Yurta, un modo ecologico di abitare la casa. Ma non in Italia

Nata in Mongolia e concepita per essere un’abitazione nomade, quindi facilmente smontabile e trasportabile, è ecologica ed economica. Si sta diffondendo negli Stati Uniti e nell’Europa del Nord, ma non in Italia. Il parere tecnico dell’architetta Michela Tascioni e la storia di Barbara Bertinetti.yurta

La yurta è un’abitazione mobile adottata da molti popoli nomadi dell’Asia tra cui mongoli, kazaki e uzbeki. Loro la chiamano “gher”, ovvero casa ricoperta di feltro. Si può erigere e smontare in poche ore ed è facilmente trasportabile. Nonostante la Mongolia abbia subìto un processo di urbanizzazione, la yurta continua ad essere utilizzata dalla maggior parte della popolazione. E sta pian piano diffondendosi negli Stati Uniti e in Europa, soprattutto quella del nord, e in piccolissima percentuale anche in Italia. Non come abitazione ma come struttura ricettiva turistica. Ma il nostro, si sa, è un Paese strano e difficile. Talmente particolare che ci sono delle difficoltà burocratiche per l’installazione di una semplice yurta. Prima di addentrarci nel discorso, vediamo però com’è fatta. Dal sito www.yurta-silentbreeze.com, uno dei produttori italiani, leggiamo: “Sopra la struttura della yurta vengono sistemati successivi strati, il primo è formato da un tessuto bianco in cotone che diventerà il rivestimento interno, a vista. Su questo viene posato lo strato di feltro, prima i due pezzi del tetto poi le pareti. Questo strato è fondamentale, e senza di esso la struttura per quanto bella non potrebbe essere chiamata “Yurta”. Il feltro, oltre a isolare dal freddo e dal calore, ha la funzione di tenere compatta e integra la struttura e di ancorarla al terreno. Sopra il feltro viene posto lo strato impermeabile, fondamentale per i nostri climi umidi. Al quale se ne può aggiungere un altro di cotone o poliestere. Tutti questi strati sono poi fissati con delle corde resistenti alla circonferenza, lungo i muri della gher”. Sono dunque delle abitazioni particolari, ecosostenibili, e di un’utilità importante: con una spesa contenuta di poche migliaia di euro, si va in generale dai 3.000 euro per quelle di dimensioni più piccole, attorno ai 20 mq, ai 20.000 euro per quelle di dimensioni più grandi, circa 100 mq, ci si può dotare di un’abitazione dove vivere. Una grande alternativa per chi vuole farsi una casa senza ricorrere alla richiesta di mutui bancari e senza cementificare l’ambiente circostante. Ma, come scritto sopra, il nostro è un Paese strano e difficile. Tale da non contemplare l’argomento in questione a causa di un vuoto normativo. «Consideriamo che la parola “auto-costruzione” – afferma l’architetta Michela Tascioni – atto primigenio dell’uomo, legato al soddisfacimento del bisogno di trovare riparo, è un concetto totalmente assente nel quadro normativo italiano, nel quale manca un sistema che ne definisca regole, modalità e strumenti dell’edificazione in autocostruzione. Ci sono in realtà il D.P.R. 380/2011 e il D.Lgs 81/2008 che, però, disciplinano i lavori fatti in autonomia, ma non la possibilità di costruirsi una casa». Non solo. Ma più cerchiamo i decreti, più rimaniamo senza parole. «Pensando alla yurta come sistema costruttivo reversibile, quindi temporaneo – continua l’architetta – mi viene in mente un’altra mancanza nel quadro normativo; infatti oltre al “buco” sull’autocostruzione ve n’è un altro importante legato alle “costruzioni temporanee”». Le quali sono definite come “strutture assimilabili, per dimensioni e caratteristiche funzionali, a dei manufatti edilizi ma destinate ad un uso circoscritto nel tempo ed a soddisfare esigenze che non abbiano il carattere della continuità. Le loro caratteristiche (materiali utilizzati, sistemi di ancoraggio al suolo etc.) devono essere tali da garantirne una facile rimozione”. «Capirai bene che la questione dell’uso circoscritto nel tempo – conclude Tascioni – mal si coniuga con l’utilizzo di un sistema temporaneo (nel nostro caso la yurta) ad uso abitativo». E a testimonianza di quanto detto, riprendiamo la storia di Barbara Bertinettigià trattata dal nostro giornale nel marzo del 2013. In sintesi, la sua famiglia acquista un terreno edificabile a Brosso, in provincia di Torino, con l’intenzione di costruirvi una casa ecologica in legno. Il progetto ben presto si blocca e, per mancanza di mutuo, Barbara decide di installare una yurta sopra il seminterrato dell’abitazione, che nel frattempo era stato già ultimato. Ma i permessi non vengono concessi. Com’è andata a finire questa storia? «Nella primavera 2014 – afferma Barbara – abbiamo avuto un nuovo incontro col Comune. Il sindaco si è detto dispiaciuto ma, scartabellando e ricercando, non erano riusciti a rendere fattibile il progetto della yurta, né come abitazione né come bed and breakfast. La nostra risposta è stata molto decisa: avremmo comunque messo la yurta nel nostro giardino, in barba a tutte le leggi comunali, anche perché avevamo ricevuto la lettera di sfratto dall’abitazione dove eravamo in affitto». A quel punto qualcosa si muove. Pochi giorni dopo Barbara riceve la telefonata dal geometra che seguiva i lavori, il quale le propone di rendere agibile il garage o seminterrato, in accordo con in Comune. «Io non ero assolutamente d’accordo, ma alla fine, su consiglio di mio marito, abbiamo accettato, sia perché avevamo paura delle conseguenze legali sia perché non avevamo nessuna voglia di creare disagio ai nostri bambini». Nel giro di pochi mesi il progetto viene approvato. Il garage viene rivestito internamente in legno e materiali naturali ma «sta di fatto che l’involucro è di cemento, siamo per metà sottoterra, ci stiamo da 11 mesi e abbiamo già – era ovvio e prevedibile – problemi di umidità. E’ tutto assurdo: il Comune ha dato l’abitabilità dentro ad un garage, in cemento e per metà sotto terra, a noi che siamo una famiglia con 2 bambini, piuttosto che darci la possibilità di posizionare una struttura assolutamente ecologica come la yurta, solamente perché non hanno trovato una legge o una deroga che facesse al caso. Io ci avrei visto solo ripercussioni positive, per noi come famiglia, innanzitutto perché ora starei a spendere i miei pochi soldi rimasti come parrebbe a me e non in deumidificatori e interventi di esperti per toglierci l’umidità da casa, e poi per il Comune, per aver avuto il coraggio di dire di sì ad una occupazione assolutamente naturale del suolo, di nostra proprietà peraltro. Per non dire di quante persone mi hanno scritto dicendomi che sarebbero volentieri venute a dormire nella yurta che volevo adibire come B&B, integrando il nostro reddito e creando anche un piccolo circolo di affari per le attività morenti del paese…Che dire. Triste, povera, vecchia Italia. Il cambiamento fa paura».

Fonte: ilcambiamento.it

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Torino in bici, con B.U.NE.T.: nuovi servizi per i ciclisti urbani torinesi

Si chiama B.U.NE.T. ed è un servizio di calcolo percorso che permette ai ciclisti di pianificare gli spostamenti a Torino e nel territorio provinciale utilizzando sia la propria bicicletta sia il bike sharing di [TO]BIKE379369

Il Biciplan, o Piano della Mobilità Ciclabile, della Città di Torino ha come obiettivo principale quello di incrementare la percentuale di cittadini utilizzatori della bicicletta quale ordinario strumento di mobilità urbana dal 3%, quota calcolata nel 2012, al 15% entro il 2020.  Per far questo, è necessario incentivare la mobilità ciclabile anche attraverso la promozione di nuovi servizi alla cittadinanza, come quello che gli assessori Enzo Lavolta e Roberto Ronco hanno presentato alla stampa: il B.U.NE.T. (Bike’s Urban Network in Torino) è il servizio di calcolo percorsi che consente di effettuare il calcolo di un tragitto sia con la bicicletta propria (nell’ambito del territorio di Torino e Provincia) sia con le biciclette del Bike sharing. Il B.U.NE.T. consente di pianificare velocemente il percorso in bicicletta mediante un sistema point and click a cursore, rapido ed intuitivo, o in alternativa con sistema più classico di menu a tendina con indirizzo di partenza e destinazione. Caratteristica dell’applicativo è l’utilizzo di tecnologie open source (Open Street Map e Open Trip Planner) integrate con le mappe delle stazioni del bike sharing [TO]BIKE.  Si presenta quindi come un prodotto dinamico: è costantemente aggiornato in conseguenza delle modifiche che vengono apportate alla fonte delle informazioni; e partecipativo: conserva tutte le caratteristiche delle tecnologie open source: l’utilizzatore può proporre miglioramenti o osservazioni che verranno valutate e ove possibile realizzate.
B.U.NE.T. è un progetto della Città di Torino Direzione Ambiente- Ufficio Biciclette e Provincia di Torino, Mobility Management di Area, sviluppato da 5T S.r.l. e con la collaborazione della Soc. Comunicare S.r.L.

B.U.NE.T. è raggiungibile anche dal nuovo portale web dedicato alla mobilità ciclabile, un “facilitatore” di rete che riassume in sé tutte le informazioni utili per chi sceglie la bicicletta come strumento di viaggio in città.
Il nuovo portale “Torino in Bici” è dedicato a tutti i ciclisti urbani e ha l’ambizione di essere uno strumento agile, facilmente interpretabile e utilizzabile, dotato di tutti gli strumenti utili per viaggiare meglio, velocemente e in sicurezza nella strade e nelle ciclopiste della città. “Torino in Bici” è progettato e realizzato a cura di Città di Torino/Area Ambiente/Ufficio Biciclette, Servizi Informativi/ Redazione Web Città di Torino e con la preziosa collaborazione delle associazioni ciclistiche torinesi.  In esso verranno ospitate diverse sezioni dedicate sia a chi già possiede una bicicletta, illustrando in tal caso come parcheggiarla validamente, come prevenire per quanto possibile il furto, come ripararla; sia a coloro che non la posseggono: vengono illustrate le proposte del bike sharing e altre opportunità di noleggio. È anche aperta una sezione dedicata al mondo dell’associazionismo del ciclismo urbano e una ai nuovi, o riscoperti, mestieri inerenti la bicicletta quali ciclofficine, trasporti, consegne… non manca, naturalmente, una sezione dedicata alle news.
“Con l’approvazione del Biciplan l’Amministrazione si era impegnata anche a realizzare un portale interamente dedicato a quanti decidono si utilizzare le bici in città – afferma l’assessore all’Innovazione e all’Ambiente, Enzo Lavolta -. Grazie alla collaborazione con la Provincia di Torino e con 5T abbiamo da oggi a disposizione un nuovo strumento che abbiamo voluto aperto sia alle segnalazioni di cittadini sia a quanti vogliano suggerire migliorie e integrazioni”.
“Si tratta quindi di una piattaforma di progettazione partecipata – conclude l’assessore – che accompagnerà l’implementazione dei percorsi sicuri sui quali l’amministrazione è impegnata”.
“È bene incentivare con qualsiasi mezzo la mobilità ciclabile, anche e soprattutto attraverso la promozione di nuovi servizi alla cittadinanza” spiega l’assessore all’Ambiente della Provincia di Torino Roberto Ronco. “B.U.Ne.T. va esattamente in questa direzione: è al servizio degli utenti sia della città sia del territorio provinciale, e consente di fare della bicicletta un mezzo di trasporto a tutti gli effetti e un elemento imprescindibile della mobilità integrata e intelligente”.

In allegato la scheda tecnica del servizio B.U.NE.T.

 

B.U.NE.T. [0,11 MB]

Scheda tecnica

Fonte: ecodallecittà,it

Edifici colabrodo a Torino e Alessandria. Le termografie di Legambiente bocciano anche l’archistar Krier

Presentati i risultati di “Tutti in classe A”, l’indagine di Legambiente sulla qualità del patrimonio edilizio. Il Piemonte promosso per la normativa sull’efficienza energetica, “ma è l’ora di passare dal dire al fare. Per uscire dalla crisi servono edifici meno energivori, più belli, ospitali e salubri”

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Sono stati presentati i risultati di Tutti in classe A, l’indagine di Legambiente sulla qualità del patrimonio edilizio italiano. L’associazione ha preso in considerazione oltre 500 edifici in 47 città italiane, grazie a un team di esperti che viaggiando da nord a sud del Paese, ha fotografato con un’apparecchiatura termografica la situazione termica degli edifici confrontando le rese di costruzioni recenti, firmate anche da note archistar, con palazzi costruiti nel dopoguerra ed edifici dove sono stati realizzati interventi di retrofit, evidenziando come una riqualificazione energetica ben fatta possa permettere di realizzare risultati significativi di riduzione dei consumi energetici.  In Piemonte sono stati analizzati diversi edifici a Torino e ad Alessandria. Nel capoluogo le termografie hanno interessato alcune strutture di edilizia popolare degli anni ’70 ed edifici che ospitano uffici pubblici come la sede della Provincia di Torino di via Bologna o il palazzo dei Lavori Pubblici del Comune di Torino in piazza San Giovanni. In questi casi le analisi agli infrarossi hanno evidenziato dispersioni termiche rilevanti su tutte le facciate degli edifici. Coibentazione scadente e notevole dispersione termica è stata fotografata anche in edifici nuovi, e già vecchi, come quelli di via Tofane, del quartiere residenziale di borgo San Paolo e del comprensorio Valdocco di Spina 3. Non mancano, ovviamente, anche casi positivi come l’edificio in classe energetica A costruito nel 2010 in via Fratelli Calandra. Ad Alessandria, invece, è finito sotto la lente di Legambiente il quartiere “Pista”, firmato dall’archistar Leon Krier. Anche qui, nonostante l’impronta architettonica sia chiara e riconoscibile, manca l’attenzione all’efficienza energetica: l’analisi a infrarossi ha dato risultati simili a quelli di altri edifici recenti di firme meno prestigiose, con difetti nelle superfici perimetrali ed elementi disperdenti nelle strutture portanti.
“In un periodo di crisi drammatica come quello che sta vivendo anche il mercato immobiliare, deve essere raccolta la sfida della riqualificazione energetica. Le nostre case possono essere comode e sicure, ben isolate e correttamente soleggiate, oppure possono essere scomode e dispendiose, troppo calde d’estate o fredde in inverno; possono contribuire a migliorare la nostra qualità della vita o, al contrario, pesare significativamente sulla spesa familiare per raggiungere minimi livelli di benessere e contribuire enormemente all’inquinamento urbano –sottolinea Fabio Dovana, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta-. L’innovazione ambientale rappresenta la via più interessante e utile per risollevare il settore immobiliare e dell’edilizia nel suo complesso, grazie alle notevoli opportunità che offre anche in termini occupazionali ed economici”.  Che in “Classe A” si viva meglio lo dimostrano le termografie di edifici ben progettati, costruiti e certificati, che mostrano invece un comportamento omogeneo delle facciate e l’assenza di ponti termici significativi, la precisa scelta di sfruttare al meglio l’esposizione dell’edificio e l’uso di specifici materiali per le diverse facciate al fine di sfruttare al meglio la radiazione solare, minimizzando i consumi energetici per il condizionamento invernale con un risparmio, per i fortunati abitanti di questi edifici,fino a 2 mila euro ogni anno.
Nel rapporto Tutti in classe A vengono segnalati, inoltre, la situazione e i problemi della normativa, l’articolato quadro di regole nelle diverse regioni, in particolare per quanto riguarda controlli e sanzioni, ma anche sul fronte delle buone pratiche. Il rapporto di Legambiente promuove il Piemonte (insieme alla Lombardia e alle due Province autonome di Trento e Bolzano) per essere una delle regioni all’avanguardia sul fronte delle norme di sostenibilità. La regione si distingue ad esempio per aver portato l’obbligo per le nuove costruzioni, e nei casi di nuova installazione degli impianti termici, di produzione minima del 60% di acqua calda sanitaria da fonti rinnovabili. Il Piemonte inoltre è tra le regioni in cui sono previsti controlli e sanzioni sia in fase di edificazione sia successivamente alla realizzazione degli edifici. E’ interessante notare come con la L.R. 13 del 2007 del Piemonte vengano sanzionati anche i proprietari degli immobili in cui non sono stati installati impianti solari termici integrati nella struttura edilizia con una multa tra i 5.000 ed i 15.000 euro. Lo stesso discorso vale per gli impianti di solare fotovoltaico per i quali la multa varia tra i 2.000 ed i 10.000 euro. La norma prevede però che i controlli delle certificazioni vengano effettuate solo “a campione”.
In Valle d’Aosta c’è da registrare il positivo recepimento dell’obbligo sulle fonti rinnovabili che si unisce ad un sistema avviato di certificazione energetica.  “I risultati dell’indagine Tutti in classe A –dichiarano Flavia Bianchi Gian Piero Godio, rispettivamente responsabili del settore Urbanistica e del settore Energia di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta- mostrano con chiarezza che, per quanto riguarda l’efficienza energetica degli edifici, sia per Torino, sia per Alessandria, gli sprechi sono ancora troppo elevati e la strada da fare è ancora molta. D’altra parte, il Piano della Provincia di Torino approvato lo scorso 21 gennaio, prevede a ragion veduta che entro il 2020 i consumi di energia termica potranno ridursi di oltre il 25%, riducendo così proporzionalmente anche i costi del riscaldamento. Per attuare concretamente questi obiettivi, oggi vi è una grande e concreta opportunità, in quanto sono a disposizione dei cittadini svariati incentivi che permettono di migliorare l’efficienza degli edifici e dei relativi impianti termici, beneficiando di detrazioni di ben il 65%: è dunque il momento di passare dal dire al fare, creando così risparmio per le famiglie, miglioramento della qualità dell’aria, opportunità di lavoro per gli operatori del settore edile, nuova e duratura occupazione anche per i giovani, stimolo alla ricerca e alla produzione di nuovi componenti e materiali. Ci rendiamo quindi disponibili per consigliare a tutti i cittadini, singoli o in condominio, quali possano essere gli interventi più appropriati dal punto di vista ambientale, energetico ed economico”.

Tutti in classe A – il dossier completo [6,38 MB]

Legambiente

 

Fonte: http://www.ecodallercttà.it

Energia, gli obiettivi della Provincia di Torino al 2020: consumi ridotti del 24% e taglio delle emissioni di CO2 del 42%

E’ stato approvato dal Consiglio provinciale il Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile. Individuate 22 azioni per valorizzare il ruolo di governo di area vasta di livello intermedio tra la Regione e i Comuni. Ronco: “Il Piano giunge al termine di un intenso processo di partecipazione”377927

E’ stato approvato dal Consiglio provinciale il Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile della Provincia di Torino. Elaborato nell’ambito del progetto Europeo Cities on Power, cofinanziato dal Programma Europa Centrale, il piano prende le mosse dall’analisi del contesto energetico che emerge dall’ultimo Rapporto sull’Energia della Provincia di Torino. Il documento di pianificazione della Provincia parte da alcune premesse: il comparto su cui deve essere rivolta l’attenzione principale è quello edilizio, con particolare riferimento sia al settore residenziale sia a quello pubblico; il settore industriale e quello dei trasporti registrano importanti riduzioni dei consumi, superiori alle attese; il contributo delle fonti rinnovabili deve essere ulteriormente incentivato, dando tuttavia priorità al contenimento dei consumi finali; le reti energetiche (ad esempio il teleriscaldamento e le reti del gas) necessitano sempre più di un livello di governo di area vasta. Sulla base di queste premesse, gli obiettivi specifici del Piano fissati per il 2020 sono: una riduzione dei consumi energetici di circa il 24% rispetto all’andamento tendenziale; un contributo delle fonti energetiche rinnovabili negli usi finali di energia variabile tra il 18% e il 21%; una riduzione delle emissioni di CO2 rispetto ai valori del 1990 di circa il 42%. In particolare sono state individuate 22 azioni specifiche tese a valorizzare il ruolo di governo di area vasta di livello intermedio tra la Regione e i Comuni e in grado, al contempo, di instaurare strategiche alleanze locali e internazionali per intercettare al meglio le risorse finanziarie disponibili a livello europeo e rendere più efficace l’azione del territorio. “Questo Piano giunge al termine di un intenso processo di partecipazione che ha visto coinvolti i principali attori locali del territorio” commenta l’assessore all’ambiente della Provincia di Torino Roberto Ronco, e individua alcune linee di intervento prioritario, tra le quali l’assistenza agli enti locali territoriali nella definizione di politiche e progetti in materia di energia e la promozione del risparmio energetico e dell’utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili”.

Piano d’azione per l’energia sostenibile [0,73 MB]

Provincia di Torino

Fonte: ecodallecittà

Provincia di Torino, 60 mila euro ai comuni per progetti di mobilità sostenibile a partire dalle scuole

Due le attività richieste dal bando provinciale: lo svolgimento di un percorso educativo sul tema della mobilità sostenibile in almeno un plesso scolastico e l’istituzione di un gruppo di confronto tra amministrazione comunale, scuola, cittadinanza e associazioni, per individuare le problematiche di mobilità relative alla scuola coinvolta. Scadenza 31 marzo 2014377882

Ammonta a 60mila euro il budget complessivo che la Provincia di Torino mette a disposizione dei Comuni nell’ambito di un progetto a favore della mobilità sostenibile a partire dalle scuole. Le attività richieste dal bando sono due: lo svolgimento di un percorso educativo sul tema della mobilità sostenibile in almeno un plesso scolastico, e l’istituzione di un gruppo di confronto locale che coinvolga amministrazione comunale, scuola, cittadinanza e associazioni, per individuare le problematiche di mobilità dell’area intorno alla scuola coinvolta e le possibili soluzioni. I progetti saranno valutati sulla base della qualità progettuale (articolazione e organicità del progetto, metodologie proposte, incidenza delle azioni previste, modalità di documentazione e comunicazione), dei soggetti partecipanti (saranno premiati i partenariati tra più scuole e tra più Comuni e il coinvolgimento del territorio), della quota di cofinanziamento offerta dal Comune (minimo previsto il 20%). “Per ridurre l’uso dell’automobile in città, così come ci chiede la Commissione Europea” spiega l’assessore all’Ambiente della Provincia di Torino Roberto Ronco “non bastano le leggi e gli interventi urbanistici: sono indispensabili politiche di educazione ambientale”. La scadenza per la presentazione delle domande di partecipazione è il 31 marzo 2014.

Tutta la documentazione è scaricabile da:http://www.provincia.torino.gov.it/ambiente/agenda21/mobilita_scuola/

 

Fonte: ecodallecittà

Acqua in mostra

Dove: Museo della Città, Collegno1814

“Utile… umile… preziosa e casta”, un progetto didattico e informativo del Circolo Legambiente di Collegno DORAinPOI rivolto a adulti e bambini. Un percorso culturale originale e spigliato aperto al pubblico dal 20 settembre al 6 ottobre.

Venerdì 20 settembre 2013 alle ore 18.00 si inaugura la mostra fotografica “Utile… umile… preziosa e casta” organizzata dal Circolo Legambiente di Collegno DORAinPOI e dal Comune di Collegno, con il Patrocinio della Provincia di Torino e un contributo della SMAT. Ne parleranno l’Assessore all’Ambiente del Comune di Collegno ed un rappresentante del Circolo collegnese di Legambiente. Dopo il successo del progetto sulla biodiversità dello scorso anno, il Circolo di Collegno quest’anno volge l’attenzione al tema dell’acqua in tutte le sue declinazioni ed accezioni. Lo scopo dell’iniziativa è informare, educare e fornire occasioni di riflessione sul valore questa risorsa naturale, bene fondamentale per il futuro dell’uomo e per tutto il mondo animato.  Si tratta di una mostra informale che espone immagini, testi e oggetti vari realizzati o organizzati dal Circolo. Essi raccontano le diverse forme dell’acqua, la fauna e la flora legati a questo mezzo di vita, il ciclo dell’acqua dall’atmosfera, al suolo, ai corpi idrici superficiali e profondi, il percorso dalle sorgenti al rubinetto, i suoi usi domestici, gli impieghi a fini energetici, agricoli e di pesca, la sua mancanza e gli ambienti riarsi, l’impeto delle acque incontrollate, i popoli dell’acqua e quelli della siccità, il corso della Dora Riparia. Il progetto didattico e informativo è rivolto a adulti e bambini. È un percorso culturale originale e spigliato, realizzato con mezzi di poco costo ma ricco di stimoli e suggestioni. L’esposizione sarà aperta al pubblico dal 20 settembre al 6 ottobre nei giorni di martedì, mercoledì e giovedì dalle ore 16.30 alle 18.00 e nei giorni di venerdì, sabato e domenica dalle ore 14.00 alle 18.00. Potranno, inoltre, essere concordate visite in orario scolastico. La mostra avrà luogo al Museo della Città di Collegno in Piazza Cav. SS. Annunziata 7. Martedì 1 Ottobre alle ore 21.00 presso la sede della mostra, Marco Baltieri, referente del settore acqua e difesa suolo di Legambiente Piemonte/Valle d’Aosta, condurrà un incontro sul tema “Fiumi e torrenti: acqua, habitat, biodiversità. Problemi e prospettive”.

Per maggiori informazioni:

Ufficio Ambiente della Città di Collegno

tel. 011.4015303 in orario d’ufficio

 

Fonte. Ecodallecittà

Quanti non imballaggi ci sono nella raccolta differenziata della plastica?

Nella raccolta della plastica devono essere conferiti solo gli imballaggi, ma ci finisce ancora molta plastica non imballo. La Provincia di Torino e IPLA hanno elaborato i risultati delle oltre 1200 analisi merceologiche realizzate da IPLA nell’ambito di due protocolli d’Intesa sulla raccolta multimateriale della plastica dal 2007 al 2012. La frazione estranea misurata nella analisi merceologiche è costituita da “plastica non imballo” in una misura che va dal 23% al 48%. Pubblichiamo un intervento di Paolo Foietta, presidente ATO-R (Torino374590

Ogni giorno ogni cittadino della provincia di Torino produce circa 1,3 kg di rifiuti (per un totale di 480 kg/anno). Gran parte di questi è costituita da imballaggi plastici: circa il 9% in peso e molto di più in volume, dato il basso peso specifico di questi materiali. Nella raccolta della plastica devono essere conferiti solo gli imballaggi, ma purtroppo ci finisce ancora molta plastica non imballo: talvolta non è facile distinguere gli imballaggi dai manufatti plastici e talvolta semplicemente il cittadino non sa che i manufatti (ad esempio giocattoli, spazzolini da denti e una miriade di oggetti di uso quotidiano), benché plastici, non devono finire nella raccolta differenziata della plastica. La Provincia di Torino e IPLA hanno elaborato i risultati delle oltre 1200 analisi merceologiche realizzate da IPLA nell’ambito di due protocolli d’Intesa sulla raccolta multimateriale della plastica dal 2007 al 2012. I dati mostrano, pur con marcate differenze fra un territorio e l’altro, che ancora tanti manufatti plastici finiscono nella raccolta differenziata; la tabella seguente evidenzia che la frazione estranea misurata nella analisi merceologiche è costituita da “plastica non imballo” in una misura che va dal 23% al 48%. Proprio nei territori in cui la qualità è migliore la maggior parte della frazione estranea è rappresentata dalla plastica non imballo.
Parte di questi manufatti sarebbero potenzialmente riciclabili, poiché realizzati con polimeri riciclabili (PE, PP, PET, ….), ma non essendo imballaggi vengono scartati in fase di selezione per essere avviati a recupero energetico o peggio ancora in discarica. Oltre allo “spreco ambientale” è da segnalare il problema dello sforamento dei limiti di qualità stabiliti da COREPLA in termini di percentuale di frazione estranea, il cui sforamento è troppo spesso determinato proprio dalla presenza di manufatti plastici, con negativi impatti economici per i Comuni.
Si aggiunga infine una particolarità tutta “burocratica”: nella raccolta differenziata del nostro territorio sono già stati rinvenuti diversi imballaggi marchiati “PARI”; si tratta di imballaggi in film di polietilene (perfettamente riciclabile) che vengono classificati da COREPLA come frazione estranea in sede di analisi merceologiche, poiché sono di competenza amministrativa di un consorzio autonomo, ma che durante il processo industriale di selezione vengono comunque avviati a riciclo nel circuito COREPLA. Per quanto paradossale, ciò è quanto avvenuto in almeno due casi documentati, nei quali il Comune a causa dei pochi kilogrammi di imballaggi PARI ha sforato la fascia di qualità non vedendosi riconoscere l’intero corrispettivo.
Allo stesso tempo la raccolta differenziata, da parte dei cittadini, degli imballaggi più preziosi e facili da riciclare ha ancora notevoli margini di miglioramento: si stima che il 10% del rifiuto indifferenziato smaltito in discarica, anche nelle aree territoriali più virtuose, sia costituito dai bottiglie in PET ed altri imballaggi riciclabili: in peso, si tratta di oltre 50 mila tonnellate annue nella sola provincia di Torino, un quantitativo leggermente superiore all’intero ammontare delle raccolte differenziate di imballaggi in plastica che avviene nel nostro territorio.
La discussione per il rinnovo dell’Accordo Anci-Corepla dovrebbe tenerne conto

PRESENZA DELLA PLASTICA NON IMBALLO NELLA FRAZIONE ESTRANEA (FE) totale

% MEDIA (anni 2007-2012)
ACEA Pinerolese
31.20
ACSEL Val di Susa
35.98
ASA Castellamonte
38.37
CCS Chierese
48.34
CIDIU Zona Ovest
29.56
COVAR 14 – Torino Sud
36.71
SCS Ivrea
23.61

Fonte. Eco dalle città

Prima edizione di Puliamo la Stura: recuperati oltre 700 sacchi d’immondizia

Grande successo per la prima edizione di “Puliamo la Stura”: sono stati oltre 500 i volontari che hanno ripulito le sponde del torrente dai rifiuti abbandonati. Ronco: “Un grande esordio per il Contratto di fiume”374460

E’ stata un successo la prima edizione di Puliamo la Stura, un’intera mattinata dedicata all’ambiente, con la partecipazione di 12 Comuni del bacino della Stura,associazioni e moltissimi volontari che hanno ripulito le sponde del torrente dai rifiuti abbandonati. 600 sacchi grandi di immondizia e 100 di vetro e plastica, oltre 200 copertoni e 30 cerchioni di camion, 150 metri cubi di rifiuti ingombranti, legno, inerti, ferro ed eternit, materassi e fusti metallici vuoti, 3 carcasse d’auto, motori e lamiere e perfino una motrice con rimorchio. Sono solo una parte dei dati della prima edizione dell’iniziativa di volontariato ecologico promossa dalla Provincia di Torino in collaborazione con Legambiente Piemonte e Val d’Aosta che ha coinvolto fattivamente enti territoriali e cittadinanza sul problema dell’abbandono dei rifiuti e del degrado delle sponde della Stura. La manifestazione, che ha coinvolto oltre 500 volontari, ha avuto luogo nei Comuni di Balangero, Borgaro Torinese, Cafasse, Caselle Torinese, Ciriè, Lanzo Torinese, Mathi, Nole, Robassomero, San Maurizio Canavese, Venaria Reale e Villanova Canavese, e si è avvalsa della collaborazione di Regione Piemonte, Comunità Montana delle Valli di Lanzo, Parco Naturale La Mandria e della grande capacità operativa del Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Torino. Durante la mattinata i bambini al seguito dei volontari hanno partecipato alle attività di animazione organizzate dalla Coop e da Suzuky Italia, ai “Giochi per piccoli pompieri” proposti dai Vigili del Fuoco e alle lezioni di educazione ambientale tenute dalle Guardie ecologiche volontarie della Provincia di Torino.
“Un grande inizio per il Contratto di fiume della Stura -ha commentato l’assessore provinciale all’Ambiente Roberto Ronco-. Una giornata davvero riuscita grazie alla folta partecipazione dei cittadini e all’ottima collaborazione tra amministrazioni pubbliche, associazioni e aziende private”. Grande soddisfazione anche da parte di Fabio Dovana, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta: “A fare da contraltare alla cattiva abitudine dell’abbandono dei rifiuti, iniziative come questa mostrano il lato migliore della nostra società, tanti volontari disposti a impegnarsi e mettersi in gioco per salvaguardare e preservare l’ambiente. Ci auguriamo che questa iniziativa contribuisca non solo a ripulire le sponde del fiume, ma che aiuti anche a sensibilizzare e ad educare le persone affinché non si ripresenti il problema”.

Fonte. Eco dalle città

Provincia di Torino contro Ministero della Difesa: “Inaccettabile consumare 70 ettari di suolo libero per il mega impianto fotovoltaico”

Il presidente della Provincia Antonio Saitta boccia il progetto del Ministero che vuole realizzare un parco fotovoltaico di 70 ettari su terreno demaniale tra Lombardore e San Francesco al Campo: “Usino i tetti delle caserme”. E annuncia: “Scriverò al ministro Clini per capire se ne sia informato e cosa ne pensi come tecnico dell’ambiente”

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“Comprendo le necessità del Ministero della Difesa di valorizzare e far rendere al massimo le sue proprietà in tutta Italia, ma pretendere di realizzare un grandissimo parco fotovoltaico consumando 70 ettari di terreno libero tra Lombardore e San Francesco al Campo ai bordi del parco della Vauda è inaccettabile. Mi chiedo e chiederò formalmente al Demanio perché non coprono di pannelli fotovoltaici i tetti delle centinaia e centinaia di caserme invece di occupare suolo libero. Sono fermamente contrario a questa operazione che devasta una delle ultime zone naturali libere del territorio”: lo dice il presidente della Provincia di Torino Antonio Saitta che questa mattina ha esaminato il progetto durante la seduta della Giunta. L’iter della vicenda, sintetizzato dall’assessore provinciale all’Ambiente Roberto Ronco, comincia mesi fa quando il Demanio mette a gara in tutta Italia lotti di sua proprietà ed affida ad imprenditori privati la realizzazione di impianti fotovoltaici. Nel territorio della provincia torinese individua 70 ettari del poligono di Lombardore, prima in zona SIC (sito di interesse comunitario), poi dopo i primi pareri contrari in una zona limitrofa, ai confini tra il territorio di Lombardore e San Francesco al Campo, “vicino alle case, dove c’è un’ampia fruizione a piedi, a cavallo, in bici” spiega l’assessore Ronco preoccupato perché dice “la Provincia è favorevole all’energia pulita, ma non sfruttando terreni liberi”. Saitta non ha dubbi: “è gravissimo -dice- che sia lo Stato attraverso il Demanio militare a monetizzare 70 ettari di suolo ancora libero con un’operazione commerciale che se pur legittima condiziona l’ambiente in modo così pesante. Scriverò anche al ministro Clini per capire se ne sia informato e cosa ne pensi come tecnico dell’ambiente”. Conclude Saitta: “gli abitanti della zona si stanno mobilitando e fanno molto bene: la Provincia di Torino è politicamente contraria a questa operazione, che si può fare con altre modalità su tetti di caserme e capannoni militari; non vogliamo assumere il ruolo di passacarte tra il Ministero della Difesa e la Regione Piemonte, ci faremo sentire”.

Fonte: eco dalle città