Non si ricicla? Allora non lo compro

Rifiuti: la parola d’ordine è ridurre, non più solo riciclare. E per ridurre non basta, appunto, il riciclo: occorre cambiare a monte la progettazione delle merci che arrivano sul mercato. E, fatto non secondario, occorre che sempre più cittadini scelgano di fare acquisti consapevoli, eliminando dal carrello della spesa ciò che finisce nell’indifferenziato.9676-10451

Vi ricordate quando Rossano Ercolini di Zero Waste Italia lanciò un anno fa la campagna “La doppia sporca dozzina” contro i prodotti non riciclabili? L’iniziativa aveva il coinvolgimento del Centro Ricerca Rifiuti Zero del comune di Capannori, Zero Waste Italy e l’Associazione Ambiente e Futuro per Rifiuti Zero. Ebbene, a poco più di un anno di distanza si è ancora lontani dal cambio di paradigma, ma una cosa è certa: la situazione è tale da non concedere più tempo. A nessuno. Attuando i primi sette passi del percorso rifiuti zero, come spiega Ercolini, le comunità possono arrivare a risolvere fino all’85% del problema rifiuti, trasformandoli in risorse con la pratica della raccolta differenziata porta a porta, le isole ecologiche e i Centri per la riparazione e il riuso (per abiti, scarpe, borse, mobili, elettrodomestici, computer ecc.). Ma resta un 15% di indifferenziato ed è anche e molto su quello che occorre agire; per riprogettarne la produzione. Si sa ormai che ridurre è la parola chiave; anche l’Unione Europea, nella sua piramide sulla gestione dei rifiuti, la mette al primo posto. Ma come è possibile diminuire il numero di rifiuti non facilmente riciclabili?  Ercolini suggerisce due strade: la prima è quella della sensibilizzare delle persone agli acquisti consapevoli, la seconda, maggiormente incisiva e su cui puntare con forza, è quella della riprogettazione industriale di beni e prodotti, principio alla base dell’economia circolare, e la responsabilità estesa del produttore, che spesso è rappresentato da grandi imprese multinazionali. Secondo gli studi del Centro Ricerca Rifiuti Zero del comune di Capannori, Zero Waste Italy e l’Associazione Ambiente e Futuro per Rifiuti Zero, sono 24 i prodotti denominati, appunto, “la doppia sporca dozzina”:

  •     pannolini, pannoloni ed assorbenti femminili
  •     cotton fioc
  •     accendini mono uso
  •     spazzolinotubetti di dentifricio e spazzolini da denti
  •     figure adesive
  •     scontrini fiscali
  •     capsule e cialde per il caffè monoporzionato
  •     appendini in plastica
  •     CD, Floppy disk
  •     chewingum
  •     rasoi usa e getta
  •     mozziconi di sigarette
  •     stoviglie usa e getta
  •     penne a sfera e pennarelli
  •     guanti in lattice monouso
  •     salviette umidificanti
  •     cerotti per medicazione
  •     nastro adesivo
  •     carta carbone e carta forno
  •     carta plastificata
  •     tovaglie e tovaglioli in tessuto non tessuto (TNT)
  •     carte di credito, bancomat e tessere plastificate
  •     lettiere sintetiche per gatti e altri animali domestici

Vediamone nel dettaglio alcuni con le possibili alternative in commercio.

Assorbenti femminili, pannolini e pannoloni  – Questo “flusso” di rifiuti, come ci ricorda Ercolini, rappresenta circa il 25% del totale dei rifiuti urbani residui (RUR) e quindi una delle “voci” più importanti per abbattere la produzione di rifiuti difficilmente riciclabili. Per gli assorbenti esistono alcune alternative, ad esempio, in commercio si trovano quelli biodegradabili da conferire nell’organico (ma non nell’auto-compostaggio in quanto richiedono un trattamento negli impianti industriali di compostaggio), altra alternativa è rappresentata dalla coppetta mestruale igienica e funzionale. Per i pannolini l’alternativa più efficace rimane il pannolino lavabile che, però, per essere sufficientemente comoda va integrata con un servizio di lavanderia per permettere alle famiglie di disporre, ad un costo ragionevole, del servizio di lavaggio, se non intendono effettuarlo in autonomia. Si potrebbe pensare, ad esempio, di ubicare il servizio di lavanderia negli asili nido facendolo, magari, gestire da una cooperativa sociale. Più complicato è il problema dei pannoloni, per i quali risulta utile fare i conti con lo “stato dell’arte”, ovvero con tutte quelle tecnologie in grado di riciclare questi rifiuti evitando così la produzione di una mole di scarti destinati solo ad essere smaltiti.

Cotton Fioc – Le alternative a quelli non riciclabili, spesso scaricati nel water close e quindi corresponsabili dell’inquinamento da plastiche nei mari, ci sono; ne esistono, infatti, di vegetali ed anche in plastica biodegradabile.

Accendini mono uso – Si può fare a meno degli accendini usa e getta utilizzando quelli ricaricabili (USB). Certo, all’inizio costano di più ma possono durare molto a lungo.

Spazzolini da denti – Ne esistono di canna di bambù interamente biodegradabili (ed auto compostabili) come esistono quelli in cui si può sostituire la parte a contatto con i denti, ovvero la testina consumata.

Tubetti di dentifricio – Esiste il dentifricio in pastiglie in confezioni di vetro/carta e quindi riciclabili. Interessante e simpatico anche prodursi in proprio il dentifricio. Ovviamente, questo per i più motivati e coerenti.

Figurine adesive – Esistono alcune soluzioni per ridurre o evitare di ricorrere agli adesivi (le figurine adesive non possono essere riciclate perché plastificate). Tra le altre soluzioni, quella dell’album prodotta dal WWF nel quale si sistemano le figurine non plastificate negli appositi angoli “ad incastro”.

Scontrini fiscali in carta termica – Gli attuali scontrini sono prodotti in carta chimica non riciclabile (vanno messi nell’indifferenziato), dal 1996 se ne prevede la dismissione ed un sistema alternativo che mantenga tutte le caratteristiche tese ad evitare le evasioni fiscali. Purtroppo il loro utilizzo continua nonostante si possa procedere nello stessa funzione attraverso sistemi informatizzati.

Capsule e cialde per il caffè monoporzionato – Questo caso studio è certo il più famoso lanciato nel 2010 dal CRRZ che ha portato alcune importanti marche di caffè ma anche la grande distribuzione a produrre sistemi in plastica biodegradabile. La battaglia non è vinta ma sono stati fatti dei passi nella giusta direzione.

Appendi abiti (in plastica) – A differenza di quelli in ferro, che possono essere conferiti nelle isole ecologiche (i metalli sono ben remunerati), quelli in plastica, dopo una circolare di COREPLA (che li riconosce parte dell’imballaggio), possono essere conferiti nel multi-materiale. Così la doppia sporca dozzina fortunatamente perde un membro che nessuno rimpiange.

CD–DVD – Abbiamo appreso che possono essere facilmente riciclati. Il CD è in policarbonato e i DVD in PVC. Il problema purtroppo non si risolve perché se tali possibilità tecniche di riciclo sono disponibili, esse possono valere per i venditori di “dischi” e non per le utenze domestiche che dovrebbero essere informate sulla necessità di conferire tali prodotti nelle isole ecologiche (in alternativa al loro smaltimento). Una buona idea potrebbe essere quella di fornire i negozi di dischi e tutte le scuole di appositi contenitori dove conferire i vecchi CD.

Gomme da masticare – Esiste un’unica gomma biodegradabile disponibile grazie al mercato equo e solidale.

Rasoi usa e getta – Per questi prodotti oggi si punta a promuovere soluzioni commerciali che moltiplicano il numero delle prestazioni di un’unica lametta. Meglio, sempre, la testina ricaricabile.

Mozziconi di sigarette – Meglio non fumare! Comunque per la normativa vigente i mozziconi devono essere raccolti attraverso sistemi diffusi dai Comuni e gli abbandoni devono essere sanzionati con multa. Talvolta all’abbandono della “cicca” corrisponde l’abbandono in strada del pacchetto che invece è perfettamente riciclabile essendo in cartoncino e foderato all’interno con carta stagnola.

Stoviglie usa e getta – I Comuni possono fare tanto, ad esempio usare nelle mense pubbliche solo piatti in ceramica e normali posate e dotare le strutture di lavastoviglie. In feste, sagre e simili, si può, nell’ordine, usare la cellulosa della canna da zucchero (piatti, bicchieri ecc. completamente compostabili ed auto compostabili), contenitori realizzati con foglie di palma e solo in ultimo le bio plastiche. Occorre, in proposito, che i Consigli comunali adottino specifici regolamenti modulando con incentivi e disincentivi il ricorso alle buone pratiche.

Penne e pennarelli – Per i pennarelli che i bambini a scuola consumano in quantità notevoli abbiamo trovato alcune marche che vendono pennarelli ricaricabili che il Centro Ricerca Rifiuti Zero (CCRZ) sta testando per verificarne le prestazioni.

Carta forno – Bisogna fare attenzione al momento dell’acquisto, infatti, sul mercato sono disponibili modelli biodegradabili conferibili nell’organico. Qui la sensibilità del consumatore può fare la differenza !

Fonte: ilcambiamento.it

Annunci

Ecco come ti sistemo il rifiuto…

Ridurre e riciclare i rifiuti è divenuta una necessità impellente, una priorità, perché ci stanno letteralmente seppellendo. Impegnamoci dunque, fin da subito, in prima persona per iniziare dal nostro quotidiano.9657-10431

Pubblicità Progresso , grazie alla  campagna “Ci Riesco”, ha diffuso suggerimenti e buone pratiche su molti dei temi che consentono risparmio e minore impatto ambientale. La campagna si articola su otto temi: acqua, energia, aria, cibo, rifiuti, abitare, mobilità e salute. Per ciascuno di essi è proposto un decalogo di buoni consigli da seguire. Per quanto riguarda i rifiuti, le azioni da implementare sono: recupero, riutilizzo, riciclo, insieme alla ricerca di ridurre il più possibile la produzione di rifiuti a livello domestico. La produzione pro capite di rifiuti urbani in Italia ammontava nel 2012 a 505 kg/abitante, in diminuzione rispetto ai 528 kg/abitante nel 2011. Questi numeri sono legati alla crisi economica ma sono contemporaneamente influenzati da modelli di consumo e modelli produttivi più virtuosi e attenti alla prevenzione e al contenimento della produzione dei rifiuti.

Ecco quindi i buoni consigli per i rifiuti.

Differenziare la raccolta dei rifiuti

Facendo la raccolta differenziata, si garantisce la restituzione di alcuni materiali all’ambiente in maniera responsabile e sotto forma di nuovi prodotti.  L’utilizzo corretto dei sistemi di raccolta garantisce la tutela dell’ambiente ed il recupero delle risorse. Ogni Comune redige le sue regole a partire dalla raccolta domiciliare e dai contenitori dislocati per la città fino alle stazioni ed alle piattaforme ecologiche per i rifiuti speciali. È necessario rispettare alcune semplici regole, pubblicate e messe a disposizione da ogni Comune che dovrà garantire l’efficienza del processo e contribuire alla tutela dell’ambiente. Ogni materiale, riciclato nella modo giusto, rinasce inserendosi in un nuovo ciclo di vita.  Ad esempio, dai rifiuti organici si ottiene il compost che è un concime naturale che mantiene il terreno sano e fertile; anche il vetro, ad esempio, si può riciclare al 100% risparmiando l’energia impiegata per la produzione di nuovi materiali. Meglio ancora la raccolta differenziata di plastica, acciaio e alluminio (che spesso si raccolgono insieme nello stesso cassonetto) si rivela perfetta per il riciclo in quanto è possibile dare a questi rifiuti una seconda vita per diventare nuovi oggetti che tutti noi usiamo ogni giorno come: una panchina (in plastica), una bicicletta (in alluminio) oppure una chiave inglese (acciaio). I rifiuti lasciati per strada oppure inseriti nei cestini non adattati rendono le attività di riciclo più lente e complesse con effetti sulla qualità dell’ambiente che ci circonda.

Ma anche:

  • Privilegiare oggetti non usa e getta
  • Recuperare oggetti da dismettere
  • Riutilizzare i prodotti abituali
  • Preferire confezioni di origine riciclata
  • Smaltire adeguatamente i rifiuti pericolosi
  • Portare i rifiuti speciali in discarica
  • Utilizzare i rifiuti organici per compost
  • Valorizzazione dei rifiuti inorganicin2f7ziv

Fonte: ilcambiamento.it

Corepla ed Explora insieme per Plastica Preziosa

plastica

Martedì 30 maggio, alle ore 12, ad Explora – Il Museo dei bambini di Roma, inaugurerà Plastica preziosa, il primo laboratorio in Italia pensato per far sperimentare ai bambini il riciclo della plastica. L’iniziativa è promossa dal museo insieme a Corepla. Corepla, il Consorzio Nazionale per la Raccolta, il Riciclaggio ed il Recupero degli Imballaggi in Plastica, compie vent’anni ed è un soggetto di diritto privato senza scopo di lucro e con finalità di carattere sociale, finanziato dal Contributo Ambientale CONAI sugli imballaggi immessi sul mercato nazionale, (prodotti in Italia o importati sia vuoti che pieni) determinato e gestito dalle Imprese tramite lo stesso CONAI, quindi del tutto estraneo alla fiscalità pubblica e dai proventi delle vendite dei rifiuti valorizzati a valle della raccolta differenziata. Explora è un museo privato che non riceve finanziamenti pubblici per la propria gestione se non tramite bandi regionali, nazionali e internazionali a cui partecipa: il biglietto di ingresso al museo costituisce la modalità di autofinanziamento più importante per Museo dei Bambini Società Cooperativa Sociale Onlus.

Fonte: ecoblog.it

In Svezia il primo centro commerciale del riuso

Vestiti e oggetti recuperati, riciclati o riparati. Nasce in Svezia il primo centro commerciale specializzato nella vendita di prodotti di seconda mano. L’obiettivo è quello di promuovere il consumo critico e favorire l’economia circolare. Non un semplice negozio dell’usato, ma un vero e proprio centro commerciale del riuso e del riciclo: quattordici negozi più un ristorante che serve cibo rigorosamente biologico e a chilometro zero. È la ReTuna Återbruksgalleria  (o Retuna Recycling Gallery) nella città di Eskilstuna, Svezia, a circa un’ora e mezza di macchina dal centro di Stoccolma. Ogni esercizio commerciale è specializzato nella vendita di oggetti riciclati, riparati o ristrutturati: da mobili, vestiti, computer o altre apparecchiature elettroniche fino ai materiali edili.11898644_1479743088988088_3949023328758040064_n

Al suo interno il centro ha uno spazio dove le persone possono lasciare gli oggetti di cui si vogliono disfare. Qui gli addetti li selezionano, li riparano, li ripuliscono e li rendono pronti per essere rimessi sul mercato. “Le persone che lasciano qui le proprie cose usate – scrive la direttrice del centro sul sito – devono sentire di aver fatto qualcosa di buono per l’ambiente”. Il centro è di proprietà comunale ma i negozi sono gestiti da imprese private e sociali, in modo da dare spazio e opportunità alle start-up dell’artigianato. Obiettivo del centro commerciale è quello di sperimentare un nuovo modo di fare shopping, senza danneggiare l’ambiente. Tutti i negozi al suo interno sono in linea con lo scopo del progetto perché, come si legge sul sito “sostenibilità significa ottenere di più con le risorse che abbiamo già”. Tra le offerte del centro è stato pensato anche uno spazio educativo che offre un corso annuale di “progettazione, riciclo e riuso”, vengono poi organizzate anche singole lezioni per perfezionare le tecniche del fai-da-te e si realizzano brevi tour per quanti fossero interessati a raccogliere maggiori indicazioni sul funzionamento del progetto.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2017/05/svezia-primo-centro-commerciale-riuso/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Repair Cafè, incontrarsi per dare nuova vita agli oggetti

Incontri spontanei tra persone che vogliono riparare oggetti malfunzionanti e farli tornare come nuovi. Nato in Olanda diversi anni fa, il Repair Cafè è sbarcato anche in Italia. L’iniziativa organizzata qualche giorno fa a Perugia dal Coordinamento Regionale Umbria Rifiuti Zero ha visto un’ampia partecipazione ed una percentuale di recupero degli oggetti del 100%! Voce del verbo riparare, attività che i fautori del modello di sviluppo fondato sull’ “usa e getta” hanno fatto di tutto per farci dimenticare. E ancora, “riparare costa di più che ricomprare”, credendo a questo ritornello senza approfondire le ragioni abbiamo creato montagne di rifiuti. Eppure allargando la prospettiva si scopre che è possibile riparare, anche con spesa contenuta, si scopre che l’industria produce prodotti con obsolescenza programmata ed è questa la ragione più grave perché per far girare l’economia (dell’usa e getta) facciamo pressione sull’ambiente con prelievo di materie prime, ormai in via di esaurimento, e con sempre maggiori superfici sacrificate come discariche di rifiuti. Sulla scia di queste riflessioni ha preso il via il primo Repair Cafè in Olanda diversi anni fa, nello specifico per riparare i piccoli elettrodomestici, da allora la pratica si è diffusa coinvolgendo i cittadini dal basso e sono aumentati i settori d’intervento con riparazioni di sartoria, elettrodomestici più grandi, falegnameria, telefonia varia ecc.

image

Il Repair Café nasce dunque con l’idea di avvicinare le persone ad un rapporto più consapevole e sostenibile con gli oggetti, in un’atmosfera piacevole, davanti ad un bicchiere di vino o una tazza di tè. Anche il Coordinamento Regionale Umbria Rifiuti Zero con l’obiettivo di diffondere la cultura della sostenibilità fatta di piccoli gesti quotidiani ha organizzato il Repair Cafè con il Repair man Alessandro Cagnolati, che si presenta sempre con un trolley pieno di attrezzi incredibili. Lui ha accolto il nostro invito per sondare il terreno perugino insieme a noi e capire se il progetto ha un gradimento, ma soprattutto se può essere avviato con riparatori locali che garantiscano degli appuntamenti a cadenza fissa.20170410_172824

Il Repair Cafè al PostModernissimo di Perugia

Il primo Repair Cafè si è tenuto il 10 aprile nella saletta del cinema PostModernissimo di Perugia, e ha visto la partecipazione di una decina di persone tra curiosi, riparatori appassionati e partecipanti con oggetti da riparare. La percentuale di oggetti che riesce a riparare di solito va dal 60 al 70%, la rimanente rimane in attesa di altre soluzioni prima di andare in discarica, per esempio di fare da riserva pezzi di ricambio per oggetti uguali o compatibili. La percentuale di questo incontro è stata del 100% perché gli oggetti erano pochi e tutti di facile e immediata soluzione, quindi un ottimo inizio per proseguire!

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2017/04/repair-cafe-incontrarsi-dare-nuova-vita-oggetti/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Made in Carcere: una rivoluzione solidale nel mondo della moda

 

Luciana delle Donne, ex manager nel settore bancario, ha deciso di cambiare completamente vita e ha creato in Puglia la cooperativa sociale Made in Carcere che offre lavoro in tutta Italia a donne detenute per reati minori. Una seconda vita per le persone e… i tessuti: Made in Carcere realizza infatti i propri gadget, accessori e borse utilizzando materiali di scarto che altrimenti andrebbero perduti.   “Il bello si può costruire in ogni luogo”. Sono queste le parole di Luciana Delle Donne quando spiega la motivazione che l’ha spinta a cambiare vita e a fondare Made in Carcere, un progetto che nelle prigioni di Lecce e Trani insegna alle donne detenute il mestiere tessile, riciclando tessuti provenienti dalle eccedenze delle aziende che sostengono questa iniziativa. Borse, cravatte e braccialetti, ce n’è per tutti i gusti e non resta che scegliere.

L’avventura di Luciana con “Made in Carcere” inizia nel 2008, dopo 20 anni passati a lavorare nel mondo della finanza nel campo dell’innovazione tecnologica. Ad un certo punto si era manifestata in lei l’esigenza sempre più forte di cambiare e dare un taglio netto. Luciana racconta che da quell’esperienza non riceveva più stimoli, i soldi e la possibilità di avere successo erano un film già visto: aveva bisogno di una “sfida impossibile” e l’ha trovata nell’innovazione sociale, nel tentativo di dare una seconda possibilità alle donne ai margini della società.11

“Le persone che hanno commesso un reato non sono il reato – sottolinea Luciana – ed è fondamentale restituire dignità a chi vive in questi luoghi”. E dati alla mano conviene: secondo le statistiche l’80% delle persone che lavorano in carcere non tornano a delinquere perché dietro le sbarre trovano una via per il riscatto e non solo rabbia e repressione. Una seconda vita per le persone dunque, ma anche per i tessuti: con “Made in Carcere” lo scarto diventa una ricchezza e si trasforma in oggetti bellissimi, grazie al lavoro delle donne e delle aziende che le sostengono. Citando Ann Leonard, Luciana ricorda infatti che “consumiamo e generiamo rifiuti come se avessimo tre pianeti a disposizione, invece ne abbiamo uno solo”.8

Quando le chiedono se si è mai pentita della sua scelta Luciana ammette che si guarda ogni giorno allo specchio constatando quanto sia faticoso, ma il suo progetto sta crescendo e non tornerebbe mai indietro. Anzi pensa al futuro e a come ampliare il raggio di azione: presto, una produzione di biscotti senza zucchero nelle carceri minorili.

 

Intervista: Daniel Tarozzi e Paolo Cignini
Realizzazione video: Paolo Cignini

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2017/02/io-faccio-cosi-156-made-in-carcere-rivoluzione-mondo-moda/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Torino, sabato 4 febbraio a Mirafiori la ‘Festa delle 5 ERRE’

386884_1

Nell’ambito del progetto Mirafiori Social Green, il 4 febbraio nella Casa nel Parco di Mirafiori si tiene una festa dedicata al tema del riuso, del riciclo, della riparazione, del risparmio e della riduzione dei rifiuti. Nell’ambito del progetto Mirafiori Social Green, Cooperativa VOV102 e Associazione ENZO B, in collaborazione con Contiamoci.com – Buone pratiche che contano, hanno ideato una giornata dedicata alla sostenibilità ambientale attraverso una festa delle 5R, dove ogni R sta per Riuso, Riduzione, Riparazione, Riciclo e Risparmio. L’obiettivo è quello di riunire in un pomeriggio tante voci accomunate dallo stesso interesse verso uno stile di vita rispettoso dell’ambiente, che valorizza l’esistente e che promuove l’importanza del riciclo. La festa si tiene il 4 Febbraio alla Casa nel Parco di Via Panetti 1 a Torino, grazie al contributo della Fondazione di Comunità Mirafiori ed è ad ingresso gratuito. Un pomeriggio in cui cittadini, associazioni e professionisti raccontano la propria esperienza, buoni esempi e buone pratiche attraverso “pillole” informative e laboratori pratici.

Ecco il programma del pomeriggio

Ore 15:00 – 18:00  Postazioni per fare

Restart PartyA cura di Restarters Torino

Porta dispositivi e piccoli elettrodomestici rotti o vecchi computer da riattivare. Tecnici volontari li aggiusteranno e ti insegneranno come evitare di trasformarli in rifiuti.

Ciclo_officina PopolareA cura di Casa nel Parco

Porta la tua bicicletta da riparare. Tecnici volontari ti aiuteranno a rifarla partire.

Mercatino di scambio dell’usatoA cura di Usato&Donato Torino

Porta abiti, accessori e oggetti domestici usati ma utilizzabili che non ti servono più e scambiali con altri che ti possono servire.

Riciclo creativoA cura di Artefizio.Lab e Atefra.

Porta lattine vuote e vecchi collant di naylon da donna e bambino da trasformare in oggetti artistici e decorativi.

Testimoni di Buone PraticheA cura di, Triciclo, Officine Creative Torino presso Hub Cecchi Point, Ecoborgo Campidoglio, Comitato Mirafiori Borgata

Ore 16:30 Workshop

Conoscere e praticareA cura di Contiamoci.com

Un percorso teorico in cui scoprire buone pratiche e semplici azioni, per ridurre lo spreco e risparmiare. E pratico: autoproduciamo insieme semplici detersivi per la pulizia della casa.

ORE 18:00 Buffet sostenibile

AperitivoA cura di Coop. Sociale Patchanka

Realizzato con la collaborazione dei commercianti locali e la donazione di eccedenze e invenduto.

ORE 18:45 Racconto per immagini e parole

“Plastiche, rotta di collisione”A cura di PopEconomix.

Un viaggio verso il mitico Passaggio a Nord Ovest per mappare la plastica che uccide gli oceani. Racconto – per immagini e voce – del giornalista Franco Borgogno, ambasciatore in Italia di 5gyres.org, progetto che combatte l’inquinamento da plastiche attraverso l’educazione, la scienza e l’attivismo.

Fonte: ecodallecitta.it

L’ecopunto: come funziona il franchising per il riciclo

L’ecopunto è un franchising del riciclo che valorizza il riciclo della plastica attraverso la remunerazione di coloro che portano i rifiuti nei centri distribuiti sul territorio

L’ecopunto è un franchising del riciclo che valorizza il riciclo della plastica attraverso la remunerazione di coloro che portano i rifiuti nei centri distribuiti sul territorio. Come aprire un ecopunto? Per avviare l’attività occorre avere una base di capitale di 10mila euro. Questa cifra è necessaria per sbrigare le pratiche burocratiche, per le royalties del primo anno di attività e per un corso di formazione sul riciclo. Nel calcolo vi è anche il noleggio dei macchinari necessari per l’attività: la compattatrice per i rifiuti e la pressa per i rifiuti cartacei, oltre, naturalmente, a una bilancia elettronica. L’acquisto dei rifiuti da parte dei cittadini si basa su tariffe fisse: un chilo di alluminio viene pagato approssimativamente 40 centesimi di euro. Per quanto riguarda il reddito, si aggira fra i 2000 e i 2500 euro al mese. Ovviamente per aprire un ecopunto occorre entrare in contatto con aziende di riciclaggio della plastica.

L’idea di rendere business i rifiuti sta prendendo piede. La cosa non è nuova, i magazzini che acquistavano materiale dai robivecchi, incluso stoffe, batterie esauste e pentole rotte, erano presenti un po’ in tutta la penisola. L’idea nuova è stata rendere franchising questo genere di commercio semplice semplice: tu porti un chilo di lattine, vetro, plastica, carta o ferro in un Ecopunto è ti viene riconosciuto un pagamento variabile in base al materiale consegnato. Insomma, un sistema di incentivazione al non buttare nell’indifferenziato risorse preziose.

Il progetto di Recoplastica, dunque avanza lentamente ma inesorabilmente e cerca nuovi franchisor. Entrare in contatto con loro è semplice ed è sufficiente inviare una mail a franchising@recoplastica.com o cooperazione@recoplastica.com, mentre i requisiti richiesti sono:

  1. Il locale che ospita un negozio Ecopunto deve avere una superficie di almeno 150-200 mq, di cui 50 mq destinati alla parte commerciale ed il resto al magazzino;
  2. A parte eccezioni, la destinazione urbanistica deve essere artigianale o industriale;
  3. E’ essenziale che il posto si trovi su una strada trafficata o in una zona di passaggio per invogliare le persone a passare di lì per lasciare i propri rifiuti;
  4. Anche un parcheggio vicino aiuta ad attirare clienti, che si fermano volentieri se riescono ad appoggiare la macchina senza impazzire;
  5. Non si devono avere carichi pendenti cioè essere imputati in procedimenti penali;
  6. Essere disposti a seguire un corso di formazione che illustra il funzionamento dell’Ecopunto;
  7. Non avere preclusioni a lavorare in cooperazione.

 

Fonte:  Recoplastica

 

Riusi e ricicli? In Svezia paghi meno tasse

Una proposta del Ministro delle Finanze svedese intende ridurre dal venticinque al dodici per cento l’Iva per chi ripara biciclette, scarpe e tessuti. La virtuosa iniziativa si pone l’obiettivo di ridurre lo spreco e valorizzare l’economia circolare.

Buone notizie per l’economia circolare dalla Scandinavia: la Svezia, su proposta del Ministro delle Finanze, ha deciso di ridurre l’Iva per chi ripara bici, scarpe e tessuti dal 25 al 12 per cento a partire da gennaio 2017, mentre saranno previste delle deduzioni fiscali (sotto forma di restituzione d’imposta) per chi deciderà di riparare gli elettrodomestici.Two men working in a Bicycle repair shop, with tools of the trade.

Gli incentivi sono coerenti con la scelta del governo svedese di ridurre le emissioni di gas serra e gli oggetti che finiscono in discarica. Secondo Per Bolund, ministro delle finanze svedese “spesso, un piccolo cambiamento apporta grandi modifiche nel comportamento, crediamo che questa scelta possa abbassare dell’87 per cento i costi del riparo e rendere più razionale la scelta di riparare la merce”.

La Svezia dimostra così di voler recepire il pacchetto dell’Unione Europea riguardo l’economia circolare, affinché oltre ad ottenere una riduzione dei rifiuti in discarica si possano creare nuove possibilità economiche dagli oggetti considerati di scarto: un nuovo modello di business olistico, in grado di vedere i prodotti e i servizi che replica in linea con il ciclo vitale naturale dove ogni fine rappresenta un nuovo inizio. E in Italia? Nel nostro Paese non mancano esempi virtuosi e straordinari di Economia Circolare. Dall’esperienza delle due siciliane Adriana Santanocito ed Enrica Arena è nata Orange Fiber, una pluri-premiata startup che ricava Tessuti sostenibili e innovativi da sottoprodotti agrumicoli.91315512_gettyimages-838426261


Kanésis
invece, nata dall’idea di Giovanni Milazzo e Antonio Caruso (anch’essi siciliani),  produce biocompositi a partire dagli scarti industriali di biomasse organiche, con l’obiettivo di sostituire la plastica petrolchimica con materiali eco-sostenibili. Italia che Cambia ha conosciuto queste e altre realtà del mondo dell’economia circolare alla Fiera delle Idee del 21 ottobre 2016 a Firenze; un tratto comune delle loro esperienze è il limbo normativo italiano che rende difficile tracciare una rotta precisa per il futuro. Sarebbe un bel segnale, per questo mondo in piena sperimentazione e crescita che trasforma lo scarto in innovazione, lasciarsi ispirare e guidare dall’esempio svedese.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2016/11/riusi-ricicli-svezia-meno-tasse/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Al via in Veneto il progetto “Equaazione”

url

Tu ricicli, io ti pago” realizzato da EverGreen Recycle, Savno, Consorzio Servizi di Igiene Territorio TV1 e Ascotrade.

Conferendo i rifiuti nei riciclatori incentivanti installati nei comuni di Conegliano, Vittorio Veneto e Oderzo, per la prima volta a livello nazionale sarà possibile risparmiare concretamente sulla tassa rifiuti semplicemente facendo bene la raccolta differenziata. Savno riconoscerà 1 centesimo per ogni bottiglia inserita negli eco-compattatori e ogni mese al cittadino che più riciclerà nei 3 comuni partecipanti al progetto sarà pagata la TARI annuale a partire da Gennaio 2017.

Chi più ricicla paga meno tasse: questo lo scopo del progetto “Equaazione – Tu ricicli, io ti pago”, unico nel suo genere a livello nazionale, che ha preso il via nel Veneto nei comuni di Conegliano, Vittorio Veneto e Oderzo. Realizzato in collaborazione con Savno srl, Consorzio Servizi di Igiene Territorio TV1 e Ascotrade srl, Equaazione punta a premiare i cittadini virtuosi che conferiscono i loro rifiuti (bottiglie di plastica PET) nei riciclatori incentivanti, dispositivi automatizzati per la raccolta e la compattazione di bottiglie di plastica. Questi macchinari consentono di rilasciare ai cittadini, in cambio di ogni bottiglia PET conferita, un bonus in euro, da utilizzare in negozi o attività convenzionate, o soldi veri, reali e spendibili tramite 2Pay, l’app su smartphone che permette di semplificare il processo di pagamento abbattendo i costi delle transazioni.

Tassa rifiuti pagata e sconti sulla bolletta della luce

Ma la principale novità dell’iniziativa Equaazione sta nel fatto che, per la prima volta in Italia, i cittadini più virtuosi potranno risparmiare concretamente sulle tasse: Savno srl riconoscerà un centesimo per ogni bottiglia inserita e da gennaio 2017 ogni mese il cittadino che più riciclerà nei 3 comuni partecipanti al progetto potrà considerare pagata la sua TARI annuale. Ascotrade, sempre da gennaio 2017, scalerà invece ai propri clienti i centesimi accumulati con il riciclo direttamente dalla bolletta della luce. Il primo eco-compattatore del progetto Equaazione, ideato da EverGreen Recycle, è stato inaugurato a Conegliano, in Via Cristoforo Colombo 84, sabato 19 novembre alla presenza del Sindaco Zambon, dell’Assessore Toppan, del Presidente del Consorzio Servizi di Igiene Territorio TV1 Giampaolo Vallardi, del presidente di Ascotrade Spa Stefano Busolin, del Presidente di Savno srl Giacomo De Luca e del Presidente Ascom Conegliano Luca Da Ros. Dal Presidente della Regione Veneto Luca Zaia sono giunti i saluti e gli auguri per la lodevole iniziativa, nata da tecnologia e innovazione di aziende venete, apprezzata da un folto pubblico di presenti.
Cosa sono i Riciclatori Incentivanti

Un sistema incentivante che ha come scopo principale quello di invogliare i cittadini a compiere la corretta raccolta differenziata e che allo stesso tempo consente di salvaguardare l’ambiente, migliorare l’arredo urbano, stimolare l’economia locale grazie agli accordi tra amministrazioni ed esercizi commerciali. Il progetto permette inoltre di realizzare una raccolta differenziata di qualità: gli eco-compattatori prodotti da Eurven srl, azienda del territorio, sono infatti predisposti per differenziare la tipologia di rifiuto materiale raccolto, riducendo fino al 90% il volume iniziale. Il macchinario è programmabile da qualsiasi dispositivo connesso ad internet, come ad esempio uno smartphone, e, attraverso una app dedicata, il gestore può monitorare tutta una serie di elementi: i dati di raccolta, la CO2 risparmiata, quanti pezzi sono stati conferiti, capire quando il macchinario è pieno, quanti coupon emessi e raccogliere i dati dei cittadini attraverso anche la lettura della loro tessera sanitaria o codice fiscale. Da remoto, inoltre, può programmare gli sconti da assegnare al singolo conferimento a seconda della scelta dell’attività merceologica.

Chi è Eurven

Eurven è leader nei sistemi a monte di raccolta differenziata, compattazione e riciclo rifiuti. Tra i suoi clienti Coca Cola, Ikea, San Benedetto, Despar, Conad, Coop, Pam, Panorama, Autogrill, Unes, Gardaland, Mirabilandia, Leroy Merlin e molti altri.

Maggiori informazioni su: www.eurven.com

Fonte: agenziapressplay.it