Un mondo più ecologico? Inizia dalla tinteggiatura delle pareti della tua abitazione

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Una recente ricerca dell’Osservatorio Compass ha confermato tutta l’attenzione degli italiani nei confronti delle case ecosostenibili, dai materiali di costruzione, fino al riciclo e al riuso. Ma c’è un altro elemento chiave: la tinteggiatura delle pareti con vernici ecologiche. Una recente ricerca dell’Osservatorio Compass ha confermato tutta l’attenzione degli italiani nei confronti delle case ecosostenibili: secondo il rapporto, il 28% degli intervistati ha dichiarato di nutrire grande interesse per questo argomento. Non è un caso, dunque, che la creazione di un mondo più ecologico parta proprio da noi e dalle nostre abitazioni. Sono diversi gli aspetti domestici che possono favorire questa missione green: dai materiali di costruzione, fino ad arrivare all’importanza del riciclo e del riuso. Fra i punti chiave di una gestione ecosostenibile della casa troviamo un altro elemento, nonché uno dei più importanti: la tinteggiatura delle pareti, che ci permette di dare nuova vita alla casa senza per questo contaminare l’ambiente. Ecco perché si tratta di un tema che merita un ulteriore approfondimento.

Ecologia e case: come applicare questo concetto con le vernici

Le vernici ecologiche e naturali sono degli strumenti indispensabili per chi desidera vivere senza inquinare e, al tempo stesso, vivere in una casa curata nel minimo dettaglio. Non a caso il concetto di ecologia può essere facilmente applicato anche alle nostre abitazioni: quando si tratta di doverle rinnovare, esistono dei modi e delle misure che ci permetteranno di farlo senza causare ulteriori danni al Pianeta. Le vernici ecologiche sono perfette per questo scopo. I motivi? Sono realizzate solo ed esclusivamente con elementi naturali, dunque non posseggono alcuna sostanza pericolosa per noi e per l’ambiente. Questo non si può dire delle vernici chimiche che, al contrario, sono particolarmente pericolose per entrambi: vengono difatti realizzate con sostanze tossiche, che possono inquinare l’atmosfera e al tempo stesso mettere a rischio la salute di chi abita in casa. Fra l’altro, rimodernare il proprio appartamento con le vernici eco è molto facile e davvero poco costoso: per la tinteggiatura delle pareti interne basta affidarsi ad uno dei tanti specialisti, ottenendo così un risultato perfetto, sostenibile ma anche economico.

Vernici chimiche ed ecologiche: un approfondimento

Le vernici chimiche vengono prodotte utilizzando delle sostanze di origine petrol-chimica: ciò vuol dire che, utilizzandole, si mette in primis a rischio la salute di chi frequenta l’abitazione. Inoltre, queste sostanze sono particolarmente nocive in quanto volatili: tendono infatti ad inquinare velocemente l’aria che respiriamo, specialmente quando vengono utilizzate per tinteggiare i muri interni della casa. Al contrario, le vernici naturali sono totalmente sprovviste di sostanze VOC (volatili) e dunque sicure per l’ambiente e per chi vi abita. Questo perché non producono effetti secondari potenzialmente gravi come le emicranie, la nausea e le irritazioni cutanee. Inoltre, non rilasciando alcun tipo di rifiuto tossico, non causano danni all’ambiente. Fra le altre cose, il ciclo produttivo necessario per realizzare le vernici chimiche produce tonnellate di elementi inquinanti che finiscono nell’atmosfera. Ecco perché ognuno di noi dovrebbe ragionare prima di usare pennello e spatola: ricorrere alle vernici ecologiche, insieme a tutti gli altri prodotti sostenibili, può aiutare noi e sostenere l’ambiente. Inoltre questo può garantire un futuro migliore alle prossime generazioni che abiteranno il nostro pianeta, e che non dovranno così fare i conti con gli errori sin qui commessi dall’uomo.

Fonte: ecodallecitta.it

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Funghi Espresso: come coltivare funghi dai fondi del caffè

Un progetto imprenditoriale, un esempio di economia circolare, un modello educativo e un messaggio contro lo spreco: questo e altro è Funghi Espresso, realtà toscana che a partire dal fondo di caffè produce tre tipologie di funghi. Deliziosi da assaggiare e ricchi di nutrienti. Sapete quanti fondi di caffè vengono prodotti in Italia in un anno? Trecentomila tonnellate, risultato del lavoro di circa centoventimila bar presenti nel nostro Paese. Non sono tantissime invece le persone che sanno che il fondo di caffè, da scarto, può diventare una preziosa risorsa; ad esempio, per coltivare funghi.

L’originale trovata è la base della storia di Funghi Espresso che vi raccontiamo oggi, una dimostrazione pratica di imprenditoria “a chilometri zero” che sposa perfettamente i principi dell’Economia circolare: Funghi Espresso coltiva funghi commestibili e dal buon sapore a partire dai fondi di caffè recuperati dai bar locali, che vengono poi venduti tramite i mercati locali ed anche in dei kit dove le persone possono provare a continuare la coltivazione dei funghi in casa.

Il progetto vede le sue basi nel 2013, quando il coordinatore del Centro di Ricerca Rifiuti Zero (con sede a Capannori in provincia di Lucca) Rossano Ercolini avvia uno studio sui possibili riutilizzi del fondo di caffè in agricoltura, affiancato già allora dal co-fondatore di Funghi Espresso ed agronomo Antonio di Giovanni. Successivamente, dall’incontro tra Antonio di Giovanni e l’architetto Vincenzo Sangiovanni, nasce l’avventura di Funghi Espresso. Inizialmente avviata a Capannori, oggi Funghi Espresso ha la sua sede produttiva all’interno delle Scuderie Leopoldine di Firenze, all’interno di un Istituto tecnico agrario che ha deciso di ospitare l’esperienza e di portarla avanti in collaborazione, perché il progetto vuole essere innanzitutto educativo e si pone l’obiettivo di coinvolgere sempre più studenti nella ricerca di nuovi potenziali scarti organici, sempre per la produzione di funghi.17884680_1359421047458436_3006771240319826447_n

Dal fondo di caffè ai funghi

Da quando il progetto ha preso vita a Capannori, Antonio di Giovanni ci racconta che è stata recuperata la media di circa una tonnellata e mezza di fondi di caffè al mese, per un totale finora di circa sessanta tonnellate di fondi di caffè, che provengono dai bar limitrofi: “In media il bar più lontano dal quale recuperiamo i fondi è a circa due chilometri di distanza”, ci spiega Antonio. Il fondo di caffè si è dimostrato lo “scarto” ideale per poter coltivare i funghi, grazie alla sua ricchezza di minerali e sostanze nutritive adatte alla loro crescita. Una volta recuperati i fondi del caffè, con un processo ben delineato, Funghi Espresso coltiva tre tipologie di funghi: il Pleurotus Ostreatus, il Pleurotus Djamor e il Pleurotus Cornucopiae: “Funghi buonissimi e gustosi da mangiare, ricchi di sostanze nutrienti, che poi noi vendiamo ai vari mercatini locali sia tramite i classici canali di vendita come i gruppi di acquisto solidale che tramite i mercati contadini”. Nel corso del tempo Funghi Espresso ha anche ideato un kit apposito per la vendita dei funghi, con un substrato già pronto, che permette a chi vorrebbe coltivare i funghi direttamente a casa di poterlo fare.17634817_1349022631831611_2817465097780462966_n

“Quando il fondo di caffè raccolto dai bar arriva fresco all’interno della nostra fungaia viene pulito, setacciato e inoculato lo stesso giorno della raccolta. Questo è importante per favorire la buona riuscita di tutto il processo: il sacchetto appena prodotto con il fondo di caffè viene messo all’interno di una camera di incubazione al buio, per circa venticinque giorni. Dopodiché, quando il sacchettino diviene bianco e il fungo comincia a svilupparsi, il sacchetto viene aperto, inciso e trasferito nella seconda camera, chiamata camera di fruttificazione: qui l’ambiente è molto umido e luminoso, dopo circa una decina di giorni otteniamo il primo raccolto, per poi completare il ciclo dopo circa trenti giorni”.

Ma non finisce qui, perché anche in questo caso lo scarto diventa risorsa: “Lo scarto derivato dalla coltivazione dei funghi viene utilizzato sia per il compostaggio ma soprattutto per la lombricoltura: il risultato finale è che, dal nostro scarto, riusciamo ad ottenere humus di lombrico e lombrichi, che possiamo riutilizzare in diversi modi e sul quale stiamo studiando diversi progetti”.

Intervista e riprese: Daniel Tarozzi e Daniela Bartolini
Montaggio: Paolo Cignini

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2018/04/io-faccio-cosi-206-funghi-espresso-coltivare-funghi-fondi-caffe/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile spiega cosa cambia con le nuove direttive europee per l’economia circolare

388989_1Gli obiettivi di riciclo per gli RSU salgono al 65%, riduzione degli sprechi alimentari al 50%, discariche sempre più marginali: in anteprima le novità contenute nel pacchetto Ue su rifiuti e circular economy. On line il comunicato sul primo convegno per i 10 anni della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile. Obiettivi di riciclo dei rifiuti urbani più impegnativi, maggiore coinvolgimento dei produttori, nuovi target per gli imballaggi, taglio dello smaltimento in discarica, riduzione degli sprechi alimentari. Queste alcune delle novità contenute nel nuovo pacchetto di direttive europee sui rifiuti e la circular economy -approvate dal Consiglio, Commissione e Parlamento europeo- che sono stati presentati in anteprima nel corso del convegno, “Circular Economy, le direttive europee appena approvate”, cui hanno partecipato il Ministro dell’ Ambiente, Gian Luca Galletti, la relatrice del provvedimento al parlamento Ue, Simona Bonafè, il presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, Edo Ronchi e i rappresentati delle organizzazioni e delle filiere dei rifiuti e della circular economy. Il convegno, è il primo di una serie di iniziative che si svolgeranno quest’ anno in occasione dei 10 anni della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile.

“Abbiamo sostenuto e promosso – ha affermato Gian Luca Galletti – la sfida europea dell’economia circolare che vede in più ambiziosi target di riciclo dei rifiuti uno dei suoi punti cardine. In Italia abbiamo realtà in cui i tali obiettivi sono stati già abbondantemente raggiunti e superati, mentre altre zone sono ancora indietro. Dobbiamo lavorare nei prossimi anni per portare tutto il paese agli ottimi standard raggiunti nelle aree più virtuose. Ci vuole un impegno coeso, programmato, determinato, che abbiamo delineato nel Documento di posizionamento strategico ‘Verso un modello di economia Circolare’. Gli obiettivi europei sono alla nostra portata e l’Italia deve raggiungerli per mantenere e implementare il ruolo di protagonista che cha assunto nel nuovo sistema globale della green economy”.

“Con l’economia circolare – ha sottolineato Simona Bonafè – i rifiuti finalmente si trasformano da un problema da risolvere a un’opportunità da sfruttare. Il riciclo e l’ottimizzare dei processi produttivi orientati all’eliminazione degli scarti non solo sposteranno l’economia sempre di più verso una crescita davvero sostenibile ma creeranno nuove sfide competitive per le nostre aziende, nuovi posti di lavoro e, in definitiva, ad un aumento del Pil. Sfide che l’Italia sta cogliendo e farà sempre più sue, soprattutto adesso che la partita dell’economia circolare si sposterà sul recepimento delle direttive europee”.

“Le nuove direttive –ha affermato Edo Ronchi – avviano la svolta dell’economia circolare, cominciando con numerosi e importanti cambiamenti nel settore dei rifiuti. Siamo alla vigilia di una nuova svolta, di più ampia portata di quella avviata con la riforma di oltre 20 anni fa, che ci ha fatto passare dalla discarica come sistema largamente prevalente di gestione dei rifiuti, alla priorità del riciclo. Sarebbe bene preparare il recepimento delle nuove norme europee in materia di rifiuti e circular economy con un’ampia partecipazione”.

Queste alcune novità del nuovo pacchetto europeo :

1) Per i rifiuti urbani si alzano al 55% nel 2025, al 60% nel 2030 e al 65% nel 2035 gli obiettivi di riciclo (oggi siamo al 42%). Per raggiungere il target del 2035 sarà necessario che la raccolta differenziata arrivi almeno al 75% (oggi la media nazionale è del 52,5% ).

2) Viene rafforzata la responsabilità estesa del produttore che, nella gestione dei rifiuti che derivano dai loro prodotti, dovranno assicurare il rispetto dei target di riciclo, la copertura dei costi di gestioni efficienti della raccolta differenziata e delle operazioni di cernita e trattamento, quelli dell’informazione, della raccolta e della comunicazione dei dati. Per gli imballaggi tale copertura sarà dell’80% dei costi dal 2025, per i settori non regolati da direttive europee la copertura dei costi sarà almeno del 50%, per RAEE, veicoli e batterie restano le direttive vigenti in attesa di aggiornamenti.

3) Per il riciclo degli imballaggi l’Italia è già a buon punto: si dovrà aumentare il riciclo dall’ attuale 67% al 70% del totale degli imballaggi entro il 2030. Per gli imballaggi in legno oggi il riciclo è al 61% a fronte di un obiettivo del 30%; per quelli ferrosi l’ obiettivo è dell’l’80% (oggi si è al 77,5%); per l’alluminio l’ obiettivo è del 60% (oggi si è già al 73%); per gli imballaggi in vetro l’ obiettivo è del 75% (oggi si è al 71,4%); per gli imballaggi di carta si dovrà passare dall’ attuale 80% all’85% . Maggiori difficoltà, a causa degli imballaggi in plastiche miste, ci sono per il riciclo di quelli in plastica che dovrà aumentare dal 41% attuale al 55% al 2030 .

4) Lo smaltimento in discarica non dovrà superare il 10% dei rifiuti urbani prodotti. Oggi in Italia la media è del 26%, però con Regioni in forte ritardo: il Molise (90% in discarica), la Sicilia (80%), la Calabria (58%), l’Umbria (57%), le Marche (49%) e la Puglia (48%).

5) Per attuare a una strategia contro gli sprechi alimentari vengono introdotti target di riduzione degli sprechi del 30% al 2025 e del 50% al 2030.

Fonte: http://www.ecodallecitta.it/notizie/388989/fondazione-per-lo-sviluppo-sostenibile-spiega-cosa-cambia-con-le-nuove-direttive-europee-per-leconomia-circolare

Meno plastica, ma solo dal 2030

Riciclo o riuso degli imballaggi in plastica entro il 2030, riduzione delle microplastiche nei cosmetici e misure per ridurre oggetti in plastica mono-uso come le stoviglie. La Commissione europea ha presentato nuovi obiettivi anti-inquinamento. Ma sono in molti a sostenere che il 2030 sarà troppo tardi: bisogna agire prima.9737-10511

La Commissione europea, riunita a Strasburgo in occasione di una sessione plenaria del Parlamento europeo, ha presentato nuovi obiettivi anti-inquinamento. Si punta entro il 2030 a riusare o riciclare tutti gli imballaggi di plastica e a ridurre l’uso di microplastiche. La strategia comprenderebbe un’etichettatura più chiara per distinguere polimeri compostabili e biodegradabili e regole per la raccolta differenziata sulle imbarcazioni e il trattamento dei rifiuti nei porti. Attese entro gennaio misure per ridurre l’impatto delle bottiglie d’acqua in plastica.

Eppure, a differenza di quanto lasciano intendere i titoloni trionfalistici dei media, «la nostra non è una strategia anti-plastica», ha detto il vice presidente della Commissione Frans Timmermans, parlando a un gruppo di giornalisti belgi. «La plastica rimane indispensabile per l’economia. L’industria di questo settore dà lavoro a 1,5 milioni di persone nell’Unione». E, tra le altre cose, la Commissione vuole mettere a disposizione dell’industria 100 milioni di euro da investire nella ricerca tecnologica. Da sottolineare poi che la strategia viene formulata proprio dopo che la Cina ha deciso di vietare l’importazione di rifiuti dal resto del mondo; questo sta costringendo l’Unione Europea a rivedere le priorità. Finora, la UE esportava verso la Cina il 60% dei rifiuti di plastica e il 13% dei rifiuti di carta, chiedendo al paese asiatico di riciclarli o di bruciarli. Sempre secondo l’esecutivo comunitario, sarà possibile creare 200mila nuovi posti di lavoro da qui al 2030, nel settore del riciclo. L’uso una sola volta di molti imballaggi di plastica fa sì che il valore di questi sacchetti venga perso al 95% in brevissimo tempo. Nel 2015, la Commissione ha imposto che il 55% dei rifiuti di plastica venga riciclato. La proposta è stata fatta propria almeno preliminarmente dal Parlamento e dal Consiglio nel dicembre scorso.

La nuova strategia comunitaria giunge mentre la stessa Commissione europea sta valutando una tassa sulla plastica per finanziare il bilancio europeo. «Sarà necessario fare uno studio d’impatto – nota ancora Frans Timmermans -, tenendo presente che se il nostro obiettivo è di ridurre l’uso della plastica il gettito potrebbe diminuire. Dobbiamo chiederci se questa soluzione possa essere un reddito sostenibile nel tempo».

“La strategia europea sulla plastica presentata oggi dalla Commissione Europea è una buona notizia per l’ambiente e l’innovazione industriale” ha dichiarato Stefano Ciafani direttore generale di Legambiente.

L’Italia, ricorda Legambiente, è stato il primo Paese in Europa ad varare la legge contro gli shopper non compostabili, approvata nel 2006 ed entrata in vigore nel 2012, ad applicare dall’1 gennaio 2018 la messa al bando dei sacchetti leggeri e ultraleggeri di plastica tradizionale, a dire stop ai cotton fioc non biodegradabili e compostabili (dal 2019) e alle microplastiche nei cosmetici (a partire dal 2020). Non va inoltre dimenticato l’impegno sul fronte dell’economia circolare promosso da Comuni, Consorzi ed imprese private.

“Ora – aggiunge Ciafani – i prossimi passi da compiere nel nostro Paese devono riguardare un sistema di controlli efficace per garantire il rispetto delle leggi approvate, nuove misure per contrastare l’usa e getta, ridurre l’uso eccessivo di acque in bottiglia, con conseguente consumo di grandi quantità di plastica, e allo stesso tempo occorre sviluppare la chimica verde, per riconvertire i vecchi petrolchimici in nuove bioraffinerie per promuovere filiere di produzione industriale innovative e rispettose dell’ambiente”.

«Purtroppo l’orizzonte del 2030 appare un po’ troppo lontano rispetto ad una vera e propria emergenza che sta assumendo, giorno dopo giorno, dimensioni estremamente preoccupanti e sulla quale bisogna intervenire con urgenza» dice il WWF.

«Dagli anni ‘50 ad oggi, con l’avvio della grande diffusione dell’uso della plastica, abbiamo prodotto 8,3 miliardi di tonnellate di plastica, gettandone in natura circa 6,3 miliardi. È come se ogni abitante della Terra trascinasse con se circa una tonnellata di plastica. Il 79% di questa è finita nelle discariche e in tutti gli ambienti naturali contaminando aree remote come i ghiacci polari fino le grandi fosse marine a 10 km di profondità. Specie simbolo, come tartarughe marine e balene, sono le vittime più evidenti, ma la tossicità dei rifiuti plastici in mare sta contaminando anche le catene alimentari che arrivano fino alla nostra tavola».

«Senza aspettare l’entrata in vigore delle nuove norme, infatti, da subito tutti possono impegnarsi per ridurre il proprio impatto adottando stili di vita ‘zero plastica’. Le alternative ci sono già e il mercato stesso offre soluzioni sempre nuove ogni giorno: dalla riduzione degli imballaggi al refill di cosmetici e prodotti per la casa».

 

Fonte: ilcambiamento.it

“Riciclo premiato”, nuova vita per 1 milione di bottiglie

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Con il riciclo incentivante delle bottiglie di plastica premi ed arredo urbano ecologico per le comunità. Nel corso di Ecomondo (Riminifiera 7-10 novembre), Eurven, Coop Reno e Gruppo Hera presentano i dati e le nuove iniziative del progetto “Riciclo premiato” che ha permesso di installare eco-compattatori per il riciclo delle bottiglie di plastica in 23 supermercati.

1 milione di bottiglie avranno, quindi, nuova vita.

Promuovere le buone pratiche, seguire i princìpi e le direttive dell’economia circolare, aiutare l’ambiente: è il risultato del progetto “Riciclo premiato” di Coop Reno in collaborazione con Eurven, l’azienda veneta leader nei sistemi a monte di raccolta differenziata, compattazione e riciclo rifiuti.

Ecopunti in cambio di bottiglie di plastica e premi per le comunità

Il progetto realizzato grazie ai Patrocini dei Comuni locali e alla collaborazione con le società che gestiscono la raccolta locale dei RSU (Hera, Cosea Ambiente, Geovest, CMV servizi) ha consentito a tutti i Soci e ai Clienti Coop di riciclare le proprie bottiglie di plastica vuote (PET) all’interno degli eco-compattatori, situati all’ingresso dei supermercati Coop Reno. Terminato l’inserimento delle bottiglie, spingendo un apposito bottone si ottiene uno scontrino con il numero di bottiglie inserite e l’equivalente in ecopunti (2 bottiglie per 1 ecopunto). I cittadini che si impegnano con la corretta raccolta differenziata vengono premiati con gli ecopunti.

La plastica si riutilizza: ai Comuni regalate composizione di arredo urbano ecologico

Con questo progetto, Coop Reno intende sensibilizzare i soci e i clienti su tematiche legate al rispetto dell’ambiente, dimostrando nei fatti che attraverso semplici e piccoli gesti quotidiani si può contribuire a ridurre la produzione di rifiuti, avviando gli stessi ad un nuovo utilizzo. Oltre ai compattatori, Coop Reno ha acquistato e donato ai Comuni una composizione di arredo urbano ecologico, interamente realizzato con plastica riciclata (e non proveniente da scarti di lavorazione). La prova materiale che la plastica può essere riutilizzata a favore della Comunità per favorire momenti di socialità.

Coop Reno: in 2 anni 1 milione di bottiglie riciclate

Gli eco-compattatori Eurven sono stati installati da Coop Reno a partire dal 2015. 23 i punti vendita coinvolti: Monghidoro, Castello d’Argile, San Giorgio di Piano, San Pietro in Casale, Altedo, Baricella, Molinella, Medicina, Casalfiumanese, Rioveggio, Castiglione dei Pepoli, Vergato, Silla, Minerbio, Osteria Grande, Bagnara, Riolo Terme, Pieve di Cento, Castenaso, Porretta Terme, Sant’Agostino, Poggio Renatico, Renazzo. Ad oggi, le bottiglie riciclate correttamente, compattate e sottratte alla discarica nei supermercati aderenti sono state più di 1 milione, pari a circa 30.692 kg di plastica, il che ha permesso di evitare 46.038 kg di CO2 equivalenti. I dati sono stati resi noti da Eurven in occasione di Ecomondo, la più grande fiera italiana dedicata alla green economy (Riminifiera 7-10 novembre).

Con gli eco-compattatori la raccolta della plastica è facile e di qualità

Il compattatore, grazie ad un sistema innovativo e di grande impatto sociale, è ideale per consentire una raccolta selezionata e quindi particolarmente idonea ad essere efficacemente recuperata e reimpiegata in ulteriori cicli produttivi. Il macchinario riduce la volumetria dei rifiuti al fine di ottimizzare i flussi di avvio agli impianti di recupero, con ulteriore beneficio per l’ambiente.

“La nostra mission, presente e futura, è usare le migliori tecnologie e innovazioni per aiutare cittadini, Comuni, società di gestione rifiuti e partner sostenitori a recuperare e riciclare la maggior qualità e quantità di rifiuti, migliorando sempre più l’ambiente in cui noi viviamo e in cui, soprattutto, i nostri figli dovranno vivere”, sottolinea Carlo Alberto Baesso, General Manager di Eurven.

“Il viaggio verso l’Economia Circolare è un percorso complesso e affascinante, in cui il contributo di ciascuno, seppur piccolo, è determinante per la riuscita dell’impresa”, afferma Mirko Regazzi, Direttore Servizi Ambientali del Gruppo Hera.

“Camminare affiancati, a fronte alta e nel rispetto delle regole, alimenta la conoscenza e la fiducia reciproca e ci consente di maturare la consapevolezza del futuro che ci attende”.

Obiettivo 2018, in occasione della Giornata Mondiale della Terra, il 22 aprile, un grande evento per sensibilizzare anche i più giovani a vivere nel rispetto dell’ambiente. Gli eco-compattatori Eurven sono installati non solo in supermercati ma in diverse location frequentate da famiglie. Una tra tutte, Cinecittà World, Il Parco divertimenti del Cinema e della TV di Roma, dove Corepla (Consorzio Nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica) presenterà una singolare attività di edutainment dedicata ad oltre 6000 alunni provenienti da diversi Istituti Comprensivi. I ragazzi e le scuole potranno assistere allo show Magicamente Plastica, uno spettacolo unico di magia per rappresentare e raccontare le 1000 vite della plastica.

Chi è Eurven

Eurven è leader nei sistemi a monte di raccolta differenziata, compattazione e riciclo rifiuti. Tra i suoi clienti Coca Cola, Ikea, San Benedetto, Despar, Conad, Coop, Pam, Panorama, Autogrill, Unes, Gardaland, Mirabilandia, Leroy Merlin e molti altri.
Maggiori informazioni su: www.eurven.com

Fonte: agenziapressplay.it

Non si ricicla? Allora non lo compro

Rifiuti: la parola d’ordine è ridurre, non più solo riciclare. E per ridurre non basta, appunto, il riciclo: occorre cambiare a monte la progettazione delle merci che arrivano sul mercato. E, fatto non secondario, occorre che sempre più cittadini scelgano di fare acquisti consapevoli, eliminando dal carrello della spesa ciò che finisce nell’indifferenziato.9676-10451

Vi ricordate quando Rossano Ercolini di Zero Waste Italia lanciò un anno fa la campagna “La doppia sporca dozzina” contro i prodotti non riciclabili? L’iniziativa aveva il coinvolgimento del Centro Ricerca Rifiuti Zero del comune di Capannori, Zero Waste Italy e l’Associazione Ambiente e Futuro per Rifiuti Zero. Ebbene, a poco più di un anno di distanza si è ancora lontani dal cambio di paradigma, ma una cosa è certa: la situazione è tale da non concedere più tempo. A nessuno. Attuando i primi sette passi del percorso rifiuti zero, come spiega Ercolini, le comunità possono arrivare a risolvere fino all’85% del problema rifiuti, trasformandoli in risorse con la pratica della raccolta differenziata porta a porta, le isole ecologiche e i Centri per la riparazione e il riuso (per abiti, scarpe, borse, mobili, elettrodomestici, computer ecc.). Ma resta un 15% di indifferenziato ed è anche e molto su quello che occorre agire; per riprogettarne la produzione. Si sa ormai che ridurre è la parola chiave; anche l’Unione Europea, nella sua piramide sulla gestione dei rifiuti, la mette al primo posto. Ma come è possibile diminuire il numero di rifiuti non facilmente riciclabili?  Ercolini suggerisce due strade: la prima è quella della sensibilizzare delle persone agli acquisti consapevoli, la seconda, maggiormente incisiva e su cui puntare con forza, è quella della riprogettazione industriale di beni e prodotti, principio alla base dell’economia circolare, e la responsabilità estesa del produttore, che spesso è rappresentato da grandi imprese multinazionali. Secondo gli studi del Centro Ricerca Rifiuti Zero del comune di Capannori, Zero Waste Italy e l’Associazione Ambiente e Futuro per Rifiuti Zero, sono 24 i prodotti denominati, appunto, “la doppia sporca dozzina”:

  •     pannolini, pannoloni ed assorbenti femminili
  •     cotton fioc
  •     accendini mono uso
  •     spazzolinotubetti di dentifricio e spazzolini da denti
  •     figure adesive
  •     scontrini fiscali
  •     capsule e cialde per il caffè monoporzionato
  •     appendini in plastica
  •     CD, Floppy disk
  •     chewingum
  •     rasoi usa e getta
  •     mozziconi di sigarette
  •     stoviglie usa e getta
  •     penne a sfera e pennarelli
  •     guanti in lattice monouso
  •     salviette umidificanti
  •     cerotti per medicazione
  •     nastro adesivo
  •     carta carbone e carta forno
  •     carta plastificata
  •     tovaglie e tovaglioli in tessuto non tessuto (TNT)
  •     carte di credito, bancomat e tessere plastificate
  •     lettiere sintetiche per gatti e altri animali domestici

Vediamone nel dettaglio alcuni con le possibili alternative in commercio.

Assorbenti femminili, pannolini e pannoloni  – Questo “flusso” di rifiuti, come ci ricorda Ercolini, rappresenta circa il 25% del totale dei rifiuti urbani residui (RUR) e quindi una delle “voci” più importanti per abbattere la produzione di rifiuti difficilmente riciclabili. Per gli assorbenti esistono alcune alternative, ad esempio, in commercio si trovano quelli biodegradabili da conferire nell’organico (ma non nell’auto-compostaggio in quanto richiedono un trattamento negli impianti industriali di compostaggio), altra alternativa è rappresentata dalla coppetta mestruale igienica e funzionale. Per i pannolini l’alternativa più efficace rimane il pannolino lavabile che, però, per essere sufficientemente comoda va integrata con un servizio di lavanderia per permettere alle famiglie di disporre, ad un costo ragionevole, del servizio di lavaggio, se non intendono effettuarlo in autonomia. Si potrebbe pensare, ad esempio, di ubicare il servizio di lavanderia negli asili nido facendolo, magari, gestire da una cooperativa sociale. Più complicato è il problema dei pannoloni, per i quali risulta utile fare i conti con lo “stato dell’arte”, ovvero con tutte quelle tecnologie in grado di riciclare questi rifiuti evitando così la produzione di una mole di scarti destinati solo ad essere smaltiti.

Cotton Fioc – Le alternative a quelli non riciclabili, spesso scaricati nel water close e quindi corresponsabili dell’inquinamento da plastiche nei mari, ci sono; ne esistono, infatti, di vegetali ed anche in plastica biodegradabile.

Accendini mono uso – Si può fare a meno degli accendini usa e getta utilizzando quelli ricaricabili (USB). Certo, all’inizio costano di più ma possono durare molto a lungo.

Spazzolini da denti – Ne esistono di canna di bambù interamente biodegradabili (ed auto compostabili) come esistono quelli in cui si può sostituire la parte a contatto con i denti, ovvero la testina consumata.

Tubetti di dentifricio – Esiste il dentifricio in pastiglie in confezioni di vetro/carta e quindi riciclabili. Interessante e simpatico anche prodursi in proprio il dentifricio. Ovviamente, questo per i più motivati e coerenti.

Figurine adesive – Esistono alcune soluzioni per ridurre o evitare di ricorrere agli adesivi (le figurine adesive non possono essere riciclate perché plastificate). Tra le altre soluzioni, quella dell’album prodotta dal WWF nel quale si sistemano le figurine non plastificate negli appositi angoli “ad incastro”.

Scontrini fiscali in carta termica – Gli attuali scontrini sono prodotti in carta chimica non riciclabile (vanno messi nell’indifferenziato), dal 1996 se ne prevede la dismissione ed un sistema alternativo che mantenga tutte le caratteristiche tese ad evitare le evasioni fiscali. Purtroppo il loro utilizzo continua nonostante si possa procedere nello stessa funzione attraverso sistemi informatizzati.

Capsule e cialde per il caffè monoporzionato – Questo caso studio è certo il più famoso lanciato nel 2010 dal CRRZ che ha portato alcune importanti marche di caffè ma anche la grande distribuzione a produrre sistemi in plastica biodegradabile. La battaglia non è vinta ma sono stati fatti dei passi nella giusta direzione.

Appendi abiti (in plastica) – A differenza di quelli in ferro, che possono essere conferiti nelle isole ecologiche (i metalli sono ben remunerati), quelli in plastica, dopo una circolare di COREPLA (che li riconosce parte dell’imballaggio), possono essere conferiti nel multi-materiale. Così la doppia sporca dozzina fortunatamente perde un membro che nessuno rimpiange.

CD–DVD – Abbiamo appreso che possono essere facilmente riciclati. Il CD è in policarbonato e i DVD in PVC. Il problema purtroppo non si risolve perché se tali possibilità tecniche di riciclo sono disponibili, esse possono valere per i venditori di “dischi” e non per le utenze domestiche che dovrebbero essere informate sulla necessità di conferire tali prodotti nelle isole ecologiche (in alternativa al loro smaltimento). Una buona idea potrebbe essere quella di fornire i negozi di dischi e tutte le scuole di appositi contenitori dove conferire i vecchi CD.

Gomme da masticare – Esiste un’unica gomma biodegradabile disponibile grazie al mercato equo e solidale.

Rasoi usa e getta – Per questi prodotti oggi si punta a promuovere soluzioni commerciali che moltiplicano il numero delle prestazioni di un’unica lametta. Meglio, sempre, la testina ricaricabile.

Mozziconi di sigarette – Meglio non fumare! Comunque per la normativa vigente i mozziconi devono essere raccolti attraverso sistemi diffusi dai Comuni e gli abbandoni devono essere sanzionati con multa. Talvolta all’abbandono della “cicca” corrisponde l’abbandono in strada del pacchetto che invece è perfettamente riciclabile essendo in cartoncino e foderato all’interno con carta stagnola.

Stoviglie usa e getta – I Comuni possono fare tanto, ad esempio usare nelle mense pubbliche solo piatti in ceramica e normali posate e dotare le strutture di lavastoviglie. In feste, sagre e simili, si può, nell’ordine, usare la cellulosa della canna da zucchero (piatti, bicchieri ecc. completamente compostabili ed auto compostabili), contenitori realizzati con foglie di palma e solo in ultimo le bio plastiche. Occorre, in proposito, che i Consigli comunali adottino specifici regolamenti modulando con incentivi e disincentivi il ricorso alle buone pratiche.

Penne e pennarelli – Per i pennarelli che i bambini a scuola consumano in quantità notevoli abbiamo trovato alcune marche che vendono pennarelli ricaricabili che il Centro Ricerca Rifiuti Zero (CCRZ) sta testando per verificarne le prestazioni.

Carta forno – Bisogna fare attenzione al momento dell’acquisto, infatti, sul mercato sono disponibili modelli biodegradabili conferibili nell’organico. Qui la sensibilità del consumatore può fare la differenza !

Fonte: ilcambiamento.it

Ecco come ti sistemo il rifiuto…

Ridurre e riciclare i rifiuti è divenuta una necessità impellente, una priorità, perché ci stanno letteralmente seppellendo. Impegnamoci dunque, fin da subito, in prima persona per iniziare dal nostro quotidiano.9657-10431

Pubblicità Progresso , grazie alla  campagna “Ci Riesco”, ha diffuso suggerimenti e buone pratiche su molti dei temi che consentono risparmio e minore impatto ambientale. La campagna si articola su otto temi: acqua, energia, aria, cibo, rifiuti, abitare, mobilità e salute. Per ciascuno di essi è proposto un decalogo di buoni consigli da seguire. Per quanto riguarda i rifiuti, le azioni da implementare sono: recupero, riutilizzo, riciclo, insieme alla ricerca di ridurre il più possibile la produzione di rifiuti a livello domestico. La produzione pro capite di rifiuti urbani in Italia ammontava nel 2012 a 505 kg/abitante, in diminuzione rispetto ai 528 kg/abitante nel 2011. Questi numeri sono legati alla crisi economica ma sono contemporaneamente influenzati da modelli di consumo e modelli produttivi più virtuosi e attenti alla prevenzione e al contenimento della produzione dei rifiuti.

Ecco quindi i buoni consigli per i rifiuti.

Differenziare la raccolta dei rifiuti

Facendo la raccolta differenziata, si garantisce la restituzione di alcuni materiali all’ambiente in maniera responsabile e sotto forma di nuovi prodotti.  L’utilizzo corretto dei sistemi di raccolta garantisce la tutela dell’ambiente ed il recupero delle risorse. Ogni Comune redige le sue regole a partire dalla raccolta domiciliare e dai contenitori dislocati per la città fino alle stazioni ed alle piattaforme ecologiche per i rifiuti speciali. È necessario rispettare alcune semplici regole, pubblicate e messe a disposizione da ogni Comune che dovrà garantire l’efficienza del processo e contribuire alla tutela dell’ambiente. Ogni materiale, riciclato nella modo giusto, rinasce inserendosi in un nuovo ciclo di vita.  Ad esempio, dai rifiuti organici si ottiene il compost che è un concime naturale che mantiene il terreno sano e fertile; anche il vetro, ad esempio, si può riciclare al 100% risparmiando l’energia impiegata per la produzione di nuovi materiali. Meglio ancora la raccolta differenziata di plastica, acciaio e alluminio (che spesso si raccolgono insieme nello stesso cassonetto) si rivela perfetta per il riciclo in quanto è possibile dare a questi rifiuti una seconda vita per diventare nuovi oggetti che tutti noi usiamo ogni giorno come: una panchina (in plastica), una bicicletta (in alluminio) oppure una chiave inglese (acciaio). I rifiuti lasciati per strada oppure inseriti nei cestini non adattati rendono le attività di riciclo più lente e complesse con effetti sulla qualità dell’ambiente che ci circonda.

Ma anche:

  • Privilegiare oggetti non usa e getta
  • Recuperare oggetti da dismettere
  • Riutilizzare i prodotti abituali
  • Preferire confezioni di origine riciclata
  • Smaltire adeguatamente i rifiuti pericolosi
  • Portare i rifiuti speciali in discarica
  • Utilizzare i rifiuti organici per compost
  • Valorizzazione dei rifiuti inorganicin2f7ziv

Fonte: ilcambiamento.it

Corepla ed Explora insieme per Plastica Preziosa

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Martedì 30 maggio, alle ore 12, ad Explora – Il Museo dei bambini di Roma, inaugurerà Plastica preziosa, il primo laboratorio in Italia pensato per far sperimentare ai bambini il riciclo della plastica. L’iniziativa è promossa dal museo insieme a Corepla. Corepla, il Consorzio Nazionale per la Raccolta, il Riciclaggio ed il Recupero degli Imballaggi in Plastica, compie vent’anni ed è un soggetto di diritto privato senza scopo di lucro e con finalità di carattere sociale, finanziato dal Contributo Ambientale CONAI sugli imballaggi immessi sul mercato nazionale, (prodotti in Italia o importati sia vuoti che pieni) determinato e gestito dalle Imprese tramite lo stesso CONAI, quindi del tutto estraneo alla fiscalità pubblica e dai proventi delle vendite dei rifiuti valorizzati a valle della raccolta differenziata. Explora è un museo privato che non riceve finanziamenti pubblici per la propria gestione se non tramite bandi regionali, nazionali e internazionali a cui partecipa: il biglietto di ingresso al museo costituisce la modalità di autofinanziamento più importante per Museo dei Bambini Società Cooperativa Sociale Onlus.

Fonte: ecoblog.it

In Svezia il primo centro commerciale del riuso

Vestiti e oggetti recuperati, riciclati o riparati. Nasce in Svezia il primo centro commerciale specializzato nella vendita di prodotti di seconda mano. L’obiettivo è quello di promuovere il consumo critico e favorire l’economia circolare. Non un semplice negozio dell’usato, ma un vero e proprio centro commerciale del riuso e del riciclo: quattordici negozi più un ristorante che serve cibo rigorosamente biologico e a chilometro zero. È la ReTuna Återbruksgalleria  (o Retuna Recycling Gallery) nella città di Eskilstuna, Svezia, a circa un’ora e mezza di macchina dal centro di Stoccolma. Ogni esercizio commerciale è specializzato nella vendita di oggetti riciclati, riparati o ristrutturati: da mobili, vestiti, computer o altre apparecchiature elettroniche fino ai materiali edili.11898644_1479743088988088_3949023328758040064_n

Al suo interno il centro ha uno spazio dove le persone possono lasciare gli oggetti di cui si vogliono disfare. Qui gli addetti li selezionano, li riparano, li ripuliscono e li rendono pronti per essere rimessi sul mercato. “Le persone che lasciano qui le proprie cose usate – scrive la direttrice del centro sul sito – devono sentire di aver fatto qualcosa di buono per l’ambiente”. Il centro è di proprietà comunale ma i negozi sono gestiti da imprese private e sociali, in modo da dare spazio e opportunità alle start-up dell’artigianato. Obiettivo del centro commerciale è quello di sperimentare un nuovo modo di fare shopping, senza danneggiare l’ambiente. Tutti i negozi al suo interno sono in linea con lo scopo del progetto perché, come si legge sul sito “sostenibilità significa ottenere di più con le risorse che abbiamo già”. Tra le offerte del centro è stato pensato anche uno spazio educativo che offre un corso annuale di “progettazione, riciclo e riuso”, vengono poi organizzate anche singole lezioni per perfezionare le tecniche del fai-da-te e si realizzano brevi tour per quanti fossero interessati a raccogliere maggiori indicazioni sul funzionamento del progetto.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2017/05/svezia-primo-centro-commerciale-riuso/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Repair Cafè, incontrarsi per dare nuova vita agli oggetti

Incontri spontanei tra persone che vogliono riparare oggetti malfunzionanti e farli tornare come nuovi. Nato in Olanda diversi anni fa, il Repair Cafè è sbarcato anche in Italia. L’iniziativa organizzata qualche giorno fa a Perugia dal Coordinamento Regionale Umbria Rifiuti Zero ha visto un’ampia partecipazione ed una percentuale di recupero degli oggetti del 100%! Voce del verbo riparare, attività che i fautori del modello di sviluppo fondato sull’ “usa e getta” hanno fatto di tutto per farci dimenticare. E ancora, “riparare costa di più che ricomprare”, credendo a questo ritornello senza approfondire le ragioni abbiamo creato montagne di rifiuti. Eppure allargando la prospettiva si scopre che è possibile riparare, anche con spesa contenuta, si scopre che l’industria produce prodotti con obsolescenza programmata ed è questa la ragione più grave perché per far girare l’economia (dell’usa e getta) facciamo pressione sull’ambiente con prelievo di materie prime, ormai in via di esaurimento, e con sempre maggiori superfici sacrificate come discariche di rifiuti. Sulla scia di queste riflessioni ha preso il via il primo Repair Cafè in Olanda diversi anni fa, nello specifico per riparare i piccoli elettrodomestici, da allora la pratica si è diffusa coinvolgendo i cittadini dal basso e sono aumentati i settori d’intervento con riparazioni di sartoria, elettrodomestici più grandi, falegnameria, telefonia varia ecc.

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Il Repair Café nasce dunque con l’idea di avvicinare le persone ad un rapporto più consapevole e sostenibile con gli oggetti, in un’atmosfera piacevole, davanti ad un bicchiere di vino o una tazza di tè. Anche il Coordinamento Regionale Umbria Rifiuti Zero con l’obiettivo di diffondere la cultura della sostenibilità fatta di piccoli gesti quotidiani ha organizzato il Repair Cafè con il Repair man Alessandro Cagnolati, che si presenta sempre con un trolley pieno di attrezzi incredibili. Lui ha accolto il nostro invito per sondare il terreno perugino insieme a noi e capire se il progetto ha un gradimento, ma soprattutto se può essere avviato con riparatori locali che garantiscano degli appuntamenti a cadenza fissa.20170410_172824

Il Repair Cafè al PostModernissimo di Perugia

Il primo Repair Cafè si è tenuto il 10 aprile nella saletta del cinema PostModernissimo di Perugia, e ha visto la partecipazione di una decina di persone tra curiosi, riparatori appassionati e partecipanti con oggetti da riparare. La percentuale di oggetti che riesce a riparare di solito va dal 60 al 70%, la rimanente rimane in attesa di altre soluzioni prima di andare in discarica, per esempio di fare da riserva pezzi di ricambio per oggetti uguali o compatibili. La percentuale di questo incontro è stata del 100% perché gli oggetti erano pochi e tutti di facile e immediata soluzione, quindi un ottimo inizio per proseguire!

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2017/04/repair-cafe-incontrarsi-dare-nuova-vita-oggetti/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni