L’Open Scope parte col piede sbagliato. Ecco le nuove sfide per i rifiuti elettronici

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Giancarlo Dezio (Ecolight): “Anche davanti alla difficoltà di fare una stima dei volumi interessati la risposta da parte delle aziende è stata al di sotto delle attese. Eppure le sanzioni previste possono facilmente superare i 100 mila euro”

Aziende e raccolta: sono queste le nuove sfide dei rifiuti elettronici. Con l’entrata in vigore del cosiddetto Open Scope, il mondo dei RAEE è chiamato ad affrontare da una parte il coinvolgimento delle imprese produttrici; dall’altra la raccolta dei “nuovi” RAEE che, secondo quanto stabilito dalla normativa, devono essere gestiti in modo differenziato.

Dal 15 agosto scorso la legge che riguarda i rifiuti elettronici è stata estesa ad una serie di altri prodotti. Chiavette usb, prolunghe, spine, fusibili, solo per fare qualche esempio, sono considerate delle apparecchiature elettroniche quindi, non solamente i loro produttori sono chiamati a farsi carico dei rifiuti che questi oggetti genereranno affidandosi ad un sistema collettivo, ma questi dovranno seguire uno specifico percorso di gestione, quello indicato per i rifiuti elettronici”, spiega Giancarlo Dezio, direttore generale di Ecolight, sistema collettivo chiamato in prima linea nel garantire la corretta gestione dei rifiuti elettronici. “Il principio da cui discende la norma è conosciuto: chi inquina paga. Ovvero, alle aziende che producono o distribuiscono le apparecchiature elettroniche – AEE – viene chiesto di farsi carico dei rifiuti che queste genereranno affidandosi ad un sistema collettivo. Il tutto con l’obiettivo di aumentare i tassi di raccolta in funzione anche dei target europei”.

Sul fronte delle aziende, la partenza dell’Open Scope è stata piuttosto tiepida. I numeri delle imprese che hanno risposto all’appello sono stati al di sotto delle aspettative. Considerando l’immesso, ovvero il numero di apparecchiature elettroniche immesse sul mercato, le adesioni valgono meno del 20% del peso delle AEE relative al solo raggruppamento R4 (piccoli elettrodomestici ed elettronica di consumo). “Anche davanti alla difficoltà di fare una stima dei volumi interessati – non essendoci un elenco completo ed esaustivo dei nuovi prodotti ritenuti AEE -, la risposta da parte delle aziende è stata al di sotto delle attese”, osserva Dezio. “Eppure non solamente è stata fatta una campagna di sensibilizzazione e di informazione a più livelli, ma anche le sanzioni previste dalla legge sono piuttosto salate per le imprese che non si mettono in regola: infatti possono arrivare, e facilmente superare, i 100 mila euro”.

L’altra sfida aperta è quella che riguarda la raccolta. Con l’estensione della normativa infatti, accanto a frigoriferi, televisori, smartphone e pc, viene chiesto il conferimento differenziato anche di spine e prolunghe. “Guardiamo già al nuovo obiettivo europeo che prevede entro il 2019 un tasso minimo di raccolta del 65% del peso medio delle apparecchiature elettriche ed elettroniche immesse sul mercato nei tre anni precedenti. Al momento siamo poco sopra il 40%, la strada da fare è ancora molta quindi”, aggiunge il direttore di Ecolight. “L’Open Scope è allora una sfida che riguarda tutti nell’ottica di rendere ancora più concreti i principi dell’economia circolare e dare valore a rifiuti, quali sono i RAEE, ricchi di materiali riciclabili”. È possibile conferire i RAEE nelle isole ecologiche del proprio Comune e nei negozi in virtù dei principi “uno contro uno” (in corrispondenza dell’acquisto di un’apparecchiatura equivalente a quella che si consegna, anche con consegna a domicilio) e “uno contro zero” (l’obbligo di ritiro gratuito riguarda i rifiuti di piccole dimensioni e i negozi con almeno 400 mq di superficie di vendita di AEE). Oppure, i residenti a Milano possono cercare una delle quattro EcoIsole di Ecolight che sono state posizionate in corrispondenza dei Municipi 2, 3, 4 e 5 e che raccolgono RAEE di piccole dimensioni.

Fonte: Consorzio Ecolight

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Raee, in Europa cresce la raccolta ma anche la produzione. L’ultimo rapporto Erp

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Dalla sua fondazione nel 2002, la piattaforma europea di riciclaggio (ERP) ha raccolto e riciclato oltre tre milioni di tonnellate di rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche in tutta Europa. Questo è equivalente alla quantità di RAEE generati in tutta l’Unione europea entro un anno. ERP, la piattaforma europea di riciclaggio ha pubblicato il rapporto sui Raee europei. Dalla sua fondazione nel 2002 ERP ha raccolto e riciclato oltre tre milioni di tonnellate di rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche in tutta Europa. Questo è equivalente alla quantità di RAEE generati in tutta l’Unione europea in un anno. Il riciclaggio di 3 milioni di tonnellate di rifiuti elettrici può far risparmiare fino a 32 milioni di tonnellate di emissioni di CO2, oltre a salvare risorse preziose e proteggere l’ambiente e la salute collettiva. In Italia nel 2015 sono state raccolte e trattate da Erp oltre 26mila tonnellate di apparecchiature elettriche ed elettroniche a fine vita (+7% rispetto al 2014).  La quantità di RAEE è in costante aumento, non solo in Europa, ma in tutto il mondo. Entro il 2021, secondo il Global E-Waste Monitor rilasciato di recente, saranno circa 52 milioni di tonnellate all’anno. Le sostanze pericolose emesse durante la discarica possono contaminare il suolo e le falde acquifere e causare danni enormi all’ambiente e all’uomo. Al fine di ridurre il danno ambientale causato dai RAEE e conservare le risorse naturali, è essenziale aumentare il tasso di riciclaggio di questi dispositivi e promuovere la trasformazione in un’economia veramente circolare. In questo contesto, ERP accoglie con favore l’accordo recentemente concluso, tra il Consiglio dell’Unione europea, il Parlamento europeo e la Commissione europea sull’economia circolare. La strategia sulla plastica, che è stata pubblicata dalla Commissione europea il 16 gennaio 2018, è un altro passo importante, secondo ERP. Entrambe le iniziative comprendono misure necessarie per rafforzare l’economia circolare e per aumentare ulteriormente la raccolta e il riciclaggio dei principali flussi di rifiuti come i RAEE, i rifiuti di imballaggio e le batterie usate.

“La piattaforma europea per il riciclaggio accoglie con favore l’intenzione dell’Unione europea di rafforzare il principio della responsabilità estesa del produttore e di stimolare la concorrenza nel mercato dei rifiuti”, afferma Sabine Balaz, Managing Director di ERP Austria. “Con il riciclaggio di tre milioni di tonnellate di RAEE, ERP dimostra che la responsabilità estesa del produttore in un ambiente competitivo porta grandi benefici all’ambiente, mantenendo al tempo stesso un costo ragionevole per i produttori. Promuove anche l’innovazione, che a sua volta porta a una migliore qualità, riciclaggio dei rifiuti non pericolosi e risorse di economia circolare di migliore qualità “.

Per quanto riguarda il pacchetto sull’economia circolare, l’ERP raccomanda in particolare una chiara definizione dei ruoli e delle responsabilità di tutti gli attori coinvolti. Piacevole è anche l’estensione della responsabilità estesa del produttore alle società di vendita per corrispondenza che vendono le loro merci da uno stato membro all’altro. Questa misura aiuta a contrastare il problema dei free riders e crea condizioni di parità tra i produttori. Tuttavia, ERP lamenta che il compromesso manca di una chiara definizione delle responsabilità organizzative dei produttori. Ciò potrebbe ostacolare la concorrenza, poiché i produttori di alcuni Stati membri potrebbero essere potenzialmente legati a una specifica organizzazione di responsabilità del produttore invece di essere liberi di scegliere tra diversi sistemi concorrenti. Per quanto riguarda la strategia sulle materie plastiche, ERP accoglie con favore la proposta di revisione della direttiva sui rifiuti di imballaggio e di imballaggio, che mira a un’ulteriore armonizzazione dei requisiti. Ciò al fine di garantire che tutti gli imballaggi in plastica possano essere riciclati a costi contenuti e che venga rafforzato il principio della responsabilità estesa del produttore.

Fonte: ecodallecitta.it

 

Raee, in Italia il decreto ‘uno contro zero’ è ancora poco conosciuto

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La notorietà del decreto uno contro zero al Nord Ovest è ancora piuttosto contenuta (18%) in linea con le percentuali nazionali. Nelle Isole, invece, la conoscenza sale al 23%. Tra i canali di informazione emergono i media e le catene distributive

Nell’ambito del seminario “Gli Italiani e i RAEE: dall’uno contro uno all’uno contro zero”, tenutosi presso la Casa dell’Ambiente a Torino è stata presentata la ricerca realizzata da Ipsos Italia per Ecodom e Cittadinanzattiva sui comportamenti degli italiani nella gestione dei RAEE (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche), con un focus sul Piemonte e su Torino.

Al centro dell’indagine, condotta attraverso 2.121 interviste su un campione stratificato e casuale, rappresentativo dei cittadini maggiorenni residenti in Italia e selezionato in base a quote per genere, età, area geografica, e ampiezza dei centri abitati, il legame tra questi comportamenti e la conoscenza dei decreti che regolano in Italia il conferimento di RAEE.

Questa attività è normata dal decreto “uno contro uno”, che da giugno 2010 obbliga i venditori di prodotti elettrici ed elettronici al ritiro gratuito dell’apparecchiatura dismessa a fronte dell’acquisto di un nuovo prodotto equivalente, e dal nuovo decreto “uno contro zero”, che da aprile 2016 prevede la consegna gratuita dei RAEE di piccole dimensioni (inferiori a 25 cm) presso i punti vendita con superficie superiore a 400 mq (il servizio è facoltativo per i negozi più piccoli) senza alcun obbligo di acquisto.

Dopo l’introduzione di Alessio Terzi, Segretario regionale di Cittadinanzattiva Piemonte e i saluti del Direttore Generale di Ecodom Giorgio Arienti, Gabriella Scarcella, Research Director di Ipsos Public Affairs, ha illustrato i risultati dell’indagine. Presenti alla tavola rotonda, moderata da Mauro Bidoni, vice Segretario regionale di Cittadinanzattiva Piemonte, Stefania Giannuzzi, Assessore all’Ambiente del Comune di Torino, Dario Padovan, Sociologo del Dipartimento CPS dell’Università degli Studi di Torino, Marco Piumetti, del Dipartimento di Scienza applicata e Tecnologia del Politecnico di Torino, e Lorenzo Bagnacani, Presidente di AMIAT.

LA NOTORIETÀ DEI RAEE E IL LIVELLO DI RISCHIO PERCEPITO

A Torino la notorietà dei RAEE risulta tra le migliori d’Italia, seppur sempre su livelli piuttosto bassi: il 37% degli intervistati non li conosce affatto, contro il 42% della media nazionale. Solo il 13% conosce bene questa tipologia di rifiuti, mentre il 50% superficialmente.

Il 48% del campione considera il livello di pericolosità dei RAEE elevatissimo. A Torino la percezione sul grado di rischio di questi rifiuti è legata alle conseguenze dannose che il mancato trattamento può avere sul suolo, sull’aria e sull’acqua (85%), alla presenza di sostanze inquinanti contenute in alcuni componenti (51%) e al fatto che questi apparecchi non siano biodegradabili (60%).

CHI HA LA RESPONSABILITÀ DEGLI SCARSI RISULTATI DI RACCOLTA

Rispetto alla precedente indagine effettuata da Ipsos per Ecodom nel 2011, i cittadini italiani riconoscono di avere le principali responsabilità degli scarsi risultati di raccolta dei RAEE (in media il 35%). Nell’attribuzione di responsabilità seguono le amministrazioni pubbliche (30%): un valore in sensibile calo rispetto al 2011 (39%), che però nelle Isole arriva a quota 37%. Chiamato in causa anche il canale distributivo (13%), seguito dai produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche (11%).

NOTORIETÀ DELLA NORMATIVA SUI RAEE: DECRETO UNO CONTRO UNO E UNO CONTRO ZERO

A Torino la conoscenza del decreto uno contro uno risulta tra le più diffuse d’Italia: mentre a livello nazionale il 30% del campione dichiara di conoscerlo in modo approfondito (+13% rispetto al 2011) e il 44% di non conoscerlo ancora, nella città piemontese la percentuale di coloro che conoscono questa modalità di dismissione è del 32%, mentre il 43% ne è ancora all’oscuro. In Italia è stato il 42% degli intervistati a conoscenza dell’uno contro uno a fruire del servizio (in media 2,6 volte). Al Nord Ovest, invece, il 44% dichiara di essersene avvalso (in media 2,4 volte).

La notorietà del decreto uno contro zero al Nord Ovest è ancora piuttosto contenuta (18%), probabilmente anche per la sua recente introduzione (aprile 2016), in linea con le percentuali nazionali. Nelle Isole, invece, la conoscenza sale al 23%. Tra i canali di informazione emergono i media, come quotidiani (24%) e TV (20%), e le catene distributive (20%).

LE POTENZIALITÀ DEL DECRETO UNO CONTRO ZERO NELL’AUMENTO DELLA RACCOLTA

Secondo gli intervistati, il decreto potrà contribuire in modo significativo all’aumento della raccolta dei RAEE. Le principali motivazioni indicate a livello nazionale sono la semplificazione del conferimento per i consumatori, anche in termini di convenienza, e le potenzialità per quanto riguarda l’informazione e sensibilizzazione dei cittadini, promuovendo comportamenti virtuosi. Anche la possibilità di diventare stimolo per il canale distributivo viene indicata come punto di forza del decreto, in particolare al Centro-Sud.

I DATI ECODOM IN PIEMONTE

In Piemonte il Consorzio ha gestito nel 2016 circa 7.900 tonnellate di RAEE. I maggiori quantitativi sono quelli del Raggruppamento R2 con 4.800 tonnellate di RAEE nei 198 Centri di Raccolta attribuiti (per una popolazione di 2.922.793 abitanti), pari a 1,61 kg/ab. Il Raggruppamento R1 ha invece totalizzato quasi 3.100 tonnellate gestite nei 163 Centri di Raccolta (corrispondenti a una popolazione servita di 2.469.491 abitanti) attribuiti a Ecodom dal Centro di Coordinamento RAEE, pari a 1,23 kg/ab. Nel 2016 le attività di gestione dei RAEE da parte di Ecodom in Piemonte hanno permesso di evitare l’immissione in atmosfera di 72.000 tonnellate di CO2 e il risparmio di 8.400.000 kWh di energia, con il recupero di 4.740.000 kg di ferro, 160.000 kg di alluminio, 145.000 kg di rame e 765.000 kg di plastica.

La ricerca di Ipsos Italia ha evidenziato che in Piemonte e nella città di Torino – dichiara Giorgio Arienti, Direttore Generale Ecodomla conoscenza dei RAEE, così come quella del decreto ‘uno contro uno’, è tra le più diffuse a livello nazionale ma la percentuale di coloro che non conoscono o conoscono solo superficialmente i Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche resta ancora alta. Il servizio di ritiro gratuito dei piccoli RAEE da parte dei negozianti previsto dal decreto ‘uno contro zero’ è, invece, pressochè sconosciuto: sarà quindi importante promuovere questa importante modalità di dismissione dei RAEE per incentivarne il corretto conferimento”.

La nostra organizzazione – afferma Alessio Terzi, Segretario Regionale di Cittadinanzattiva Piemonte – vuole favorire un nuovo approccio dei cittadini nella fruizione dei servizi pubblici locali, che preveda un pieno e consapevole coinvolgimento, per la tutela dei loro diritti e la cura dei beni comuni. Proprio per questo abbiamo ad esempio realizzato, sempre in collaborazione con Ecodom, la guida ‘Rifiuti elettrici ed elettronici: come fare?’. A fare la differenza sono anche la capacità degli amministratori di implementare nei territori politiche nazionali e obiettivi europei, gli investimenti in infrastrutture dedicate, a partire da una più capillare presenza di specifici centri di raccolta, così come la capacità di fare rete tra i vari soggetti della filiera direttamente interessati – produttori, distributori, consorzi, etc. – con le amministrazioni pubbliche e le organizzazioni civiche”.

(foto wired.it)

Fonte: ecodallecitta.it

Rifiuti elettronici: Ecolight ne recupera 17mila tonnellate l’anno

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La raccolta dei piccoli rifiuti elettronici effettuata da Ecolight nel 2015 è stata di 17mila tonnellate fra cellulari, elettrodomestici e accessori e componenti elettronici. L’aumento nel recupero è stato del 9% rispetto all’anno precedente sia per l’introduzione di soluzioni innovative, sia per la capillarità dell’azione. Secondo il presidente di Ecolight, Walter Camarda, sugli elettrodomestici di uso più comune, sui cellulari e sugli elettroutensili si gioca una partita importantissima visto che queste tre tipologie rappresentano l’80% dei rifiuti gestiti da Ecolight:“Questi rifiuti hanno infatti un tasso di ritorno che è inferiore al 15% e una possibilità di recupero che supera il 95% del loro peso”. Ecolight è uno dei maggiori sistemi collettivi per la gestione dei Raee (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche), delle Pile e degli Accumulatori. Il consorzio Ecolight, che raccoglie oltre 1.500 aziende, è il secondo a livello nazionale per quantità di immesso e il primo per numero di consorziati.

Fonte: Ecolight

Rifiuti, per i piccoli elettrodomestici arriva l’ “uno contro zero”

Si potranno riconsegnare i piccoli elettrodomestici rotti ai negozi senza l’obbligo di acquistarne di nuovi. Il decreto è stato firmato dal ministro Galletti il 31 maggio 2016 e sta per essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficialecellulari

Si chiama “1 contro 0” e permette di riconsegnare i piccoli elettrodomestici rotti ai negozi senza l’obbligo di acquistarne di nuovi. Il decreto è stato firmato dal ministro dell’Ambiente, Gianluca Galletti, il 31 maggio 2016 e sta per essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Un’attesa lunga anni, visto che la direttiva europea in materia di Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche è del 2012 e sarebbe dovuta esser recepita dall’Italia già nel 2014 ma la conferma arriva solo adesso. La nuova norma riguarda i Raee con dimensioni inferiori ai 25 centimetri e gli esercizi commerciali con superficie superiore ai 400 metri quadrati, che saranno costretti a ritirare i rifiuti. Per i negozi con una superficie inferiore non ci sarà l’obbligo ma è chiaro che chi lo desidera può adeguarsi alle disposizioni. Senza dover acquistare per forza un dispositivo equivalente, diventa quindi più semplice raccogliere in modo corretto smartphone, tablet, phon, radioline, caricabatterie, videogiochi e tutto il resto che si accumula nei cassetti e sulle librerie per via dell’obsolescenza programmata. Fino ad ora invece il cosiddetto “1 contro 1”, in vigore dal 2010, permetteva alla clientela di riconsegnare gratuitamente in negozio i vecchi prodotti elettronici ma solo a fronte di un prodotto nuovo da portare a casa. “I rifiuti elettronici di piccole dimensioni – spiega Giancarlo Dezio, direttore generale di Ecolight -sono quelli più difficili da raccogliere: si stima infatti che solamente il 15% segua un corretto percorso di raccolta”.

Il ministero dell’Ambiente fa sapere che per i distributori gli oneri derivanti dalla gestione dei rifiuti conferiti presso i loro locali sono “in parte allineati con quanto già previsto dalle vecchie modalità di raccolta”. A Roma sono sicuri che la raccolta “1 contro 0” permetterà di raggiungere i nuovi target di raccolta differenziata previsti a partire dal 2016 dalla direttiva Ue, che impongono agli Stati membri la raccolta del 45% in peso dell’immesso a consumo, pari in Italia a circa 7,5 kg pro capite ogni anno. (Dal primo gennaio 2019 il target di raccolta passerà al 65%, circa 10 kg pro capite). In realtà i dati raccontano che questi obiettivi sono ancora lontani. Nel 2015 la raccolta complessiva di Raee  nel nostro paese è stata pari a 249.253.916 kg, con un incremento di oltre 17 milioni di chilogrammi rispetto all’anno precedente e un dato medio pro capite pari a 4,1 Kg raccolti per abitante. Di strada da fare ce n’è ancora tanta. “Per evitare le sanzioni che potrebbero arrivare dalla Commissione Europea se non raggiungessimo gli obiettivi imposti – diceva a marzo Fabrizio D’Amico, Presidente del Centro di Coordinamento Raee – è necessaria una reazione d’orgoglio del Sistema con un deciso investimento in azioni e attività ad elevato impatto sui cittadini consumatori, che mancano da anni, per far comprendere agli italiani che l’economia circolare si realizza in casa propria e non soltanto nelle Direttive di Bruxelles”.

In attesa che il decreto “1 contro 0” diventi operativo e che possa dare i suoi frutti, il consorzio Ecolight ha già iniziato a posizionare alcune “ecoisole intelligenti” per la racconta dei piccoli apparecchi.

(foto Eco di Bergamo)

Fonte: ecodallecitta.it

Rifiuti elettronici: il 90% viene smaltito illegalmente

Il giro d’affari intorno allo smaltimento illegale dell’e-waste ammonta a 19 miliardi di dollari. La quantità annua di rifiuti elettronici raggiungerà 50 milioni di tonnellate nel 2017, una quantità di rifiuti enorme che rappresenta un grande problema in termini di sostenibilità. E non solo. Perché smaltire i rifiuti elettronici rappresenta un costo. Ed è proprio per questa ragione che le ecomafie si arricchiscono con lo smaltimento abusivo di questo tipo di residui dell’industria elettronica: secondo i dati dell’Unep, il programma ambientale delle Nazioni Unite, il 90% dei rifiuti elettronici del mondo viene smaltito e scaricato illegalmente per un giro d’affari che ammonta a 19 miliardi di dollari. Smartphone e computer sono fra gli oggetti che contribuiscono maggiormente all’accumulo di 42 milioni di tonnellate all’anno di rifiuti che potrebbero divenire 50 nel 2017. Il rapporto Unep presentato a Ginevra sottolinea che nel 2014 il costo per lo smaltimento di 42 milioni tonnellate di rifiuti ha movimentato un costo di 52 miliardi per l’economia globale. L’esportazione di rifiuti pericolosi e dannosi per l’ambiente dai Paesi Ocse a quelli che non ne fanno parte è vietata, ma migliaia di tonnellate di rifiuti continuano a essere esportate dopo essere dichiarate come beni di seconda mano.
Fra questi ci sono pile descritte come plastica e tubi catodici spacciati come normali rifiuti metallici. Ghana, Nigeria, Cina, Pakistan, India e Vietnam si stanno trasformando in centri di smaltimento per lo smaltimento illegale di e-waste. Le condizioni in cui i rifiuti del mercato dell’elettronica vengono smaltiti possono essere molto pericolosi per la salute. Per prevenire questo “tsunami” di rifiuti, come lo ha definito il suo direttore esecutivo Achim Steiner, l’Unep vuole agire in due direzioni: da una parte con il rafforzamento delle leggi nazionali e internazionali sulla materia, dall’altro con l’implementazione di tutte le attività di recupero dei metalli preziosi che si trovano all’interno dei prodotti tecnologici.108037822

Fonte:  The Guardian

Raee, Ecodom: “Nel 2014 sale la raccolta dei rifiuti elettrici ed elettronici”

Nell’anno passato il consorzio ha avviato a riciclo 45.139 tonnellate di ferro, 2.166 tonnellate di alluminio, 1.775 tonnellate di rame e 7.839 tonnellate di plastica, evitando l’immissione in atmosfera di oltre 850.000 tonnellate di anidride carbonica. La Lombardia si conferma anche quest’anno la regione più virtuosa, seguita da Toscana,Veneto, Emilia Romagna e Piemonte; fanalino di coda, il Molise381560

75.900 le tonnellate di RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche, come frigoriferi, lavatrici, lavastoviglie, forni e cappe) trattate, nel corso del 2014, da Ecodom – il principale Consorzio Italiano per il Recupero e il Riciclaggio degli Elettrodomestici. Un’attività che ha consetito il riciclo di ben 45.139 tonnellate di ferro, 2.166 tonnellate di alluminio, 1.775 tonnellate di rame e 7.839 tonnellate di plastica, evitando l’immissione in atmosfera di oltre 850.000 tonnellate di anidride carbonica (CO2). I dati 2014 evidenziano, rispetto all’anno precedente, un sostanziale aumento (pari a circa 6,8 punti percentuali) dei RAEE trattati dal Consorzio, non omogeneo però nei diversi Raggruppamenti: la crescita è stata infatti del +0,3% per il Raggruppamento R1 (che comprende frigoriferi e condizionatori), che ha totalizzato 35.100 tonnellate; del +13,3% per R2 (lavatrici, lavastoviglie, cappe, forni, scalda-acqua), con 40.300 tonnellate; e infine del +2,7% per R4 (come piccoli elettrodomestici, elettronica di consumo, informatica, apparecchi di illuminazione), con 500 tonnellate di RAEE trattate. Straordinario risulta anche quest’anno il beneficio per l’ambiente derivante dal lavoro di Ecodom: oltre alla riduzione della quantità di CO2 immessa in atmosfera, le materie prime seconde (ferro, alluminio, rame e plastica) ottenute dal riciclo delle 75.900 tonnellate di elettrodomestici trattati quest’anno, hanno consentito un risparmio di oltre 78.200.000 kWh di energia elettrica rispetto a quanto necessario per estrarre materiale “vergine”. Anche per quanto riguarda la logistica, Ecodom ha mantenuto nel 2014 risultati eccezionali: su un totale di 35.473 ritiri dalle isole ecologiche effettuati nel corso dell’anno, soltanto in 12 casi non sono stati rispettati i tempi di intervento concordati tra il Centro di Coordinamento RAEE e ANCI, con un livello di servizio superiore al 99,97%. A livello territoriale, anche nel 2014 la Lombardia si conferma essere la regione più virtuosa in base ai RAEE gestiti da Ecodom: sono state 15.821 le tonnellate di apparecchiature trattate, con 15.455.000 kWh di energia risparmiata e 154.400 tonnellate di CO2 non immesse nell’atmosfera. Al secondo posto della speciale graduatoria della regioni virtuose stilata da Ecodom si piazza la Toscana (con 7.798 tonnellate di RAEE gestiti, corrispondenti a 7.495.000 kWh di energia risparmiata e 72.660 tonnellate di CO2 non immesse nell’atmosfera), seguita dal Veneto (con 7.551 tonnellate di RAEE gestiti), dall’Emilia Romagna (con 7.407 tonnellate) e dal Piemonte (con 5.878 tonnellate di rifiuti trattati). «Rispetto al 2013, la quantità dei RAEE che abbiamo gestito quest’anno – dichiara Giorgio Arienti, Direttore Generale di Ecodom – è cresciuta del 6,8%. Complessivamente, Ecodom ha trattato 75.818 tonnellate di RAEE, pari a circa il 32% dei rifiuti elettrici gestiti da tutti i Sistemi Collettivi in Italia. Un risultato molto importante, che ci ha permesso di ottenere un notevole beneficio per l’ambiente, evitando l’immissione in atmosfera di oltre 850.000 tonnellate di CO2, pari alla quantità di anidride carbonica assorbita in un anno da un bosco esteso quanto la provincia di Lecco, e determinando un risparmio energetico di oltre 78.200.000 kWh di energia elettrica, corrispondenti al consumo energetico annuo di oltre 60.000 persone».

Fonte: ecodallecitta.it

Nobel Fisica 2014 | Luci LED blu: trionfa il risparmio energetico ma attenzione a gettarle via

Il premio Nobel 2014 va ai tre fisici Isamu Akasaki, Hiroshi Amano and Shuji Nakamura che hanno inventato le luci a LED blu

E’ la nuova luce che illuminerà il mondo: la luce a LED blu ha portato al riconoscimento del Nobel 2014 per la Fisica a Isamu Akasaki, Hiroshi Amano e Shuji Nakamura. La luce a LED blu è una fonte luminosa a basso consumo energetico che porterà grande beneficio all’umanità: infatti con la luce a LED blu è stata creata una nuova luce bianca e ciò ci fornisce un’alternativa duratura e efficiente rispetto ai vecchi sistemi di illuminazione. Trionfa dunque il risparmio energetico e la sostenibilità nel riconoscimento di questa incredibile invenzione. In sostanza grazie agli studi ventennali di Isamu Akasaki, Hiroshi Amano e Shuji Nakamura abbiamo le luci a LED bianche che emettono una luce brillante, di lunga durata e a basso consumo energetico. Praticamente hanno migliorato, rendendole più efficienti, le luci a LED portandole ad avere un flusso luminoso più elevato (misurato in lumen) per unità di potenza di ingresso (misurata in watt). Il record più recente è pari a poco più di 300 lm / W, il che fornisce luce pari a 16 lampadine normali e pari alla potenza di circa 70 per lampade fluorescenti ma portando a un quarto il consumo mondiale di energia elettrica e ciò consente ai LED di contribuire a salvare le risorse della Terra. A diminuire anche i materiali consumati poiché i LED durano fino a 100 mila ore, contro le 1000 ore delle lampadine a incandescenza e le 10 mila ore della lampade fluorescenti. Isamu Akasaki, Hiroshi Amano e Shuji Nakamura hanno iniziato le loro ricerche sui LED e la produzione di luce blu nei primi anni 1990 e dunque hanno innescato una trasformazione fondamentale della tecnologia dell’ illuminazione. Fino ad allora si usavano diodi rosso e verde diodi e senza la luce blu era praticamente impossibile avere lampade bianche. La sfida dei LED blu era rimasta attiva per tre decenni.luce-led-620x424

Dunque Isamu Akasaki, Hiroshi Amano e Shuji Nakamura sono riusciti dove tutti gli altri avevano fallito. Akasaki ha collaborato con Amano presso l’Università di Nagoya e l’università della California, mentre Nakamura ha portato avanti le sue ricerche alla Nichia Chemicals, una piccola azienda a Tokushima. La loro invenzione è dunque tanto rivoluzionaria da vedere riconosciuto il Nobel per la Fisica 2014 e dunque se nel XX secolo abbiamo acceso lampadine a incandescenza nel XXI secolo probabilmente la luce ci sarà fornita sempre più dalle luci a LED. Ricordiamo che le lampadine a LED, una volta esautorata la loro funzione non sono da differenziare nella raccolta dei rifiuti e ciò perché contengono un elettronico complesso, sebbene non abbiano al loro interno il mercurio. Dunque o si riconsegnano al negoziante o presso le isole ecologiche che accettano i RAEE.

Breve storia dei LED182136127-620x413

Il LED è una luce emessa da un diodo foto emittente e si riconosce per la sua lunghezza d’onda specifica il che ci consente di vederla con un determinato colore. A donare il colore al LED è il materiale con cui è prodotto il semiconduttore che sono costituiti da vari elementi (in genere fosfuri o arseniuri). Dunque così come sono combinati questi elementi così si ottengono colori diversi per le luci variabili sulla base dell’energia emessa. In sostanza la luce rossa emette poca energia mentre la luce blu emette un alto livello di energia. Il problema con i LED ha riguardato per almeno 30 anni la produzione dello spettro della luce bianca in quanto è formata dalla somma di tutti i colori della luce.

Fonte:  Nobel PrizeOsram
Foto | Nobel Prize @ Facebook

-52% di consumi e -31% di costi: Milano presenta la “rivoluzione” della luce pubblica a LED

Comune e A2A hanno presentato la “rivoluzione” della luce pubblica milanese. Avviata la sostituzione dei 141 mila punti luce pubblici con i LED. A pieno regime (2016) il consumo pro-capite annuo dei milanesi passerà da 87 a 42 kWh e la spesa pubblica complessiva da 42 a 29 milioni. Con una luce più efficace, concentrata e meno “inquinante”380445

Il Comune di Milano, con l’Assessore a Mobilità e Ambiente Pierfrancesco Maran e il Direttore Generale Giuseppe Tomarchio, e A2A, con il Presidente Giovanni Valotti e l’AD Luca Camerano, hanno presentato oggi a Palazzo Marino la “rivoluzione” dell’illuminazione pubblica a LED, in corso a Milano. A2A è infatti partita già da mesi con la sostituzione di tutti i141.963 punti luce pubblici, iniziando dall’area nord-ovest, quella in direzione sito EXPO e che si vorrebbe pronta il prima possibile. Il 43% delle luci sostituite entro dicembre 2014, l’80% entro l’1 maggio 2015 (data di inizio EXPO) e il 100% entro dicembre 2016: queste le tappe programmate da A2A, che al momento sembrano potere essere rispettate. Una sostituzione che includerà anche 500 quadri di comando ed un sistema di telecontrollo, in grado di fornire informazioni sulle condizioni degli impianti e su eventuali malfunzionamenti in tempo reale. Cosa significa l’avvento della tecnologia LED nella luce pubblica di Milano, in termini economici ed energetici? Anche se Milano – per ora – non toglierà alcuno dei 141.693 punti luce pubblici del suo territorio (1 punto luce/9 abitanti, tra le medie più alte d’Europa), il consumo annuale della città, grazie ai LED, passerà da oltre 114 milioni di kWh  (il consumo annuo di energia elettrica di 42.000 appartamenti), a 55 milioni kWh (quello di 20.000 appartamenti). In termini pro-capite, da 87 a 42 kWh annui per cittadino (la media UE è 51 kWh). La potenza media della singola sorgente luminosa  passerà dagli attuali 150W, agli 85W del LED, ma con una resa uguale (100 lumen/watt), migliore in termini di concentrazione del fascio luminoso e senza dispersione di luce verso l’alto. Ossia con una riduzione dell’inquinamento luminoso.  38 milioni di euro in 2 anni, questo il costo totale dell’investimento per la nuova LED (sigla inglese di Light Emitting Diode), che verrà totalmente sostenuto da A2A, per un’innovazione “la cui portata dà un senso al termine di Public Utility” (i gestori di reti o di servizi essenziali alla collettività), ha detto il presidente di A2A, Giovanni Valotti. 38 milioni d’investimento che porteranno però – in termini di risparmio economico e sostenibilità ambientali – un ritorno positivo già in 2 anni. Se ammonta a 42 milioni di euro la “bolletta” della luce pubblica di Milano nel 2014, una riduzione di 10 milioni si avrà già nel 2015 e si scenderà a 29 milioni nel 2016, quando tutti i LED saranno sostituiti. Infine la sostenibilità ambientale, perché 52% di energia elettrica in meno significa risparmiare ogni anno più di 11mila TEP (tonnellate equivalenti di petrolio) ed evitare l’emissione in atmosfera di 23.650 tonnellate di CO2. Così come Comune e A2A hanno stimato una riduzione della futura sostituzione dei corpi illuminanti (-50.000) e delle lampade bruciate (-10.000), che dovrebbe evitare la produzione di oltre 9 tonnellate di RAEE (rifiuti elettrici ed elettronici) ogni anno.
“Una scelta innovativa, sulla scia di città come Los Angeles, Copenaghen, Stoccolma e Oslo, che renderà Milano la prima grande città italiana completamente illuminata a LED“, hanno dichiarato con soddisfazione l’Assessore Maran e il DG del Comune Tomarchio. “La migliore dimostrazione concreta di spending review che può fare una grande città, dando un esempio anche a livello nazionale”.

Fonte: ecodallecitta.it

Lavatrici, frigoriferi e computer: le 5 regole per gettarli via

Come si gettano via i vecchi frigoriferi, le lavatrici rotte o i computer che non funzionano più?

La sigla RAEE ai più non dirà molto eppure rappresenta una gran parte degli oggetti che utilizziamo ogni giorno: lavatrici, cellulari, computer, condizionatori, televisori e piccoli elettrodomestici che una volta rotti rappresentano rifiuti che spesso sono abbandonati in strada, accanto ai cassonetti dove ancora esistono, nei boschi, spiagge ma non dove dovrebbero essere poi consegnati. Quindi la domanda è: come ricicliamo gli elettrodomestici rotti?SONY DSC

A indirizzarci su come smaltire correttamente i rifiuti elettronici o RAEE – Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche – è il consorzio Ecodom che in occasione della XXII edizione di Puliamo il Mondo che si terrà dal dal 26 al 28 settembre 2014 in tutta Italia, ci ricorda le 5 regole da mettere in pratica prima di disfarsi di un elettrodomestico vecchio:

  1. Non buttare mai i RAEE nella spazzatura indifferenziata, non abbandonarli nell’ambiente e non dimenticarli in casa, in soffitta o nei garage.
  2. Portarli alle isole ecologiche più vicine. I centri di raccolta (o isole ecologiche) sono strutture allestite dagli Enti Locali per la raccolta differenziata delle diverse tipologie di rifiuti (tra cui i RAEE). Dai centri di raccolta i rifiuti vengono inviati a impianti di trattamento che garantiscono la salvaguardia dell’ambiente (evitando la dispersione di sostanze inquinanti) e il riciclo delle materie prime.
  3. In caso di acquisto di un nuovo elettrodomestico, consegnare il vecchio al negoziante che è tenuto a ritirarlo gratuitamente (dal giugno 2010, grazie all’entrata in vigore del cosiddetto decreto “Uno contro Uno”, i rivenditori sono obbligati al ritiro gratuito dell’apparecchiatura elettrica/elettronica a fronte dell’acquisto di un nuovo prodotto equivalente). Inoltre, dal mese di aprile 2014, con il nuovo Decreto Legislativo 49/2014 è stato introdotto – per i negozi con superficie di vendita superiore a 400 mq – l’obbligo di ritiro gratuito “uno contro zero” dei RAEE di piccolissime dimensioni (aventi cioè dimensione massima inferiore a 25 cm).
  4. Richiedere il ritiro a domicilio per i RAEE ingombranti: si tratta di un servizio presente in molti Comuni.
  5. Ricordare che i RAEE possono diventare preziose risorse se correttamente riciclati, mentre, se trattati in modo non corretto, possono essere dannosi per l’ambiente. Da un frigorifero, ad esempio, si ottengono fino a 28 kg di ferro, 6 kg di plastica e oltre 3 kg tra rame e alluminio, ma lo stesso frigorifero contiene anche sostanze altamente inquinanti, come i CFC e gli HCFC, gas ozono-lesivi. Se abbandonato, quel frigorifero finirà probabilmente nelle mani di soggetti interessati soltanto a ricavarne le materie prime aventi valore economico, senza la minima preoccupazione di recuperare in modo corretto le sostanze inquinanti.

Fonte:  Iko @ Flickr