In Val Grande il ritorno dei montanari ripopola e risveglia la borgata

Aurano è un piccolo comune delle Alpi Piemontesi. Dopo anni di spopolamento, dai ruderi della sua borgata Alpe Bavarone, rinasce il progetto “Ritornare”, finalizzato ripopolare la valle e al rilancio delle attività agricole. Il progetto prevede il recupero dell’alpeggio con il suo caseificio per la produzione e vendita di prodotti locali, nuove attività agro-pastorali, di accoglienza turistica e il recupero dei sentieri esistenti. Tradizionalmente le Alpi sono caratterizzate da un’antica sapienza acquisita attraverso millenni di permanenza delle popolazioni alpine. Qui, in quelle che vengono comunemente denominate “terre alte”, gli alpigiani hanno saputo adattarsi, in armonia con le condizioni naturali e nel rispetto dell’ambiente circostante. Spesso, però, i residenti dei territori montani hanno finito per divenire delle semplici “comparse” e ricercano, ora, un maggior protagonismo per la valorizzazione delle loro vallate. Una testimonianza di cambiamento positivo arriva dal Piemonte, dove la montagna si sta risvegliando. Proprio quella montagna, in passato viva grazie ai paesi e alle borgate che le davano linfa vitale contribuendo all’economia montana, negli ultimi decenni ha subito uno spopolamento progressivo.

Foto di Tullio Bagnati tratta dal sito ufficiale del Parco Valgrande

Ma qui, nei territori dell’enorme Parco Nazionale Val Grande, grazie alla volontà del piccolo comune di Aurano, che conta ad oggi un centinaio di abitanti, è stato avviato il Progetto Ritornare, che si sta impegnando a ricreare le condizioni economiche e sociali per ripopolare la vallata e rendere il territorio nuovamente attrattivo in ambito turistico.

L’obiettivo è stimolare la creazione di una rete di attività integrate grazie alla collaborazione tra i soggetti della valle, per sottoscrivere un patto che ne garantisce la salvaguardia e la corretta gestione. Attraverso il rilancio nella Valle Intrasca e del suo settore energetico, zootecnico, caseario e ricettivo, il comune vuole incentivare nuove attività agro-pastorali, oltre che realizzare infrastrutture e strutture che possano favorire l’attività sinergica di soggetti privati interessati a una gestione sostenibile del comprensorio.

Foto di Fabio Copiatti tratta dal sito ufficiale del Parco Valgrande

Ad esempio, il progetto prevede il recupero e la riqualificazione dell’alpeggio di Bavarone, con utilizzo di tecnologie costruttive sostenibili applicando il modello di intervento edilizio della Borgata Paralup di Rittana, di cui vi abbiamo precedentemente raccontato, dove la Fondazione Nuto Revelli ha saputo trasformare vecchi ruderi in un rifugio di montagna, che oggi è un vivace centro culturale e sistema integrato di attività turistico-artigianali, agro-pastorali e di proposte culturali-formative. I ruderi, così come l’intera vallata del Rio Bavarone, sono oggetto, in questi mesi e sino all’estate del prossimo anno, dei lavori di recupero. Nell’alpeggio troveranno collocazione l’abitazione stagionale del pastore, il caseificio per la produzione e la vendita dei prodotti tipici a servizio dell’intero comprensorio di pascolo, il locale di stagionatura dei formaggi e la stalla. Inoltre, nell’intero comprensorio si prevede l’approvvigionamento energetico da fonti rinnovabili attraverso un impianto microidroelettrico.

Foto di Tullio Bagnati tratta dal sito ufficiale del Parco Valgrande

Un aspetto centrale è poi quello legato all’ospitalità, che prevede la realizzazione di un nuovo rifugio, il Rifugio Vallintrasche, che permetterà di accedere ai meravigliosi percorsi di trekking nelle vallate e contribuendo al recupero dei percorsi esistenti. Non mancherà poi il potenziamento dell’informazione turistica e dell’implementazione di sistemi informativi. Quello in atto nella cornice della Val Grande è un progetto che vuole mantenere e recuperare il paesaggio tradizionale contribuendo alla tutela e al rafforzamento di un “ecomosaico” dove, tra l’alternarsi di ambienti forestali e dedicati al pascolo, ci si possa immergere in tutta la bellezza della montagna.

Fonte: https://www.italiachecambia.org/2021/01/val-grande-ritorno-montanari-ripopola-risveglia-borgata/?utm_source=newsletter&utm_medium=email

A Traversella incentivi per aprire nuove attività e ripopolare la montagna

Nel comune piemontese di Traversella lo spopolamento si combatte con una bellissima iniziativa per stimolare la riapertura delle botteghe e dei negozi di vicinato. Qui l’amministrazione comunale sta incentivando il ritorno alla montagna attraverso lo stanziamento di contributi economici a fondo perduto per aprire attività commerciali e artigianali, contribuendo al ripopolamento di una meravigliosa località e la riscoperta dei suoi territori naturali. Traversella è uno splendido paese della Valchiusella, nella provincia torinese. Da qui la città è ormai lontana e la frizzante aria di montagna si respira appieno.  Si tratta di un insediamento alpino sparso in numerose frazioni, dove i tradizionali edifici del borgo antico sono quasi interamente costruiti in pietra e dove è possibile perdersi tra sentieri naturali dei suoi fitti boschi.

A Traversella però, come in molte altre località di montagna è in atto un progressivo fenomeno di spopolamento e proprio per questo motivo il Comune ha deciso di incentivare il ritorno alla montagna invitando le persone a trasferirsi qui per aprire nuove attività e per rendere vitali le sue piccole località montane.

A Tal fine l’Amministrazione Comunale di Traversella, nell’ambito delle politiche di promozione, riqualificazione e rivitalizzazione del territorio ha aperto un bando pubblico per la concessione di contributi a fondo perduto finalizzati all’apertura di attività che promuovano una maggior animazione e attrattività dei territori. Come specificato sul bando nel sito del Comune di Traversella, si prevede la concessione di un contributo per chi vuole aprire un’attività sul territorio o ristrutturarne una già esistente e favorire la creazione di una nuova impresa. I contributi saranno annuali o di durata triennale a scalare negli anni successivi e saranno assegnati a soggetti sotto qualsiasi forma giuridica. Le candidature potranno essere presentate entro il 31 ottobre 2020. Gli incentivi saranno attribuiti a negozi commerciali di vendita al dettaglio, attività di svago e divertimento o che valorizzano la tradizione culinaria, gastronomica e dolciaria con riferimento alle cucine locali e regionali, ma anche lavorazioni artistiche e artigianali delle tradizioni locali italiane.

Potrebbe essere dunque questa l’occasione buona per riscoprire tutta la bellezza della montagna, soprattutto dopo il lungo periodo di isolamento che ha risvegliato in molti di noi la necessità di un maggior contatto con la natura. Iniziative di questo genere sono fondamentali in questo periodo storico, per dare la possibilità ai borghi e alle frazioni alpine di tornare a vivere, grazie alla rinascita di attività commerciali e artigianali che possono contribuire, in questo modo, alla riduzione dei sempre più numerosi locali sfitti.

Fonte: https://www.italiachecambia.org/2020/06/traversella-incentivi-aprire-attivita-ripopolare-montagna/?utm_source=newsletter&utm_medium=email

San Cresci: rinascita di un ecovillaggio

Nel Mugello prende vita il progetto dell’ecovillaggio San Cresci per creare un centro del ben vivere in totale armonia con la natura: un borgo che si ripopola e una comunità che punta alla sostenibilità e all’autosufficienza. Per saperne di più abbiamo intervistato Roberta Zivolo, ideatrice del progetto insieme a Bruno Dei.sancresci2

Nel verde Mugello, 35 chilometri fuori Firenze, presso Borgo San Lorenzo, si sviluppa il progetto San Cresci, un borgo storico abbandonato da ripopolare e rivivere in modo sostenibile e autosufficiente. Il progetto nasce per ospitare 300-400 persone offrendo loro di poter finalmente ben vivere in una quotidianità responsabile, autonoma, libera e basata sulla condivisione.  La tenuta si sviluppa su 657 ettari con 8 case coloniche e una villa medicea, Villa la Quiete, un complesso architettonico di grande valore artistico culturale che sarà ristrutturato secondo le tecniche sostenibili della bioedilizia. L’idea centrale è di dividere il tutto in cinque zone: agricola, culturale, artigianale, internazionale e residenziale. Una delle attività di base sarà quindi l’agricoltura, realizzata seguendo i principi biodinamici e di permacultura che porterà alla coltivazione di circa 150 ettari di terreno secondo la filosofia del km 0. I restanti 450 ettari boschivi saranno, invece, impiegati, oltre che per la biomassa, per la creazione di percorsi di avvicinamento dell’uomo alla natura basati su attività ricreative. Ma il progetto è ancora più articolato. Vediamo come.

Com’è nata l’idea, qual è la filosofia del progetto La scintilla che fece partire l’idea nasce una decina di anni fa, quando ci aggiudicammo il bando di una gara dell’università di Firenze che cedeva la tenuta San Cresci. Poi lo scorso novembre l’università ha stipulato il compromesso con la nostra società Agricola San Cresci aggiudicataria della gara che a sua volta ha concesso alla Fondazione Europea Cammino Futuro Onlus l’uso gratuito di Villa la Quiete e della fattoria che saranno recuperati per una attività a uso vincolato e per fare un centro del ben-vivere. 
Lo scopo che ci ha spinto a realizzare questo progetto è stato creare un luogo fisico per far incontrare persone che vogliono cambiare la propria esistenza, accomunate da esperienze simili basate su stili di vita concreti e sostenibili. Vogliamo fornire loro un mezzo per favorire lo scambio di conoscenze e informazioni e per replicare realizzazioni rispettose dell’ecosistema che ci circonda. È ora che le persone si fermino e inizino a incontrarsi e a creare un nuovo pensiero economico che metta al centro i principi di solidarietà, reciprocità, relazione, equità e responsabilità per recuperare i valori base della persona. Infatti è stata posta l’attenzione anche sul rapporto relazionale per cercare di tornare a un significato più veritiero di umanità e di uomini liberi.

Quali sono le iniziative principali  del progetto? La filosofia del progetto è quindi quella di mettere al centro di tutto l’essere umano e il suo diritto al ben vivere. Possiamo citare alcune iniziative interessanti:
1) i bambini nasceranno in casa e avranno in dono un ettaro di terra da accudire e tramandare alle loro generazioni future;
2) essi frequenteranno scuole di eccellenza e all’avanguardia;

3) ci sarà una casa di salute olistica, delle piscine e delle terme, un albergo e un centro convegni e congressi;

4) saranno praticate coltivazioni e allevamenti di bassa corte a km 0;

5) saranno aperti dei laboratori artistici, FABLAB e artigiani per la trasformazione di quanto coltivato e allevato (sono già avviati progetti per prodotti di nicchia con l’Università di Firenze)

6) l’acqua scaturisce da 20 sorgenti, una di acqua sulfuea, e l’energia elettrica e termica verrà prodotta con fotovoltaico e biomasse in modo da non dipendere da forniture esterne;

7) inoltre ci sarà una “casa della migliore età” dove gli anziani saranno considerati archivi storici di saggezza cosicché i giovani di San Cresci abbiano come “faro” le loro menti.

Inoltre vengono organizzati vari eventi, qualche esempio? Gli eventi organizzati finora si trovano su questa pagina web:www.sancresci.eu/eventi.php In particolare segnaliamo l’open day del 5 maggio scorso a cui hanno partecipato centinaia di persone, la conferenza stampa della Fondazione Europea Cammino Futuro, che ha avuto una notevole risonanza, dove sono state illustrate le tappe che hanno portato alla costruzione della Fondazione e alla necessità di creare il centro San Cresci e il convegno del 1° dicembre 2013 a cui hanno partecipato numerosi relatori e centinaia di partecipanti di persona e molti di più via streaming. Attualmente è in corso un ciclo di convegni gratuiti sulla salute chiamato “Sani in un mondo Sano”. Per esempio uno degli ultimi è stato il 16 febbraio sul mal di schiena a Firenze.
Ci sono forme di sostentamento economico comune oppure ogni abitante ha un proprio lavoro, anche esterno?
Il progetto prevede una pluralità di attività da esercitarsi nella Villa la Quiete che richiede a regime un numero di operatori intorno alle 100 unità. Inoltre lo stesso centro deve essere approvvigionato a km 0 di tutti gli alimenti necessari sia agli operatori che ai visitatori e a tutti gli abitanti. Per questo i partecipanti al progetto saranno principalmente impiegati per le attività del Centro Culturale per il Ben Vivere, per l’agricoltura, per le attività boschive, per la produzione di prodotti naturopatici che si intende sviluppare e per la trasformazione di prodotti derivati dalle coltivazioni agricole con metodi biodinamici e biologici oltre che alla permacultura. Perciò le attività sono prevalentemente quelle interne, ma data la professionalità di molti partecipanti non è escluso che i medesimi provvedano a erogare le proprie prestazioni anche all’esterno dell’ecovillaggio.

Chi compra una casa lì ci abita veramente o il tutto rischia di diventare un villaggio fantasma con solo seconde case come in altri ecovillaggi italiani? Chi acquisisce una casa nell’ecovillaggio di San Cresci, attualmente sono già state assegnate oltre l’80% degli spazi disponibili, lo fa principalmente per partecipare al progetto e alla comunità per cui riteniamo che il fenomeno della seconda casa sia inesistente o del tutto straordinario e marginale.
Come viene finanziata la ristrutturazione? La ristrutturazione, data la grande dimensione dell’intervento che prevede circa 12.000 mq di immobili da recuperare e ristrutturare, viene così finanziata: le singole persone a cui vengono assegnate le case per abitazione, per altre attività agricole boschive ecc. realizzano direttamente gli interventi di recupero in base ai progetti autorizzati dall’amministrazione competente, e questo genererà l’ecovillaggio San Cresci. Per quanto riguarda Villa la Quiete, che verrà convertita in un centro culturale per il ben vivere, il recupero avverrà tramite la Fondazione Europea Cammino Futuro in base a un progetto già presentato al comune di Borgo San Lorenzo. Il tutto sarà finanziato tramite l’attività di fund raising e, dato che la Fondazione è una Onlus, anche tramite il cinque per mille.
Che cos’è la Fondazione Europea Cammino Futuro e che ruolo ha nel progetto oltre a partecipare al finanziamento? La Fondazione Europea Cammino Futuro è una fondazione così come previsto dagli articoli 16 e seguenti del Codice civile ed, essendo già riconosciuta come Onlus, è un ente no-profit. Essa è presieduta da Fabio Salviato, fondatore di Banca Etica e promotore del Commercio Equosolidale.
La Fondazione, in quanto Onlus, ha il ruolo specifico del recupero e della ristrutturazione della sola Villa la Quiete, già di proprietà dei Gondi, banchieri fiorentini, come bene culturale vincolato dalla Sovraintendenza dei Beni Ambientali. La Villa diverrà poi un centro culturale per il ben vivere, e la Fondazione si occuperà esclusivamente della gestione e del coordinamento delle attività ricettive e formative esercitabili all’interno della struttura, nell’ambito delle attività del centro. San Cresci, in quanto sede della fondazione, è un progetto europeo e sarà riproducibile sia in Italia che in Europa per consentire a ogni essere umano che nascerà sul pianeta Terra di aver riconosciuto il diritto al ben vivere. 
Quindi San Cresci vuole essere un modello per altri centri come esempio di realizzazione di una realtà di vita e lavorativa basata sullo star bene insieme e sulla solidarietà sociale. Ci sono, quindi, progetti futuri?
Nelle intenzioni dei promotori del progetto San Cresci vi è l’obiettivo prioritario di realizzare questo ecovillaggio come modello pilota per la riproduzione sugli stessi principi in altri luoghi ove questo sia possibile. Per adesso già piccole gemmazioni e affiliazioni stanno crescendo sia in provincia di Brescia che di Padova oltre all’intenso brulicare di rapporti, contatti tre le varie persone accomunate dalle stesse idee di cambiamento. Inoltre l’assessore all’agricoltura della regione Toscana intende proporre il progetto San Cresci per presentarlo quale progetto innovativo all’EXPO 2015 e questo potrebbe portare alla nascita di nuove idee per la creazione di centri simili per il recupero di borghi rurali abbandonati sia in Italia che in Europa.

Per info e contatti: Segreteria della Fondazione Europea Cammino Futuro onlus
Via San Cresci 31 S. Cresi di Borgo San Lorenzo (Firenze) – Italia

telefono: +39 335.78.32.866 e-mail: info@fecf.eu

internet: www.sancresci.eu; www.fecf.eu

fonte: il cambiamento.it

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