Corte Costituzionale: ‘Illegittima norma Sblocca Italia che impone trivellazioni senza il parere delle Regioni’

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La Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità del comma 7 dell’art. 38 del Decreto legge 133, il cosiddetto Sblocca Italia dell’ex governo Renzi, dando ragione alla Regione Abruzzo che insieme a Lombardia, Campania e Veneto aveva presentato ricorso. Niente trivellazioni senza il parere delle Regioni. Con la sentenza 170, pubblicata il 12 luglio scorso, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità  del comma 7 dell’art. 38 del Decreto legge 133, il cosiddetto Sblocca Italia dell’ex governo Renzi, dando ragione alla Regione Abruzzo che insieme a diverse regioni (fra cui Lombardia, Campania e Veneto) aveva presentato ricorso. Lo ha reso noto il Sottosegretario alla Presidenza della Regione Abruzzo, Mario Mazzocca. In sostanza la Consulta ha stabilito che, trattandosi di materia  concorrente, non fosse competenza esclusiva dello Stato – senza alcun  coinvolgimento delle Regioni – emanare il “Disciplinare  tipo per il  rilascio e l’esercizio dei titoli minerari per la prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in terraferma, nel  mare territoriale e nella piattaforma continentale” contenuto nel  Decreto del Ministero per lo Sviluppo Economico del 7 dicembre 2016. Soddisfazione ha espresso Mazzocca secondo il quale si riapre ora una  partita “il governo considerava chiusa, con un provvedimento che  toglieva alle Regioni, e con esse alle comunità locali,  ogni possibilità di intervento sulle politiche energetiche”. “Siamo soddisfatti perché la Corte Costituzionale sulla questione delle trivelle ha sancito l’autonomia dei territori e il ruolo delle Regioni che non possono essere espropriate su decisioni così importanti”.Questo il commento del presidente del Consiglio regionale della Campania, Rosa D’Amelio, e del presidente della Commissione Ambiente del Consiglio regionale, Gennaro Oliviero, alla sentenza della Consulta su alcuni articoli contenuti nello Sblocca Italia.
“La sentenza della Corte – spiegano D’Amelio e Oliviero – ha chiaramente indicato che l’estrazione di idrocarburi liquidi e gassosi sia un tema in cui debba rientrare anche la competenza regionale, così come noi chiedevamo. Con le altre Regioni abbiamo presentato un ricorso, rivendicando la partecipazione dei territori alle decisioni che riguardano alcuni temi come quello ambientale, dove devono ridiventare protagonisti gli enti locali come i Comuni interessati. E non a caso occorreva porre rimedio al depotenziamento del ruolo delle Regioni e degli enti locali proprio in sede di approvazione del piano delle aree per le attività di ricerca e di estrazione degli idrocarburi, tenuto conto che il bacino idrografico dell’appennino campano poteva essere nel lungo periodo seriamente compromesso”.La sentenza, concludono, “ha per questo una valenza molto forte affinché si possa tutelare allo stesso tempo l’ambiente e la partecipazione dei territori in scelte delicate di politica energetica”.

Con gli articoli 37 e 38 dello “Sblocca Italia” si è attribuito, tra l’altro, al Ministero dello Sviluppo economico il compito di predisporre un piano delle aree in cui sono consentite le attività di ricerca e coltivazione di idrocarburi e quelle di stoccaggio sotterraneo di gas naturale senza prevedere la necessaria acquisizione dell’intesa con la Regione interessata. È stato previsto, inoltre, che venisse richiesta alla Regione la necessaria intesa al rilascio del titolo concessorio unico per le attività di ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi, solo se tali attività si svolgono sulla terraferma e non anche in mare. Secondo le Regioni che hanno portato questa battaglia alla Corte Costituzione in questo modo si sarebbe lesa la competenza legislativa regionale previste dall’articolo 117 della Costituzione in materia di produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia, oltre che quelle di governo del territorio, nonché le competenze amministrative delle Regioni in base al principio di sussidiarietà stabilito nell’articolo 118 della Costituzione.

 

Fonte: ecodallecitta.it

Dal Ministero 11 milioni per misure anti-smog. Ecco la lista degli interventi finanziabili per Regioni, Comuni e Città Metropolitane

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Regioni e Comuni oltre i 100mila abitanti possono fare richiesta dopo 5 giorni di superamento di Pm10 per azioni come fornitura di biglietti gratis o a tariffa agevolata del tpl, corse aggiuntive e ampliamento linee, agevolazioni bike e car sharing, percorsi sostenibili casa-scuola e casa-lavoro. Arrivano oltre 11 milioni di euro per le Regioni, i comuni e le città metropolitane che, a seguito del protocollo anti-smog del 30 dicembre 2015, hanno attivato misure d’emergenza per la qualità dell’aria nell’ambito del trasporto pubblico locale e della mobilità condivisa. Lo stabilisce un decreto del ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, registrato dalla Corte dei Conti e pubblicato sul sito del ministero, che disciplina il programma di cofinanziamento degli interventi che si sono resi necessari nelle città a gestire le situazioni critiche derivate da superamenti continuativi di valori limite di Pm10.

“Nel protocollo sulla qualità dell’aria – spiega il ministro Galletti – abbiamo scelto la strada della programmazione ad ampio raggio, ben consapevoli però che tanti comuni hanno avuto, e ne avranno ancora, bisogno di misure di immediata attuazione per far fronte alle difficoltà. Questo cofinanziamento è un sostegno effettivo e insieme una spinta a far meglio sulla strada della pianificazione”.

Gli 11 milioni e 253 mila euro andranno agli enti che ne faranno richiesta, avendo superato per almeno cinque giorni consecutivi il valore limite giornaliero. La lista degli interventi finanziabili la fa un decreto a firma del direttore generale “Rifiuti e Inquinamento” Mariano Grillo: la fornitura di biglietti gratis o a tariffa agevolata del trasporto locale, il finanziamento di corse aggiuntive e l’ampliamento delle linee, le agevolazioni per il noleggio e l’utilizzo di auto elettriche, il bike e il car sharing, il taxi condiviso, azioni per favorire lo spostamento sostenibile casa-scuola e casa-lavoro quali il piedibus e le navette, le tariffe gratuite per i parcheggi di interscambio, la promozione del telelavoro.

Per leggere il decreto che spiega in dettaglio modalità e requisiti per il finanziamento clicca qui.

Fonte: ecodallecitta.it

Inceneritori, 5 Regioni contro. Ma il governo va avanti

È passato con il sì di 15 Regioni e il no di 5 il cosiddetto “decreto inceneritori”, con cui il governo punta a costruire in Italia altri nuovi impianti di incenerimento dei rifiuti. Un paese, il nostro, piantato nelle paludi degli interessi privati!inceneritori_decreto

Dalla conferenza Stato Regioni è uscito il sì al decreto inceneritori del governo Renzi (DPCM attuativo dell’articolo 35 del decreto legge 133/2014 che individua gli inceneritori considerati strategici a livello nazionale), ma non all’unanimità. Quindici Regioni hanno detto sì e 5 un no secco. Queste ultime sono Lombardia, Marche, Umbria, Abruzzo e Molise. Tutte le altre stanno agli “ordini” ma… con una foglia di fico: hanno condizionato l’ok all’accoglimento di un emendamento che introduca nel decreto il passo secondo cui possano essere le Regioni a decidere l’effettiva realizzazione e pianificazione degli impianti sulla base dell’evoluzione dei piani regionali di raccolta differenziata. Molti pensano che si tratterà soltanto di una mera ratifica di quanto deciso ai piani “più alti”… Intanto le associazioni ambientaliste si sono dichiarate profondamente deluse dal decreto. «Punti critici e ipotesi irricevibili»: questo in sintesi il commento di Zero Waste Italy, Fare Verde, Greenpeace, Legambiente e WWF Italia. Non bisogna dimenticare che il decreto era già respinto nel settembre scorso grazie alla mobilitazione delle associazioni e a un vasto fronte di Regioni che ne avevano rigettato l’impostazione e il disegno. «Il decreto, pur riducendo gli impianti cosiddetti strategici da 12 a 9, conferma gli assunti erronei pro-inceneritori di quello precedente. Si continua a puntare sull’incenerimento quando l’andamento della produzione di rifiuti solidi urbani è da anni in calo. E si presuppone che per corrispondere alle necessità di trattamento del rifiuto, obbligo previsto dalla Direttiva 99/31 sulle discariche, sia necessario far passare il rifiuto urbano attraverso sistemi di trattamento termico. Ma non è così, e lo ribadiamo al Ministro dell’Ambiente Galletti, che con questo assunto testimonia il suo sbilanciamento a favore dell’incenerimento, in contrasto con le sue dichiarazioni pubbliche».

Il nuovo decreto sull’incenerimento

«L’unica novità rispetto alla bozza dell’agosto scorso è l’eliminazione dei 3 nuovi inceneritori previsti al Nord (Piemonte, Veneto, Liguria). Per il resto viene confermata la previsione di 9 nuovi inceneritori nelle altre regioni già individuate (oltre all’ampliamento di un paio in Puglia e Sardegna) – spiegano le associazioni – Non vi è alcuna connessione logica con gli scenari incrementali previsti dal nuovo Pacchetto europeo sull’Economia circolare pubblicato il 2 dicembre 2015. Non vi è nessuna revisione dei calcoli per le Regioni con nuove programmazioni in corso di preparazione. Viene introdotto all’articolo 6 un comma che prevede la possibilità di revisione periodica delle previsioni del Decreto, ma solo “in presenza di variazioni documentate”, dunque solo a consuntivo e non in base alle previsioni delle programmazioni regionali per il futuro. In un altro comma dell’articolo 6 viene prevista la possibilità di tenere in considerazione anche “le politiche in atto relative alla dismissione di impianti (…) per le sole Regioni (…) caratterizzate da una sovraccapacità di trattamento (…)”: si tratta di un comma che intendeva evidentemente depotenziare il conflitto istituzionale con la Lombardia, ove il caso della sovraccapacità è clamoroso, ma senza alcuna coerenza».

Fonte: ilcambiamento.it

Efficienza energetica: 15 milioni stanziati ai Comuni delle Regioni Convergenza

Oltre 240 i Comuni candidati. L’importo di 15 milioni di euro è stato assegnato nel giro di poche settimane

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È stata completata l’assegnazione delle risorse finanziarie, pari a 15 milioni di euro, previsto dall’avviso pubblico CSE – Comuni per la sostenibilità e l’efficienza energetica. L’Avviso pubblico agevola con contributi a fondo perduto progetti di efficientamento o produzione di energia sugli edifici delle Amministrazioni comunali delle Regioni Convergenza che, secondo le prescrizioni di una diagnosi energetica effettuata preliminarmente, hanno acquisito tramite il Mercato elettronico della Pubblica Amministrazione (MePA) i prodotti e i servizi indicati dallo stesso.
In poche settimane sono state ammesse istanze per l’intero importo di 15 milioni di euro, che costituivano la dotazione finanziaria complessiva. Sono stati oltre 240 i Comuni ad essersi registrati sulla piattaforma informatica per la presentazione delle richieste di concessione del contributo al MiSE DG MEREEN, Autorità di Gestione del POI, e oltre 150 istanze sono state ammesse alle agevolazioni.

Fonte: ecodallecitta.it

Efficienza energetica: dal MiSE 100 milioni per le Regioni Convergenza

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Il Ministero dello Sviluppo Economico ha predisposto un bando per il finanziamento di programmi integrati d’investimento finalizzati alla riduzione ed alla razionalizzazione dell’uso dell’energia primaria utilizzata nei cicli di lavorazione e/o di erogazione dei servizi svolti all’interno di unità produttive esistenti e localizzate in una delle Regioni Convergenza (Calabria, Campania, Puglia, Sicilia). Il bando, che è stato realizzato nell’ambito del POI Energie Rinnovabili e Risparmio Energetico FESR 2007/13, favorirà programmi d’investimento che prevedano il cambiamento fondamentale del processo di produzione tale da ottenere una riduzione nominale dei consumi di energia primaria. Il valore degli investimenti dovrà essere compreso tra 30.000 e 3 milioni di euro. I lavori dovranno essere ultimati entro 12 mesi dalla data del provvedimento di concessione. Il decreto ministeriale di disciplina del Bando (Decreto ministeriale 5 dicembre 2013), in corso di registrazione alla Corte dei Conti, è disponibile da oggi, 22 gennaio 2014, oltre che sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico, anche nei siti del POI Energia e di Invitalia. Le risorse finanziarie disponibili per la concessione degli aiuti sono pari a cento milioni di euro a valere sulle risorse del POI Energie. Il Ministero ha comunicato che con un successivo decreto del Direttore generale per l’incentivazione alle attività imprenditoriali saranno indicati il termine di apertura e le modalità per la presentazione delle domande di agevolazione, nonché le condizioni, i punteggi e le soglie minime per la valutazione delle domande stesse.

Fonte: Legambiente.it

Regioni ed enti locali pronti a rilanciare l’Italia con un “green plan”

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Sono 360.000 le aziende (il 23% del totale) che negli ultimi tre anni hanno investito in tecnologie ‘green’ e 240.000 posti di lavoro (il 38% delle assunzioni del 2012) sono stati creati da imprese della green economy. Per cogliere questa opportunità, Regioni ed enti locali hanno elaborato un documento programmatico che individua un percorso scandito in 5 punti: programmazione dei Fondi strutturali per sviluppare l’innovazione nelle imprese e nei territori; mercati verdi pubblici e privati; credito e fiscalità ambientale; sviluppo di partnership pubblico-privato; tutela e valorizzazione dei territori. Un “Piano verde” per rilanciare l’Italia che è stato presentato in occasione di “Regioni ed Enti Locali per la green economy”, tema della decima e ultima assemblea programmatica nazionale in preparazione degli Stati Generali della Green Economy organizzati dal Consiglio Nazionale della Green Economy, in collaborazione con i ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico e con il supporto tecnico della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile (6 e 7 novembre a Rimini nell’ambito di Ecomondo). ”La green economy – osserva il coordinatore del gruppo di lavoro, Gian Carlo Muzzarelli – è un processo complesso che non rappresenta solo il passaggio da un’economia tradizionale a un’economia più verde, ma presuppone un cambiamento radicale nella struttura, nella cultura e nelle pratiche che caratterizzano la società. E questo cambiamento sarà tanto più radicale quanto più potrà essere generato dal territorio e dalle comunità locali che interpretano più velocemente e più capillarmente i bisogni di una società in evoluzione”. Ed ecco i 5 punti nello specifico. Nel ciclo 2007-2013 i fondi strutturali (Fesr, Fse e Feasr) hanno messo a disposizione risorse a livello nazionale pari a circa 66 miliardi di euro intercettando settori che rientrano nel campo della green economy. Per rafforzare un percorso verde dei Fondi, il documento propone che le Regioni convergano nel proporre misure coordinate a livello nazionale sulla green economy ; si coordinino per implementare un sistema di monitoraggio omogeneo; si utilizzino risorse per intervenire sulla Capacity Building degli Enti locali. Mercati verdi pubblici e privati: nel 2010 la spesa della Pa per acquisto di prodotti e servizi ammontava al 16,3% del Pil (per una spesa di circa 252 miliardi di euro). Gli acquisti verdi pubblici e privati di beni e servizi rappresentano una leva di rilancio in chiave green del sistema produttivo e l’evoluzione green degli appalti pubblici. Il documento propone di agevolare il raggiungimento dell’obiettivo del 50% di appalti verdi; promuovere la formazione di addetti ai lavori e del consumatore. Credito e Fiscalità ambientale: il documento propone di dare orizzonte temporale pluriennale agli strumenti di incentivo più efficaci come il bonus fiscali del 65% e 55%; riformulare il mix di strumenti fiscali per privilegiare la produzione e il consumo eco-compatibile; sviluppare forme di fiscalità proporzionali all’effettivo sfruttamento delle risorse ambientali ed energetiche; intervenire sulla disciplina del rapporto tra Enti Locali ed Esco al fine di favorire la realizzazione di interventi di efficienza energetica del patrimonio pubblico; attivare nuovi strumenti e prodotti finanziari. Per quanto riguarda lo sviluppo di partnership pubblico-privato, Regioni ed enti locali possono assumere un ruolo strategico. Le proposte per questo capitolo prevedono di dare impulso a livello nazionale per la trasformazione dei distretti industriali in eco-distretti; di stabilire e incentivare forme di partecipazione pubblico private che facilitino la ricerca e lo sviluppo di innovazione green; di sostenere attività specifiche per la valorizzazione dei prodotti italiani anche sotto il profilo della qualificazione ambientale. Infine, la tutela e la valorizzazione dei territori: il documento propone di definire meccanismi e strumenti per sbloccare la possibilità di intervento degli enti locali consentendo, ad esempio, di derogare al patto di stabilità per spese di interventi di prevenzione, tutela e messa in sicurezza del territorio; prevedere idonee premialità per gli Enti pubblici in grado di dimostrare il proprio impegno al miglioramento degli aspetti ambientali, territoriali e paesaggistici; applicare per la gestione integrata dei rifiuti la direttiva quadro 98/08/CE e il principio di responsabilità del produttore; finanziare progetti sperimentali per favorire nuove opportunità di sviluppo economico sostenibile dei territori.

Fonte: Adnkronos.it

Le Regioni all’UE: sostenere efficienza e rinnovabili su scala locale

Il Comitato delle Regioni Ue chiede maggiori strumenti economici a sostegno delle iniziative locali in materia di fonti rinnovabili ed efficienza energetica376054

Migliorare il quadro normativo, rafforzare gli strumenti economici e creare un sistema più coerente di sostegno per potenziare l’efficienza energetica e la produzione di energia sostenibile a livello locale. Sono queste le richieste emerse oggi alla conclusione della Conferenza ‘Un’Europa efficiente’, organizzato a Vilnius dal Comitato delle Regioni Ue. ”E’ indispensabile – sottolinea Ugo Cappellacci, governatore della Sardegna e Presidente della Commissione Ambiente, cambio climatico ed energia del Comitato delle regioni – ribadire il ruolo dei governi regionali e locali a cui poi spettano le azioni concrete per raggiungere gli obiettivi di contenimento dei consumo e di produzione di energia sostenibile” fissati dalla Ue per il 2020. ”Per raggiungere questi obiettivi – continua Cappellacci – è fondamentale dare il massimo sostegno alle numerose iniziative per l’efficienza energetica avviate e quelle da avviare a livello locale e regionale”. Proprio sul fronte delle risorse, reso ancor più difficile dalla crisi, la vicepresidente del Comitato delle Regioni Mercedes Bresso riconosce che per le ”regioni italiane si tratta di una grossa sfida” ma in cui non mancano ”le opportunità: i fondi Ue che dovranno servire anche a migliorare la gestione delle risorse energetiche”. Bresso ha inoltre sottolineato l’importanza di ”aumentare la cultura ambientale dei nostri amministratori, che spesso considerano la politica ambientale un dire ‘no’ a tutto”. Durante la Conferenza, anche occasione di scambio di buone pratiche, Cappellacci ha illustrato il programma Sardegna CO2.zero, forte di ”decine e decine di comuni che hanno partecipato al bando ‘Smart City – Comuni in classe A’, per l’efficientamento energetico, dell’assistenza per lo sviluppo del Piano energia sostenibile e quindi della sua realizzazione con i fondi Jessica”, dotato di 35 milioni di euro. Quindi il governatore ha sottolineato il ”progetto straordinario di riconversione della chimica a Porto Torres, che punta a divenire leader in Europa per la chimica verde”.  Le conclusioni raccolte a Vilnius confluiranno in un documento sulla revisione della Strategia Europa 2020 che il Comitato delle Regioni metterà a punto nel suo prossimo incontro di Atene nel marzo 2014. (ANSA)

Fonte: eco dalle città

 

Mare, l’allarme di Goletta Verde: un punto inquinato ogni 57 km di costa italiana

Le analisi di Legambiente confermano l’aumento dell’inquinamento delle spiagge italiane: c’è un punto inquinato ogni 57 chilometri di costa.foce-arno-pisa

Sono almeno 130 i punti inquinati dalla presenza di scarichi fognari non depurati sulle coste italiane,uno ogni 57 chilometri. E’ questo il triste bilancio dello studio condotto da Goletta Verde di Legambiente in questi ultimi due mesi, 60 giorni in cui gli esperti hanno girato il Paese in lungo e largo e effettuato 263 analisi microbiologiche in altrettanti punti costieri. Quasi il 50% dei punti monitorati negli oltre 7.400 chilometri di costa è risultato inquinato e oltre l’80% – parliamo di 104 punti costieri – è stato giudicato fortemente inquinato con picchi che presentavano una concentrazione di batteri fecali di oltre il doppio rispetto a quanto consentito. Tra le cause principali di questo aumento dell’inquinamento delle nostre acque ci sono la maladepurazione, le estrazioni petrolifere, l’abusivismo, il consumo di suolo costiero, le grandi navi e le bonifiche da attività militari. I punti più critici sono risultati essere le foci di fiumi, dei torrenti e dei canali, dove l’imbarcazione ambientalista ha rilevato il 90% dei punti critici. I 130 punti inquinati sono sparsi più o meno equamente in tutte le regioni costiere: 19 sono in Campania, 17 in Puglia, Calabria e Lazio, 12 in Sicilia e 11 in Liguria (11). E la situazione non più che peggiorare, in special modo nel Mezzogiorno. Come precisato da Legambiente,

Si rischia di perdere ben 1,7 miliardi di euro dei fondi Cipe destinati alla costruzione e all’adeguamento degli impianti che sono in scadenza a dicembre. Come se non bastasse, inoltre, ci prepariamo anche a far pagare ai cittadini italiani multe milionarie da parte dell’Unione europea per l’incapacità di gestire il ciclo delle acque reflue. Soldi che invece potrebbero essere investiti per aprire nuovi cantieri per la depurazione.

Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente, ha precisato che le soluzioni esistito, è l’impegno politico che manca:

Realizzare sistemi efficienti e moderni deve trasformarsi in una priorità nell’agenda politica italiana. E’ l’ennesima vergogna che questo Paese non merita. Non si tratta più soltanto di difendere fiumi e mari, vera grande risorsa di questa nazione, ma ne va dell’intera economia nazionale, buona parte della quale e’ basata sul turismo.

L’allarme acquista ancor più valore se consideriamo che tra i punti più critici emersi dall’analisi di Legambiente molti di questi vengono presi d’assalto dai bagnanti, ignari del reale livello di inquinamento delle acque in cui si immergono:

Il 35% dei punti presi in analisi, inoltre, risultano del tutto non campionati dalle autorità preposte anche se spesso questi tratti, pur trovandosi in corrispondenza di foci e canali, sono comunque frequentati da bagnanti. Motivo per cui è imperativo che le autorità introducano o intensifichino i controlli anche in prossimità di queste possibili fonti di inquinamento.

Fonte: Goletta Verde

 

Camerun, l’habitat degli scimpanzé minacciato dalla diffusione dell’olio di palma

Greenpeace denuncia i progetti dell’americana Herakles Farm che vorrebbe deforestare in Camerun per piantare olio di palma, mettendo a rischio l’habitat di scimpanzé, babbuini e altre specie di scimmie rareScimpanzè-Camerun-586x318

La fame occidentale per l’olio di palma sembra non conoscere limiti: dopo aver devastato Malesia e Indonesia, ora ci si rivolge all’Africa. L’azienda americana Herakles farm vorrebbe distruggere lotti di foresta in Camerun per produrre il contestato olio pieno di grassi saturi (1). Lo denuncia Greenpeace, che contesta le affermazioni della Herakles secondo cui i terreni di coltura della concessione Nguti sarebbero già deforestati e di scarso valore naturalistico. Le rilevazioni aeree e le visite sul campo effettuate dall’associazione ambientalista mostrano invece che il territorio interessato (2) è ricchissimo di specie animali e vegetali, tra cui numerosi primati, in particolare lo scimpanzé, il mandrillo e il colobo rosso di Preuss. Il fatto è confermato anche da uno studio congiunto di un’università camerunense e tedesca. Negli ultimi 20 anni la domanda europea di olio di palma è cresciuta di circa 5 volte; è davvero una pia illusione pensare che tutto questo olio  possa esse prodotto nelle regioni equatoriali in modo “sostenibile” senza danneggiare l’ambiente.  (1) L’olio di palma contiene il 50% di grassi saturi, più o meno come il lardo suino. Lo si può vedere nel database nutrizionale USDA o semplicemente leggendo le etichette dei prodotti alimentari (biscotti, grissini, fette biscottate ecc), in cui i grassi saturi sono sempre la metà del totale. (2) L’area si trova nell’interstizio tra quattro parchi nazionali, di cui il più importante (”A” sulla mappa) è il parco di Korup, che si unisce al Cross River park nigeriano oltre confine.

Fonte: ecoblog

IL FRIGORIFERO E IL CONGELATORE

Frigorifero e congelatore possono funzionare meglio:

non c’è bisogno di fare sacrifici o rinunce, basta adottare qualche piccolo accorgimento, in modo da consumare meno energia, risparmiando denaro.

  • • L’acquisto
  • • l’installazione
  • • l’utilizzo
  • • la manutenzione

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del frigorifero e del congelatore vengono trattati con l’intento di evidenziare quello che bisogna

sapere nella vita di tutti i giorni, a contatto diretto con questa “macchina della casa”. Pensare al futuro significa anche ridurre i consumi irrazionali sin da oggi. Possiamo farlo in molti modi, ogni giorno, con un pizzico di intelligenza. I diversi argomenti sono trattati anche attraverso tabelle che danno la possibilità di valutare consumi e costi di esercizio del frigorifero e del congelatore. Completano l’opuscolo alcune informazioni sui marchi che assicurano la sicurezza, l’efficienza energetica e il rispetto per l’ambiente.

L’ACQUISTO

Acquistare un frigorifero può rivelarsi più difficile del previsto per la vasta gamma di soluzioni sia funzionali che estetiche presenti oggi sul mercato. Facciamo un pò di chiarezza su alcune delle caratteristiche da considerare al momento di scegliere.

I frigoriferi monoporta

(più precisamente frigoriferi con o senza scomparti per le basse temperature) sono adatti soprattutto a chi preferisce acquistare giorno per giorno gli alimenti freschi ed hanno generalmente ‐ ma non sempre ‐ dimensioni ridotte; spesso hanno una piccola cella, o un vano separato (anche a quattro stelle) per conservare alimenti surgelati.

I frigocongelatori a due porte

sono dotati di un vano frigorifero e di un vano congelatore (generalmente a quattro stelle) entrambi di discrete dimensioni. Sono molto pratici in quanto consentono anche di congelare cibi freschi. Alcuni modelli hanno motori separati e quindi la possibilità di utilizzare solo una parte del frigorifero,con un buon risparmio di energia. I frigocongelatori con più di due porte danno la possibilità di scegliere tra diversi climi quello più adatto ai cibi che si intendono conservare. Gli scomparti a temperature diverse e differenziati livelli di umidità consentono, infatti, di ritardare notevolmente la degradazione degli alimenti freschi:

  • • il vano frigorifero mantiene un costante grado di umidità ed è destinato a cibi di rapido consumo e bottiglie;
  • • il congelatore a quattro stelle, permette di congelare alimenti freschi e di conservare quelli surgelati;
  • • il “chiller”, costituisce l’ambiente ideale per conservare pesce e carne. In questo caso, infatti, gli alimenti non congelano ma il processo di deperimento viene notevolmente rallentato così che carne e pesce si mantengono freschi fino a 10 giorni.
  • • a questi scomparti se ne aggiunge un quarto, generalmente a raffreddamento indiretto in cui il cibo è conservato a temperatura “cantina” per proteggere con la giusta umidità frutta e verdura dalla disidratazione, mantenendo così inalterati freschezza e contenuto vitaminico. Nonostante la loro complessità, questi modelli permettono di risparmiare energia in quanto, con l’apertura delle singole porte, la perdita di freddo è ridotta al minimo. Inoltre, il clima all’interno dei singoli scomparti è controllato elettronicamente in modo che la temperatura rimane costante, indipendentemente da quella esterna. Esistono anche apparecchi a sbrinamento automatico, che eliminano la brina dalle pareti fredde senza necessità di intervento.

4 scomparti 4 clim

Oltre a questi esistono i cosiddetti frigocongelatori no‐frost” (senza brina), i quali sono dotati di

un sistema che integra il normale raffreddamento statico, in cui l’aria fredda scende lentamente verso il basso dal generatore del freddo, con una speciale ventilazione forzata: le circolazione uniforme di aria fredda all’interno del vano evita la formazione della brina o umidità sulla superficie degli alimenti, integrando lo sbrinamento automatico. I cibi si mantengono “freschi” più a lungo rispetto ai frigoriferi tradizionali. Nei vani congelatori “no‐frost” la surgelazione è molto più rapida rispetto al congelatore tradizionale e poiché i cristalli che si formano nella struttura degli alimenti sono più piccoli, la consistenza, gli odori ed i sapori degli alimenti si mantengono inalterati. Il consumo degli apparecchi no-frost è generalmente più elevato rispetto a quello dei frigoriferi a freddo statico, ma si tratta comunque di apparecchi con prestazioni diverse, per quanto riguarda il modo di conservare gli alimenti. Inoltre lo strato di ghiaccio che spesso ricopre le pareti nei frigoriferi a freddo statico

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ne aumenta,di fatto, i consumi. Per questo, il maggior consumo dei no‐frost, dovuto all’azione della ventola,è compensato dal fatto che non formandosi ghiaccio sulle pareti le prestazioni dell’apparecchio rimangono costanti. I frigoriferi “ecologici” che cominciano ad essere presenti sul mercato, sono, nelle intenzioni dei costruttori, apparecchi costruiti in modo da risparmiare energia e con materiali e tecnologie che rispettano l’ambiente. Alcuni modelli sono forniti, sulle pareti, di un doppio isolamento; in questo modo disperdono meno il freddo. Spie luminose, segnalazioni acustiche in caso di mancanza di corrente, sistemi elettronici che indicano la non corretta chiusura di una porta ed altri accorgimenti per un razionale e completo sfruttamento dello spazio, sono utili optionals per un elettrodomestico che, però, va scelto valutando correttamente le proprie esigenze e cercando, soprattutto, di evitare inutili sprechi di energia. Un elemento fondamentale per questa scelta è la “capacità” del frigorifero, cioè lo spazio interno effettivamente utilizzabile. A questo proposito può essere utile la seguente tabella che, in linea di massima, stabilisce un rapporto tra il numero delle persone e la capacità dell’apparecchio.

Nucleo familiare:

1 persona ‐> capacità media consigliata 100‐150 litri

24 persone ‐> capacità media consigliata 220‐280 litri

più di 4 persone ‐> capacità media consigliata 300 litri e oltre

Dunque, anche un apparecchio di piccole dimensioni può essere sufficiente, purché lo spazio interno sia versatile, realizzato razionalmente e pratico. In ogni caso, un frigorifero di media capacità (220‐280 litri) dotato di un congelatore da 50 litri, consuma mediamente 450 kWh all’anno sia pieno di alimenti che vuoto, ed i consumi annuali subiscono un aumento di 80‐90 kWh per ogni 100 litri di capacità in più. Inoltre, il frigorifero rimane sempre acceso e, di conseguenza, una piccola differenza di consumo tra un apparecchio ed un altro diventa, in un anno, una discreta somma sulla bolletta elettrica. Al momento di acquistare un frigorifero nuovo, occorre quindi fare molta attenzione e paragonare fra loro le prestazioni dei diversi modelli. La congelazione domestica permette, spesso, di economizzare tempo e denaro. Bisogna però ricordare che è necessario affidarsi ad apparecchi sicuri, in grado di garantire un gelo profondo e costante, indipendentemente dal clima e dalla stagione. Si può scegliere tra congelatori verticali ed orizzontali, in base alle diverse esigenze funzionali e di spazio. L’interno dei congelatori verticali o “ad armadio” è organizzato in pratici cassetti ed i cibi risultano facilmente accessibili, è spesso presente un tasto per il cosiddetto “congelamento rapido”, a temperatura più bassa. Questa funzione da utilizzare quando si introducono nell’apparecchio grandi quantità di alimenti freschi, va disinserita quando il congelamento è completato. I congelatori verticali occupano meno spazio di quelli orizzontali ma generalmente, a parità di volume, hanno un costo superiore. I congelatori orizzontali, o a “pozzo”, si aprono verso l’alto e, generalmente non hanno divisioni interne tranne, in alcuni modelli, un vano per il congelamento rapido. La loro semplicità permette di risparmiare al momento dell’acquisto ma, di contro, la ricerca dei cibi risulta meno agevole. Indipendentemente dal tipo di congelatore, uno dei fattori che incide maggiormente sui consumi è l’isolamento delle pareti. I modelli più recenti sono dotati di un super isolamento  cioè di un forte spessore di poliuretano (9‐10 cm) alle pareti. Anche se questo strato isolante va a diminuire leggermente lo spazio utile interno, è sempre conveniente scegliere un modello più isolato che uno meno isolato. Basterà porre maggiore attenzione al confezionamento e al posizionamento dei pacchetti con gli alimenti. Inoltre, in caso di black‐out della corrente elettrica, gli apparecchi molto isolati hanno una maggiore autonomia di conservazione (fino a 72 ore). Anche le abitudini d’uso incidono molto sui consumi di energia elettrica. Aprire lo sportello di un congelatore significa, nella maggior parte dei casi, far ripartire il compressore dell’apparecchio, e quindi consumare energia. Ovviamente più si tiene aperto lo sportello, più si consuma. Nei congelatori a pozzo ciò avviene meno di frequente che in quelli ad armadio: nei primi, infatti, l’aria calda, che è più leggera di quella fredda si accumula verso l’alto del congelatore formando uno strato protettivo che impedisce al freddo, stratificato in basso, di disperdersi quando si apre lo sportello. Oggi poi abbiamo una possibilità in più di scegliere quei modelli che ci consentono di ridurre i consumi: infatti, da qualche tempo sui frigoriferi, congelatori e frigocongelatori è applicata una etichetta colorata con frecce e altri simboli, l’etichetta energetica, la quale permette di conoscere caratteristiche e consumi dei frigoriferi, valutando fin dal momento dell’acquisto il consumo annuo di ciascun modello.

I CONSUMI

Abbiamo visto come una scelta “fredda” al momento dell’acquisto è il modo migliore per evitare sprechi, ma poi, quando l’apparecchio è già in casa, ogni volta che lo apriamo, è un po’ come aprire il portafoglio. Sembra esagerato, ma è così: gli sprechi nei consumi di energia elettrica derivano in gran parte dalla dispersione degli sportelli aperti.

Bisogna quindi evitare di aprirli troppo spesso e troppo a lungo.

L’UTILIZZO

Alcune piccole attenzioni aiutano ad utilizzare meglio i frigoriferi ed i congelatori. Posizionare gli apparecchi possibilmente nel punto più fresco della cucina, lontano dai fornelli, dal termosifone e dalla finestra. Per il congelatore, una buona collocazione può essere la cantina o il garage. Lasciare uno spazio di almeno 10 cm tra la parete e il retro dell’apparecchio e, se questo è inserito nei mobili della cucina, assicuratevi che vi sia spazio sia sopra che sotto per una buona ventilazione. La regolazione del termostato deve avvenire secondo la temperatura ambiente: dunque varierà secondo le stagioni, seguendo anche le eventuali indicazioni del costruttore, ma evitando di raffreddare troppo (posizioni eccessivamente fredde sono inutili per la conservazione dei cibi, mentre i consumi energetici aumentano del 10/15%). Posizionare gli alimenti secondo le loro esigenze di conservazione ricordando che, generalmente, la zona più fredda del frigorifero è in basso, sopra i cassetti della verdura. Evitare di riempire eccessivamente il frigorifero e, specialmente se non è no‐frost, cercare di lasciare un pò di spazio a ridosso delle pareti interne per favorire la circolazione dell’aria. Non introdurre mai cibi caldi nel frigorifero o nel congelatore perché contribuiscono alla formazione di ghiaccio sulle pareti. Fare attenzione quando si apre il frigorifero, in modo da prelevare o mettere dentro velocemente i cibi: per fare prima, basta prendere l’abitudine di tenerli in ordine, sempre negli stessi scomparti, o in contenitori separati o in sacchetti con etichetta. Riportare la manopola del congelatore in posizione di “conservazione” dopo aver surgelato i cibi alla temperatura più fredda.

LA MANUTENZIONE

Bastano poche attenzioni per allungare la vita dei frigoriferi e dei congelatori, mantenendoli in perfetta forma. Controllare che le guarnizioni di gomma delle porte siano sempre in buono stato; nel caso siano scollate o deteriorate è bene sostituirle. Pulire ogni tanto il condensatore (serpentina) posto sul retro dell’apparecchio, dopo aver staccato l’alimentazione elettrica: lo strato di polvere che si forma fa aumentare i consumi in quanto non permette un buon raffreddamento. Sbrinare l’apparecchio non appena lo strato di ghiaccio supera i 5 mm di spessore. La brina sottrae infatti freddo all’apparecchio in quanto forma uno strato isolante, facendo aumentare i consumi di energia e riducendo, inoltre, lo spazio utilizzabile. Leggere sempre molto attentamente il libretto di istruzioni allegato al nuovo apparecchio, contiene preziosi suggerimenti per un migliore utilizzo.

LA SICUREZZA, IL RISPARMIO, IL RISPETTO DELL’AMBIENTE

Al momento dell’acquisto degli apparecchi domestici è bene assicurarsi che ci sia il marchio di qualità IMQ o un altro marchio riconosciuto a livello europeo. Se c’è significa che 1’apparecchio è prodotto in conformità con le norme di legge in materia di sicurezza. Un altro marchio significativo per il consumatore attento è l’Ecolabel (ecoetichetta): un marchio europeo che indica un prodotto “compatibile con l’ambiente” e quindi, generalmente, anche con un minor consumo di energia. Ha per simbolo la margherita con le stelle come petali e la “E” di Europa al centro.