Caldaie a biomasse e detrazioni del 65%. Ecco quando si può fare

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L’accesso alle detrazioni del 65% per le caldaie a biomassa non è affatto scontato. Infatti, questo tipo di interventi non rientra esplicitamente in nessuno di quelli enumerati dalla legge Finanziaria 2007 (legge 27/12/2006 n. 296 e successive modifiche), ma può essere fatto rientrare tra gli interventi di riqualificazione energetica globale degli edifici esistenti. I quattro commi della finanziaria, lo ricordiamo, sono il comma 344, che riguarda, appunto, la riqualificazione energetica di edifici esistenti; il comma 345, inerente gli interventi sull’involucro dell’edificio o delle unità immobiliari (coperture e pavimenti, finestre comprensive di infissi); il comma 346, che riguarda l’installazione di pannelli solari termici; il comma 347, sugli interventi di sostituzione delle caldaie esistenti con caldaie a condensazione, con pompe di calore o impianti geotermici a bassa entalpia. Quindi, l’installazione delle caldaie a biomassa, per poter beneficiare delle detrazioni del 65%, deve essere fatta rientrare nel comma 344, come intervento di riqualificazione di un edificio esistente. Attenzione però: si parla di edificio e non delle singole unità immobiliari che lo compongono, per cui, la documentazione che occorre approntare, anche qualora l’intervento riguardi la singola unità immobiliare, dovrà fare riferimento all’edificio nel quale essa è inserita. L’edificio (e non l’unità immobiliare) dovrà, grazie all’intervento, raggiungere un indice di prestazione energetica per la climatizzazione invernale non superiore ai valori limite definiti all’allegato A del D.M. 11/03/08. A tal fine, l’art. 3. c. 3 del DM 11/03/08 (modificato dal DM 26/1/10) ha stabilito che, ai fini dell’accesso alle detrazioni fiscali, in caso di sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di generatori di calore alimentati da biomasse combustibili si assume una quota di energia fossile pari all’energia primaria realmente fornita all’impianto moltiplicata per il fattore 0,3.

Vediamo nel dettaglio i requisiti che deve avere l’intervento per poter accedere alle detrazioni:

1) Deve essere realizzato in un edificio esistente.

2) Deve essere realizzato in un edificio dotato di impianto di riscaldamento.

3) La caldaia a biomassa deve avere un rendimento utile nominale minimo conforme alla classe 3 di cui alla norma europea EN 303-5.
4) La caldaia a biomassa deve rispettare i limiti di emissione di cui all’allegato IX alla parte quinta del D. Lgs. 3/4/06 n. 152 (disponibile su questo sito) e successive modifiche e integrazioni, oppure i più restrittivi limiti fissati da norme regionali, se presenti.
5) La caldaia a biomassa deve utilizzare combustibili ricadenti fra quelle ammissibili ai sensi dell’allegato X alla parte quinta dello stesso D.Lgs. 152/2006 e successive modifiche e integrazioni.

6) I valori della trasmittanza delle chiusure apribili e assimilabili, quali porte, finestre e vetrine, nel caso di edifici ubicati nelle zone climatiche C, D, E e F, devono rispettare i limiti massimi riportati nella tabella 4a dell’allegato C al D. Lgs. 192/05; nel caso di impianto termico a biomassa installato in un’unità immobiliare facente parte di un edificio con più unità o di un condominio, si ritiene che sia possibile limitare quest’obbligo alla sola unità immobiliare oggetto di intervento.
7) Il rispetto dei predetti requisiti deve essere dichiarato nell’asseverazione compilata dal tecnico abilitato e in sede di trasmissione all’ENEA della documentazione necessaria per accedere alle agevolazioni.

L’accesso alle detrazioni fiscali del 65% non è quindi semplice, soprattutto nel caso di interventi realizzati a servizio di singole unità immobiliari facenti parte di edifici più grandi (si pensi ai condomini). Ma può essere molto conveniente, poiché consente di ammortizzare in tempi rapidi le spese per l’intervento. Per questo consigliamo di verificare con molta attenzione se sussiste la possibilità di ottenere l’incentivo, verificando possibilmente con l’ausilio di un esperto se non sia meglio ottenere un altro incentivo, come le detrazioni fiscali per le ristrutturazioni (al 50%), o il Conto termico.

Fonte: Legambiente.it

 

“Fermiamo il consumo di suolo”, l’appello di Legambiente al Parlamento

“Chiediamo al Parlamento di approvare al più presto una legge che fermi il consumo di suolo e punti sulla riqualificazione energetica e antisismica del patrimonio esistente”. Questo l’appello che Legambiente lancia al Presidente del Consiglio Enrico Letta.cementificazione_edilizia

È ora di dire basta al consumo di suolo e di iniziare quella strada del cambiamento che si chiama rigenerazione urbana, un nuovo modo di concepire e tutelare il territorio e gli spazi urbani in chiave sostenibile.

È questo l’appello che Legambiente lancia al Presidente del Consiglio Enrico Letta per chiedere a Parlamento e Governo una corsia preferenziale per discutere e approvare finalmente in questa legislatura una legge che fermi il consumo di suolo e premi, invece, la riqualificazione edilizia, energetica e antisismica del patrimonio edilizio esistente. Scelte nell’interesse dei cittadini in grado di rilanciare il settore delle costruzioni e l’economia del Paese e che l’associazione ambientalista spiega in “Fermare il consumo di suolo, rigenerare le città”. Un documento, inviato alle Commissioni parlamentari e al Governo, dove oltre ad analizzare il Disegno di Legge approvato dal Governo il 15 Giugno 2013 in materia di “Contenimento del consumo di suolo e riuso del suolo edificato”, Legambiente propone integrazioni e modifiche normative per rafforzare l’efficacia dei controlli e spostare l’attenzione sulla rigenerazione urbana. “Le nostre idee e proposte – spiega Edoardo Zanchini, vice-presidente di Legambiente – vogliono tenere insieme gli obiettivi di tutela e di riqualificazione del territorio ed incrociare alcune questioni come la grave crisi che sta vivendo il settore delle costruzioni. È indispensabile lanciare un segnale chiaro al mondo dell’edilizia attraverso una Legge che sposti l’attenzione sulla rigenerazione urbana”. Nel documento Legambiente pone in particolare l’attenzione sulla necessità di un efficace monitoraggio del consumo di suolo, di limiti e controlli nei confronti dell’occupazione di suoli agricoli, di riuso del patrimonio non utilizzato e degradato, in modo da creare condizioni di vantaggio per una diffusa riqualificazione con obiettivi ambientali, energetici e antisismici e chiudere così il ciclo dell’espansione edilizia. “Il suolo è un bene comune e una risorsa limitata e non rinnovabile – ha commentato Damiano Di Simine, responsabile suolo di Legambiente – Una legge che voglia fermare il consumo di suolo deve agire sulle cause che lo determinano, che sono legate alla formazione della rendita immobiliare. Se vogliamo fermare il consumo di suolo, è obbligatorio favorire la rigenerazione urbana: occorre sviluppare un nuovo equilibrio tra fiscalità e incentivi che renda attraente, efficace e più semplice l’investimento nella città, impedendo che i capitali in fuga dalla città producono anonime urbanizzazioni e piastre commerciali ai danni di campagne, coste e spazi aperti”. L’associazione ambientalista propone in particolare di introdurre un contributo per il consumo di suolo e spostare le risorse sulla rigenerazione urbana, prendendo come punto di riferimento la normativa tedesca. Occorre inoltre fermare la speculazione sulla proprietà e edificabilità dei suoli, stabilendo che i piani urbanistici debbano avere un ruolo di solo indirizzo, spostando ai piani attuativi la definizione dei diritti edificatori. Ma per cambiare le nostre città, spostando l’attenzione degli imprenditori edili verso la rigenerazione urbana, occorre semplificare e incentivare gli interventi nelle periferie per trasformarle in quartieri con parchi e spazi pubblici degni di questo nome, abitazioni a prezzi accessibili.

Fonte:il cambiamento

Efficienza energetica, il Governo proroga l’ecobonus e lo porta al 65%

Il Consiglio dei ministri ha rinviato la scadenza per la detrazione fiscale per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici. Proroga di 6 mesi per i privati e 12 per i condomini. L’aliquota, stando alle prime indiscrezioni, sale al 65%

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Il Consiglio dei ministri ha prorogato fino a dicembre 2013 (e fino a giugno 2014 per i condomini) la detrazione fiscale per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici. Non solo. L’aliquota detraibile è stata innalzata dall’attuale 55% al 65%, anche se secondo le prime indiscrezioni la soglia più alta dovrebbe scattare solo se verrà adeguato almeno il 25% dell’involucro dell’immobile. La notizia è stata diffusa dal ministro dello Sviluppo, Flavio Zanonato, che già nei giorni scorsi aveva più volte comunicato la sua intenzione di rimandare la scadenza del provvedimento, inizialmente fissata al prossimo 30 giugno. Ora la definitiva conferma, con l’ecobonus che è stato esteso fino alla fine dell’anno per i privati e per altri 12 mesi in caso di interventi realizzati da condomini. Proroga fino a dicembre anche per la detrazione al 50% prevista per le ristrutturazioni generiche, che è stata inoltre estesa ai “mobili fissi compresi nella muratura”. Non a letti, tavoli e comodini, dunque, ma ad esempio ad armadi e cucine in muratura. Detrazione del 50%, infine, anche per in caso di interventi per adeguare l’immobile agli standard anti-sismici. La maggiore durata del bonus per l’efficientamento energetico degli edifici si deve alla possibilità di accedere ai finanziamenti del Fondo rotativo per Kyoto gestito dalla Cassa depositi e prestiti, che permette di ottenere finanziamenti agevolati con un tasso di interesse dello 0,5%. Grande soddisfazione è stata espressa dal ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando, felice soprattutto del fatto che la riqualificazione ambientale sia diventata «prevalente rispetto al precedente decreto». Oltre che per gli aspetti strettamente ambientali, Orlando ritiene che il provvedimento sia «importante per le imprese, perché aumenta il livello qualitativo dell’intero settore». Positivo anche il commento di Legambiente, che giudica «interessante» la proroga degli ecobonus fiscali per l’efficienza energetica in edilizia. «Ci auguriamo che l’innalzamento non sia a detrimento degli ambiti di applicazione – ha dichiarato il presidente Vittorio Cogliati Dezza – Il sistema di agevolazione fiscale negli anni ha infatti permesso di raggiungere buoni risultati creando tra l’altro nuovi posti di lavoro, ma bisogna fare ancora molto in questa direzione pensando a misure che abbiano una durata di medio termine e non di soli sei mesi». L’ambientalista di dice comunque perplesso per quanto riguarda la «durata limitata della proroga». Secondo Cogliati Dezza, occorre pensare a «misure di media e lunga durata che permettano una rigenerazione del patrimonio edilizio, che si è ormai troppo invecchiato, anche a vantaggio della riqualificazione dell’industria edile italiana, di cui l’Italia ha fortemente bisogno in questa fase di grave crisi economica».

Fonte: ecodallecittà

Scollocamento, un altro modo di fare imprenditoria

Cambiare, rischiare e provare per superare la crisi attuale ed abbandonare dogmi e schemi non più proponibili. L’associazione Paea lancia il progetto di Scollocamento per imprenditori con l’obiettivo di realizzare un altro modo di fare imprenditoria dove etica, ambiente e persona sono al primo posto.

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“Per una nuova imprenditoria ci vogliono coraggio e idee nuove”

Con la crisi economica e la conseguente chiusura di molte imprese si crea una grande opportunità per ripensare completamente un sistema mercato fallimentare che si preoccupa solo di produrre merci in maniera esponenziale a discapito di persone e ambiente. Che siano in crisi gli imprenditori è facilmente concepibile ma cosa hanno fatto molti imprenditori quando c’erano i periodi di vacche grasse? Hanno accumulato, speso in cose folli, buttato soldi a destra e a manca e adesso si lamentano se sono in crisi. E perché non si è agito per tempo? Per quali motivi si dovrebbero salvare le imprese, per far loro produrre cosa? Riflettere su cosa ha senso produrre e per quale mondo è quanto mai indispensabile. Non è una strada semplice ma di sicuro con più prospettive che la vana attesa che tutto si rimetta in moto come prima e si possa produrre, spendere e spandere senza porsi alcuno scrupolo o problema. Per un cambiamento ci si scontra però con una mentalità come quella imprenditoriale che se da una parte è portata ad essere flessibile e innovativa, dall’altra troppo spesso è attaccata a dogmi e sistemi ormai non più proponibili. Prossimamente infatti si dovrà ripensare tutto in funzione della salvaguardia ambientale e servizi reali alla persona in un quadro di radicale riduzione dei consumi/sprechi a parità di comfort. Quindi non ragionare più in termini classici di crescita economica ma di qualità innanzitutto.

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Con la crisi economica e la conseguente chiusura di molte imprese si crea una grande opportunità per ripensare completamente un sistema mercato fallimentare

Gli spazi di intervento sono molto vasti, si pensi anche solo alla riqualificazione energetica degli edifici, alle fonti rinnovabili, all’agricoltura biologica, al turismo di qualità, alla mobilità sempre meno legata alle automobili, alla localizzazione da opporre alla globalizzazione per la quale necessariamente servirà un recupero e rafforzamento dell’artigianato inteso anche come riscoperta dei lavori e capacità manuali con tutti gli utensili che possono essere di supporto per un artigianato moderno che si richiama alla tradizione. Attendere quindi che tutto riprenda come prima o cambiare, rischiare, provare? Tanto che cosa può succedere oltre la crisi attuale, almeno si potrà dire di averci provato. L’atteggiamento però è spesso quello sbagliato, si vogliono garanzie, sicurezze, si vuole rischiare il meno possibile e così ci si spegne lentamente. Per una nuova imprenditoria ci vogliono coraggio e idee nuove dove l’imprenditore ha un ruolo sociale e si pone in maniera positiva nei confronti dell’ambiente e delle persone, accettando anche di non guadagnare cifre stratosferiche ma di dare un senso al suo lavoro e ai suoi prodotti. Ora è il momento di guardare seriamente in faccia la realtà e saper rischiare ed è questo anche il motivo per cui proponiamo al Parco Energia Rinnovabili il primo corso di Ufficio di Scollocamento per Imprenditori dove si possono avere spunti e idee nuove per cominciare o ricominciare con la prospettiva di un imprenditoria sana e cosciente per il mondo che verrà.

Fonte: il cambiamento

Ufficio di Scollocamento - Libro

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Piemonte: al via il bando per la riqualificazione energetica degli edifici

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La Regione Piemonte, con propria determinazione dirigenziale n.156 del 4 marzo scorso, ha dato il via al Bando 2013 sul risparmio energetico, che prevede la concessione di contributi per la riqualificazione energetica degli impianti e degli edifici esistenti. Il nuovo bando stabilisce che vi sia l’opportunità di ottenere un contributo in conto capitale oppure un contributo in conto interessi e un fondo di garanzia (in relazione alla tipologia del beneficiario e della linea di intervento scelta).

I soggetti richiedenti, dovranno concretizzazione azioni di manutenzione e di ristrutturazione finalizzati alla riqualificazione energetica degli impianti e degli edifici esistenti, così come meglio specificati nell’Allegato A del relativo bando. Potranno aver accesso al bando soggetti pubblici e privati, in qualità di:

  • proprietari o titolari di diverso diritto reale o di godimento degli edifici collocati in Piemonte;
  • amministratori condominiali di edifici composti da cinque o più unità abitative o da un rappresentante comune in caso di edifici composti da un numero di unità abitative fino a quattro collocati in Piemonte per conto dei soggetti sopraindicati;
  • imprese o società di gestione energetica (ESCo) che operano per conto dei soggetti sopraindicati.

L’assegnazione finanziaria del nuovo bando è pari a € 2.600.000. Le relative domande d’accesso ai contributi, potranno essere presentate in forma telematica a partire dal 25 marzo 2013 e fino all’esaurimento delle risorse disponibili.

Fonte: EnergyManager.net

 Regione Piemonte. Bando “Risparmio Energetico” 2013. (2.17 MB)