Specie rare vendute su Internet: un business da 10 miliardi di dollari

Grazie a un linguaggio in codice il commercio illegale prolifica attraverso canali come Facebook, eBay e Google. L’Obs Rue89 hanno recentemente pubblicato un’approfondita inchiesta a firma di Rachel Nuwer sui traffici illegali di specie rare che utilizzano il web come canale di vendita. Un commercio che coinvolge FacebookeBayGoogle shoppingEtsy e Alibaba e che è diventato il quinto mercato di contrabbando al mondo, appena un “gradino” al di sotto del traffico di narcotici. Dalle tartarughe a rischio estinzione alla rarissima lucertola senza orecchie del Borneo, dai pappagalli all’enorme mercato delle corna di rinoceronte, è stato soprattutto il web a far esplodere questo tipo di business che – escludendo la vendita illegale di legname e di pesca – ammonta a circa 10 miliardi di dollari di giro d’affari. Una prova di quanto l’e-commerce illegale incida su questi affari lo si ha proprio dai dati sul commercio dell’avorio (aumentato del 300% dal 1998 al 2011) e dal boom del bracconaggio dei rinoceronti in Africa del Sud: “soltanto” 13 uccisioni nel 2007 e oltre 1000 nel 2011. Poco importa che le terapie per il vigore sessuale a base di corna di rinoceronte abbiano lo stesso effetto dell’ingestione delle nostre unghie o capelli: nel gran bazar del web ci sono creduloni disposti a spendere fino a 66mila euro al kilo per il placebo della potenza sessuale. Di questo passo il rinoceronte sarà una razza estinta entro il 2020. La controffensiva è iniziata: alcuni software permettono di incrociare migliaia di dati (ordini, pubblicità online, indirizzi e-mail, numeri telefonici, placche d’immatricolazione) e di arrivare ai trafficanti, a seconda delle localizzazione delle organizzazioni criminali sono l’americana Fish and Wildlife Service, la britannica National Wildlife Crime Unit e l’Interpol a intervenire. Nel 2012 l’Us Fish and Wildlife Service ha arrestato 150 persone implicate nel traffico di pelli di tigre e uccelli vivi. Ciò che è davvero singolare è come i trafficanti non utilizzino il dark web, ma procedano nella parte emersa della Rete grazie a un linguaggio codificato in cui “osso di bue” significa “avorio d’elefante”, NQJ è acronimo di pappagallo nero a coda gialla e “doppio motore” è boa rosso delle sabbie. Gli enti preposti a smascherare i traffici lavorano di concerto con eBay, Google Shopping, Etsy, ma negli ultimi tempi anche Alibaba, la più grande impresa al mondo di vendite online ha dato il suo apporto per stanare i commerci illegali. “È un po’ il gioco del gatto e del topo – ha dichiarato Wolfgang Weber, direttore della gestione mondiale del regolamento e della politica eBay, aggiungendo che – noi cominciamo a bloccare il termine ‘osso di bue’ e i venditori ne scelgono un altro, come falso avorio”. Arrivare a decrittare il 100% dei commerci illegali presenti in Rete sarà impossibile, ma mettere i bastoni fra le ruote alla criminalità che lucra sulle specie rare non è un’utopia e qualcuno ci sta già riuscendo.elefanti-586x439

Fonte:  L’Obs – Rue89

© Foto Getty Images

Annunci

In manette trafficante di corni di rinoceronte a Francoforte, la refurtiva vale 1 milione di dollari

Un corno di rinoceronte vale al mercato nero circa 500 mila dollari, ovvero più dell’oro e del platino e con questo bottino è stato arrestato all’aeroporto di Francoforte un trafficante internazionale in procinto di venderne due

E’ stato arrestato all’aeroporto di Francoforte un trafficante di corni di rinoceronte in procinto di piazzare la preziosa merce sul mercato nero. Ogni corno viene pagato circa 66 mila euro al chilo e un corno integro può arrivare al valore di 500 mila euro. L’arresto è avvenuto grazie alla rete di monitoraggio internazionale TRAFFIC del WWF. L’aeroporto di Francoforte è un hub importante, crocevia dei voli in arrivo e in partenza per Africa e Asia e spesso è usato come snodo per i traffici illeciti. Infatti i due corni sequestrati erano appena stati portati dall’Africa. I trafficanti sono stati notati dalla polizia dello scalo, ma non è detto che tali illeciti siano sempre smascherati.UK Border Force Crack Down On Trade OF Endangered Species

Sottolinea il WWF:

Le indagini continuano ma quello su cui oggi è necessario intervenire decisamente e con ogni mezzo è interrompere il falso messaggio culturale delle potenzialità medicamentose della polvere di corno e del valore simbolico che questo oggetto, trasformato in una coppa, assume per cerimonie o riti ancestrali.

Infatti la credenza che vuole che il corno di rinoceronte abbia poteri taumaturgici, ossia di guarigione per molte malattie o disturbi della sfera sessuale, resta dura a morire e ciò comporta che si stia avendo una decisa escalation di stragi di rinoceronti, ma anche di tigri (catturate per la loro pelliccia) o di elefanti (per i denti in avorio).

Riferisce il WWF nel dossier “Natura Connection” che:

circa il 94% del bracconaggio di rinoceronti avviene tra Zimbabwe e Sud Africa dove oggi sopravvive la più grande popolazione di rinoceronti in Africa. Mentre nel 2007 sono stati documentati meno di 50 casi, nel solo 2013 ne sono stati uccisi più di 1.000. Il solo Sud Africa ( che ospita la più grande popolazione di rinoceronti del pianeta) ha registrato dal 2007 ad oggi un aumento del 7000% del bracconaggio ai danni dei rinoceronti.

Per approfondimenti: Crimini di natura la campagna del WWF

Il Sudafrica legalizza il commercio di corni di rinoceronte: aiuta la lotta al bracconaggio

Il commercio illegale di corno di rinoceronte è diventato una vera piaga che il governo del Sudafrica sta tentando disperatamente di combattere: la proposta del ministro dell’ambiente, legalizzare il commercio di corno per potere stabilire controllo sulla barbarie del bracconaggio, sta facendo fortemente discutere nella grande democrazia sudafricana.

415927249_652a6a36a0_o-586x528

 

Nel 2012 sono stati uccisi e ’scornati’ 668 rinoceronti, mentre dall’inizio del 2013 il pallottoliere è già arrivato a 158, la maggior parte dei quali all’interno del Parco Nazionale Kruger: da qualche anno infatti, a causa di una leggenda metropolitana diffusasi nel sud-est asiatico che attribuisce al corno di rinoceronte proprietà mediche antitumorali, il bracconaggio è sempre più presente, e fa sempre più danni. La medicina tradizionale di alcuni paesi come il Vietnam ha altrettanto un peso in questo commercio illegale di corni. Secondo molte associazioni ambientaliste infatti, al ritmo attuale nel 2016 le morti violente di questi animali supereranno le nascite: un punto di non ritorno che bisogna necessariamente scongiurare. Il ministro dell’ambiente sudafricano Edna Molewa porta avanti una politica decisamente rivoluzionaria: legalizzare il commercio internazionale di corno di rinoceronte, unico mezzo per estromettere completamente il mercato nero e salvare la specie controllando la ‘produzione’ alla fonte.

Nel corso di una recente conferenza del CITES, durante la quale la Thailandia ha bandito il commercio di avorio nel paese, la posizione del Sudafrica è stata fortemente controcorrente:

Il modello che abbiamo si basa semplicemente sulla legge della domanda e dell’offerta. I nostri rinoceronti vengono uccisi continuamente, ogni giorno, e i numeri sono in aumento; la realtà è che abbiamo fatto tutto quello che era in nostro potere, ma non funziona. Pensiamo di dover affrontare la questione del commercio controllato, in modo da cercare di far spingere verso il basso la domanda.

ha spiegato all’assemblea del CITES.

A differenza delle zanne di elefante, fatte di avorio, il corno del rinoceronte è, come le unghie, di cheratina: quindi, se rimossi possono ricrescere. In alcune riserve africane i corni vengono tagliati appositamente dai veterinari per evitare che questi rappresentino una preda appetibile per i bracconieri. La proposta di Molewa ha già accolto consensi in Sudafrica: John Hume, il più grande proprietario terriero sudafricano, possessore di oltre 800 esemplari di rinoceronte, il quale sostiene che gli animali potrebbero essere periodicamente ’scornati’ in maniera indolore e barbara. La proposta è stata invece rispedita al mittente in toto da associazioni ambientaliste come il WWF e Traffic.

Fonte: Guardian