Rigenerare i borghi europei: una visione per tornare nelle aree rurali nel post pandemia

Una panoramica sullo stato dei borghi europei e soprattutto sulle opportunità che questo momento storico di grande trasformazione offre rispetto al loro recupero, da portare avanti in equilibrio fra preservazione delle tradizioni e innovazione tecnologica. Approfondiamo il tema presentando il lavoro del team di Arup – gruppo che si occupa di pianificazione strategica e urbana, disegno urbano e resilienza – curato da Riccardo Erata, Edoardo Venturi, dal project manager Salvatore Settecasi e dal project director Stefano Recalcati. La ricerca, elaborata nei mesi scorsi dal team Integrated City Planning di Arup, costituisce una prima risposta all’esigenza di investigare un tema – il ruolo dei borghi e delle aree interne – legato alle sfide imposte dalla pandemia. Il lavoro si articola in quattro fasi. Nella prima, il contesto europeo viene studiato secondo un approccio analitico, basato sul confronto dei dati e offrendo una panoramica dei programmi e delle risorse messe a disposizione dall’Unione Europea. In un secondo momento, sono stati raccolti e analizzati diversi casi di studio europei, utili all’identificazione dei key drivers alla base dei progetti di rigenerazione. Come terzo passaggio, sono state condotte delle interviste con alcune figure rilevanti per l’ambito della ricerca. In questa fase è stato possibile comprendere direttamente i temi e i processi adottati in esperienze di successo, sia pubbliche che private. Infine, sono stati organizzate alcune sessioni di workshop con diversi specialisti di Arup che hanno fornito utili approfondimenti e delineato prospettive per la rigenerazione dei borghi europei. Tutti questi contenuti hanno costituito la base di una vera e propria visione, con possibili azioni per la sua implementazione.

I temi emersi in questa ricerca confermano che la tendenza a riabitare i piccoli borghi e i territori rurali in Europa ha subito un forte impulso dalla pandemia di Covid-19 e sembrerebbe destinata a crescere nei prossimi anni. In effetti, da questa prima fase dello studio, emerge che esiste già una visione europea per i suoi borghi e territori rurali. L’UE ha infatti già predisposto una serie di strumenti e risorse per valorizzare queste realtà che oggi sono considerate dei veri e propri “asset” su cui investire. Dallo studio degli esempi più virtuosi e dalle interviste a una serie di stakeholder, è stato possibile comprendere le difficoltà incontrate e i driver di successo delle iniziative. Creatività, innovazione, imprenditorialità smart, visione, sono solo alcuni dei fattori comuni ai vari casi studio. Come si è visto, la rigenerazione dei borghi rurali ha una serie di innegabili benefici a breve e lungo termine. La cura del patrimonio forestale e agricolo evita l’impoverimento dei territori favorendo la biodiversità e la resilienza del sistema idrogeologico, oltre a contrastare il cambiamento climatico; il recupero del patrimonio costruito esistente, nell’offrire nuove opportunità abitative e occupazionali, riduce lo spopolamento e gli effetti negativi dovuti all’assenza di manutenzione; i borghi possono diventare meta di un turismo esperienziale attento e rispettoso, capace di contribuire all’economia virtuosa dei luoghi.

Tuttavia, sono emerse anche possibili criticità. Esse vanno certamente tenute in considerazione nella definizione di una visione: il rischio che alcuni borghi diventino così attraenti da essere poi sovrappopolati; il rischio di snaturare l’anima dei luoghi attraverso l’introduzione di stili di vita inappropriati; la competizione con le città nell’attrarre giovani talenti; possibili effetti “devianti” come la speculazione edilizia e la gentrificazione.

I contenuti emersi dalle diverse discussioni con gli stakeholder e gli esperti di Arup sono stati utilizzati per plasmare i pilastri alla base della visione. Questa è stata concepita con una possibile roadmap per l’implementazione, aperta e flessibile, con gli elementi chiave per la rigenerazione a livello europeo: strategia territoriale, sostenibilità, capitale umano, innovazione, rispetto delle identità locali. Per tradurre in realtà le ambizioni della visione, sarebbe necessario attuare tutte le azioni necessarie per fornire ai territori un’adeguata offerta di servizi (educazione, salute, mobilità) che incidono direttamente sulla qualità della vita delle comunità. In conclusione, la ricerca evidenzia il fatto che le aree rurali e i grandi centri debbano essere entità non contrapposte ma complementari, soprattutto in termini di condivisione dei servizi, compresi quelli ecosistemici. Una maggiore governance e una condivisione multilivello sono quindi necessarie per raggiungere gli obiettivi di coesione territoriale.

L’uso intelligente delle nuove tecnologie – specialmente quelle digitali – può sicuramente aiutare a stabilire un’alleanza più forte tra territori, città e borghi. Le tecnologie informatiche permettono già alle persone di lavorare a distanza e di essere virtualmente connesse con il resto del pianeta. Facendolo da un villaggio, è possibile apprezzare le peculiarità della vita nei piccoli centri, avendo anche la possibilità di svolgere molte altre attività, come immergersi nella natura, praticare l’agricoltura, formarsi, dare sfogo alla creatività e così via. La rigenerazione dei borghi dell’UE, oltre a elaborare progetti a livello locale, dovrebbe considerare strategie di pianificazione a scala territoriale, con il coinvolgimento dei vari stakeholder fin dall’inizio del processo. Si dovrebbero inoltre individuare principi e regole per la valorizzazione dei territori, puntando a ridurre al minimo il consumo di risorse non rinnovabili – come, per esempio, il suolo – e a promuovere comportamenti circolari per rispondere efficacemente alle sfide ambientali, ponendo le basi per un futuro realmente sostenibile.

Fonte: https://www.italiachecambia.org/2021/11/rigenerare-borghi-europei/?utm_source=newsletter&utm_medium=email

L’agricoltura biologica rigenerativa può mitigare i cambiamenti climatici

I processi biologici possono immagazzinare da 2 a 6 tonnellate di carbonio per ettaro per anno. Se fossero diffusi su scala planetaria potrebbero quindi neutralizzare tra il 20 e il 60% delle emissioni, mentre un ulteriore contributo verrebbe dai pascoli biologici.

Secondo il Rodale Institute, l’agricoltura biologica ha il potere di ridurre in modo significativo i cambiamenti climatici riuscendo a immagazzinare in modo efficiente il carbonio nel sottosuolo. Studi effettuati in varie parti del mondo mostrano infatti che l’agricoltura biologica permette di immagazzinare carbonio nelle terre arabili con un ritmo compreso tra 2,4 e 6,4 t per ettaro per anno. Se venisse applicata a livello globale questo significherebbe sequestrare una quantità di carbonio  compresa tra 10 e 30 miliardi di tonnellate all’anno, cioè tra il 20% e il 60% delle emissioni di CO2 dell’intera umanità. Interventi simili sui pascoli permetterebbe un ulteriore recupero di carbonio, fino al 70% delle emissioni. Nell’ipotesi più pessimistica, l’agricoltura biologica potrebbe mitigare le emissioni, mentre in quella più ottimistica potrebbe addirittura invertire la tendenza della CO2 atmosferica. Bisogna inoltre considerare il fatto che per ogni ettaro passato dal chimico al biologico si ridurrebbero anche le emissioni in atmosfera di gas serra, per cui il contributo sarebbe doppio. Invece di baloccarsi con improbabili e pericolose tecniche di geoingegneria, è quindi assai più sensato iniziare a praticare una tecnologia semplice, sperimentata, disponibile e senza controindicazioni, qual è l’agricoltura bio. Peccato che chi produce fertilizzanti e pesticidi si trovi dall’altra parte della barricata…TO GO WITH AFP STORY BY GABRIELLE GRENZ

(1) Secondo la definizione del Rodale Institute, l’agricoltura biologica rigenerativa è una sorta di processo autofertilizzante che migliora le risorse che usa invece di saccheggiarle o distruggerle. E’ una pratica agricola che va oltre essere sostenibile, migliorando la fertilità dei suoli. Vengono utilizzati cicli chiusi per i nutrienti, maggiore biodiversità, più piante perenni e meno annuali e maggiore affidamento sulle risorse interne piuttosto che esterne. Il video mostra esperienze di agricoltura bio in Tamil Nadu, India, mentre i limoni biologici della foto qui sopra sono stati coltivati nella Guyana francese.

Fonte:ecoblog.it