Scala Mercalli, l’ambiente in prima serata nel sabato di Raitre

Dal 28 febbraio al 4 aprile, su Raitre, sei puntate del nuovo programma di Luca Mercalli dedicato alla crisi ambientale e alle vie della sostenibilità

Sovrappopolazione, cambiamenti climatici, eventi estremi, sovrasfruttamento delle risorse, delle foreste e degli oceani, inquinamentorifiuti e cementificazione sono argomenti troppo spesso relegati in nicchie dell’informazione, quando dalla risoluzione di queste problematiche dipendono le sorti del Pianeta. Proprio per questa ragione la scelta di Raitre di scommettere su Scala Mercalli, un programma a tematica eco nel prime time del sabato sera è una di quelle sfide da seguire con interesse. A partire da sabato 28 febbraio e per sei puntate Luca Mercalli, già noto al pubblico televisivo per i suoi interventi a Che tempo che fa, parlerà delle emergenze ambientali e delle soluzioni sostenibili già esistenti per contrastarle: dall’economia circolare al riciclo degli scarti, dall’agricoltura sostenibile alle energie rinnovabili. La sfida di Mercalli sarà quella di comunicare in maniera chiara e semplice le rivoluzioni globali sempre più urgenti. Le sei puntata di Scala Mercalli verranno trasmesse dal Centro Multimediale “Sheikh Zayed” della F.A.O.: l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura. Documentari originali da tutto il mondo – dai ghiacci delle Ande alle megalopoli cinesi – e grandi ospiti del mondo scientifico contribuiranno all’approfondimento di temi quali i cambiamenti climatici, le risorse energetiche fossili e rinnovabili, la gestione dei rifiuti, l’uso del territorio e la vulnerabilità agli eventi estremi, la protezione civile e l’agricoltura sostenibile. Dagli orti del Marocco che strappano la terra alla desertificazione alla politica energetica della Danimarca, ampio spazio verrà dato anche agli esempi virtuosi. Pur tenendo alta la guardia sulle urgenze ambientali, il direttore della Società Meteorologica Italiana adotterà uno stile costruttivo e rigoroso, lontano da qualsiasi forma di sensazionalismo. A firmare il programma, oltre a Mercalli, saranno Stefano Di Gioacchino, Elisabetta Marino e Mariella Salvi.80538682-586x390

Fonte:  Rai

© Foto Getty Images

Acqua potabile: limiti più restringenti per l’arsenico.

 

A rischio 91 comuni del Lazio, 8 in Lombardia, 10 in Trentino-Alto Adige e 19 in Toscana. L’acqua dei rubinetti di 800 mila italiani contiene arsenico oltre la soglia di 10 microgrammi per litro. Ma chi ha bevuto quell’acqua fino adesso corre dei rischi oppure è solo una convinzione amministrativa? La risposta del prof. Vitali (La Sapienza) e Zampetti (Legambiente)

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Dal 1 gennaio è scattato in 40 comuni della Provincia di Roma, Viterbo e Latina il divieto di poter utilizzare come potabile l’acqua dei rubinetti. Ma le zone sottoposte a rischio ordinanza sindacale in particolare per l’arsenico secondo i dati dell’Unione Europea, sono concentrate anche in Toscana, in Lombardia e in Trentino Alto Adige. Nel 2009 secondo l’Ue erano a rischio in Italia circa 1 milione di residenti. Per la trasmissione “Fuori Tg” di Rai Tre sono calate a 800.000. Per Legambiente invece il rischio arsenico è più contenuto e coinvolge solo i comuni della regione Lazio.
La questione dell’arsenico (As) che esce dai rubinetti delle nostre case fu trattata per la prima volta in Europa, dall’OMS all’incirca vent’anni fa. Il suo limite di concentrazione è stato stabilito per la prima volta dalla Direttiva 80/778/EC in 50 microgrammi per ogni litro d’acqua (microgrammi/litro). Ridotto a 10 microgrammi/litro dalla direttiva corrente 98/83/CE (Drinking Water Directive, DWD) recepita in Italia nel 2001 con la legge n. 31. Di deroga in deroga, il divieto però non è mai entrato in vigore, almeno fino al 2013. Infatti quest’anno l’Unione Europea non ha accettato nessuna proposta di deroga, così dal primo gennaio sono scattate le ordinanze dei sindaci delle province di Roma e Viterbo e Latina che, secondo le indicazioni dell’Istituto superiore di Sanità, vietano di bere l’acqua del rubinetto, di usarla per cucinare, lavarsi i denti e fare la doccia a persone con patologie cutanee. Ma chi ha bevuto quell’acqua fino adesso corre dei rischi oppure è solo una convinzione amministrativa? A questa domanda ha risposto durante la trasmissione“Fuori Tg” del 4 marzo 2013 di Rai Tre, il Prof. Vitali docente di Igiene dell’Università “La Sapienza” di Roma. Vitali ha dichiarato che innanzitutto la presenza dell’arsenico nelle acque è un fenomeno naturale. “L’arsenico si trova nel sottosuolo – ha spiegato –soprattutto nei luoghi di origine vulcanica. L’acqua come solvente scioglie l’arsenico dalle rocce e se lo trascina. D’altra parte la sua presenza è un grave fattore di rischio: è una sostanza considerata pericolosa soprattutto nella forma inorganica” cioè se sciolta nell’acqua. Ma come si sviluppa il cancro nella popolazione? “La pericolosità dell’arsenico – ha spiegato Vitali – si è scoperta lentamente nel tempo. I primi casi studio si sono avuti all’estero dove la concentrazione dell’arsenico nell’acqua superava i 500-1000 microgrammi/litro. In queste zone la statistica aveva messo in evidenza un picco di tumori legato alla presenza dell’arsenico nell’acqua potabile. Nel 2004 l’Agenzia Internazionale sul Cancro, anche grazie agli studi riportati nella monografia “L’Arsenico nell’acqua potabile”, ha classificato l’arsenico come cancerogeno di primo livello, cioè sicuramente cancerogeno per l’uomo”.
Ma il nuovo limite entrato in vigore nel 2013, ha chiesto la giornalista Rai Margherita De Medici, tutela il diritto alla salute o il principio di precauzione? Secondo il professore Vitali con un livello di 10 microgrammi/litro “si è nella sfera del principio di precauzione perchè il rischio tumore, legato ad una sostanza cancerogena, dipende dalla quantità della sostanza che si assume e dalla durata nel tempo dell’esposizione. Al di sotto dei 10 microgrammi si ritiene che il rischio di insorgenza tumore nella popolazione sia estremamente raro da poter essere considerato vicino allo zero. Il rischio diventa concreto se la concentrazione è maggiore sopra il livello 50 μg/litro. Di deroga in deroga per nove anni (dal 2004-2006, dal 2006-2009, e dal 2009 al 2012). A seguito del recepimento della dir 98/83/CE, l’Italia, tra tutti gli Stati Membri, nel 2004 ha emanato il maggior numero di deroghe, soprattutto in relazione a parametri di origine naturale e geologica: la situazione al tempo della prima deroga riguardava 10 parametri di rischio e coinvolgeva 13 regioni. Il periodo 2003-2009, grazie agli interventi di investimenti nel settore delle acque potabili , ha visto una sostanziale diminuzione dei casi di deroghe. Nell’ottobre del 2010 la richiesta per la terza deroga si riferisce ad Arsenico, Boro e Fluoro e coinvolge 5 Regioni (in particolare Lombardia, Toscana, Lazio, Campania, Umbria) e 2 Province Autonome (PA Trento, PA Bolzano). La popolazione interessata dalla deroga era pari a 1.020.173 e il valore fissato per deroga Arsenico 50 μg/litro. Nel 2013 il limite di concentrazione dell’arsenico è stato portato a 10 microgrammi/litro. “Le deroghe, inizialmente previste solo come misura transitoria, sono diventate purtroppo un espediente per non fare i necessari interventi di potabilizzazione , ha affermato Giorgio Zampetti, responsabile scientifico Legambiente . Dopo dieci anni dall’entrata in vigore della legge e a due dalla bocciatura dell’Unione Europea, in quasi tutte le regioni il problema è stato risolto, l’unica inadempiente è il Lazio. Un ritardo del tutto ingiustificato e dal 1 gennaio le centinaia di migliaia di cittadini che abitano nei territori coinvolti, non possono utilizzare l’acqua del rubinetto. Al momento la Regione stessa prevede altri due anni per gli interventi, inutile dire però che i tempi devono essere molto più rapidi per garantire un’acqua buona e di qualità che esca dai rubinetto di casa”.

 

 DECISIONE DELLA COMMISSIONE del 28.10.2010 [0,31 MB]

sulla deroga richiesta dall’Italia ai sensi della direttiva 98/83/CE del Consiglio concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano

Fonte: eco dalle città