Inquinamento, residui plastici nell’88% delle acque degli oceani

La maggiore concentrazione di microframmenti plastici è stata rilevata in cinque grandi aree negli oceani Atlantico, Pacifico e Indiano

I microframmenti della plastica inquinano ormai l’88% della superficie degli oceani e stanno entrando nella catena alimentare perché assorbiti dai pesci e da altri animali. A lanciare l’allarme è uno studio di alcuni ricercatori spagnoli del Centro superiore di Ricerca Scientifica dell’Università di Cadice, secondo i quali

le correnti oceaniche trasportano oggetti di plastica ridotti a piccolissimi frammenti dalle radiazioni solari e queste microplastiche che possono durare in questo stato per centinaia di anni sono state riscontrate nell’88% dei campioni di superficie degli oceani dalla spedizione Malaspina nel 2010.

La ricerca ha confermato l’esistenza di cinque grandi zone di convergenza nelle quali queste particole di plastica si accumulano sulla superficie delle acque marine: due nell’Atlantico (a est delle coste brasiliane e statunitensi), due nel Pacifico (a ovest delle coste cilene e californiane) e una nell’Oceano indiano (fra Australia e Madagascar). Polietilene e polipropilene sono i principali residui plastici ritrovati nelle acque degli oceani. Secondo i ricercatori dell’Università di Cadice i rifiuti fluttuanti sugli oceani sono fra le 7000 e le 35000 tonnellate con la maggiore concentrazione nel Pacifico del Nord che rappresenta fra il 33 e il 35% del totale. Il danno provocato dai rifiuti plastici nelle acque oceaniche è stimato in 133 miliardi di dollari(9,5 miliardi di euro), una minaccia su scala globale per la vita marina, il turismo e la pesca, come non ha mancato di ricordare l’Onu qualche giorno fa nel summit sull’ambiente tenutosi a Nairobi la scorsa settimana.96446808-586x376

fonte : Le Monde , Unep

Foto © Getty Images

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