Le strade incompiute in Basilicata: Bolognetti e i viaggi nel nulla lucano

Le opere pubbliche incompiute in Basilicata: cattedrali nel deserto che a qualcuno devono pur servire. Il nuovo reportage di Maurizio Bolognetti

Oramai quello di Maurizio Bolognetti, napoletano trapiantato nella splendida terra di Basilicata, è un nome noto ai lettori di Ecoblog: segretario di Radicali Lucani, giornalista, ambientalista pensante e da anni in prima linea nella difesa del territorio lucano, con centinaia di denunce prodotte e di battaglie portate avanti nel corso del tempo, Bolognetti produce una quantità incredibile di materiale sul dissesto ambientale, e politico, della Regione Basilicata. L’ultimo colpo “di teatro” del radicale è un reportage dal titolo “Storie di strade incompiute”girato nella splendida e martoriata Val d’Agri, che da nord a sud percorre quella che lo stesso Bolognetti definisce la “Basilicata saudita”, l’hub petrolifero d’Italia. Le immagini mostrano le campagne agricole di Corleto Perticara, paese (poco) famoso per essere teatro di uno degli scempi più gravi ed impuniti nella storia ambientale recente della Lucania: l’interramento di 2000m³ di fanghi petroliferi provenienti dal giacimento Tempa Rossa 2 di proprietà della compagnia petrolifera francese Total.strada-aliano-saurina-456x341

 

Bolognetti ci porta direttamente ai viadotti mai completati che dovrebbero collegare la valle del Saudo alla città di Potenza, mai completati e utilizzati oggi per la protezione del foraggio agricolo dalle intemperie:

“Nella Basilicata delle opere progettate e mai realizzate, di quelle iniziate e mai completate, i viadotti della Saurina si materializzano come miraggi nel deserto davanti ai nostri occhi. Incuneati nei boschi, nascosti dagli alberi, protesi verso una meta mai raggiunta essi si ergono come moderne piramidi: un coito interrotto prodotto dall’onanismo partitocratico. Promesse spacciate in decine di campagne elettorali e mai mantenute.”

scrive Bolognetti nella presentazione del reportage, pubblicato dall’immancabile Radio Radicale: le telecamere del giornalista “adottato” dalla Basilicata mostrano un patente sperpero di danaro pubblico, nascosto agli occhi di tutti solo dalla vegetazione rigogliosa e dall’aspra morfologia del territorio: i viadotti della Saurina, la strada che non esiste, sono il monumento lucano allo spreco, all’inefficienza, all’esercizio del potere fine a se stesso.

“Il mio Caronte, nel traghettarmi negli angoli nascosti di una delle petrolizzate valli lucane, azzarda un ossimoro e dice: “Qua c’è una dittatura democratica”. Sorrido e penso: “caro amico non sai quanto sia vero. E’ il settantennio partitocratico che produce corruzione, nega diritto e diritti e ha fatto strame della stessa Costituzione repubblicana.”

racconta Bolognetti nel reportage. Se non si trattasse di Basilicata, la regione forse più dimenticata d’Italia fino all’avvento di Matera 2019, sono scempi che sarebbero già assurti agli onori delle cronache da anni, forse qualcuno avrebbe addirittura già proposto il loro abbattimento: nella regione del “che vuoi farci” quei monumenti restano lì, a far da monito all’incauto visitatore: “polvere eravamo e polvere torneremo” ma non prima di avere distrutto la nostra eredità più importante, l’ambiente.

Fonte: ecoblog.it

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In Basilicata approvata la più grande discarica per idrocarburi d’Europa

La Regione Basilicata ha approvato un nuovo progetto per una discarica per idrocarburi nel Comune di Guardia Perticara. La Regione Basilicata ha approvato la realizzazione della discarica Semataf, destinata ai rifiuti speciali tra cui idrocarburi da costruirsi nel comune di Giardia Perticara in provincia di Potenza che volume sarà la più grande in Europa. Proprio qualche giorno fa i comuni di Corleto Perticara, Guardia Perticara e Gorgoglione per l’impianto estrattivo Tempa Rossa hanno fatto richiesta per avere gratuitamente il gas quale forma di compensazione (ma sarebbe meglio dire risarcimento) per:

la perdita dell’uso del territorio e per compensazione per la reintegrazione dell’equilibrio ambientale e territoriale

Ma subito dopo ecco l’approvazione della grande discarica che come fa notare Ola Organizzazione Lucana ambientalista:

La discarica per rifiuti speciali di Guardia Perticara già smaltisce fanghi petroliferi, amianto ed altri rifiuti speciali solidi provenienti dal giacimento petrolifero considerato il più grande in Europa in terrà ferma, mentre i reflui petroliferi prodotti vengono smaltiti in Val Basento.

Ola ricorda che Guardia Perticara è un piccolo borgo forse tra i più belli d’Italiae che a breve ospiterà la discarica per rifiuti petroliferi più grande d’Europa. Infatti la Regione Basilicata ha approvato il progetto:

la sezione di trattamento, disidratazione ed inertizzazione, con l’aggiunta di nuovi codici di rifiuti da destinare a trattamento o recupero, indicati nelle appendici n. 2, 3 e 4 del Rapporto Istruttorio A.I.A.; l’installazione di un nuovo impianto di lavaggio; l’ampliamento del piazzale da destinare ad attività di deposito preliminare e messa in riserva; la costruzione del IV lotto di discarica, per una volumetria complessiva pari ad ulteriori 340.000 mc. che si aggiungeranno ai 150mila m3 già autorizzati per un totale complessivo di mezzo milione circa di mc di rifiuti, con una capacità di trattamento autorizzata pari a 110mila tonnellate/anno. Complessivamente la nuova piattaforma, ad ultimazione degli interventi, occuperà una nuova superficie di 13 ettari mentre sono 25 gli ettari totali impegnati.Progetto-discarica-Semataf-620x644

La situazione è destinata a peggiorare poiché le estrazioni di idrocarburi sono destinate a raddoppiare in tutta la Basilicata per effetto della revisione al Titolo V della Costituzione. Quella di Guardia Perticara, il paese più piccolo della Basilicata e borgo tra i più belli d’Italia, può a breve essere considerata la mega discarica per rifiuti petroliferi più grande d’Europa, considerata l’entità dei giacimenti onshore nelle valli del Sauro e Agri, anche in vista del previsto raddoppio delle estrazioni di idrocarburi ed i barili estraibili sull’intero territorio lucano derivanti dalla revisione del Titolo V della Costituzione.

Spiega Ola:

Le compagnie petrolifere si apprestano ad un ulteriore incremento delle attività di ricerca e perforazione sull’intero territorio regionale predisponendo i siti per lo smaltimento dei rifiuti chimici prodotti, mettendo così a più grave rischio l’ambiente e la salute dei cittadini, in una regione considerata dalle compagnie petrolifera “servitù petrolifera”.

Fonte:  Ola

Tempa Rossa, la carica giapponese nella corsa all’oro nero lucano

La multinazionale petrolifera Total ha ceduto alla giapponese Mitsui&Co Ltd il 25% del giacimento Tempa Rossa, facendo entrare i giapponesi nella corsa all’oro lucano

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Nel cuore della Regione Basilicata c’è Tempa Rossa, un vasto giacimento petrolifero scoperto nel 1989 e divenuto la El Dorado d’Italia per le multinazionali, considerato da Eni e Total tra i 280 progetti più importanti al mondo. La multinazionale petrolifera francese ha ceduto alla giapponese Mitsui&Co Ltd il 25% del giacimento Tempa Rossa, facendo entrare i giapponesi nella corsa all’oro lucano; l’accordo, siglato poche ore fa da Mitsui E&P Italia A Srl (MEPIT) e Total, è di quelli milionari da far gola a chiunque tra le “sette sorelle”: il giacimento Tempa Rossa è tra gli onshore meno sfruttati d’Europa e si stima possano essere estratti dai 6 ai 10 miliardi di barili di petrolio di ottima qualità, che si trova sotto lo strato di conservazione più spesso del mondo: 2000m. La Basilicata si conferma così la terra saudita d’Italia: attraverso la costituzione della controllata Mitsui E&P Italia A Srl (MEPIT) i giapponesi approdano per la prima volta in terra lucana, intenzionati ad avviare un intensivo sfruttamento delle risorse naturali di petrolio greggio e gas naturale e si dichiarano pronti ad investire 1,6 miliardi di euro (comprensivi dei costi non recuperabili). Se questi sono i costi, c’è da pensare a quali possano essere i benefici. Sono in molti tuttavia a chiedersi come mai Total, concessionaria del 50% del pozzo Gorgoglione dopo la cessione ai giapponesi, la multinazionale Royal Dutch Shell ha anch’essa un 25%, abbia ceduto un pezzo di business così importante: Tempa Rossa, dal 2016, produrrà 50mila barili di petrolio e 230mila metri cubi di gas naturale al giorno. Entro il 2014, secondo questo documento edito dalla Camera dei Deputati nel 2011, saranno attivati cinque nuovi pozzi (già perforati e testati), l’inizio della perforazione di un quinto pozzo, la creazione di un centro oli, due serbatoi di stoccaggio idrocarburi e di un deposito industriale. Il tutto in un territorio, ve ne abbiamo parlato il 18 dicembre scorso, fortemente saturo sotto il profilo ambientale. E’ l’intera regione Basilicata ad essere sotto lo scacco delle estrazioni petrolifere: un territorio ampio e frastagliato, tra i più belli e sconosciuti d’Italia, il nome Basilicata viene pronunciato sempre con un certo mistero; in questa terra, la terra delle valigie di cartone, nonostante il petrolio si continua ad emigrare, a dimostrazione del fatto che i proventi delle multinazionali non vengono reinvestiti sul territorio, sull’occupazione, facendo diventare carne da macello la popolazione, e territorio da bonifica l’intera regione. MEPIT, la controllata italiana della giapponese Mitsui, ha stimato le sue estrazioni future in 110 milioni di barili di petrolio (13mila al giorno); di interessante però c’è l’attività della multinazionale Mitsui, che non si limita al settore petrolifero. La multinazionale giapponese spazia dal petrolio all’automotive, dalla chimica all’acciaio fino ai farmaci e al cibo, in un vortice di attività anche fortemente contrastanti tra loro (estrarre petrolio e produrre farmaci, ad esempio): in una regione dove è necessario un “piano aria” nelle zone delle trivelle, dove la comunicazione istituzionale sull’inquinamento è quasi assente, il perpetrare di una logica perforatrice è emblematico di cosa si intenda per approvvigionamento energetico. Anche perchè se l’alternativa è l’eolico come viene inteso in Basilicata (miriadi di pale ferme erette su creste poco o per nulla ventose o progetti folli di parchi eolici con vista sui Sassi di Matera) allora viene da dare ragione a Vittorio Sgarbi.

Fonte:  Mitsui&Co Ltd