover per rendersi conto direttamente che anche da noi è possibile ripetere simili esperienze. Cittadini, amministratori di città e di condominio, tecnici, impiantisti, progettisti hanno una grande occasione per prendere idee e riportarle nelle loro realtà facendo tesoro di soluzioni che possono essere senza particolari problemi applicate anche da noi con benefici evidenti dal punto di vista ambientale ed economico.

QUI per saperne di più sul corso in Germania

Fonte: ilcambiamento.it

L’investimento sicuro? Il risparmio energetico

Si fa un gran parlare delle truffe delle banche a danno dei malcapitati clienti ed è indubbiamente giusto che i responsabili vadano perseguiti. Ma non si parla mai di quegli investimenti, eppur esistenti, che possono veramente essere remunerativi e a rischio pressoché nullo. Perché?risparmio_energetico_investimento

Non stiamo parlando dell’ennesimo “pacchetto truffa”; stiamo invece parlando di qualcosa di molto concreto e utile per tutti. Investire oggi in risparmio energetico ha ritorni eccezionali e sicuri. Sì, avete capito bene: investire in risparmio energetico. Basti pensare ad un’abitazione che ha in media consumi molto alti e che, se coibentata a dovere, come minimo dimezza i consumi. Considerato che il riscaldamento e il raffrescamento sono i costi più alti che ci sono in una abitazione, è facile capire quanto si può guadagnare. Le banche potrebbero prestare a tassi agevolati i soldi per permettere alle famiglie di coibentare le abitazioni e, bollette alla mano, si potrebbe facilmente calcolare quanto saranno i consumi in futuro e da quelli conteggiare i soldi che dovranno essere restituiti alla banca. Si potrebbe infatti ipotizzare che il risparmio ottenuto vada a ripagare il prestito con tanto di interessi. In questo modo la banca presta soldi sicuri, non inganna nessuno e la famiglia praticamente non spende nulla e si ritrova la casa coibentata. Una logica Energy Service Company ma per piccole utenze, non per grandi edifici, complessi industriali e simili. La quadratura del cerchio sarebbe avere a disposizione un tecnico qualificato (non perché ha qualche certificazione, perché le certificazioni ormai si comprano in latteria, ma perché ha al suo attivo interventi realizzati, progetti eseguiti , formazione veramente qualificata) che la banca consiglia al cliente nel pacchetto e che ha tutti gli interessi a fare un buon lavoro perché nel risparmio energetico c’è anche il suo guadagno. In questo modo, per forza il tecnico dovrà essere preparato perché altrimenti al primo progetto fatto male o sballato, non solo non ci guadagna ma la banca lo sostituisce con un altro. Il tecnico incaricato dalla banca farebbe prima un sopralluogo, poi stilerebbe un preventivo per i possibili lavori e infine seguirebbe i lavori stessi fino alla loro conclusione. Quindi la banca presta i soldi, il tecnico indica più ditte esperte per questi interventi a cui rivolgersi e il cliente sceglie quella che ritiene migliore e si fa eseguire i lavori. Anche la ditta dovrà essere all’altezza e con adeguato curriculum, altrimenti verrà depennata dalla banca o dal tecnico nella lista di ditte idonee a fare quel tipo di lavoro. La banca potrebbe dare prestiti ad interessi ancora più agevolati a chi coibentasse la propria abitazione con materiali isolanti naturali. Le banche i soldi li hanno, potrebbero organizzare questo semplice sistema domani mattina, pubblicizzarlo ai clienti come fanno normalmente per i prodotti truffa e potrebbero, questa volta, invece di truffarli fare una cosa positiva per la banca stessa, per i clienti, per il mercato del lavoro, per i professionisti e non ultimo per l’ambiente. In Italia ci sono così tanti interventi da eseguire nei milioni di metri quadrati di superfici di ogni tipo ridotte malissimo, che se si intervenisse in questo modo si assorbirebbe la disoccupazione in un amen, si rivitalizzerebbero l’economia e anche l’agricoltura dato che uno dei migliori materiali isolanti è la canapa, materiale per il quale l’Italia aveva in passato un ruolo importante. Questa sarebbe economia, finanza, occupazione con un senso; chissà se questo senso arriverà prima o poi alle menti eccelse che guidano questo paese e che ancora credono che fare autostrade e riempire il paese di case e automobili sia il futuro, un futuro che sa di preistoria.

Fonte: ilcambiamento.it

Lavori eco-friendly, boom di richiesta di ingegneri green

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La green economy è una finestra aperta verso il futuro, in grado di garantire prospettive migliori sul versante occupazionale. Secondo le previsioni, infatti, nel giro di appena cinque anni si registrerà un boom per quanto riguarda la richiesta di ingegneri “green”, ovvero quegli ingegneri che si occupano di energie rinnovabili e costruzioni sostenibili dal punto di visto ecologico. Quando si parla di ingegneria green si immagina un futuro ancora distante nel tempo: in realtà, però, è molto più vicino di quanto si creda. Per tale ragione bisogna cominciare sin da ora ad attrezzarsi nel modo giusto, per non farsi trovare impreparati quando si verificherà l’impennata di richieste per questo tipo di figure professionali.  Le lauree in ingegneria dell’ambiente e ingegneria meccanica possono assicurare delle valide prospettive in tal senso; nello specifico, le lauree in ingegneria meccanica sono quelle più richieste da parte delle aziende che si occupano di energie rinnovabili ed esistono molte università che offrono sia la specializzazione che la laurea in ingegneria meccanicaPer quanto concerne l’Italia, sono attesi all’incirca 250 mila posti di lavoro per il 2020 nell’ambito delle energie rinnovabili(che include fotovoltaico, eolico, idroelettrico, solare termico, geotermia e biogas).
Fra questi 250 mila nuovi posti, quelli riservati agli ingegneri oscillano fra dieci e venti mila, ai quali bisogna aggiungere altri venti mila posti di lavoro nell’ambito dell’efficienza energetica. In questo specifico comparto rientrano inverters e motori elettrici, la riqualificazione edilizia, l’illuminazione, i sistemi Ups, le stufe a biomassa e le pompe di calore, gli elettrodomestici, l’illuminazione e gli impianti di climatizzazione. Nel complesso, le nuove assunzioni nell’ambito dell’efficienza energeticasaranno circa 600 mila; facendo un rapido calcolo, la richiesta totale di ingegneri da parte della green economy potrebbe raggiungere le 45 mila unità. Naturalmente la richiesta dipenderà in gran parte da come si svilupperà nel corso dei prossimi anni l’intera filiera a livello nazionale, a partire dalla progettazione e fino all’installazione delle nuove tecnologie. Fra le figure professionali legate all’ingegneria che saranno maggiormente richieste nel prossimo futuro troviamo il designer di impianti fotovoltaici. Si prospettano, dunque, ottime possibilità occupazionali per gli ingegneri nei prossimi anni, ma c’è da dire anche che questo settore ha sofferto meno degli altri la crisi economica, dato che il tasso di occupazione per questa categoria è sceso di pochi punti percentuali; nel 2008 era al 78%, nel corso degli ultimi anni è calato al 75% (a fronte di una media nazionale ben più bassa che si attesta al 57%).
Gli ingegneri dei prossimi anni, dunque, saranno sempre più green, come vuole la nuova concezione che si sta affermando circa il rapporto fra essere umano e ambiente, improntato sulla massima tutela e su uno sfruttamento maggiormente consapevole delle risorse che abbiamo a disposizione. Il risparmio energetico sarà la chiave interpretativa del futuro in ambito ingegneristico, per tale ragione bisognerà essere preparati alle nuove sfide che verranno proposte in fatto di bioarchitettura e processi sostenibili a livello costruttivo.

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Luca P.