Destinazioni biker friendly in Europa con Volagratis.com: ciclovie e percorsi per un viaggio green

Sul sito di Volagratis.com tutti gli spunti e le idee per viaggiare su due ruote in giro per l’Europa.

Con la bella stagione è arrivato il momento di tirare fuori la bicicletta, per un viaggio attivo e vissuto nel rispetto dell’ambiente. In occasione del World Bicycle Day del 3 giugno, Volagratis.com ha selezionato 9 destinazioni europee “biker friendly”, perfette per essere scoperte in sella alle due ruote. Nove viaggi all’aria aperta, dal Nord Europa all’Italia, tra natura, storia ed enogastronomia, che permettono di scoprire il continente da un altro punto di vista: quello delle due ruote.

Catalogna. La Catalogna non è solo mare o città piene di vita come Barcellona,  ma anche un vero paradiso per gli amanti delle due ruote grazie ai suoi oltre 27.000 percorsi ciclabili. Quasi tutti presentano una leggera pendenza e corrono lungo le colline e le montagne della comunità autonoma spagnola, mostrando le sue meraviglie naturali, pedalata dopo pedalata. I tragitti si dividono in tre categorie principali: quelli adatti alle bici da strada, quelli per chi viaggia in sella di una Mountain bike e infine per chi predilige le più classiche City Bike. Tra i percorsi più interessanti ci sono il PirineXus, che abbraccia il territorio di Girona, detta “La città dei quattro fiumi” e nota per le influenze romane, arabe ed ebree dell’architettura, e la Ruta Transpirenaica, che parte dall’Oceano Atlantico e dai Paesi Baschi e raggiunge il Mediterraneo affiancando i Pirenei e il confine settentrionale del Paese. 

Ciclabile del Danubio (Germania). La Ciclabile del Danubio segue il secondo fiume più lungo d’Europa dalla sorgente, a Donaueschingen, nel Baden-Württemberg tedesco, fino alla sua foce, Patrimonio Unesco dal 1991. Per farlo attraversa ben otto Paesi: Germania, Austria, Slovacchia, Ungheria, Croazia, Serbia, Bulgaria e Romania, dove si getta nel Mar Nero. Nato seguendo un’antica strada romana, il percorso incrocia edifici storici, come castelli e monasteri, città e capitali – tra cui Ratisbona e Budapest – e meraviglie naturali. Il tutto permettendo ai ciclisti di scoprire una parte importante del continente sia dal punto di vista storico-culturale che naturalistico, tanto meglio se durante la bella stagione, quando i paesaggi si tingono di verde. La ciclabile, adatta a tutti i tipi i livelli di allenamento, fa parte dell’ampio circuito EuroVelo, un gruppo di itinerari ciclistici che in totale superano i 45.000 chilometri e attraversano capillarmente l’intero continente. 

France Loire Valley Bike and Wine (Francia). Unire storia, sport ed enogastronomia: con le Routes des vins Val de Loire, nel cuore della Francia, è possibile. Le Strade dei Vini della Valle della Loira (questo il loro nome in italiano) sono un gruppo di percorsi di oltre 800 chilometri che attraversano una delle più ricche regioni francesi, nota per i suoi castelli da favola e per i vini eccellenti. Le ciclovie, che non richiedono un particolare allenamento per essere percorse, si estendono da Chalonnes-sur-Loire a Sully-sur-Loire e affiancano vigneti e palazzi d’epoca all’interno di un territorio che è Patrimonio Unesco dal 2000. Gli itinerari possibili sono tantissimi e permettono realmente di scoprire l’intera zona a 360 gradi. Dalla Loira Centrale all’Atlantico, le strade seguono il corso del fiume diramandosi dalle sue sponde per addentrarsi nel territorio regalando non solo lunghe pedalate, ma anche visite a cantine, dimore storiche e città eleganti, come Nantes e Tours, due tappe da non perdere lungo il percorso. 

The Camel Trail Cycle Route, Cornovaglia (Regno Unito). La Camel Trail è un viaggio nel tempo a bordo di una bicicletta, perché segue le antiche e ormai abbandonate ferrovie che un tempo servivano il sud ovest del Regno Unito. Lontana dal traffico e dal turismo di massa, la ciclovia solca la Cornovaglia da Bodmin a Padstow, passando per Wadebidge, e, prima di arrivare alla foce del fiume Camel, che le dà il nome, attraversa la brughiera e alcuni dei paesaggi più tipici della campagna inglese. Lungo il percorso si possono trovare paesini dove il tempo sembra essersi fermato: vale la pena sostare durante il viaggio in un cottage, tradizionale abitazione rurale inglese. L’intero percorso è lungo poco meno di 30 chilometri ed è adatto a tutta la famiglia e a tutti i livelli di allenamento. L’Alta Via dei Monti Liguri (Italia). La Liguria, non è solo una deliziosa meta estiva per moltissimi ma regala bellezze naturalistiche e un meraviglioso entroterra. Per chi è un po’ più allenato e vuole provare l’esperienza della mountain bike l’Alta Via dei Monti Liguri è una perfetta soluzione per mettersi alla prova. Un percorso divisibile in 18 tappe e che si snoda per 440 km da Ventimiglia a Ceparana, attraversando l’intera regione e regalando uno scenario da sogno, immerso nella natura, tra Appennini e mare. 

Amsterdamse Bos (Olanda). L’Amsterdamse Bos è un grande parco di circa 10 chilometri quadrati che si trova a sud della capitale, tra il comune di Amsterdam e quello di Amstelveen. Al suo interno ci sono sentieri, aree ristoro e tantissime ciclabili che permettono di scoprirlo in sella alle due ruote, nel vero spirito dei Paesi Bassi. Uno dei percorsi più importanti per i ciclisti parte addirittura dalla stazione centrale di Amsterdam, affianca l’Amstel River e poi, seguendo un tracciato quasi circolare, torna al punto di partenza. Il tutto sfiorando palazzi e luoghi storici, mercati e i famosi canali della città. Il percorso ciclabile è interamente in piano, perfetto sia per gli esperti che per i poco allenati, ed è adatto a tutta la famiglia non solo per la facilità del tragitto, ma anche per le numerose attività che mette a disposizione, dalla visita allo zoo a quella alle fattorie. Un vero e proprio polmone verde pronto per essere attraversato in sella a una bicicletta. 

Connemara National Park (Irlanda). Il Connemara National Park è uno dei più importanti d’Irlanda e si trova nell’ovest del Paese, all’interno della Contea di Galway e affacciato sull’Atlantico. È uno dei luoghi più autentici e selvaggi dell’Isola Verde, un’area che invita al viaggio on the road sia in auto che in bicicletta. Proprio per chi vuole scoprirlo sulle due ruote, esistono tantissimi percorsi attrezzati, diversi non solo nella lunghezza, ma anche nei panorami che offrono e nelle attrazioni che si possono scoprire lungo il tragitto. Il Ballyconneely and Roundstone Loop, per esempio, è un tragitto lungo 40 chilometri e permette di vedere da vicino luoghi storici come il sito del disastroso atterraggio del primo volo transatlantico o uno dei più antichi villaggi irlandesi di pescatori. Lo Sky Road Loop, invece, è lungo solo 16 chilometri e, da un’altezza privilegiata, si affaccia sull’Oceano e sulle isole di Inishturk e permette di ammirare da vicino le rovine del castello di Clifden. Ogni viaggiatore non deve far altro che scegliere e partire. 

Elbe River bike path (Germania). L’Elbaradweg è uno dei percorsi ciclabili più apprezzati di tutta la Germania. Pedalando lungo i suoi 1300 chilometri si incontrano non solo tanta natura, ma anche paesini da fiaba e importanti tesori culturali nazionali. Dalla foce alla sorgente del fiume Elba, il percorso è diviso idealmente in quattro parti: dall’estuario alla città di Amburgo, da lì a Magdeburg, da Magdeburg a Dresda per poi raggiungere il luogo nel quale il fiume vede la luce in Repubblica Ceca. Lungo tutto il percorso, il paesaggio cambia continuamente ed è composto sia da paesini affacciati sul Mare del Nord sia da cittadine dal gusto barocco. Tra mappe, punti di ristoro dove trascorrere la notte e attività per bambini, il tragitto è adatto a tutta la famiglia e a ogni tipo di esperienza. Un tracciato che si addentra nel cuore dell’Europa seguendo uno dei suoi fiumi più importanti.

Baltic Sea Route (Danimarca). La Danimarca è uno dei Paesi biker friendly per eccellenza a livello europeo, non c’è quindi da stupirsi per il grande numero di piste ciclabili che attraversano lo Stato in lungo e in largo. Una di queste è la Baltic Sea Route, che, come dice il nome, si concentra sulla costa affacciata sul Mar Baltico. Vincitrice del premio “Ciclovia dell’anno” nel 2019, questo percorso attraversa lo Jutland del Sud dando la possibilità a ciclisti e viaggiatori di scoprire alcuni tra i paesaggi più spettacolari della Danimarca. Vallate, colline, foreste, letti di antichi ghiacciai: un vero paradiso per gli amanti della natura. Ci sono oltre 3000 chilometri di percorsi che permettono ai ciclisti di scoprire non solo il paesaggio e la natura incontaminata danese, ma anche la storia e l’enogastronomia.

Connemara National Park (Irlanda)

A proposito di Volagratis.com

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Fonte: agenziapressplay.it

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Aerei e autocarri alimentati dai rifiuti, il Regno Unito pubblica un bando da 22 milioni di sterline

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Il ministero dei trasporti finanzia progetti per lo sviluppo di combustibili ottenuti da materiali di scarto per mezzi molto pesanti che non possono essere alimentati elettricamente. L’iniziativa si inserisce tra le misure tese a superare definitivamente i combustibili fossili entro il 2040, anno in cui in UK saranno vietate tutte le auto a benzina e diesel

Prosegue l’impegno del Regno Unito verso una mobilità a basse emissioni per risolvere la piaga dell’inquinamento atmosferico, individuato come il più grande rischio ambientale per la salute pubblica in Gran Bretagna. L’ultima iniziativa consiste in un bando del Ministero dei Trasporti (Dtf), che offre 22 milioni di sterline a sostegno di progetti per lo sviluppo di combustibili ottenuti da materiali di scarto per aerei e autocarri, mezzi molto pesanti che non possono essere alimentati unicamente dall’energia elettrica. Sono circa 70 i gruppi che hanno già mostrato interesse a partecipare. L’iniziativa si inserisce in quella serie di misure tese a superare definitivamente i combustibili fossili nell’ambito dei trasporti entro il 2040, anno in cui nel Regno Unito saranno vietate tutte le auto a benzina e diesel. I dati del Dtf mostrano che i gli aerei e i camion alimentati da combustibili ottenuti dai rifiuti potrebbero consumare fino al 90% meno di Co2 rispetto a quelli alimentati da combustibili fossili tradizionali. Le prove di combustibile a getto fatta da materiali di scarto sono già stati condotti in Europa e in Nord America. Lo scorso anno, una società statunitense che lavora con Virgin Atlantic ha creato un combustibile a getto da gas industriali di rifiuti da acciaierie, che è stato stimato per il 65% più pulito del combustibile gassoso convenzionale. BP a novembre ha annunciato un investimento di 30 milioni di dollari nella società statunitense Fulcrum BioEnergy, che svilupa biocarburanti da rifiuti domestici. Uno studio del 2014, che ha tra i committenti, accanto al WWF, compagnie aree come British Airways e Virgin Airways, ha stimato invece che i biocarburanti ottenuti da rifiuti e sottoprodotti organici potrebbero soddisfare fino al 16% del fabbisogno europeo di energia per i trasporti su strada. Il lavoro fa i conti sul potenziale energetico dell’enorme quantità di rifiuti e scarti che produciamo in Europa tra settore agricolo, industriale e residenziale. Si parla di 900 milioni di tonnellate all’anno di materiale organico, dei quali circa 220 milioni potrebbero essere usati a fini energetici: ad esempio ci sono 139 milioni di tonnellate di residui agricoli, 44 milioni di tonnellate di organico da rifiuti urbani, 40 milioni di di tonnellate di scarti forestali e 1 milione di tonnellate all’anno di olio di frittura usato. Il ministro dei trasporti britannico, Jesse Norman, ha dichiarato: “Stiamo finanziando imprese innovative, che porteranno allo sviluppo di combustibili alternativi efficienti, sostenibili e puliti. Vogliamo che ogni nuova vettura e furgone nel Regno Unito sia ad emissioni zero entro il 2040, ma sappiamo che i camion e gli aerei si baseranno su combustibili più tradizionali per gli anni a venire, per cui dobbiamo promuovere alternative rispettose dell’ambiente”.

Il DfT ritiene che i carburanti a basso tenore di Co2 prodotti da rifiuti potrebbero valere 600 milioni di sterline per l’economia britannica entro il 2030 e creare fino a 9.800 nuovi posti di lavoro.

Fonte: ecodallecitta.it

 

Regno Unito, entro il 2030 possibile un -40% di import di petrolio

Uno studio del Cambridge Econometrics evidenzia i benefici economici di una conversione a una mobilità elettrica. Lo studio Cambridge Econometrics è di quelli destinati a fare parecchio rumore e, quasi sicuramente, a scatenare le bocche da fuoco mediatiche dell’industria delle risorse fossili. Perché i ricercatori inglesi che si sono interrogati sui possibili benefici dello sviluppo delle auto elettriche hanno fornito dati che spiegano come questa rivoluzione “green” sia in grado di produrre benefici su tutta la linea, dalla salute pubblica all’occupazione, dall’ambiente all’economia. Lo studio si basa su una stima di 6 milioni di autovetture elettriche circolanti entro il 2030 e di 23 milioni di auto nel 2050. Perché ciò avvenga, naturalmente, occorre ripensare la rete infrastrutturale in grado di supportare l’ondata di auto indipendenti dal petrolio. Con queste cifre l’import di petrolio nel Regno Unito potrebbe essere ridotto del 40% con un risparmio globale annuo di 13 miliardi di sterline. Ogni conducente risparmierebbe, mediamente, circa 1000 sterline all’anno. Il report commissionato dalla Fondazione europea per il clima ha spiegato che se gli inquinanti atmosferici come l’ossido d’azoto e il particolato venissero eliminati entro la metà del secolo, il risparmio della spesa sanitaria sarebbe quantificabile in 1 miliardo di sterline. Perché queste ottimistiche previsioni si traducano in reali benefici occorrono le infrastrutture. Philip Summerton, uno degli autori del rapporto, è convinto che “ci sarà una transizione nei prossimi cinque-dieci anni, ma non si vedrà un improvviso passaggio a veicoli elettrici fino a quando i consumatori non avranno superato le loro preoccupazioni”, fatto che potrà avvenire solamente con una spesa nello sviluppo delle infrastrutture. La scarsità delle stazioni di ricarica per i veicoli elettrici e la lontananza fra un distributore di energia elettrica e l’altro sono un deterrente molto forte per i consumatori. Due anni fa la Commissione Europea ha proposto un piano da 10 miliardi di euro per sviluppare, in tutta in Europa, una rete di rifornimento per i veicoli elettrici, il che, per il Regno Unito, avrebbe significato un aumento dalle 703 stazioni del 2012 alle 1220 del 2020. Nonostante la riduzione dei costi del petrolio, la riconversione garantirebbe un giro d’affari stimato fra i 2,4 e i 5 miliardi di sterline entro il 2030, con la creazione di 7mila-19mila posti di lavoro. Una rivoluzione che, come spiega Summerton, terrà conto degli sviluppi delle tecnologie legate all’idrogeno, in modo da mettere fuori mercato i carburanti tradizionali.FRANCE-INDUSTRY-AUTO-GOVERNMENT-MONTEBOURG-ZOE

Fonte: The Guardian

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Inquinamento, nel Regno Unito scuole e ospedali lontani dalle strade

I decessi provocati dall’inquinamento atmosferico sono 29mila all’anno. Dopo aver preso atto dei dati che certificano 29mila decessi all’anno a causa dell’inquinamento atmosferico, il Regno Unito volta pagina e decide che in futuro scuole, ospedali e case di cura verranno costruiti lontano dalle strade principali a causa dei pericoli di inquinamento atmosferico. L’Environmental Audit Committee ha parlato esplicitamente dell’inquinamento atmosferico come di “una crisi di salute pubblica” che causa ormai tanti morti quanto il fumo. È stato suggerito di avviare un regime che incentivi le rottamazioni delle auto a diesel al fine di ridurre le emissioni. Joan Walley, la presidente del Comitato, ha dichiarato alla BBC che c’è una crisi di salute pubblica in termini di cattiva qualità dell’aria. Le morti causate dall’inquinamento atmosferico sono tante quanto quelle per il fumo. La priorità è fermarsi prima che una nuova generazione di bambini sia esposta. Come? Rendendo impossibile la costruzione di scuole, ospedali, cliniche e centri di assistenza nei pressi di luoghi con alti livelli di inquinamento. Il traffico automobilistico è, infatti, responsabile del 42% delle emissioni di monossido di carbonio, del 46% degli ossidi di azoto e del 26% dell’inquinamento da particolato. Fra gli altri suggerimenti del Comitato vi sono: 1) previsioni meteo sull’inquinamento atmosferico, sulla falsariga di quelle su polline e raggi Uv, 2) un piano nazionale per zone a basse emissioni per contrastare i veicoli altamente inquinanti, 3) incentivi finanziari per i carburanti alternativi, 4) incentivi alla mobilità pedonale e ciclistica.smog1-586x390

Fonte:  BBC

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Danimarca leader nella lotta ai cambiamenti climatici

Germanwatch e Climat Action Network Europe hanno stilato una classifica delle nazioni più attive nella lotta ai cambiamenti climatici

Secondo la classifica pubblicata dal think-thank Germanwatch e il network di Ong Climate Action Network Europe a margine dei negoziati di Lima sul clima, la Danimarca è il primo Paese al mondo per quanto riguarda le politiche di contrasto ai cambiamenti climatici, seguita dalla Svezia e dal Regno Unito. La classifica viene stilata annualmente da dieci anni e nel 2014 ha considerato i 58 Paesi che emettono la maggiore quantità di gas serra nel pianeta. La classifica inizia simbolicamente con tre posti vuoti come a voler significare che nessun Paese fa abbastanza per ridurre le emissioni. La Danimarca svetta perché, secondo gli organizzatori, evidenzia “una tendenza globale che lascia intravedere una transizione nei settori più importanti della protezione del clima”. Insomma a differenza di tanti altri Paesi industrializzati, la Danimarca non promette soltanto, ma mantiene sviluppando una politica ambizioso nel campo delle energie rinnovabili. Sui 58 Paesi giudicati solamente dodici ricevono un giudizio positivo e solamente uno appartiene alla lista dei Paesi in via di sviluppo, il Marocco. Il Paese nordafricano ha il merito di stare sviluppando il più grande complesso solare del mondo, a Ouarzazate, e di avere ridotto le sovvenzioni alle energie fossili. A chiudere la classifica sono l’Arabia Saudita, l’Australia e il Canada, tre nazioni che, invece, puntano decisamente sulle energie fossili. Anche le due nazioni più inquinanti del pianeta si trovano nella parti basse della classifica: gli Stati Uniti in 44esima posizione e la Cina in 45esima posizione. Gli impegni presi a Copenaghen cinque anni fa prevedono un aumento di 3° C da qui alla fine del secolo, ma solo se le nazioni manterranno le promesse perché se non dovesse essere così la temperatura potrebbe salire di 4° C, con conseguenze imprevedibili per l’agricoltura e la sostenibilità del Pianeta.autostrade-ciclabili-586x389

Fonte:  Le Monde

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In Uk investono 214 mln di sterline in piste ciclabili per risparmiare 100 mln di sterline in spese sanitarie

E’ una domanda da 100 milioni di sterline: come risparmiare sulle spese sanitarie? Nel Regno Unito hanno trovato la risposta: tenendo in buona salute i cittadini grazie all’uso della bicicletta

Più di 200 milioni di sterline saranno spese per promuovere il ciclismo nel tentativo di rendere la Gran Bretagna una nazione che ama le biciclette come la Danimarca e Paesi Bassi. E’ questo il progetto del vice primo ministro Nick Clegg che annuncerà giovedì prossimo i dettagli durante un meeting a Bristol. Il leader dei liberali democratici spera nell’appoggio del suo partito e spiega che vorrebbe provare a far raddoppiare i viaggi in bicicletta entro nel 2020. Per far ciò punta a un investimento da 114 milioni di sterline per sviluppare una rete di piste ciclabili a Bristol, Birmingham, Cambridge, Leeds, Manchester, Newcastle, Norwich e Oxford. Altri 100 milioni di sterline saranno spese per migliorare le condizioni per ciclisti e pedoni.

Spiega Clegg:

I vantaggi potrebbero essere enormi. Miliardi di sterline risparmiati per il servizio sanitario nazionale, meno inquinamento e traffico e una popolazione più felice e più sicura. Il governo, ci mette i soldi e ora abbiamo bisogno di autorità pubbliche e locali che inforchino con noi una bicicletta e arrivino al traguardo.

Riusciranno nel Regno Unito a compiere l’ambita rivoluzione?The Liberal Democrats Hold Their Annual Party Conference At SECC Glasgow

Fonte:  The Guardian

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Fracking bocciato da un report del Regno Unito

Mark Walsh, capo del Consiglio Scientifico del Regno Unito, e il prof. Andrew Stirling bocciano la fratturazione idraulica sottolineandone la dannosità per l’ambiente e per la salute ed evidenziando come le possibili alternative non vengano appoggiate perché meno remunerativa per i potentati dell’industria dell’energia. Il fracking? È pericoloso per la salute tanto quanto il talidomide, il tabacco e l’amianto secondo un rapporto introdotto da un consulente scientifico del Governo britannico che proprio sullo shale gas sta costruendo il sogno di una parziale autonomia energetica. Mark Walport, capo del Consiglio Scientifico del Regno Unito, sostiene che il fracking non sarebbe il primo caso di un’innovazione scientifica rivelatasi a posteriori dannosa per la salute e per l’ambiente. Su Ecoblog abbiamo spesso seguito le ricerche scientifiche indipendenti provenienti da più Paesi, ma il report britannico rappresenta un ulteriore step nella consapevolezza della dannosità del fracking visto che è stato prodotto da uno dei governi che hanno maggiormente sostenuto le istanze delle compagnie che lo praticano. Lo stesso premier David Cameron si è schierato apertamente dalla parte di questa tecnica che prevede il pompaggio di sostanze chimiche, sabbia e acqua ad alta pressione nel sotto suolo. I timori degli ambientalisti sembrano essere confermati dal report Innovation: managing risk, not avoiding it del Government Office for Science:

La storia presenta molti esempi di percorsi di innovazione che poi si sono rivelati problematici, per esempio quelli inerenti l’amianto, il benzene, il talidomide, le diossine, il piombo nella benzina, il tabacco, molti pesticidi, il mercurio, il cloro e i composti che alterano il sistema endocrino. In tutti questi e in molti altri casi, il ritardato riconoscimento degli effetti avversi non ha portato solo a gravi impatti ambientali e sanitari, ma a enormi perdite in termini di competitività per le imprese e le economie che hanno proseguito sulla strada sbagliata,

ha spiegato Mark Walport.

Insomma la fratturazione idraulica è una soluzione figlia di una politica incapace di declinare al futuro le proprie scelte. Nello stesso report il professor Andrew Stirling della University of Sussex sostiene che il Regno Unito e il mondo potrebbero far fronte ai cambiamenti climatici con l’efficienza energetica e le energie rinnovabili, ma gli interessi dell’industria dei combustibili fossili dovrebbero allinearsi: la fattibilità esiste ma anche “politici autorevoli” affermano il contrario sostenendo il “vecchio” travestito da “nuovo”.

Secondo Sterling

nel settore dell’energia gli ostacoli alle strategie svantaggiate (come efficienza energetica e fonti rinnovabili) sono in genere più commerciali, istituzionali e culturali che tecniche. Tra gli ostacoli più potenti vi sono le richieste degli interessi di parte, come le pressioni delle industrie nucleari e dei combustibili fossili.

L’importanza delle dichiarazioni di Mark Walsh non è certo sfuggita agli ambientalisti. Secondo Louise Hutchins di Greenpeace Uk se un capo scienziato del governo avverte i propri ministri dei pericoli connessi al fracking significa che “il re è nudo”.Hundreds of Activists Gather At Blackpool Anti-Fracking Camp

Fonte:  The Guardian

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Sdoganati gli aiuti di Stato per il nucleare

La Commissione Ue uscente consentirà al governo Britannico di fornire aiuti di Stato per la costruzione di un nuovo reattore nucleare a Hinkley, assicurando alla Edf un prezzo garantito per un periodo di 35 anni, superiore a quello attualmente corrente nel Regno Unito.nucleare_impianto_inghilterra

La Commissione Europea uscente “regala” al colosso dell’energia francese un grande business mascherandolo da affare per i contribuenti. Ha infatti deciso che finanziare con soldi pubblici impianti nucleari non va contro le regole e quindi ha autorizzato aiuti di Stato per un impianto nucleare da 16 miliardi di sterline nel Somerset, a Hinkley. Alla Bbc il commissario europeo ha persino dichiarato che “in questo modo diminuiranno le bollette dei cittadini”, dimenticandosi di spiegare che i soldi dalle tasche dei cittadini verranno prelevati comunque, anche se in altre maniere, per garantire finanziamenti pubblici a Big Energy. “Considero la decisione della Commissione Ue del tutto inaccettabile – dichiara Monica Frassoni, coordinatrice di Green Italia e co-Presidente del Partito Verde Europeo – una scelta che va contro le stesse politiche decise da Bruxelles riguardanti gli aiuti di Stato per le imprese del settore energetico. Il nucleare dovrebbe essere escluso automaticamente dagli aiuti di Stato. Questa scelta evidenzia invece come la Commissione, sempre più indecisa, se non addirittura contraria, nel sostegno economico allo sviluppo delle energie rinnovabili, spalanca ora la porta a ingenti sussidi al nucleare. Allo stesso modo, lo sviluppo dell’efficienza energetica si vede sfavorito con un limite di aiuti di Stato al 60% sul costo totale degli investimenti, mentre non ci sono limiti per il CCS (Carbon Capture and Storage, tecnologia ancora non operativa e molto costosa). La decisione è un vero e proprio passo indietro sulla strada  della transizione energetica della quale ha bisogno l’Europa “.

Fonte: ilcambiamento.it

David Cameron preso di mira da Greenpeace, la sua casa di campagna ospita il fracking

La casa di campagna di David Cameron premier del Regno Unito

La casa di campagna di David Cameron nell’Oxfordshire è stata trasformata in un cantiere per il fracking da un gruppo di attivisti di Greenpeace, come segno di dissenso in merito alle nuove leggi che spianano la strada alla fratturazione idraulica nel Regno Unito. La protesta è accompagnata anche da una petizione da firmare online. La protesta è stata sospesa qualche minuto fa dalla polizia che ha intimato gli attivisti di lasciare la casa essendo una proprietà privata. La protesta è stata comunque pacifica e prettamente simbolica e ha visto gli attivisti provvisti di elmetti e giubbini di riconoscimento apporre sul cancello anteriore dell’edificio un cartello con su scritto:

Ci scusiamo per gli eventuali disagi per il fracking sotto casaBpRKshLCcAE3_bV

e hanno cercato di i consegnare un assegno gigante di 50 sterline, pari all’indennità disposto per pagare i proprietari di casa e terrieri per lasciare campo libero alle imprese di perforare sotto il loro suolo.
Spiega Greenpeace UK:

Il fracking – o fratturazione idraulica – è un processo distruttivo e sporco che usa una miscela di acqua, sabbia e sostanze chimiche per rompere le rocce e far rilasciare il gas intrappolato. Nonostante la retorica di Cameron, sappiamo che il fracking non aiuterà coloro che hanno bisogno di carburanti e sappiamo che le emissioni di gas di scisto peggioreranno i cambiamenti climatici. Gli scienziati dicono che i due terzi di tutte le riserve di combustibili fossili accertate devono rimanere nel terreno se vogliamo evitare i cambiamenti climatici catastrofici. Il boom del fracking minerebbe la crescita delle energie rinnovabili nel Regno Unito e lascerebbe nei nostri villaggi camion e impianti di perforazione per gli anni a venire.

Fonte: The Telegraph, Greepnpeace UK

Foto | Greenpeace UK @Twitter

 

Pomodori ciliegini contaminati da E.Coli via Francia anche in Italia, ma l’alert è Ceco

Una partita di pomodori ciliegino provenienti dal Marocco sono contaminati da E.Coli: sono distribuiti dalla Francia anche in Italia, Germania, Romania, Regno Unito, Slovacchia, Repubblica Ceca e Francia. La segnalazione RASFF arriva dalla Repubblica Ceca mentre 26 persone sono state contagiate in Francia

La strada dei prodotti agroalimentari è lunga e complicata (un pomodoro viaggia per migliaia di Km prima di giungere sulle nostre tavole) anche dalla comunicazione via web poiché prende strade tortuose come dimostra l’information for attention emanato dalla Repubblica Ceca su una partita di pomodori ciliegino provenienti dal Marocco e contaminati da germi patogeni quali la tossina di Shiga (almeno nei lotti della Repubblica Ceca) e si sospetta E.Coli, confezionati in Francia e distribuiti in Francia, Italia, Germania, Romania, Slovacchia, Repubblica Ceca e Regno Unito. Il ritiro dal mercato è stato disposto in Francia a causa dei 26 casi di contagio da E.Coli su denuncia retroattiva che si sono verificati dal gennaio 2014 allo scorso 10 aprile così come diffuso con un comunicato pubblicato dai francesi il 30 aprile dall’ARS, l’Agence Regionale de la Santé:

Tutti i casi riferivano di aver consumato pomodori provenienti dal Marocco. Questi pomodori sono importati e commercializzati da IDYL e sono distribuiti da numerosi rivenditori nazionali, tra cui Auchan, FRANPRIX, ALDI. I sintomi sono gastrointestinali (vomito, crampi addominali) e si verificano molto rapidamente dopo il consumo dei pomodori, ma sono di breve durata. Inoltre è stato segnalato un gusto sgradevole ed amaro.Aspects Of The Mediterranean Diet

In sostanza i pomodori provenienti dal Marocco e contaminati da germi patogeni erano circa 50 mila Kg e al 18 maggio i lotti contaminati sono stati ritirati anche nella Repubblica Ceca dove però non sembra si siano verificati casi di contagio. Ma al 21 maggio il Ministero per l’agricoltura del Marocco ha pubblicato un comunicato in cui spiegano che non è stato trovato il nesso tra le contaminazioni di pomodori e i casi di contagio, per cui non sono stare rilevate non conformità.Detto ciò in Italia sono montate le polemiche circa il silenzio del ministero della Salute in merito che non ha né spiegato né rassicurato i consumatori italiani circa il consumo degli eventuali lotti commercializzati in Italia come hanno sottolineato Sportello dei diritti o Altroconsumo con un articolo uscito proprio oggi, a distanza di quasi due mesi che ripropone la questione, ma di risposte non ve ne sono ancora state.

Fonte : H24