Bari sale al 18° posto nell’ultimo rapporto Euromobility sulla mobilità sostenibile in Italia

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Petruzzelli: “Continuiamo a promuovere la cultura della ciclabilità e a pedonalizzare spazi della città”

La città di Bari fa grandi passi in avanti nel campo della mobilità sostenibile. È quanto emerge dall’undicesimo rapporto “Mobilità sostenibile in Italia: indagine sulle principali 50 città”, elaborato dall’associazione Euromobility con il patrocinio del ministero dell’Ambiente e presentato a Bari. Nell’analisi, che comprende le principali 50 città italiane, Bari si è infatti classificata al 18° posto, scalando ben 13 posizioni rispetto allo scorso anno.

Il risultato della classifica di Euromobility, con il passaggio dal 31° al 18° posto – ha commentato l’assessore all’Ambiente Pietro Petruzzelli dimostra che negli ultimi mesi abbiamo lavorato molto bene. Il nostro obiettivo resta quello di lavorare sia sulla pedonalizzazione di diverse aree della città sia sulla promozione della mobilità sulle due ruote. Coltivare la cultura della ciclabilità significa favorire la bici non solo come mezzo di locomozione per il tempo libero ma anche per gli spostamenti casa-lavoro e casa-scuola. E il rapporto tiene conto anche del comportamento dei cittadini che, a Bari, utilizzano sempre meno le automobili, tant’è che registriamo un tasso più basso di motorizzazione rispetto ad altre città. Questi dati, inoltre, confermano la buona qualità dell’aria della nostra città, e con la flotta in arrivo di nuovi autobus dell’Amtab, che entreranno in servizio a partire dal prossimo anno, di certo potremo migliorare l’offerta del trasporto pubblico ed eliminare dalla strada decine di mezzi obsoleti e quindi più impattanti da un punto di vista atmosferico”.

Fonte: Comune di Bari

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“Unisciti a noi e salviamo l’aria”: in Piemonte si riparte dalle scuole

In Piemonte arrivano nelle scuole i video di Arpa (Agenzia per la Protezione Ambientale) sulla mobilità sostenibile e l’aria pulite. Una iniziativa rivolta ai bambini, ma anche alle famiglie e agli isegnanti per far passare il messaggio che l’unione fa la forza, soprattutto quando si tratta di far convergere, dal basso, buone pratiche diffuse per ridurre l’impatto ambientale. E così si impara fin da bambini.9658-10432

Arpa Piemonte ha realizzato tre video sulla mobilità scolastica sostenibile, in collaborazione con insegnanti, bambini e genitori. L’idea nasce nell’ambito del progetto educativo Noi e l’aria che mira a sensibilizzare gli alunni sui problemi e le possibili soluzioni dell’inquinamento atmosferico.

«I bambini ci ricordano che è possibile adottare stili di vita sostenibili, salutari ed economici a cominciare dal tragitto casa-scuola o casa-lavoro momenti che corrispondono spesso ai picchi giornalieri di inquinamento dell’aria nelle nostre città – spiega Arpa – Poiché l’inquinamento atmosferico è un tema rilevante per la salute pubblica, era necessario creare un supporto pedagogico gratuito che potesse aiutare a spiegare questo problema. La campagna “Noi e l’Aria” soddisfa questa esigenza mettendo a disposizione di tutti, insegnanti, genitori e educatori sia in Italia che in altre nazioni, diapositive, quiz, guide pedagogiche, lavori pratici e video sull’inquinamento atmosferico. I supporti originali sono stati realizzati in Francia con l’aiuto di Air PACA, associazione per il monitoraggio della qualità dell’aria riconosciuta dal Ministero dell’Ambiente. Sono già numerosi i protagonisti che in Francia hanno partecipato all’evoluzione di questo supporto: insegnanti, bambini, genitori, esperti, medici, operatori».

“Noi e l’Aria” è stato tradotto e adattato alla realtà italiana grazie all’ARPA Valle d’Aosta e all’ARPA Piemonte nell’ambito del progetto europeo di cooperazione transfrontaliera SH’AIR tra la Francia e l’Italia. Le due agenzie ARPA coordinano il progetto in Italia.


Fonte: ilcambiamento.it

Euromobilty, è online il sito sulla Mobilità Sostenibile in Italia

Sul web tutti i dati delle principali 50 città italiane e gli strumenti per fare confronti e analisi personalizzate su dati di incidentalità, corsie ciclabili, parcheggi, Zone a Traffico Limitato, Aree Pedonali, Trasporto Pubblico, ma anche su dati relativi alla qualità dell’aria, sul car sharing e il bike sharing378952

Da lunedì 28 aprile è on line il sito web Open Data sulla Mobilità Sostenibile in Italia realizzato dalla Associazione Euromobility con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare: www.uni.euromobility.org.
Grazie all’innovativa sezione Open Data, unica nel suo genere, l’utente può effettuare analisi personalizzate e confrontare i dati sulla mobilità delle principali 50 città italiane, creando in tempo reale grafici, mappe, tabelle e trend degli ultimi anni di tutte o soltanto di alcune delle principali 50 città italiane. È possibile fare analisi su dati di incidentalità, corsie ciclabili, parcheggi di interscambio, parcheggi a pagamento, flotte di veicoli comunali, Zone a Traffico Limitato, Aree Pedonali, Trasporto Pubblico Locale, ma anche su dati relativi al parco veicolare circolante, su dati di qualità dell’aria e sui veicoli Gpl e Metano a basso impatto ambientale. E ancora sul car sharing, sul bike sharing e sulle iniziative e gli eventi di promozione di una mobilità più amica del cittadino e dell’ambiente.
Il sito contiene i dati dell’Osservatorio sulla Mobilità Sostenibile che prende in esame i 50 Comuni italiani costituiti da tutti i capoluoghi di Regione e delle Province autonome e i Comuni con oltre 100.000 abitanti. I dati provengono da diverse fonti: ISTAT, ACI, ARPA Regionali, Comuni, Consorzio Ecogas, ICS, Bicincittà, BikeMi, FIT Consulting.
L’analisi commentata dei dati più aggiornati è stata pubblicata nel volume “La Mobilità sostenibile in Italia – Indagine sulle principali 50 città” edito da Maggioli e disponibile nelle principali librerie italiane.

Fonte:ecodallecitta.it

Smog, l’Europa a carte scoperte: come sta la nostra aria? Il Rapporto EEA 2013

“Every breath we take” è il nuovo Rapporto dell’Agenzia Europea per l’Ambiente sulla Qualità dell’Aria in Europa: la situazione è migliorata notevolmente negli ultimi sessant’anni, ma il Pm10, il Pm2.5 e l’ozono continuano a mettere seriamente a rischio la salute dei cittadini 

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Every breath we take, ci portiamo nei polmoni particelle indesiderate e non sempre innocue: per quanto la qualità dell’aria in Europa sia migliorata notevolmente negli ultimi sessant’anni, ci sono due inquinanti particolarmente ostici da debellare: il particolato fine e l’ozono. Per l’Agenzia Europea dell’Ambiente, le concentrazioni in atmosfera sono diminuite sensibilmente dagli anni Sessanta ad oggi, ma non abbastanza da rientrare nei limiti di legge previste dalle direttive. Limiti che, com’è noto ma spesso non considerato, non sono stati posti arbitrariamente dalla Commissione, ma sono le soglie limite da non superare per non danneggiare gravemente la salute dei cittadini, individuate dall’Organizzazione Mondiale per la Sanità. (E non sono nemmeno più adeguati, per ammissione stessa dell’OMS che chiede a gran voce un giro di vite sulle soglie). E se le emissioni dei principali inquinanti sono calate considerevolmente in quasi tutta Europa – Gli NOx sono calati del 47%; il Pm10 del 14%, il Pm2.5 del 15%, il monossido di carbonio del 62%, l’ammoniaca del 28% e gli ossidi di zolfo addirittura dell’82% – non per questo le concentrazioni in atmosfera hanno seguito lo stesso trend. O almeno non con lo stesso “entusiasmo”, si potrebbe dire. “Ridurre le emissioni in una determinata area geografica, magari intervenendo in modo specifico su alcune fonti, non comporta automaticamente un calo delle concentrazioni registrate – affermano i ricercatori dell’EEA – Alcuni inquinanti possono rimanere in atmosfera abbastanza a lungo da poter essere trasportati da un Paese all’altro, addirittura da un continente all’altro. Questi viaggi intercontinentali degli inquinanti possono spiegare in gran parte perché la qualità dell’aria in Europa non è migliorata tanto quanto ci si sarebbe aspettato visto il calo delle emissioni prodotte”. Lo smog non conosce barriere e intervenire solo a livello locale, seppur con misure severe, rischia di compromettere il risultato. Attenzione. L’importanza dei provvedimenti locali non è certo messa in discussione, anzi: il punto è che bisogna coinvolgere sempre più attori per ottenere un risultato sensibile. “Che il problema della qualità dell’aria si potesse risolvere solo attraverso la cooperazione internazionale è chiaro dagli anni Sessanta. – scrivono gli studiosi – All’epoca ci si rese conto che le piogge acide che stavano devastando l’equilibrio chimico delle acque dei fiumi e dei laghi Scandinavi erano causate da inquinanti che venivano rilasciati in atmosfera nell’Europa continentale. Il risultato fu il primo strumento internazionale giuridicamente vincolante adottato in Europa, vale a dire la Convenzione sull’inquinamento atmosferico transfrontaliero ad ampio raggio, l’LRTAP del 1979”.  Un passo fondamentale nella storia della lotta all’inquinamento, ma ancora non sufficiente. Oggi le direttive sulla qualità dell’aria sono state recepite da tutti gli Stati membri, che hanno l’obbligo di rispettarle, ma le strategie da mettere in atto per raggiungere il risultato sono appannaggio delle autorità locali e variano notevolmente da una nazione all’altra. A dire il vero persino da un comune all’altro, a volte. “Alcuni Paesi hanno intrapreso misure davvero efficaci – sostiene l’EEA – mentre altri continuano ad adottare politiche che hanno ormai dimostrato ampiamente di non essere all’altezza delle aspettative. Talvolta il gap tra un Paese e l’altro è dato anche dai diversi sistemi di monitoraggio, o dalla capacità di far rispettare le regole”. C’è poi un altro problema sottolineato dall’Agenzia e comune a tutte quante le nazioni: la differenza fra i test eseguiti in laboratorio e i risultati ottenuti nel mondo reale può essere determinante. L’esempio più lampante lo troviamo nel mondo dei motori: le emissioni su strada sono sempre molto più alte di quelle dichiarate dalle case automobilistiche. Il risultato è che, nonostante tutti i miglioramenti, ancora oggi la percentuale di popolazione urbana esposta a livelli di concentrazione del Pm10 superiori ai limiti di legge varia in Europa tra il 18 e il 41%. Numeri ancora troppo alti, soprattutto se si considera che fanno ancora riferimento a soglie limite che l’Organizzazione Mondiale della Sanità come si diceva, ormai considera sorpassate. Secondo le stime dell’OMS la percentuale è addirittura dell’80%…Per la Direttrice dell’EEA, Jacqueline Mc Glade, c’è poi un ulteriore problema da non sottovalutare: la disinformazione dei cittadini. Il sondaggio dell’Eurobarometro, di cui avevamo parlato con Joe Hennon, portavoce del Commissario UE all’Ambiente, mostrava come più della metà dei cittadini fosse convinta che la qualità dell’aria fosse peggiorata negli ultimi dieci anni, e tre su cinque lamentassero la mancanza di comunicazione da parte delle autorità locali. “La comunicazione relativa alle problematiche legate alla qualità dell’aria è essenziale – conclude la Direttrice Mc Glade – e in particolare per le persone che soffrono di disturbi respiratori (NdR: 1 su 5 secondo lo stesso sondaggio Eurobarometro), che hanno il diritto di essere informate giorno per giorno sui livelli raggiunti dagli inquinanti”. Non solo comunicazione dalle autorità al cittadino, ma anche fra un’amministrazione e l’altra. La chiave per riuscire ad ottenere un’aria che sia veramente pulita e respirabile sta, una volta in più, nella cooperazione, a tutti i livelli. “Sono gli enti locali che più di ogni altra istituzione si trovano a dover affrontare giorno per giorno i problemi dell’inquinamento e le conseguenze sanitarie dello smog. Bisogna condividere le esperienze, l’informazione e le misure da intraprendere, discutendo idee e soluzioni per capire cosa ha funzionato e cosa no. Se vogliamo risolvere il problema della qualità dell’aria ricercatori, politici e cittadini devono lavorare fianco a fianco”.

Fonte. Eco dalle città

Torino, arriva la pagella del Treno Verde di Legambiente

Nel capoluogo piemontese i livelli di PM10 salgono oltre i limiti nella giornata di giovedì. Da gennaio sono già 55 gli sforamenti della soglia stabilita dalla legge. Torino, Alessandria e Vercelli nella top ten delle città più inquinate d’Italia. E ancora, troppo rumore a Torino: decibel fuori controllo nelle ore notturne374541

A Torino decibel fuori controllo con soglie di rumore oltre i limiti soprattutto nelle ore notturne. PM10 che, nonostante il maltempo, ha superato il limite di legge e che dall’inizio dell’anno sta soffocando di “mal’aria” i cittadini piemontesi, esponendoli a rischi concreti per la loro salute. Rischi che potrebbero essere ridotti se solo si investisse di più sul trasporto pubblico e sulla#mobilitànuova, piuttosto che proseguire con un paradossale aumento dei costi e degli abbonamenti per i servizi sempre più carenti offerti ai pendolari, con corse soppresse, stazioni abbandonate e treni vetusti. E’ questa l’istantanea scattata dal Treno Verde di Legambiente e Ferrovie dello Stato Italiane, la campagna itinerante realizzata con la partecipazione del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Mare.
Il bilancio finale della tappa piemontese – l’ultima delle otto previste nel viaggio del convoglio ambientalista che da venticinque anni attraversa l’Italia per incontrare studenti, cittadini e amministrazioni e promuovere la qualità dei territori, l’innovazione nei centri urbani e l’attenzione negli stili di vita – è stato presentato in conferenza stampa da Gianna Le Donne, responsabile Treno Verde di Legambiente; Federico Vozza, vicepresidente Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta; Lorenzo Radice, responsabile politiche ambientali del Gruppo FS; Luca Ricciardi, responsabile laboratorio qualità dell’Aria di Italcertifer; Raffaele De Berti, direttore finanziario di Renovo Bioenergy; Gian Luca Molino, business development sviluppo area nord-ovest Enel Green Power e Enzo Lavolta, assessore all’Ambiente del Comune di Torino.
Qualità dell’Aria
Il monitoraggio è stato effettuato dal Laboratorio Mobile di Italcertifer, per 48 ore consecutive, in corso Regina Margherita, all’altezza del civico 207. Durante il primo giorno di campionamento tutti gli inquinanti rilevati si sono mantenuti al di sotto delle medie di riferimento dettate dalla normativa. Nel secondo giorno di campionamento, invece, si sono registrati valori elevati della concentrazione del PM10 facendo risultare così una media giornaliera di 57 mg/m3 rispetto alla soglia limite di 50 mg/m3. La fonte di immissione degli inquinanti è rappresentata dal traffico autoveicolare insistente nella zona, molto intenso specialmente il secondo giorno, che ha portato i livelli di PM10 a raggiungere soglie allarmanti, con un picco nelle ore serali di giovedì (dalle 17 alle 22) quando la media è stata costantemente superiore alla soglia minima, con picchi di 117 µg/m3 e 123 µg/m3 tra le 18 e le 19. Un segnale che conferma ancora una volta l’alto livello d’attenzione che va mantenuto sulla “mal’aria” piemontese. Anche perché in questi primi cento giorni dell’anno, sia nella città di Torino che nella quasi totalità dei capoluoghi di regione, si è già andati oltre la fatidica “franchigia” dei 35 giorni di smog (polveri al di sopra dei 50 microgrammi su metro cubo) che la legislazione europea ritiene tollerabili nell’arco dell’intero anno. Nella top ten della classifica della “mal’aria” stilata da Legambiente ci sono tre capoluoghi piemontesi:Torino, Vercelli e Alessandria sono tra le città più inquinate d’Italia dall’inizio dell’anno ad oggi, con soglie oltre già abbondantemente oltre i limiti. Sempre secondo i dati Arpa elaborati dall’associazione ambientalista a Torino sono già 55 i superamenti delle soglie di Pm10, 41 quelli a Vercelli, 38 ad Alessandria. Insomma quello che doveva essere l’anno europeo dell’aria si avvia, invece, ad essere un nuovo anno caratterizzato da smog e inquinamento. Un trend, quello dei superamenti delle soglie di allarme, che seppur in diminuzione rispetto agli anni passati, resta preoccupante. Già lo scorso anno, secondo il rapporto “Mal’aria”, Alessandria si era distinta come città più inquinata d’Italia con 123 sforamenti (dati 2012), seguita da Frosinone (120) e, a stretto giro, da Torino (118 superamenti).
Inquinamento acustico
Ma a quanto pare non sono solo i polmoni dei torinesi a subire la peggio. I rilevamenti del laboratorio mobile del Treno Verde, infatti, testimoniano una situazione di forte criticità anche per quanto riguarda l’inquinamento acustico. I valori rilevati, infatti, hanno sempre superato il limite consentito dalla legge, soprattutto durante le ore notturne, oltrepassando i limiti di legge di addirittura 14dB(A) di notte e circa 6dB(A) di giorno. Un fattore spesso sottovalutato, ma che invece influisce negativamente sulla salute e il benessere dei cittadini. Decibel fuori controllo nei giorni del monitoraggio scientifico in corso Regina Margherita che, nel piano di zonizzazione acustica, corrisponde alla zona III (area mista). “I limiti previsti sono pari a 60 dB(A) in fascia diurna e 50 dB(A) in fascia notturna, soglie che sono state sforate visto che il monitoraggio ha rilevato livelli di 66,3 e 65,2 dB (A) nelle ore diurne e 64,6 e 60,2 dB(A) nelle ore notturne – dichiara Luca Ricciardi, responsabile Laboratorio Qualità dell’Aria di Italcertifer – In sintesi, durante il periodo diurno, i livelli orari rimangono costantemente oltre i 65 dB(A), con punte di circa 70 dB(A). Nei periodi notturni, si riscontra una variazione di valori dei Leq orari da 55 a 70 dB(A), in relazione alla diminuzione del traffico che si raggiunge a notte inoltrata. Nonostante la crescente consapevolezza degli effetti altamente dannosi che genera l’esposizione al rumore sono ancora sporadiche le campagne di monitoraggio. A tal proposito, uno studio commissionato dal Ministero dell’Ambiente olandese all’istituto di ricerca indipendente TNO mette in risalto che l’inquinamento acustico prodotto dal traffico impatta sul 44% della popolazione UE e costa 326 miliardi alla sanità comunitaria. I danni provocati vanno dall’aumento della pressione fino ai problemi cardiaci, dall’ipertensione all’insonnia”.
Un bilancio complessivo
Insomma, tra ossidi di azoto, ozono troposferico, PM10 che continuano a soffocare le città piemontesi rendendo l’aria irrespirabile, a mettere in serio rischio la salute dei cittadini c’è anche il forte rumore. Rischio salute che potrebbe essere limitato se il trasporto urbano non fosse più centrato soltanto sull’automobile -preponderante causa dell’inquinamento atmosferico e acustico- ma sulla mobilità pubblica con mezzi a basso impatto, compatibile con il rispetto dell’ambiente e con la libertà di ogni cittadino di potersi spostarsi in città. 
Migliorare la mobilità pubblica, incrementare il trasporto pubblico locale e inibire il traffico privato nei cuori delle città, è uno dei capisaldi delle smart city, tema a cui è dedicata questa edizione del Treno Verde. Ma se Torino, e in generale il Piemonte, sembra essere sulla buona strada per rendere più “intelligente” e sostenibile il proprio territorio, il punto dolente resta quello dei trasporti. Spesso ai cittadini non si offre alternativa: per un pendolare scegliere di spostarsi dai comuni della cintura esterna della città al centro del capoluogo può rappresentare una vera odissea. Purtroppo la rotta tracciata fino ad ora dalla Regione Piemonte sembra essere sempre la stessa, quella di penalizzare i più deboli dell’ingranaggio: i cittadini. E’ notizia
 di pochi giorni fa, infatti, che il Governo potrà stanziare solo 485 milioni di euro per il trasporto pubblico, a fronte dei 605 milioni necessari quantomeno per mantenere nel 2013 gli stessi servizi di trasporto su autobus e treno del 2012 (che già erano stati ridotti del 15% rispetto a quelli di due anni prima).
Secondo i calcoli delle associazioni dei pendolari, la diminuzione dei fondi da destinare alle aziende comporteranno, già da giugno, un taglio del 25 per cento per il trasporto su gomma e del 17 per quello su ferro. Alla domanda di mobilità (in Piemonte tra il 2009 e il 2012 si è registrato un +13% di cittadini che prendono il treno ogni giorno, 20 mila viaggiatori al giorno solo sulla Torino-Chivasso) si risponde solo con politiche di tagli. Questo, nonostante, il Piemonte non stesse di certo brillando negli ultimi anni per quanto riguarda i servizi offerti ai pendolari: stazioni abbandonate, treni vetusti, corse soppresse senza alcun avviso, intere linee tagliate, senza contare ritardi, sovraffollamenti, con la costante incertezza dei finanziamenti e dello stesso futuro di un settore che interessa migliaia di persone. Una carenza non da poco che pesa sulle spalle dei pendolari piemontesi ogni giorno e che si manifesta ancor di più sulle 12 linee tagliate e sostituite con autobus (Santhià-Arona, Pinerolo-Torre Pellice, Cuneo-Saluzzo-Savigliano, Cuneo-Mondovì, Ceva-Ormea, Asti-Castagnole-Alba, Alessandria-Castagnole-Alba, Asti-Casale-Mortara, Asti-Chivasso, Novi-Tortona ed Alessandria-Ovada). Tagli al servizio piemontese pari al 10% per il 2011 che si affiancano ad un aumento delle tariffe pari al 10% nel 2011 e 12,5% nel 2012.
Cittadini di serie B per la politica nazionale e regionale dei trasporti, che da oltre dieci anni premia la strada a danno della ferrovia come ben dimostra la suddivisione dei finanziamenti della Legge Obiettivo 2002-2012: il 71% delle risorse per strade e autostrade, 15% per le ferrovie e 14% per le reti metropolitane. La Regione Piemonte, continua a trascurare le necessità dei pendolari, dopo che già nel 2012 aveva destinando solo lo 0,22% del proprio bilancio al trasporto pubblico ferroviario.
“La situazione preoccupante riscontrata dai monitoraggi effettuatati in queste ore e dai dati rilevati dalle centraline fisse dimostra che c’è ancora tanto da fare per abbattere drasticamente la presenza degli inquinanti atmosferici. La posizione geografica della città capoluogo, sicuramente sfavorevole, non deve diventare un alibi per l’amministrazione, anzi deve essere uno stimolo a fare di più per garantire ai cittadini una qualità dell’aria e della vita migliore -commenta Federico Vozza, vicepresidente Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta– Per affrancarsi dal titolo di Smog City ed ambire a diventare una Smart City, Torino deve ribaltare alcuni paradigmi che mettono ancora l’auto al centro della città. Una parte delle risorse per il trasporto pubblico locale, ad esempio, potrebbero essere reperite nell’immediato con il meccanismo del pay per use adottato con successo a Milano con l’AreaC. A Torino abbiamo la fortuna di aver già investito sul controllo con le telecamere degli accessi alla Ztl. Non ci resta che allargare il perimetro e la durata dell’attuale Ztl e avremo benefici indotti su tutta la città, con la riduzione di traffico e inquinanti. Con gli incassi del road pricing, oltre a potenziare il trasporto pubblico, si potrebbero cantierare una serie di interventi di moderazione del traffico. Primi fra tutti il limite a 30 km/h in tutto il centro urbano con esclusione dei principali assi di scorrimento e la ridefinizione degli spazi urbani a vantaggio della socialità e della mobilità dolce.
Riguardo, invece, al trasporto pubblico, anche quest’anno, alla crescita costante del numero di pendolari l’amministrazione regionale ha risposto con tagli ai servizi,aumenti del costo dei biglietti e incertezze sugli investimenti, con effetti rilevanti sulla qualità del servizio. Tagliare le gambe al trasporto pubblico è ancor più grave in un momento in cui, anche grazie alla crescita del prezzo dei carburanti, sempre più persone sono incoraggiate ad abbandonare l’auto privata e preferire forme di mobilità più economiche ed ecologiche. Il rischio oggi è di perdere un’occasione epocale: intercettare e fidelizzare nuovi utenti per contribuire a decongestionare e disinquinare le nostre città che restano molto lontane dagli obiettivi comunitari a tutela della salute collettiva. Non si venga a dire che i bilanci in questi anni non permettevano investimenti maggiori. Ben altre risorse sono andate a spese per opere e progetti inutili, o sprecati per politiche poco lungimiranti. E’ solo una questione di scelte: per migliorare il servizio le regioni dovrebbero investirvi almeno il 5 per cento del proprio bilancio. Serve dunque un vero e proprio cambio di rotta e, grandi città come Torino, devono giocare un ruolo da apripista”. Legambiente dà infine appuntamento a Milano per la grande manifestazione nazionale per la “mobilità nuova”, annunciata per il prossimo 4 maggio, che vedrà convergere sul capoluogo lombardo migliaia di ciclisti, utenti del trasporto pubblico, comitati e cittadini che chiedono a gran voce misure di istituzione e tutela di spazi sicuri per la mobilità ciclopedonale in città. Tutti uniti da uno slogan che in due parole sintetizza il necessario “cambio di modello”: dal sistema tutto centrato sull’auto privata a quello che invece garantisce ed estende, con diritto di priorità, l’accessibilità alla rete del trasporto collettivo.

Fonte: eco dalle città