Il Consorzio Italiano Compostatori ad Expo 2015: nutrire il terreno con il recupero degli scarti organici

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Il Consorzio Italiano Compostatori partecipa ad Expo Milano 2015 con una serie di iniziative nell’ambito della Fattoria Globale, il nuovo spazio della l’Associazione Mondiale degli Agronomi.
Centemero (CIC): “Saremo ad Expo per far conoscere l’importanza del compost, un fertilizzante naturale che oltre a restituire sostanza organica alla terra gioca un ruolo fondamentale nel contenimento delle emissioni”.

Per il press kit del CIC, con dati e approfondimenti, clicca qui

“Unità di misura per la valutazione del benessere del Pianeta”. È stata definita così laFattoria Globale 2.0, la nuova area inaugurata ad Expo Milano 2015 dalla World Association of Agronomists (WAAforEXPO2015) e da CONAF (Consiglio dell’Ordine Nazionale dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali). Sponsor dell’iniziativa il CIC(Consorzio Italiano Compostatori), che organizzerà una serie di 12 eventi all’interno dello spazio, affrontando altrettanti temi come il cibo, gli scarti, il suolo, il riciclo, il biometano e le bioplastiche.

La Fattoria Globale a Expo, tra cambiamenti climatici e identità locale

La Fattoria Globale, progettata dall’architetto Enzo Eusebi, occupa una superficie di 350 mq ed è collocata nell’area Nord Est 12 di Expo. Un noce piantato a terra è il segno di riconoscimento del padiglione: quest’albero rappresenta simbolicamente lo “spazio” della fattoria dove si svolgevano le pratiche di comunità: il riposo, la riflessione, la meditazione, la progettazione, la discussione, il futuro.

Tanti i temi al centro degli eventi che animeranno la Fattoria Globale: si parlerà di biodiversità e miglioramento genetico, di sostenibilità e produttività, di sviluppo e identità locale, di cambiamenti climatici e territori di produzione. Ma i riflettori saranno puntati anche sull’alimentazione e gli scarti alimentari. Proprio in questo ambito si inserisce il CIC, che forte della sua esperienza nel campo del compostaggio, porterà il suo contributo alla “fattoria del futuro”.

Nutrire il suolo e contenere le emissioni con il compost

Trasformare gli scarti organici in compost può essere uno dei modi per contribuire in modo significativo all’uso sostenibile delle risorse. L’impiego del compost come ammendante sui terreni, oltre a mantenerne la fertilità, permette di ridurre l’impiego di risorse non rinnovabili utilizzate per produrre fertilizzanti chimici, riducendo allo stesso tempo la quantità di scarti organici da avviare alle operazioni di smaltimento. Come per tutti gli ammendanti l’impiego del compost ha la funzione di migliorare la qualità del suolo, consentendo di conservarne nel lungo periodo la fertilità, il suo stato strutturale, la capacità di assorbire e rilasciare acqua e di trattenere gli elementi nutritivi in forma facilmente assimilabile da parte della pianta, promuovendo tutte le attività biologiche del suolo. “Saremo ad Expo per far conoscere l’importanza del compost, un fertilizzante naturale che oltre a restituire sostanza organica alla terra gioca un ruolo fondamentale nelcontenimento delle emissioni” ha sottolineato Massimo Centemero, direttore del CIC. “Secondo l’Istituto Sperimentale per la Nutrizione delle Piante, uno 0,15% di sostanza organica in più nel suolo, equivale a fissare nello stesso una quantità di CO2 corrispondente alle emissioni complessive dell’intera nazione italiana per un anno”.
Chi è il Consorzio Italiano Compostatori

Il CIC (Consorzio Italiano Compostatori) è l’associazione italiana per la produzione di compost e biogas. Il Consorzio, che conta più di 130 soci, riunisce imprese e enti pubblici e privati produttori di fertilizzanti organici e altre organizzazioni che, pur non essendo produttori di compost, sono comunque interessate alle attività di compostaggio (produttori di macchine e attrezzature, di fertilizzanti, enti di ricerca, ecc.). Il CIC promuove la produzione di materiali compostati, tutelando e controllando le corrette metodologie e procedure. Promuove le iniziative per la commercializzazione e la corretta destinazione dei prodotti ottenuti dal compostaggio e svolge attività di ricerca, studio e divulgazione relative a metodologie e tecniche per la produzione e utilizzazione dei prodotti compostati.

Maggiori informazioni sul sito istituzionale: http://compost.it

Fonte:  agenziapressplay.it

Scarti alimentari, con la “Disco Soupe” si recupera il cibo a ritmo di musica

Nata nel 2012 in Francia da un’idea proveniente dalla Germania, la Disco Soupe è il momento durante il quale l’educazione alimentare, l’attenzione allo spreco alimentare incontrano la musica e la convivialità

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Direttamente dai simposi dell’Antica Grecia, passando per i banchetti romani e arrivando fino a Parigi: la musica e il cibo hanno da sempre un legame molto stretto, ma quello che caratterizza un’iniziativa in atto nella capitale francese è davvero particolare, perché riguarda esclusivamente cibo di scarto. Si chiama movimento DiscoSoupe, ed è nato quasi tre anni fa, prendendo spunto dalla tedesca Shnippel Discopromossa da Slow Food, con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema dei rifiuti alimentari. A fronte di un linguaggio spesso negativo, con la DiscoSoupe il messaggio di salvare dalla pattumiera quegli alimenti che ancora possono essere mangiati, viene riproposto con toni positivi e allegri, accompagnando il momento del “salvataggio” con la musica. Nel dettaglio, DiscoSoup, tradotto letteralmente una Disco – Zuppa, è un momento di incontro in cui scarti di frutta o verdura, cibo invenduto e simili, vengono cucinati all’aperto e ridistribuiti ai presenti gratuitamente o con offerta libera.
Per la sua particolarità la DiscoSoup ha oltrepassato i confini nazionali e raggiunto anche l’America, l’Africa e l’Asia, cambiando di volta in volta il nome (in Brasile Disco Xepa, a New York City Disco Soup, a Madrid Disco Sopa, a Namyangju in Corea del Sud (Yori Gamu), da Rotterdam (Disco Soep) e presentando il proprio Discommandement, un decalogo che indica le regole per la partecipazione alla festa e lasciando a tutti i consigli per organizzarne una:

“Cucina a base di frutta verdura e destinato ad essere gettato nella spazzatura”

“Un prezzo adatto a tutti, gratis o ad offerta libera”

“Un discorso positivo e non giudicante sul tema dei rifiuti alimentari”

“Il rifiuto di parti politiche, religiose o commerciale”

“Uno spazio che permetta di disporre di acqua ed elettricità e di accogliere almeno sei tavoli”
E infine la musica, meglio se live: elemento essenziale per la buona riuscita di una Disco Soupe.
Un’idea così originale, tuttavia, non poteva non alimentarne altre dello stesso livello, e così, nel febbraio dello scorso anno, la Disco Soupe ha dato vita alla Disco bôcô, ovvero dei laboratori in cui ad essere promossa non è solo l’attenzione per il cibo di scarto, ma l’ auto- produzione di cibi recuperati. I partecipanti, infatti, preparano e confezionano barattoli di frutta e verdura invenduta dai supermercati o dai mercati, che poi destinano, per esempio, a famiglie con difficoltà economiche o senzatetto. Un’iniziativa questa che risponde ancora di più alle esigenze iniziali della festa, affiancando all’educazione alimentare, alla sensibilizzazione per il tema degli sprechi in cucina e e alla convivialità, anche il contatto diretto tra produttore e consumatore, e tra quest’ultimo e la terra da cui i prodotti provengono.

Fonte:  ecodallecitta.it

Stefania Rossini: «Autoproduzione e decrescita. Il bilancio di questi 4 anni? Ho scelto la felicità»

«Ho scelto la felicità e, dopo 4 anni, posso dire di avere fatto non solo la scelta giusta, ma l’unica possibile per me e la mia vita». Stefania Rossini dal 2010 autoproduce tutto quanto può, risparmia, ricicla, recupera, ha abbattuto drasticamente i costi per la sua numerosa famiglia che, oltre a lei, conta il marito e tre figli di 5, 7 e 12 anni.stefaniarossini

L’avevamo lasciata nel 2012,ai tempi dell’intervista sul suo libro, “Vivere in 5 con 5 euro al giorno”, che suscitò interesse e scalpore e che le procurò anche non poche critiche. La ritroviamo oggi, più positiva che mai, più felice che mai. A riprova che la sua scelta, maturata quattro anni or sono quando ha perso il lavoro e ha dovuto reinventarsi, è stata azzeccata.

«La vita è dura, non posso negarlo, ma questa strada l’ho scelta io e sono felice, una felicità che è stata confermata ogni minuto di questi quattro anni. Era l’unica scelta possibile per me e per la mia vita – dice Stefania – non è facile assumersi tante responsabilità, delle proprie azioni e delle proprie idee. Intorno a noi ormai vediamo burattini che si muovono agli ordini di altri, pecore che seguono un padrone. Io non ho più voluto essere così. Pensavo che la felicità fosse 100, io sono arrivata a 10 milioni e non è ancora finita».

Ma cosa fa Stefania di tanto speciale?

Ha ripensato il suo modo di vivere in virtù del fare piuttosto che del comprare, dell’essere al posto dell’avere e ha recuperato una dimensione che era quella dei nonni. Ha recuperato ricette e antichi saperi per fare in casa tutto quanto possibile: detersivi, creme per viso e corpo, detergenti per la casa e la persona, vestiti, accessori. Sul suo blog fornisce anche innumerevoli indicazioni: natural-mente-stefy.

«Ogni giorno cerco di imparare qualcosa di nuovo e mi disinteresso completamente delle tante cattiverie che ancora parecchia gente mi indirizza, per me quelle persone sono morte dentro. Io voglio allevare i miei figli come adulti consapevoli che non si affidino agli altri per prendere una decisione e per trovare la loro strada. Cerchiamo di insegnare loro ad essere autonomi, a ragionare con la loro testa, a fare esperienze pratiche e a trovare le loro risposte. Aprendo la mente si vedono tante strade e opportunità, anche gli ostacoli si trasformano in opportunità di crescita».

E lancia un appello: «Non cercate risposte altrove o lontano, dovete porre le domande giuste a voi stessi. Ciascuno di noi ha mille potenzialità, dobbiamo smetterla di sottovalutarci».

Il bello di Stefania è che non ha una giornata tipo. «Non ho schemi, mi preparo una lista di cose da fare ogni giorno, mi gestisco in base alle esigenze mie e della mia famiglia. L’unico appuntamento fisso è per portare i bambini a scuola e andare a riprenderli. Non sono riuscita a fare il passo della scuola parentale, anche se mi sarebbe piaciuto perché non condivido l’impostazione della scuola di oggi. Ma è anche vero che l’aspetto della relazione con i coetanei è molto importante».

Stefania si gestisce senza capi e senza ordini, «come anche i bambini» dice. «Voglio assaporare ogni momento di questa vita perché il tempo non torna. Noi siamo uniti, facciamo tutto quanto possiamo in casa e ogni giorno è una sorpresa».

Il marito è invece impegnato dalla mattina alla sera nell’azienda metalmeccanica dove lavora. «Abbiamo ritmi e tipi di vita molto diversi­ – spiega ancora Stefania – c’è disparità fra la mia vita e la sua, lo so, ma la società italiana non ci permette di fare altrimenti purtroppo. In Italia si rischia sempre di essere schiavi del sistema. Accettiamo i compromessi perché a volte non si può fare altro, ma sono comunque contenta dei grandi passi di consapevolezza che abbiamo compiuto».

 

A breve Stefania avvierà anche un bed&breakfast, all’inizio con pochi posti, per farne un’attività sostenibile e compatibile con gli impegni familiari.

Fonte: ilcambiamento.it

Come si recuperano gli avanzi? Rispondono le formichine salvacibo della classe IV D

Per ogni alimento che avanza c’è una seconda vita, “basta pensarci e rimboccarsi le maniche”, parola delle formichine salvacibo della VI D dell’Istituto comprensivo “T.Grossi”381357

La classe IV D continua il suo viaggio tra il mondo degli sprechi e su come evitarli. I bambini e le bambine si trasformano in piccole formichine e raccontano come nelle proprie case cercano di sfruttare ciò che si avanza, con l’aiuto di formiche adulte, mamme, papà, nonni…..

Alcune domande ci incuriosiscono e cerchiamo le risposte, confrontandoci:
1) Cosa fare quando comperiamo troppo PANE e diventa raffermo?
2) Cosa fare quando avanza l’ARROSTO e ci stanchiamo di mangiarlo?
3) Cosa fare quando c’è troppo LATTE FRESCO e sta per scadere?
4) Cosa fare se abbiamo TANTA E TANTA FRUTTA?

Troppo PANE???? Rispondono alcune formichine:
Emanuele: “BRUSCHETTE e PANGRATTATO”
“CROSTINI AL FORNO, per il brodo o il passato di verdura”, dice Pietro
“MINESTRA DI PANE, SFORMATO DI PANE” aggiunge Alessandro, un vero intenditore
“L’OTTIMA TORTA DI PANE!” esclama Dario

Ancora ARROSTO? Ecco i suggerimenti di…
Derick: “POLPETTE, RAGU’, TRITA”, lo dice una formichina filippina
Giulia: “Sicuramente il POLPETTONE!”
“Gli SPIEDINI” diventano una squisitezza, consiglia Giada insieme alla “formica sorella maggiore”

Ma quanto LATTE abbiamo comprato, oggi?
Nessuna paura: non si consumerà nemmeno una goccia perché diventerà PURE’, BUDINO, BESCIAMELLA, PANNACOTTA, RISO E LATTE, GELATO, CIOCCOLATA dicono tutti in coro.

E la fantasia non manca nemmeno se abbiamo in casa troppa frutta.
“La MARMELLATA…” lavoro un po’ lungo ma golosissimo…dice Andrea
“Per fare più in fretta, preparo una MACEDONIA” afferma Anna
Carolina invece gusta un buon FRULLATO
“TORTA o CROSTATA DI FRUTTA” gnam,gnam,gnam…per Giovanni, Elena, Ginevra, Giulia
“FRUTTA COTTA per il nonno e GELATO per me”, aggiunge Alessandro
” La SPREMUTA, come hai fatto tu maestra l’anno scorso con le arance della refezione…” ricordano Mattia e Veronica.

(to be continued…..)

Fonte:  ecodallecitta.it

Ama: a Roma avviate a recupero 100.000 tonnellate di materiali in più rispetto al 2013

100.000 tonnellate in più verso le piattaforme di riciclaggio, rifiuti indifferenziati scesi e buoni auspici con la partenza del nuovo modello di raccolta differenziata in altri 3 municipi: ecco i risultati di Ama e Roma Capitale, certificati dal CONAI380850

Dal 1° gennaio al 5 ottobre 2014, rispetto allo stesso periodo del 2013, nella città di Roma sono state indirizzate verso piattaforme di riciclaggio 100.000 tonnellate in più di materiali riciclabili. I rifiuti indifferenziati sono scesi, infatti, dalle 931.660 tonnellate del periodo equivalente del 2013 alle 833.511 tonnellate raccolte nel 2014.
I risultati, certificati e validati dalle piattaforme CONAI e dagli impianti di compostaggio che hanno ricevuto le risorse riciclabili, sono stati comunicati da Ama e Roma Capitale che puntano a portare Roma al primo posto tra le capitali europee per quantità di rifiuti correttamente differenziati e avviati a recupero. Le 100.000 tonnellate di rifiuti differenziati avviati al riciclo sono costituite da Rifiuti Urbani Biodegradabili (RUB) per il 36% e da rifiuti da imballaggi in vetro, plastica, cartone, carta, alluminio, legno e metalli per il 64%. I Rub, vista l’impossibilità di disporre di impianti di compostaggio nella regione Lazio, devono essere obbligatoriamente trasferiti in strutture fuori regione, con conseguente azzeramento delle economie realizzate con la cessione al CONAI dei rifiuti da imballaggi riciclabili. Per questo Ama intende accelerare le strategie industriali volte alla costruzione di impianti che rendano Roma finalmente autosufficiente. Ama sottolinea che da gennaio ad ottobre 2014 si sono distinti, in questo percorso virtuoso, i Municipi IX (59,9% di differenziata) e VI (56,7%), mentre la media dei Municipi dove è già consolidato il nuovo modello di raccolta mirata è stata del 50,2%. Questo trend positivo verrà rafforzato, secondo Ama, dal passaggio al nuovo modello organizzativo, che sta avvenendo in questi giorni, nei Municipi X (prima fermo al 23% di raccolta differenziata), VIII (ancora al 31,2%) e XIV (ora al 32,8%). Questa nuova estensione consentirà alla città di rispettare gli impegni assunti con il “Patto per Roma”. La necessità di raggiungere questi obiettivi di raccolta differenziata ha reso necessari i trasferimenti di 668 dipendenti che, entro breve, saranno pienamente operativi. Per limitare al minimo il verificarsi di situazioni di disagio sul territorio, di cui Ama si scusa con l’utenza, l’azienda sta già adottando tutte le misure opportune in un contesto compatibile con le esigenze di contenimento della spesa e di divieto di nuove assunzioni.

Fonte: ecodallecitta.it

Contagio da Puliamo il Mondo: si moltiplicano le campagne per il recupero dei rifiuti abbandonati

Si avvicina la XXII edizione di Puliamo il Mondo, l’iniziativa di volontariato organizzata da Legambiente in programma in tutta Italia da venerdì 26 a domenica 28 settembre. Negli anni la voglia di accrescere la sensibilità rispetto all’abbandono dei rifiuti ha fatto sì che le iniziative di pulizia si moltiplicassero: da Spiagge e Fondali Puliti all’ultima arrivata European Clean Up Day380219

Si avvicina l’appuntamento annuale con Puliamo il Mondo, l’edizione italiana di Clean Up The World organizzata da Legambiente da venerdì 26 a domenica 28 settembre. Giunta alla XXII edizione, Puliamo il Mondo, come nessun’altra iniziativa di volontariato italiana, fa registrare ogni anno la partecipazione di oltre 600 mila persone in più di 4 mila località sparse per lo Stivale. Numeri importanti come quelli dell’iniziativa madre, Clean Up the World, che mobilita ogni anno ben 35 milioni di persone in 130 Paesi. Negli anni la voglia di accrescere la sensibilità rispetto all’abbandono dei rifiuti ha fatto sì che le iniziative di pulizia si moltiplicassero. La stessa Legambiente da diversi anni organizza a fine maggio la versione balneare di Puliamo il Mondo: Spiagge e Fondali Puliti, versione italiana di Clean up the Med (che si tiene in contemporanea in 22 paesi che si affacciano sul Mediterraneo) dedicata alla pulizia e alla difesa delle spiagge. Ma il 2014 ha visto un’altra new entry: lo European Clean Up Day, iniziativa europea fortemente voluta dall’ex commissario UE all’Ambiente Janez Potocnik. Una campagna di pulizia che si svolge in tutta Europa ad inizio maggio coinvolgendo quanti più cittadini possibile. Il prossimo European Clean Up Day si svolgerà dall’8 al 10 maggio 2015.

 

Fonte: ecodallecitta.it

Ecobaratto a Roma: i vecchi oggetti diventano risorsa

Centinaia di partecipanti al primo appuntamento a Piazza Sempione (Montesacro). Ridurre, riutilizzare, riciclare e recuperare, ecco le parole d’ordine dell’iniziativa377937

Domenica mattina, 26 gennaio, a Piazza Sempione(zona Montesacro) si è svolto il primo appuntamento dell’Ecobaratto a Montesacro.  L’evento, organizzato dal collettivo “Attiva Montesacro” con il Patrocinio del III Municipio, ha raccolto centinaia di adesioni ed i partecipanti hanno potuto, per tutta la mattina, scambiare oggetti senza utilizzare il denaro.

“Le 4R Riduzione, Riutilizzo, Riciclo e Recupero, sono le parole d’ordine che ci hanno spinto ad organizzare questa iniziativa.” dichiarano gli organizzatori “Siamo felici del risultato, la partecipazione è stata alta e continua per tutta la mattina, riteniamo che proprio dai cittadini debba partire una spinta al cambiamento, modificando anche il proprio stile di vita, l’iniziativa che speriamo si possa ripetere, vuole anche diffondere la sensibilizzazione alle tematiche ambientali generali e al rispetto del decoro del nostro quartiere, proprio per questo in piazza è stato distribuito un questionario per ricevere proposte e idee per migliorare i servizi”.

In questo periodo di crisi così profonda per Roma ed i rifiuti, iniziative simili sono fondamentali per sensibilizzare tutti i cittadini sulla riduzione degli stessi. Molti oggetti che finiscono nei nostri cassonetti sono infatti ancora utilizzabili, magari come nuovi e “ridurre e riutilizzare gli oggetti prima che diventino rifiuto è il messaggio che questa giornata vuole trasmettere agli adulti ma soprattutto ai bambini.” ha affermato Paolo Marchionne, presidente del III Municipio.

Fonte: ecodallecittà

Conai: in Italia recuperati 3 imballaggi su 4

Grazie all’attività del consorzio per il recupero degli imballaggi si è evitata la costruzione di 500 discariche01-2-586x439

Quasi 8 milioni e mezzo di tonnellate sono stati recuperati nel corso del 2012, una cifra pari al 75,3% degli oltre 11 milioni di tonnellate immesse sul mercato. È questo il dato che emerge dal bilancio consuntivo 2012 di Conai che tiene contro sia del riciclo che del recupero energetico dei rifiuti di imballaggio in acciaio, alluminio, carta, legno, plastica e vetro. Conai (Consorzio Nazionale Imballaggi) è un consorzio privato senza fini di lucro, costituito dai produttori e utilizzatori di imballaggi che hanno finalità di perseguire obiettivi di recupero e riciclo dei materiali di imballaggio. Anche il dato che riguarda il solo riciclo dei rifiuti di imballaggio è confortante con ben7.342.000 tonnellate riciclate pari al 65,6% di quanto immesso al consumo. In quattordici anni il recupero degli imballaggi è passato dal 33% al 75% con una ricaduta positiva sull’ambiente e uno “snellimento” dei quantitativi che finiscono il loro ciclo vitale in discarica. Merito dell’adesione di circa un milione di imprese al sistema consortile. Secondo quanto previsto dal consorzio Anci-Conai, i corrispettivi erogati ai Comuni in convenzione sono stati 323 milioni di euro nel 2012, con un incremento del 10,8% rispetto al 2009 e del 4,5% rispetto al 2011. Questi corrispettivi vengono erogati sulla base della quantità e qualità delle raccolte: minori sono le frazioni estranee contenute nei rifiuti di imballaggio, maggiore è il corrispettivo economico riconosciuto. Si tratta di una strategia utilizzata da Conai per incentivare la qualità della raccolta e aumentare, dunque, la quota di riciclo. Dall’inizio dell’attività (1997) il consorzio è riuscito ad aumentare del 61% il volume di recupero dei rifiuti di imballaggio: un beneficio economico quantificabile in 12,7 miliardi di euro e un guadagno ambientale che ha permesso di evitare la costruzione di 500 discariche e l’emissione di 82 milioni di tonnellate di CO2.

Fonte:  Conai

Nuovo servizio per le mense scolastiche, intervista all’assessore comunale alle Politiche educative Maria Grazia Pellerino

Menù con prodotti a filiera corta, biologici ed equosolidali; riduzione degli imballaggi e dei rifiuti; recupero del cibo e limitazione degli sprechi. Al via il nuovo servizio mensa per le scuole comunali, che ogni giorno serve 50 mila pasti. Maria Grazia Pellerino, assessore comunale alle Politiche educative: “Il discorso è sia ecologico che di giustizia sociale”376359

 

 

Prodotti del territorio, riduzione dei rifiuti e degli sprechi. Sono gli ingredienti del nuovo servizio previsto dal Comune per le mense di asili, materne, scuole elementari e medie, che forniscono oltre 50 mila pasti ogni giorno, 8,5 milioni all’anno. Ne parliamo con Maria Grazia Pellerino, assessore comunale alle Politiche educative.
In cosa è cambiato il nuovo servizio mensa?
Il piano, che man mano entrerà a pieno regime, prevede la sostituzione progressiva delle stoviglie di plastica monouso con quelle pluriuso lavabili, con un risparmio di 220 tonnellate di plastica all’anno. E poi prodotti a filiera corta, riduzione degli imballaggi, iniziative anti-spreco e riduzione dell’inquinamento.
In che modo si potrà incidere sull’inquinamento?
Il bando prevedeva che i centri di cottura non distino più di 40 minuti dalle scuole e che i mezzi utilizzati per il trasporto del cibo siano a bassa emissione. Inoltre, nei centri cottura e nelle attività di distribuzione deve essere effettuata la raccolta differenziata e i prodotti di lavaggio da utilizzare devono essere ecocompatibili.
I prodotti per preparare i pasti da dove provengono?
Le indicazioni che abbiamo dato prevedono che i prodotti provengano dalla filiera corta, dalla produzione biologica e integrata e dal commercio equosolidale. Abbiamo fatto un’indagine con i rappresentanti del mondo agricolo locale per verificare se le loro produzioni fossero sufficienti per rifornirci. Certo, per alcuni specifici alimenti non è possibile che siano a km zero, ma abbiamo cercato di favorire i produttori locali, non solo per la frutta e la verdura, ma anche per la carne, il latte, i formaggi. I produttori del territorio spesso con la grande distribuzione non percepiscono un equo compenso, abbiamo fatto quindi un discorso sia ecologico che di giustizia sociale. È importante che sia il pubblico ad avere questo approccio, e la Provincia lo proporrà come esempio anche agli altri Comuni.
E il cibo avanzato che fine fa?
Recuperiamo il pane e la frutta integri in tutte le scuole, da destinare ad alcune associazioni benefiche, e in certe scuole i pasti non consumati avanzati nelle teglie vengono raccolti dal Banco Alimentare per distribuirli negli asili notturni per senzatetto. Già dall’anno corso, inoltre, in alcuni istituti della Circoscrizione 6 il cibo avanzato viene consegnato alle famiglie bisognose; l’intenzione è di allargare il numero di realtà coinvolte. Abbiamo anche cercato di far destinare i resti di cibo al canile, ma ci sono problemi per quanto previsto dalle normative. Ma ciò che più ci interessa è fare un discorso a monte, contro gli sprechi.
Quali iniziative l’amministrazione ha messo in campo per ridurli?
Recuperare il cibo è un’ottima cosa, ma i costi, per rispettare le regole di sicurezza alimentare, arrivano quasi al costo del pasto stesso; per questo ci stiamo impegnando per limitare gli sprechi. Abbiamo aperto un tavolo con nutrizionisti e Asl per verificare le giuste porzionature del pasto, e abbiamo fatto anche corsi di formazione al personale addetto a fare le porzioni. Già due anni fa abbiamo condotto una ricerca sui menù scolastici per vedere cosa veniva avanzato di solito, in modo da non servirlo più. Per quest’anno abbiamo in programma un nuovo progetto: si porteranno i bambini nei mercati, si organizzeranno incontri con nutrizionisti ed esperti del settore per costruire un “menù condiviso” anche con i più piccoli che il prossimo anno verrà adottato nelle mense, in modo da ridurre al minimo gli sprechi.

 

Fonte: ecodallecittà

Torino, dal riciclo creativo nasce una “piazza urbana mobile”

Presentata dall’associazione Izmo la Mobile Urban Square, un arredo urbano mobile per Porta Palazzo realizzato con materiali di recupero. La “piazza mobile” è il risultato di un workshop di autocostruzione che ha coinvolto per un anno 10 giovani designer375755

E’ una “piazza urbana mobile” il risultato del workshop di autocostruzione organizzato dall’associazione Izmo all’interno del Progetto Leonia, un percorso di ricerca e formazione finalizzato a diffondere le pratiche del riuso nell’ambito della riqualificazione urbana. Il progetto ha dedicato particolare attenzione al metodo del riuso e dell’autocostruzione al fine di realizzare una piattaforma multifunzionale mobile di 3 metri per 2 da collocare come arredo urbano nel quartiere di Porta Palazzo. Il workshop, partito il 18 maggio di un anno fa, ha coinvolto 10 partecipanti che, a partire dal vincolo progettuale, rappresentato da un telaio montato su ruote e diviso in 4 settori, si sono occupati della progettazione e realizzazione di arredi e parti funzionali annesse e contenute nella struttura. A conclusione dei lavori, la Mobile Urban Square è stata presentata nel corso di un evento pubblico organizzato in collaborazione con l’associazione Urbe e la compagnia teatrale Quinta Tinta.

Fonte : eco dalle città