Rapporto Ecomafia 2018. Assobioplastiche: il ministro Costa conferma l’illegalità nel settore degli shopper e la necessità controlli

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Marco Versari, presidente di Assobioplastiche, ha commentato: “Ringraziamo il Ministro Costa per aver riconosciuto la gravità del fenomeno degli shopper illegali” . Nel corso della presentazione odierna del rapporto Ecomafia 2018 di Legambiente, nel cui ambito sono stati illustrati anche i dati dell’Osservatorio di Assobioplastiche, il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa ha evidenziato quanto sia ancora pesante il fenomeno dell’illegalità nel settore degli shopper, sottolineando la necessità di proseguire sulla strada dei controlli, specialmente nei confronti dei produttori dei sacchetti fuorilegge. Marco Versari, presidente di Assobioplastiche, ha commentato: “Ringraziamo il Ministro Costa per aver riconosciuto la gravità del fenomeno degli shopper illegali. Produttori e trasformatori della filiera italiana delle bioplastiche si augurano che i controlli vengano intensificati, a tutela dell’ambiente, specialmente quello marino, di una legislazione tra le più avanzate in Europa e di posti di lavoro frutto di ingenti investimenti in ricerca e innovazione”.

I DATI DELL’OSSERVATORIO DI ASSOBIOPLASTICHE

Il 15 maggio 2017, il Nucleo Speciale Tutela Proprietà Intellettuale della Guardia di Finanza, nell’ambito di relazioni operative indicate dal Comandante delle Unità Speciali, ha resi pubblici gli esiti delle azioni controllo, preventive e repressive, nel settore degli imballaggi di materiale plastico non rispondenti ai vigenti dettati normativi.

Nel complesso, le attività di servizio, svolte su scala nazionale, concretizzatesi attraverso l’esecuzione di centinaia di controlli, hanno consentito:

✓ la contestazione di altrettanti illeciti amministrativi per la violazione dell’art. 2 del D.L. 25 gennaio 2012, per un totale di sanzioni pecuniarie pari a 3.000.000,00 di euro;

✓ la denuncia alle competenti Autorità Giudiziarie di numerosi soggetti che, anche in concorso tra loro, si sono resi responsabili del reato di “Frode nell’esercizio del commercio”;

– il sequestro di:

circa 2.000.0000 di sacchetti di plastica illegali kg 2.380 di materia prima atta a produrre detti beni;
vari cliché impiegati per la stampigliatura di loghi e diciture ingannevoli sugli shopper destinati ai consumatori.

Il 27 novembre 2017, il Comando Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari dei Carabinieri ha resi pubblici gli esiti delle azioni controllo, ai sensi delle disposizioni normative vigenti, presso gli esercizi commerciali che vendevano o utilizzavano borse di plastica per il trasporto/asporto merci.

Dai controlli sono scaturiti:

✓ 18 notizie di reato;

✓ 269 sequestri di materiali non a norma;

✓ 432 verbali amministrativi;

✓ importo totale contestato di sanzioni amministrative di circa 2 milioni di euro.

Sempre nel corso del periodo di riferimento, va rilevata una notevole attività anche da parte dei Comandi delle Polizie Locali delle città italiane.

Dai controlli sono scaturiti:

 NAPOLI – Comando Unità Operativa Ambientale della Polizia Locale:

– 1.600.000 sacchetti sequestrati per un totale di 40.000 euro di sanzioni;

– 3.500 sacchetti sequestrati oltre a 5.000 euro di sanzioni a Pianura;

–  7.200 sacchetti sequestrati oltre a 5.000 euro di sanzioni a Poggioreale;

– 109.000 sacchetti sequestrati oltre a 5.000 euro di sanzioni a Arenaccia;

– 2.500 sacchetti sequestrati oltre a 5.000 euro di sanzioni presso un emporio in Centro Città;

 MILANO – Unità Antiabusivismo della Polizia Locale

– 270.000 sacchetti sequestrati in zona Sarpi

 TORINO – Comando Unità Operativa Ambientale della Polizia Locale:

– 64.000 sacchetti sequestrati in Piazza della Repubblica;

– 114 colli, 443 rotoli da mille sacchetti e altri 87.000 sacchetti “sfusi” sequestrati a Piazza della Repubblica.

Fonte: ecodallecitta.it

Ecomafia 2014, il rapporto di Legambiente: business da 15 miliardi di euro all’anno

Legambiente ha presentato oggi il Rapporto Ecomafia 2014sulle attività criminali legate all’Ambiente dove si è registrato un aumento di reati nel ciclo dei rifiuti e contro la fauna, mentre raddoppiano quelli nel settore agroalimentare. Una buona notizia c’è: calano gli incendi dolosi

Legambiente ha presentato oggi il Rapporto Ecomafia 2014sulle attività criminali legate all’Ambiente dove si è registrato un aumento di reati nel ciclo dei rifiuti e contro la fauna, mentre raddoppiano quelli nel settore agroalimentare. Una buona notizia c’è:; calano gli incendi dolosi. Le ecomafie sono un business da 15 miliardi di euro all’anno: questo in sintesi il senso del dossier Ecomafia 2014 presentato oggi da Legambiente. Lo scorso anno nel rapporto Ecomafia 2013 il giro d’affari stimato era di 16,7 miliardi di euro e gestito da 302 clan il che apre uno spiraglio di ottimismo per la lieve flessione registrata. Secondo Legambiente il calo nel volume d’affari è da ricercarsi nella contrazione degli investimenti a rischio, passati da 7,7 a 6 il che lascia pensare che la spending review abbia inciso sulle occasioni di guadagno illegali. Il 47% dei reati ambientali si è registrato in Campania, Puglia, Calabria e Sicilia e dove ci sono state 4.072 persone denunciate, 51 arresti e 1339 sequestri. In Lazio invece ci sono stati 2084 reati, 1828 denunce, 507 sequestri e 6 arresti; in Liguria si sono registrati 1.431 reati. La classifica delle province con la maglia nera vede in testa Napoli, seguita da Roma, Salerno, Reggio Calabria e Bari. Nel 2013 sono state dunque accertate 29 mila infrazioni ossia 3 all’ora e i clan coinvolti sono stati 321; il settore che ha cumulato maggiori infrazioni è stato l’agroalimentare con 9540 reati ossia più del doppio rispetto al 2012 quando ne furono registrati 4173; il 22% di infrazioni si sono registrate nel settore della fauna, il 15% nei settore dei rifiuti e il 14% nel settore del ciclo del cemento. In ascesa i reati contro la fauna: 8504 ossia +6,6% rispetto al 2012 con 67 arresti, 7894 denunce e 2620 sequestri. A essere bersaglio delle Ecomafie anche la Green economy oggetto di truffe ai danni delle energie rinnovabili. Infatti la deregulation che vige nel settore ha permesso alla criminalità di approfittare di join-venture con aziende del settore. Altro ambito di interesse lo si trova nella GDO e nei centri commerciali di tutta la Penisola: la criminalità può arrivare a gestire l’intera filiera dalle assunzioni, alle forniture per il riciclo di denaro sporco.

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Una buona notizia però c’è e riguarda gli incendi dolosi che hanno fatto registrare una notevole contrazione: 3.042 del 2013 ossia -63%, con 375 persone denunciate e 7 arresti. Il numero di ettari persa però resta alto.

Ha detto alla presentazione Rossella Muroni Direttrice nazionale di Legambiente:

Ecomafia 2014 evidenzia un nuovo aspetto delle attività degli ecocriminali che si muovono con strategie sempre più sofisticate camuffate di legalità che si espandono verso nuovi settori. Sul fronte della corruzione è necessaria una risposta urgente perché è proprio l’area grigia dei funzionari pubblici corrotti che arricchisce e rende ancora più potente l’ecomafia. Nelle banche straniere transitano soldi accumulati trafficando rifiuti, prodotti alimentari contraffatti e opere d’arte rubate. Diminuisce leggermente il numero dei reati che diventano però più gravi, invasivi e pericolosi. La corruzione, la complicità di quella che abbiamo chiamato ‘area grigia’ dei funzionari pubblici consenzienti, amplifica il fenomeno che riguarda tutta l’Italia e si allarga all’Europa, danneggiando pesantemente l’economia legale, consumandone spazi e risorse e condizionando profondamente alcuni settori strategici, come quello delle rinnovabili ad esempio, dove le organizzazioni criminali investono sempre di più approfittando dei prestiti e degli aiuti europei che gli permettono di ripulire i profitti illeciti attraverso attività economiche legali.

Infine il dossier di quest’anno è intitolato alla memoria di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin e del sostituto commissario di Polizia Roberto Mancini, scomparso per cancro, malattia sorta a causa del suo lavoro di indagine sui traffici di rifiuti tra Campania e Lazio.

Fonte:  Legambiente