Ambiente, differenziata e RAEE: italiani sempre più sensibili, informati e consapevoli

Da una recente indagine emerge che gli italiani sono sempre più interessati e consapevoli in materia di ambiente, raccolta differenziata e corretto smaltimento dei RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche). Le risposte sono positive e i risultati molto incoraggianti, anche se si può ancora – e si deve – migliorare.

 

Sono stati presentati a Roma i risultati di un’indagine sulla consapevolezza degli Italiani in materia di ambiente, raccolta differenziata e RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche). La ricerca, intitolata “Conosciamo l’ambiente?” e realizzata da Adiconsum  (Associazione di consumatori) ed Ecodom  (Consorzio Italiano Recupero e Riciclo Elettrodomestici), dimostra che gli italiani hanno un’elevata sensibilità verso i temi ambientali.

L’indagine è stata realizzata nell’ultimo trimestre del 2014, sottoponendo a 2.500 consumatori un questionario online suddiviso in tre parti, che riguardavano

1) la conoscenza della questione ambientale in generale,

2) la conoscenza specifica dei RAEE (Rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche),

3) le problematiche della raccolta differenziata (nel proprio Comune/a livello locale).RAEE3

L’obiettivo era quello di rispondere a domande quali: “che rapporto hanno gli italiani con l’ambiente? adottano comportamenti sostenibili anche nella vita di tutti i giorni? hanno informazioni adeguate su come differenziare i rifiuti? sanno dove smaltire il vecchio cellulare, la lavatrice o il frigorifero?”.

Ma andiamo con ordine. Per quanto riguarda il tema della qualità ambientale, solo il 13% degli intervistati ritiene che la qualità dell’ambiente in cui vive sia “buona” o “ottima”, mentre un 40% afferma che è “discreta” e per il restante 47% è “sufficiente” o “scarsa”. Un dato molto interessante è che l’83% del campione dichiara di sentirsi “moltissimo” e “molto” responsabile e coinvolto in prima persona della salvaguardia dell’ambiente, anche se – al tempo stesso – il 71% sostiene che le responsabilità maggiori non siano da attribuire ai singoli ma piuttosto alle istituzioni.RAEE

Fonte: indagine DOXA per Ecodom

 

Rispetto al secondo tema, le risposte sono positive e incoraggianti: il 70% degli intervistati, infatti, è in grado di dare una definizione corretta di RAEE e il 90% afferma di essere informato che è obbligatorio fare la differenziata anche per le apparecchiature elettriche ed elettroniche. Per quanto riguarda lo smaltimento dei grandi elettrodomestici o “bianchi” (frigo, lavatrice, lavastoviglie, ecc.), il 74% del campione dichiara di averli portati personalmente all’isola ecologica e il 26% di essersi avvalso del ritiro a domicilio effettuato dalla locale azienda di igiene urbana. Per lo smaltimento dei piccoli elettrodomestici, invece, solo il 10% ammette di averli buttati nel sacco della spazzatura o nel cassonetto, mentre il restante 90% dichiara che lo smaltimento corretto consiste nel portarli all’isola ecologica. Un dato singolare e degno di nota che emerge dall’indagine è che nessuno degli intervistati ha mai riconsegnato un piccolo elettrodomestico rotto al proprio negoziante. Eppure, già dal mese di aprile dello scorso anno, esiste l’obbligo da parte dei negozi con superficie superiore ai 400 mq del ritiro “uno contro zero” dei RAEE di piccole e piccolissime dimensioni. È possibile, cioè, consegnare un piccolo elettrodomestico da smaltire ad un rivenditore di grandi dimensioni senza alcuna spesa e, soprattutto, senza essere obbligati a comprarne uno nuovo. Fino a marzo 2014 era in vigore l’obbligo del ritiro “uno contro uno”, cioè il grande rivenditore, al momento dell’acquisto di un RAEE di piccole dimensioni, era obbligato a ritirare e smaltire il vecchio elettrodomestico del cliente, ma di questa vecchia norma, solo il 60% del campione ne conosceva l’esistenza.RAEE2

Ma veniamo alla raccolta differenziata: solo il 31 % del campione giudica “ottimo” o “buono” il sistema di raccolta differenziata del proprio Comune, il 22% lo giudica “discreto” e la restante metà (47%) “sufficiente” o “scarso”. L’intervista, inoltre, fa luce su una serie di importanti problematiche e criticità che dovrebbero essere affrontate e risolte al più presto: il 57% del campione ritiene inadeguato il locale servizio di raccolta a domicilio, il 29% ritiene troppo complicata la suddivisione dei rifiuti e il 14% ritiene troppo limitati gli orari di apertura delle isole ecologiche. La ricerca, infine, ha evidenziato come gli italiani che hanno risposto a questa indagine costituiscono un campione di per sé molto interessato alle questioni ambientali. I promotori dello studio sottolineano, giustamente, che i rispondenti sono stati reclutati attraverso i siti di Ecodom e Adiconsum, la pagina Facebook e il canale Twitter di Adiconsum e tramite invio alle rispettive mailing list e che, quindi, appartengono ad un target già orientato alle tematiche ambientali. Di conseguenza, le opinioni e i comportamenti emersi vanno letti come provenienti da una popolazione sensibile e informata sul tema e non possono essere rappresentativi dell’intera popolazione italiana.RAEE41

Tuttavia a questa indagine va il merito di aver consentito ai cittadini di esprimere la propria opinione sulle criticità presenti sul territorio, segnalando errori, insufficienze o inadempienze nella gestione dei rifiuti da parte degli enti locali e le mancanze dal punto di vista della corretta informazione al cittadino. Riguardo allo smaltimento dei RAEE in modo particolare, lo studio dimostra quanta strada sia stata compiuta negli ultimi anni per sensibilizzare e informare i consumatori sul loro corretto smaltimento, anche se resta ancora poco diffusa la consapevolezza sul reale livello di inquinamento prodotto dagli elettrodomestici dismessi.

“La conoscenza è il primo passo verso la consapevolezza”, ha dichiarato Giorgio Arienti, Direttore Generale di Ecodom, commentando i risultati del sondaggio. “Avere ben chiaro che il futuro dell’ambiente in cui viviamo è nelle nostre mani è un ottimo punto di partenza La conoscenza, però, è solo uno dei due elementi che servono per decidere. L’altro elemento è la volontà. La volontà di ciascuno di noi, che con i propri comportamenti può giocare un ruolo decisivo nel trasformare un ‘rifiuto’ in una ‘risorsa’ per il Paese; ma anche la volontà delle Istituzioni, cui spetta il compito sia di informare che di mettere a disposizione dei cittadini norme più semplici e servizi ambientali adeguati. È fondamentale che i consumatori siano a conoscenza di tutte le modalità disponibili per effettuare correttamente la raccolta differenziata dei RAEE. L’industria del riciclo degli elettrodomestici, quella virtuosa, soffre in Italia di un vero e proprio ‘nanismo’, perché gestisce solo 240.000 tonnellate di RAEE all’anno invece delle 800.000 che si generano ogni anno”.

Una ricerca del 2012 effettuata per conto di Ecodom da United Nations University, IPSOS e Politecnico di Milano, infatti, ha evidenziato che ogni italiano dismette quasi 13 kg di RAEE all’anno, ma di questi solo 4 kg (molto lontani dall’obiettivo della nuova Direttiva europea sui RAEE fissato a 12 kg/abitante/anno entro il 2019) vengono intercettati dal sistema gestito dai produttori di AEE-Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche, che garantisce il pieno rispetto della normativa vigente e la tutela ambientale. Ciò significa che in Italia ci sono altri 9 kg per abitante – pari a circa 600.000 tonnellate all’anno – che si disperdono lungo vie non sempre legali ed eco-friendly: operatori che, seppur in possesso delle autorizzazioni, adottano processi semplificati che puntano alle materie prime seconde più remunerative senza curarsi delle sostanze inquinanti contenute nei RAEE; soggetti che tolgono dai RAEE solo le parti economicamente interessanti e abbandonano il resto in discariche abusive oppure operatori che esportano in modo illegale verso Paesi extraeuropei (Ghana, Nigeria, India, Cina) dove il trattamento è effettuato senza rispetto per le questioni ambientale, umana e sociale. Con questa analisi, Adiconsum e Ecodom hanno voluto attirare l’attenzione sull’anello iniziale della catena di gestione dei RAEE domestici – il cittadino italiano – perché questo sembra essere il tratto della catena in cui si verificano le maggiori “perdite”.  “Questa indagine”, ha sottolineato Pietro Giordano, Presidente nazionale di Adiconsum, “rappresenta un punto di arrivo ed al contempo di ripartenza di un percorso più ampio che stiamo portando avanti per promuovere un modello di mercato non più sterile e incentrato solo sul profitto, ma proiettato verso la sostenibilità. Una sostenibilità che, a nostro avviso, deve essere coniugata su più fronti: economico, sociale, ed infine, ma non ultimo, ambientale, che non possono prescindere l’uno dall’altro. La sostenibilità ambientale ha potenzialità enormi per lo sviluppo del Paese. All’informazione e alla consapevolezza dell’importanza dello smaltimento va accompagnata l’informazione e la consapevolezza dell’importanza del recupero e del riciclo”.

 

Fonte : italiachecambia.org

Ma i rifiuti nel 2014 in Italia sono in aumento o in calo? Un’indagine aperta

In attesa di stime nazionali sulla produzione complessiva dei rifiuti solidi urbani, pubblichiamo i dati di alcune città italiane che mostrano una situazione ancora difficile da decifrare, tra aumenti, cali e sostanziali stagnazioni

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Il 2014 si è concluso da poco e arrivano i primi dati, alcuni ancora da confermare, sui Rifiuti Solidi Urbani prodotti nelle città italiane nel corso dei 12 mesi. Cifre interessanti se lette alla luce dell’andamento dei consumi, in contrazione da anni ma che tra il 2013 e il 2014 hanno dato segni di ripresa. In attesa di stime nazionali, pubblichiamo i dati di alcune città italiane, dal sud al nord della penisola. Secondo quanto ci ha detto in una recente intervista il direttore di Amiu Puglia, Gianfranco Grandaliano, a Bari “c’è stato un aumento della produzione dei rifiuti, nonostante il calo dei consumi”. I dati sono ancora da confermare definitivamente, ma nel 2014 la produzione complessiva è stata di187mila tonnellate, a fronte delle 177 mila del 2013. Un aumento di circa 10.000 tonnellate, pari a quasi il 6%. Come spiega Grandaliano ci sono due fattori da considerare: “Il primo, positivo, è che la raccolta differenziata rispetto al 2013 ha avuto un aumento rilevante di circa 12.000 tonnellate di rifiuti in più, da 45.000 tonnellate a 57.000 tonnellate. Il secondo, che incide invece negativamente, è l’aumento dell’indifferenziato, dovuto presumibilmente ai rifiuti che arrivano da pendolari o dai comuni limitrofi (il cosiddetto “pendolarismo dei rifiuti”, dovuto alla introduzione del porta a porta negli altri comuni)
Perugia invece non c’è stato un aumento, bensì un calo e anche piuttosto cospicuo. Nel capoluogo umbro durante il 2014 sono state prodotte complessivamente 100.220 tonnellate di rifiuti solidi urbani, contro le 104.113 prodotte nel 2013 (dati da Gesenu SpA) Un calo di 3.893, corrispondente al 3,74%. La raccolta differenziata invece passa dal 59,06 al 60,34%, in aumento dell’ 1,28%. Questo calo consistente condiziona anche i dati complessivi dell’Ati di riferimento, che registra nel corso del 2014 una diminuzione della produzione totale dell’ 1,57%, dovuta principalmente proprio al comune di Perugia. Altri piccoli comuni come Corciano, Magione, Massa Martana, Tuoro sul Trasimeno e Valfabbrica, hanno invece fatto registrare degli aumenti , dovuti nella maggior parte dei casi all’aumento dei quantitativi di raccolta differenziata (Comune di Corciano e Valfabbrica). Salendo in Toscana si trova nuovamente un aumento nella produzione complessiva. I dati che ci arrivano da Firenze per ora non comprendono il mese di dicembre, ancora in fase di elaborazione da parte di Quadrifoglio Spa, ma nel periodo che va da gennaio a novembre 2014 la produzione complessiva di rifiuti rispetto agli stessi mesi del 2013 ha fatto registrare un aumento del 2,15%. Difficile che dicembre possa modificare in maniera significativa questo dato. In forte aumento anche la raccolta differenziata, che negli 11 mesi dell’anno appena concluso si è attestata sulle 99.289 tonnellate, l’ 8,06% in più dell’anno precedente.
Milano stesso discorso. Lo rivelano gli ultimi dati Amsa: nell’anno appena trascorso il capoluogo lombardo ha prodotto 665.641 tonnellate di rifiuti, a fronte delle 649.838 prodotte nei 12 mesi precedenti. Si tratta di un incremento del 2,43%. Incide soprattutto la produzione del mese di dicembre, che ha visto una raccolta di 58.572 tonnellate, mentre a dicembre 2013 era stata di 54.555. Un aumento del 7,36%. Continua anche l’andamento positivo della raccolta differenziata che a dicembre è arrivata al 51,1 %, mentre in tutto il 2014 si attesta sul 50,4%, confermando quindi i dati di notevole incremento rispetto al 2013, dovuti in particolare alla raccolta dell’ organico. Dal nord est arrivano due stime in contrapposizione. Nel comune di Pordenone, i rifiuti prodotti nel 2014 sono in aumento e ammontano a 26.814 tonnellate, ovvero il 4,84% in più rispetto al 2013 (dati da Gea SpA). In crescita rispetto al 2013 anche la raccolta differenziata, che si attesta sulle 22.081 tonnellate: un incremento pari al 5,5%. A Padova invece i dati da gennaio a novembre parlano di un calo di circa 600 tonnellate rispetto allo stesso periodo del 2013. Stima che potrebbe essere “riassorbita” da un aumento dei rifiuti indifferenziati nei comuni confinanti e facenti parte dello stesso bacino.  Spostandosi ad ovest, le prime stime su Torino fatte da Amiat presentano una situazione stabile. Rispetto al 2013, nell’anno da poco concluso c’è stato un lieve calo di 2.441 tonnellate: erano state 415.750 nel 2013, sono state 413.309 nel 2014, una diminuzione dello 0,58%. Nello specifico i rifiuti urbani residui, il cosiddetto indifferenziato, sono calati di circa 4.770 tonnellate (251.077 tonnellate nel 2013, 246.307 nel 2014), mentre la raccolta differenziata è in aumento, attestandosi su una percentuale del 40,4%rispetto alla produzione totale, mentre nel 2013 era arrivata al 39,6% (167.002 tonnellate, contro le 164.673 del 2013).  Discorso analogo anche per i dati provenienti da Cidiu Spa, azienda che serve 17 comuni a ovest di Torino. Un territorio che comprende circa 260.000 residenti. Le stime per il 2014 arrivano solo fino a novembre e fotografano una situazione sostanzialmente stabile, con una produzione complessiva di 99.862 tonnellate a fronte delle 99.907 prodotte nel 2013. In lieve aumento la raccolta differenziata che ammonta a 58.062 tonnellate, pari al 58,14%, contro le 57.335 dell’anno precedente. Un incremento di poco più dell’ 1%.  A Novara si trovano invece conferme della tendenza all’aumento. Secondo i dati dell’azienda Assa, nel corso del 2014 ha prodotto 45.378 tonnellate di rifiuti solidi urbani, 1.852 in più rispetto al 2013. Un incremento pari al 4,2%. Stabile la raccolta differenziata che raggiunge la ragguardevole percentuale del 70% abbondante, primato piemontese.

Fonte: ecodallecitta.it

Rifiuti, “sono 33mila le tonnellate di scarti alimentari prodotte durante le festività”

A rendere noti i numeri dei rifiuti alimentari è Althesys, la società di consulenza ambientale che ha pubblicato il rapporto sui rifiuti e sul riciclo. Marangoni: “La raccolta differenziata è una delle grandi fide del futuro in termini ambientali e economici”381487

I grandi pranzi e le cene di famiglia hanno un valore aggiunto quantificabile. Il giorno di Natale infatti le tavole imbandite degli italiani hanno prodotto circa 33mila tonnellate di rifiuti. Riciclare nel modo corretto questi scarti agroalimentari ha un valore: ben 3 milioni di euro, circa 10 volte la spesa annua del Comune di Roma per l’acquisto di medicinali e materiale sanitario destinato agli anziani (fonte http://www.soldipubblici.gov.it). Il bilancio arriva da Was, il think tank sui rifiuti e sul riciclo di Althesys che ha presentato il report di settore. La raccolta differenziata, spiega l’Amministratore delegato di Althesys Alessandro Marangoni, “rappresenta una delle grandi sfide del futuro, non solo in termini ambientali ma anche sotto il profilo economico”. Basti pensare che tutto il comparto italiano della gestione dei rifiuti e del riciclo fattura oltre 20 miliardi di euro, quanto le energie rinnovabili, più di molti settori manifatturieri tradizionali, come ad esempio il tessile o il vinicolo. Riciclare nel modo corretto i rifiuti della tavola fa guadagnare tutti noi, parallelamente sprecare cibo ha un costo: in Italia il 3% del consumo di energia è legato agli scarti alimentari, con la stessa energia si potrebbe scaldare e dar luce a oltre un milione e mezzo di italiani.

(foto Rinnovabili.it)

Fonte: ecodallecitta.it

Rifiuti urbani a Milano: + 20% la differenziata rispetto al 2013

Amsa trasmette i dati aggiornati a novembre 2014. Torna ad aumentare la produzione totale (+1,95%), ma soprattutto la raccolta differenziata con un +20,44% rispetto al 2013, grazie soprattutto all’impennata dell’umido. Raccolta differenziata complessiva al 50,4%381380

Continua l’andamento positivo della raccolta differenziata a Milano. Lo rivelano gli ultimi dati in percentuale di AMSA, aggiornati al 30 novembre 2014 e confrontati con gli stessi 11 mesi del 2013.
La prima sorpresa, che però conferma una tendenza già registrata, è un ritorno dell’aumento della produzione complessiva dei rifiuti urbani di Milano, che registra un +1,95% rispetto al 2013. Un fenomeno le cui cause avevamo affrontato nell’ultima intervista al Direttore Generale AMSA, Paola Petrone.
Ciò nonostante, è l’aumento del 20,44% della raccolta differenziata generale sul 2013, la notizia più positiva, che proietta il dato complessivo 2014 al 50,4%. Dove è ancora aumentata la raccolta differenziata? Naturalmente nella raccolta del rifiuto umido (organico), + 66,87% rispetto ai primi 11 mesi del 2013, con un riscontro notevole in termini quantitativi: circa 40.000 le tonnellate in più di umido differenziato. Un incremento sempre in crescita, dovuto al pieno regime del 2014 (da giugno scorso) della raccolta porta a porta nel cassonetto marrone avviata solo 2 anni fa (novembre 2012). L’altro incremento record è il +76% dei rifiuti ingombranti, però meno significativo in termini di tonnellate raccolte: 5.000 tonnellate in più, rispetto al 2013.
Nell’allegato fornito da AMSA, i dati sulle 606mila tonnellate di rifiuti milanesi (a novembre 2014), suddivisi per materiali.

Fonte: ecodallecitta.it

Roma, con “Ama per la scuola” la sensibilizzazione su rifiuti e decoro parte dai più piccoli

Gli ecoinformatori dell’Ama stanno realizzando una serie di incontri per sensibilizzare cittadini e commercianti sul decoro e la raccolta differenziata. Parallelamente, si svolgono con i più piccoli gli incontri di “Ama per la scuola”. Si parte dal VI Municipio381004

Questa mattina a Roma doppia operazione di sensibilizzazione e “ripasso” da parte di Ama sulla nuova raccolta differenziata dei rifiuti in VI Municipio. Gli ecoinformatori infatti stanno realizzando una serie di incontri nelle scuole dell’infanzia e primaria delle aree coinvolte nella raccolta “porta a porta”, per avvicinare i più giovani e le loro famiglie ai temi del riciclo dei materiali e della tutela del decoro urbano. Nel solo mese di novembre, saranno quasi 600 gli alunni del municipio coinvolti nel programma “Ama per la scuola”, che proseguirà anche nei mesi di dicembre e gennaio. Parallelamente operatori del nucleo ispettivo aziendale sono presenti sul territorio per rafforzare l’informazione diretta, ricordare ai cittadini che è vietato abbandonare i rifiuti sul suolo pubblico e contattare in particolare le utenze commerciali, fornendo le indicazioni pratiche per una corretta separazione delle 5 frazioni di rifiuto da raccogliere con i contenitori dedicati (marrone per l’organico, bianco per carta e cartone, blu per plastica e metalli, verde per il vetro, grigio per indifferenziato). Nel VI municipio il nuovo modello di raccolta differenziata (“porta a porta” e raccolta stradale “potenziata”) è stato avviato nel corso dell’estate del 2013. Oltre l’80% dei cittadini (circa 200 mila) è servito dalla raccolta “porta a porta”. Il restante 20%, pari a circa 49 mila abitanti, è servito dalla raccolta stradale opportunamente riorganizzata. La percentuale di raccolta differenziata si attesta mediamente intorno al 50%.ecodallecitta

Fonte: ecodallecitta.it

Organico, aumenta la raccolta e si consolida come componente principale dei rifiuti urbani in Italia. Il rapporto del Cic

Il Rapporto Rifiuti Organici 2014 del Consorzio Italiano Compostatori sul recupero delle frazioni organiche conferma la crescita del settore. La raccolta nel 2013 si attesta al 42%. A Milano il primato mondiale di metropoli con il maggior numero di abitanti serviti dalla raccolta dell’umido381003

Aumenta ancora la raccolta dell’organico. Con una crescita media nell’ultimo decennio di quasi il 10% l’anno, lo scarto organico si consolida come la componente principale dei rifiuti urbani raccolti in Italia, attestandosi al 42% nel 2013 (era il 37% nel 2012). Su un totale di 12,5 milioni di tonnellate di rifiuti urbani differenziati nel Paese, la raccolta della frazione organica (umido e scarto verde) è stata di 5,2 milioni, seguita dalla carta con 3 milioni di tonnellate e dal vetro con 1,6 milioni. Raccolta procapite. Dal Rapporto emerge che a livello nazionale vengono intercettati 86 kg procapite di rifiuto organico, con una maggiore intercettazione media nelle regioni del Nord (108 kg procapite), rispetto al Centro (77 kg) e al Sud (62 kg). Occorre tuttavia sottolineare che il dato è influenzato dalla diversa estensione delle raccolte nelle diverse realtà regionali: l’intercettazione calcolata sulla quota della popolazione effettivamente servita da circuiti di raccolta differenziata è decisamente superiore al Sud, con valori medi, secondo indagini CIC, che oscillano tra 110 e 130 kg procapite. Purezza del materiale. L’analisi del materiale raccolto avviene attraverso il campionamento di una quantità rappresentativa dello scarto organico da analizzare (analisi merceologiche). A livello complessivo nel 2013, si rileva un contenuto del 4,8% di materiali indesiderati e non-compostabili (MNC) in leggero aumento rispetto al 2012 (valore 4,5%) Le impurità sono costituite da plastica varia, sacchetti in plastica utilizzati impropriamente per il conferimento dell’organico o altri materiali non-compostabili messi nell’umido per errore o negligenza. I sacchetti in plastica rappresentano circa 1/3 del materiale indesiderato complessivamente riscontrato.
Il primato di Milano. Tra il 2012 e il 2013 il capoluogo lombardo ha completato l’estensione della raccolta differenziata della frazione organica a tutte le utenze domestiche del territorio cittadino. Da Giugno 2013, oltre 1,3 milioni di abitanti separano regolarmente lo scarto di cucina. Questo risultato consegna a Milano il primato mondiale di metropoli con il maggior numero di abitanti serviti dalla raccolta dell’umido, superando anche San Francisco che conta circa 830 mila abitanti. Risultati oltre le previsioni. In ciascuna delle zone di Milano il sistema di raccolta è andato a regime nell’arco di 3-4 settimane attestandosi tra i 90-92 kg di rifiuto raccolto per abitante all’anno, riuscendo ad avviare a recupero quasi 120.000 t/anno. Indagini merceologiche eseguite dalla struttura tecnica del CIC mostrano come la qualità media della frazione organica si attesti nell’ordine del 4-5% di impurità. Aumentano gli impianti di compostaggio. La crescita delle raccolte differenziate del rifiuto organico è strettamente correlata allo sviluppo dell’impiantistica di recupero. Nel giro di 20 anni (i primi circuiti di raccolta del rifiuto organico sono datati 1993) si è sviluppato e consolidato un sistema industriale dedicato alla trasformazione dello scarto organico che, nel 2013, conta 240 impianti di compostaggio, 130 dei quali di rilevanza industriale. Continua anche la crescita del numero di impianti di digestione anaerobica, che nel triennio 2011/2013 aumenta di quasi il 60% con un totale di 43 impianti operativi.

Per il rapporto integrale del Cic clicca qui.

Fonte: ecodallecitta.it

Gennaio-Ottobre: a Torino calano ancora i rifiuti e aumenta la differenziata

Prosegue il ciclo virtuoso di Torino: nel periodo gennaio-ottobre la produzione di rifiuti solidi urbani è calata dell’1,28%, mentre la raccolta differenziata cresce dello 0,5. Percentuali contenute che confermano i dati degli ultimi mesi, e che, per quanto riguarda il calo dei rifiuti, sono in controtendenza rispetto al panorama nazionale380983

Mentre il calo dei rifiuti assodato da Istat per il 2013sembra essersi arrestato , e addirittura pesantemente invertito, nella maggior parte delle città italiane (Milano, Firenze, Pisa, Bari, Pordenone… Leggi qui), Torino si mantiene controcorrente. Negli ultimi mesi la produzione di RSU è risultata in calo costante, al contrario della raccolta differenziata che segna continue, seppur lievi, percentuali in miglioramento.
Non fa eccezione il mese di novembre. Aggiornando i calcoli fatti in precedenza con gli ultimi dati disponibili forniti da Amiat, vediamo che nel periodo Gennaio-Ottobre del 2014 la somma dei rifiuti solidi urbani (RSU) e di quelli raccolti in modo differenziato (RD) si è fermata a 341.953,66 tonnellate, contro le 346.417,16 dello stesso periodo del 2013. Il calo è di 1,29 punti percentuali. La raccolta differenziata è cresciuta invece dello 0,5%: sono state raccolte138.164,04 tonnellate nel 2014, contro le 137.410,8 del 2013.

Fonte: ecodallecitta.it

Come Cosenza ha raggiunto il 62% di raccolta differenziata, intervista a Mario Occhiuto

 

“Abbiamo fatto il funerale all’ultimo cassonetto. In tutta la città è stato attivato il porta a porta e sono state realizzate isole ecologiche”. Mario Occhiuto, sindaco di Cosenza spiega come la città ha superato il 60% di raccolta differenziata grazie al porta a porta e anche ad un’iniziativa originale. A chi consegna materiali differenziati alle riciclerie, sgravi fiscali e una bottiglia di vino380938

Il 7 novembre in occasione di Ecomondo, la fiera di Rimini dedicata al riciclo e allo sviluppo sostenibile, è stato presentato il nuovo accordo Anci – Conai, che permette di creare un legame tra i comuni italiani e il consorzio che si occupa del recupero e riciclo dei rifiuti di imballaggio. Per l’occasione era presente, oltre a Valter Facciotto, direttore Generale di Conai e a Edo Ronchi, Presidente della Fondazione Sviluppo Sostenibile, anche Mario Occhiuto,sindaco di Cosenza. La sua presenza non era casuale. La città calabrese, infatti, è stata presentata come caso studio per il suo comportamento virtuoso in fatto di raccolta differenziata grazie all’accordo stretto con Conai. Come spiega il sindaco Mario Occhiuto al nostro Paolo Hutter, infatti, Cosenza ha raggiunto il 62% di raccolta differenziata con il porta a porta esteso in tutta la città, unico sistema che permetta di raggiungere una raccolta di qualità. “Abbiamo fatto il funerale all’ultimo cassonetto stradale dell’indifferenziato” spiega il sindaco – “e ne ha guadagnato la città che ora è molto più pulita”. La buona riuscita dell’attività, così come spiega Occhiuto, sta nell’aver consentito ai propri cittadini di avere benefici immediati. Ad ogni famiglia, infatti, viene concesso un buono spesa per ogni contenitore che presenta una buona qualità di raccolta differenziata.  Ancora, nella città si stanno realizzando isole ecologiche che permetteranno ai cittadini che le utilizzano di usufruire di sgravi fiscali. Una di queste isole ecologiche, in particolare, merita ulteriore approfondimento. Si tratta di quella che si sta realizzando in una frazione della città di Cosenza dove si produce il vino. “Chi porta i rifiuti ben differenziati qui – racconta il sindaco – oltre a ricevere sgravi fiscali riceverà anche una bottiglia di vino”. Una soluzione, questa, che permette non solo di incentivare una raccolta differenziata di qualità ma anche di promuovere i prodotti locali.

Fonte. ecodallecitta.it

Conai ad Ecomondo: “Con il riciclo dei rifiuti urbani 89mila nuovi posti di lavoro”

In occasione della fiera Ecomondo di Rimini, Conai ha presentato lo studio “Ricadute occupazionali ed economiche nello sviluppo della filiera del riciclo dei rifiuti urbani”. L’occupazione nel settore (raccolta differenziata, trasporto, selezione e riciclo) porterebbe a 89mila nuovi posti di lavoro380874

La vera sfida per lo sviluppo economico ed occupazionale del Paese viene dalla green economy. E’ quanto sostiene CONAI nello studio “Ricadute occupazionali ed economiche nello sviluppo della filiera del riciclo dei rifiuti urbani”, presentato nell’ambito del gruppo di lavoro 2 della 3° edizione degli Stati Generali della Green Economy, il cui tema centrale di quest’anno è “Lo sviluppo delle imprese della green economy per uscire dalla crisi italiana”.
Lo studio realizzato da CONAI, in collaborazione con Althesys, valuta quali ricadute occupazionali ed economiche per il nostro Paese si possano conseguire con il raggiungimento degli obiettivi europei al 2020, che fissano al 50% il riciclo dei rifiuti urbani. La sessione dedicata all’”Economia Del Riciclo Dei Rifiuti” tenutasi il 5 novembre, coordinata da CONAI e da COBAT, ha visto i principali attori della filiera del riciclo confrontarsi circa le prospettive di crescita economica e le concrete proposte di sviluppo del settore industriale del recupero.
“La normativa europea sui rifiuti” ha dichiarato Walter Facciotto, Direttore Generale di CONAI “ha fissato obiettivi più ambiziosi rispetto al passato che a nostro avviso solo attraverso lo sviluppo della green economy potranno essere raggiunti. In particolare ciò significa realizzare una più marcata industrializzazione della filiera italiana del waste management: dalle economie di scala, agli investimenti in infrastrutture, fino allo sviluppo dell’innovazione e della ricerca.”

La gestione dei rifiuti urbani oggi

Ad oggi, la situazione italiana nella gestione dei rifiuti urbani è ancora eterogenea. A livello Paese circa un terzo dei rifiuti urbani è avviato a riciclo e il ricorso alla discarica supera di poco il 40%: al Nord viene conferito in discarica solo il 22% dei rifiuti a fronte del 60% delle Regioni del Sud.

L’evoluzione al 2020

Lo studio di CONAI elabora due possibili scenari. Il primo scenario è definito teorico e prevede il raggiungimento del 50% del riciclo dei rifiuti urbani nelle tre macro aree Nord, Centro e Sud ed il conseguente sostanziale superamento del ricorso alla discarica.  Il secondo scenario, definito prudente, tiene conto delle attuali differenti situazioni ed ipotizza il raggiungimento di un tasso medio nazionale di riciclo dei rifiuti urbani al 50%, con punte minime al 40% e punte massime al 61%. In questo scenario, il conferimento in discarica si ridurrebbe di 4 milioni di tonnellate, ovvero rispetto al 2013 del 20% al Centro Sud e del 10% al Nord.

Gli effetti sull’occupazione

Nello scenario prudente, gli addetti aggiuntivi (occupazione diretta e indiretta) della filiera del riciclo (raccolta differenziata, trasporto, selezione e riciclo al netto dell’occupazione persa in altri settori, come per esempio le discariche) sarebbero circa 76.400, cui si andrebbero ad aggiungere ulteriori 12.600 posti creati dalla nuova necessaria infrastruttura impiantistica, per un totale di 89.000 nuovi posti di lavoro. Gli effetti occupazionali sarebbero più evidenti al Centro e al Sud, grazie al solo decollo della raccolta differenziata, mentre al Nord il maggiore impatto occupazionale si avrebbe nell’implementazione dell’industria del riciclo.

Le ricadute economiche complessive

L’occupazione non è l’unico fattore a beneficiare della diffusione e del rafforzamento dei sistemi di gestione integrata dei rifiuti. Il volume d’affari incrementale della filiera (raccolta differenziata, trasporto, selezione, produzione di semilavorati per il riciclo, compostaggio, termovalorizzazione etc.) nello scenario prudente è valutato pari a circa 6,2 miliardi, gli investimenti in infrastrutture in 1,7 miliardi, mentre il valore aggiunto generato da tali attività sarebbe di 2,3 miliardi.
Rilevanti potranno essere i benefici economici netti, cioè la differenza i benefici generati dal sistema CONAI e i costi. Un precedente studio di Althesys, infatti, ha valutato che, per la sola filiera del riciclo degli imballaggi da rifiuti urbani, dal 1998 al 2012 i benefici netti sono pari a circa 12,7 miliardi di euro.

Fonte: ecodallecitta.it

CarTOniadi, primo giro a San Salvario. Sembra che l’iniziativa piaccia a negozi e locali

Quasi nessuno sa di cosa si tratti, tuttavia sono stati tutti disponibilissimi ad accogliere i volantini e le locandine. Per alcuni servirebbero più bidoni per i giorni di maggior lavoro, senza sapere che per averli basta chiederli a Cartesio. E infatti c’è chi spiega di averli ottenuti facilmente con una telefonata380854

gestori dei locali e degli esercizi commerciali di San Salvario sono contenti delle Cartoniadi. Nel corso di un giro pomeridiano tra le vie della movida torinese, siamo entrati in numerosi bar, ristoranti e negozi a pubblicizzare l’iniziativa per incrementare la raccolta differenziata di carta e cartone in città e tutte le persone con cui abbiamo parlato si sono dimostrate interessate e partecipative. A dire il vero quasi nessuno sapeva di cosa stessimo parlando, infatti è stato necessario spiegare che per prendere parte alla competizione tra i quartieri non serve fare niente di diverso dalla abituale raccolta differenziata della carta, se non farla meglio. Tuttavia sono stati tutti disponibilissimi ad accogliere i volantini sui banconi e le locandine da attaccare, anche se bisogna sperare che lo facciano veramente vista la grande quantità di iniziative già presenti sulle bacheche. “Se questo può aiutare a migliorare la situazione del quartiere per quanto riguarda i rifiuti in generale ben venga” è stata una delle considerazioni fatte dalla maggior parte degli esercenti “perché qui non è facile raccogliere e conferire correttamente i materiali”.
A sentire i locali serali la carta sembra essere quella che crea meno problemi. Quasi tutti dicono che non hanno difficoltà a fare la raccolta differenziata correttamente, utilizzando i bidoni gialli di Cartesio nei cortili condivisi con i condomini, ma nei fine settimana questo viene smentito dalle grandi quantità di scatole di cartone presenti nei cassonetti dell’indifferenziato in corrispondenza dei posti più frequentati. E infatti qualcuno lo ammette, dicendo che “quando si lavora tanto non c’è molto tempo per sistemare le scatole e buttarle correttamente”. Per alcuni servirebbero più bidoni, proprio per i giorni di maggior lavoro, senza sapere che per averli basta chiederli a Cartesio. E infatti c’è chi spiega di averli ottenuti facilmente con una telefonata. Per venire incontro ai locali della movida ma anche per evitare che la carta venisse buttata nei cassonetti dell’indifferenziato, la scorsa estate Cartesio aveva attivato un servizio di raccolta notturna. La Cooperativa Arcobaleno e Amiat avevano spedito a tutti i gestori una lettera per sensibilizzarli e per ricordare loro che per le inadempienze nel conferimento sono previste delle sanzioni. Nonostante la collaborazione degli esercenti l’iniziativa non aveva ottenuto buoni risultati. Troppe le difficoltà per girare con i mezzi nelle strade affollate e piene di macchine parcheggiate in ogni angolo.

 

Fonte: ecodallecitta.it