Riscaldamento e termosifoni, la guida ENEA per aumentare l’efficienza e risparmiare in bolletta

In occasione dell’accensione dei termosifoni che scatta dal 15 ottobre nei 4.300 comuni della zona climatica “E”, l’ENEA ha messo online alcune semplici regole per la corretta manutenzione della caldaia, per la contabilizzazione del calore e per risparmiare sulla bolletta ed evitare sprechi di energia o multe.

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In occasione dell’accensione dei termosifoni che scatta dal 15 ottobre nei 4.300 comuni della zona climatica “E”, che comprende grandi città come Milano, Torino, Bologna e Venezia, l’ENEA ha messo online (www.enea.it)  una nota per ricordare alcune semplici regole per la corretta manutenzione della caldaia ai fini della sicurezza, per la contabilizzazione del calore e per risparmiare sulla bolletta ed  evitare sprechi di energia o multe per non aver rispettato le previsioni di legge. La regola numero uno riguarda la sicurezza, ovvero la corretta manutenzione degli impianti,fondamentale per consumare e inquinare meno e per evitare sanzioni. Infatti, un impianto ben regolato e ben manutenuto consuma e inquina meno e chi non effettua la manutenzione prevista dal DPR 74/2013, rischia una multa non inferiore a 500 euro. Utili indicazioni sono disponibili nella Guida per l’esercizio, controllo e manutenzione degli impianti termici, realizzata dall’ENEA nell’ambito delle attività di informazione e formazione del Ministero dello Sviluppo Economico, in collaborazione con Unione Nazionale Consumatori, Adiconsum, Assoclima, Assotermica, Confartigianato, Federconsumatori e il mensile il TEST. La regola numero due è applicare le valvole termostatiche, apparecchiature che aprono o chiudono la circolazione dell’acqua calda nel termosifone e consentono di mantenere costante la temperatura impostata, aiutando a concentrare il calore negli ambienti più frequentati e a evitare sprechi. Il Decreto Legislativo n.102/2014, che ha recepito la direttiva 2012/27/UE sull’efficienza energetica, rende obbligatoria l’installazione di sistemi di contabilizzazione e termoregolazione e l’adozione di un determinato criterio di ripartizione dei costi. Per evitare le sanzioni previste dalla legge è necessario mettersi in regola entro il 31 dicembre 2016. Per maggiori informazioni: Vademecum termoregolazione e contabilizzazione del calore.

Una terza regola riguarda il controllo della temperatura e l’uso dei cronotermostati, dispositivi elettronici che consentono di regolare temperatura e tempo di accensione in modo da mantenere l’impianto in funzione solo quando si è in casa. Scaldare troppo la casa fa male alla salute e alle tasche: la normativa consente una temperatura di 20 – 22 gradi, ma 19° sono più che sufficienti a garantire il comfort necessario. Attenzione, inoltre, perché ogni grado abbassato si traduce in un risparmio dal 5 al 10 per cento sui consumi di combustibile. Altra regola importante è il controllo delle ore di accensione. Il tempo massimo giornaliero è indicato per legge e cambia a seconda delle 6 zone climatiche in cui è suddivisa l’Italia. Per i comuni in fascia “E” al via da domani il massimo sono 14 ore.

Schermando le finestre la notte – chiudendo persiane e tapparelle o mettendo tende pesanti – si riducono le dispersioni di calore verso l’esterno. Inoltre è opportuno evitare di apporre ostacoli davanti e sopra i termosifoni, in quanto mettere tende o mobili davanti ai termosifoni o usare i radiatori come asciuga biancheria disperde calore ed è fonte di sprechi. Inoltre attenzione a non lasciare troppo a lungo le finestre aperte: per rinnovare l’aria in una stanza bastano pochi minuti, evitando inutili dispersioni di calore. Altro ‘trucco’ semplice ma molto efficace per ridurre le dispersioni di calore è quello di installare pannelli riflettenti tra muro e termosifone

Impianti di riscaldamento innovativi. Se l’impianto ha più di 15 anni, conviene valutarne la sostituzione ad esempio con le nuove caldaie a condensazione, le pompe di calore, o con impianti integrati dove la caldaia è alimentata con acqua preriscaldata da un impianto solare termico e/o da una pompa di calore alimentata da un impianto fotovoltaico.

Usufruire degli ecobonus. Per gli interventi sulle caldaie è possibile usufruire degli ecobonus del 65% per la riqualificazione energetica degli edifici e del 55% per quella del patrimonio edilizio. Altri interventi soggetti a detrazione fiscale riguardano serramenti e infissi, pannelli solari, coibentazione e coperture, schermature solari e, da quest’anno, anche la building automation, vale a dire, l’insieme dei dispositivi multimediali per il controllo da remoto degli impianti termici.

Fonte: ecodallecitta.it

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Gli oceani continuano ad assorbire sempre piu’ energia: abbiamo superato i 200 ZJ

Rispetto alla media 1971-2000, l’energia extra assorbita dagli oceani equivale a oltre 350 volte i consumi annui dell’umanita’. Il riscaldamento degli oceani non conosce pausa, al punto che come nota ironicamente ilGuardian, gli scienziati sono costretti a cambiare continuamente il fondo scala dei grafici. Come si vede dal grafico in basso, la NOAA ha appena dovuto cambiare la scala della variazione di energia interna degli oceani (1), visto che e’ stata appena superata la soglia dei 200 ZJ(zettajoule). Ma quanti sono 200 zettajoule? Quando i numeri diventano troppo grandi, e’ impossibile averne una percezione istintiva. Per farsi un’idea, basti pensare che questa energia (2E23J) equivale a oltre 350 volte tutti i consumi annui dell’umanita’ (2). Questo riscaldamento non ha precedenti negli ultimi diecimila anni e rappresenta un indicatore piu’ attendibile del global warming, rispetto alla temperatura dell’aria.  Gli oceani intrappolano infatti oltre il 90% del global warming e la temperatura dell’atmosfera puo’ oscillare per scambi di calore con l’idrosfera. Lo scorso anno le temperature erano aumentate di meno e qualcuno aveva incautamente affermato che il global warming si era preso una pausa: naturalmente non e’ vero, semplicemente c’e’ stato un maggiore trasferimento di energia verso gli oceani. Inoltre se gli  oceani assorbono calore aumenta il loro volume per dilatazione contribuendo a innalzarne il livello. Come afferma il Guardian, il riscaldamento degli oceani rappresenta l’ultimo chiodo nella bara delle teorie negazioniste.Riscaldamento-oceani

(1) Trovo poco appropriato l’uso dell’espressione “contenuto di calore”, visto che il calore (insieme al lavoro) e’ un modo di fare variare l’energia interna del sistema. Cio’ che e’ rappresentato qui sopra e’ in realta’ una variazione di energia interna degli oceani rispetto alla media degli anni 1971-2000. Puo’ essere vista anche come un flusso equivalente di calore extra dal sole, ma in ogni caso l’espressione “contenuto di calore” fa rabbrividire chiunque non sia stato bocciato a Fisica 1…

(2) Non si tratta naturalmente di un giacimento di energia direttamente sfruttabile, dal momento che e’ comunque a bassa temperatura. E’ possibile invece ottenere energia sfruttando il gradiente di temperatura degli oceani (la cosiddetta OTEC)

Fonte: ecoblog.it

Consumi energetici in calo: colpa della crisi o merito dell’efficienza?

Negli ultimi anni, il settore industriale ha ridotto i consumi energetici molto più del comparto civile: segno che in Italia è la crisi il vero “motore” dell’efficienza energetica? Un’analisi dei dati disponibili380650

Un quantitativo di energia primaria pari a circa 1.200 Gwh (Gigawattora), corrispondenti a 268.000 tonnellate di CO2 non emesse in atmosfera. A tanto ammontano, secondo i dati Enea, i benefici in termini di risparmio energetico ottenuti in Italia nel 2012 (l’ultimo anno per cui sono disponibili le stime ufficiali, ndr) grazie agli interventi di efficientamento sugli immobili incentivati col meccanismo della detrazione fiscale del 55% (attualmente l’aliquota è fissata al 65%, ndr).
Cifre significative, ma inferiori ai valori record raggiunti nel 2010, quando il risparmio energetico annuo era stato superiore del 35%, con 2.032 Gwh/anno di energia “salvata”. Per il 95%, gli interventi di incremento dell’efficienza hanno riguardato persone fisiche, e per il 64% si è trattato di operazioni di sostituzione degli infissi (168.000 interventi sul totale delle pratiche). Seguono l’ammodernamento dell’impianto di riscaldamento (25%) e l’installazione di pannelli solari termici per la produzione di acqua calda (9% del totale). Per il 70%, inoltre, le azioni di riqualificazione energetica incentivati nel 2012 hanno riguardato immobili riscaldati con impianti a metano (seguono le biomasse al 13% e l’elettricità al 7%). Il 22% degli interventi complessivi, infine, è stato realizzato sul territorio della sola regione Lombardia, mentre un altro 38% ha riguardato Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna. Il Piemonte, in particolare, detiene per il 2012 il record di energia risparmiata pro capite, con 49 Gwh/anno per abitante.

Leggi tutti i dati nel Rapporto Enea 2012 sulla detrazione fiscale del 55%

Più in generale, al di là degli interventi sull’edilizia incentivati col 55%, nel 2012 l’Enea ha certificato per l’Italia risparmi energetici complessivi pari a oltre 73.000 GWh, quasi il 30% in più rispetto al 2011. Un calo dei consumi che, però, ha interessato soprattutto i settori trasporti e industria (vedi oltre per ulteriori dettagli) più che il civile, che anzi ha visto crescere il suo peso percentuale sui consumi nazionali dal 34,5% del 2011 al 36,7% dell’anno successivo (anche se, ampliando l’analisi al periodo 1990-2011, il residenziale è il settore che ha conseguito i progressi più regolari, mentre l’industria ha avuto significativi miglioramenti di efficienza solo a partire dal 2005).

Scarica il Rapporto 2012 sull’efficienza energetica dell’Enea

Per lo meno negli ultimissimi anni, dunque, nonostante i buoni risultati delle detrazioni sull’efficienza in edilizia, il calo complessivo dei consumi dipende forse più dalla crisi delle industrie che dalla maggiore attenzione degli italiani. Qual è dunque il peso effettivo delle buone pratiche in tema di efficienza sul bilancio energetico complessivo dell’Italia? Sono gli atteggiamenti virtuosi dei cittadini, in aumento negli ultimi anni, a incidere davvero sul calo dei consumi, o è piuttosto la crisi economica ad aver condotto forzatamente il nostro paese a una progressiva riduzione del fabbisogno energetico nazionale?  Proviamo a ragionare sulle cifre disponibili. Sempre nel 2012, secondo i Dati provvisori di esercizio elaborati da Terna, in Italia la richiesta complessiva di energia elettrica ha raggiunto i 325.300 Gwh, in diminuzione del 2,8% rispetto al 2011, nonostante un giorno lavorativo in più (il 2012 è stato un anno bisestile, ndr). Particolarmente significativo, nel quadro generale del crollo dei consumi, sembrerebbe il peso della crisi sofferta dai principali settori industriali. Tra il 2011 e il 2012, infatti, i consumi elettrici dell’industria sono calati del 6,6%, mentre il comparto domestico ha visto una riduzione di appena l’1% (in aumento, invece, i dati di terziario e agricoltura). Risultano in calo, in dettaglio, i consumi di tutti i principali settori industriali (dal siderurgico all’alimentare, dalla produzione di elettricità alle costruzioni), ad eccezione dell’estrazione di combustibili e del comparto acquedotti.

Consulta i Dati Terna relativi ai consumi elettrici del 2012

Un dato, quello del ruolo preponderante della crisi industriale nel crollo dei consumi nazionali, confermato anche dal Ministero dello Sviluppo Economico che, nel Bilancio energetico nazionale 2012 (l’ultimo di cui è stata pubblicata la versione definitiva, ndr), certifica un calo annuo dei consumi totali di energia del 3,5%, con trasporti e industria ai primi due posti tra i settori che fanno registrare una contrazione (rispettivamente con il -9,2% e -7,6% rispetto all’anno precedente). Secondo le stime del MISE, invece, il fabbisogno energetico del comparto civile (che a differenza dei dati Terna include anche il gas naturale e altri combustibili) risulta addirittura in aumento dello 0,9% annuo, nonostante i risultati della detrazione fiscale del 55% registrati dall’Enea e il calo del fabbisogno elettrico contabilizzato da Terna.

Scarica il Bilancio energetico nazionale 2012 del MISE

Un trend che sembrerebbe essere confermato dalle prime cifre, ancora provvisorie, relative al 2013, che fotografano di nuovo una maggiore contrazione per il settore industriale a fronte del comparto domestico. Sul calo dei consumi, insomma, almeno da un paio di anni a questa parte sembrerebbe avere inciso più la crisi economica, che colpisce in modo particolare l’industria, che le buone pratiche domestiche “pro efficienza” o, in particolare, gli interventi di ristrutturazione edilizia a fini energetici realizzati da privati cittadini (che pure hanno mostrato, fin dalla loro introduzione nel 2007, potenzialità molto importanti). È d’altra parte la stessa Enea, nel suo “Rapporto 2012 sull’efficienza energetica”, ad auspicare, pur sottolineando i buoni risultati già raggiunti dall’Italia, una più incisiva «azione di sensibilizzazione sui temi del risparmio e dell’efficienza energetica attraverso la quale programmare percorsi informativi ed educativi mirati. È infatti questa la chiave per raggiungere ulteriori e più ambiziosi risultati: soltanto una domanda sempre più consapevole e competente potrà essere in grado di stimolare un’offerta sempre più innovativa».

Va detto, in ogni caso, che l’intera Unione Europea è piuttosto in ritardo sul suo obiettivo complessivo in termini di aumento dell’efficienza energetica (l’unico non vincolante del “Pacchetto clima 20-20-20”, ndr), e che anche il monitoraggio puntuale e dettagliato dei progressi effettuati dai singoli stati – con il confronto tra le diverse voci e il contributo dei vari comparti al target di risparmio – risulta tuttora difficile, se paragonato ad esempio con la contabilizzazione della produzione di energia da fonti rinnovabili. Una “ingiustizia” a cui potrebbe porre definitivamente rimedio il nuovo pacchetto di impegni climatici UE al 2030, che dovrà essere approvato dall’Unione nei prossimi mesi.

(Photo ©Eco dalle Città)

Fonte: ecodallecitta.it

100% dell’energia da vento, sole, acqua e biomasse? Per il Fraunhofer è possibile

Con un aumento significativo, ma realistico, della sua produzione rinnovabile, la Germania potrebbe soddisfare tutti i propri bisogni energetici entro il 2050, compresi i trasporti e il riscaldamento.

Il Fraunhofer Institut ama guardare lontano ed ha provato ad immaginare uno scenario in cui la Germania sarà alimentata nel 2050 al 100% da energie rinnovabili, e non stiamo parlando solo dell’energia elettrica, ma di tutti i consumi, quindi anche il riscaldamento e i trasporti. Riducendo alcuni consumi e migliorando l’efficienza, è possibile soddisfare la domanda di energia con “soli” 1000 TWh (vedi grafico in basso), di cui 486 dall’eolico on shore, 240dall’offshore, 190 dal fotovoltaico, 50 dalle biomasse e 24 dall’idroelettrico (la Germania ha poche montagne). Questo significherebbe moltiplicare per nove l’attuale produzione rinnovabile; traguardo ambizioso, ma possibile, tenendo anche conto dei miglioramenti nella tecnologia.

Già, ma come funzionerebbe un mondo elettrico?

Il riscaldamento verrebbe fornito da pompe di calore che possono più o meno moltiplicare per tre l’energia elettrica impiegata (1). Con un miglioramento dell’isolamento termic, le esigenze di calore in Germania sarebbero soddisfatte da 330 TWh. I trasporti verrebbero realizzati con la doppia modalità di veicoli elettrici (120 TWh) e power-to-gas (235 TWh), cioè produzione di metano da fonti rinnovabili, di cui esistono già dei prototipi. La nostra speranza è che vinca il modello tedesco, progettuale e fortemente orientato alle rinnovabili, rispetto al modello americano, troppo timido e dominato dalle lobby fossili.

(1) La pompa di calore usa l’energia elettrica per spostare energia da un ambiente più freddo (esterno) ad uno più caldo (interno), in modo analogo ad un frigorifero (dove però gli ambienti sono scambiati).  Il rapporto tra calore in uscita e lavoro in ingresso è detto coefficiente di prestazione; dipende dalla differenza di temperatura, ed è all’incirca uguale a tre se il freddo esterno non è troppo intensoScenario-rinnovabili-Germania

Fonte: ecoblog

Global warming, nuova analisi mostra riscaldamento due volte e mezza più rapido negli ultimi 15 anni

Finora il riscaldamento degli ultimi 15 anni era stato sottostimato per l’assenza di dati di temperatura in alcune regioni remote del pianeta. Ora che è stato colmato il gap, il trend degli ultimi 15 anni è passato da 4,7 a 11,8 centesimi di grado al decennio, un valore due volte e mezzo più grande.Nuovo-trend-temperature

Si è dibattuto a lungo sull’andamento delle temperature medie globali negli ultimi 15 anni; mentre alcuni climatologi si sono azzardati a dire che il global warming è in pausa, altri hanno spiegato il rallentamento della crescita delle temperature con un maggiore assorbimento di energia da parte degli oceani. In realtà non sembra esserci quasi nessun rallentamento. Uno studio appena pubblicato sul Quarterly Journal of the Royal Meteorological Society, dimostra che il rallentamento del riscaldamento era semplicemente un artefatto dovuto alla mancanza di dati di temperatura in alcune regioni del pianeta poco accessibili, come i poli e le foreste equatoriali, pari al 14% della superficie totale. Il gap dei dati ora è stato colmato in parte con interpolazioni da regioni vicine, in parte da dati satellitari. Il risultato, come si vede dal grafico in alto è che il trend di riscaldamento ricalcolato tenendo conto di tutte le aree del pianeta è pari a circa 11,8centesimi di grado al decennio (linea spessa più inclinata) rispetto alla valutazione attuale di 4,7 (linea meno inclinata). Si tratta di un ritmo di riscaldamento due volte e mezzo più rapido e questo valore ora è più in linea con il trend dei decenni precedenti. La zona artica è una di quelle in cui l’aumento di temperatura è stato più alto e non averne tenuto conto nei set di dati del MetOffice ha contribuito a sottostimare il fenomeno. Nel video qui sotto ci sono alcuni ulteriori dettagli sul metodo utilizzato dai due ricercatori britannici.

Fonte: ecoblog

Non si può smettere di preoccuparsi per il global warming

Non è vero che il nuovo rapporto IPCC ridurrà le stime sulla sensibilità climatica. E anche se fosse vero, il riscaldamento verrebbe dilazionato solo di uno-due decenni.più-grande-Termometro-del-mondo-California-540x350

Gli economisti non perdono mai l’occasione di dare spazio ai negazionisti del clima; secondo indiscrezioni raccolte dall’ Economist, il nuovo rapporto IPCC in uscita nel prossimo mese di settembre conterrebbe una stima al ribasso della sensibilità climatica, per cui (sempre secondo gli economisti) il pianeta potrebbe riscaldarsi più lentamente.

Secondo diversi climatologi, questa affermazione (i)non è vera, (ii) se fosse vera sposterebbe in là il problema del riscaldamento solo di 10-20 anni  e(iii) non sarebbe una scusa per non fare nulla, ma ci farebbe guadagnare un po’ di tempo per ridurre le emissioni. Ma andiamo in ordine: la sensibilità climatica è definita come l’aumento di temperatura media globale (effetto), determinata da un raddoppio della CO2 equivalente in atmosfera (causa). La sua stima non è semplice, perché dipende da molti fattori e anelli di feedback, compresa la stessa temperatura(1). Le stime attuali dell’IPCC danno un valore compreso tra 2 e 4,5 °C, con un valore più probabile di 3 °C. Secondo le talpe dell’ Economist, l’IPCC fornirà un intervallo tra 1,5 e 4,5 °C, senza valore più probabile. Questo non cambia affatto le cose, visto che è il limite superiore che ci deve preoccupare, non quello inferiore (2). Inoltre, anche i climatologi più propensi a pensare che la sensibilità del clima sia più bassa, non ritengono che il pianeta non si stia scaldando, ma che impiegherebbe solo uno o due decenni in più per arrivare ad un dato livello di riscaldamento. Lungi dal rappresentare una scusa per non agire, ci farebbe guadagnare un po’ di tempo per ridurre le emissioni. Nell’immagine il più grande termometro del mondo (tarato in gradi Farehneit ) nella cittadina di Baker, California.

(1) In un mondo più caldo gli oceani smettono di essere assorbitori di CO2 per diventare degli emettitori netti. In un anello di feedback, la tradizionale distinzione tra causa ed effetto non ha più senso.

(2) Molti modelli climatici non tengono conto dei possibili effetti catastrofici del rilascio del metano intrappolato nel permafrost. Viceversa è bene ricordare che gli aerosol che riducono il forcing radiativo sono dovuti all’inquinamento industriale ed hanno vita breve in atmosfera, perchè poi si depositano a terra. Una riduzione dell’inquinamento o una decrescita della produzione industriale avrà quindi l’effetto di accelerare il GW

Fonte: ecoblog

Met Office: il riscaldamento globale non è in pausa, ma ora scalda di più gli oceani

Secondo il Met Office inglese il global warming non è per nulla in pausa: il leggero rallentamento nella crescita della temperatura dell’aria è dovuto ad un maggiore assorbimento di calore da aprte degli oceani, per cui il livello del mare salirà di piùVariazione-energia-interna-oceani-e-terra-586x390

Nell’ultimo decennio le temperature globali dell’atmosfera sono aumentate un po’ più lentamente che in precedenza (anche se il trend di lungo periodo è sempre in crescita, come si vede nella gallery in fondo), al punto che persino illustri climatologi si sono spinti a ritenere che il global warming sia in pausa. Parlare solo di riscaldamento dell’aria tuttavia è riduttivo, dal momento che solo il 2,3% del forcing radiativo (1) contribuisce a scaldare l’atmosfera: il grosso dell’energia (93,4%) va a riscaldare gli oceani, come si può vedere dal grafico in alto (2).

Il 60% dell’energia finisce nei primi 700 m d’acqua, mentre il resto scalda gli oceani in profondità. Questo non è senza conseguenze per noi, perchè il riscaldamento degli oceani porta naturalmente ad un aumento di volume dell’acqua che contribuisce all’innalzamento dei mari più della fusione dei ghiacciai. Secondo i ricercatori del Met Office inglese, il rallentamento nella crescita della temperatura dell’aria è dovuto ad un leggero spostamento dei flussi di calore verso gli oceani, come daltronde avevano già affermato all’inizio dell’anno:

Le piccole fluttuazioni di anno in anno sono dovute alla variabilità naturale del sistema vlimatico e nonhanno alcun impatto significativo sul global warming di lungo periodo.

Secondo il Met Office,  l’attuale rallentamento delle temperature atmosferiche potrebbe spostare in là al massimo di una decina d’anni il momento di superamento dei 2°C, un’inezia sul piano planetario, ma forse una benedizione per l’umanità che  avrà un poi più di tempo per la transizione dai fossili alle rinnovabili.

Commento alla gallery:

Immagine 1: dove finisce l’energia extra intrappolata sul pianeta.

Immagine 2: variazione delle temperature degli ultimi 260 anni con il confronto tra le tre ricostruzioni dei dati, dovute alle americane NASA e NOAA e all’inglese CRU.

Immagini 3 e 4: come viene analizzato l’andamento delle temperature globali dai negazionisti e dagli scienziati.

(1) Il forcing radiativo rappresenta l’energia extra che non abbandona il nostro pianeta

(2) L’ordinata del grafico non è una temperatura, ma l’energia accumulata (se positiva) o ceduta (se negativa) dagli oceani anno dopo anno; la scala è espressa in 10^22 joule. Tanto per fare un confronto,  nel 2012 il consumo globale di energia da parte dell’umanità è stato pari a circa 5*10^20 J, cioè 200 volte più piccolo. Mi duole notare che nel grafico gli autori dell’articolo hanno usato scorrettamente l’espressione “contenuto di calore” (heat content) invece che il corretto “flusso di calore”, oppure meglio ancora “variazione dell’energia interna”.  Il calore è un flusso (conduttivo, convettivo o radiativo) ai confini del sistema che fa variare il contenuto di energia del sistema (detta appunto interna). Parlare di “contenuto di calore” è un nonsense, perchè il calore (come il lavoro) è un flusso e non uno stock. Mannaggia, la termodinamica andrebbe insegnata a tutti fin dalle elementari!!dove-finisce-il-global-warming

Fonte: ecoblog

INCENTIVI IMPIANTI A POMPA DI CALORE E BIOMASSA

Dalle ore 9,00 del 3 giugno 2013 alle ore 21,00 del 1° agosto 2013 sarà possibile presentare le richieste di iscrizione ai Registri del Conto Termico riservati agli interventi di sostituzione di impianti di riscaldamento con impianti a pompa di calore e agli interventi di sostituzione degli impianti di serre e fabbricati rurali con impianti alimentati da biomassa, realizzati dalle Pubbliche Amministrazioni e dai privati. Lo fa sapere con un comunicato il Gestore dei Servizi Energetici (GSE).download

I suddetti interventi sono quelli di cui all’art. 4, comma 2 lettere a) e b) del DM 28 dicembre 2012, cioè:
a) sostituzione di impianti di climatizzazione invernale esistenti con impianti di climatizzazione invernale dotati di pompe di calore, elettriche o a gas, utilizzanti energia aerotermica, geotermica o idrotermica;

b) sostituzione di impianti di climatizzazione invernale o di riscaldamento delle serre esistenti e dei fabbricati rurali esistenti con impianti di climatizzazione invernale dotati di generatore di calore alimentato da biomassa;

Le richieste – spiega il GSE nella nota – dovranno essere trasmesse esclusivamente per via telematica, mediante l’applicazione informatica Portaltermico disponibile sul portale del GSE all’indirizzo https://applicazioni.gse.it .

A seguito delle domande di iscrizione ai Registri, il GSE formerà le graduatorie sulla base dei dati dichiarati dai Soggetti Responsabili nella consapevolezza delle sanzioni penali e amministrative previste dalla normativa vigente. Ricordiamo che il Conto Termico incentiva la produzione di energia termica da fonti rinnovabili e i piccoli interventi di efficienza energetica con uno stanziamento di 900 milioni di euro annui, 700 per privati e imprese e 200 per le amministrazioni pubbliche. L’incentivo, che non è cumulabile con altri bonus fiscali, copre il 40% dell’investimento ed è spalmato in un periodo compreso tra i 2 e i 5 anni. I tetti massimi sono differenziati in base al tipo di intervento, alla potenza dell’impianto e alla zona climatica in cui il lavoro è realizzato.

Fonte: Edilportale.com

 

Il villaggio tedesco che si stacca dalla rete perché è diventato energicamente indipendente (SI PUO’ FARE)

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Un paesino tedesco si è reso indipendente dal resto della Germania, almeno per quanto riguarda l’energia. Parliamo di Feldheim, appena 150 anime, circa 90 km a sud di Berlino. A rendere possibile ciò, il vasto campo di 47 mulini a vento che domina questo piccolo villaggio, situato in un ambiente tranquillo e pastorale. Il capo dei pompieri locali, Thomas Glück, ha affermato che dopo Fukushima la città è stata inondata da giapponesi che cercano di studiare il loro metodo. Ma oltre ai mulini, ci sono i pannelli solari lungo il bordo della città. I residenti hanno dato un contributo di 3000 euro per costruire la loro rete elettrica nel 2010, dando loro il controllo completo sui prezzi elettrici, i quali sono il 30% in meno rispetto alla media nazionale, con prezzi fissati mediante riunioni. L’utilizzo dell’energia prodotta viene gestita dai residenti stessi che devono bilanciarla e si applicano sanzioni in caso di sovra-sfruttamento. TEDESCHI DA PRIMATO: Wildpoldsried in Baviera: il villaggio super-mega-rinnovabile che produce il 321% di energia in più!

Esistono altresì cabine per la ricarica delle auto elettriche. Per quanto concerne il riscaldamento delle case invece, viene utilizzato un impianto di biogas che brucia gas utilizzando gli scarti agricoli. E’ previsto un impianto biogas in ogni edificio della città. Questa indipendenza economica ha anche portato posti di lavoro e benefici economici a Feldheim, dopo il crollo dei prezzi del grano che ha messo in ginocchio la comunità agricola locale. Peraltro, i residenti non sono stati neppure disturbati dagli odori provenienti dalla fabbrica di produzione di biogas. Certamente, va sottolineato come questo splendido modello non possa funzionare in tutto il mondo, poiché il suo segreto è la disponibilità di rifiuti agricoli, ampie distese di terra, e, last but not least, l’estrema motivazione dei cittadini. Comunque, resta una grande speranza per un futuro migliore e in fondo possibile.

 

Fonte: tuttogreen

FORNO A MICROONDE: energia dannosa alla salute?

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Rinunceresti al microonde? Riscaldi il latte, scongeli il pane e cucini cibo in un attimo. Ma cosa si cela di dannoso?

L’uso del forno a microonde è diventato così frequente che ormai pochi si pongono il problema sui danni che esso possa provocare. Tale dispositivo riscalda gli alimenti e le bevande in pochissimo tempo, vediamo però come funziona realmente. Grazie al flusso di microonde, l’acqua, i grassi e i carboidrati che costituiscono il cibo, assorbono l’energia delle microonde in un processo chiamato riscaldamento dielettrico. Tali molecole sono dei dipoli, ovvero hanno una estremità con carica elettrica positiva e un’altra con carica negativa; trascinate dal campo elettrico alternato delle microonde e indotte a ruotare, generano calore attraverso forze di attrito con le molecole vicine, provocando quindi un riscaldamento. Secondo varie ricerche questa forma di cottura distrugge alcune sostanze nutritive. I forni a microonde ad esempio convertono la vitamina B12 dalla forma attiva alla forma inattiva, rendendo il 30-40% circa di tale vitamina inutilizzabile. Diverse diatribe ci sono state anche sull’emissione di radiazioni e quindi sull’esposizione alle microonde in prossimità di forni a microonde accesi. Ci occuperemo però in questo caso soprattutto sulla cottura dei cibi e sugli studi eseguiti in merito.

A tal proposito si è molto discusso sul Dottor Hertel, medico nutrizionista svizzero, ricercatore dedito all’uso del forno a microonde e ai suoi effetti. Secondo alcuni esperimenti da esso eseguiti su persone tra i 20 e i 40 anni, il dottor Herten ha riscontrato e dedotto che l’uso del forno a microonde provoca: “una diminuzione a breve termine dei Linfociti (globuli bianchi); alterazione dei meccanismi naturali di riparazione delle cellule; forte calo dei valori degli eritrociti, dell’emoglobina degli ematrociti e leucociti (valori simili a quelli degli anemici) e derivante aumento dei livelli di colesterolo. Alterazione della permeabilità della membrana cellulare che diventa così preda di batteri, funghi e altri microorganismi”. Secondo poi altre sue conclusioni, la carne scaldata in microonde provoca: “d-nitrosoditanolamine (un agente ben conosciuto fra le cause del cancro); destabilizzazione dei composti biomolecolari della proteina attiva; le microonde alterano il comportamento catabolico degli alcaloidi di verdure, anche se queste vengano esposte per tempi molto brevi; i radicali liberi che causano il cancro si formano in alcune strutture molecolari; ingerire cibi trattati a microonde innalza la percentuale di cellule cancerogene nel sangue”. Altre ricerche poi suggeriscono di non riscaldare il latte nel forno a microonde, soprattutto quello destinato ai bambini e ai neonati, le microonde ne alterano la struttura rendendolo meno efficace (da un punto di vista nutrizionale) e potenzialmente tossico! Le più importanti industrie del settore negano tutto ciò e si difendono giustificandosi dal fatto che le radiazioni scompaiono non appena il forno si spegne e che non esistono seri riscontri sulle alterazioni proteiche dei cibi.

Fonte: supermoney