Conai ad Ecomondo: “Con il riciclo dei rifiuti urbani 89mila nuovi posti di lavoro”

In occasione della fiera Ecomondo di Rimini, Conai ha presentato lo studio “Ricadute occupazionali ed economiche nello sviluppo della filiera del riciclo dei rifiuti urbani”. L’occupazione nel settore (raccolta differenziata, trasporto, selezione e riciclo) porterebbe a 89mila nuovi posti di lavoro380874

La vera sfida per lo sviluppo economico ed occupazionale del Paese viene dalla green economy. E’ quanto sostiene CONAI nello studio “Ricadute occupazionali ed economiche nello sviluppo della filiera del riciclo dei rifiuti urbani”, presentato nell’ambito del gruppo di lavoro 2 della 3° edizione degli Stati Generali della Green Economy, il cui tema centrale di quest’anno è “Lo sviluppo delle imprese della green economy per uscire dalla crisi italiana”.
Lo studio realizzato da CONAI, in collaborazione con Althesys, valuta quali ricadute occupazionali ed economiche per il nostro Paese si possano conseguire con il raggiungimento degli obiettivi europei al 2020, che fissano al 50% il riciclo dei rifiuti urbani. La sessione dedicata all’”Economia Del Riciclo Dei Rifiuti” tenutasi il 5 novembre, coordinata da CONAI e da COBAT, ha visto i principali attori della filiera del riciclo confrontarsi circa le prospettive di crescita economica e le concrete proposte di sviluppo del settore industriale del recupero.
“La normativa europea sui rifiuti” ha dichiarato Walter Facciotto, Direttore Generale di CONAI “ha fissato obiettivi più ambiziosi rispetto al passato che a nostro avviso solo attraverso lo sviluppo della green economy potranno essere raggiunti. In particolare ciò significa realizzare una più marcata industrializzazione della filiera italiana del waste management: dalle economie di scala, agli investimenti in infrastrutture, fino allo sviluppo dell’innovazione e della ricerca.”

La gestione dei rifiuti urbani oggi

Ad oggi, la situazione italiana nella gestione dei rifiuti urbani è ancora eterogenea. A livello Paese circa un terzo dei rifiuti urbani è avviato a riciclo e il ricorso alla discarica supera di poco il 40%: al Nord viene conferito in discarica solo il 22% dei rifiuti a fronte del 60% delle Regioni del Sud.

L’evoluzione al 2020

Lo studio di CONAI elabora due possibili scenari. Il primo scenario è definito teorico e prevede il raggiungimento del 50% del riciclo dei rifiuti urbani nelle tre macro aree Nord, Centro e Sud ed il conseguente sostanziale superamento del ricorso alla discarica.  Il secondo scenario, definito prudente, tiene conto delle attuali differenti situazioni ed ipotizza il raggiungimento di un tasso medio nazionale di riciclo dei rifiuti urbani al 50%, con punte minime al 40% e punte massime al 61%. In questo scenario, il conferimento in discarica si ridurrebbe di 4 milioni di tonnellate, ovvero rispetto al 2013 del 20% al Centro Sud e del 10% al Nord.

Gli effetti sull’occupazione

Nello scenario prudente, gli addetti aggiuntivi (occupazione diretta e indiretta) della filiera del riciclo (raccolta differenziata, trasporto, selezione e riciclo al netto dell’occupazione persa in altri settori, come per esempio le discariche) sarebbero circa 76.400, cui si andrebbero ad aggiungere ulteriori 12.600 posti creati dalla nuova necessaria infrastruttura impiantistica, per un totale di 89.000 nuovi posti di lavoro. Gli effetti occupazionali sarebbero più evidenti al Centro e al Sud, grazie al solo decollo della raccolta differenziata, mentre al Nord il maggiore impatto occupazionale si avrebbe nell’implementazione dell’industria del riciclo.

Le ricadute economiche complessive

L’occupazione non è l’unico fattore a beneficiare della diffusione e del rafforzamento dei sistemi di gestione integrata dei rifiuti. Il volume d’affari incrementale della filiera (raccolta differenziata, trasporto, selezione, produzione di semilavorati per il riciclo, compostaggio, termovalorizzazione etc.) nello scenario prudente è valutato pari a circa 6,2 miliardi, gli investimenti in infrastrutture in 1,7 miliardi, mentre il valore aggiunto generato da tali attività sarebbe di 2,3 miliardi.
Rilevanti potranno essere i benefici economici netti, cioè la differenza i benefici generati dal sistema CONAI e i costi. Un precedente studio di Althesys, infatti, ha valutato che, per la sola filiera del riciclo degli imballaggi da rifiuti urbani, dal 1998 al 2012 i benefici netti sono pari a circa 12,7 miliardi di euro.

Fonte: ecodallecitta.it

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Irex Annual Report: le rinnovabili ci faranno risparmiare fino a 49 miliardi entro il 2030

Il report realizzato dalla società di consulenza Althesys, i benefici economici garantiti all’Italia dallo sviluppo delle fonti rinnovabili oscillano tra i 19 e i 49 miliardi di euro entro il 2030 a seconda delle politiche che saranno attuate nei prossimi anni. In termini di occupazione i vantaggi più consistenti374603

Il caro bolletta non è colpa delle rinnovabili. Non solo. La diffusione dell’energia pulita garantisce all’Italia significativi benefici economici in termini di ridotte importazioni di combustibili fossili, nuovi posti di lavoro e taglio delle emissioni di gas serra. Il dato emerge dall’edizione 2013 dell’Irex Annual Report, il dossier realizzato dalla società di consulenza strategica Althesys. Entro il 2030, in particolare, il nostro Paese potrebbe risparmiare, grazie alle fonti rinnovabili, una cifra complessiva compresa tra i 19 e i 49 miliardi di euro. L’ampia forbice dipende dalle politiche che il governo italiano saprà mettere in campo nei prossimi anni. Il rapporto Althesys, infatti, contempla due possibili scenari dei quali il primo prevede una situazione di business as usual, ovvero un orizzonte non dissimile da quella attuale. In questo caso, il vantaggio economico per il sistema Paese si limiterebbe a circa 19 miliardi entro il 2030. Benefici fino a 49 miliardi, invece, nel caso in cui le politiche future offrissero un sostegno maggiore allo sviluppo dell’energia “verde”. L’aspetto più importante dei vantaggi garantiti dalle rinnovabili è rappresentato, secondo gli analisti, dalle ricadute occupazionali. «Considerando solo i posti di lavoro che non esisterebbero in assenza di rinnovabili, si toccano i 130.000 addetti nel 2013, per poi stabilizzarsi tra i 45.000 e i 60.000 al 2030 – si legge nel rapporto – I benefici valutati lungo tutta la vita utile degli impianti sono compresi tra gli 85 e i 96,6 miliardi».Una cifra compresa tra i 28 e 33 miliardi di euro arriva invece dall’indotto, mentre ammonta a circa 1,4 miliardi il vantaggio netto legato al calo del prezzo dell’elettricità nelle cosiddette “ore solari”, quelle cioè in cui la concorrenza del fotovoltaico con le fonti tradizionali fa appunto scendere il costo dell’energia elettrica. Sul fronte ambientale, poi, vanno calcolati i vantaggi delle rinnovabili in termini di ridotte emissioni climalteranti: tra i 2,6 e i 2,3 miliardi di euro per la sola CO2 e 2,8,-3,4 miliardi per quanto riguarda altri gas a effetto serra (anidride solforosa, ossidi di azoto, etc).

Fonte. Eco dalle città