Chi sono i ricercatori finanziati dalla Coca Cola?

La Coca Cola ha pubblicato una lista, definita “trasparente” dalla stessa multinazionale, dei ricercatori scientifici che finanzia. Ma la rivista Public Health Nutrition ne ha verificato correttezza e completezza e ha scoperto che…Immagine

Un articolo pubblicato su Public Health Nutrition ha cercato di valutare quanto fosse completa la lista, dichiarata come “trasparente” dalla CocaCola, dei 218 ricercatori finanziati dalla stessa. Per far ciò, gli autori dell’articolo hanno considerato tutte le ricerche scientifiche i cui autori avevano dichiarato di aver ricevuto dei finanziamenti dalla CocaCola, pubblicate tra il 2008 e il 2016. Hanno così identificato 389 articoli pubblicati in 169 diverse riviste da 907 autori. Su 331 articoli in cui apparivano finanziamenti da parte della CocaCola, 128 (39%) non avevano tra gli autori uno dei 218 ricercatori della lista “trasparente”, mentre 38 (17%) di questi 218 ricercatori avevano omesso di dichiarare i finanziamenti ricevuti. La lista “trasparente” della CocaCola è quindi alquanto incompleta. Infine, la maggior parte delle ricerche finanziate dalla ditta riguardavano l’attività fisica; la CocaCola si guarda bene dall’analizzare l’associazione tra dieta ed obesità, e soprattutto tra consumo di bevande zuccherate e obesità. Nonostante affermi, dopo i recenti scandali (leggere gli articoli nella lettere 36 di gennaio 2016 e 47 di aprile 2017), di voler essere trasparente, la CocaCola deve fare ancora molta strada per raggiungere questo obiettivo. Un aspetto importante e originale dell’articolo, sottolineato dall’editoriale che lo accompagna, scritto dalla redazione della rivista al completo, è che gli autori pubblicano nomi e cognomi dei 15 ricercatori maggiormente implicati nelle ricerche finanziate da CocaCola in termini di fondi ricevuti e numero di studi realizzati e pubblicati. Tutti e 15 questi ricercatori avevano dichiarato i finanziamenti e facevano parte della lista “trasparente” della ditta. Si tratta quasi sicuramente di un segnale che la Nutrition Society, la società scientifica che pubblica Public Health Nutrition, vuole dare. Non è più sufficiente dichiarare finanziamenti e conflitti d’interesse; bisogna anche smetterla di lavorare per l’industria, soprattutto se si tratta di un’industria invischiata in danni alla salute. Fare i nomi significa additare alla comunità scientifica quei ricercatori che, pur di fare carriera accademica, con i relativi benefici economici, non esitano a collaborare con il diavolo. Se questa strategia, fare i nomi, dovesse diventare comune, forse qualche ricercatore ci penserebbe due volte, prima di imbarcarsi in relazioni pericolose.

Si ringrazia l’associazione No Grazie Pago Io

Fonte: ilcambiamento.it

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L’inquinamento minaccia il Taj Mahal

Un gruppo di ricercatori ha scoperto l’origine dell’inquinamento da micropolveri che minaccia il monumento indiano. Il Taj Mahal, il più rappresentativo monumento indiano, situato ad Agra, nello stato dell’Uttar Pradesh è minacciato dall’inquinamento. Il mausoleo fatto costruire nel 1632 dall’imperatore moghul Shah Jahan in memoria della moglie preferita Arjumand Banu Begum rischia di perdere quella che è la peculiarità che lo ha reso famoso in tutto il mondo: lo splendore della sua colorazione cangiante, dovuta alle diverse condizioni dell’illuminazione naturale che lo trasformano da bianco in giallo, rosa, arancione a seconda delle varie ore del giorno. Secondo uno studio condotto dal Georgia Institute of Technology, dall’Università del Wisconsin, dall’Indian Institute of Technology di Kanpur e dalla Survey of India hanno dimostrato che diversi tipi di particolati stanno concorrendo a scolorire il mausoleo: dalle polveri dovute alla combustione dei rifiuti e delle biomasse alle micropolveri del traffico stradale. Per individuare le cause del progressivo scoloramento del Taj Mahal i ricercatori hanno utilizzato apparecchiature di campionamento dell’aria da novembre a giugno 2012. I ricercatori hanno poi messo piccoli campioni di marmo incontaminato sulla struttura, in vari luoghi in prossimità della cupola centrale. Dopo due mesi i campioni sono stati analizzati al microscopio elettronico per misurare dimensioni e numero di particelle: le informazioni hanno permesso ai ricercatori di stabilire la composizione delle particelle inquinanti e la loro origine. Si è così capito che le particelle di carbonio provengono dalla combustione del carburante, dalle cucine, dalla fabbricazione di mattoni, dai roghi dei rifiuti, ma anche dallo scarico dei veicoli civili o agricoli. Se n’è quindi dedotto che le particelle inquinanti assorbite dal Taj Mahal non stanno condizionando solamente il monumento, ma tutto ciò che si trova nei dintorni, comprese le superfici naturali.Women laborers plant grass on the sun-scorched law

Fonte:  The Weather Network

© Foto Getty Images

L’acqua si purifica col legno

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Filtrare l’acqua non è mai stato così semplice, economico ed ecologico. Un team di ricercatori del Mit di Boston sostiene infatti di essere riuscito a eliminare il 99% dei batteri di E.coli presenti un una sorgente d’acqua passandola attraverso un filtro ottenuto dal ramo di un pino o altri tipi di alburno (la parte più giovane del legno degli alberi). Il filtro messo a punto dai ricercatori, che presentano la loro proposta sulle pagine di Plos One, è in grado di produrre circa 4 litri di acqua potabile al giorno ed è stato pensato per le zone rurali in cui è difficile installare sistemi di filtrazione avanzata. Infatti, come spiega Rohit Karnik, tra gli autori dello studio: “Le membrane di filtrazione di oggi hanno pori nanometrici che non sono qualcosa che si può produrre molto facilmente in un garage. L’ idea qui invece è che non abbiamo bisogno di fabbricare una membrana, perché è facilmente disponibile. Basta prendere un pezzo di legno e farne un filtro”. Ma difficoltà di realizzazione a parte, il sistema messo a punto dai ricercatori del Mit è anche economico ed ecologico, rispetto ai metodi che utilizzano i depuratori a base di cloro, le membrane di filtrazione o lo stesso bollire. Il principio di funzionamento si ispira alla naturale capacità dell’alburno di filtrare le particelle più grandi di 70 nanometri, come racconta Nature World News. Abbastanza cioè per tener fuori i batteri ma non i virus. Al momento il progetto dei ricercatori è solo agli inizi. L’idea infatti è sia quella di testare diversi tipi di legno, supponendo che alcuni abbiano capacità di filtro migliori di altre, che di trovare modi per evitare che lo stesso filtro si secchi, compromettendone le capacità.

Via: Wired.it

VenTo Bici Tour: 15 tappe su due ruote per presentare il progetto della ciclabile lungo il Po

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Per dimostrare che la realizzazione di un unico tratto ciclabile che colleghi le città lungo il Po è possibile, non c’è che da percorrerlo: l’equipe di ricercatori del dipartimento di infrastrutture e progettazione del Politecnico di Milano, coordinati dal direttore scientifico Paolo Pileri, sta per tornare in sella per compiere un tour in quindici tappe da Torino fino a Venezia. Il progetto VenTo non si esaurisce nella realizzazione di una pista ciclabile ma intende favorire con la ciclovia anche la nascita del turismo su due ruote, praticamente assente in Italia e che invece in molti Paesi più a Nord costituisce una importante voce nel bilancio turistico. Un’idea di mobilità sostenibile, quindi, che è anche una proposta per favorire il superamento della crisi economica attraverso la valorizzazione delle risorse già presenti. Proprio in quest’ottica l’équipe di ricercatori ha già percorso, in sella alle bici, i 679 km di territorio interessato, valutando caso per caso tutti gli ostacoli presenti e le più efficaci soluzioni per garantire il passaggio ed elaborare un tracciato che tenga conto di tutte le piste già presenti ed utilizzabili: in questo modo è stato possibile contenere e calcolare in modo preciso e concreto i costi del progetto, pari a 80 milioni di euro complessivi. Non è stato facile, ammettono i ricercatori, incontrare il consenso delle istituzioni, che tuttavia stanno aderendo sempre più numerose. A dover cambiare è stata la concezione del trasporto su due ruote, per passare da quella della viabilità urbana a quella del lavoro sinergico per una ciclovia che possa essere gestita in cooperazione e che possa portare, allo stesso modo, benefici a tutto il territorio incluso nel tracciato, grazie allo sviluppo delle strutture ricettive per i turisti. Alcuni dei Comuni aderenti hanno ideato un protocollo d’intesa unitario per la realizzazione e la gestione di VenTo: intanto i ricercatori saranno in tour dal 26 maggio al 2 giugno per promuovere l’adesione e la sottoscrizione del protocollo, partendo da Torino e con varie tappe tra le quali Casale Monferrato, Valenza, Pavia, Piacenza, Cremona, Ferrara, Chioggia e Venezia. Eccovi anche il video teaser che spiega il progetto:

L’adesione al progetto è possibile, anche da parte dei singoli cittadini, sul sito web del progetto http://www.progetto.vento.polimi.it/.

Fonte: tuttogreen

Ricercatori morti alla Facoltà di farmacia a Catania, il film va a Venezia

In memoria di Emanuele Patané sarà presentato a Venezia 70 fuori concorso per la regia di Costanza Quatriglio il film Con il Fiato sospeso che in 35 minuti racconta dei veleni inalati alla facoltà di farmacia di Catania da parte dei ricercatorifiato-sospeso1-620x350

La storia di Emanuele Patané, dottorando alla Facoltà di farmacia all’Università di Catania che muore per cancro a 29 dopo aver inalato a lungo miasmi del laboratorio di ricerca, vera e propria discarica di veleni tossici, diventa un film. Sarà Michele Riondino a dare voce a Emanuele Patanè nella pellicola Con il fiato sospeso diretto da Costanza Quatriglio e presentato al Venezia Film Festival 2013.

Emanuele Patané era ricercatore della Facoltà di Farmacia di Catania e nel suo memoriale raccontò come i veleni che aveva inalato durante i suoi anni di studio lo avessero fatto ammalare di cancro ai polmoni. Emanuele è morto all’età di 29 anni nel 2003 e con lui hanno perso la vita altre 15 persone, fatto per cui è in atto un processo presso il Tribunale di Catania. Il progetto della Quatriglio dunque sarà presentato a Venezia 70 dall’Istituto Luce il prossimo 31 agosto e come viene spiegato sulla pagina Fb dedicata al film:

Tutti coloro che hanno partecipato al film, lo hanno fatto prima di tutto per dare voce a questa storia. Questa storia difficile da contenere in una definizione, una storia di università, di giovani ricercatori, di inadeguato trattamento di sostanze tossiche, di professori che dicono che tutto va bene e di ragazzi che muoiono di cancro. Grazie ad Alba Rohrwacher, Michele Riondino, Anna Balestrieri e i Black Eyed Dog, Gaetano Aronica, Paolo Buonvino, Sabrina Varani, Luca Gasparini, Letizia Caudullo, Andrea Campajola, Beatrice Scarpato, Francesca Vecchi, Roberta Vecchi, Daniela Tartari, Gianluca Scarlata, Edgar Iacolenna, In House, Laura Muccino, Gianmaria Sortino, Christian Bonatesta, Paolo Sperandeo, Ines Vasiljevic, l’Istituto Luce Cinecittà che per primo se ne è innamorato e l’ha voluto in distribuzione e la casa di produzione Jolefilm che si è unita a noi in questi giorni.

Fonte:  Catania Today