Con i cambiamenti climatici parassiti tropicali si muovono verso nord a 10 km all’anno

Insetti, acari, funghi e vermi si muovono dai tropici verso nord occupando habitat un tempo troppo freddi per le loro esigenze. La loro diffusione nelle zone temperate, unitamente alla crescita della popolazione, pone una seria minaccia alla sicurezza alimentare globaleSpostamento-parassiti-verso-nord-586x390

Una ricerca delle Università di Exeter e Oxford  appena pubblicata su Nature Climate Change mostra che i cambiamenti climatici stanno modificando gli habitat di centinaia di specie parassite: insetti, aracnidi, batteri e funghi. La velocità media di deriva dai tropici verso nord è di 2,7 ± 0,8 km all’anno a partire dal 1960; tuttavia ci sono differenze significative tra le centinaia di specie parassite prese in esame dall’indagine, come si può vedere dal grafico in alto, ottenuto dai dati originali della ricerca. E’ importante sottolineare che la ricerca ha preso esclusivamente in considerazione specie parassite che colpiscono i raccolti agricoli o gli allevamenti, con un’attenzione particolare a quelle di maggiore impatto economico negativo. Secondo gli autori, le osservazioni confermano che queste migrazioni siano guidate dai cambiamenti climatici, dal momento che i parassiti si inseriscono progressivamente in habitat che un tempo erano troppo freddi per le loro esigenze. Come ha affermato uno degli autori in un’intervista al Guardian, «Se i parassiti continuano a marciare verso i poli  man mano che la terra si riscalda, l’effetto combinato di una popolazione mondiale in crescita e la maggiore perdita di raccolti a causa dei parassiti porrà una seria minaccia alla sicurezza alimentare globale.» Già oggi una quota pari al 10-16% dei raccolti è persa per l’ “attacco” combinato di funghi, virus, batteri, insetti e vermi. Uno dei più temibili parassiti è il fungo del riso (Magnaporthe grisea) che distrugge ogni anno una quantità di raccolto in grado di sfamare 60 milioni di persone; le condizioni ideali di crescita del fungo sono: temperatura superiore ai 25-28 °C, suolo arido ed eccesso di fertilizzazione azotata. Cambiamenti climatici e agricoltura industriale ci stanno insomma preparando la tempesta perfetta.

 

Fonte. ecoblog

 

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Fracking, la protesta sale in alta quota

In cima al monte Gorbea per protestare contro il fracking: la battaglia dei baschi contro la  Sociedad de Hidrocarburos de Euskadi Fracking-futures-586x379

Centinaia di persone in marcia sulle pendici del monte Gorbea per protestare contro il fracking. È questa la protesta che gli abitanti dei Paesi Baschi hanno inscenato ieri per opporsi alla pratica altamente impattante dell’estrazione di gas scisto con la fratturazione idraulica. La marcia, iniziata dai versanti di Álava y Bizkaia, ha raggiunto i 1.482 metri della vetta della montagna dove è stato dispiegato uno striscione con lo slogan Fracking, non qui, non in nessun altro sito.

Con questa azione i movimenti baschi contrari a questa tecnica estrattiva hanno voluto ricordare la “minaccia” che questa pratica comporterebbe per l’ambiente nei Paesi Baschi.

Mentre sperano che i permessi di perforazione gli siano concessi, i lavori di quest’anno si sono concentrati sugli aspetti sismici, dai quali si otterranno informazioni sul sottosuolo finalizzati alla pratica della frattura idraulica,

hanno spiegato gli organizzatori della marcia, secondo i quali la pressione popolare ha permesso di disporre di un tempo ulteriore per tentare di bloccare definitivamente il progetto. L’ambizione degli ambientalisti è fare sì che il fracking venga proibito e i diciassette permessi già concessi alla Sociedad de Hidrocarburos de Euskadi vengano ritirati. In aprile la consigliera del Ministero dello Sviluppo Economico, Arantza Tapia, aveva difeso i sondaggi volti a comprendere se vi fosse gas nel sottosuolo dei Paesi Baschi, opponendosi, però, all’utilizzo del fracking. La consigliera Tapia ha ribadito, a più riprese, la propria contrarietà a qualsiasi forma di sondaggio ed esplorazione che utilizzi tecniche simili a quelle del fracking.

Fonte:  El Pais

 

Amianto: 115 vittime fra gli ex dipendenti della Sacelit

Il decesso di un ex operaio, dopo quarant’anni di malattia, porta a 115 il numero delle vittime della fabbrica siciliana di San Filippo del Mela: il 52% degli ex dipendenti146635841-586x390

Anche la Sicilia ha la sua “fabbrica della morte”, come l’Eternit di Casale Monferrato. Con la scomparsa di F.D.P., ottantenne, salgono a 115 le vittime dell’amianto tra i dipendenti della società Sacelit. Salvatore Nania, ex dipendente della Sacelit di San Filippo del Mela e presidente del comitato Ex esposti amianto, è il testimone della storia dell’anziano operaio ammalatosi dieci anni fa e deceduto ieri, dopo le sofferenze procurategli dall’asbestosi pleuro-polmonare e dai sempre più frequenti attacchi di insufficienza respiratoria. L’anziano aveva lavorato per oltre 15 anni con mansioni di scarico sacchi di amianto dai carri ferroviari, come addetto alla produzione di tubi Eternit, al rotolamento , pulizia e sbavatura tubi. Già nel 1973, quarant’anni fa, gli era stata riconosciuta dall’Inail di Milazzo la malattia professionale per“asbestosi e discreta insufficienza respiratoria pari al 28 per cento”. Negli ultimi dieci anni di vita F.D.P. era stato costretto a muoversi con le bombole di ossigeno. Con il decesso di ieri la percentuale di morti asbesto-correlate fra gli ex lavoratori della fabbrica di San Filippo del Mela sale al 52,5%, una cifra che non lascia adito a dubbi, sui rapporti di causa-effetto fra esposizione e malattia.

Le fibre killer colpiscono ancora e, non esiste un tempo di latenza, non esiste un tempo di esposizione,

ha concluso laconico Nania. Lo scorso aprile, undici imprenditori erano stati iscritti nel registro degli indagati per avere distribuito, fra il 2007 e il 2009, prodotti contaminati da amianto in tre discariche non idonee allo stoccaggio di rifiuti pericolosi: quelle di Gavignano, Priolo e Lamezia Terme. I rifiuti provenivano proprio dal cantiere dell’ex Sacelit di San Filippo del Mela e l’accusa mossa agli undici indagati è di “reato di traffico illecito di rifiuti pericolosi in concorso”.

Fonte: Live Sicilia