Smog, l’Europa a carte scoperte: come sta la nostra aria? Il Rapporto EEA 2013

“Every breath we take” è il nuovo Rapporto dell’Agenzia Europea per l’Ambiente sulla Qualità dell’Aria in Europa: la situazione è migliorata notevolmente negli ultimi sessant’anni, ma il Pm10, il Pm2.5 e l’ozono continuano a mettere seriamente a rischio la salute dei cittadini 

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Every breath we take, ci portiamo nei polmoni particelle indesiderate e non sempre innocue: per quanto la qualità dell’aria in Europa sia migliorata notevolmente negli ultimi sessant’anni, ci sono due inquinanti particolarmente ostici da debellare: il particolato fine e l’ozono. Per l’Agenzia Europea dell’Ambiente, le concentrazioni in atmosfera sono diminuite sensibilmente dagli anni Sessanta ad oggi, ma non abbastanza da rientrare nei limiti di legge previste dalle direttive. Limiti che, com’è noto ma spesso non considerato, non sono stati posti arbitrariamente dalla Commissione, ma sono le soglie limite da non superare per non danneggiare gravemente la salute dei cittadini, individuate dall’Organizzazione Mondiale per la Sanità. (E non sono nemmeno più adeguati, per ammissione stessa dell’OMS che chiede a gran voce un giro di vite sulle soglie). E se le emissioni dei principali inquinanti sono calate considerevolmente in quasi tutta Europa – Gli NOx sono calati del 47%; il Pm10 del 14%, il Pm2.5 del 15%, il monossido di carbonio del 62%, l’ammoniaca del 28% e gli ossidi di zolfo addirittura dell’82% – non per questo le concentrazioni in atmosfera hanno seguito lo stesso trend. O almeno non con lo stesso “entusiasmo”, si potrebbe dire. “Ridurre le emissioni in una determinata area geografica, magari intervenendo in modo specifico su alcune fonti, non comporta automaticamente un calo delle concentrazioni registrate – affermano i ricercatori dell’EEA – Alcuni inquinanti possono rimanere in atmosfera abbastanza a lungo da poter essere trasportati da un Paese all’altro, addirittura da un continente all’altro. Questi viaggi intercontinentali degli inquinanti possono spiegare in gran parte perché la qualità dell’aria in Europa non è migliorata tanto quanto ci si sarebbe aspettato visto il calo delle emissioni prodotte”. Lo smog non conosce barriere e intervenire solo a livello locale, seppur con misure severe, rischia di compromettere il risultato. Attenzione. L’importanza dei provvedimenti locali non è certo messa in discussione, anzi: il punto è che bisogna coinvolgere sempre più attori per ottenere un risultato sensibile. “Che il problema della qualità dell’aria si potesse risolvere solo attraverso la cooperazione internazionale è chiaro dagli anni Sessanta. – scrivono gli studiosi – All’epoca ci si rese conto che le piogge acide che stavano devastando l’equilibrio chimico delle acque dei fiumi e dei laghi Scandinavi erano causate da inquinanti che venivano rilasciati in atmosfera nell’Europa continentale. Il risultato fu il primo strumento internazionale giuridicamente vincolante adottato in Europa, vale a dire la Convenzione sull’inquinamento atmosferico transfrontaliero ad ampio raggio, l’LRTAP del 1979”.  Un passo fondamentale nella storia della lotta all’inquinamento, ma ancora non sufficiente. Oggi le direttive sulla qualità dell’aria sono state recepite da tutti gli Stati membri, che hanno l’obbligo di rispettarle, ma le strategie da mettere in atto per raggiungere il risultato sono appannaggio delle autorità locali e variano notevolmente da una nazione all’altra. A dire il vero persino da un comune all’altro, a volte. “Alcuni Paesi hanno intrapreso misure davvero efficaci – sostiene l’EEA – mentre altri continuano ad adottare politiche che hanno ormai dimostrato ampiamente di non essere all’altezza delle aspettative. Talvolta il gap tra un Paese e l’altro è dato anche dai diversi sistemi di monitoraggio, o dalla capacità di far rispettare le regole”. C’è poi un altro problema sottolineato dall’Agenzia e comune a tutte quante le nazioni: la differenza fra i test eseguiti in laboratorio e i risultati ottenuti nel mondo reale può essere determinante. L’esempio più lampante lo troviamo nel mondo dei motori: le emissioni su strada sono sempre molto più alte di quelle dichiarate dalle case automobilistiche. Il risultato è che, nonostante tutti i miglioramenti, ancora oggi la percentuale di popolazione urbana esposta a livelli di concentrazione del Pm10 superiori ai limiti di legge varia in Europa tra il 18 e il 41%. Numeri ancora troppo alti, soprattutto se si considera che fanno ancora riferimento a soglie limite che l’Organizzazione Mondiale della Sanità come si diceva, ormai considera sorpassate. Secondo le stime dell’OMS la percentuale è addirittura dell’80%…Per la Direttrice dell’EEA, Jacqueline Mc Glade, c’è poi un ulteriore problema da non sottovalutare: la disinformazione dei cittadini. Il sondaggio dell’Eurobarometro, di cui avevamo parlato con Joe Hennon, portavoce del Commissario UE all’Ambiente, mostrava come più della metà dei cittadini fosse convinta che la qualità dell’aria fosse peggiorata negli ultimi dieci anni, e tre su cinque lamentassero la mancanza di comunicazione da parte delle autorità locali. “La comunicazione relativa alle problematiche legate alla qualità dell’aria è essenziale – conclude la Direttrice Mc Glade – e in particolare per le persone che soffrono di disturbi respiratori (NdR: 1 su 5 secondo lo stesso sondaggio Eurobarometro), che hanno il diritto di essere informate giorno per giorno sui livelli raggiunti dagli inquinanti”. Non solo comunicazione dalle autorità al cittadino, ma anche fra un’amministrazione e l’altra. La chiave per riuscire ad ottenere un’aria che sia veramente pulita e respirabile sta, una volta in più, nella cooperazione, a tutti i livelli. “Sono gli enti locali che più di ogni altra istituzione si trovano a dover affrontare giorno per giorno i problemi dell’inquinamento e le conseguenze sanitarie dello smog. Bisogna condividere le esperienze, l’informazione e le misure da intraprendere, discutendo idee e soluzioni per capire cosa ha funzionato e cosa no. Se vogliamo risolvere il problema della qualità dell’aria ricercatori, politici e cittadini devono lavorare fianco a fianco”.

Fonte. Eco dalle città

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