India: piantare 2miliardi di alberi per combattere disoccupazione e inquinamento

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Piantare più alberi per risolvere il problema della disoccupazione giovanile e migliorare la qualità dell’aria. È questa la soluzione proposta dal Ministero dello Sviluppo rurale indiano. Due miliardi di alberi lungo l’autostrada nazionale, stimano i funzionari, garantirebbero circa 300mila nuovi posti di lavoro da distribuire tra i giovani disoccupati presenti nel Paese. Non solo, due miliardi di alberi potrebbero contribuire a migliorare drasticamente la qualità dell’aria di una cittàNuova Delhi, che risulta essere tra le più inquinate al mondo. L’India, come del resto altri grandi Paesi asiatici, tende ad avere grossi problemi di inquinamento. Gli alberi potrebbero essere una risposta concreta. Secondo un recente studio condotto nel Regno Unito, infatti, le foglie degli alberi sarebbero in grado di catturare una notevole quantità di polveri sottili. Per accertarsene, gli scienziati hanno misurato la quantità di inquinamento atmosferico presente nei pressi di un centro abitato di Lancaster, attraverso l’uso di dispositivi di monitoraggio di polveri sottili e particolari tecniche di analisi delle informazioni. Dopo aver collocato di fronte a quattro case una sorta di “schermo” formato da 30 giovani alberi di betulle, disposti in fioriere di legno, i ricercatori hanno analizzato nuovamente i dati della qualità dell’aria dopo appena 13 giorni. Dalle analisi è risultato che, di fronte a tutte e quattro le case, la concentrazione di particelle di metalli era diminuita in una percentuale compresa tra il 52 e il 65%. Nello specifico, PM1, PM 2.5 e PM 10 erano ridotti del 50%. Esaminando poi le betulle al microscopio, i ricercatori hanno confermato che le superfici pelose delle foglie avevano intrappolato le particelle inquinanti, derivanti molto probabilmente dalla combustione o dall’usura dei freni dei veicoli di passaggio sulle strade adiacenti le abitazioni. Il Ministero dello Sviluppo rurale dell’India ha anche sottolineato la necessità della raccolta e conservazione dell’acqua affermando, in particolare, che se il 15% dell’acqua piovana venisse utilizzato, si potrebbe evitare la problematica inerente all’inefficienza delle risorse idriche, alimentando la gente e irrigando il terreno agricolo. Sembra che questo progetto vada ad aggiungersi a una serie di iniziative intraprese dal Paese per sviluppare la propria economia e ridurre l’impatto ambientale. L’India sta infatti investendo anche in energia solare e ha inoltre annunciato di voler stanziare più fondi per progetti sostenibili, raddoppiando la tassa sul carbone. Si era assistito a un’iniziativa simile a quella prospettata di piantare 2miliardi di alberi nelle strade del Paese, già l’anno scorso. Il progetto, arricchito di connotati molto più sociali e simbolici, aveva l’obiettivo di portare l’opinione pubblica a una maggiore considerazione della donna e delle nascite femminili. Allora, si era deciso di piantare 111 alberi nel villaggio Piplantri, per celebrare la nascita di una bambina. La speranza è che accanto a questi progetti sostenibili ne possano nascere molti altri, votati a sensibilizzare l’opinione pubblica di una nazione spesso devastata da episodi di violenza contro le donne.

(Foto: media.canada.com)

Fonte: ambientebio.it/

Smog a Torino, troppo ottimismo? Il Presidente della Commissione Ambiente Grimaldi: “Non basta la danza della pioggia”

Se è vero che la qualità dell’aria sta leggermente migliorando, è altrettanto vero che Torino resta la città più inquinata d’Italia, e anche nel 2013 ha superato tutti i limiti. Marco Grimaldi: “Bisogna muoversi. L’aria non aspetta i tempi della politica: Torino deve ritrovare il ritmo di un borgo sostenibile”378325

risultati presentati dall’Arpa in Commissione Ambiente sull’andamento dello smog nel 2013 sono stati letti con ottimismo dai quotidiani locali dall’Assessorato all’Ambiente, che hanno sottolineato come la centralina della Consolata sia rimasta per la prima volta al di sotto del limite di legge per la media annuale degli sforamenti. (Il valore da non superare è 40 mcg/m2, che è esattamente la media registrata dalla centralina). Non esattamente un trionfo insomma, soprattutto se consideriamo che, oltre alla media annuale, contano gli sforamenti, e la Consolata da sola ne ha totalizzati 100, contro i 35 consentiti. (Dati Arpaqui). Secondo il presidente della Commissione Ambiente Marco Grimaldi, più che concentrarsi sui piccoli miglioramenti, che per quanto non interamente attribuibili al meteo, come ricorda l’Arpa, molto devono alle piogge abbondanti – come in questo gennaio insolitamente mite in quanto a polveri – sarebbe il caso di prendere il toro per le corna e sfruttare il calo degli spostamenti a motore per lanciare una buona volta le politiche per la mobilità dolce di cui si parla da anni.
McLuhan diceva che l’automobile è diventata un articolo di vestiario senza il quale ci sentiamo nudi, incerti e incompleti – afferma Marco Grimaldi – Vero è che senza un cambiamento culturale, senza vere alternative, senza una città più vivibile sarà difficile cambiare questo vecchio abito del 900. Per superare l’era delle smog city servono mezzi pubblici efficienti, piste ciclabili e una città più dolce. Dolce come il ritmo di un borgo sostenibile, di una via pedonale, di una zona 30. Una città nella quale le biciclette e i mezzi pubblici sono alleati dell’ambiente. Muoviamoci la qualità dell’aria non aspetta i ritmi della politica, non basta fare la danza della pioggia per salvarci dallo smog”.

Fonte: ecodallecittà

Mobilità urbana, nuovo pacchetto della Commissione Ue

la Commissione Europea ha adottato un nuovo pacchetto di misure per favorire l’efficienza e la sostenibilità della mobilità urbana: finanziamenti mirati, ricerca e innovazione, condivisione di buone pratiche. Ecco il piano del Commissario ai trasporti Siim Kallas punto per punto377655

Il 70% della popolazione dell’Unione Europea vive in città, dove la maggior parte dei viaggi inizia e termina. In molte aree urbane, tuttavia, la crescente domanda di mobilità urbana ha creato una situazione che non è più sostenibile: grave congestione del trafficoscarsa qualità dell’aria, inquinamento acustico e livelli di emissioni di CO2 elevati.
La congestione del traffico urbano mette a repentaglio gli obiettivi di una politica dei trasporti dell’Ue competitiva ed efficiente sul piano delle risorse. Secondo una nuova indagine Eurobarometro (Attitudes of Europeans towards urban mobility) “i cittadini europei sono preoccupati per l’impatto negativo della mobilità urbana e molti di loro sono pessimisti sulle possibilità di miglioramento della mobilità nelle loro città”.  Una grande maggioranza ritiene che la congestione del traffico (76%), la qualità dell’aria (81%) e gli incidenti (73%) siano un grave problema. Meno di un quarto di essi crede che la situazione migliorerà in futuro (24%), mentre molti ritengono che rimarrà invariata (35%) o che peggiorerà (37%). Con il pacchetto sulla mobilità urbana la Commissione mira a rafforzare le sue misure a sostegno dei seguenti settori:

Condividere le esperienze e mettere in rilievo le migliori pratiche: la Commissione istituirà nel 2014 una piattaforma europea per i piani di mobilità urbana sostenibile che aiuterà le città, gli esperti di pianificazione e le parti interessate a progettare una mobilità urbana più facile e più ecologica.

Garantire un sostegno finanziario mirato: con i fondi strutturali e di investimento europei l’UE continuerà a sostenere i progetti di trasporto urbano, in particolare nelle regioni meno sviluppate dell’Unione.

Ricerca e innovazione: l’iniziativa Civitas 2020 nel quadro di Orizzonte 2020 permetterà alle città, alle imprese, alle università e ad altri soggetti interessati di sviluppare e testare nuovi approcci ai problemi di mobilità urbana. Il primo invito a presentare proposte è stato pubblicato l’11 dicembre (MEMO/13/1131). Per il 2014 e il 2015 è previsto uno stanziamento di 106,5 milioni di euro. L’iniziativa Civitas 2020 è affiancata dal partenariato europeo per l’innovazione “Città e comunità intelligenti” (200 milioni di euro per il 2014 e il 2015) e dalle attività dell’iniziativa europea per i veicoli verdi (159 milioni di euro per il 2014 e il 2015).

Coinvolgere gli Stati membri: la Commissione invita gli Stati membri a creare le giuste condizioni affinché le città e le metropoli possano elaborare e attuare i loro piani di mobilità urbana sostenibile. Lavorare insieme: la Commissione formula una serie di raccomandazioni specifiche per un’azione coordinata tra tutti i livelli di governo e tra il settore pubblico e quello privato su quattro aspetti: logistica urbana; accessi regolamentati; attuazione delle soluzioni basate sui sistemi di trasporto intelligenti (Its); sicurezza stradale nelle aree urbane. Il commissario Ue alla mobilità e trasporti Siim Kallas conclude: “Affrontare i problemi di mobilità urbana rappresenta oggi una delle maggiori sfide del settore dei trasporti. Possiamo essere più efficaci solo con un’azione coordinata. Il potere decisionale è principalmente nelle mani delle autorità locali, che godono di una posizione privilegiata per adottare misure importanti a livello locale, con il dovuto sostegno a livello nazionale e dell’Ue”.

Fonte: eco dalle città

Smog, il Rapporto 2013 dell’AEA: sforamenti in calo, ma per l’OMS i limiti sono obsoleti

Pm 2.5, Pm10 e ozono ancora in cima alla classifica degli inquinanti fuori legge. Secondo le soglie limite vigenti nell’Unione Europea, il 30% circa dei cittadini vive esposto a livelli di particolato dannosi per la salute. Per l’Organizzazione Mondiale della Sanità però, la percentuale sale a 90. E i limiti vanno rivisti376623

European Environment Agency: “Nonostante la riduzione delle emissioni e delle concentrazioni di alcuni inquinanti in atmosfera osservata negli ultimi decenni, il Rapporto 2013 (Air quality in Europe — 2013 report) mostra come il problema dell’inquinamento atmosferico in Europa sia ben lungi dall’essere risolto. Particolato e ozono continuano ad essere causa di troppi problemi respiratori, malattie cardiovascolari e di una minore aspettativa di vita”.
Sforamenti e popolazione esposta

La fotografia scattata dall’AEA sulla qualità dell’aria nel 2013 si presta a letture molto diverse: se prendiamo in considerazione i limiti attualmente in vigore nei Paesi dell’UE, il quadro – per quanto disomogeneo e con ampi margini di miglioramento – non è catastrofico: il dato peggiore riguarda il Pm10, per il quale l’AEA stima che la percentuale di cittadini esposta a livelli di particolato fuorilegge si attesti fra il 22 e il 33%. Leggermente più bassa la stima per il Pm2.5 (Tra 20 e 31%) e per il benzo(a)pirene (22-31%). Meglio l’ozono (14-18%) e il biossido d’azoto – nonostante la questione dei motori diesel (tra il 5 e il 13%). Al di sotto del 2% benzene, piombo, biossido di zolfo e monossido di carbonio.

Se però facciamo riferimento alle soglie limite più recenti individuate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, la musica cambia: oltre il 90% dei cittadini europei vivono esposti a livelli di particolato considerati dall’OMS dannosi per la salute. In particolare, la fascia di popolazione esposta sarebbe compresa tra il 91 e il 96% per il Pm2.5, e tra l’85 e l’88% per il Pm10. Percentuali ancora più alte per l’ozono, che raggiunge addirittura il 97-98%, e un po’ più basse per il benzo(a)pirene76-94%. La stima del biossido d’azoto non può che coincidere con quella dei parametri UE, visto che i limiti sono rimasti gli stessi. Sale invece in modo significativo il biossido di zolfo, che passa da una percentuale inferiore a 1 al 46-54%.

Inquinanti e salute: ecco chi è responsabile di cosa

Mal di testa: indiziato numero 1, il biossido di zolfo, che tende a provocare anche ansietà e sensazione di irrequietezza. Condizioni su cui influisce anche il particolato, che impatta sul sistema nervoso centrale.
Problemi respiratori: il particolato fine è il principale responsabile dei disturbi respiratori, dall’asma alle infezioni polmonari, fino ad arrivare al cancro ai polmoni. Un altro fattore aggravante è il benzo(a)pirene, come dimostra purtroppo il caso Ilva in Italia.

Disturbi cardiovascolari: ozono, particolato e biossido di zolfo possono compromettere il buon funzionamento della circolazione sanguigna, aumentando il rischio infarti.

Intossicazioni al fegato: il biossido d’azoto è invece il principale responsabile dei disturbi epatici. Causa stanchezza, mal di testa, nausea e vertigini.

Ozono, particolato, biossido d’azoto e di zolfo sono inoltre responsabili dell’irritazione di occhi, gola e naso, provocando bruciori e arrossamenti.

Danni alla salute, ma non solo: c’è l’Eutrofizzazione…

Oltre alle preoccupazioni di natura sanitaria, il rapporto analizza i problemi ambientali legati all’inquinamento atmosferico, come l’eutrofizzazione, e cioè una sovrabbondanza di nitrati e fosfati che provoca mutamenti rischiosi negli ecosistemi, in grado di mettere a rischio la biodiversità. Nonostante nell’ultimo decennio le emissioni di ossidi di azoto e di ammoniaca siano scese del 27% e del 7% rispettivamente rispetto al 2002, l’eutrofizzazione è ancora un problema molto diffuso che riguarda la maggior parte degli ecosistemi europei.

I commenti

Hans Bruyninckx, direttore esecutivo dell’AEA, afferma: “L’inquinamento atmosferico sta causando danni alla salute umana e agli ecosistemi. Un’ampia parte della popolazione non vive in un ambiente sano secondo gli standard attuali. Per avviare un percorso che porti alla sostenibilità, l’Europa deve essere ambiziosa e rendere più severa l’attuale normativa”. Il commissario all’Ambiente Janez Potočnik aggiunge: “Per molte persone la qualità dell’aria costituisce una della maggiori preoccupazioni. Gli studi dimostrano che un’ampia maggioranza dei cittadini è consapevole dell’impatto della qualità dell’aria sulla salute e chiede alle istituzioni di intervenire a livello europeo, nazionale e locale, anche in tempi di austerità e difficoltà. Sono pronto a dare una risposta a queste preoccupazioni attraverso il prossimo Riesame della qualità dell’aria della Commissione”.

Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente: “I dati diffusi dall’EEA confermano quello che Legambiente sostiene da anni: l’inquinamento dell’aria resta uno dei principali problemi per la salute delle persone e per la salvaguardia dell’ambiente. Una vera e propria emergenza che colpisce anche e soprattutto il nostro Paese. I dati relativi allo scorso anno di ‘Mal’aria’ confermano la stessa situazione critica: su 95 città italiane monitorate da Legambiente, 51 hanno superato il bonus di 35 giorni di superamento stabilito dalla legge per il PM10. L’area della Pianura Padana, come risulta anche dal report dell’Agenzia europea dell’ambiente, si conferma come una delle più critiche. Le cause dell’inquinamento sono chiare e conosciute da tempo. Sono il trasporto su strada, i processi industriali e di produzione di energia e i riscaldamenti domestici. Per arginare l’emergenza smog serve una nuova strategia – evidenzia – che intervenga sui settori più inquinanti, a partire da quello dei trasporti. Su questo in Italia serve una nuova capacità politica che invece di guardare alla realizzazione di inutili infrastrutture punti, attraverso interventi immediati e mirati, su una mobilità sostenibile basata su trasporto pubblico efficiente, mobilità pedonale e ciclabile e trasporto su ferro per ridurre il parco auto circolante, che nel nostro Paese raggiunge da sempre livelli da primato rispetto al resto d’Europa”.
Scarica il rapporto AEA 2013

Fonte: eco dalle città

Smog in Europa, a rischio il 90% dei cittadini

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Quasi il 90% delle persone che vivono nelle città europee sono esposti a livelli di inquinamento dell’aria considerati dannosi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. È quanto emerge dall’ultimo rapporto sulla qualità dell’aria in Europa da parte dell’Agenzia europea dell’Ambiente che lancia l’allarme in particolare sugli effetti dei microscopici granelli di polvere e fuliggine, causati dalla combustione dei combustibili fossili. Il problema, spiega l’Aea, non riguarda solo le città: anche alcune aree rurali sono infatti caratterizzate da livelli significativi di inquinamento atmosferico. Italia, Polonia, Slovacchia, Turchia e la regione dei Balcani sono le aree più critiche per gli elevati livelli di Pm10 e Pm2,5. Critica la situazione in Italia anche per i livelli di ozono e ossidi di azoto. Ad alimentare l’inquinamento atmosferico in Europa sono il trasporto su strada, l’industria, l’agricoltura e il settore residenziale. Malgrado la riduzione delle emissioni e delle concentrazioni di alcuni inquinanti in atmosfera osservata negli ultimi decenni, il rapporto dimostra che il problema dell’inquinamento atmosferico in Europa è lungi dall’essere risolto. Due sostanze inquinanti in particolare, il particolato e l’ozono troposferico, continuano a causare problemi respiratori, malattie cardiovascolari e una minore aspettativa di vita, mentre nuovi dati scientifici indicano che la salute umana può essere compromessa da concentrazioni di sostanze inquinanti inferiori a quanto si pensava in passato. “L’inquinamento atmosferico sta causando danni alla salute umana e agli ecosistemi- spiega Hans Bruyninckx, direttore esecutivo dell’Aea – un’ampia parte della popolazione non vive in un ambiente sano secondo gli standard attuali. Per avviare un percorso che porti alla sostenibilità, l’Europa deve essere ambiziosa e rendere più severa l’attuale normativa”. Il rapporto “La qualità dell’aria in Europa – rapporto 2013”analizza anche i problemi ambientali legati all’inquinamento atmosferico. Tra questi vi è l’eutrofizzazione, un processo che avviene quando una quantità eccessiva di azoto danneggia gli ecosistemi, mettendo a rischio la biodiversità. Tale processo secondo l’Aea continua ad essere un problema molto diffuso che riguarda la maggior parte degli ecosistemi europei. Secondo Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente, i dati diffusi dall’Agenzia europea dell’ambiente confermano che “l’inquinamento dell’aria resta uno dei principali problemi per la salute delle persone e per la salvaguardia dell’ambiente”. Secondo Zampetti si tratta di “una vera e propria emergenza che colpisce anche e soprattutto il nostro Paese. “Le cause dell’inquinamento atmosferico – continua Zampetti – sono chiare e conosciute da tempo. Sono il trasporto su strada, i processi industriali e di produzione di energia e i riscaldamenti domestici. Per arginare l’emergenza smog serve una nuova strategia – evidenzia – che intervenga sui settori più inquinanti, a partire da quello dei trasporti. Su questo in Italia serve una nuova capacità politica che invece di guardare alla realizzazione di inutili infrastrutture punti, attraverso interventi immediati e mirati, su una mobilità sostenibile basata su trasporto pubblico efficiente, mobilità pedonale e ciclabile e trasporto su ferro per ridurre il parco auto circolante, che nel nostro Paese raggiunge da sempre livelli da primato rispetto al resto d’Europa”.

A.P.

Fonte. Il cambiamento

Imagin’Air – scopri come rispettare l’aria che respiri

Dove: Torino – Museo A come Ambiente

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SETTEMBRE22/2013

SETTEMBRE21/2013

Un fine settimana dedicato alla QUALITA’ DELL’ARIA che respiriamo, al quel gesto scontato che ripetiamo circa 20.000 volte ogni giorno, per inalare 2000 litri di ossigeno, per vivere. Iniziativa nell’ambito della Settimana Europea della Mobilità – 16/22 settembre 2013. L’aria è pulita, ma anche sporca… l’aria è incolore, ci piacerebbe fosse inodore e insapore, non lo è quando trasporta olezzi e fumi, ma si vede, quando fa muovere qualcosa, l’aria è potenza, energia, l’aria solleva palloni, aerei, uccelli e talvolta uomini che provano a volare…, l’aria è vita. Un fine settimana dedicato alla QUALITA’ DELL’ARIA che respiriamo, al quel gesto scontato che ripetiamo circa 20.000 volte ogni giorno, per inalare 2000 litri di ossigeno, per vivere. Che cosa non va nell’aria che respiriamo? Che cosa è migliorato rispetto al passato? Che cosa può fare ognuno di noi? Nonostante i progressi compiuti negli ultimi anni, diversi standard di qualità dell’aria sono ancora ampiamente superati in aree più densamente popolate dell’Unione europea (come la pianura Padana), in particolare da sostanze inquinanti come il particolato, l’ozono troposferico e il biossido di azoto. Oggi è importante agire sulla ricerca di modi per migliorare la qualità dell’aria che respiriamo. Imagin’Air vi propone exhibit interattivi, giochi, esperimenti, informazioni, dati e qualche consiglio. Imagin’Air al Museo è un nuovo exhibit interattivo e multimediale sulla qualità dell’aria che respiriamo con la nuova mascotte DARIA, disegnata da Paolo Mottura, un laboratorio di manualità creativa per costruzione di girandole e altri giochi d’aria, esperimenti scientifici sull’aria, alcune letture d’aria…Uno smart gadget con messaggi su che cosa posso fare io per l’aria.
Imagin’Air è un evento didattico, ludico e informativo realizzato con il contributo di FIAT INDUSTRIAL, con l’alto patrocinio della Commissione Europea.

Info: TEL. 011/070.25.35 – info@museoambiente.org – www.museoambiente.org

Fonte: eco dalle città

Quanto è inquinata l’Italia

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Siamo un paese abbastanza virtuoso per quanto riguarda emissioni di gas serra e superficie boscata. Ma dobbiamo ancora lavorare molto per migliorare la qualità dell’aria nelle zone metropolitane e tenere sotto controllo il rischio idrogeologico. Sono queste le principali conclusioni cui sono giunti gli esperti dell’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), relative all’anno 2012 e appena pubblicate nell’Annuario dei dati ambientali presentato il 17 luglio scorso. Ecco una rapida carrellata dei dati più significativi emersi dallo studio.

Gli italiani si spostano sempre meno, sia per vacanza sia per lavoro: il 2011 ha visto diminuire il numero di viaggi effettuati dai connazionali di ben il 16,6%. Per contro, aumentano gli arrivi e le presenze di turisti stranieri, rispettivamente del 5% e del 3%. Le stagioni calde sono quelle di maggior afflusso turistico, per lo più diretto sulle coste. Nel 2011, l’Italia presenta 4.901 acque di balneazione, di cui il 91,9% è conforme ai limiti imposti dalla Direttiva 76/160/CEE. Per 7 regioni costiere la percentuale di conformità ai valori guida è compresa tra il 90% e il 100%, in 4 è superiore all’80%, nelle restanti 4 è tra il 50% e il 72%. Il mezzo di trasporto più utilizzato dagli italiani per i viaggi e dagli stranieri che visitano il nostro paese rimane l’automobile(rispettivamente il 62,9% e il 65%). Il settore trasporti, in Italia, nel 2012, è responsabile del 23,4% delle emissioni totali di gas serra. Le stime provvisorie di emissioni di gas serra per il 2012 (aggiornate al 30 giugno 2013), pari a 464,55 milioni di tonnellate di CO2equivalente, evidenziano un’ulteriore diminuzione del 5% rispetto al 2011, per il perdurare della congiuntura economica negativa, mostrando una riduzione complessiva rispetto al 1990 del 10,5%. La distanza dall’obiettivo del Protocollo di Kyoto si assottiglia sempre di più, tanto da consentire all’Italia di arrivare al traguardo con uno sforzo limitato, attraverso l’utilizzo dei crediti consentiti dai meccanismi del Protocollo stesso e dei crediti derivanti dalle attività forestali. Buone notizie, come anticipavamo, per quanto riguarda i preziosi “polmoni verdi” del nostro paese: si attesta al 36%, nel 2010, il coefficiente di boscosità, ben più alto di quel 28,8% registrato nel 1985. Un contributo importante alla crescita della superficie boscata è dato dall’espansione delle foreste sulle aree abbandonate dall’agricoltura. Fenomeno, questo, condizionato dalla crisi del settore agricolo e dalle politiche comunitarie. La principale minaccia è oggi ancora rappresentata dagli incendi, il 72% dei quali, nel 2011, è risultato essere di natura dolosa, il 14% colposa e il restante 14% di natura dubbia. Rimane tuttavia pesante la pressione esercitata sull’ambiente dalle attività industriali: continuano a preoccupare, infatti, gli effetti negativi sulla salute dell’uomo e sugli ecosistemi causati dalla presenza di sostanze pericolose nel suolo, nel sottosuolo, nei sedimenti e nelle acque sotterranee. Rilasciati, nel 2012, 13 provvedimenti di Aia (Autorizzazione Integrata Ambientale): 1 raffineria, 3 centrali termoelettriche e 9 impianti chimici. Negli anni, il ricorso a questo provvedimento è fortemente cresciuto: gli impianti vigilati sono passati da 25 nel 2009 a 140 nel 2012, mentre quelli ispezionati da 5 nel 2009 a 76 nel 2012. Per quanto riguarda i pollini, l’Ispra ha rilevato che i valori dell’Italia centrale, tendenzialmente sopra la media, risentono della forte presenza di cupressaceae, che determinano anche i picchi di Firenze, Perugia e Castel di Lama; i valori del Nord sono, invece, più condizionati dai pollini di urticaceae e, nell’Arco prealpino, dalla spiccata biodiversità. La componente aerobiologica diventa particolarmente importante per la corretta valutazione della qualità dell’aria, soprattutto nelle aree metropolitane, dove si registrano dati stazionari per quanto riguarda biossido di azoto e benzene ma cifre insoddisfacenti per quanto riguarda il PM10, il cui valore limite giornaliero è stato superato nel 48% delle stazioni di monitoraggio. Ozono oltre i limiti (obiettivo a lungo termine) nel 92% delle stazioni, mentre nel 20% di esse si è rilevato un superamento dei limiti annuali consentiti di biossido di azoto. Preoccupante il dato relativo al benzo(a)pirene i cui livelli, seppur misurati in un numero ancora troppo limitato di stazioni di monitoraggio (69), superano i valori consentiti nel 20% dei casi. L’Italia ha un territorio particolarmente tendente al dissesto geologico-idraulico, sia per le proprie caratteristiche geologiche e geomorfologiche, sia per l’impatto dei fenomeni meteoclimatici oltre che per la diffusa e incontrollata presenza dell’uomo e delle sue attività. Dal 1 novembre 2011 al 31 dicembre 2012, sul territorio nazionale, sono avvenuti 4.129 terremoti di magnitudo maggiore o uguale a 2, ed è sensibilmente aumentato il numero di quelli con magnitudo superiore a 5. Le frane censite sono circa 487.000 e interessano un’area pari al 6,9% del territorio nazionale. La popolazione esposta a fenomeni franosi ammonta a 987.650 abitanti. Nel 2012 sono stati censiti dall’ISPRA 85 eventi di frana principali sul territorio nazionale. È stato inoltre stimato che in Italial e persone esposte ad alluvioni sono 6.153.860. Arriviamo infine alla cementificazione. In Italia, secondo l’Ispra, sono stati consumati, in media, 7 m2 al secondo per oltre 50 anni; oggi il consumo di suolo raggiunge gli 8 m2 al secondo. In pratica, ogni 5 mesi viene cementificata una superficie pari a quella del comune di Napoli e ogni anno una superficie pari alla somma di quelle dei comuni di Milano e Firenze.

Riferimenti: Ispra

Tratto : galileonet.it

Polveri sottili da combustione e inquinamento diciamo la verità ai cittadini

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Chi già si chiedeva perché a Torino,  una delle città più inquinate d’Europa come qualità dell’aria, fosse stata prevista l’accensione di un inceneritore -massimo produttore di polveri ultrasottili- non può che rimanere sconcertato di fronte ai risultati di due studi pubblicati, sempre il 10 luglio, su Lancet. Il primo studio coordinato dal Centro di ricerca danese sul cancro, ha seguito per 13 anni una popolazione sparsa per tutta Europa di 313mila persone (per l’Italia considerate Torino, Roma e Varese) ha individuato un chiaro nesso fra esposizione a polveri sottili e tumore al polmone. In particolare nella forma che colpisce anche i non fumatori (adenocarcinoma). Respirare quindi polveri fini (PM10) e ultrafini (PM2,5), aumenta il rischio di cancro polmonare. La misurazione delle polveri sottili nei paesi oggetto della ricerca ha dichiarato Torino, Roma e Varese come le più inquinate d’Europa. Il secondo studio mette in luce un’altra conseguenza meno nota dell’inquinamento sul sistema cardiovascolare. E’ stata dimostrata la correlazione esistente tra l’aumento della concentrazione di nano polveri e altri inquinanti con l’aumento dell’insorgenza di scompensi cardiaci che, soprattutto in persone con un cuore già affaticato, possono portare all’infarto. Nel rimandare alla lettura dell’articolo di Luca Carra sui due studi,  alla sintesi sul primo di Federico Valerio, chimico ambientale dell’Istituto Tumori di Genova, vorrei fare alcune semplici ed ovvie considerazioni a disposizione di chi amministra tutte le città afflitte da problematiche ambientali. Ai cittadini andrebbe sempre detta tutta la verità,  anche quando scomoda o sconveniente perché,  solamente così li si mette in condizione di decidere in libertà e coscienza se e come salvarsi la vita, mettendo in essere il principio di precauzione o meno. Per fare alcuni esempi molto concreti.

I genitori dovrebbero sapere se possono mandare i figli a giocare in prossimità di zone estremamente trafficate o nei paraggi di impianti inquinanti, gli sportivi dovrebbero sapere quando è meglio e in quali zone andare preferibilmente a correre. Chi decide di fumare dovrebbe poter avere un’idea del carico inquinante totale a cui sta sottoponendo  il proprio organismo. Allo stesso modo chi coltiva un orto o alleva animali all’aperto dovrebbe  sapere come comportarsi ache a  seconda della posizione geografica. Ci sono infatti conseguenze su queste attività, sia in prossimità di zone ad intenso traffico, che di impianti inquinanti sulle quali andrebbe fatta informazione a scopo sanitario. Ad esempio chi coltiva o alleva in prossimità di impianti industriali dove avviene una combustione dovrebbe venire informato che questo processo determina la produzione e fuoriuscita di sostanze inquinanti. Ad esempio un inceneritore o altro impianto simile che funziona a pieno ritmo emette dai camini sostanze lipofile persistenti e tossiche quali diossine e PCB che, con il tempo, si concentrano nei terreni e negli organismi animali e vegetali che da quei terreni traggono nutrimento. Pur rimarcando che esistono decisioni politiche non partecipate e condivise che i cittadini sono costretti a subire nelle conseguenze, ci sono certamente politiche volte a ridurre l’inquinamento intraprese da amministrazioni locali che i cittadini potrebbero maggiormente sostenere se fossero ben informati sui pro e contro. Mi riferisco all’evitare in primis l’uso dell’automobile (quando non realmente necessario)  e altre azioni dal carattere inquinante o impattante che i cittadini compiono senza capirne le conseguenze, ma che alla fine vanno a peggiorare l’inquinamento di aria e acqua. Per citare le più comuni: buttare l’olio negli scarichi e i mozziconi di sigaretta nelle aiuole  o per terra. In questa seconda modalità quando piove i mozziconi viaggiano attraverso gli scarichi sino ad arrivare a corsi d’acqua e mari dove le sostanze tossiche accumulate nel filtro inquinano così le acque. Se i cittadini a Torino così come in altre città, venissero informati e resi così consapevoli delle problematiche locali,  sarebbero probabilmente molto più disponibili a collaborare e ad accettare, senza troppe levate di scudi,  le decisioni che le amministrazioni dovranno pur prendere per affrontare la questione della qualità dell’aria e non solo.

Fonte: eco dalle città