Puglia, l’Aro Bari 5 pubblica il primo bando di gara “Verde” relativo ai rifiuti

I comuni di Gioia del colle, Acquaviva delle fonti, Adelfia, Casamassima, Sammichele di Bari e Turi (105.000 abitanti, Aro Bari 5), pubblicano un bando di gara che assume i criteri minimi ambientali definiti dal Ministero dell’Ambiente. Il servizio prevede il “porta a porta” in tutto il territorio, l’obiettivo del 70% di RD, tariffa puntuale e premialità sia per gli utenti che per gli operai virtuosi380730

I comuni dell’ARO BARI/5 (Gioia del Colle, Acquaviva delle Fonti, Casamassima, Adelfia Sammichele di Bari e Turi) hanno pubblicato lunedì 13 ottobre 2014 i documenti di gara per il nuovo appalto del servizio di raccolta e trasporto di rifiuti solidi urbani e di rifiuti differenziati, nonché dei servizi complementari. Innovativo il bando di gara, definito con il supporto tecnico della ESPER, che prevede un affidamento mediante procedura aperta e con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, al fine di raggiungere economie di scala, di massimizzare l’efficienza del servizio e, di pari passo, di centrare gli obiettivi ambientali europei e nazionali di raccolta differenziata.
Due le principali novità previste dall’appalto. L’Ambito di Raccolta Ottimale BA/5, infatti, è il primo ente  sovracomunale in Italia che ha bandito una gara di igiene urbana classificata come “Verde”, ai sensi Decreto Ministeriale 13 febbraio 2014 Criteri ambientali minimi per «Affidamento del servizio di gestione dei rifiuti urbani» che contiene principi finalizzati a promuovere maggiore sostenibilità ambientale, economica e sociale degli appalti pubblici, avendo assunto i Criteri Minimi Ambientali, sia quelli “di base”, necessari ai fini del monitoraggio dell’ANAC (l’Autorità Nazionale Anticorruzione e vigilanza sui Contratti pubblici), sia quelli definiti “premianti”, cioè i criteri di aggiudicazione. Infatti, attraverso l’associazione a ciascun criterio ambientale e, ove possibile, sociale, di un determinato punteggio tecnico, emergeranno le offerte che si saranno qualificate per la maggiore sostenibilità delle proprie caratteristiche e prestazioni, rispetto a quelle corrispondenti ai soli criteri “di base”.  In questo modo sarà possibile premiare l’innovazione e l’eccellenza in “sostenibilità”, senza però imporre ai partecipanti l’esecuzione di prestazioni, servizi o lavori, insoliti o particolarmente complessi, evitando così il rischio di compromettere la partecipazione alla gara e di condizionarne l’esito. In secondo luogo, il bando di gara è stato redatto in conformità con il Decreto Ministeriale (ambiente) 6 giugno 2012 “Guida per l’integrazione degli aspetti sociali negli appalti pubblici” (G.U. n. 159 del 10 luglio 2012) che prende in considerazione diversi aspetti sociali, tutti ricompresi nell’ampia definizione di “appalti pubblici socialmente responsabili”. Sarà per esempio promosso il “lavoro dignitoso” lungo l’intera catena di fornitura, ossia il rispetto delle Convenzioni fondamentali dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (International Labour Organization – ILO), nonché la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro, l’adeguatezza del salario, dell’orario di lavoro, della previdenza e dell’assistenza. Rilevanti novità riguardano anche le modalità del servizio, nonché gli importanti obiettivi che le Amministrazioni Comunali (105.000 mila abitanti) si sono prefissate. Il servizio previsto dal bando di gara infatti prevede l’obbligo di raggiungere entro due anni l’obiettivo del 70% di raccolta differenziata, e di poter conseguentemente introdurre la tariffazione “puntuale” a partire dall’inizio del secondo anno. Ogni singola utenza, cioè, pagherà “su misura” la tariffa in base alla propria effettiva produzione di rifiuti.
Tra le altre novità del servizio, c’è anche l’adozione della raccolta domiciliare in tutto il territorio, comprese le case sparse, di tutte le principali frazioni recuperabili (quindi anche del vetro) e, contestualmente, la completa rimozione dei cassonetti stradali. L’impresa aggiudicataria dovrà infatti garantire il raggiungimento minimo del 60% medio di raccolta differenziata già a partire dal primo anno, per raggiungere dal successivo almeno il 70%.
La gara prevede, coerentemente alle disposizioni appalti “Verdi”, la creazione di “economie di scopo” per incentivare ulteriormente e quindi oltrepassare tali obiettivi minimi, attraverso uno specifico e collaudato meccanismo di premialità e penalità. Quest’ultimo intende coinvolgere anche i singoli operatori in tutte le attività di sensibilizzazione degli utenti e di controllo dei conferimenti dei rifiuti. Negli atti di gara è stato infatti stabilito che “La Ditta aggiudicataria dovrà versare agli operatori, quale premio di produttività annua, almeno il 30% della somma percepita dai singoli Comuni a titolo di premialità”, ed è stato previsto al contempo, un punteggio migliorativo in sede di valutazione delle offerte, per quelle imprese che, decidessero, attingendo a tali premialità, di riconoscere ai propri operatori una percentuale anche maggiore.

Fonte: ecodallecitta.it

San Salvario, se manca il contenitore della carta…

Con le prime Cartoniadi di Torino all’orizzonte inizia l’indagine sulla “carta perduta”, ovvero quella che finisce nei cassonetti dell’indifferenziato invece che in quelli dedicati per essere avviata a riciclo. La prima tappa è a San Salvario380587

Come può un cittadino fare un’efficiente raccolta differenziata della carta se manca il contenitore dedicato nel suo condominio?
Via Bernardino Galliari, cuore di San Salvario. In un grosso palazzo a cinque piani, con due diverse scale e circa 20 appartamenti, gli inquilini si accorgono che da qualche tempo è scomparso il contenitore giallo per il conferimento di carta e cartone. “è stato rimosso perché dentro ci finiva di tutto” dicono alcuni. Sì, ma rimosso da chi? In realtà non è fondamentale saperlo. È più importante capire se sia possibile averne uno nuovo, così da non dover andare in giro per le strade del quartiere in cerca di cassonetti per la carta, che a San Salvario sono decisamente pochi. Cosa che, banale dirlo, non è di certo un incentivo alla raccolta differenziata. Cartesio, che per conto di Amiat gestisce il servizio di raccolta di carta e cartone porta a porta, dice che sui terminali all’indirizzo in questione risulta esserci un “punto di presa in preparazione”. Potrebbe voler dire che stanno lavorando per allestire un’area ecologica nei pressi del condominio, ma non è certo. La segnalazione dell’assenza del contenitore comunque viene fatta e allo stesso tempo vengono invitati gli inquilini a contattare l’amministratore per capire se abbia qualche informazione in più. Nel frattempo i cassonetti per i rifiuti indifferenziati presenti sulla via si riempono, ovviamente, anche di carta e cartoni vari. Materiale che anziché essere avviato a riciclo, va ad aumentare la quantità dell’indifferenziato da smaltire. Nel 2013 nel comune di Torino sono state smaltite 250 mila tonnellate di rifiuti indifferenziati, di cui circa il 20 % era composto da materiali in carta e cartone. Si parla dunque di 50 mila tonnellate “mancanti” alla raccolta carta. Dati che quasi certamente verranno confermati anche nel 2014. Nei primi 8 mesi dell’anno, secondo i dati di Cartesio, sono state conferite 30.177 tonnellate di carta e cartone, a fronte delle 30.505 tonnellate raccolte negli stessi mesi del 2013. Una flessione dell’1,07%, equivalente a circa 328 tonnellate complessive. Il mese in cui si è avvertito maggiormente il calo è stato maggio con una riduzione di ben 326 tonnellate di carta e cartone nei cassonetti, seguito dai mesi di gennaio e marzo.

Fonte: ecodallecitta.it

Puglia, raccolta del vetro. Coreve: “Migliora nel 2013 ma ancora sotto la media”

La Puglia, nel 2013 ha ottenuto una raccolta media a 13,3 kg per abitante. Rispetto a quella del Sud in generale all’incirca è inferiore di 4,5 punti in meno (17,8 kg). Franco Grisan, Presidente del Coreve: “Qui si può e si deve migliorare”. Nel 2013 la provincia di Brindisi ha fatto meglio di tutte (con 20 kg/ab). Chiude Taranto con 8,3 kg/ab380572

Durante il Convegno “Raccolta differenziata del vetro, costo o opportunità?” che si è tenuto a Bari promosso dal CoReVe (il Consorzio per il Recupero del Vetro da imballaggi e da ANCI, l’Associazione dei Comuni d’Italia) sono stati commentate le prestazioni pugliesi del 2013. La Puglia, nel 2013 la raccolta media è stata di 13,3 kg per abitante. Rispetto a quella del Sud in generale all’incirca 4,5 punti in meno (17,8 kg). I dati dimostrano dunque che ci sono in Puglia ancora ampi margini di crescita per la raccolta differenziata degli imballaggi in vetro.
“Una media annuale buona da tenere in considerazione – ha detto Franco Grisan, Presidente del Coreve – è quella del Nord Italia. Questa è la media che deve essere raggiunta dalle altre regioni del centro e del Sud Italia, pari a 39,8 kg procapite, per far sì che l’Italia possa raggiungere nel 2020 un tasso di riciclo pari all’80%, obiettivo posto dalla proposta direttiva europea appunto al 2020. Oggi l’Italia raggiunge il 72,9%”. Per vincere questa partita il ruolo delle regioni del Sud, è dunque, determinante. E’ vero che qui la media è cresciuta dell’8,3% rispetto al 2012 (e questo ci lascia ben sperare) ma ogni anno finiscono ancora in discarica circa 600.000 tonnellate di vetro: di queste circa 470 mila vengono buttate direttamente dai cittadini nell’indifferenziato. Occorre dunque presto invertire la rotta e far adottare in tutti gli Aro pugliesi la raccolta differenziata”.  Guardando i dati della Puglia questa è la situazione. Nel 2013 la provincia di Brindisi ha fatto meglio di tutte (con 20 kg/ab). Segue Lecce (con 16,4 kg/ab) in cui si registra una punta di 16,4 kg per abitante, ben al di sopra della media regionale e non lontana da quella del meridione nel suo complesso. La Provincia di Bari la raccolta del vetro è stata poco al di sotto della media regionale: (con 12,6 kg/ab), Foggia (con 12,4 kg/ab), la Bat Provincia (11,6 kg/ab), e infine Taranto (con 8,1 kg/ab). La media pugliese nel 2013 è stata di 13,3 kg/ab.

Fonte: ecodallecitta.it

Inceneritori, per Legambiente il dl Sblocca Italia è uno “sblocca inceneritori”

L’associazione definisce il decreto legge Sblocca Italia inutile e dannoso e lo soprannomina decreto “sblocca inceneritori”: “Il successo della raccolta differenziata ha notevolmente ridimensionato il bisogno del recupero energetico da combustione di rifiuti urbani non altrimenti riciclabili”380590

Il decreto legge Sblocca Italia, varato dal governo Renzi il 13 settembre scorso, continua ad essere contestato. Dopo le dure critiche di Peacelink, che ha definito il dl “un attacco all’ambiente senza precedenti”, le proteste di numerose regioni del nord italia che si oppongono all’articolo 35 “che favorisce la libera circolazione dei rifiuti nazionale e incrementa il carico termico degli inceneritori esistenti, e le preoccupazioni espresse dall’Asso Arpa, l’associazione delle agenzie regionali per l’ambiente, per l’aumento del rischio sanitario, anche Legambiente ha espresso nuove critiche. L’associazione era già intervenuta in occasione della campagna “Puliamo il mondo” di fine settembre, attraverso le parole di Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia, il quale aveva detto che “con lo Sblocca Italia il governo fa una scelta sbagliata affidandosi a una tecnologia declinante, prospetta un futuro di investimenti per la costruzione di nuovi inceneritori e per il potenziamento di quelli esistenti: investimenti che richiederanno anni per essere operativi mentre la gestione efficiente dei rifiuti sta già mettendo fuori mercato gli inceneritori attuali”. Adesso arriva una nuova nota dalla segreteria nazionale che non lascia spazio a dubbi, definendo lo Sblocca Italia un decreto “sblocca inceneritori”. Ecco il comunicato dell’associazione:

Lo sblocca inceneritori è inutile oltre che dannoso. Il successo della raccolta differenziata finalizzata al riciclaggio di questi anni ha infatti determinato due conseguenze: ha sostenuto sempre di più la filiera industriale del recupero delle materie prime seconde, uno dei pilastri della nostra green economy, e ha notevolmente ridimensionato il bisogno, per la chiusura del ciclo nei vari territori, del recupero energetico da combustione di rifiuti urbani non altrimenti riciclabili.
Alla crescita importante del recupero di materia si sta aggiungendo, finalmente, anche la novità della riduzione della produzione dei rifiuti. Negli ultimi anni c’è stata una riduzione che non auspicavamo, quella causata dalla crisi economica che ha avuto conseguenze anche sui consumi e quindi sulla produzione dei rifiuti. Nel frattempo però si cominciano a vedere i primi effetti delle politiche di prevenzione locale messe in campo soprattutto da alcuni enti locali (Regioni, Province, Comuni) con un contenimento, in alcuni casi con una riduzione, dei quantitativi di rifiuti prodotti. E tutto questo è avvenuto in assenza di un efficace programma nazionale di prevenzione (quello approvato dal ministero dell’Ambiente nell’autunno 2013 è una dichiarazione di intenti non vincolante).
L’aumento del riciclaggio e il trend di riduzione dei rifiuti rendono problematica l’alimentazione di impianti “rigidi” come gli inceneritori che notoriamente non possono essere modulati nel flusso di rifiuti che li alimentano. Il quadro impiantistico sull’incenerimento in Italia è ormai saturo: ci sono regioni dove la potenzialità impiantistica di combustione dei rifiuti è sovradimensionata e quindi va ridotta dismettendo gli impianti più vecchi (è il caso della Lombardia e dell’Emilia Romagna); ci sono regioni, soprattutto al centro sud, dove sono stati costruiti negli ultimi 10 – 15 anni impianti per bruciare i rifiuti per colmare un deficit impiantistico “immaginario”, spacciato furbescamente come uno dei motivi alla base delle emergenze rifiuti; ci sono regioni dove i risibili quantitativi di rifiuti in gioco rendono superfluo realizzare un impianto dedicato. In questo scenario non ha più senso costruire nuovi impianti di incenerimento/gassificazione per rifiuti (il contrario sarebbe un incomprensibile regalo alla lobby dell’incenerimento). È invece fondamentale procedere alla realizzazione di impianti di digestione anaerobica per l’organico da raccolta differenziata e per altri rifiuti biodegradabili compatibili (fanghi di depurazione, residui agroindustriali, etc.), ancora poco presenti soprattutto nelle regioni centro meridionali.

Fonte: ecodallecitta.it

Renzi sdogana trivelle e inceneritori

Un futuro per l’Italia pieno di trivelle e di inceneritori, dove bruciare rifiuti è più conveniente che fare la raccolta differenziata e dilaniare territorio per cercare idrocarburi viene definito strategico. Un “affarone” che questo premier sta confezionando pezzo per pezzo dileggiando chi critica e obietta e preparandosi a farsi largo “a prescindere”.inceneritore_renzi

Mercato libero non più solo per i rifiuti speciali (quelli già girano da sud a nord e viceversa facendo girare tanti soldi e non sempre puliti), ma anche per i rifiuti solidi urbani che verranno bruciati non solo negli inceneritori già esistenti ma anche in nuovi impianti che sarà sempre più conveniente costruire ma che poi, per far tornare i conti, dovranno continuare a bruciare senza sosta e sempre di più. L’impegno per la raccolta differenziata è solo a parole, ma siccome sarà meno conveniente dell’incenerimento, sfidiamo anche il più allocco o il più in malafede a pensare o raccontare che sarà la priorità. E gli inceneritori saranno gestiti da società partecipate con l’aiuto dello Stato; così i cittadini pagheranno gli inceneritori prima con le tasse e anche dopo con le bollette. Il decreto sblocca Italia, messo a punto dal ministro Gian Luca Galletti, prevedrebbe una “rete nazionale integrata e adeguata di impianti di incenerimento e coincenerimento di rifiuti”, dando di fatto il via libera alla circolazione dell’immondizia da una regione all’altra senza più bisogno di procedure particolari; tra gli obiettivi ci sarebbe anche quello della costruzione di nuovi impianti “di termotrattamento”, definiti “infrastrutture strategiche di preminente interesse nazionale”. Finora a far sentire a voce alta la sua protesta sono stati movimenti e cittadini della Lombardia, che, come le altre del Nord e Centro, sarà penalizzata da queste norme. E non solo: la Regione Lombardia, denunciando come svolta autoritaria il decreto stesso, ha deciso di ricorrere alla Corte Costituzionale contro di esso. Intanto molto ci cova anche per le trivellazioni, insomma, come sostengono le associazioni ambientaliste, Renzi sembra proprio inseguire «il miraggio di un Texas nostrano», considerando «strategiche tutte le attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi, diminuendo l’efficacia delle valutazioni ambientali, emarginando le Regioni e forzando sulle norme che avevano dichiarato dal 2002 off limits l’Alto Adriatico, per il rischio di subsidenza». La denuncia arriva da WWF, Legambiente e Greenpeace che chiedono ai membri della Commissione Ambiente della Camera dei deputati di decidere per l’abrogazione dell’articolo 38 del decreto legge Sblocca Italia n. 133/2014. «L’Italia stenta a definire una roadmap per la decarbonizzazione. Punto di riferimento delle politiche governative è ancora la SEN – Strategia Energetica Nazionale – mai sottoposta a Valutazione Ambientale Strategica, nella quale viene presentata una stima di 15 miliardi di euro di investimento (un punto di PIL!) e di 25 mila nuovi posti di lavoro legati al rilancio delle estrazioni degli idrocarburi in Italia» dicono le associazioni. «Ma è da tempo noto che il nostro petrolio è poco e di scarsa qualità. Secondo le valutazioni dello stesso ministero dello Sviluppo economico ci sarebbero nei nostri fondali marini circa 10 milioni di tonnellate di petrolio di riserve certe, che stando ai consumi attuali, coprirebbero il fabbisogno nazionale per sole 8 settimane. Non solo: anche attingendo al petrolio presente nel sottosuolo, concentrato soprattutto in Basilicata, il totale delle riserve certe nel nostro Paese verrebbe consumato in appena 13 mesi». Gli ambientalisti sottolineano come «l’accelerazione indiscriminata impressa dal Governo metta a rischio la Basilicata che è interessata in terra ferma da 18 istanze di permessi di ricerca, 11 permessi di ricerca e 20 concessioni di coltivazione di idrocarburi per circa i 3/4 del territorio. E non è esonerato dalla corsa all’oro nero neanche il mare italiano. In totale le aree richieste o già interessate dalle attività di ricerca di petrolio si estendono per circa 29.209,6 kmq di aree marine, 5000 chilometri quadrati in più rispetto allo scorso anno. Attività che vanno a mettere a rischio il bacino del Mediterraneo dove si concentra più del 25% di tutto il traffico petrolifero marittimo mondiale provocando un inquinamento da idrocarburi che non ha paragoni al mondo». Ci sono 7 buoni motivi per chiedere l’abrogazione dell’articolo 38 del decreto legge 133/2014, perché le disposizioni in esso contenute:

1) consentono di applicare le procedure semplificate e accelerate sulle infrastrutture strategiche ad una intera categoria di interventi senza individuare alcuna priorità;

2) trasferiscono d’autorità le VIA sulle attività a terra dalle Regioni al Ministero dell’Ambiente;

3) compiono una forzatura rispetto alle competenze concorrenti tra Stato e Regioni cui al vigente Titolo V della Costituzione;

4)  prevedono una concessione unica per ricerca e coltivazione in contrasto con la distinzione tra le autorizzazioni per prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi del diritto comunitario;

5) applicano impropriamente e erroneamente la Valutazione Ambientale Strategica e la Valutazione di Impatto Ambientale;

6) trasformano forzosamente gli studi del Ministero dell’Ambiente sul rischio subsidenza in Alto Adriatico legato alle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi in “progetti sperimentali di coltivazione”;

7) costituiscono una distorsione rispetto alla tutela estesa dell’ambiente e della biodiversità rispetto a quanto disposto dalla Direttiva Offshore 2013/13/UE e dalla nuova Direttiva 2014/52/UE sulla Valutazione di Impatto Ambientale.

Fonte: ilcambiamento.it

Garby, la raccolta differenziata diventa compatta e low cost

In cambio del riciclaggio di materiali in PET, HDPE, PP, PS, LDPE, alluminio o banda stagna, gli eco-compattatori dell’azienda casertana offrono eco-bonus spendibili in esercizi commerciali per ottenere sconti e premi

Ridurre lo spazio occupato dal packaging, sia esso in PET, HDPE, PP, PS, LDPE, alluminio o banda stagna, significa ridurre i costi per la raccolta differenziata, lo stoccaggio, il trasporto e, di conseguenza generare margini di guadagno più ampi sulla vendita del materiale generato dal riciclo di plastica e alluminio. Garby fornisce i servizi commerciali e le tecnologie per far sì che il volume dei rifiuti destinati al riciclaggio possa essere ridotto fino all’80%. Fra bottiglie in PET, flaconi in HDPE e lattine in alluminio, sono circa 15 miliardi i pezzi che ogni anno, in Italia, finiscono in discarica o negli inceneritori invece di diventare una preziosa risorsa economica. L’azienda casertana di San Marco Evangelista facilita i processi di riciclaggio creando un sistema capace di generare profitti. Gli eco-compattatori oltre a svolgere questa importante funzione ecologica, rappresentano lo strumento diffuso sul territorio delle attività di eco-marketing di Garby: aree pubbliche, scuole, musei, teatri, aziende private ed esercizi commerciali diventano concessionari offrendo a cittadini e clienti la possibilità di usufruire dei benefit concessi a chi si dimostra attento alle buone pratiche.  Come generare profitti dai rifiuti tutelando l’ambiente? Il primo step è la conservazione di bottiglie PET, flaconi HDPE e lattine di alluminio, il secondo lo smaltimento presso gli eco compattatori Garby, il terzo l’accumulo di eco-bonus, il quarto la visita in uno dei negozi aderenti alla rete di Garby e l’ultimo la consegna degli eco-bonus in cambio di sconti, offerte e premi. Chi volesse collaudare l’efficacia del sistema Garby può cercare l’ecopoint più vicino a casa.FRANCE-ECONOMY-WATER-CAROLA

Fonte:  Garby

© Foto Getty Images

Puliamo il mondo, il bilancio dell’edizione 2014

Oltre 600mila persone, 1.700 comuni e 4000 località: sono i numeri del gran finale della campagna di volontariato ambientale organizzata questo week-end in tutta Italia da Legambiente. Milano, città simbolo di questa 22esima edizione, per rilanciare l’importanza della raccolta differenziata e del riciclo e combattere lo spreco alimentare380440

Liberare le strade, le piazze e le aree verdi che compongono le nostre città dai rifiuti e dall’incuria. Farlo tutti insieme per raggiungere sempre più persone e rendere più belle le città e la natura d’Italia. Sono stati oltre 600mila i volontari, di cui 300mila solo studenti, che hanno partecipato questo week-end (26, 27, 28 settembre) a Puliamo il mondo, la più grande iniziativa di volontariato ambientale organizzata in Italia da Legambiente. A comporre i numeri di questa 22esima edizione contribuiscono anche le circa 30 associazioni e 50 aziende che con il loro contributo hanno preso parte alla campagna di Legambiente. Sparpagliati in 1.700 comuni i volontari, insieme a cittadini, studenti, amministratori e dipendenti di aziende, hanno preso parte in 4000 località a diverse attività di pulizia per liberare strade, piazze e aree verdi dai rifiuti abbandonati di ogni tipo. Grandissima la partecipazione a Milano, luogo simbolo di questa edizione, che tra l’altro ospiterà l’Expo2015 ed è l’unica grande città italiana che supera la soglia del 50% di raccolta differenziata. Solo nel capoluogo lombardo sono stati 18 i luoghi interessati dall’intervento di pulizia: dal recupero di una area comunale abbandonata dove far nascere orti sociali autogestiti alla rimozione di rifiuti abbandonati del quartiere Comasina e del parco di Villa Litta; e ancora, nel fine settimana, le grandi manifestazioni a Parco Forlanini, Parco Ticinello, Parco Verga e in piazzetta Capuana. Coinvolto anche il centro della città dove corso Buenos Aires, chiuso al traffico per la giornata di oggi, ha ospitato gazebo con laboratori di orti urbani, cucina sostenibile insieme a stand informativi sui segreti della raccolta differenziata e sul risparmio di luce e acqua. E non stati meno fitti le attività e gli eventi in programma nelle altre città italiane come ad esempio quelli di Roma, Napoli, Venezia, Massa Carrara, Foggia dove tra l’altro sono stati organizzati incontri sulla corretta raccolta differenziata e riciclo, ma anche sullo spreco alimentare, altro tema trattato in questa edizione di Puliamo il Mondo. A pochi mesi dall’inizio dell’Expo a Milano, infatti, l’associazione ambientalista durante questo weekend ha colto l’occasione per rilanciare “Buon cibo – chi apprezza il cibo non lo spreca” diffondendo in scuole, ristoranti, mense il “Good-Food-Bag”, sacchetto individuale riutilizzabile per il trasporto di cibo avanzato, ma ancora intatto, da pasti fuori casa. Una proposta importante per ridurre le 240mila tonnellate di cibo che ogni anno in Italia finiscono nei rifiuti. “Puliamo il mondo – dichiara da Milano Rossella Muroni, direttrice generale di Legambiente – oltre ad essere una giornata di volontariato ambientale, è anche una grande giornata di festa, partecipazione e riflessione. È infatti un’occasione per coinvolgere i cittadini in azioni concrete a favore dell’ambiente, ma anche un modo per ribadire che la lotta ai rifiuti e la tutela ambientale passano anche attraverso la riduzione dello spreco e l’adozione di comportamenti sostenibili. E nonostante nel nostro Paese ci siano ancora tante emergenze da risolvere soprattutto sul fronte rifiuti, l’esempio di tanti comuni virtuosi come quello di Milano, Salerno, Andria e Cosenza ci raccontano un’Italia che ha avuto il coraggio e la voglia di intraprendere la strada della green economy ottenendo ottimi risultati. Ma ancora si può fare molto per ampliare in tutto il Paese questo virtuosismo diffondendo, ad esempio, la pratica della raccolta differenziata e del riciclo, ripensando le città in un’ottica sostenibile, rilanciando una mobilità nuova per uscire dalla morsa del traffico e smog, abbattendo gli sprechi come quello alimentare che pesa sull’ambiente e sul portafoglio delle famiglie, aumentando l’efficienza e la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio”.  In Italia, oltre al virtuosismo storico dei comuni del nord, Legambiente ricorda, infatti, che le migliori esperienze dei capoluoghi sul riciclaggio arrivano proprio dal Sud Italia. Ad esempio in Calabria il comune di Cosenza, vincitore quest’anno del Premio Start-up di Legambiente, ha modificato con successo il sistema di gestione di rifiuti passando in poco tempo da percentuali quasi nulle a ben il 55% di raccolta differenziata. A Salerno, si conferma uno dei comuni ricicloni raggiungendo il 65% di differenziata per i suoi 140mila abitanti. In Puglia ottimi risultati arrivano da Andria che raggiunge il 70% per i suoi 100mila abitanti. Tornando agli eventi organizzati nei tre giorni di Puliamo il Mondo: a Roma oggi i volontari si sono dati appuntamento nella Riserva Naturale dell’Insugherata con Roberto Scacchi, presidente di Legambiente Lazio ed Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati e presidente onorario di Legambiente. Ad Ostia i volontari insieme ai rappresentanti dell’Ambasciata Americana di Roma hanno ripulito la spiaggia. A Bagnoli (Na), una delle 250 le aree che sono state ripulite in Campania, sono stati raccolti rifiuti di ogni genere: non solo cartacce e bottiglie di plastica, ma persino pneumatici buttati sul ciglio della strada. Tra i presenti Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente e Michele Buonomo, presidente di Legambiente Campania. A Torino il grande evento di pulizia è stato realizzato a pochi passi dal castello di Lucento e dalla ex Thyssen, ed è servito da stimolo agli abitanti del quartiere e della città ad aumentare la sensibilità su quest’area in vista del progetto di riqualificazione. Tra le iniziative dei piccoli centri: il progetto condiviso tra Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta e i comuni delle due valli della Valsusa e Valle Sangone. In 12 diversi comuni, si celebra la prima importante tappa del percorso che porterà alla costituzione nel 2015 di un ecodistretto di eccellenza a partire dalla gestione dei rifiuti per attuare buone pratiche relative alle gestione dei rifiuti. “Puliamo il mondo dalle discriminazioni”, è stata l’edizione speciale organizzata a Massa Carrara dove una decina di detenuti della Casa di Reclusione di Massa hanno speso uno dei loro permessi per partecipare alla campagna di Legambiente insieme ai bambini delle scuole, all’amministrazione comunale ed alcune associazioni per dire no ad ogni tipo di discriminazione e ripulire il parco del quartiere di Castagnara. A Viareggio (LU) si è svolta un’edizione straordinaria di rimozione delle lenze. Sul posto sono state raccolte lenze e/o ami che qualche pescatore dilettante abbandona dove capita, senza rendersi conto degli effetti nefasti del proprio comportamento: gli uccelli infatti spesso rimangano annodati in questi fili invisibili, talvolta mutilati o ridotti con zampe in necrosi. A Comacchio (FE), è stato ripulito il Parco del Delta del Po. A Jesi 1.200 bambini delle scuole elementari e medie hanno pulito i giardini adiacenti alle scuole e martedì 30 si muniranno della “Good Food Bag” per deporvi gli avanzi della mensa (pane, frutta e dolce) per conservarli per merenda o la sera a cena. Il circolo di Legambiente “Cora Viridis” a Cori (LT) ha, invece, guidato volontari e associazioni nella pulizia straordinaria di alcune aree verdi urbane e nella rimozione di centinaia di pneumatici abbandonati nelle campagne, a ridosso del centro abitato. Grande mobilitazione straordinaria delle scuole a Rodi Garganico (FG) con “RicominciAMO da Ponente”, che esprime la voglia di riscatto ambientale dopo l’alluvione che ha colpito il territorio nei primi giorni di settembre.  A testimoniare l’attenzione sempre crescente da parte delle imprese verso le tematiche legate all’ambiente, quest’anno anche i dipendenti di KPMG, WIND, BUREAUXVERITAS, Palladio Zannini IGC SPA, K&L GATES, L’ERBOLARIO di LODI, armati di guanti e ramazza, sono stati volontari per un giorno al fianco di comunità locali, comuni e associazione nella battaglia al degrado urbano e rurale. Consolidata la consueta collaborazione con la RAI, le imprese federate a Federambiente e Fise-Assoambiente e la più piccola Afidamp, così come determinanti sono state le aziende e i consorzi che hanno messo a disposizione i loro servizi e le loro professionalità: Ecodom, Ecotyre e Hankook. Inoltre anche quest’anno si rinnova l’impegno e la partecipazione di Snam, che da anni sostiene Puliamo il Mondo, e che ha donato 33 kit misti (1650 studenti); anche Ecodom ha donato kit misti (77) con materiale didattico e strumenti necessari per la pulizia a 3850 studenti in tutta Italia insieme ad una decina di nuove aziende che nel loro piccolo si sono fatte carico di acquistare e donare pacchi per le scuole.

 

Fonte: ecodallecitta.it

Lavatrici, frigoriferi e computer: le 5 regole per gettarli via

Come si gettano via i vecchi frigoriferi, le lavatrici rotte o i computer che non funzionano più?

La sigla RAEE ai più non dirà molto eppure rappresenta una gran parte degli oggetti che utilizziamo ogni giorno: lavatrici, cellulari, computer, condizionatori, televisori e piccoli elettrodomestici che una volta rotti rappresentano rifiuti che spesso sono abbandonati in strada, accanto ai cassonetti dove ancora esistono, nei boschi, spiagge ma non dove dovrebbero essere poi consegnati. Quindi la domanda è: come ricicliamo gli elettrodomestici rotti?SONY DSC

A indirizzarci su come smaltire correttamente i rifiuti elettronici o RAEE – Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche – è il consorzio Ecodom che in occasione della XXII edizione di Puliamo il Mondo che si terrà dal dal 26 al 28 settembre 2014 in tutta Italia, ci ricorda le 5 regole da mettere in pratica prima di disfarsi di un elettrodomestico vecchio:

  1. Non buttare mai i RAEE nella spazzatura indifferenziata, non abbandonarli nell’ambiente e non dimenticarli in casa, in soffitta o nei garage.
  2. Portarli alle isole ecologiche più vicine. I centri di raccolta (o isole ecologiche) sono strutture allestite dagli Enti Locali per la raccolta differenziata delle diverse tipologie di rifiuti (tra cui i RAEE). Dai centri di raccolta i rifiuti vengono inviati a impianti di trattamento che garantiscono la salvaguardia dell’ambiente (evitando la dispersione di sostanze inquinanti) e il riciclo delle materie prime.
  3. In caso di acquisto di un nuovo elettrodomestico, consegnare il vecchio al negoziante che è tenuto a ritirarlo gratuitamente (dal giugno 2010, grazie all’entrata in vigore del cosiddetto decreto “Uno contro Uno”, i rivenditori sono obbligati al ritiro gratuito dell’apparecchiatura elettrica/elettronica a fronte dell’acquisto di un nuovo prodotto equivalente). Inoltre, dal mese di aprile 2014, con il nuovo Decreto Legislativo 49/2014 è stato introdotto – per i negozi con superficie di vendita superiore a 400 mq – l’obbligo di ritiro gratuito “uno contro zero” dei RAEE di piccolissime dimensioni (aventi cioè dimensione massima inferiore a 25 cm).
  4. Richiedere il ritiro a domicilio per i RAEE ingombranti: si tratta di un servizio presente in molti Comuni.
  5. Ricordare che i RAEE possono diventare preziose risorse se correttamente riciclati, mentre, se trattati in modo non corretto, possono essere dannosi per l’ambiente. Da un frigorifero, ad esempio, si ottengono fino a 28 kg di ferro, 6 kg di plastica e oltre 3 kg tra rame e alluminio, ma lo stesso frigorifero contiene anche sostanze altamente inquinanti, come i CFC e gli HCFC, gas ozono-lesivi. Se abbandonato, quel frigorifero finirà probabilmente nelle mani di soggetti interessati soltanto a ricavarne le materie prime aventi valore economico, senza la minima preoccupazione di recuperare in modo corretto le sostanze inquinanti.

Fonte:  Iko @ Flickr

Lampade e neon esausti: parte a Milano la sperimentazione per la raccolta porta a porta

Lampade e neon esausti, parte a Milano la sperimentazione del “porta a porta” di un rifiuto RAEE da portare sinora nelle riciclerie. Il progetto AMSA-Ecolamp inizia il 30 settembre con 120 luoghi nelle Zone 3 e 4: scuole, biblioteche, centri ricreativi, sedi dei Consigli di Zona, impianti sportivi, centri anziani, parrocchie e punti vendita380164

Partirà dalle Zone 3 e 4, la sperimentazione della raccolta ‘porta a porta’ di lampade a basso consumo e neon esausti che avrà durata dal 30 settembre al 30 maggio 2015.  Il progetto presentato da AMSA, in collaborazione con il consorzio Ecolamp (che sosterrà interamente i costi dell’operazione), ha individuato 120 punti di raccolta, tra scuole di ogni ordine e grado (dagli asili nido alle università), biblioteche, centri ricreativi, sedi dei Consigli di Zona, impianti sportivi, centri anziani, parrocchie e punti vendita che aderiranno all’iniziativa. Il progetto ‘porta a porta’ tocchi quindi anche le scuole delle due Zone e si propone di promuovere tra i più piccoli l’importanza del riciclo di oggetti di uso comune,attivando pratiche virtuose.  Milano si presenta bene a questa nuova sperimentazione nella raccolta differenziata, perché nel 2013, con oltre 3 chilogrammi di rifiuti elettrici ed elettronici raccolti (RAEE) per ogni abitante, ha vinto il confronto con gli altri grandi capoluoghi italiani.  Come funzionerà la raccolta? Presso i siti prescelti, verranno posizionati contenitori appositi per la raccolta di lampade e neon, facilitando così il conferimento di questo tipo di rifiuti, sinora conferibile solo nelle riciclerie AMSA. Secondo Fabrizio D’Amico, direttore generale di Ecolamp, “ai cittadini già molto attivi nella raccolta differenziata delle sorgenti luminose esauste, verrà offerto un servizio di prossimità, proprio nei luoghi più frequentati dalle famiglie”. Anche per Emilia Rio, presidente di AMSA, l’intervento s’inquadra nella strategia del settore ambientale diA2A e Amsa, di valorizzazione del riciclo e di prossimità ai cittadini.  Il consorzio Ecolamp, senza scopo di lucro e fondato dalle principali aziende produttrici di apparecchiature di illuminazione, fa parte del Centro Coordinamento RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche), costituito con l’obiettivo di organizzare la raccolta dei rifiuti elettrici ed elettronici garantendone il recupero e l’avvio del riciclo. Le sorgenti luminose a basso consumo esauste, che rientrano tra i RAEE, possono essere riciclate fino al 95%.

Fonte:ecodallecitta.it

Arrivano anche a Roma i riciclatori, sistemi incentivanti per la raccolta differenziata

Arrivano finalmente anche nella Capitale, nel quartiere Colli Aniene, i riciclatori incentivanti, sistemi per la raccolta e la riduzione del volume della plastica. I cittadini che faranno raccolta differenziata riceveranno in cambio un E-Coupon per ogni pezzo conferito, da utilizzare nelle attività commerciali che hanno aderito all’operazione.
Un sistema che mette il cittadino al centro di un circolo virtuoso per aumentare la raccolta differenziata e abbattere le emissioni di CO2. Plastica e alluminio, in fase di raccolta differenziata, sono considerati una coppia perfetta, poichè hanno il massimo di compatibilità essendo ambedue imballaggi leggeri. Per questo motivo la loro raccolta congiunta viene spesso consigliata dagli addetti ai lavori. Tuttavia, se da un lato le percentuali di raccolta dei due materiali fanno registrare livelli sempre più elevati (768.000 tonnellate di plastica nel 2013, con un aumento dell’11% rispetto al 2012secondo i dati divulgati recentemente da Corepla), dall’altro le performance dei due materiali differiscono molto in termini di riciclo: all’aumento delle quantità raccolte, infatti, non sempre corrisponde un aumento della qualità del materiale raccolto, in quanto in fase di raccolta questi non vengono selezionati adeguatamente. Le parole d’ordine per una buona raccolta differenziata sono quindi selettività e qualità. 7496

È il caso dei riciclatori incentivanti: sistemi per la raccolta e la compattazione di materiali facilmente riciclabili. Ideati e prodotti dalla veneta Eurven, sono stati posizionati oggi a Roma, nel quartiere Colli Aniene, storicamente noto per la sua vocazione green.
Grazie alla collaborazione con Ecolife, il punto di raccolta di Piazzale Loriedo accetterà bottiglie in plastica e tappi PVC con lo scopo di realizzare una raccolta differenziata di qualità. I cittadini che porteranno al riciclatore questi materiali otterranno un E-Coupon che potrà poi essere speso nelle attività convenzionate, dai negozi di alimentari ai dentisti, fino a uno studio d’ingegneria. Il risparmio per il cittadino sarà notevole: ogni attività darà un valore specifico al bonus e si andrà dai 10 centesimi per una colazione al bar fino ad alcune centinaia d’euro per una pratica edilizia. I riciclatori sono sistemi per la raccolta differenziata e la compattazione di materiali facilmente riciclabili che offrono diversi vantaggi: caratterizzano in primis per la loro selettività e per la loro elevata qualità di raccolta differenziata. Sono predisposti per riconoscere la tipologia di rifiuto edifferenziarlo anche automaticamente, possono pesare il materiale conferito ed avvisare, via email o per sms, quando il sistema è pieno. Si tratta di sistemi incentivanti in quanto invogliano a conferire i rifiuti: i riciclatori avvicinano i cittadini alle buone pratiche di raccolta differenziata premiandoli con un E-Coupon, che può essere utilizzato nelle attività convenzionate. Inoltre, il circolo virtuoso che viene innescato porta ad un grande vantaggio per l’ambiente: il materiale raccolto in modo selettivo viene direttamente inviato alla fase di riciclo, permettendo un consistente abbattimento delle emissioni di CO2 derivanti dalla movimentazione dei rifiuti. Eurven è leader nei sistemi a monte di raccolta differenziata, compattazione e riciclo rifiuti. Tra i suoi clienti Coca Cola, Ikea, San Benedetto, Despar, Conad, Pam, Panorama, Autogrill, Unes, Gardaland, Mirabilandia, Leroy Merlin e molti altri.
Maggiori informazioni su: www.ecolifeitalia.it ed www.eurven.com

Fonte: Ufficio stampa Eurven