VI Rapporto Anci-Conai: 12 comuni italiani premiati per incremento quantità di rifiuti avviati al riciclo

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Durante la presentazione del VI rapporto Anci-Conai, sono stati premiati ben 12 comuni che hanno sensibilmente migliorato la raccolta differenziata e diminuito le emissioni di CO2 .

Dei 3.549 Comuni che hanno raggiunto l’obiettivo del 50% di avvio a riciclo, in 12 hanno ricevuto oggi un riconoscimento come migliori novità del 2015, considerando non solo l’incremento delle quantità di rifiuti avviati al riciclo, ma anche quante emissioni di CO2 equivalenti sono state evitate: Scandicci, Saronno, Ostuni, Cava de’ Tirreni, Cuneo, Como, Bergamo, Salerno, Padova e le Città Metropolitane di Milano, Torino e Venezia. Le targhe sono state consegnate durante la presentazione del VI rapporto di Anci e Conai sull’andamento della raccolta differenziata in Italia.

Ecco l’elenco dei vincitori:

 

Scandicci – provincia di Firenze – 49.765 abitanti 

AR: 87,62%

RD : 88,91%

Emissioni evitate: 0,242 tCO2eq/t avviate a riciclo

Saronno – provincia di Varese – 38.598 abitanti 

AR: 73%

RD : 74,13%

Emissioni evitate: 0,173 tCO2eq/T avviate a riciclo

Ostuni – provincia di Brindisi – 31.860 abitanti 

AR: 79,96%

RD : 75,27%

Emissioni evitate: 0,173 tCO2eq/T avviate a riciclo

Cava de’ Tirreni – provincia di Salerno – 53.885 abitanti

AR: 79,94%%

RD : 82.29%

Emissioni evitate: 0,167 tCO2eq/T avviate a riciclo

Cuneo – 55.013 abitanti

AR: 69,62%

RD : 67,59%

Emissioni evitate: 0,198 tCO2eq/T avviate a riciclo

Como – 82.045 abitanti 

AR: 68,54%

RD : 68,44%

Emissioni evitate: 0,174 tCO2eq/T avviate a riciclo

Bergamo – 115.349 abitanti 

AR: 69,12%

RD : 67,27%

Emissioni evitate: 0,171 tCO2eq/T avviate a riciclo

Salerno – 132.608 abitanti 

AR: 52,67%

RD : 53,60%

Emissioni evitate: 0,142 tCO2eq/T avviate a riciclo

Padova – 206.192 abitanti 

AR: 51,29%

RD : 47,33%

Emissioni evitate: 0,221 tCO2eq/T avviate a riciclo

Città Metropolitane di Milano – 3.038.420 abitanti

AR: 58,26%

RD : 59,38%

Emissioni evitate: 0,168 tCO2eq/T avviate a riciclo

Venezia  – 846.962 abitanti

AR: 53,01%

RD : 53,47%

Emissioni evitate: 0,194 tCO2eq/T avviate a riciclo

Torino – 2.247.780 abitanti

AR:  51,74%

RD : 54,08%

Emissioni evitate: 0,189 tCO2eq/T avviate a riciclo

 

Fonte: ecodallecitta.it

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Nel 2010 in mare 8 milioni di tonnellate di rifiuti plastici

Secondo una ricerca pubblicata su Science la quantità di rifiuti plastici nei mari e negli Oceani potrebbe decuplicare nei prossimi dieci anni

La quantità di rifiuti plastici riversati nelle acque marine e degli oceani è destinata a decuplicare nei prossimi dieci anni e maggiore sarà la densità, più alte saranno le probabilità che queste microparticole plastiche si accumulino nella catena alimentare e nei nostri stomaci. A lanciare l’allarme è l’ultimo numero di Science che ha pubblicato una ricerca coordinata da Jenna Jambeck dell’Università di Athens, Stati Uniti, secondo la quale i 192 Paesi costieri del mondo hanno rilasciato nel 2010 una quantità complessiva di 27 milioni di tonnellate di rifiuti plastici, di cui 8 milioni di tonnellate hanno finito il loro percorso in mare. Secondo la ricerca la quantità è in aumento e potrebbe essere di 9,1 milioni di tonnellate quest’anno. Maglia nera – come in molte classifiche sull’ambiente – è la Cina che nel 2010 ha fatto finire in mare 2,8 milioni di tonnellate di materie plastiche negli oceani. La seguono l’Indonesia, le Filippine, il Vietnam, lo Sri Lanka. Gli Stati Uniti sono il ventesimo paese al mondo, mentre nessun Paese dell’Unione Europea figura nella top 20. Se i 23 Paesi che la compongono venissero sommati, sarebbero il 18esimo Paese più inquinante del mondo. Secondo Richard Thompson dell’Università di Plymouth

in generale, noi tentiamo di stimare la quantità di detriti nell’ambiente marino considerando il numero di rifiuti fluttuanti sulla superficie degli oceani. Ma siamo in molti a pensare che questo metodo porti a una sottovalutazione del problema.

Qualora i sistemi di gestione dei rifiuti non dovessero migliorare o se le quantità di plastica utilizzate non dovessero diminuire è possibile – secondo lo studio – che nel 2025 vengano disperse in mare, ogni anno, 80 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica. Un numero destinato a portare all’asfissia la vita della vita marina.

Fonte:  Le Monde

© Foto Getty Images

Quanto zucchero mangiare? L’OMS vorrebbe dimezzare le dosi consigliate

25 grammi al giorno per le donne e 38 per gli uomini sarà probabilmente la nuova dose suggerita, ma per ora non c’è nulla di ufficiale, forse perchè si teme il massiccio contrattacco dell’industria alimentare e dei baroni dello zucchero

Sappiamo ormai con certezza che lo zucchero agisce come una droga sul nostro organismo, creando veri e propri fenomeni di desiderio acuto, dipendenza, astinenza e ricadute, come dimostrato da una ricerca dell’Università di Princeton. Il nostro cervello da cacciatori-raccoglitori non sa quando smettere di fronte allo zucchero raffinato e sembra non essere mai sazio: in un secolo in Italia il consumo di zucchero è cresciuto di sei volte, da 5 a 30 kg pro capite. Negli USA il consumo è più che doppio, a causa dei dolcificanti, tra cui il famigerato HFCS, lo sciroppo di fruttosio: 64 kg all’anno sono un bel fardello, come mostra l’immagine in basso! Non sempre questo consumo è visibile in termini di bustine o cucchiaini: quanto zucchero c’è ad esempio in una lattina di bevanda gassata? (vedi il video in alto). Conosciamo anche gli effetti negativi dello zucchero sulla salute, al punto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda da almeno una decina di anni di ridurne il consumo e di non superare il 10% dell’apporto calorico quotidiano, cioè circa 65 grammi al giorno per una dieta da 2500 kcal. In Europa in media oggi si viaggia intorno al 12% e in America addirittura al 16%. Da qualche tempo però si vocifera che l’OMS vorrebbe dimezzare le dosi consigliate al 5% dell’apporto calorico, indicativamente 25 grammi al giorno  per le donne e 38 per gli uomini. Per ora non c’è nulla di ufficiale, anche perchè si tratta di un argomento che scotta: “l’industria alimentare farà qualunque cosa per bloccare una simile mossa”, ha dichiarato Philip James, il presidente dell’Associazione Internazionale per lo studio dell’obesità. Saremo in grado di autocontrollarci senza limiti di legge? Non sarebbe male, anche perchè parte dei 31 milioni di ettari dedicati alla canna (26 milioni) e alla barbabietola da zucchero (5) potrebbero lasciare spazio ad altre calorie meno “vuote”.Consumo-medio-zucchero-USA

Fonte: ecoblog

Creme solari:come scegliere tipo di filtri e quantità

Con l’arrivo del bel tempo e l’estate ormai alle porte, torna il rischio di problemi alla pelle, dovuti principalmente alla “tintarella selvaggia”. Per evitare la semplice scottatura fino a malattie ben più serie (come i tumori alla pelle), è indispensabile utilizzare creme solari con il giusto fattore di protezione. Per orientarsi, è bene sapere che – ad esempio – il filtro 30 di una crema solare indica che passa 1/30 della radiazione (il 3,3%), così come il filtro 15 indica che passa 1/15 (il 6,6%).Scottature

A fare chiarezza sull’abbronzatura e sui filtri solari è Piergiacomo Calzavara-Pinton, Direttore della Clinica Dermatologica degli Spedali Civili di Brescia (e membro del Consiglio direttivo della Sidemast, la Società Italiana di Dermatologia che ha recentemente registrato ‘un aumento dei casi di malattie e tumori della pelle, causati proprio dall’ esposizione al sole), che spiega: “Bisogna saper applicare le regole per proteggere la pelle dai raggi UV, e ottenere al tempo stesso un’abbronzatura sana. Accanto ai soliti suggerimenti (come quello di non esporsi nelle ore centrali della giornata) bisogna evidenziarne alcuni più importanti e utili”:

  • Il primo è scegliere un prodotto con fattore di protezione alto: ”Molti credono – spiega l’esperto – che un prodotto solare con fattore di protezione 50 ostacoli l’abbronzatura. Ma il valore SPF (fattore di protezione solare) indica il rapporto tra radiazione solare filtrata e radiazione trasmessa alla pelle” (SPF 50 è uguale a 1/50, cioè il 2%, mentre un SPF 30  indica che passa 1/30 della radiazione, ovvero il 3.3%, non una grande differenza quindi).
  • Il secondo consiglio è quello di cercare sempre “sulla confezione il valore di protezione da UVA (UVA-PF) non solo il valore SPF che indica la protezione da UVB”. Un prodotto che protegga solo da UVB, e quindi dall’ ustione solare, induce a trascorrere più tempo al sole, assorbendo una quantità molto più elevata di raggi UVA, che non scottano, ma hanno un’azione rilevante nel fotoinvecchiamento e tumori cutanei.
  • Il terzo consiglio è di applicare il prodotto solare in abbondanza. ”I valori SPF e UVA-PF sono calcolati in laboratorio applicando 2 mg. di prodotto per centimetro quadrato, come dire un cucchiaino di crema per 2 cm. di pelle. Riducendo la quantità applicata, i valori SPF e UVA-PF calano in modo esponenziale. Acquistare una crema con alto SPF ma non applicarla nella quantità giusta è inutile”.Protezione-solare

E a giudicare da un recente sondaggio, gli italiani continuano a scottarsi (e quindi a non seguire anche gli accorgimenti più basilari). “Molti connazionali hanno cute, capelli e occhi scuri e ritengono, sbagliando, di non aver bisogno di proteggersi – spiega Gian Marco Tomassini, coordinatore nazionale del Gruppo Melanoma dell’Adoi, l’Associazione Dermatologi Ospedalieri Italiani che in questi giorni torna in tour con il progetto MY SKINCHECK (realizzato con il supporto di La Roche-Posay). E anche chi ha una pelle più delicata, comunque diffusa nel nostro Paese, sottovaluta l’importanza della protezione”. Stando ai dati raccolti nell’edizione 2012 di MY SKINCHECK su oltre 2mila partecipanti, le persone appartenenti a fototipo III e IV (i più diffusi nel nostro Paese: pelle chiara o olivastra, capelli castani o bruni, occhi castani o scuri) non utilizzano mai alcuni validi strumenti: l’88% non indossa il cappello, il 95% non porta la maglietta e il 74% non usa gli occhiali da sole. Quasi la metà (43%) così si scotta, al pari dell’80% degli intervistati di fototipo I e II (pelle, capelli e occhi chiari), che per la stragrande maggioranza dei casi si limitano alla crema solare, tralasciando cappello (nell’81% dei casi), maglietta (92%) e occhiali (69%).Crema-solare

Come applicare creme e lozioni solari. “Vanno applicati – precisa Tomassini – prima dell’esposizione con cura su tutto il corpo, senza dimenticare zone spesso trascurate come nuca o dorso del piede, ed è indispensabile rinnovare l’applicazione nel corso della giornata e dopo bagni o sudate”. Bisogna utilizzare creme a largo spettro, in grado cioè di schermare sia i raggi UVA (all’origine dell’invecchiamento cutaneo, di alcune reazioni allergiche e di tumori cutanei) che gli UVB (responsabili dell’abbronzatura, ma anche delle scottature), pure nei giorni in cui il cielo è coperto oppure quando si sta all’ombra. A ricordarci che il sole fa bene (se ci si espone in maniera corretta) è anche Mario Santinami, responsabile struttura melanomi e sarcomi all’Istituto tumori di Milano: “Il sole è un importante alleato della salute, fa bene alle ossa e all’umore .. Uno dei suoi effetti principali è lo stimolo della sintesi di vitamina D (che per il 90% produciamo grazie al sole e solo per il 10% introduciamo con i cibi), un vero toccasana per rafforzare le ossa e contro malattie infettive, autoimmuni e cardiovascolari”.

Fonte: http://news.klikkapromo.it/2013/06/creme-solari-come-scegliere-tipo-di-filtri-e-quantita/

Tratto. http://pianetablunews.wordpress.com/