Michele Dotti: “sbagliando non si impara, è grazie ai successi che cambia il mondo”

Sbagliando si impara? Non la pensa così lo scrittore, educatore e attivista Michele Dotti, secondo cui non dagli sbagli ma dai successi, nostri e altrui, possiamo promuovere dei veri cambiamenti positivi.

Michele Dotti da molti anni svolge un’intensa attività educativa nelle scuole attraverso laboratori sull’educazione alla mondialità, all’intercultura, ai diritti umani, alla pace. Ha una lunga esperienza di volontariato internazionale, in vari stati dell’Africa occidentale, ha promosso campagne di sensibilizzazione sul commercio equo e solidale e da anni organizza esperienze di turismo responsabile in Burkina Faso. Parallelamente Michele Dotti ha sempre cercato di portare avanti un approfondimento culturale in Italia, lavorando in particolare sugli stereotipi e sui pregiudizi e proponendo una visione propositiva rispetto ai problemi.dotti2

Michele Dotti intervistato da Daniel Tarozzi in occasione della Festa Nazionale de Il Fatto Quotidiano e dei Comuni Virtuosi che si è tenuta l’8 giugno scorso a Reggio Emilia

 

Le sue riflessioni sull’importanza delle esperienze positive per progredire sono contenute nel libretto tascabile “Sbagliando non s’impara, è grazie ai successi che cambia il mondo e cambiamo anche noi”. In questo breve saggio l’autore ribalta alcune delle massime più consolidate nella nostra cultura, prima fra tutte quella secondo la quale è attraverso gli sbagli che ci si forma e si cresce. Quello che è interessante, secondo Michele, è fare riferimento a chi ha raggiunto dei risultati per capire come ha fatto a raggiungerli. “Il nostro apprendimento funziona meglio se parte dai successi. Io non racconto un auspicio per il futuro, ma una constatazione di ciò che da sempre accade. Fin dall’antichità noi facciamo tesoro dei successi altrui per imparare a replicarli. Credo che sia questo ciò che ci può aiutare ad accelerare il cambiamento”.

 

Secondo Michele Dotti è opportuno distinguere due termini che noi abitualmente usiamo come sinonimi: ‘sbaglio’ ed ‘errore’. “’Sbagliare’ significa distrarsi, mentre ‘errore’ deriva dal vagare, vagabondare senza una meta. Questa sì che può essere una cosa estremamente fruttifera. Secondo me quindi dallo sbaglio non si impara, ma dagli errori possiamo invece imparare molto”.

 

“L’Italia che cambia è quel pezzo d’Italia che ha deciso di riprendere in mano il proprio destino, che non aspetta che sia qualcun altro a promuovere un cambiamento ma si riappropria del proprio destino attraverso le scelte quotidiane. Unendo le forze e vincendo quello che secondo me è il principale limite della nostra società civile, cioè la frammentazione, mettendo in rete tutte queste realtà straordinarie, quella ‘moltitudine inarrestabile’, allora davvero le cose cambiano più in fretta”.

sbagliando

“Comprendo che di fronte alla grandezza e complessità di certe sfide del nostro tempo e ad una realtà che spesso pare immodificabile, alla lunga ci si possa fare prendere dallo sconforto ed arrivare a tirare i remi in barca – ammette Michele – tuttavia continuo a pensare che l’impegno e la condivisione delle migliori idee siano le uniche vie per migliorare le cose perché, sicuramente, per usare le parole di don Tonino Bello: ‘Accendere un fiammifero vale infinitamente di più che maledire l’oscurità’. E sono convinto che possa anche essere molto più divertente!”.

 

Il blog di Michele Dotti 

 

Fonte: italiachecambia.org

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Un Manifesto sull’etica del lavoro

In un periodo dove sul lavoro le idee sono assai poche e quelle poche sono senza grandi prospettive, noi proponiamo un autentico Manifesto sull’etica del lavoro. Se i sindacati, il governo, gli industriali continuano a pensare che basti lavorare, guadagnare e consumare fino a consumare l’intero mondo in maniera irreversibile come sta tragicamente accadendo, noi riteniamo invece che ci sia bisogno non solo di un’ottica del lavoro completamente diversa ma soprattutto di una nuova etica del lavoro, aspetto pressoché sconosciuto ai tre soggetti di cui sopra.etica_del_lavoro

Abbiamo scelto le parole di Simone Perotti (scrittore ma anche skipper e istruttore di vela) perché secondo noi incarnano in maniera puntuale ed efficace questa nuova etica e la sua è una riflessione che ogni persona che lavora o che cerca lavoro dovrebbe fare.

Tratto dal blog di Simone Perotti

Su LinkedIn ho trovato per caso un articolo che ha questo titolo: “How to Get a Job – No Matter What!” (Trad. Come trovare un lavoro – non importa quale). Ho subito pensato che avrei scritto l’opposto: non cercate qualunque lavoro. Soprattutto, non fatelo. Molti lavori non sono adatti a voi. In altri lavori invece soffrireste, fareste le cose mal volentieri, con pessimi risultati. Dunque non vi conviene. Ma c’è di più: molti lavori sono nocivi alla società, e tantissimi sono inutili, dunque sprecano la vostra prestazione, le vostre fatiche non costruiscono nulla. Noi siamo mal messi anche e soprattutto per questo. Quando dico che potremmo vivere già oggi, domattina, in un mondo più simile all’idea che ne abbiamo, intendo dire proprio questo: fare un lavoro rispetto a un altro non è la stessa cosa, cambia tanto, e non solo per voi, anche per il mondo. Non lavorate nell’industria bellica o collegata ad essa, siete corresponsabili della morte delle persone su cui quelle armi verranno usate. Non credete alle balle sulle deterrenze, pensate a cosa dice Gino Strada: “cominciamo a non fare questa guerra…”. Non lavorate nelle banche dove si strozzano i clienti, dove si propongono derivati alle amministrazioni comunali o dove si vendono fondi speculativi alle vecchie signore. Non lavorate in Novartis e Roche se i vari gradi di giudizio diranno che è vero che hanno fatto cartello e pressioni per diffondere un farmaco da 900 euro invece che uno, identico, da 80. Non lavorate nell’energia che inquina, nella produzione o vendita di prodotti inutili e nocivi per l’ambiente, non lavorate nelle aziende che imbottigliano e commercializzano acque minerali, non lavorate in finanza. Non lavorate nelle aziende che calpestano i diritti, che trattano male i dipendenti, che spingono gli impiegati a mettere il lavoro prima della vita. Non lavorate dove si mettono sul mercato cazzate, dove gli spot impongono mode inutili, dove escono milioni di prodotti che non servono, che ci rendono schiavi dei mutui, dei debiti, del lavoro. Non lo fate. Silvano Agosti dice che “siete opere d’arte” (chi più chi meno…)”.Non so se sia così, ma se lo siete davvero, dimostratelo. Non sprecate i talenti che avete stando male, facendovi del male, contribuendo al degrado, alla decadenza di questa civiltà, solo per avere un impiego, per denaro, per noia, o solo perché diventare sobri, gente che vive con poco, vi sembra misero, vi spaventa, non ne avete la forza. Non siate gente comune, che si sente niente se non ha, perché non siete comuni, siete solo persone qualunque, dunque identiche a tutte le altre, e potete fare le stesse cose che fa ognuno che abbia detto “no”, chiunque sia cambiato, abbia accostato la sua rotta per l’isola dove ha davvero senso atterrare. Non rinunciate all’idea di seguire quello che siete, e dunque di inventarvelo un lavoro che serve, che è utile, che ha senso per voi come esseri umani e per il mondo in cui vivete. Prima di dire che non si può, dovete aver tentato ed essere falliti almeno cento volte, altrimenti è solo un alibi. Non gettate via il vostro tempo, l’unica risorsa totalmente non rinnovabile della vita, la più preziosa che avete. La via per la salute, interiore soprattutto, matrice di tutti i possibili stati di benessere della vostra vita, quando la cominciate? I compromessi ci sono, nessuno sostiene il contrario. Ma che siano temporanei, se proprio dovete accettarli, e non, mai! sulle questioni di fondo. Io ho dovuto fare due o tre cose, nei quasi vent’anni che ho lavorato, di cui mi pento. Mi salva solo il pensiero che ne ero consapevole, che già allora avrei voluto fare diverso, e soprattutto che poi l’ho fatto.

Fonte: il cambiamento.it

Pensare come le Montagne

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Scollocamento, un altro modo di fare imprenditoria

Cambiare, rischiare e provare per superare la crisi attuale ed abbandonare dogmi e schemi non più proponibili. L’associazione Paea lancia il progetto di Scollocamento per imprenditori con l’obiettivo di realizzare un altro modo di fare imprenditoria dove etica, ambiente e persona sono al primo posto.

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“Per una nuova imprenditoria ci vogliono coraggio e idee nuove”

Con la crisi economica e la conseguente chiusura di molte imprese si crea una grande opportunità per ripensare completamente un sistema mercato fallimentare che si preoccupa solo di produrre merci in maniera esponenziale a discapito di persone e ambiente. Che siano in crisi gli imprenditori è facilmente concepibile ma cosa hanno fatto molti imprenditori quando c’erano i periodi di vacche grasse? Hanno accumulato, speso in cose folli, buttato soldi a destra e a manca e adesso si lamentano se sono in crisi. E perché non si è agito per tempo? Per quali motivi si dovrebbero salvare le imprese, per far loro produrre cosa? Riflettere su cosa ha senso produrre e per quale mondo è quanto mai indispensabile. Non è una strada semplice ma di sicuro con più prospettive che la vana attesa che tutto si rimetta in moto come prima e si possa produrre, spendere e spandere senza porsi alcuno scrupolo o problema. Per un cambiamento ci si scontra però con una mentalità come quella imprenditoriale che se da una parte è portata ad essere flessibile e innovativa, dall’altra troppo spesso è attaccata a dogmi e sistemi ormai non più proponibili. Prossimamente infatti si dovrà ripensare tutto in funzione della salvaguardia ambientale e servizi reali alla persona in un quadro di radicale riduzione dei consumi/sprechi a parità di comfort. Quindi non ragionare più in termini classici di crescita economica ma di qualità innanzitutto.

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Con la crisi economica e la conseguente chiusura di molte imprese si crea una grande opportunità per ripensare completamente un sistema mercato fallimentare

Gli spazi di intervento sono molto vasti, si pensi anche solo alla riqualificazione energetica degli edifici, alle fonti rinnovabili, all’agricoltura biologica, al turismo di qualità, alla mobilità sempre meno legata alle automobili, alla localizzazione da opporre alla globalizzazione per la quale necessariamente servirà un recupero e rafforzamento dell’artigianato inteso anche come riscoperta dei lavori e capacità manuali con tutti gli utensili che possono essere di supporto per un artigianato moderno che si richiama alla tradizione. Attendere quindi che tutto riprenda come prima o cambiare, rischiare, provare? Tanto che cosa può succedere oltre la crisi attuale, almeno si potrà dire di averci provato. L’atteggiamento però è spesso quello sbagliato, si vogliono garanzie, sicurezze, si vuole rischiare il meno possibile e così ci si spegne lentamente. Per una nuova imprenditoria ci vogliono coraggio e idee nuove dove l’imprenditore ha un ruolo sociale e si pone in maniera positiva nei confronti dell’ambiente e delle persone, accettando anche di non guadagnare cifre stratosferiche ma di dare un senso al suo lavoro e ai suoi prodotti. Ora è il momento di guardare seriamente in faccia la realtà e saper rischiare ed è questo anche il motivo per cui proponiamo al Parco Energia Rinnovabili il primo corso di Ufficio di Scollocamento per Imprenditori dove si possono avere spunti e idee nuove per cominciare o ricominciare con la prospettiva di un imprenditoria sana e cosciente per il mondo che verrà.

Fonte: il cambiamento

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