Finanza verde: BlackRock raccoglie 1,6 miliardi di dollari per le rinnovabili

La più grande società di investimento al mondo prevedeva di ricavare 1 miliardo, ma ha sottovalutato l’interesse degli investitori nelle energie rinnovabili. Il fondo GPR II chiude a 1,6 miliardi.http _media.ecoblog.it_1_10c_finanza-verde-blackrock-raccoglie-1-6-miliardi-di-dollari-per-le-rinnovabili

La notizia, riportata da Bloomberg, dimostra che l’interesse degli investitori nei confronti delle energie rinnovabili è ancora molto alto: BlackRock Inc. ha chiuso le vendite del suo ultimo fondo verde, chiamato Green Power Fund II (GPR II), con risultati ben superiori alle attese. Prevedeva di ricavare 1 miliardo di dollari, ne ha attratti 1,6 miliardi. Il fondo è riservato a investitori istituzionali, compagnie di assicurazione e fondi pensione. Tutti soggetti ben abituati a investimenti nelle energie rinnovabili di lunga durata. Soggetti, inoltre, ben avvezzi ad avere a che fare con l’alta finanza e che non si sono affatto fatti spaventare dalla recente politica anti-rinnovabili di Donald Trump che vorrebbe bloccare eolico e fotovoltaico in favore del carbone. Questa enorme mole di denaro verrà investita in progetti di produzione di energia rinnovabile in mezzo mondo: Stati Uniti, America Latina, Europa, Australia, Giappone. L’obbiettivo è quello di minimizzare i rischi per gli acquirenti del fondo, diversificando i mercati.

Nonostante i molti scossoni geopolitici, tra Brexit ed elezioni qui negli Stati Uniti – ha affermato il capo del settore Energie Rinnovabili di BlackRock in Nord America, Asia-Pacifico e America Latina David Giordano – abbiamo visto un enorme interesse nelle energie rinnovabili, considerate un buon investimento infrastrutturale per gli investitori istituzionali“.

Secondo Giordano, inoltre, la politica anti-rinnovabili e pro carbone di Trump non è un pericolo per il fondo GPR II perché la gran parte degli investimenti verdi richiede autorizzazioni a livello dei singoli Stati Federali e molti Governatori non hanno accettato di buon grado i dietro front energetico di Trump: “Dagli Stati Uniti continuerà a provenire una delle maggiori domande di capitale per nuovi progetti di energia rinnovabile, nonostante le dichiarazioni da parte del Governo Federale“.

BlackRock è, al momento, la più grande società di investimento al mondo: dopo aver assorbito, negli anni scorsi, PNC Financial Services, Merrill Lynch Investment Managers e Barclays Global Investors, oggi gestisce un patrimonio superiore a 5.100 miliardi di dollari. Secondo la stessa società circa il 20% del fondo GPR II è stato già impegnato in progetti di sviluppo di impianti di produzione di energia rinnovabile, soprattutto eolico e fotovoltaico, in varie zone del mondo.

Credit foto: BlackRock

Fonte: ecoblog.it

Mobilità sostenibile, rinnovabili, chimica verde nel bando ricerca industriale del governo da 479 milioni

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Il Bando è una ‘chiamata’ all’intero sistema della ricerca: possono partecipare tutti gli attori qualificati Atenei, Enti pubblici di Ricerca, Piccole e Medie Imprese e Grandi Imprese, Amministrazioni pubbliche, Organismi di Ricerca pubblici e privati

Mobilità sostenibile, chimica verde, rinnovabili, tecnologie per le città intelligenti. Ci sono anche questi voci all’interno del bando del governo da 497 milioni per finanziare progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale, per incentivare la cooperazione fra pubblico e privato e rilanciare il sistema nazionale.

“L’Avviso è da oggi (martedì 18 luglio) sul sito del Ministero dell’istruzione e della Ricerca e rappresenta uno dei principali interventi nell’ambito del Programma Nazionale per la Ricerca, che stiamo rapidamente attuando”, sottolinea la Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Valeria Fedeli. “L’obiettivo principale di questo investimento è infatti quello di incentivare le collaborazioni fra pubblico e privato promuovendo la creazione di reti per la ricerca, di filiere nazionali che siano coerenti con le dodici aree di specializzazione intelligente scelte a livello nazionale: Aerospazio; Agrifood; Blue Growth; Chimica verde; Cultural Heritage; Design, creatività e Made in Italy; Energia; Fabbrica Intelligente; Mobilità sostenibile; Salute; Smart, Secure and Inclusive Communities; Tecnologie per gli Ambienti di Vita”.

Il Bando è una ‘chiamata’ all’intero sistema della Ricerca: possono partecipare tutti gli attori qualificati (Atenei, Enti pubblici di Ricerca, Piccole e Medie Imprese e Grandi Imprese, Amministrazioni pubbliche, Organismi di Ricerca pubblici e privati). Si tratta di un finanziamento che segue la politica avviata con la costituzione dei Cluster Tecnologici Nazionali (reti formate dai principali soggetti pubblici e privati che operano sul territorio nazionale nella ricerca industriale) nel 2012 per i primi 8 e nel 2016 per i restanti 4, allineati con le 12 aree prioritarie di intervento per la ricerca a livello nazionale previste anche dal bando pubblicato oggi. Il lavoro di animazione delle comunità di ricerca dei rispettivi settori e di analisi dei fabbisogni di innovazione del paese sviluppato dai Cluster in questi anni rappresenta un importante contributo per l’avvio di questa nuova programmazione di politica di ricerca industriale. Capacità di realizzazione delle iniziative, ampiezza del partenariato pubblico-privato, originalità e utilità del progetto, impatto in termini di risultati e ricadute sul territorio del Mezzogiorno (anche generati dalle attività svolte nelle Regioni del Centro-Nord) saranno i parametri in base ai quali saranno valutati i progetti che potranno avere costi complessivi da un minimo di 3 fino a 10 milioni di euro ciascuno. Valori che in un contesto di rilancio dell’economia del Paese possono fare la differenza, contribuendo a creare eccellenze, sviluppo e occupazione in territori in cui le idee migliori e le competenze chiedono sollecitazioni e sostegno. Il budget complessivo è di 497 milioni di euro, comprese le spese per le attività di valutazione e monitoraggio che concorrono ad ottenere la massima qualità degli interventi. Il Bando utilizza risorse del PON “Ricerca e Innovazione” 2014-2020 (per 327 milioni di euro) e del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (per 170 milioni di euro).
Le risorse sono destinate per 393 milioni di euro alle Regioni del Mezzogiorno (quelle meno sviluppate e in transizione) e per 104 milioni di euro alle Regioni del Centro-Nord, sempre per attività che abbiano ricadute  in termini occupazionali, di capacità di attrazione di investimenti e competenze, di rafforzamento della competitività delle imprese e  valorizzazione dei risultati della ricerca e della diffusione dell’innovazione a vantaggio delle medesime Regioni del Mezzogiorno, anche attraverso la definizione di percorsi di trasferimento tecnologico e/o di conoscenze.

Guardando alle 12 aree di specializzazione su cui si investe, i finanziamenti per area sono così suddivisi:

Aree di specializzazione

Aerospazio

59.051.938,00

Agrifood

59.051.938,00

Blue Growth

29.525.969,00

Chimica verde

29.525.969,00

Cultural Heritage

29.525.969,00

Design, creatività e Made in Italy

29.525.969,00

Energia

29.525.969,00

Fabbrica Intelligente

59.051.938,00

Mobilità sostenibile

29.525.969,00

Salute

59.051.938,00

Smart, Secure and Inclusive Communities

29.525.969,00

Tecnologie per gli Ambienti di Vita

29.525.969,00

Totale

472.415.504,00

A questa somma si aggiungono i fondi per valutazione e monitoraggio.

Le domande  potranno essere presentate tramite i servizi dello sportello telematico SIRIO (http://roma.cilea.it/Sirio), a partire dalle ore 12.00 del 27 luglio 2017 e fino alle ore 12.00 del 9 novembre 2017.

Il bando: http://www.miur.gov.it/web/guest/-/avviso-per-la-presentazione-di-progetti-di-ricerca-industriale-e-sviluppo-sperimentale-nelle-12-aree-di-specializzazione-individuate-dal-pnr-2015-2020

Fonte: ecodallecitta.it

Torino: realtà del terzo settore unite per acquistare energia da fonti rinnovabili

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Presentato a Torino “EneRgia”, gruppo di acquisto solidale del terzo settore per l’acquisto di energia elettrica da fonti rinnovabili certificate con garanzia d’origine. Un gruppo di acquisto solidale del terzo settore per l’acquisto di energia elettrica da fonti rinnovabili certificate con garanzia d’origine. Tutto questo è “EneRgia”, progetto innovativo che coinvolte una ventina di realtà del territorio torinese, tra cui Case del quartiere, centri di protagonismo giovanile, circoli ARCI e associazioni varie.

Come nasce Energia. Rinnovabile, Innovabile? Un anno fa due associazioni (TYC – Officine Corsare e Agenzia per lo sviluppo locale di San Salvario onlus) hanno cominciato a lavorare per la costituzione di un grande gruppo italiano del terzo settore per l’acquisto solidale di energia elettrica da fonti rinnovabili, con l’obiettivo di attivare forniture 100% energia elettrica rinnovabile da fonti certificate con Garanzia d’Origine (GO), ridurre i costi economici delle utenze elettrich, indurre progressivamente una riduzione dei consumi elettrici e produrre risorse a supporto di progetti sociali.

Il percorso di progettazione è stato lungo e articolato. Sono state prima coinvolte le venti realtà del territorio della città metropolitana di Torino. Su ciascuna di queste strutture è stato condotto uno studio sui contratti e consumi elettrici. Sono poi state contattate numerose compagnie fornitrici di energia elettrica rinnovabile, con alcune delle quali è stata aperto una confronto e valutazione. Dopo l’analisi, i promotori del progetto, sono arrivati alla scelta di Dolomiti Energia come soggetto con cui stipulare la convenzione collettiva e i contratti di energia elettrica.

Alla fine di questo percorso i venti protagonisti, hanno deciso di investire sulle fonti rinnovabili attraverso la creazione di un gruppo d’acquisto solidale di energia. Le associazioni coinvolte sono le prime a Torino ad organizzarsi in questa direzione. Tutti i soggetti coinvolti hanno firmato un contratto collettivo con la compagnia elettrica Dolomiti Energia che fornirà loro esclusivamente energia prodotta da fonti rinnovabili e certificate.

“Le economie prodotte – sottolineano infine i promotori – saranno reinveste con azioni sociali promosse dalle associazioni. Con una mano si risparmia e con l’altra si reinveste su progetti di sviluppo e inclusione locale. Il progetto ha coinvolto finora una ventina di strutture di promozione sociale e culturale, ma è permanentemente aperto all’adesione anche di altre realtà del no-profit dell’area metropolitana torinese: centri sociali e aggregativi, strutture socio-assistenziali, teatri, circoli”.

Fonte: ecodallecitta.it

Rinnovabili: nel primo quadrimestre 2017 -7% in Italia

Dai dati ANIE Rinnovabili emerge un calo delle installazioni rispetto allo stesso periodo 2016. Crollo del fotovoltaico, balzo in avanti dell’eolico.http _media.ecoblog.it_7_75e_rinnovabili-italia-primo-quadrimestre-2017

Gli investimenti nelle energie rinnovabili in Italia non mostrano più dati entusiasmanti. Secondo l’ultimo rapporto dell’Osservatorio di ANIE-Rinnovabili, che si basa su dati forniti da Terna, nel primo quadrimestre 2017 la nuova potenza elettrica verde installata sul territorio nazionale è stata inferiore del 7% rispetto allo stesso quadrimestre 2016. Se consideriamo solo il dato di aprile il calo è stato del 20%. Ma non ci sono solo ombre. A fronte di un netto calo del fotovoltaico (-10%), si registra infatti una forte crescita delle nuove installazioni di eolico (+78%). Nel complesso, guardando invece ai MW prodotti dalle varie fonti disponibili nel nostro paese, l’energia rinnovabile si attesta sul 33% del totale nei mesi di bassa produzione fotovoltaica e oltre il 40% quando splende il sole.

Nuove installazioni di fotovoltaico nel primo quadrimestre 2017

Le nuove installazioni di impianti solari elettrici, nei primi quattro mesi di quest’anno, sono state nettamente inferiori a quelle dello stesso periodo 2016. In gran parte si tratta di impianti sotto i 3 kW di potenza: 5198 impianti, per un totale installato pari a 13,2 MW. Seguono per numero gli impianti tra i 4,5 e i 6 kW: 3456 installazioni per 19,1 MW totali. Soltanto 6 impianti tra 500 kW e 1 MW e solo un impianto oltre 1 MW di potenza.http _media.ecoblog.it_8_8db_fotovoltaico-italia-dati-q1-2017

Nuove installazioni di eolico nel primo quadrimestre 2017

Le nuove installazioni di impianti eolici, nel primo quadrimestre 2017, sono cresciute del 78% rispetto a quelle dello stesso periodo 2016. Oltre a tre nuovi impianti di grandi dimensioni, oltre i 5 MW di potenza (per un totale di 56 MW aggiunti alla rete elettrica nazionale), si registrano ben 291 nuovi impianti tra i 20 e i 60 kW di potenza (per un totale di 17 MW allacciati). Il grosso della nuova potenza eolica è stata installata in Basilicata (40 MW) e in Calabria (23 MW).http _media.ecoblog.it_8_84f_eolico-dati-q1-2017

Quanta energia rinnovabile consumiamo

Altro dato interessante fornito dall’Osservatorio ANIE-Rinnovabile, basato sempre su dati Terna, è quello sul contributo fornito dalle fonti verdi al bilancio energetico complessivo del nostro paese. In pratica, quante energia rinnovabile consumiamo in Italia?

Nel primo quadrimestre del 2017 il 33% dell’energia consumata dagli italiani proveniva da fonti rinnovabili.

http _media.ecoblog.it_4_4ab_energia-rinnovabile-italia-q1-2016-2017

Nel solo mese di aprile, quando cioè l’insolazione media primaverile ha cominciato a farsi sentire, il 42% dell’energia consumata è stata rinnovabile. Tra aprile 2016 e aprile 2017 il fotovoltaico ha prodotto il 13% in più, pareggiando il -12% dell’eolico.

Credit foto: Flickr

Fonte: ecoblog.it

Carbone in declino: “Merito delle rinnovabili e svolta per il clima”

Dismissione delle centrali obsolete e nessun progetto di realizzazione di nuovi impianti. Il 2016 ha registrato un forte declino dell’economia del carbone, grazie anche alla crescita delle rinnovabili. È quanto riferisce Greenpeace che afferma: “Siamo ad un punto di svolta per il clima”. Il numero di centrali a carbone in via di realizzazione nel mondo ha registrato un forte decremento nel 2016, principalmente per l’instabilità della politica industriale di alcuni Paesi asiatici. È quanto emerge dal nuovo rapporto “Boom and Bust 2017: Tracking The Global Coal Plant Pipeline”, realizzato da Greenpeace, Sierra Club e CoalSwarm, e giunto alla sua terza edizione annuale. Secondo il rapporto, l’effetto congiunto del rallentamento nella costruzione di nuovi impianti e della dismissione di parte della flotta di quelli operativi apre alla possibilità di contenere l’aumento delle temperature medie globali nei 2 gradi centigradi, a patto che i Paesi coinvolti nell’”economia del carbone” proseguano in questa direzione.10_15_2015_Bobby_Magill_CC_Carbon_XPrize1_1050_718_s_c1_c_c

Il declino dell’economia del carbone si articola in una riduzione del 48 per cento nelle attività che precedono l’inizio della costruzione delle centrali (realizzazione dei progetti, richiesta di permessi, attività finanziarie dedicate), in una riduzione del 62 per cento nell’avvio di nuovi cantieri e in un decremento dell’85 per cento nel rilascio di nuovi permessi in Cina. Questo andamento è dovuto principalmente a due fattori: ai provvedimenti restrittivi adottati dalle autorità centrali cinesi nella concessione di autorizzazioni alla realizzazione di nuovi impianti; ai tagli di budget degli investitori che operano in India. In questi due Paesi, al momento, sono stati congelati più di 100 progetti di nuove centrali. Oltre al declino dei trend di costruzione di nuovi impianti, lo studio rivela anche la cifra record di 64 GW di potenza installata a carbone dismessi nel 2015 e nel 2016, principalmente nell’Unione europea e negli Stati Uniti: l’equivalente di circa 120 grandi centrali.

“Il 2016 rappresenta un autentico punto di svolta per il clima”, commenta Lauri Myllyvirta, responsabile della campagna globale Carbone e Inquinamento atmosferico per Greenpeace e co-autore del rapporto. “La Cina, ad esempio, ha fermato la realizzazione di molte nuove centrali a carbone dopo che la fortissima crescita delle energie rinnovabili in quel Paese le ha rese superflue per il sistema energetico. Dal 2013, le energie pulite hanno in pratica colmato il deficit energetico cinese”.newseventsimages

Sempre nel 2016, gli Stati Uniti e il Regno Unito hanno registrato un forte decremento delle emissioni, grazie al ritiro dalla produzione di molte centrali a carbone. Anche il Belgio e l’Ontario hanno chiuso la loro ultima centrale, mentre tre Stati del G8 hanno annunciato una data ultima per il *phase out* della fonte più nociva per il clima.

“Il trend che emerge da questo rapporto ricalca la situazione del nostro Paese”, dichiara Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace in Italia. “L’età del carbone non si è conclusa, ma si vanno dismettendo le centrali più obsolete. E soprattutto non vi sono progetti per la realizzazione di nuovi impianti. L’ultimo che si minacciava di voler realizzare, a Saline Joniche, è stato definitivamente cancellato. Ma il nostro governo, al contrario di altri, non trova il coraggio di indicare una data ultima per l’uscita dal carbone: è il sintomo più evidente, questo, della mancanza di una strategia energetica veramente orientata al futuro e alla salvaguardia del clima”, conclude Boraschi.

In un quadro complessivamente molto positivo, nel rapporto emergono alcuni Paesi che non stanno investendo nelle energie rinnovabili e che sono invece fortemente impegnati a realizzare nuovi impianti a carbone: Giappone, Corea del Sud, Indonesia, Vietnam e Turchia.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2017/03/carbone-declino-rinnovabili-svolta-clima/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Energia: l’Italia può fare meglio della Danimarca?

Nei settori dell’Energia e dell’Ambiente (semmai li volessimo ancora ottusamente considerare separati) non si poteva che auspicare una vittoria del NO al fine non solo di mantenere ma anche rafforzare il ruolo delle Regioni, e quindi dei territori, su temi che riguardano la salvaguardia ambientale, lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili e tutto ciò che possiamo ascrivere al concetto di sviluppo sostenibile.

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Prendo spunto dal messaggio lanciato da Paolo Ermani dal portale “Il Cambiamento” a seguito dell’esito referendario, per una breve riflessione. Paolo scrive che “… in futuro, con l’esaurimento delle risorse determinato dalla crescita infinita in un mondo dalle risorse finite, tutti i poteri centrali perderanno forza … e la partita si giocherà a livello locale, dove rifioriranno le comunità e il controllo dei cittadini sarà diretto”.
Nei settori dell’Energia e dell’Ambiente (semmai li volessimo ancora ottusamente considerare separati) non si poteva che auspicare una vittoria del NO al fine non solo di mantenere ma anche rafforzare il ruolo delle Regioni, e quindi dei territori, su temi che riguardano la salvaguardia ambientale, lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili e tutto ciò che possiamo ascrivere al concetto di sviluppo sostenibile. Rafforzamento territoriale che deve seguire di pari passo le linee programmatiche che si detteranno a livello nazionale; in altri termini quel Piano Energetico-Ambientale Nazionale che il nostro paese non ha (ancora). Volendo intervenire non si parte da zero: l’affermazione del NO referendario impone, sul tema dell’energia, di prendere fin da subito in considerazione il Programma Energetico che il M5S presentò lo scorso 20 Aprile alla Camera dei Deputati e che poco spazio ha avuto sui media nazionali. Per la prima volta si era visto un programma energetico con una “visione” chiara e, soprattutto, sostenibile che punta al bene del Paese e non agli interessi delle lobby fossili. Ecco, chi governerà l’Italia nei prossimi anni ha un ottimo punto di partenza per non continuare a perpetrare i soliti errori.
Con un tale Piano, finalmente, potremmo metterci alla testa dei paesi europei che guidano la transizione energetica. Anche davanti a paesi come la Danimarca (paese nel quale vivo attualmente), che per alcuni aspetti viene considerato il paladino della sostenibilità ambientale ed energetica. Mi piace pensare che la piccola comunità di italiani in Danimarca che si è espressa a favore del NO (50,21%) rispetto al SI (49,79%), tra l’altro uno dei pochi Paesi esteri ove il NO ha prevalso, avesse chiaro in mente che il loro voto era anche per un diverso modo di affrontare le questioni ambientali, oltre che al tema generale delle riforme costituzionali.
Il governo danese si è posto, tra gli altri, l’obiettivo di coprire il 50% dei consumi energetici nazionali con le fonti rinnovabili entro il 2030 e di diventare il primo paese al mondo ove l’eolico offshore possa reggere il mercato. Anche l’obiettivo di riduzione delle emissioni climalteranti è ambizioso: – 40% entro il 2020 rispetto al 1990. Di recente un’ampia maggioranza dei partiti politici danesi ha deciso di smantellare la PSO (tassa sugli oneri di servizio pubblico) e finanziarla attraverso il bilancio nazionale. Questa ristrutturazione consentirà da una parte di ridurre il prezzo dell’energia elettrica e dall’altra di aumentare il consumo della stessa. Nel breve periodo si potrà verificare un aumento delle emissioni di gas climalteranti a livello nazionale, almeno fino a quando il phase-out del carbone non sarà completamente attuato, ma allo stesso tempo si gettano le basi per quella transizione verso una società basata sull’elettricità verde. Nel medio-lungo periodo, la riduzione delle emissioni climalteranti sarà rilevante. Nel 2015 le fonti rinnovabili hanno coperto il 56% del consumo elettrico nazionale, in particolare con l’eolico (41,8%) e le biomasse (11%).
L’obiettivo europeo al 2030 é quello di avere il 27% dei consumi energetici coperti dalle fonti rinnovabili. La Danimarca ha già raggiunto questo obiettivo e, come già detto, intende arrivare fino al 50%. L’obiettivo di lungo periodo al 2050 è quello di avere una società a basse emissioni e indipendente dalle fonti fossili, raggiungendo l’obiettivo della riduzione delle emissioni climalteranti dell’80-95% entro il 2050, indicato dall’Unione Europea e dalle Nazioni Unite quale obiettivo fondamentale da raggiungere per non compromettere i delicati equilibri climatici del pianeta.
Questo percorso sui temi energetici della Danimarca prescinde dai partiti che la governano in quanto continua adesso con un governo conservatore in carica ma che vigeva anche con il precedente governo socialista. Per entrambi gli schieramenti politici è chiaro che la transizione energetica verso le rinnovabili é un passo obbligato da farsi. In Italia è accaduto finora il contrario: se la sinistra in qualche modo rivendicava una supremazia sui temi ambientali ed energetici, di fatto, una volta al governo non ha brillato ma anzi, per alcuni aspetti (si vedano le trivellazioni petrolifere) ha marcatamente segnato la differenza, in negativo.
Mi auguro che il prossimo governo in Italia faccia tesoro di queste esperienze e lavori veramente per un futuro migliore e la risposta alla domanda posta nel titolo è ovviamente SI (adesso si può dire), possiamo fare meglio della Danimarca.
Fonte: http://www.ilcambiamento.it/articoli/energia-l-italia-pu-fare-meglio-della-danimarca

Emilia Romagna, energia rinnovabile per 200 enti pubblici

Si è concluso il primo eco-bando regionale realizzato in Italia dall’Emilia Romagna per la fornitura di energia elettrica a circa 200 enti pubblici, che nel 2017 potranno alimentarsi con energia rinnovabile e a prezzi inferiori. Stop al petrolio, la Regione Emilia Romagna preferisce le fonti rinnovabili. Nel 2017 oltre 200 enti pubblici emiliano-romagnoli potranno utilizzare energia elettrica di produzione eolica, solare, idraulica, geotermica e da biomassa. Grazie a un bando della Intercent-ER – centrale di acquisto della Regione Emilia Romagna – gli enti che aderiscono alla Convenzione Quadro da essa stipulata, l’anno prossimo potranno rifornirsi solo ed esclusivamente di energia proveniente da fonti rinnovabili. Si tratterà di scuole, università, comuni, unione di comuni e aziende sanitarie del territorio al 100% green.shutterstock_165069068-752x501

Il bando ha un valore di 32,8 milioni di euro e permetterà agli enti che aderiscono di risparmiare notevolmente rispetto ai costi sostenuti fino ad oggi per una riduzione della spesa pari a circa 6 milioni di euro. Le aziende sanitarie del territorio, tradizionalmente minacciate dalla scure nazionale dei tagli alla spesa, potranno risparmiare ben 3,1 milioni di euro: una cifra importante per un settore chiave come la salute pubblica. Ma quello economico non è l’unico vantaggio, anzi, il beneficio ambientale sarà forse ancora più notevole. È stato infatti calcolato che grazie a questa soluzione, verranno prodotte 284 mila tonnellate di CO2 in meno e il consumo di combustibile verrà diminuito per una quantità pari a 930 mila barili di petrolio. Per tradurlo in numeri più comprensibili alla nostra esperienza quotidiana, sarà come ripulire l’aria da un inquinamento prodotto da 57 mila automobili in dodici mesi. L’iniziativa dell’Emilia Romagna è pioniera a livello nazionale e la Intercent-ER si è aggiudicata una menzione speciale per il miglior bando verde 2016 del Forum Compraverde-Buygreen. La regione è stata quindi la prima in assoluto a promuovere un bando di questo tipo, ma cosa succederebbe se tutte le altre la seguissero a ruota?industires-renewable1

Intanto ognuno di noi può scegliere di usare soltanto energia pulita. In che modo? Cambiando, in modo veloce e a costo zero, il proprio contratto di fornitura. Con questa semplice azione riduciamo quasi a zero le nostre emissioni derivanti dall’uso dell’energia elettrica in casa o in azienda e contribuiamo a modificare il mercato dell’energia elettrica spostando la produzione verso le tecnologie rinnovabili e a basso impatto ambientale.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2016/11/emilia-romagna-energia-rinnovabile-200-enti-pubblici/?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=general

Energia, per la prima volta le rinnovabili superano il carbone per capacità globale

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Le fonti pulite hanno messo a segno uno storico sorpasso sul carbone: hanno rappresentato per la prima volta oltre la metà della nuova capacità di produzione elettrica installata nel mondo. Il rapporto dell’International Energy Agency  Il 2015 si conferma un anno da record per l’energia rinnovabile. Le fonti pulite hanno messo a segno uno storico sorpasso sul carbone: hanno rappresentato per la prima volta oltre la metà della nuova capacità di produzione elettrica installata nel mondo raggiungendo quota 153 Gigawatt (GW), grazie soprattutto a solare ed eolico. Lo afferma l’Agenzia internazionale per l’energia (Aie) nel Rapporto di medio termine pubblicato oggi in cui aggiorna le previsioni di crescita quinquennale del settore. (Leggi il rapporto qui).  Le rinnovabili, afferma l’Aie, cresceranno di un ulteriore 13% tra il 2015 e il 2021 rispetto alle previsioni dell’anno scorso, soprattutto grazie alle politiche di Stati Uniti, Cina, India e Messico. In questo periodo i costi del solare fotovoltaico dovrebbero scendere di un quarto e quelli dell’eolico “onshore” del 15%. Nei prossimi cinque anni le fonti verdi rimarranno la fonte di elettricità che cresce più velocemente e la loro quota passerà dal 23% del 2015 al 28% del 2021. Nel 2015 ogni giorno in media sono stati installati nel mondo mezzo milione di pannelli solari. Solo in Cina si calcola siano state installate due turbine eoliche ogni ora.

Fonte: ecodallecitta.it

 

Energie rinnovabili: aumentano gli investimenti e diminuiscono i costi

Aumentano gli investimenti nelle energie rinnovabili e diminuiscono i costi di produzione. Eolico e fotovoltaico, inoltre, già oggi sono competitivi con gas e carbone e lo saranno in misura sempre maggiore nei prossimi anni. Diminuiscono gli investimenti nel settore energetico nel mondo, ma aumentano quelli nelle energie rinnovabili, nelle reti elettriche e nell’efficienza energetica. È il punto centrale del World Energy Investment del 2016, il nuovo rapporto annuale dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, che indica un nuovo ri-orientamento in atto negli investimenti del settore energetico. Il Wei 2016 mette in evidenza come “nel 2015, gli investimenti totali nel settore energetico hanno raggiunto gli 1,8 trilioni di dollari, in calo dell’8% rispetto ai 2,0 trilioni di dollari nel 2014. Il sistema energetico sta subendo un ampio ri-orientamento verso l’energia low-carbon e l’efficienza, ma gli investimenti nelle principali tecnologie energetiche pulite devono essere ulteriormente estesi per mettere l’economia mondiale sulla strada della stabilizzazione climatica”.renewable_energy_enecyclopaedia_284

“Mentre la spesa per la renewable power capacity è stata piatta tra il 2011 e il 2015” sottolinea il rapporto “la produzione di elettricità dalla nuova capacità è aumentata di un terzo, riflettendo il rapido calo dei costi calo dei costi per le turbine eoliche e il solare fotovoltaico”. Gli investimenti totali nelle energie rinnovabili a livello mondiale ammontano ora a 313 miliardi di dollari, quasi il 20% della spesa totale in energia del 2015; le energie rinnovabili rappresentano così ora la più grande fonte di investimento energetico. Il più grande investitore mondiale del mondo nel settore dell’energia si conferma la Cina, con una spesa di 315 miliardi di dollari dovuta soprattutto all’impegno nella costruzione di centrali low-carbon e reti elettriche, ma anche all’attuazione di politiche per l’efficienza energetica. Crescono anche gli investimenti nell’efficienza energetica, che nel 2015 hanno segnato una crescita record del 6% annuo, incentivati anche da nuove politiche governative come gli standard minimi che riguardano una quota crescente di nuovi edifici, elettrodomestici e veicoli a motore.renewable-oil_10413

Secondo uno studio effettuato da Carbon Tracker, inoltre, “eolico e fotovoltaico già oggi sono competitivi con gas e carbone e lo saranno in misura sempre maggiore nei prossimi anni”. Lo studio sostiene che “le centrali elettriche a fossili costruite ora abbiano fattori di carico minori di quelli storici e una durata di vita utile più corta”, perché in un mondo che va verso la “decarbonizzazione” e in cui cresce la produzione da rinnovabili, le centrali a fonti fossili lavorano e lavoreranno sempre di meno e una loro futura estensione sarebbe improbabile. In linea generale, dai due studi, sta a noi vedere la misura del bicchiere: è ormai un dato di fatto che il futuro è sempre più all’insegna delle energie rinnovabili che di quelle fossili e questo per motivi che vanno anche oltre i due studi analizzati nell’articolo. Allo stesso tempo sembra ancora lungo il percorso per una produzione energetica sempre più sotto l’insegna delle rinnovabili. La strada è già segnata e speriamo di continuare a percorrerla, nel migliore dei modi. Ognuno di noi, con le proprie scelte, può contribuire a modificare il mercato dell’energia elettrica spostando la produzione verso le tecnologie rinnovabili e a basso impatto ambientale. In che modo? Informandosi e passando all’azione, scegliendo adesso di usare energia pulita.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2016/10/energie-rinnovabili-investimenti-diminuiscono-costi/?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=general

Negli Emirati Arabi i petrodollari che finanziano le rinnovabili

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Gli Emirati Arabi guardano al futuro e, nonostante nel loro territorio si trovino il 6% delle risorse mondiali di petrolio e il 3% di quelle di gas, sanno che l’ultimo carico di queste risorse verrà esportato nel 2050. Le autorità vogliono mettere a frutto i loro petrodollari prima che sia troppo tardi. Dieci anni fa è stato lanciato il progetto Masdar per produrre energie rinnovabili che entro il 2020 dovrebbe ridurre la dipendenza dal gas nella produzione di energia dal 90 al 70% grazie a impianti su vasta scala di pannelli solari e tecnologie hi tech per la conservazione dell’energia. Fra queste vi è l’utilizzo di un cemento speciale che permette di mettere nei depositi energia termica ai 400° C. Gli Emirati Arabi sono il solo Paese dell’Opec che non esporta solamente petrolio, ma anche energia rinnovabile, anche grazie ai progetti eolici in Gran Bretagna e Spagna. Nell’ultimo quinquennio l’investimento è stato di 840 milioni di dollari in 25 paesi diversi: 600 milioni di dollari hanno finanziato quella che è, attualmente, la più grande centrale solare del mondo. Nei prossimi cinque anni gli investimenti saranno 40 volte superiori: ben 35 miliardi di dollari da oggi al 2020, con un investimento di 20 miliardi per la costruzione di una centrale nucleare. E così, mentre i petrodollari continuano a dettare i tempi dell’economia mondiale, gli Emirati Arabi lavorano per svincolarsi dalla “dittatura” delle energie fossili.

 

Fonte: ecoblog.it