Il rumore, una minaccia occulta per la salute

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, l’inquinamento acustico è la seconda maggiore minaccia ambientale per la salute in Europa. Sebbene le attuali normative europee siano idonee allo scopo di contrastare la situazione, gli Stati membri non si interessano a sufficienza della loro attuazione. Le misure atte alla riduzione del rumore sono efficaci in termini di costi, ma non vi è ancora una consapevolezza adeguata in merito a questo problema e l’attuazione delle soluzioni è ancora carente.20171016-noise

Un europeo su quattro è esposto a livelli di inquinamento acustico potenzialmente nocivi. Perdita del sonno, difficoltà di concentrazione e stress elevato sono sintomi classici, ma il rumore può anche provocare diabete, ictus e infarti.

“Il settimo programma d’azione per l’ambiente definisce chiaramente l’obiettivo di diminuire in maniera significativa l’inquinamento acustico, avvicinandolo alle soglie raccomandate.”

Karmenu Vella, commissario europeo per l’Ambiente

Tutti sappiamo da sempre che il rumore è nemico della buona salute: lo ha affermato quest’anno, in occasione di una conferenza dedicata al rumore in Europa, il commissario europeo per l’Ambiente Karmenu Vella, che ha poi illustrato come la direttiva sul rumore ambientale abbia tutte le carte in regola per identificare e ridurre il rumore nei luoghi residenziali, lavorativi e ricreativi. Purtroppo, però, non ha ancora potuto esprimere appieno il suo potenziale: a questo fine, gli Stati membri dovrebbero infatti applicarla con maggior convinzione, in linea con gli obiettivi del settimo programma d’azione per l’ambiente, e fare leva sul principio «chi inquina paga» per garantire la parità di condizioni. Sebbene le misure atte alla riduzione del rumore siano efficaci in termini di costi, non vi è ancora una consapevolezza adeguata in merito a questo problema e l’attuazione delle soluzioni è ancora carente. «Soltanto tramite un grado più elevato di comprensione e consapevolezza in merito al problema e concentrandoci sui progetti giusti, sostenuti dalla legislazione, possiamo sperare di contrastare l’inquinamento acustico provocato dal settore dei trasporti», ha aggiunto il commissario europeo per i Trasporti Violeta Bulc. Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente (AEA), il traffico veicolare è la fonte principale di inquinamento acustico in Europa.

Un sostegno adeguato

Il riesame dell’attuazione delle politiche ambientali può aiutare gli Stati membri a identificare le lacune presenti nei loro processi di applicazione delle normative europee, nonché a trovare e condividere soluzioni innovative in grado di colmarle. Progetti tangibili, come NEREiDE ed ENOVAL, mirano a stimolare idee innovative sulla riduzione del rumore nocivo. Le soluzioni vanno dai manti stradali fonoassorbenti in gomma ai motori aeronautici di grandi dimensioni, ma puliti e silenziosi, fino alla pianificazione urbana alternativa, che tenga conto dell’inquinamento acustico correlato ai trasporti. Le autorità locali, in particolare nelle zone urbane, necessitano di ulteriore assistenza. In questo senso, iniziative quali il partenariato europeo per l’innovazione «Città e comunità intelligenti» e l’agenda urbana per l’UE stanno contribuendo a sensibilizzare il grande pubblico e a contrastare gli effetti più nocivi del rumore per i cittadini europei.

Per saperne di più

Direttiva sul rumore ambientale

Fonte: ec.europa.eu/environment

Annunci

Auto sostenibili, la ricetta Seat per ridurre l’impatto ambientale delle fabbriche

Ridurre l’impatto ambientale dell’industria dell’auto è una delle sfide più importanti di questi anni. Ecco come Seat sta cercando di farlo.http _media.ecoblog.it_5_5d5_seat-fabbrica-martorell-riduzione-impatto-ambientale-1

Da un lato automobili con consumi di carburante ed emissioni di CO2 e polveri sottili sempre più ridotti, in attesa del boom delle auto elettriche, dall’altro fabbriche sempre più efficienti, che consumano meno energia e che riciclano acqua e rifiuti. La via verso la sostenibilità ambientale del settore automotive è lunga, complessa e in salita ma alcuni passi sono stati già fatti. Lo stabilimento Seat di Martorell, nella Zona Franca a nord di Barcellona, ha intrapreso questa strada: i dirigenti si sono dati degli obbiettivi di riduzione del 50% del suo impatto ambientale entro il 2025. Il programma prevede una riduzione dell’energia e dell’acqua consumata nei processi industriali, della produzione di rifiuti, di CO2 e di VOC (volatile organic compounds, agenti inquinanti volatili prodotti soprattutto nel reparto verniciatura). La strategia Seat per Martorell si si chiama Ecomotive Factory.  Per quanto riguarda l’energia, oltre alla riduzione dei consumi della fabbrica tramite l’isolamento e il recupero termico, l’installazione di luci a Led in tutto lo stabilimento e l’uso di calore proveniente da una centrale a biomassa, un ulteriore passo avanti è stato fatto installando un grosso impianto fotovoltaico da oltre 10 MW di potenza sui tetti dei capannoni. L’impianto si chiama Seat al Sol, è composto da 53 mila pannelli solari fotovoltaici che producono mediamente 15 milioni di kWh l’anno. Una quantità di energia pari a circa il 25% dell’energia consumata da Seat per produrre la Leon, uno dei modelli costruiti a Martorell. La riduzione annua stimata di CO2 emessa grazie all’uso dell’energia rinnovabile fotovoltaica è pari a circa 7.000 tonnellate.
Parlando di rifiuti, al momento Seat è riuscita a ridurne la produzione a Martorell del 41%; per quanto riguarda i VOC, invece, la performance è inferiore: -16%. Tuttavia, per quanto riguarda il consumo di acqua, lo stabilimento ha beneficiato molto dell’installazione di un impianto di recupero, filtrazione e riciclo che ha permesso di ridurne di parecchio il consumo. L’acqua, in una fabbrica di automobili, serve sia per il lavaggio dei componenti che per i test di tenuta delle guarnizioni: in uno dei test di qualità effettuati prima di dare l’ok alla vendita l’auto viene letteralmente inondata al fine di individuare eventuali infiltrazioni. Nessuno comprerebbe un’auto in cui piove dentro se c’è un temporale. Altro settore in cui c’è molto da lavorare nell’industria automobilistica è quello dei trasporti e della logistica: dalla movimentazione dei componenti tra i vari stabilimenti e magazzini alla consegna delle auto alle concessionarie, c’è infatti una gran quantità di fattori che possono influire negativamente (o positivamente, se ben gestiti) nella performance ambientale di una catena produttiva. Sia che si tratti di trasporto su gomma che su rotaia Seat ha cercato di far qualcosa: da una parte i cosiddetti “Megatruck“, che altro non sono se non autotreni lunghi circa 25 metri, dall’altro la linea ferrata che collega lo stabilimento di Martorell al porto di Barcellona (realizzata tramite una bretella sulla tratta Llobregat-Anoia). Questa linea ferrata, costruita con fondi pubblici, ha oggi una capacità di trasporto di 80.000 veicoli l’anno, che verrebbero altrimenti trasportati su gomma.  Una fabbrica di automobili, però, deve fare utili. C’è poco da fare, ogni riduzione dell’impatto ambientale deve essere pensata e pesata anche dal punto di vista economico. La strada di Seat per rendere sostenibili economicamente i suoi sforzi ambientali passa soprattutto dalla robotizzazione dell’impianto di Martorell e dalla ricerca di soluzioni tecnologiche innovative nel centro di ricerca annesso all’impianto stesso. Da una parte ci sono i robot che “danzano“, muovendo componenti con precisione millimetrica in un flusso di parti e veicoli che sembra inarrestabile, mentre gli operai umani svolgono quel poco lavoro che ancora una macchina non sa fare. Gli esperti la chiamano industria 4.0 e ha a che fare, pesantemente, con l’ottimizzazione dei flussi e con la circolazione delle informazioni tra i reparti e tra le singole macchine che devono danzare tutte lo stesso balletto. Dall’altra parte ci sono gli ingegneri (sempre di più, sempre più giovani e sempre più donne) che si spremono le meningi per migliorare ulteriormente i flussi di lavoro, ridurre gli sprechi, ottimizzare le risorse per far scendere i consumi (di energia quanto di materie prime) mentre sale la produttività oraria. E’ difficile, molto difficile, ma si può fare: non siamo ancora all’ottimo, ma l’industria automobilistica, Seat compresa ma non solo Seat, ha fatto grossi passi avanti rispetto a soli vent’anni fa.
Questi e altri sforzi messi in atto da Seat sono solo alcuni esempi di come l’industria automobilistica stia cercando una seconda vita, più ecologica e con un impatto ambientale più ridotto. Non c’è solo Seat in questo percorso, ma un po’ tutti i principali player del mercato automotive.  E’ ovvio che non è ancora sufficiente: costruire automobili inquina, consuma energia e acqua, produce rifiuti difficili da smaltire anche se metti in atto le migliori pratiche possibili. Gli sforzi dell’industria automobilistica sono solo una parte della soluzione al problema ambientale che nasce dalla nostra esigenza (che non sempre è una vera esigenza, troppo spesso è solo un capriccio) di mobilità. Bisogna allora iniziare a pensare a una mobilità nuova, in cui l’auto non sia esclusivamente di proprietà. In cui l’auto possa essere anche un servizio che si condivide con altre persone con il car sharing e il car pooling e in cui l’auto non sia il solo mezzo di trasporto disponibile. Seat ci sta provando con una nuova strategia industriale che punta su auto connesse, su clienti giovani e sull’integrazione di tutto il sistema dei trasporti in ottica smart city. Questo tentativo si chiama Seat Metropolis Lab ed è stato presentato pochi giorni fa all’interno dello Smart City Expo di Barcellona. In questo specifico ambito, però, la responsabilità e gli sforzi da fare non sono tutti di Seat (né di nessun altro produttore di auto): molto, moltissimo, devono fare le autorità pubbliche (e ci devono mettere molti, moltissimi soldi) e altrettanto devono fare i consumatori (e ci devono mettere molta, moltissima voglia di cambiare il loro modo di muoversi).

10 Guarda la Galleria “Seat fabbrica Martorell riduzione impatto ambientale”

Fonte: ecoblog.it

Ciriè (Torino): il consorzio Cisa sceglie Last Minute Sotto Casa per ridurre gli sprechi alimentari

386854_1

Con l’adesione alla piattaforma di social market, proseguono le iniziative di riduzione dei rifiuti del consorzio nell’ambito del progetto “La Sostenibile Leggerezza” e avviate negli ultimi anni con il progetto C3PO e le reti ScelgoECO ed Ecoristoranti MangioECO

Spreco alimentare? No grazie! Lo dice chiaro e forte il consorzio CISA di Ciriè, ente che gestisce la raccolta rifiuti in 38 comuni della provincia di Torino. E la lotta allo spreco passa per atti concreti come l’adesione del territorio consortile a Last Minute Sotto Casa, la piattaforma che mette in comunicazione commercianti e cittadini con l’obiettivo da un lato di smaltire prodotti con scadenza breve, dall’altro di poter acquistare alimentari ancora freschi ad un prezzo decisamente favorevole. L’adesione alla piattaforma anti-spreco si inserisce nel più ampio progetto di riduzione dei rifiuti denominato “La Sostenibile Leggerezza” che ha visto coinvolto il consorzio negli ultimi anni, con la partecipazione ai progetti europei del Programma Italia Francia ALCOTRA (R2D2 e C3PO) e la promozione delle reti ScelgoECO ed Ecoristoranti MangioECO. I dettagli sono stati presentati questa mattina durante una conferenza stampa che si è tenuta nella sede del consorzio, alla presenza del Presidente di CISA, Mario Burocco, del Direttore, Giovanni Piero Perucca, e degli ideatori di LMSC Francesco Ardito e Fabrizio Cardamone. Il progetto sarà coordinato da ERICA con la collaborazione di Corintea.

Come funziona Last Minute Sotto Casa? Tramite l’applicazione – accessibile con semplicità via smartphone, tablet e computer – i negozianti aderenti potranno informare tempestivamente tutti i consumatori iscritti, a due passi dal negozio, in merito a particolari offerte del proprio punto vendita. Gli utenti “sottocasa”, profilati in base al luogo di residenza, riceveranno istantaneamente un messaggio/notifica tramite App che li aggiornerà sulle occasioni migliori (spesso scontate del 50%) e vicine. Con LastMinuteSottoCasa si può evitare che prodotti altamente deperibili, come frutta, ortaggi, latticini e alimenti freschi in genere, vengano buttati perché in eccedenza o arrivati vicini a scadenza. Inoltre stimola un più adeguato approccio con l’approvvigionamento alimentare e un rispetto delle risorse disponibili, oltre ad un modo diverso di fare la spesa. Dopo il lancio del progetto, si terranno alcuni incontri con i commercianti del territorio, per presentare loro il progetto e sondare un’eventuale adesione alla piattaforma. Oltre all’adesione a Last Minute Sotto Casa, nell’ambito del progetto di riduzione CISA potenzierà la rete ScelgoEco, composta da esercizi commerciali del territorio orientati alla vendita di prodotti a ridotto impatto ambientale e altre buone pratiche di sostenibilità, e la rete Ecoristoranti MangioECO, che comprende ristoranti, trattorie, locande e pizzerie che decidono di valorizzare la loro attività con un impegno concreto nei confronti dell’ambiente e una maggiore attenzione agli sprechi alimentari.

Fonte: ecodallecitta.it

 

 

Risparmio energetico: è suonata la sveglia

«Ancora una volta constatiamo che argomenti quali risparmio energetico, riduzione dell’inquinamento, vivere sano, costruire con materiali ecologici sono sempre più conosciute e richieste»: a parlare è Alessandro Cagnolati dell’associazione Paea (Progetti Alternativi per l’Energia e l’Ambiente), reduce da un’esperienza che ha permesso di toccare con mano quanto sia diffusa una nuova sensibilità.risparmio_energetico_

In occasione della diciassettesima Fiera di Montagna di Tione di Trento, gli organizzatori ci hanno invitato, come associazione Paea, a partecipare con la mostra AIP (Alternativa In Pratica) con l’intento di fornire ai visitatori una serie di informazioni utili e interessanti. La manifestazione, che offre una serie di stand con settori merceologici legati alla vita in montagna, come ad esempio gli spazzaneve “domestici”, quest’anno ha voluto ampliare la sua “offerta” con la mostra AIP.  Nei tre giorni della iniziativa abbiamo incontrato oltre ad una folta schiera di cittadini, anche quattro classi di studenti, due delle escuole elementari e due di un istituto per geometri. Mentre per le elementari ci siamo adattati ad usare un linguaggio semplice e “ludico” per trasmettere i concetti di risparmio energetio e salvaguardia dell’ambiente. Con i geometri abbiamo potuto confrontarci “alla pari” su tematiche quali i materiali da costruzione o gli impianti di riscaldamento.  Gli alunni più giovani hanno potuto “giocare” con l’ultima apparecchiatura arrivata alla AIP proprio in questa occasione, che dimostra l’efficienza energetica dell’illuminazione a LED. L’apparecchio dimostra come la stessa quantità di energia, immagazzinata in un “contenitore”, possa alimentare per un tempo molto differente una tradizionale lampadina a icandescenza oppure dei LED di pari luminosità. Come “contenitore” abbiamo utilizzato 4 condensatori elettrolitici, capaci di immagazzinare la corrente come fossero delle batterie. Come generatore di corrente abbiamo utilizzato una dinamo (recuperata da una lampada tascabile non più funzionante). Girando la manovella i ragazzi potevano caricare i condensatori fino allimite massimo di 12 Volts. Una volta caricati i condensatori, potevano scegliere se utilizzare tale energia per far accendere la lampadina o i LED (tre LED ad alta luminosità). L’esperimento dimostra che mentre i LED restano accesi per almeno 3 minuti a piena potenza e poi fino a 6 minuti a luminositàridotta, la durata di accensione della lampadina a filamento non supera i 9 secondi! I ragazzi hanno così compreso che utilizzare i LED corrisponde a risparmiare tanta energia senza rinunciare al beneficio di avere una buona illuminazione. Purtroppo i LED non hanno ancora il successo che meritano a causa del loro costo iniziale elevato (che comunque è in veloce discesa). Quello che la maggior parte delle persone non comprende è che non si tratta di un costo ma bensì di un “Investimento”. Mi spiego: mentre un costo è una spesa che non porta guadagno, un investimento è una spesa che ci fa guadagnare o risparmiare. Così per i LED bisogna comprendere il valore aggiunto dato da tre fattori principali: il consumo ridottissimo, la durata di vita e il beneficio “ambientale”. Ragioniamo e confrontiamo i LED con le lampadine fluorescenti o CFL (Compact Fluorescent Lamp, quelle chiamate a basso consumo, che ormai conosciamo benissimo), tralasciamo il confronto con le lampadine a filamento perchè ormai sono in via “d’estinzione”.

Una lampadina a LED consuma il 60% in meno di una lampadina CFL e dura circa 40.000 ore contro le 8.000 ore di una CFL. Una lampadina a LED costa tra i 7 e i 12 Euro, quelle fluorescenti circa 5 Euro. Se ipotizziamo un utilizzo di 5 ore al giorno i LED durano quasi 22 anni (40.000 / (5 * 365)), mentre le CFL circa 4 anni. Vuol dire che per avere la stessa durata in ore di un LED devo comprare 5 lampadine fluorescenti. Facendo “i conti della serva” mi ritrovo a spendere, per l’acquisto, 12 Euro per i LED e 25 Euro per le CFL. Se calcolo i consumi avrò ancora un bel risparmio. Ho detto che una lampadina a LED consuma il 60% in meno di una CFL. Se una lampadina CFL consuma 11 Watt, una a LED, di pari luminosità, ne consuma 5, in un anno, avremo un consumo rispettivamente di 20.075 Watt (11 * 5 * 365) ovvero 20 kWh (Chilowattore) e di 9.125 Watt (5 * 5 * 365) ovvero 9 kWh. I consumi in 22 anni saranno rispettivamente 440 kWh e 200 kWh. Andando a calcolare il costo dei consumi avremo (considerando un costo medio di 15 centesimi al kWh, senza considerare l’aumento del costo dell’energia che si avrà in 22 anni): per le CFL 440 * 15 = 6.600 = 66 Euro. Per i LED 200 * 15 = 3.000 = 30 Euro. Sommando i costi di aquisto e dei consumi per 22 anni, delle CFL e dei LED avremo: CFL = 25 + 66 = 91 Euro; LED 12 + 30 = 42 Euro. In termini di impatto ambientale in 22 anni getteremo 5 lampadine CFL contro una sola lampadina a LED! Inoltre, per chi ancora non ne fosse a conoscenza le lampadine CFL contengono vapori di mercurio, fortemente inquinanti e dannosi per la salute, se non smaltite nel modo corretto. Nei LED troviamo invece solo materiali come plastica, metalli, vetro e componenti elettronici.

Tabella comparativa costi/risparmiotabella1

Tabella comparativa delle lampadinetabella2

mostrascuola

Fonte: ilcambiamento.it

SERR 2016: “Beato chi lo sApp”; l’applicazione della Città Metropolitana di Torino per la buona raccolta differenziata

L’App aiuta a capire come fare una buona raccolta differenziata, da come trovare i luoghi di conferimento più vicini alla propria abitazione fino a scoprire che fine fanno i rifiuti dopo la raccolta differenziata.386116_1

Da sabato 19 a domenica 27 novembre prossimi si svolgerà l’ottava edizione della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti (Serr). la “settimana” è nata all’interno del programma Life+ della Commissione europea con l’obiettivo primario di sensibilizzare le istituzioni, gli stakeholder e i consumatori circa le strategie e le politiche di prevenzione dei rifiuti delineate dall’unione europea e che gli stati membri sono chiamati ad attuare; coinvolgendo il più possibile pubbliche amministrazioni, associazioni e organizzazioni no profit, scuole, università, imprese, associazioni di categoria e cittadini nel proporre azioni per prevenire o ridurre i rifiuti a livello nazionale e locale. Le iscrizioni all’edizione 2016 sono già aperte e fino a venerdì 4 novembre sarà possibile iscrivere le proprie azioni su uno o più dei seguenti temi:

– prevenzione e riduzione

– riuso e preparazione per il riutilizzo

– raccolta differenziata, selezione e riciclo

– Clean-Up Day

Il tema del 2016 sono gli imballaggi, tra riciclo ed eco-design. Ogni anno infatti la Serr propone un tema legato alla prevenzione dei rifiuti. Nel 2016 sarà la riduzione dell’impatto degli imballaggi, tramite la diminuzione, il riuso e il corretto riciclo degli stessi. L’edizione 2016 in Italia si svolge all’interno del programma LIFE+ della Commissione europea e con il contributo del Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, di Conai e dei sei consorzi di filiera: Cial, Comieco, Corepla, Coreve, Ricrea e Rilegno.

Da sabato 19 a domenica 27 novembre prossimi si svolgerà l’ottava edizione della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti (Serr). la “settimana” è nata all’interno del programma Life+ della Commissione europea con l’obiettivo primario di sensibilizzare le istituzioni, gli stakeholder e i consumatori circa le strategie e le politiche di prevenzione dei rifiuti delineate dall’unione europea e che gli stati membri sono chiamati ad attuare; coinvolgendo il più possibile pubbliche amministrazioni, associazioni e organizzazioni no profit, scuole, università, imprese, associazioni di categoria e cittadini nel proporre azioni per prevenire o ridurre i rifiuti a livello nazionale e locale. Le iscrizioni all’edizione 2016 sono già aperte e fino a venerdì 4 novembre sarà possibile iscrivere le proprie azioni su uno o più dei seguenti temi:

– prevenzione e riduzione

– riuso e preparazione per il riutilizzo

– raccolta differenziata, selezione e riciclo

– Clean-Up Day

Il tema del 2016 sono gli imballaggi, tra riciclo ed eco-design. Ogni anno infatti la Serr propone un tema legato alla prevenzione dei rifiuti. Nel 2016 sarà la riduzione dell’impatto degli imballaggi, tramite la diminuzione, il riuso e il corretto riciclo degli stessi. L’edizione 2016 in Italia si svolge all’interno del programma LIFE+ della Commissione europea e con il contributo del Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, di Conai e dei sei consorzi di filiera: Cial, Comieco, Corepla, Coreve, Ricrea e Rilegno.386116_2

La Città Metropolitana di Torino, sin dal 2009 quando era ancora Provincia, ha partecipato alla Settimana. Nel 2014, in occasione della Settimana e all’interno di una campagna di sensibilizzazione sulla raccolta differenziata dei rifiuti, ha realizzato un’APP in collaborazione con il Csi Piemonte che si chiama “BEATO CHI LO SAPP”, scaricabile sia per Android che per IOS, che aiuta a capire come fare una buona raccolta differenziata, dove trovare i luoghi di conferimento più vicini alla propria abitazione; come trovare distributori alla spina e negozi dove acquistare senza imballaggi o abbigliamento/oggetti di recupero; scoprire che fine fanno i rifiuti dopo la raccolta differenziata e ricordare i giorni di raccolta porta a porta

Per scaricare l’app clicca qui

Per iscriversi alla Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti (Serr) clicca qui

Fonte: ecodallecitta.it

Cittadini per l’Aria: “Per ridurre inquinamento urbano il Governo deve smettere di proteggere a Bruxelles settore agricolo e industria”

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato a firma di Anna Gerometta, Presidente della Onlus Cittdini per l’Aria: “Il Governo preme in questi giorni a Bruxelles per l’indebolimento degli impegni del nostro paese sui limiti delle emissioni”agricoltura

Come accade spesso l’aria lombarda in questi giorni raggiunge concentrazioni di inquinanti atmosferici molto superiori a quelli che l’Organizzazione Mondiale della Sanità indica per la tutela della salute umana e anche di quelli, ben superiori, stabiliti dalle leggi dell’Unione europea. Ancora nel XXI secolo, l’inquinamento atmosferico rimane una crisi sanitaria di cui ormai nessun esperto mette in dubbio la gravità. Classificato cancerogeno dall’OMS, l’inquinamento dell’aria in Italia causa la morte prematura di oltre 35.000 persone ogni anno ed è responsabile di allergie, malattie respiratorie e cardiovascolari. E costa alla collettività. Una recente commissione d’inchiesta del Senato francese ha calcolato il costo sanitario dell’inquinamento dell’aria per la Francia in 101,3 miliardi di euro all’anno, pari a due volte il costo sanitario legato al fumo.  Mentre il danno si riversa nelle nostre città e i funzionari dei nostri Ministeri si occupano di ben due procedure di infrazione europee in corso contro l’Italia (PM10 e NO2) per violazione dei limiti degli inquinanti atmosferici, il nostro Governo preme in questi giorni a Bruxelles per l’indebolimento degli impegni del nostro paese su questo fronte. Mentre, è ovvio, per migliorare la qualità dell’aria in maniera duratura è necessario che il governo si impegni ad alzare casomai il livello di ambizione, e ridurre le emissioni che provengono dal settore automobilistico, da quello del riscaldamento, e dall’agricoltura. In particolare non molti sanno, per esempio, che una porzione rilevante del particolato delle nostre città si produce per l’interazione fra l’ammoniaca derivante dallo spargimento dei liquami e dei fertilizzanti in agricoltura e gli inquinanti che hanno origine localmente dal traffico, dai riscaldamenti o dalle industrie. E che l’ammoniaca viene trasportata per grandi distanze dal vento. E che il nostro Governo ha, nella riunione dei Ministri dell’Ambiente Europei tenutasi lo scorso Dicembre, indebolito di ben 8 punti percentuali l’obiettivo di riduzione al 2030 proposto dalla Commissione europea e dal Parlamento di Strasburgo per questo inquinante. E di altri 14 punti percentuali quello del particolato sottile (PM 2.5). E in questo gioco delle quattro tavolette ci sta anche la decisione presa anche per merito della pressione del nostro Governo ad ottobre e poi adottata dal Parlamento di raddoppiare i livelli degli inquinanti delle auto diesel euro 6. Secondo i calcoli dell’European Environment Bureau, l’indebolimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni proposto dall’Italia causerà, se tradotto in legge, 15000 morti premature in più nel nostro paese da qui al 2030. Mentre procede la trattativa per definire la nuova Direttiva sui Limiti alle Emissioni Nazionali – il cui prossimo appuntamento sarà il 25 aprile e che si concluderà a giugno – è ora che l’Italia si impegni in maniera trasparente nella lotta all’inquinamento atmosferico. Smettendo di difendere gli interessi dei costruttori di automobili e del settore dell’agricoltura intensiva ed iniziando a proteggere, innanzitutto, la salute dei suoi cittadini.

(foto rinnovabili.it)

Fonte: ecodallecitta.it

Nelle Langhe un Barolo biologico e di qualità

vino-rosso_19280

Monforte d’Alba, nel cuore delle Langhe, la cantina Josetta Saffirio ha scelto di percorre una strada alternativa nella produzione del Barolo: trattori più leggeri per non compattare troppo il terreno, riduzione dei prodotti chimici usati nei vigneti, utilizzando solo quelli ammessi dall’agricoltura biologica, un sistema di packaging sostenibile, una corretta gestione dei rifiuti. La vendemmia 2015 nasce sotto i migliori auspici, grazie al clima favorevole dei mesi estivi e fra le soluzioni adottate dalla cantina Josetta Saffirio vi è l’utilizzo di rame e zolfo che non entrano nel ciclo linfatico e consento all’azienda vitivinicola – che produce 30-35mila bottiglie l’anno e possiede 5 ettari di vigne – di ottenere la certificazione di sostenibilità EcoProWine. La cantina si trova a Monforte d’Alba, uno degli undici comuni di produzione del mitico vino Barolo, inserito nel contesto paesaggistico che un anno fa è stato dichiarato patrimonio mondiale dell’Umanità. Fra le buone pratiche messe in atto da questi coltivatori attenti all’ambiente vi è, per esempio, l’erba tra i filari per ridurre l’erosione provocata dalle acque superficiali.

“Siamo partiti per esigenze di salute. Perché con i prodotti che utilizzavamo dell’agricoltura tradizionale stavamo male, io non riuscivo più ad andare nel vigneto. Poi siamo andati avanti. E a maggior ragione abbiamo percorso questa strada quando ci sono nati i figli”,

spiega la titolare Sara Vezza Saffirio che ha ricevuto in eredità i terreni da sua nonna Josetta. Una scelta “green” che si spera possa fare scuola.

Fonte:  Askanews

Foto Davide Mazzocco

Come le scuole possono ridurre i costi energetici e di promuovere un futuro sostenibile

Sustainability-in-Schools

Parte III di una serie di sostenibilità in tre parti da guest blogger Larry Eighmy, Managing Principal di The House Stone Group

Quando si pensa di nuovo sulla vostra educazione, quali esperienze ha avuto il maggiore impatto su di voi? Molti sarebbero citare progetti di gruppo, lavoro sul campo, e hands-on esperienze come i loro ricordi più forti di apprendimento. Personalmente, il mio 8 ° viaggio in campeggio grade mi ha aiutato a mantenere più informazioni circa l’ambiente rispetto a qualsiasi precedente lezione in aula abbia mai fatto. Tutte le istituzioni educative condividono l’obiettivo di preparare i loro studenti per il futuro, ma possono raggiungere questo obiettivo mentre simultaneamente compromesso futuro danneggiare l’ambiente? Credo che le scuole hanno l’obbligo di proteggere e migliorare il mondo si stanno preparando i loro studenti per da poter essere buoni custodi dell’ambiente-e che la procedura per ottenere non ci sono così difficile o costoso come molti sembrano pensare. Negli Stati Uniti, gli edifici consumano solo il 41 per cento della nostra energia totale , il 65 per cento della nostra elettricità, e 5 miliardi di litri di acqua potabile al giorno. Gli edifici scolastici sono tra i maggiori consumatori. E mentre alcune scuole stanno saltando sul carro di sostenibilità (ad esempio, il Dickinson College è impegnata a essere completamente carbon neutral entro il 2020 ed è stato nominato America 3 ° Greenest Collegio dalla rivista Sierra ), altri sono molto più indietro. Inoltre, molti amministratori della scuola sono completamente all’oscuro di questi edifici ‘ intensità consumo di energia (la quantità di energia elettrica, gas e petrolio che consumano ogni mese per piede quadrato) o quanto grande la loro impronta di carbonio è. Le scuole spesso rifuggire da azioni che potrebbero renderli più rispettosi dell’ambiente, come l’energia audit-a causa del costo iniziale di questi servizi. Tuttavia, in realtà, c’è una scuola di risorse hanno già che potrebbe aiutarli a ridurre il loro consumo di energia: i loro studenti. Come possono gli studenti aiutare le scuole a ridurre i costi energetici e le emissioni, mentre anche imparare a conoscere la sostenibilità? Attraverso un metodo chiamato apprendimento basato su progetti.Progetto- o di apprendimento basato su problemi (PBL) è un modello educativo che organizza l’apprendimento intorno a progetti –o a risolvere un problema. PBL si allontana dai tradizionali silos singolo soggetto e memorizzazione meccanica e invece si concentra più sulla collaborazione, lavoro interdisciplinare, creatività, e problemi del mondo reale soluzione. Nel PBL, insegnanti agiscono più come facilitatori di istruttori e guidare gli studenti a imparare concetti e risolvere i problemi da soli, piuttosto che dire loro come. L’incorporazione di PBL nei programmi scolastici rappresenta un grande cambiamento nel sistema educativo degli Stati Uniti, un sistema che non è cambiata in modo significativo da quando è stato progettato nel 1893 (il film 2015 Sundance Selezione maggiori probabilità di successo esplora questa idea in modo approfondito). Allora, gli studenti entrano nella forza lavoro dovevano possedere una serie di competenze standardizzati per integrarsi facilmente in crescita dell’economia industriale americana. Oggi, le tecnologie in grado di eseguire molti lavori precedentemente a propulsione umana, e di Internet ha diminuito la necessità di memorizzazione meccanica. Migliori aziende americane ora preferiscono assumere persone innovative, collaborative, e la risoluzione di problemi con esperienza di PBL rispetto a quelli con GPA perfetti e punteggi SAT. In un 2014 New York Times un articolo intitolato ” Come ottenere un lavoro presso Google , “Thomas L. Friedman riassume l’approccio di Laszlo Bock ad assumere a Google, affermando:” Attenzione. La tua laurea non è un proxy per la vostra capacità di fare qualsiasi lavoro. Il mondo si preoccupa solo e paga on-cosa si può fare con quello che sai (e non si preoccupa di come hai imparato) “.

Infondendo PBL con la sostenibilità, le istituzioni educative possono lavorare per ridurre la loro impronta di carbonio aiutando a preparare gli studenti a costruire un’economia sostenibile. Attraverso PBL, gli educatori possono dare agli studenti esperienza hands-on di apprendimento, insegnare loro a valutare le questioni ambientali direttamente connesse con la scuola e allo stesso tempo monitorare l’impatto ambientale della scuola. Gli studenti possono eseguire audit energetici e contabilità dei gas serra e contribuire ad azione per il clima piani a aiutare le loro scuole diventano più rispettoso dell’ambiente a un costo inferiore rispetto a quando tali servizi sono stati esternalizzati. La mia azienda ha visto l’efficacia della sostenibilità infuso PBL in azione grazie alla partnership con molti dei nostri clienti di formazione, tra cui Broughal scuola media , in una efficienza energetica Keystone premio Alleanza programma -winning chiamato “LEED per Gingerbread case.” Volevamo informare il studenti circa LEED e verde-costruzione di strategie al di fuori di un approccio tradizionale in aula, e la costruzione del Broughal è stato certificato LEED oro. Gli studenti sono stati forniti con una quantità limitata di materiale casa di marzapane (biscotti, caramelle, glassa, e simili) e un elenco di crediti LEED che potevano cimentarsi nella progettazione della loro casa di pan di zenzero. Lavorando in gruppi di cinque, sono stati dati un pomeriggio di progettare e strategicamente scegliere quale bioedilizia strategie avrebbero incorporare nel disegno. Le case sono state poi giudicate e ha ottenuto da parte di professionisti di bioedilizia e membri della comunità. Entro la fine del programma, gli studenti avevano imparato ciò che la targa sul muro di LEED loro scuola ha significato e ha guadagnato esperienza di lavoro in una squadra di loro coetanei, ed erano visibilmente in fermento con entusiasmo e soddisfazione su quello che avevano appena raggiunto.Gingerbread-LEED-Houses

PBL non dovrebbe fermarsi a livello di scuola primaria. In realtà, ho visto quanto sia efficace a livello di college PBL è nella produzione di lavoratori indipendenti, innovativi e di successo nella mia azienda, come molti dei miei colleghi hanno partecipato alla US Department of Energy Solar Decathlon con le squadre collegiale. Sostenibilità mentalità PBL può anche essere attuata al di fuori delle istituzioni educative. Case, edifici per uffici e altri campus comprendono la nostra vita quotidiana e contribuiscono in modo significativo alla nostra impronta di carbonio. Questi edifici devono essere utilizzati come laboratori per l’apprendimento e l’innovazione a tutte le età. Attraverso l’apprendimento basato su progetti, la nostra nazione può facilmente diventare più rispettosa dell’ambiente consapevole e preparare la transizione verso un’economia senza emissioni di carbonio.LE-head-shot-2013-12-150x150

Larry Eighmy è il principale delegato di The House Stone Group, che aiuta i clienti a trovare la sovrapposizione tra sostenibilità finanziaria e ambientale attraverso la gestione dell’energia, i piani d’azione del clima, gestione delle strutture, e servizi di progettazione sostenibile. La società ha servito più di 250 clienti, da Lehigh Valley, in Pennsylvania ai Caraibi e in Estremo Oriente.L’azienda pratica ciò che sostiene, come dimostra lo sviluppo di un Zero Carbon Quartiere al Flat Iron in Sud Bethlehem, Pennsylvania, dove la società ha sede.

Fonte: mariasfarmcountrykitchen.com

“Con il riuso e la riparazione l’economia locale cresce”, intervista a Roberto Cavallo

Nel mezzo della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti, il direttore Paolo Hutter ha intervistato Roberto Cavallo, amministratore delegato della cooperativa ERICA ed autore del libro “Meno cento chili”. Riutilizzo, riciclo, economia circolare ed economia locale gli argomenti della conversazione381169

di Paolo Hutter

In occasione della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti abbiamo guardato i dati sulla produzione complessiva di rifiuti solidi urbani pro-capite di vari paesi europei e constatato che ci sono paesi che fanno più rifiuti pro-capite dell’Italia.
Ma allora i paesi avanzati producono più rifiuti?

È un assunto di base dell’economia tradizionale, dell’economia che definiamo lineare. Soprattutto lo è stato fino alla crisi iniziata col 2008. Sì, paradossalmente, o non tanto, la quantità di rifiuti prodotti è considerata un indicatore di benessere. E più potere d’acquisto ha sempre o quasi significato anche più scarti.

Ma non dovrebbe essere più avanzata la capacità di ridurre i rifiuti?

Dovrebbe ma non è facile arrivarci. Guardiamo all’Italia e alla sua difficoltà di star dietro alla Germania, che pure non è un esempio coerente di virtù. Dal 98 al 2008 in Italia siamo passati da un potere d’acquisto medio di 28.500 dollari fino a 31 mila poi ridisceso a 28.500. Ma la produzione media pro-capite di rifiuti è passata dai 450 kg/abitante del 98 ai 550 del 2007. E solo dopo, lentamente, ha cominciato a decrescere. E anche adesso capita che la pattumiera decresca meno del potere d’acquisto (quest’anno 2014 non è escluso che si torni a un leggero aumento, NdR).
In Germania negli stessi 10 anni si è passati da 31 mila dollari di potere d’acquisto medio a 35 mila per ridiscendere solo a 33 mila. Ma a differenza dell’Italia nello stesso periodo si è consolidato un calo del 10% nella produzione dei rifiuti. In Italia è addirittura successo che la pattumiera in certi momenti sia diminuita meno del potere d’acquisto.
Ma la differenza tra una produzione di rifiuti bassa perché si è più poveri e una riduzione dei rifiuti perché aumentano i processi virtuosi qual è, dove sta?

Interventi strutturali (e in prospettiva le stesse direttive europee) possono far diminuire i rifiuti passando da una economia lineare a un’economia circolare, ovvero a un’organizzazione produttiva e ad uno stile di vita che privilegiano il riutilizzo, o almeno, il riciclo. L’economia circolare, oltretutto, essendo capace di preparare al riuso, è quella più labour intensive, cioè quella che ha più necessità di lavoro locale per unità di prodotto. Nell’economia lineare, tradizionale, usa e getta, il frigorifero rotto si butta via e quasi tutto si produce lontano, fuori dalla Ue. Nell’economia circolare, invece, il frigorifero lo si ripara e, se si abbinano bene riuso riparazione e riciclo, questa è tutta economia locale che cresce.

Qualche anno fa hai scritto il libro Meno Cento Chili. Come rivedi oggi quel discorso, quelle cifre?

Il ragionamento di diminuire di cento chili a testa partiva dalla media dei paesi europei più ricchi, che all’incirca nel 2010 era di 550 chili a testa per anno. Adesso direi che bisogna andare ancora più giù, che si può ridurre di ben oltre i cento chili a testa. E, parallelamente a questo, altre cose funzioneranno meglio. Pensate al mercato dell’usato e della riparazione che in Italia è cresciuto del 18 %. In varie zone d’Europa ci si sta muovendo, nelle Fiandre, in Catalogna si fanno cose ottime. Anche in Italia, naturalmente, in alcune zone, perché la crisi insegna a cambiare punto di vista.

 

fonte: ecodallecitta.it

 

Re-start party, ecodesign e cucina anti spreco: a Milano torna Giacimenti Urbani

unnamed

Dal 21 al 23 Novembre prossimi torna a Milano Giacimenti Urbani, evento per conoscere tutte le risorse offerte dai rifiuti che produciamo ogni giorno. Giunto alla seconda edizione e inserito all’interno della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti, ospiterà mostre sull’ecodesignaperitivi a basso impatto ambientale, giochi per bambini realizzati con materiali di recupero, workshop per aggiustare gli oggetti rottishowcooking per imparare a evitare gli sprechi in cucina, e trasformerà la Cascina Cuccagna in uno dei luoghi più virtuosi d’Italia. Alla Cascina Cuccagna di Milanodal 21 al 23 Novembre, ritorna Giacimenti Urbani, mostra evento dove comprendere il valore e le potenzialità dei rifiuti nella vita di tutti i giorni, così preziosi da poter essere considerati i giacimenti del Terzo Millennio. Giunto alla seconda edizione, e come sempre inserito all’interno della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti, l’evento prevede mostre, incontriworkshop pratici, barattore-start party per conoscere tutte le possibilità offerte da ciò che buttiamo ogni giorno nella spazzatura.  L’inaugurazione di venerdì 21 sarà dedicata alla lotta allo spreco di cibo. Si parlerà della Milano Food Policy, sarà presentata Expolis, una app per ridistribuire ai senzatetto il pane invenduto dalle panetterie direttamente dallo smartphone, mentre Davide Longoni proporrà uno showcooking con ricette a base di pane secco. Sarà poi presentata la campagna “Don’t play with food” a cura della Scuola di Cinema di Milano, e si terminerà con un Aperitivo a Zero Rifiuti a cura del Ristorante Un posto a Milano, che garantirà un doggy-bag a tutti i clienti che avanzeranno del cibo. La mattinata di sabato 22 sarà all’insegna di “Less is more”, con una mostra sugli esempi dieccellenza nel packaging, mentre i direttori generali Consorzi Nazionali (Cial, Corepla, Rilegno, Consorzio Ricrea e Comieco) faranno una fotografia sullo stato dell’arte della raccolta differenziata in Italia. Fabio Tamborrini del Politecnico di Torino indagherà sul ruolo del packaging come strumento di comunicazione e Marinella Levi di +Lab del Politecnico di Milano affronterà il tema dello sviluppo delle tecnologie digitali nel medesimo ambito. In serata seguirà un Sugheritivo: a chi porterà un tappo di sughero verrà offerto un bicchiere di vino. Un’iniziativa inserita nella campagna “Io sto con il sughero” sostenuta dall’Associazione Portoghese dei Produttori di Sughero. La serata si concluderà con un Re-start Party, dove sarà possibile imparare ad aggiustare gli oggetti invece di buttarli. Domenica 23, in mattinata, sarà presentata la Mappa dei Giacimenti Urbani, un progetto di mappatura online delle attività del territorio – per ora milanese, ma che presto si espanderà alle principali città italiane – che favoriscono la riduzione dei rifiuti attraverso la riparazione, il riciclo, il riuso creativo e lo sharing.  Nei giorni di evento, si svolgeranno molti workshop e laboratori per grandi e piccoli: da quello che insegnerà come realizzare il sapone di marsiglia a partire dall’olio alimentare esausto a quello sul riciclo creativo dei pallet, fino al laboratorio per imparare a realizzare giochi per bambini con materiali di recupero. E ancora swap party, suggerimenti su come rinnovare capi fuori moda o taglia e punti di raccolta differenziata per lampadine a basso consumo e neon a cura di Amsa nell’ambito dell’iniziativa Nuova Luce al Recupero. “Dopo il successo della scorsa edizione, abbiamo capito che l’idea di proporre un evento informativo e pratico su come ridurre i rifiuti era importante e necessario” ha dichiarato Donatella Pavan, ideatrice di Giacimenti Urbani. “Anche quest’anno abbiamo cercato di offrire ai visitatori una panoramica completa su tutte le possibilità offerte dagli scarti di ogni giorno”.

Qui il press kithttps://www.dropbox.com/sh/03bdjyifbdsvmxc/AAAGPuFHFdWAbkL5WsKiRIuya?dl=0

Giacimenti Urbani si svolgerà dal 21 al 23 Novembre 2014 alla Cascina Cuccagna di Milano, in via Cuccagna 2 (MM3 Porta Romana e Lodi Tibb). La manifestazione ruoterà attorno ad alcuni concetti chiave: ridurre il numero di rifiuti che ciascun cittadino produce, raccogliere correttamente ciò che va buttato, riciclare i materiali, riusare ciò che può essere ancora utile, ripensare, attraverso la ricerca, ciò che ancora non può essere riciclato, recuperare oggetti o materiali individuando nuove funzioni. L’evento è un progetto di Donatella Pavan e Associazione Consorzio Cantiere Cuccagna, nell’ambito della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti. In collaborazione con Giovanna Fra.
Sponsor: Cial, Comieco, Consorzio Ricrea, Corepla, Rilegno. Sponsor tecnici: Ecozema, Smurfit Kappa, Un Posto a Milano
Mediapartner: Wired, Valori, Nonsprecare, BestUp, Bioecogeo, GreenPlanner
Maggiori informazioni su: www.giacimentiurbani.eu e www.cuccagna.org

Fonte: pressplay.it