Norvegia, l’isola di Spitsbergen è il termometro del riscaldamento globale

timthumb

Si trova in Norvegia, per la precisione a Ny-Ålesund, piccolo insediamento nel nord-ovest dell’isola di Spitsbergen, la più estesa dell’arcipelago delle Svalbard, il perfetto termometro del riscaldamento globale. Lì, a 1.000 chilometri dal Polo Nord, tra il mare di Groenlandia e il mare di Barents, si trova un fiordo che ha smesso di gelare completamente dal 2007. Decennio dopo decennio si è registrato un aumento della temperatura tra 1 e 1,2 gradi, molto più della media globale, in aumento di 0.8°C ogni decennio. In questi insediamento lontano dalla civiltà di trovano circa 140 ricercatori in arrivo da tutto il Mondo – Italia compresa, presente con la Base Artica Italiana Dirigibile Italia – per studiare e monitorare gli effetti del riscaldamento globale, con ghiacciai che arretrano di decine di metri ogni anno e nuove specie marine che vengono scoperte come diretta conseguenze.

Fonte: ecoblog.it

Cambiamenti climatici, in Florida parole vietate per i dipendenti pubblici

Gli impiegati dell’amministrazione dello Stato della Florida non possono utilizzare alcune delle principali espressioni tecnico-scientifiche legate ai cambiamenti climatici. Lo Stato della Florida ha proibito sistematicamente l’utilizzo di alcuni termini legati ai cambiamenti climatici ai dipendenti del Ministero per la Protezione dell’Ambiente, una politica della comunicazione negazionista che è giunta sino al licenziamento dei trasgressori. Ebbene sì nel terzo millennio, in quella che si reputa essere la più grande democrazia del mondo, ci sono parole proibite, scomode verità che non si possono nemmeno pronunciare. Il FCIR, il Florida Center for Investigative Reporting, ha scoperto che alcune migliaia di impiegati dell’amministrazione dello Stato della Florida sono stati obbligati a eliminare dalle loro e-mail e dai rapporti ufficiali termini come “riscaldamento globale”“cambiamento climatico” e“innalzamento del livello delle acque”. Pare che la direttiva contenete il divieto sia arrivata direttamente dall’ufficio di Rick Scott, governatore della Florida dal novembre 2010 che si è sempre rifiutato di riconoscere un rapporto di causalità fra l’attività umana e i cambiamenti climatici. Un ex impiegato, Christopher Boyd, ha raccontato che, a partire dal 2011, lui e i suoi colleghi sono stati “consigliati” a non utilizzare le definizioni reputate “proibite” dal fronte negazionista dominante. Boyd ha rifiutato questo orientamento e nel 2013 ha ricevuto una lettera nella quale lo Stato della Florida lo ringraziava per i servizi prestati, ma gli spiegava che gli obiettivi del “bureau” sarebbero stati raggiunti più efficacemente dopo il suo allontanamento. Harold Wanless, uno studioso dell’Università di Miami sentito dai relatori dell’inchiesta ha definito “criminale” l’attitudine dell’amministrazione guidata da Scott. La Florida, infatti, è uno degli Stati maggiormente interessati dalle conseguenze dei cambiamenti climatici e del riscaldamento globale.

Sarà difficile proporre soluzioni ai cambiamenti climatici se non si può nemmeno evocarli,

conclude Wanless. Come dargli torto?Haboob-tempesta-di-sabbia-586x390

Fonte: Fcir

© Foto Getty Images

Sicurezza alimentare a rischio a causa dei cambiamenti climatici

Numerosi report sottolineano i condizionamenti del clima sulla sicurezza alimentare delle popolazioni dei Paesi poveri e in via di sviluppo.

cambiamenti climatici mettono a rischio la sicurezza alimentare. Se ne parla in questi giorni al Salon de l’agricolture di Parigi, dove scienziati e studiosi cercano di delineare soluzioni che permettano ai sistemi agricoli di adattarsi ai cambiamenti climatici. Il tema della sicurezza alimentare è stato trascurato dai precedenti negoziati sul clima, ma non sarà alla Conferenza mondiale sul clima che si terrà a Parigi nel prossimo dicembre. Se l’obiettivo prioritario resta il contenimento del riscaldamento globale entro i 2° C, i climatologi e gli scienziati sul fronte del contenimento dei cambiamenti climatici riconoscono la necessità di assicurare la resilienza alle popolazioni maggiormente vulnerabili e la sicurezza alimentare e la sussistenza ai Paesi in via di sviluppo. Secondo la Fao, la produzione alimentare dovrà aumentare del 70% nei prossimi trent’anni affinché possano essere nutriti i 9 miliardi di abitanti che il pianeta conterà nel 2050, a fronte degli attuali 7 miliardi. Attualmente circa 805 milioni di persone soffrono la fame e, secondo il Programma Onu per lo sviluppo, da qui al 2080 altri 600 milioni di persone soffriranno la fame, soprattutto a causa dell’effetto dei cambiamenti climatici. Il riscaldamento globale aumenta il margine d’incertezza sulla produzione agricola: in alcune aree del mondo come l’Africa subsahariana e il Sud-Est asiatico l’agricoltura rappresenta l’80% della sussistenza della popolazione. Ciò significa che eventi climatici avversi rischiano di mettere in pericolo la sussistenza per ampie fasce della popolazione. Nel rapporto dell’IPCC pubblicato a novembre si legge che senza un reale sforzo di adattamento da parte dell’agricoltura alle nuovi condizioni climatiche, la produzione delle tre grandi colture globali (grano, riso e mais) potrebbe diminuire del 2% nel prossimo decennio. L’abbassamento della produzione, già presente nelle zone temperate, ha ripercussioni fortemente negative sulla produzione nei Paesi tropicali: gli eventi meteo estremi più frequenti e più estremi hanno come immediata conseguenza il rialzo o, comunque, una maggiore volatilità dei prezzi alimentari. Secondo l’Ong Oxfam il prezzo medio delle derrate base potrebbe più che raddoppiare nei prossimi vent’anni in rapporto ai prezzi osservati nel 2010.Fracking In California Under Spotlight As Some Local Municipalities Issue Bans

Fonte: Le Monde

© Foto Getty Images

Riscaldamento globale, allarme globale: la scomoda verità

Riscaldamento globale, sostenibilità, perdita di biodiversità: sono questi i temi di cui si è parlato al Ridotto del Regio di Parma in una conferenza pubblica che ha riunito politici e ricercatori con lo scopo di sviluppare percorsi comuni di azione rendendo partecipe lʼopinione pubblica su tematiche sempre più, nemmeno a dirlo, calde.surrisc

La temperatura si sta innalzando intorno ai livelli di guardia. Come afferma il direttore scientifico del WWF Italia, Gianfranco Bologna, se – comʼè plausibile – le tendenze economiche e lʼindotto relativo in atto proseguissero inesorabili, si avrebbe un incremento della temperatura media terrestre di 3 gradi centigradi, un valore, come attestano gli studi scientifici, mai stato raggiunto negli ultimi 3 milioni di anni di vita della Terra. Sono quindi le attività umane – dalla produzione industriale ai trasporti, dal consumo di cibo allʼedilizia, dalle economie domestiche allʼagricoltura meccanizzata – ad essere i fattori che influenzano lʼattuale andamento. Ad oggi, non cʼè persona che non abbia sentito di parlare, almeno di sfuggita, di simili tematiche. Ma cosa si nasconde veramente dietro a termini che campeggiano sempre più frequentemente sulle pagine dei giornali e sulle bocche dei politici? Si tratta solo di chiacchiere o cʼè altro?  In effetti, tali tematiche si percepiscono spesso come se non ci riguardassero direttamente e come se la diretta ed unica interessata fosse una comunità scientifica elitaria accampata in una isolata torre dʼavorio. Comunità scientifica che lancia grida dʼallarme dando indicazioni concrete e circostanziate che vengono accolte con favore dai media e dai politici. Ma solo sulla carta. Che senso ha rimandare responsabilità di tale portata attualmente? Nessuno a meno che non si vogliano sviluppare politiche economiche, ecologiche e sociali suicide. Il momento migliore per agire concretamente su tali aspetti era ventʼanni fa. Il secondo momento migliore è oggi. La priorità quindi è quella di coinvolgere tutti i cittadini a qualsiasi livello anche e soprattutto rispetto al ruolo che ricoprono allʼinterno della società: lʼobiettivo principale deve essere quello di ingegnerizzare nuovamente la cultura per rendere normale il concetto di sostenibilità. Eʼ centrale quindi interloquire con le istituzioni, con le aziende, con le accademie, con gli studenti, con le associazioni per strutturare unʼazione programmatica e concertata. La sensibilità dei singoli è un ottimo punto da cui partire ma non è sufficiente. Eʼnecessario che le istituzioni politiche diano direttive, che le aziende siano creatrici di cambiamento sociale, che le accademie e la scuola ripensino alla sostanza educativa della propria attività. Inoltre, mai come oggi la necessità è quella di una mentalità glocal. Un pensiero globale corroborato da un agire locale, su base associativa, programmatica, costante. Eʼ quello che è avvenuto a Parma, città che ha accolto negli spazi del teatro Regio un evento che ha celebrato lʼincontro tra chi pensa e chi agisce, tra ricercatori e politici, al cospetto delle aziende, dei cittadini e degli enti locali. Un buona prassi da imitare e riproporre in altre occasioni e in altri luoghi. Durante lʼevento, organizzato dallʼassociazione Zero Waste, sono intervenuti Federico Pizzarotti (sindaco di Parma), Erik Assadourian (co-direttore della pubblicazione State of the World 2013 della prestigiosa think tank statunitense Worldwatch Institute intitolataEʼ ancora possibile la sostenibilità? e senior fellow presso la medesima organizzazione), Paul Connett (professore di Chimica Ambientale allʼUniversità St. Lawrence di Canton, New York) e Gabriele Folli (assessore allʼambiente del comune di Parma), moderati da Rossano Ercolini (presidente di Zero Waste International).

Quello che vi mostriamo qui di seguito è il trailer del documentario fortemente voluto dall’ex vicepresidente degli Stati Uniti Al Gore, “An inconvenient truth” (“Una scomoda verità”). Il messaggio è chiaro: il riscaldamento globale è un pericolo reale e attuale.

Un’anteprima in italiano qui:

fonte: ilcambiamento.it

Schwarzenegger: “La mia lotta contro i cambiamenti climatici”

Nel suo discorso al Palais d’Iéna, l’attore e politico ha portato l’esempio della California, modello virtuoso di un’economia in crescita e attenta alla questione ambientale

Arnold Schwarzenegger ospite al Palais d’Iéna ha mostrato i muscoli dei sostenitori del riscaldamento globale, parlando al cospetto del ministro per gli Affari Esteri Laurent Fabius e dell’inviato speciale delle Nazioni Unite per il clima Mary Robinson,

il film di cui sto per parlarvi oggi non è fantascienza il cambiamento climatico è una realtà che ha già incidenza sulle nostre vite,

ha detto l’attore che ha da poco concluso le riprese del quinto episodio di Terminator.

Dopo il fallimento della Conferenza sul clima di Copenaghen 2009, l’allora governatore della California decise di fondare l’R20, una coalizione di regioni impegnate nella lotta contro il riscaldamento globale: attualmente la coalizione raggruppa 500 città e regioni impegnate in prima linea nella ricerca di soluzioni pratiche riguardanti le questioni climatiche.

Schwarzy non ha usato perifrasi, andando al cuore del problema:

Sette milioni di morti sono causati, ogni anno, dall’esposizione all’inquinamento atmosferico, dalle siccità, dagli uragani fuori controllo. Gli scienziati prevedono una povertà crescente, la fame nel mondo se noi non faremo nulla: è uno scenario molto più inquietante di quello di qualsiasi film ed è per questo che mi sono impegnato in questa crociata, Bisogna invertire la tendenza e perciò bisogna pensare differentemente.

Schwarzenegger ha poi aggiunto ironicamente che amerebbe utilizzare i modi spicci di Terminator con i climatoscettici:

in questo modo mi sarebbero sufficienti cinque minuti per convincerli che i gas serra sono un inquinante.

Riguardo alle politiche della California – del quale è stato governatore dal 2003 al 2011 – Schwarzenegger ha sottolineato il ruolo pionieristico dello Stato che da sempre è in prima linea per quanto riguarda diritti civili ed ecologia:

Non abbiamo atteso nessuno: né il governo federale, né un accordo internazionale per agire. La California dispone di un’efficienza energetica del 40% superiore a quella degli Stati Uniti. Il che significa che se il apese avesse seguito iulo nostro cammino noi potremmo liberarci del 75% delle centrali a carbone. Non c’è un aria repubblicana o un’aria democratica, c’è l’aria che respiriamo tutti.

Nel discorso di Schwarzenegger non può mancare un riferimento ai benefici anche economici di politiche eco-friendly, perché molto spesso è proprio l’anti-economicità una delle principali confutazioni di chi vuole smontare i principi della green economy:

Ci hanno trattato come folli ci è stato detto che la nostra economia sarebbe deragliata. Le industrie dell’automobile ci hanno dichiarato guerra quando abbiamo voluto introdurre norme sui carburanti. Ma è successo il contrario. L’economia californiana cresce più di quella del Paese. Attiriamo più della metà di tutti gli investimenti “green” degli Stati Uniti. Non bisogna scegliere fra ambiente ed economia.

 

 

FRANCE-US-ENVIRONMENT-CLIMATE

 

Fonte:  Le Monde

© Foto Getty Images

Lotta al riscaldamento globale, i governi si impegnano a presentare una bozza dell’accordo alla Cop 20

Si è conclusa a Bonn la sessione di lavori sui cambiamenti climatici a cui hanno partecipato i 195 Paesi della Convenzione dell’Onu. L’obiettivo importante raggiunto è la presentazione di una bozza dell’accordo entro un mese. Accordo che che verrà discusso a Lima per la Conferenza mondiale (Cop 20)379519

La lotta al riscaldamento del Pianeta ha copiuto passi in avanti. Si sono conclusi i lavori a Bonn a cui hanno partecipato i 195 Paesi della Convenzione dell’Onu: Importanti obiettivo è stato raggiunto: la volontà di puntare ad un contenuto forte dell’accordo atteso a Parigi nel 2015 e di preparare una bozza entro un meseche sarà portata a Lima in dicembre per la Conferenza mondiale (Cop 20).  Il Climate Action Network (Can) – la rete mondiale di oltre 900 Organizzazioni non governative (Ong) – ha espresso un cauto ottimismo. I lavori a Bonn, infatti, sono stati “costruttivi” anche se “non c’e’ ancora molto sul tavolo”. Più di 60 paesi hanno espresso sostegno per una riduzione graduale dell’inquinamento da carbonio e fra i ‘grandi inquinatori’ Stati Uniti e Cina hanno dato forti segnali politici di azioni per il clima, annunciando l’intenzione di ridurre le emissioni e nuovi piani per aumentare l’energia rinnovabile.
L’accordo che dovrà essere siglato a Parigi l’anno prossimo ed entrare in vigore nel 2020 punta all’impegno a limitare entro due gradi centigradi il riscaldamento globale dimezzando le emissioni di gas a effetto serra entro il 2050. Nel comunicato conclusivo dell’Unfccc (United nation framework convention on climate change) si rileva che crescono le iniziative da parte delle città e che c’è una migliore gestione del territorio, elementi che mostrano un percorso verso un futuro senza carbone. Martin Kaiser, responsabile internazionale delle politiche sul clima di Greenpeace ha commentato che “è una vera e propria rivoluzione che quasi un terzo dei governi mondiali riconosca che dobbiamo passare dai combustibili fossili all’energia pulita nell’arco di una generazione. I governi possono e devono agire ora a livello nazionale e internazionale per la grande trasformazione, per passare all’energia pulita”.  Secondo la rete di Ong, “tocca ai capi di governo intervenire e fare quelle scelte difficili che i negoziatori non possono fare. Al vertice sul clima convocato dal Segretario generale dell’Onu in settembre, i capi di governo possono implementare nuovi piani per le energie rinnovabili e bloccare i contributi per il finanziamento del carbone”. Un ulteriore impegno per costruire l’accordo di Parigi si vedrà se i leader dei Paesi più ricchi manterranno la promessa di mettere più soldi sul tavolo per aiutare i Paesi più poveri nell’azione sul clima, presentando i propri contributi all’accordo di Parigi entro il prossimo marzo.
Tasneem Essop, responsabile della delegazione del Wwf all’Unfccc, ha ricordato che Nelson Mandela una volta ha detto, “sembra sempre impossibile, finché non è fatto”. Dobbiamo mantenere l’attenzione sul periodo pre-2020 e colmare il divario crescente tra le azioni già messe in campo dai Paesi e quello di cui abbiamo bisogno. Sullo slancio che abbiamo visto qui a Bonn, dobbiamo costruire per avere un esito positivo a Lima”.

(foto rinnovabili.it)

Fonte: ecodallecittà.it

La svolta di Obama: dare un prezzo al Carbonio per lasciare i fossili sotto terra

Dare un prezzo al carbonio è secondo il presidente USA il metodo più efficace per lasciare i fossili sotto terra, in modo da limitare il riscaldamento globale a soli 2°C. Chi inquina paga, insomma, anche in ambito energetico

La politica climatica di Obama segna decisamente una svolta; anche se si tratta di un’intervista alla televisione e non di un discorso ufficiale, per la prima volta il presidente USA ha riconosciuto la necessità di dare un prezzo al carbonio emesso, in modo da limitare gli effetti dei cambiamenti climatici. L’intervista verrà trasmessa oggi nel programma Years of living dangerously, dedicato specificatamente ai cambiamenti climatici, ma il conduttore Thomas Friedman ha fornito alcune anticipazioni sul NYT:

Friedman: «Secondo l’IEA solo un terzo delle riserve possii potrà essere bruciato prima del 2050, per non superare il limite di 2°C nel riscaldamento globale (1)… è d’accordo con questa analisi?»

Obama:  «La scienza è scienza, e non c’è dubbio che se bruciassimo tutti i combustibili fossili che si trovano sotto terra, il pianeta diventerebbe troppo caldo e le conseguenze sarebbero gravi.»

Friedman: «Allora, non potremo bruciarli tutti?»

Obama: «Non non li bruceremo tutti. Nei prossimi decenni dobbiamo costruire una transizione tra come usiamo l’energia oggi a come avremo bisogno di usarla.»

Friedman: «Qual è la cosa più importante da fare per affrontare i cambiamenti climatici?»

Obama: «Mettere un prezzo al carbonio. Così abbiamo risolto altri problemi, come ad esempio le piogge acide. Abbiamo detto: vi faremo pagare se rilascerete queste sostanze in atmosfera, perché non è possibile. che a pagare siano tutti gli altri. Trovate un modo per mitigare le emissioni.»

Non sarà certo la fine del fracking o delle centrali a carbone, ma per la prima volta si pone chiara la questione: chi inquina paga, anche in ambito energetico. Un programma simile non si potrà probabilmente fare in due anni, ma potrebbe essere nell’agenda del prossimo presidente, anzi forse presidentessa.Obama Gives Major Speech On Climate Change And Pollution

(1) E’ la cosiddetta bolla del Carbonio, di cui abbiamo parlato su Ecoblog più di un anno fa.

Fonte: ecoblog.it

Earth Day Italia: il verde urbano assorbe il 3% delle Co2

In occasione della Giornata mondiale della Terra e in attesa del premio Monito del Giardino è stato reso noto un studio che conferma l’importanza delle aree verdi urbane

Le aree verdi cittadine, i parchi urbani, le ville e i giardini storici assorbono il 3% delle emissioni totali di Co2 del nostro Paese, hanno quindi un ruolo importantissimo nel contenimento dei fenomeni di riscaldamento globale, ma i benefici di piante e alberi nelle città si possono toccare con mano. Il dato è stato reso noto qualche giorno prima dell’Earth Day, la Giornata Mondiale della Terra che anticiperà di tre settimane la consegna dei riconoscimenti del premio il Monito del Giardino che, dal 2007, viene consegnato a personalità del mondo ambientale e scientifico che si siano distinte nell’impegno per la riduzione dell’impatto antropico sull’ambiente e, in maniera particolare, relativamente al problema dei cambiamenti climatici. Lo studio ha valutato che ogni ettaro di verde urbano, composto da un mix di alberi di medio e alto fusto, arbusti e prato, abbia un assorbimento presunto di 4,2 tonnellate di Co2 annue. Ora, fatta questa premessa, considerando che il verde che ricade nel territorio comunale dei capoluoghi di provincia è pari (secondo i dati Istat) al 9,3% della superficie totale dell’Italia, ovverosia a 2 milioni e 800mila ettari di verde urbano, se ne ricava che 12 milioni di tonnellate di Co2 possono essere assorbite dal verde presente nei centri urbani italiani. E questa cifra rappresenta il 3% delle emissioni che l’Italia produce ogni anno. La definizione di ‘polmone verde’ si adatta perfettamente al ruolo del verde pubblico e privato delle città italiane. Proprio chi si occupa di lotta globale ai cambiamenti climatici ha imparato ad apprezzare il contributo di piccoli e medi interventi di contrasto all’aumento medio della temperatura del Pianeta. La dimensione locale è quella su cui si innestano sia le politiche di mitigazione che quelle di adattamento al clima che cambia. Come dimostrano anche i dati e le raccomandazioni del rapporto Ipcc presentato in queste settimane, sarà importantissimo che le amministrazioni cittadine, oltre a quelle centrali, sviluppino iniziative mirate per l’assorbimento della CO2 e per la stabilizzazione del clima,

ha spiegato Giampiero Maracchi, climatologo e presidente del premio ‘Il Monito del Giardino’. La creazione di isole verdi e di corridoi di biodiversità ha anche una funzione termoregolatrice. Insomma dove c’è il verde non solo si respira meglio, ma si sta anche più freschi.

ITALY-SPRING-SAKURA

 

Fonte: Comunicato Stampa

Foto © Getty Images

PFTBA il gas serra 7 mila volte più potente della CO2 e prodotto per usi industriali

Un nuovo gas presente in atmosfera è stato appena scoperto: è il PFTBA ovvero perflurotributilamminagas-serra-594x350

Tracce di un gas serra noto come perflurotributilammina che si ritiene abbia un impatto potente sul riscaldamento globale sono state rilevate i atmosfera per la prima volta. I risultati sono stati esposti in uno studio on line dal 27 novembre sulla rivista Geophysical Research Letters redatto dai ricercatori dell’Università di Toronto. Il PFTBA è stato usato nelle apparecchiature elettriche dalla metà del 1900 e a oggi non ci sono politiche in atto per disciplinare l’uso in particolare nel contesto dei cambiamenti climatici. Non si trova in natura e viene prodotto per usi industriali. Gli scienziati hanno scoperto piccole quantità di una sostanza chimica industriale, nota come perflurotributilammina (PFTBA), nell’atmosfera e tracce di PFTBA sono stati valutate capaci di influenzare i cambiamenti climatici più dell’anidride carbonica (CO2), il gas più importante a effetto serra nell’atmosfera. Questa potenza viene misurata con l’efficienza radiativa che descrive come effettivamente una molecola rilasci una radiazione ad onda lunga nello spazio. Maggiore è l’efficienza radiativa, maggiore è l’influenza della molecola sul clima. Questo valore viene poi moltiplicato per la concentrazione atmosferica del gas a effetto serra per determinarne l’impatto sul clima globale. Il PFTBA è risultato avere il più alto potenziale di influenza sul clima più di tutti i prodotti chimici conosciuti fino ad oggi.

Ha detto la co-ricercatrice Angela Hong del Dipartimento di Chimica dell’Università di Toronto:

Calcolato su un arco di tempo di 100 anni, una singola molecola di PFTBA ha l’impatto climatico equivalente a 7.100 molecole di CO2. E’importante notare che la quantità di PFTBA nell’atmosfera è ancora in concentrazioni globali molto inferiori rispetto all’anidride carbonica.

Ha detto ancora Hong:

Non esistono modi noti per distruggere o rimuovere l’ PFTBA dall’atmosfera e la dura molto a lungo restando nell’atmosfera bassa anche per centinaia di anni.
Tuttavia non si conosce ancora molto sul gas PFTBA e sulle sue concentrazioni in atmosfera nel tempo. Le misurazioni dello studio si riferiscono ai dati raccolti tra il mese di novembre e dicembre 2012. L’invito ora è di proseguire nello studio e nelle misurazioni da parte di altri team di scienziati

Fonte: MNN

Provenza, i campi di lavanda rischiano di scomparire

Le cicale sviluppatesi in massa in Provenza a causa del riscaldamento globale rischiano di far sparire, nel giro di vent’anni, le piantagioni che danno lavoro a circa 10mila persone171847493-586x390

I meravigliosi campi di lavanda della Provenza che hanno ispirato generazioni di pittori e fotografi rischiano di scomparire a causa delle cicale. Le cicale nel sud della Francia ci sono sempre state, ma il riscaldamento globale ha provocato una vera e propria proliferazione di questi insetti che sono il veicolo di un micro-batterio che rischia di far sparire queste piante dal caratteristico colore violetto. Il batterio aggredisce le radici della piante che appassiscono e muoiono e negli ultimi anni centinaia di migliaia di larve hanno ridotto drasticamente la produzione: secondo i produttori fra il 2007 e il 2010 la produzione della lavanda (la pianta più popolare utilizzata in saponi, profumi e repellenti per insetti) è stata dimezzata dalla “piaga” delle cicale. Sono state le estati secche e scarse di precipitazioni a far proliferare le cicadelle, piccole cicale che depongono le uova parecchi centimetri al di sotto delle piante. I giovani insetti si nutrono e gli adulti oltre a nutrirsi delle piante trasmettono a queste il batterio chiamato fitoplasma stolbur. In Francia ci sono 1700 aziende produttrici di lavanda che lavorano circa 16mial ettari di lavanda, insieme ad altri 4000 ettari di lavanda considerata “pura”. Globalmente si tratta di un’attività che occupa 10mila persone.

Le cicale sono difficili da affrontare, perché non riusciamo a trovare un modo per uccidere le larve nel terreno e non possiamo usare i pesticidi, perché un sacco di apicoltori portano i loro alveari vicino ai nostri campi durante la fioritura. È difficile immaginare la Provenza senza lavanda, ma se non riusciremo a trovare una soluzione scomparirà in 20 o 30 anni,

spiega Eric Chaisse del Centro regionale della Provenza per la sperimentazione sulle piante utilizzate nei profumi, aromi e medicinali. Non potendo risolvere il problema con agenti chimici che sarebbero dannosi per la salute e per l’ambiente, gli scienziati stanno concentrando i propri sforzi per riuscire a trovare varietà di lavanda resistenti al micro-batterio.

Fonte. Ecoblog.itA girl jogs through a lavender field nea

People gather lavender flowers during a

A tractor-trailer drives past a lavender

TO GO WITH AFP STORY BY HERVE GAVARD A p

TO GO WITH AFP STORY BY DIANA SIMEONOVA

TO GO WITH AFP STORY BY DIANA SIMEONOVA

FRANCE-UE-CULTURE-AGRICULTURE-MARSEILLE

CYCLING-FRA-TDF2013-PACK-POSTCARD