Marco Bozzolo: il custode dei castagneti, tra tradizione e innovazione

Si definisce orgogliosamente un “muntagnin”: un testardo. Consiglia a tutti di esserlo, nella vita e non solo nel lavoro. Vi raccontiamo la storia di Marco Bozzolo e della sua azienda agricola, la prima a praticare la trasformazione della Castagna Garessina, protagonista del recupero di una tradizione che, apparentemente perduta, oggi viene diffusa anche a scopo didattico e turistico.

Dolce e delicata. A detta di molti intenditori, la migliore castagna secca in assoluto. Si tratta della Castagna Garessina, frutto tipico di alcune valli del Piemontese come l’Alta Valle Tanaro, la Val Casotto e la Valle Mongia, il luogo da dove vi raccontiamo la storia di Marco Bozzolo e della sua azienda agricola. Marco è un ventottenne che, dopo un’esperienza di studio, è tornato ad occuparsi del castagneto familiare, recuperando una tradizione storica abbandonata e proiettandola in una dimensione presente e futura di filiera. L’azienda di Marco si trova precisamente a Viola, in provincia di Cuneo, e incontriamo il ragazzo durante i nostri viaggi alla scoperta del progetto RestartAlp.  L’azienda agricola si occupa della coltivazione, trasformazione e distribuzione di prodotti basati appunto sulla Castagna Garessina, che viene essiccata dall’azienda con il metodo tradizionale: quaranta giorni di “fuoco, fumo e magia” che avviene ancora oggi nell’essicatoio originale, una costruzione in pietra e legno dell’Ottocento, completamente ristrutturata nel 2018.

Il risultato sono creme, biscotti, torte, farine, miele, pasta secca, tutti prodotti rigorosamente a base di castagna. Si tratta della prima azienda che si occupa della trasformazione della Castagna Secca, altro nome con cui è nota la Castagna Garessina. L’azienda vende i propri prodotti tramite un proprio store online e attraverso molte botteghe specializzate in enogastronomia, basate soprattutto in città come Genova, Milano e Torino, con un’attenzione crescente anche al mercato estero.  Marco proviene da una famiglia che pratica la castanicoltura da secoli. Dopo una Laurea in Economia e Commercio presso l’Università degli Studi di Genova ed un master di primo livello in Economia dell’Ambiente e dello Sviluppo presso l’Università degli Studi di Siena, non ha avuto nessun dubbio nella volontà di sviluppare l’azienda di famiglia. Lo ha fatto a partire dal 2016: “non erano affatto rose e fiori, o un percorso in discesa come può sembrare a primo impatto” ci racconta Marco “perché fino a quando l’azienda è stata gestita da mio nonno questa era l’attività principale di famiglia, quella che ci dava da vivere, per intenderci. Dagli anni Settanta in poi, nella Valle Mongia e anche nelle vallate qui accanto, c’è stato un graduale ma intenso processo di spopolamento, accompagnato da un quasi totale abbandono di molte tradizioni legate alla castagna. Dopo averle mangiate per secoli, le persone ne avevano quasi la nausea”.

Ma un montagnin è un montagnin e la sfida, fatta di testardaggine e passione, era ormai avviata: “ero e sono convinto che la montagna, soprattutto oggi, abbia tanto da offrire, se riusciamo a coniugare innovazione e tradizione”.
Per questo motivo Marco ha deciso di occuparsi della filiera in ogni suo aspetto: dalla conduzione e sviluppo dei castagneti fino alla trasformazione del prodotto. Con un particolare molto importante: “credo che uno dei grandi vantaggi della nostra generazione è aver capito l’importanza del fare rete. Da sempre, in questo territorio, ci sono tante eccellenze ma i diversi operatori non riuscivano mai a fare rete. Io penso che dove non riesco ad arrivare, ci arriva qualcun altro, ed insieme si vince davvero. Per questo tutte le nostre trasformazioni sono conto terzi, abbiamo fatto un accordo di filiera e ci appoggiamo ad un laboratorio della zona. Marciamo entrambi nella stessa direzione: quella della qualità del prodotto”.

L’audacia e il coraggio di Marco hanno beneficiato di una sponda importante: l’attenzione del papà nella cura del terreno. Se molti castagneti della zona sono stati abbandonati, quelli di famiglia hanno sempre ricevuto le cure della famiglia Bozzolo: “è vero che io ho trasformato l’azienda nella mia attività principale, ma nonostante lo facessero come hobby mio padre e mio zio non hanno mai smesso di prendersi cura di questi terreni”. L’attenzione al recupero e al mantenimento delle tradizioni, come antidoto all’abbandono dei territori, ha spinto dunque l’azienda agricola Marco Bozzolo ad ampliare i propri ambiti di azione anche verso la didattica e il turismo.

“I nostri terreni e le nostre strutture sono aperte a tutti i visitatori che vogliono scoprire l’affascinante mondo della Castagna Garessina” conclude Marco “e a tale scopo abbiamo predisposto un castagneto didattico, aperto a studenti, gruppi di turisti e curiosi. Stiamo inoltre cercando di attrezzare un’aula didattica, dove spiegare nel dettaglio il processo dell’essiccazione della castagna e coinvolgere anche i bambini: essendo stato un processo abbandonato per molti anni, necessita di essere divulgato per recuperare metodi e saperi. Collaboriamo con diversi tour operator e sono molti i turisti nordamericani ed nordeuropei che visitano l’azienda”.

Fonte: http://piemonte.checambia.org/storie/marco-bozzolo-custode-dei-castagneti-tra-tradizione-innovazione/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Annunci

Emergenza acqua: ne va della nostra vita

L’acqua ricopre il 70% della superficie terrestre e rappresenta un bene da preservare se vogliamo garantire anche la nostra esistenza sulla Terra: se c’era bisogno dell’ennesima conferma, ecco che arriva dal rapporto “Water is life” dell’Agenzia Europea per l’Ambiente.9943-10734

L’acqua copre oltre il 70% della superficie terrestre, è in acqua che è iniziata la vita sulla Terra, è un bisogno vitale, una risorsa locale e globale e un regolatore del clima. Ma negli ultimi due secoli è divenuta l’approdo degli innumerevoli inquinanti che l’uomo ha rilasciato in natura. Occorre dunque cambiare radicalmente il modo in cui usiamo e trattiamo l’acqua. Ed è proprio questo è il filo conduttore del rapporto “Water is life” dell’Agenzia Europea per l’Ambiente.

Uso dell’acqua in Europa: quantità e qualità, grandi sfide

Gli europei usano miliardi di metri cubi di acqua ogni anno non solo per bere, ma anche per agricoltura, industria, riscaldamento e raffreddamento, turismo e altri servizi. Con migliaia di laghi d’acqua dolce, fiumi e fonti d’acqua sotterranee disponibili, la fornitura di acqua in Europa può sembrare senza limiti. Ma la crescita della popolazione, l’urbanizzazione, l’inquinamento e gli effetti dei cambiamenti climatici, come la siccità persistente, stanno mettendo a dura prova l’approvvigionamento idrico in Europa e la sua qualitàacqua1

La vita nell’acqua è fortemente minacciata

La vita nelle acque dolci d’Europa e nei mari regionali è fortemente minacciata. Il pessimo stato  degli ecosistemi ha un impatto diretto su molti animali e piante che vivono nell’acqua e questo colpisce altre specie e soggetti. Lo stato dei mari europei è compromesso, principalmente a causa della pesca eccessiva e dei cambiamenti climatici, mentre le acque dolci soffrono per acidificazione e habitat alterati. L’inquinamento chimico ha un impatto negativo su sia sui corsi e invasi d’acqua dolce che sull’acqua marino-costiera.acqua2

Un oceano di plastica

La plastica prodotta in serie è stata introdotta intorno alla metà del secolo scorso come un materiale miracoloso: leggero, plasmabile, e resistente. Da allora, la produzione di materie plastiche è aumentata rapidamente e ora la produzione annuale supera i 300 milioni di tonnellate e… non scompare dall’ambiente!

Cambiamenti climatici e acqua: mari più caldi, inondazioni e siccità

Il cambiamento climatico sta aumentando la pressione sui corpi idrici. Dalle inondazioni e dalla siccità, all’acidificazione degli oceani e all’innalzamento del livello del mare, gli impatti dei cambiamenti climatici sull’acqua dovrebbero intensificarsi negli anni a venire. È quanto mai necessario che ogni Stato e Federazione di Stati attui misure pronte, efficaci e drastiche per fermare questo fenomeno.acqua3

L’acqua nelle città

Diamo tutto per scontato nelle nostre case: apriamo i rubinetti, scarichiamo le acque reflue e ci aspettiamo che sarà per sempre così. Ma sbagliamo. Per la maggioranza dei cittadini europei, l’acqua nelle abitazioni è potabile e disponibile 24 ore al giorno, ma l’acqua fa un lungo viaggio per arrivare nelle nostre case e incontra molti ostacoli.

Gestire l’acqua in una città non è una questione che interessa solo i gestori dei sistemi idrici pubblici.

Il cambiamento climatico, lo sviluppo urbano e le modifiche ai bacini fluviali possono portare a più frequenti e dannose inondazioni nelle città, lasciando alle autorità una sfida sempre più grande.

Per scaricare il rapporto integrale QUI

Fonte: ilcambiamento.it

Aria, terra, acqua: piano piano ci “mangiamo” il paese

Diffusi i dati del tredicesimo Rapporto sulla qualità dell’ambiente urbano in Italia. Ne esce la fotografia di un paese super-antropizzato, che si sposta e produce con modalità inquinanti e che non crede affatto nel verde pubblico e nel risparmio di suolo.9717-10491

Pm10 ancora oltre la norma in molte città italiane: al 10 dicembre 2017, il valore limite giornaliero è stato oltrepassato in 34 aree urbane, gran parte di queste localizzate nel bacino padano. Torino è la città con il numero maggiore di superamenti giornalieri (103). Situazione ancora più critica per l’ozono: nella stagione estiva, sempre 2017, ben 84 aree urbane vanno oltre l’obiettivo a lungo termine. Nel 2016 il limite annuale per l’NO2 (biossido di azoto) è stato superato in 21 aree urbane, mentre va meglio per il PM 2,5 (25 μg/m³): solo 7 città superano il limite annuale. Questi i dati relativi all’aria, aggiornati al 10 dicembre 2017 e contenuti nella XIII edizione del Rapporto sulla Qualità dell’Ambiente Urbano, presentato nei giorni scorsi a Roma. Il report, che porta la firma del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA), raccoglie i dati relativi a 119 aree urbane attraverso dieci aree tematiche: Fattori Sociali ed Economici, Suolo e territorio, Infrastrutture verdi, Acque, Qualità dell’aria, Rifiuti, Attività Industriali, Trasporti e mobilità, Esposizione all’Inquinamento Elettromagnetico ed acustico, Azioni e strumenti per la sostenibilità locale, descrive la qualità delle vita e dell’ambiente nelle città italiane. Ne esce la fotografia di un paese “sdraiato” su una mobilità inquinante e con una situazione idrogeologica compromessa, con poco verde pubblico, molti impianti chimici e consumo di suolo che avanza.

Incidenti

Nel 2016, più incidenti, ma meno vittime sulle strade: rispetto al 2015, nei 119 comuni, nonostante l’aumento degli
incidenti (+0,5%) e dei feriti +(0,3%), il numero dei morti scende del 9,7%, a fronte di una diminuzione nazionale che
supera il 4%. Il numero più alto di incidenti ogni 1.000 autovetture circolanti si rileva a Genova (oltre 15 incidenti ogni 1.000 autovetture circolanti), seguita da Firenze (13,4) e Bergamo (13). In linea generale e nel lungo periodo (2007-2016), calano gli incidenti stradali nei 119 comuni passando da 112.648 a 81.967 (-27,2%).

Frane

Su 119 comuni analizzati dal rapporto, 85 risultano caratterizzati da frane, mentre 34 ricadono prevalentemente in aree
di pianura. Complessivamente sono state censite 23.729 frane con una densità media sul territorio dei 119 comuni di
1,12 frane per km2 (sia frane attive che non) . Alcuni comuni ne hanno più di 9 per km2 (Lecco, La Spezia, Lucca, Cosenza e Sondrio), mentre 14 presentano una densità compresa tra 3 e 9 frane (Pistoia, Torino, Vibo Valentia, Livorno, Ancona, Genova, Bologna, Bolzano, Fermo, Perugia, Catanzaro, Pesaro, Campobasso e Massa).
Dal 1999 al 2016, nei comuni in esame sono in atto 384 interventi urgenti per la difesa del suolo già finanziati, per un
ammontare complessivo delle risorse stanziate di circa 1 miliardo e 476 milioni di euro.

Consumo di suolo

Le più alte percentuali di suolo consumato rispetto alla superficie territoriale si raggiungono, al 2016, a Torino 65,7%,  Napoli 62,5%, Milano 57,3% e Pescara 51,1%. Tra il 2012 e il 2016 e’ la città di Roma, con oltre 13 milioni di euro  all’anno a sostenere i costi massimi più alti in termini di perdita di servizi ecosistemici, seguita da Milano con oltre 4 milioni di euro all’anno.

Coste e acque balneabili

Il 90,4% delle acque di balneazione è classificato come eccellente e solo 1,8% come scarso. Su 82 Province, 50 detengono solo acque eccellenti, buone o sufficienti e, in particolare, 26 hanno tutte acque eccellenti. La presenza della microalga potenzialmente tossica, Ostreopsis ovata, durante la stagione 2016, è stata riscontrata almeno una volta in 32 Province  campione su 41, anche con episodi di fioriture, mentre il valore limite di abbondanza delle 10.000 cell/l è stato superato  almeno una volta in 17 Province. In un caso è stato emesso il divieto di balneazione (Ancona) come misura di gestione a tutela della salute del bagnante.

Verde pubblico

Le percentuali di verde pubblico sulla superficie comunale restano piuttosto scarse, con valori inferiori al 5% in 96 delle 119 città analizzate, compresi i 3 nuovi comuni inclusi per la prima volta nel campione di quest’anno, nei quali il  verde pubblico non incide più del 2% sul territorio. Solo in 11 aree urbane, prevalentemente  del Nord, la percentuale di verde pubblico raggiunge valori superiori al 10%; i più alti si riscontrano nei comuni dell’arco alpino, in particolare a Sondrio (33%) e a Trento (29,7%). La scarsa presenza di verde si riflette ovviamente sulla disponibilità pro capite, compresa fra i 10 e i 30 m2/ab nella metà dei comuni (compresa Guidonia Montecelio). A Giugli ano in Campania,  invece, si registra il valore minimo (2,2 m2/ab). In linea generale, le aree urbane “più verdi” sono quelle con una significativa presenza di aree protette: Messina, Venezia, Cagliari e L’Aquila.

Terreni agricoli

Diminuiscono le aree agricole, altro importante tassello dell’infrastruttura verde comunale: il trend della superficie agricola utilizzata negli ultimi 30 anni è negativo in ben 100 dei 119 comuni indagati, con valori percentuali compresi tra il -1,4% di Viterbo e il -83,7% di Cagliari.

Autorizzazioni Integrate Ambientali

Le installazioni AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) statali e regionali presenti nei 119 comuni, ammontano a 938 (comprese quelle non operative ma con autorizzazione vigente) e sono situate in particolare nelle città di Forlì, Cesena, Ravenna, Modena, Prato, Brescia, Venezia, Verona e Torino. In particolare, sono 46 le installazioni AIA statali concentrate soprattutto a Venezia (7), Ravenna (7 di cui 6 operative), Brindisi (5), Taranto (4), Ferrara e Mantova (3). In particolare, la presenza maggiore di centrali termiche si rileva a Venezia (4), di impianti chimici a Ravenna (4 di cui 3 operativi). L’unica acciaieria integrata sul territorio nazionale è nel comune di Taranto. Le installazioni AIA regionali sono invece 892 e vedono la città di Forlì con il maggior numero di impianti (pari a 58 di cui 44 operativi) seguita da Ravenna (50 di cui 46 operativi), Prato (47) e Cesena (45 di cui 36 operativi).

Le auto

Ancora alto il numero delle auto euro 0: anche se in calo rispetto al 2015 di quasi 640 mila vetture, il numero delle
auto da euro 0 ad euro 2 rimane ancora troppo alto, quasi 10 milioni, sugli oltre 37 totali. Nel 2016, è Napoli a presentare la quota più alta (28,3%) di auto intestate a privati appartenenti alla classe euro 0, contro una media nazionale del 10,1%. Varia poco invece, la composizione del parco per tipo di alimentazione rispetto all’anno precedente: Trieste, Como e Varese a continuano a detenere la quota più alta di auto alimentate a benzina, intorno al 70%, contro circa il 26-28% di autovetture a gasolio, mentre ad Isernia, Andria e Sanluri, circolano essenzialmente vetture a gasolio ( dal 50 al 54% circa). Dal 2012 al 2016 il parco auto alimentato a GPL a livello nazionale segna un + 18,8%, con Parma e Lanusei che raggiungono le variazioni positive più alte, superiori al 40%, contro Villacidro e Sanluri che riportano, invece, contrazioni rispettivamente del 16 e 15%. Alle Marche, in particolare a Macerata, Fermo e Ancona, soprattutto grazie alla presenza di numerosi distributori in una limitata estensione territoriale, spetta il primato delle auto a metano circolanti (dal 13 al 18% circa).

Morti per mancata attività fisica

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, un’insufficiente attività fisica è associata in Europa a circa 1 milione di morti l’anno. Spostarsi regolarmente a piedi e in bicicletta per 150 minuti a settimana con attività fisica di intensità
moderata, riduce per gli adulti tutte le cause di mortalità di circa il 10%. Da questo presupposto è nato il focus del
rapporto “Città a piedi”, quest’anno dedicato, appunto, alla mobilità pedonale. Diversi i temi trattati tra cui il legame
tra mobilità attiva e lavoro agile: i risultati dell’esperienza “Giornata del lavoro agile”, istituita dal Comune di Milano, mostrano nel 2016 un risparmio nei tempi di spostamento di 106 minuti a persona.

Fonte: ilcambiamento.it

Qualità dell’aria, l’UE bacchetta l’Italia sul PM10

gettyimages-460586270

Ancora una volta l’inquinamento atmosferico e ancora una volta il PM10: la Commissione Europea ha (nuovamente) bacchettato l’Italia affinché adotti misure efficaci ed appropriate contro l’emissione di polveri sottili al fine di garantire una buona qualità dell’aria e salvaguardare la salute pubblica. Secondo l’Agenzia europea per l’ambiente ogni anno l’inquinamento da polveri sottili provoca in Italia più di 66.000 morti premature, rendendo il nostro lo Stato membro dell’UE più colpito in termini di mortalità connessa al particolato: il PM10 in Italia è immesso in atmosfera sopratutto nelle attività connesse al consumo di energia elettrica e al riscaldamento, ai trasporti, all’industria e all’agricoltura. Le polveri sottili, note anche come “PM10”, sono presenti nelle emissioni connesse al consumo di energia e al riscaldamento, ai trasporti, all’industria e all’agricoltura. Il PM10 può provocare asma, problemi cardiovascolari e cancro ai polmoni, causando un numero di morti premature superiore al numero annuale di decessi per incidenti stradali. Già nel dicembre 2012 la Corte di Giustizia UE aveva ritenuto l’Italia responsabile della violazione della legislazione UE pertinente per gli anni 2006 e 2007: in caso di superamento dei valori limite gli Stati membri sono tenuti ad adottare e attuare piani per la qualità dell’aria che stabiliscano misure atte a porvi rimedio nel più breve tempo possibile ma le misure legislative e amministrative finora adottate dall’Italia non sono bastate a risolvere il problema. Un problema che non è solo italiano ma che attiene anche a paesi come la Francia e la Gran Bretagna, dove il problema inquinamento è tanto grave quanto in Italia. La Commissione ha attivato la procedura d’infrazione per 16 Stati membri: Belgio, Bulgaria, Francia, Germania, Grecia, Italia, Lettonia, Polonia, Portogallo, Repubblica ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia e Ungheria. Nonostante l’obbligo per gli Stati membri di garantire una qualità dell’aria soddisfacente per i loro cittadini, sono ancora molte le zone in cui le concentrazioni di PM10 continuano a rappresentare un problema. L’attuale normativa europea sulle emissioni in atmosfera stabilisce valori limite per l’esposizione riguardanti sia la concentrazione annua (40 μg/m3), che quella giornaliera (50 μg/m3), da non superare più di 35 volte per anno civile. Oggi più che le normative anti-inquinamento però sono i nuovi mercati a rappresentare una salvezza per la qualità dell’aria nel vecchio continente: elettrico, ibrido, carburanti alternativi sono sempre più gettonati dai consumatori europei, che vedono nelle nuove tecnologie una possibilità sopratutto di risparmio di spesa sui carburanti.

Sarà il mercato o sarà il legislatore (o forse noi stessi) a salvare i nostri polmoni?

Fonte: ecoblog.it

Mense scolastiche. Rapporto Cittadinanzattiva: avanzi di cibo risultano essere del 22%

Il XIV rapporto “Sicurezza, qualità, accessibilità a scuola” di Cittadinanzattiva quest’anno si occupa anche di mense scolastiche. Tra gli argomenti, avanzi e spreco di cibo386277_1

Il XIV rapporto “Sicurezza, qualità, accessibilità a scuola” di Cittadinanzattiva quest’anno si occupa anche di mense scolastiche. Tra gli argomenti, avanzi e spreco di cibo. Si legge nel rapporto: Riguardo agli avanzi di cibo, che dalla nostra indagine risultano aggirarsi intorno al 22%, il 12,6% di un pasto cucinato per ciascun alunno rimane ogni giorno nel piatto, trasformandosi in spreco. Questo è uno dei principali risultati emersi dall’indagine pilota su quanti e quali piatti rientrano al termine del servizio con cibo avanzato (sprechi), condotta da Oricon, Osservatorio sulla Ristorazione Collettiva e Nutrizione. L’indagine è stata realizzata con questionari somministrati agli addetti alla distribuzione delle mense scolastiche. Nel periodo 26 ottobre-6 novembre 2015, sono stati monitorati oltre 64.000 pasti somministrati a 7.000 alunni d’età compresa tra i 3 e gli 11 anni. Al termine del servizio è stata valutata la percentuale di spreco per tipologia di portata. Entrando nel dettaglio, gli sprechi sono pari all’11% nei primi piatti; al 13% nei secondi; al 22% nei contorni; al 9% nei dessert; al 10% nella frutta e al 10% nel pane. Da un punto di vista economico, entrano nel bidone dei rifiuti, 0,18 centesimi per pasto (a fronte di un prezzo medio di un pasto pari a 4,6 euro).

Fonte: ecodallecitta.it

Nelle Langhe un Barolo biologico e di qualità

vino-rosso_19280

Monforte d’Alba, nel cuore delle Langhe, la cantina Josetta Saffirio ha scelto di percorre una strada alternativa nella produzione del Barolo: trattori più leggeri per non compattare troppo il terreno, riduzione dei prodotti chimici usati nei vigneti, utilizzando solo quelli ammessi dall’agricoltura biologica, un sistema di packaging sostenibile, una corretta gestione dei rifiuti. La vendemmia 2015 nasce sotto i migliori auspici, grazie al clima favorevole dei mesi estivi e fra le soluzioni adottate dalla cantina Josetta Saffirio vi è l’utilizzo di rame e zolfo che non entrano nel ciclo linfatico e consento all’azienda vitivinicola – che produce 30-35mila bottiglie l’anno e possiede 5 ettari di vigne – di ottenere la certificazione di sostenibilità EcoProWine. La cantina si trova a Monforte d’Alba, uno degli undici comuni di produzione del mitico vino Barolo, inserito nel contesto paesaggistico che un anno fa è stato dichiarato patrimonio mondiale dell’Umanità. Fra le buone pratiche messe in atto da questi coltivatori attenti all’ambiente vi è, per esempio, l’erba tra i filari per ridurre l’erosione provocata dalle acque superficiali.

“Siamo partiti per esigenze di salute. Perché con i prodotti che utilizzavamo dell’agricoltura tradizionale stavamo male, io non riuscivo più ad andare nel vigneto. Poi siamo andati avanti. E a maggior ragione abbiamo percorso questa strada quando ci sono nati i figli”,

spiega la titolare Sara Vezza Saffirio che ha ricevuto in eredità i terreni da sua nonna Josetta. Una scelta “green” che si spera possa fare scuola.

Fonte:  Askanews

Foto Davide Mazzocco

Il Treno Verde 2015 viaggia verso l’Expo di Milano, alla ricerca dell’agricoltura di qualità

La campagna nazionale di Legambiente e Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane è dedicata quest’anno ad agricoltura e alimentazione. 15 tappe in Italia per raccontare le migliori esperienze dell’agricoltura italiana di qualità verso Expo Milano 2015. Obiettivo concreto: di aumentare in Italia le produzioni biologiche dal 9% al 20% della superficie agricola entro il 2020381963

Edizione tutta speciale quest’anno per il Treno Verde 2015. La storica campagna nazionale di Legambiente e Gruppo Ferrovie dello Stato quest’anno cambierà “natura” e “declinazione” per dar vita ad un viaggio speciale dedicato all’agricoltura e all’alimentazione in vista di Expo Milano 2015. Dal 18 febbraio all’11 aprile il convoglio ambientalista farà tappa in 15 città italiane per far conoscere e far riscoprire la bellezza e l’eccellenza dei territori, ma soprattutto per raccontare le migliori esperienze dell’agricoltura italiana di qualità in viaggio verso Expo Milano 2015, l’esposizione universale su alimentazione e nutrizione in programma dal primo maggio nel capoluogo lombardo.
Motto di questa edizione sarà “Tornare alla terra per seminare futuro” per sottolineare l’importante ruolo che l’agricoltura di qualità e delle buone pratiche ambientali e sociali ha e potrà avere anche di fronte alle sfide future. Per questo il Treno Verde durante il suo viaggio presenterà il Manifesto della Nuova Agricoltura: una Nuova Agricoltura sostenibile che è già all’opera, anche se la strada è ancora lunga e in salita. A praticarla sono molti coraggiosi agricoltori italiani e di tutto il mondo attenti ai processi naturali, alla complessità e specificità locale degli ecosistemi e che hanno detto no agli Ogm. Secondo Legambiente questa agricoltura potrà dare un contributo importante nella mitigazione dei cambiamenti climatici, che potrà garantire cibo sano e di qualità (libero da Ogm e da sostanze pericolose per la salute umana), un lavoro dignitoso; che potrà aiutare a valorizzare il territorio ed offrire fonti di energia rinnovabile, materiali e prodotti alternativi alla petrolchimica. Oltre al Manifesto in questione, il convoglio ambientalista di tappa in tappa promuoverà e farà conoscere, insieme agli Ambasciatori del Territorio, le esperienze di chi vive il territorio, e lancerà il “Progetto Conversione”. Una sfida che coinvolgerà agricoltori, mondo scientifico, ministeri di agricoltura e ambiente e tutte le regioni e che si pone come obiettivo quello di aumentare le produzioni biologiche in Italia nei prossimi 6 anni, estendendole dal 9% al 20% della superficie agricola entro il 2020.

LA CAMPAGNA NAZIONALE DI LEGAMBIENTE E FERROVIE DELLO STATO ITALIANE

La campagna, con il patrocinio del Ministero delle Politiche Agricole, Ambientali e Forestali e il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, è stata presentata questa mattina a Roma nella sala conferenza della Stazione Termini dalla direttrice generale di Legambiente Rossella Muroni, da Michele Mario Elia, amministratore delegato di Ferrovie dello Stato Italiane, Maurizio Martina, Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Barbara Degani, Sottosegretario al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Chiara Pennasi, Direttore Padiglione della Società Civile – Cascina Triulza, Lucio Cavazzoni, Presidente Alce Nero, Vittorio Cogliati Dezza, Presidente nazionale Legambiente. Tra i presenti anche Enrico Costa, membro del consiglio di amministrazione dell’ASI, Agenzia Spaziale Italiana. Inoltre durante la conferenza è stato presentato il messaggio di “Buon Viaggio Treno Verde”, di Tessa Gelisio.  “Quest’anno il Treno Verde – dichiarano Rossella Muroni e Vittorio Cogliati Dezza, rispettivamente direttrice generale e presidente nazionale di Legambiente – sarà un viaggio tra i territori, le loro eccellenze e il ruolo che sono chiamati a svolgere in ambito internazionale anche in vista di Expo Milano 2015. Un evento sul quale si stanno accendendo i riflettori di tutto il mondo e dove purtroppo in questi mesi non sono mancati fatti di corruzione e malaffare. Ci auguriamo, invece, che l’Expo rappresenti, nel segno della legalità, un momento per far chiarezza su come combattere la fame nel mondo, favorire un’alimentazione sicura senza cibi ogm e un ‘agricoltura sostenibile e di qualità. Quella stessa agricoltura che racconteremo a bordo del treno verde e che può e deve giocare un ruolo chiave nella lotta al consumo di suolo, nella mitigazione degli effetti ai cambiamenti climatici, nel rilancio dell’economia del Paese, nello sviluppo di un’economia verde creando nuova occupazione. Un’agricoltura che merita di essere favorita attraverso una politica ad hoc che riesca a cogliere la domanda di cambiamento che i cittadini e le aziende agricole più innovative chiedono e per cui vale la pena che si spenda metà del bilancio Unione Europea”.  “Il treno è sviluppo responsabile e sostenibile, il treno è qualità del cibo e dell’aria, il treno è rispetto dell’ecosistema. Perché, rispetto alle altre modalità di trasporto, assicura un minor impatto ambientale nella realizzazione delle infrastrutture e minori emissioni inquinanti, minori consumi energetici e minori costi esterni. Sono questi alcuni plus del sistema ferroviario che Michele Mario Elia, amministratore delegato di FS Italiane ha voluto ricordare nel suo intervento alla presentazione del Treno Verde 2015. “Ecco quindi – ha proseguito Elia – che anche in occasione di Expo 2015, quando al centro dell’attenzione si pone l’alimentazione, la nutrizione e un futuro sostenibile, il treno mostra di avere tutti i requisiti per essere protagonista. Laddove il commercio di prodotti alimentari a chilometro zero non è possibile, la modalità ferroviaria riduce al minimo gli effetti negativi del trasporto. Lo fa senza inquinare le campagne e le città che attraversa.” Elia ha poi concluso ricordando che “il Gruppo FS Italiane sarà protagonista di Expo 2015 anche assicurando un potenziamento dei servizi su Milano, e in particolare su Rho-Fiera, offerte commerciali ad hoc per incentivare l’uso del treno, stazioni ammodernate e sempre più accessibili, servizi innovativi per i passeggeri e una rete commerciale, quella di Trenitalia, che diventa, fino a ottobre, rete di vendita anche dei biglietti di ingresso a Expo.”

LE TAPPE DEL TRENO VERDE 2015

Tappe 2015 e dati su biologico, agroalimentare – Il Treno Verde 2015 inizierà il suo viaggio da Caltanissetta per poi proseguire verso Palermo, Bari, Pescara, Battipaglia, Napoli Centrale. Ed ancora a Termoli, Latina, Perugia, Arezzo, Chiusi, Parma, Vicenza, Cuneo, per poi concludere il suo viaggio a Milano (Centrale e Piazza Garibaldi) il 10 e l’11 aprile. Sarà un viaggio inteso, ricco di novità e che porrà l’attenzione anche sul patrimonio agroalimentare italiano, che complessivamente rappresenta 8,7% del Pil nazionale. L’Italia è tra i dieci maggiori paesi produttori di biologico al mondo ed è seconda dietro alla Spagna, tra i paesi europei, per superficie investita ad agricoltura biologica. La Penisola, inoltre, è al primo posto in Europa per prodotti tipici certificati che, ad oggi, sono pari a 264 tra Dop, Igp, Stg. A questi andrebbero aggiunti i 523 vini tra Doc, Docg e Igt e soprattutto le 4.813 varietà e specialità alimentari tradizionali italiane che sono espressione del patrimonio genetico e culturale di ogni singola Regione, al pari dei beni storici, artistici, architettonici. Dati negativi riguardano, invece, la superficie di terreni coltivabili: dal 1990 al 2010 la Penisola ha perso una superficie agricola paragonabile all’estensione della Lombardia. Mentre nel nord e centro Italia la perdita è stata costante e rispettivamente del 12% e 18%, nel Sud e nelle isole si sono registrate due fasi distinte. Fino al 2000 c’è stata una perdita rispettivamente del 14% e del 22%, nel secondo periodo invece si è assistito ad una perdita minore di suolo agricolo e, in alcuni casi, a un ritorno alla terra, come in Sardegna e Sicilia, in cui il recupero è stato del 10%, in Abruzzo del 5% e in Puglia del 3%. Nello stesso periodo, il settore agricolo ha ridotto le emissioni di gas a effetto serra del 17%, in termini di CO2. Tra i fattori che hanno contribuito a questa diminuzione ci sono: la riduzione delle emissioni di metano prodotte dagli animali allevati e delle emissioni di azoto reattivo provocate soprattutto dall’uso di fertilizzanti azotati, la generale riduzione delle superfici coltivate e di contro l’aumento delle superfici agricole coltivate a biologico, nonché l’adozione di tecniche innovative ad alta efficienza per la gestione delle risorse naturali. 
LE NOVITÀ A BORDO DEL TRENO VERDE 2015

Le novità del Treno Verde 2015 – Ad ogni tappa saliranno a bordo del Treno Verde gli Ambasciatori del Territorio, grande novità di questa edizione 2015 promossa da Legambiente e Alce Nero che avrà per protagonisti quegli agricoltori italiani e quelle aziende agricole che producono nel rispetto del patrimonio ambientale, sociale e culturale dei loro territori. Esperienze che rappresentano un possibile modello di economia sostenibile per i territori ed esempi di un movimento molto più grande, ma poco visibile di giovani e vecchi agricoltori che hanno superato il modello impoverente dell’agricoltura industriale intensiva. Insieme a loro Legambiente presenterà il suo Manifesto della Nuova Agricoltura, che potrà essere sottoscritto a bordo del Treno e che sarà poi presentato all’Expo, e lancerà sempre insieme ad Alce Nero il “Progetto Conversione” per la diffusione dell’agricoltura biologica attraverso la conversione dei territori.
Quest’anno il Treno Verde ha fatto poi un restyling delle sue quattro carrozze, che ospiteranno una mostra didattica dedicata all’agricoltura e all’alimentazione. La mostra sarà aperta dalle 8,30 alle 13,30 per le classi prenotate e dalle 16,00 alle 19,00 per il pubblico. La domenica sarà visitabile dalle 10,00 alle 13,00. L’ingresso è gratuito. La prima carrozza è dedicata al tema “Agricoltura o Agricolture? Dove viene il cibo” e sarà un viaggio alla scoperta della terra a partire dalla difesa e tutela del suolo fino alla mitigazione dei mutamenti climatici e alla riduzione dei consumi. Ci sarà, inoltre, un percorso interattivo per scoprire da dove nasce il cibo. Tema della seconda carrozza sarà invece “La terra e il territorio. Chi produce il cibo?”: si parlerà di buone pratiche, di green economy, si incontreranno gli Ambasciatori del Territorio e qui si potrà sottoscrivere il Manifesto della Nuova Agricoltura. La terza carrozza sarà dedicata a “Chi Mangia? Cosa mangia?” e tra i temi si discuterà di: etichettatura, corretta e sana alimentazione, stagionalità alla dieta mediterranea, spesa sostenibile. Inoltre, all’interno della mostra di Ecolife – progetto sugli stili di vita consapevoli cofinanziato dalla Commissione Europea – si potrà avere immediata percezione dei cambiamenti climatici attraverso le immagini di COSMO-SkyMed, il sistema satellitare dell’ASI (Agenzia Spaziale Italiana) unico al mondo. Infine a bordo della quarta carrozza si parlerà di “agricoltura e sociale”, di orti in città e delle esperienze di Libera Terra e delle altre associazioni e cooperative che ogni giorno lavorano per garantire un’agricoltura sostenibile e una sana alimentazione. Non mancheranno a bordo del Treno Verde workshop tematici sui temi dell’agroecologia, della nutrizione, laboratori e percorsi di didattica. Infine la cucina viaggiante, altra novità di questa edizione 2015, allestita a bordo della terza carrozza permetterà ai ragazzi degli Istituti agrari e alberghieri di sfidarsi ai fornelli con ricette biologiche, a kilometro zero, sostenibili e senza sprechi. Una sfida che Legambiente rivolgerà anche al popolo social con #tipicongusto: chi è interessato e vuole partecipare dovrà scattare una foto con il piatto o il prodotto agroalimentare che vorrebbe portare nel futuro e postarla poi sui proprio profili social con l’hashtag #tipicongusto.
Il Treno Verde è aperto dalle 8,30 alle 13,30 per le classi prenotate; dalle 16 alle 19 per il pubblico. Di domenica l’orario di apertura è dalle 10 alle 13. L’ingresso è gratuito. Di seguito le 15 tappe in programma:

Caltanissetta – 23-24-25 febbraio

Palermo – 27 febbraio

Bari – 1, 2, 3 marzo

Pescara – 5, 6 marzo

Battipaglia – 7, 8, 9 marzo*

Napoli Centrale – 10 marzo

Termoli – 12, 13 marzo

Latina – 15, 16, 17 marzo

Perugia – 19, 20, 21 marzo*

Arezzo – 22, 23, 24 marzo

Chiusi – 26 marzo

Parma – 28, 29, 30 marzo*

Vicenza – 31 marzo, 1, 2 aprile

Cuneo – 7, 8, 9 aprile

Milano Centrale – 10 aprile

Milano Piazza Garibaldi – 11 aprile

 

*Apertura fino alle ore 13.30

 

 

 

Fonte: ecodallecittà.it

Commercio equosolidale: il Fairtrade in Italia piace:+17% nel 2013

Fairtrade da record: +17% nel 2013: i prodotti del commercio equosolidale certificato toccano la cifra record di 76 milioni di euro

Cresce a due cifre il commercio equosolidale in Italia facendo registrare un’impennata nel giro d’affari pari al 17% che tradotta in soldoni equivale 76 milioni di euro nel 2013. I consumi italiani per cacao, zucchero e cotone scelgono il nuovo modello di commercio etico. Il boom di vendite si realizza in un contesto di crisi il che fa riflettere sulla necessità dei consumatori di affidarsi evidentemente a pochi prodotti ma di qualità che assicurino anche attenzione sia all’ambiente sia ai diritti dei lavoratori che li portano sul mercato. Infatti, secondo la ricerca condotta i Nielsen per Fairtrade Italia e presentata nei giorni scorsi all’incontro “Fairtrade sostenibilità sociale e ambientale per un’azienda responsabile” a Milano rivela che attesta che per il 97% degli intervistati è importante il processo produttivo; per il 65% i prodotti etici sono già conosciuti e che il 41% li considera affidabili.fairtrade-526x350

Il marchio Fairtrade è conosciuto dai consumatori grazie alla qualità dei prodotti anche se è la comunicazione ad averli interessati e coinvolti il che porta a riconoscere questo genere di prodotti come etici appunto all’interno della loro categoria. Infatti, il prodotto fairtrade a essere maggiormente venduto sono le banane che hanno fatto registrare il +8% ossia 9.000 tonnellate e quelle biologiche fanno registrare addirittura il +13% il che vuol dire che 6 delle banane vendute nel 2013 avevano la certificazione sia biologica sia del commercio equosolidale; si piazzano bene anche i prodotti dolciari che hanno ingredienti Fairtrade: +52%; il caffé fa registrare il +15% con anche le 550 tonnellate di caffè verde.

Ha detto Paolo Pastore direttore operativo di Fairtade Italia:

Fairtrade è un circuito virtuoso che continua a registrare segnali positivi. Il trend di sviluppo ci incoraggia a portare avanti il lavoro svolto negli ultimi anni, oggi anche alla luce della ricerca di mercato Nielsen. Questo accade nei 20 anni dalla nostra fondazione, che festeggeremo ad ottobre, e ci dà piena soddisfazione rispetto ai risultati raggiunti.

Infine è stato presentato un nuovo modello commerciale per cacao, zucchero e cotone che saranno denominati Fairtrade sourcing programs permettendo, in pratica, alle aziende di poterli acquistare per tipologie di prodotto o per l’intera produzione secondo le condizioni Fairtrade.

Fonte: ecoblog.it

Approvata la norma dell’indicazione europea dei prodotti

Il Parlamento europeo ha approvato la norma sull’indicazione di origine obbligatoria per i prodotti europei tranne alimentari e medicinali. «Si tratta di una boccata d’ossigeno per le tante piccole e medie imprese italiane soffocate dalla crisi e attaccate quotidianamente dalla contraffazione. Il Made In Europe contribuirà in questo modo nei fatti e non a parole a rilanciare la nostra economia e la creazione di posti di lavoro» ha detto l’eurodeputato Andrea Zanoni.madein

Il Parlamento europeo ha approvato la norma sull’indicazione di origine obbligatoria per i prodotti europei tranne alimentari e medicinali. «Si tratta di una boccata d’ossigeno per le tante piccole e medie imprese italiane soffocate dalla crisi e attaccate quotidianamente dalla contraffazione. Il Made In Europe contribuirà in questo modo nei fatti e non a parole a rilanciare la nostra economia e la creazione di posti di lavoro» ha detto l’eurodeputato Andrea Zanoni.
La settimana scorsa a Strasburgo è stato approvato il Regolamento per la Sicurezza dei prodotti al consumo incluso il marchio Made In. «Si tratta di una grande vittoria per il settore manifatturiero di qualità italiano contro gli interessi della grande distribuzione difesa ad oltranza da alcuni Paesi del Nord Europa – ha spiegato l’eurodeputato Zanoni –  Adesso l’auspicio è che l’Italia faccia sistema e sfrutti l’occasione della Presidenza di turno dell’Ue, il cosiddetto semestre italiano che inizierà il prossimo 1 luglio, per far approvare questo importantissimo regolamento in sede di Consiglio».
Il nuovo regolamento, comprensivo della norma sul Made In su tutti i prodotti europei ad esclusione di alimentari e medicinali, è stato approvato dopo un’accesa battaglia tra chi sosteneva gli interessi dei piccoli produttori di qualità e delle piccole e medie imprese dell’artigianato e chi invece si è schierato con la grande distribuzione tipica del Nord Europa. Le migliaia di piccoli produttori di qualità, come artigiani e piccoli imprenditori, di cui è ricca l’Italia, hanno bisogno di protezione dalla concorrenza sleale e di misure che valorizzano la loro attività. «Il marchio Made In può costituire un forte incentivo anche per la creazione di posti di lavoro in quanto è in grado di dare una forte boccata di ossigeno alle tante Pmi italiane oggi stritolate dai grandi mercati e dalla crisi – ha aggiunto Zanoni – Questo è un esempio concreto di quanto si possa fare a Bruxelles al servizio dei cittadini e di chi lavora con onestà. È in questo modo che si valorizza il lavoro e si tutelano i lavoratori. Il resto sono chiacchiere».

Fonte: il cambiamento.it

Il Cibo Impazzito
€ 12.39

Le 5 cose che fanno funzionare un sistema di bike sharing

Lo rivela “The Bike Share Planning Guide” pubblicata in Usa82663689-586x390

Tutte le grandi città hanno provato, o stanno provando, a sviluppare sistemi di bike sharing, al mondo ce ne sono attualmente più di 600 e ne nascono ancora di nuovi. Il bike sharing aiuta a risolvere i problemi di traffico e inquinamento, e quello del cosiddetto “ultimo miglio”, ovvero l’ultimo tratto da percorrere per chi va al lavoro, o a scuola, dopo essere sceso dai mezzi pubblici. Eppure i risultati non sempre sono ottimali – basti pensare all’esperienza di Roma, risoltasi con un mezzo flop – perché per funzionare, un sistema di bike sharing deve avere determinate caratteristiche.

A illustrarle, ci pensa ora The Bike Share Planning Guide, uno studio pubblicato dall’ITDP (Institute for Trasportation & Development Policy) di New York, che ha preso in esame 440 sistemi di bike sharing e stabilito le 7 città con i servizi. Neanche a dirlo, nessuna di queste è italiana.

Si tratta di:

Barcellona, 10.8 viaggi per bici e 67,9 viaggi ogni 1.000 residenti;
Lione, 8,3 viaggi per bici e 5511 viaggi per 1.000 residenti;
Città del Messico, 5,5 viaggi per bici e 158,2 ogni 1.000 residenti;
Montreal, 6,8 viaggi per bici 113,8 viaggi ogni 1.000 residenti;
New York City, 8,3 viaggi per bici e 42,7 viaggi ogni 1.000 residenti;
Parigi, 6,7 viaggi per bici e 38,4 viaggi ogni 1.000 residenti;
Rio de Janeiro, 6,9 viaggi per bici e 44,2 viaggi ogni 1.000 residenti.

Ma quali sono i fattori che fanno funzionare un sistema di bike sharing? L’ITDP ha stabilito cinque parametri, visibili anche in questa infografica. Scopriamoli.

Densità di stazioni1795647401-586x390

Un bike sharing degno di questo nome deve poter contare di un numero tra le 10 e le 16 stazioni per ogni chilometro quadrato, con circa 300 metri di distanza media tra una stazione e l’altra. Le stazioni devono poi essere posizionate a una distanza adeguata dai punti di interesse vicini, distanza che possa essere facilmente percorsa a piedi. Una densità minore di stazioni abbassa il numero di utenti.

Rapporto tra numero di bici e residenti451022429-586x390

Ogni 1000 residenti nell’area coperta dal servizio, devono esserci dalle 10 alle 30 biciclette. Il numero va incrementato se si parla di aree metropolitane e con un gran numero di pendolari, perché in quel caso le bici devono servire sia ai residenti che ai pendolari. Se le bici non sono sufficienti, soprattutto nei periodi di punta, cala l’affidabilità percepita del servizio, e quindi il numero di utenti.

Area coperta dal servizio170330866-586x403

Un buon servizio di bike sharing dovrebbe coprire un’area di almeno 10 chilometri quadrati, tale da contenere un numero ragionevole di punti di partenza e di arrivo presunti per chi dovrà utilizzare il servizio. Aree urbane più piccole possono avere un’area di copertura minore.

Qualità delle bici173723777-586x383

Le bici fornite dal servizio devono essere di buona qualità, belle a vedersi, devono durare nel tempo, e venire incontro alle necessità dell’utente. Quindi è consigliabile dotarle di un cestino anteriore per mettere buste o borse. Devono essere dotate di un buon sistema antifurto, e nel design bisogna inserire delle caratteristiche uniche che ne scoraggino il furto e la ricettazione.

Facilità di utilizzo delle stazioni169629056-586x390

Su questo punto cade la maggior parte dei sistemi analizzati. Il ritiro e il rilascio delle biciclette nelle stazioni deve essere semplice e veloce. Il sistema di pagamento deve essere automatico e avere un’interfaccia di immediata comprensione. Inoltre è consigliabile un sistema di bloccaggio automatico delle bici, e un monitoraggio in tempo reale, in modo da vedere immediatamente se occorrono altre bici in una determinata stazione.

Fonte: ecoblog