Al via iter legislativo dalla proposta di legge di iniziativa popolare “Rifiuti zero”

È iniziata il 28 gennaio presso l’VIII Commissione Ambiente della Camera la discussione della proposta di legge di iniziativa popolare “Rifiuti Zero: per una vera società sostenibile” (AC 1647). Lo annuncia Ermete Realacci381736

“È iniziata oggi (giovedì 29 gennaio) alla VIII Commissione Ambiente della Camera la discussione della proposta di legge di iniziativa popolare Rifiuti Zero: per una vera società sostenibile’ (AC 1647)”. L’annuncio arriva da Ermete Realacci, presidente della commissione, a poca distanza dalla pubblicazione on line dell’analisi della norma svolta dal Servizio Studi della Camera. “L’approdo di questo testo nel dibattito parlamentare – prosegue Realacci – è un fatto importante e rappresenta un impegno mantenuto con il comitato promotore, composto da circa duecentocinquanta associazioni, e con gli oltre80 mila italiani che lo hanno sottoscritto. La proposta di legge 1647 è figlia anche della diffusione nel Paese di esperienze pilota e buone pratiche, come quelle delle 1.328 amministrazioni che differenziano oltre il 65% dei rifiuti.
Non a caso – aggiunge il presidente della Commissione Ambiente – ho designato come relatore il collega De Menech, ex sindaco di Ponte nelle Alpi (Bl), comune che ha vinto diverse volte l’Oscar dei Comuni Ricicloni di Legambiente. Ora lavoreremo per capire quali parti di questa proposta possano essere tradotte in norme effettivamente operative”.

Iter legge rifiuti zero [0,28 MB]

Fonte: ecodallecitta.it

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Le informazioni raccolte dal governo accessibili ai cittadini: una proposta di legge

Si chiama Freedom of Information Act quella legge che rende ormai in 90 paesi la conoscenza delle informazioni raccolte dal governo un diritto universale, ponendolo alle fondamenta della libertà di espressione dei cittadini. Ora in Italia a chiederlo sono 29 associazioni con un progetto di legge.archivi_governo

Ventinove realtà della società civile hanno elaborato una proposta di legge per un Freedom of Information Act italiano. La bozza del testo, disponibile sul sito Foia4italy.it, è stato presentato a Venezia. Questa legge rende la conoscenza delle informazioni raccolte dal governo un diritto universale, ponendolo alle fondamenta della libertà di espressione dei cittadini. L’accesso alle informazioni raccolte in nome dei cittadini e con risorse della collettività è, infatti, riconosciuto dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo come il presupposto di una piena partecipazione degli individui alla vita democratica. In base a queste norme, la pubblica amministrazione non ha solo obblighi di informazione, pubblicazione e trasparenza, ma riconosce ai cittadini anche ampi diritti a chiedere ogni tipo di informazione prodotta e posseduta dalle istituzioni a patto che la loro diffusione non contrasti con la sicurezza nazionale o la privacy. In Italia, nonostante i recenti provvedimenti sulla trasparenza come il decreto numero 33/2013 e la legge “anticorruzione” numero 190/2012, non esiste ancora un Freedom of Information Act. La sua presenza permetterebbe, per esempio, di conoscere con facilità dati non solo sulla mortalità negli ospedali, ma anche di ottenere informazioni aggiornate sulla sicurezza delle nostre città e sulla solidità degli edifici pubblici frequentati ogni giorno da milioni di persone. Il  testo presentato da Foia4Italy è ispirato alla legislazione dei paesi più avanzati nel campo dell’accesso all’informazione e sarà presto sottoposto a un crowdsourcing nazionale volto a migliorarlo ancora, accompagnato da una campagna pubblica per sostenerne l’adozione entro l’anno. In questo modo si aprirà un’azione di scrittura collettiva, nel solco della migliore tradizione dell’Open Government, che vede nella partecipazione e nella cooperazione due pilastri a favore della trasparenza.

Fonte: ilcambiamento.it

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Sacchetti, usa e getta in plastica banditi in California da luglio 2015. Si attende firma del governatore

Con 22 voti a favore e 15 contrari, il Senato della California ha votato il disegno di legge che chiede la chiede la messa al bando di tutti i sacchetti di plastica usa e getta non compostabile in tutto lo Stato. Si attende la firma del Governatore Jerry Brown entro il 30 settembre. Il provvedimento sarebbe operativo da luglio 2015 (alimentari e farmacie) e dal 2016 per tutti gli altri negozi380115

Di un bando dei sacchetti nell’intera California si parlava da anni, almeno da quando Los Angeles adottò il provvedimento che ne vietava l’uso nel 2007, seguita nel corso degli anni da un centinaio di comuni. La prima proposta di legge nazionale venne presentata nel 2010, ma la massiccia reazione dei colossi dell’insustria plastica fece naufragare il progetto. (La sola Hilex Poly – il più grande gruppo americano per la produzione di buste in polietilene – spese oltre 1 milione di dollari in pubblicità, per diffondere la propria campagna contraria al divieto).
febbraio di quest’anno il progetto di bando venne recuperato dal senatore Alex Padilla, che presentò una proposta di legge (testo originalequi) che chiedeva l’eliminazione di tutte le buste di plastica usa e getta dai supermercati, dagli alimentari, dalle farmacie e dai rivenditori di liquori, offrendo in alternativa sacchetti compostabili, di carta o di plastica riutilizzabile a dieci centesimi. (Alternative a cui il senatore Padilla ha sempre pubblicamente dichiarato di preferire le sporte in stoffala soluzione più ecologica di tutte).  Questa stessa proposta di legge è stata votata ora con 22 voti a favore e 15 contrari dal Senato della California, rendendo sempre più probabile l’entrata in vigore del provvedimento.  Perché ciò avvenga, il progetto dovrà essere tramutato in legge entro il 30 settembre e firmato dal governatore democratico Jerry Brown, che al momento non avrebbe ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali in merito. Se il Governatore firmerà il provvedimento la legge entrerà in vigore a luglio 2015, cominciando con alimentari e farmacie, per poi estendersi a tutti i tipi di negozi l’anno successivo.

Fonte: ecodallecitta.it

Biciclette, in futuro più flotte aziendali per incentivare i pendolari

A Fa’ la cosa giusta 2014 sono stati presentati i dati sul livello di mobilità in bici delle città italiane: in futuro avremo meno auto aziendali e più flotte di bici per i pendolari?.Cicli_Aziendali_slide-620x429

Ran autrice di Pinkblog ha partecipato a fa la costa giusta! 2014. Ecco il suo contributo per i lettori di ecoblog.it.

Come sarebbe più pulita, meno caotica e più ordinata una città se al posto delle auto ci fossero più biciclette e più gente a piedi? Inutile dirlo, si vivrebbe molto meglio sia dal punto di vista della salute personale e collettiva, sia da quello del portafogli, con meno spese di gestione del proprio mezzo motorizzato. E proprio sull’uso della bici per gli spostamenti su circuito urbano si è concentrata una ricerca di Legambiente, Rete Mobilità Nuova e bikeitalia.it che hanno presentato a Fa’ la cosa giusta 2014 il dossier l’A-bici della mobilità. L’obiettivo era ricercare dati esaustivi sui livelli di mobilità e ciclabilità dei comuni d’Italia. Per farlo è stato somministrato un questionario a tutti i capoluoghi di provincia italiani in cui veniva richiesto di indicare il modal share del proprio territorio (ossia la scelta da parte dei cittadini del veicolo più usato per gli spostamenti), più le informazioni sulle ciclabili presenti, sulle isole ciclopedonali, sulle strade a velocità moderata e sulle zone a traffico limitato. L’analisi dei dati ha fornito un risvolto particolarmente interessante, cioè che la presenza di piste non era necessariamente sinonimo di ciclabilità. Questo perché molti comuni virtuosi dal punto di vista dei km offerti in percorsi ciclabili, poi di fatto non vantavano il giusto corrispettivo numerico di ciclisti. Causa: la mancanza di infrastrutture e servizi adeguati per incentivare il cittadino ad abbandonare l’auto e salire in sella. Il tipo di lavoro ipotizzato, per ottenere dei risultati validi in tal senso, va verso la collaborazione fra governo centrale e comuni, come è accaduto a Bilbao o in alcune città ungheresi negli ultimi anni. Qui i governi hanno investito in piste ciclabili e cicloposteggi, mentre i rispettivi comuni si sono prodigati per scoraggiare l’accesso delle auto nelle aree centrali, aumentando i prezzi delle soste e riducendo i parcheggi.

  Che fare in Italia? La proposta di legge

Per avvicinarsi alle best practices su citate o all’ideale delle metropoli del Nord Europa, per cui la mobilità su bici o mezzi pubblici è il pane quotidiano, l’associazione Rete Mobilità Nuova ha elaborato una proposta di legge appena depositata alla Camera dei Deputati italiana. Il focus è l’abbassamento del limite di velocità nei centri urbani da 50Km/h a 30Km/h. In questo modo le città sarebbero più sicure, meno rumorose, meno inquinate e anche meno trafficate, in quanto la maggiore lentezza sarebbe la leva per incentivare modalità di spostamento alternative all’auto privata. La proposta di legge introduce anche degli obiettivi vincolanti di modal share per i comuni con più di 50mila abitanti: entro 2 anni dall’approvazione della legge la quota massima degli spostamenti motorizzati individuali con mezzi privati all’interno del territorio comunale dovrà essere sotto al 50% degli spostamenti totali. A partire dal secondo anno e al termine di ognuno degli anni successivi si stabilirà un’ulteriore riduzione, introducendo un meccanismo di bonus-malus che premia i comuni virtuosi e penalizza gli inadempienti.

  Un buon esperimento di mobilità su bici: Cicli Aziendali

Sempre in seno alla fiera Fa’ la cosa giusta 2014, sono stati presentati i risultati di un progetto durato sei mesi dal nome Ibike2work, vincitore del bando 2012 per la Responsabilità Sociale d’Impresa della Regione Lombardia. Le attività connesse a tale progetto sono state denominate Cicli Aziendali e hanno riguardato una serie di programmi di incentivazione all’utilizzo della bici per gli spostamenti casa-lavoro. Il progetto è stato portato avanti seguendo due binari, uno per le alle aziende e l’altro per i rispettivi dipendenti. In poche parole le aziende si sono accollate l’onere dell’acquisto di una flotta aziendale ciclistica, con bici di ogni tipologia per soddisfare le esigenze individuali dei propri dipendenti, mentre a questi ultimi è stato anche messo a disposizione un portale web dove registrare il proprio profilo di ciclista. Da qui ogni utente ha potuto controllare i chilometri effettuati, con il conteggio delle calorie bruciate e la CO2 risparmiata per i propri spostamenti su bici anziché su mezzo motorizzato. In più, come in una sorta di programma a premi, alcuni esercizi commerciali hanno messo a disposizione dei piccoli sconti per gli utenti con un certo numero di miglia accumulate, in cambio di visibilità sul portale cicliaziendali.it. Il portale è stato congegnato per non trascurare neppure l’ambito social, permettendo un alto grado di interazione e confronto fra colleghi circa le proprie esperienze di mobilità. Il tutto accompagnato da comode aree news e tutorial vari relativi ad aspetti più pratici del muoversi in bici, come le modalità per cambiare correttamente una gomma bucata o l’abbigliamento più comodo per la pedalata in città. La casa editrice Terre di Mezzo, alla base dell’organizzazione della fiera Fa’ la cosa giusta, è stata fra le aziende “cavia” di questo esperimento e Fausto Trucillo, Digital Project Manager dell’azienda, ha commentato positivamente l’esperienza. Ciò che è stato notato nei sei mesi di progetto è che i dipendenti di Terre di Mezzo hanno migliorato la propria attività aziendale, si sono assentati di meno per malattia e hanno visto cambiare in positivo anche il proprio umore. In più l’esperienza è stata commisurata sulle varie esigenze di mobilità degli utenti, permettendo a ciascuno di scegliere il proprio mezzo:

È stato importante poter contare sul taglio delle biciclette, scegliendo i modelli più adatti alle esigenze del singolo dipendente.

E questo ha fatto sciogliere ogni riserva di adesione anche a chi proveniva da zone molto distanti dal luogo di lavoro: con la bici pieghevole i dipendenti più lontani hanno pedalato sicuri sulle strade urbane e poi hanno ridotto l’ingombro del mezzo a bordo di treni e altri mezzi pubblici.

Fonte: ecoblog.it

Approvati 4 nuovi reati ambientali alla Camera: il voto passa al Senato

Oggi alla Camera è stata approvata la proposta di legge che presenta quattro nuovi reati ambientali. La discussione passa ora al Senato

Il nuovo provvedimento che introduce oggi 4 nuovi reati ambientali è stato votato alla Camera con 386 voti a favore, 4 contrari e 45 astensioni. La discussione passa al Senato e le nuove norme riconoscono il disastro ambientale, inquinamento ambientale, il traffico e abbandono di materiale radioattivo e impedimento del controllo. Dunque il Codice penale è stato così aggiornato e si introduce il reato dei delitti contro l’ambiente. Vediamo nel dettaglio in cosa consistono le pene, le aggravanti e gli sconti di pena le le prescrizioni. Già lo scorso mese un decreto legge denominato Terra dei Fuochi introduceva il reato combustione di rifiuti e dunque il nuovo pacchetto di leggi vanno a completare la parte degli ecoreati.Immagine

Andrea Orlando attuale ministro alla Giustizia e fino a qualche giorno fa ministro per l’Ambiente si è detto soddisfatto di questo nuovo pacchetto di leggi approvati in un tweet:

4 nuovi reati ambientali

Sono quattro, come dicevamo i nuovi reati che andranno ad aggiornare il Codice penale e sono il Disastro ambientale che prevede il carcere ai 5 ai 15 anni per chi altera l’ecosistema o gravemente o irreversibilmente; Inquinamento ambientale con la reclusione da 2 a 6 anni e multa dai 10mila ai 100mila euro per chi inquina e deteriora la biodiversità anche agricola, del suolo, delle acque e dell’aria e la pena è dimezzata nel caso non vi sia dolo o colpa; nel caso i delitti siano commessi ai danni di specie protette o in aree vincolate allora le pene sono raddoppiate; Per il traffico e abbandono di materiale di alta radioattività la pena prevista va dal carcere da 2 a 6 anni con una multa che oscilla tra i 10mila e i 50mila euro così come per chi lo commercia; infine per chi esercita un impedimento al controllo o lo nega, o lo ostacola, o lo intralcia è prevista una pena da 6 mesi a 3 anni. Il tempo di prescrizione è raddoppiato. Sarà sempre informato il procuratore antimafia dei delitti contro l’ambiente.

Nel merito abbiamo anche le aggravati che ricadono sotto l’associazione mafiosa e peraltro già previste nel Codice Penale a proposito della associazione a delinquere; come nel caso di altri reati la pena viene scontata se l’imputato inizia a collaborare. Nel caso dei reati ambientali resta in vigore la confisca anche se vi è stato patteggiamento e l’obbligo di bonifica.

Fonte: L’Unità

Legge Rifiuti Zero, consegnate le firme a Laura Boldrini

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La Presidente della Camera Laura Boldrini, ha ricevuto a Montecitorio i promotori della campagna “Rifiuti Zero”, che hanno consegnato alla Camera le 80.000 firme raccolte a sostegno di una proposta di legge di iniziativa popolare. La campagna si propone di massimizzare il riuso e il riciclo dei rifiuti, contrastando il ricorso allo smaltimento in discarica e all’incenerimento. “E’ un processo di vera sostenibilità – ha affermato Massimo Piras, primo firmatario della proposta – che può far ripartire il ciclo economico e creare, a regime, 500.000 posti di lavoro”. “L’Europa ormai riconosce che il cassonetto è una vera ‘miniera urbana’ – ha aggiunto Rossano Ercolini, recente vincitore del premio per l’ambiente ‘Golden Environmental Prize’ – e chiede che l’industria manifatturiera sia in grado di riutilizzare i rifiuti, anziché bruciarli”. La Presidente della Camera si è congratulata coi promotori per il loro impegno e per le firme raccolte: “E’ un segno della voglia di partecipare della società italiana, che indica anche fiducia nell’Istituzione parlamentare. La proposta di iniziativa popolare è un importante intervento diretto nel processo legislativo, ma fin qui è stato troppo spesso trascurato, dimenticando i testi nei cassetti del Parlamento. Per questo alla Camera stiamo lavorando intensamente ad una riforma del regolamento che, tra le altre cose, assicuri alle proposte di legge di iniziativa popolare tempi certi e procedure trasparenti per il loro esame”. Quanto al contenuto della campagna “rifiuti zero”, la Presidente Boldrini ha sottolineato che quella dei rifiuti è diventata una grande sfida su cui si è aperto un serrato confronto anche a livello internazionale. Una grande questione ambientale, ma anche economica, civile e di lotta ai poteri criminali: “Bisogna riconoscere che quella delle discariche e degli inceneritori è una strada senza uscita e occorre dunque progettare un’altra strategia. E’ sempre più necessario ragionare su modelli di sviluppo sostenibile e in linea con i parametri e gli standard previsti dalle norme europee”.

Fonte: il cambiamento

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Riutilizziamo l’Italia: dal WWF una proposta di legge per riqualificare il Belpaese

Con la campagna Riutilizziamo l’Italia vogliamo dare vita ad un risveglio culturale ed economico-sociale che punti sulla riqualificazione dell’ambiente urbano, la rigenerazione del paesaggio e della biodiversità e liberi il Bel Paese dalla morsa dell’asfalto e del cemento che lo sta soffocando”

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Lo dice il WWF che lancia la sua ricetta contro l’aggressione del territorio, per la riqualificazione del bel Paese: una Proposta di legge nazionale sul consumo del suolo – proprio quando alla Camera dei Deputati vengono presentati da molti gruppi parlamentari testi normativi innovativi; uno Strumentario di interventi immediati, consentiti dalle leggi vigenti, per frenare e invertire la tendenza che nei prossimi 20 anni, ai ritmi attuali, rischia di coprire di grigio altri 680.000 ettari (un territorio più esteso della Basilicata); e dei Laboratori territoriali che coinvolgeranno i cittadini in tutta Italia nella riqualificazione di specifiche aree degradate come modello e primo passo di un riuso possibile.  Tutto questo dopo che tra gli anni 50 e il 2000 abbiamo assistito ad una urbanizzazione del nostro territorio che ha fagocitato 2 milioni e 250 mila ettari(un’area grande come Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia insieme), come risulta dalla indagine originale (realizzata raffrontando cartografia storica) coordinata dal professor Bernardino Romano dall’Università dell’Aquila a cui il WWF dà il suo contributo.
LA PROPOSTA DI LEGGE:
In occasione del convegno di Roma “Riutilizziamo l’Italia – Idee e proposte per contenere il consumo del suolo e riqualificare il Belpaese”, il WWF ha messo a disposizione dei gruppi parlamentari e del governo, e presenta ai cittadini, una Proposta di legge organica che consenta di dare chiari segnali per una consapevole inversione di tendenza rispetto all’attuale “rapina di territorio”. L’Italia è ancora oggi un Paese a rischio, visto che ancora c’è chi irresponsabilmente propone di guardare con condiscendenza a condoni e sanatorie dell’abusivismo edilizio che dal 1948 ad oggi ha ferito il territorio con 4,5 milioni di abusi edilizi (75mila l’anno, 207 al giorno), favoriti dai 3 condoni che si sono succeduti negli ultimi 16 anni (nel 1985, nel 1994 e nel 2003). La Proposta di legge, elaborata dall’Ufficio legislativo del WWF e sottoposta oggi al Ministro dell’Ambiente Andrea Orlando presente al Convegno, vuole indicare un terreno più avanzato che tenga conto della sensibilità diffusa, anche in settori rilevanti delle stesse forze economiche, verso il recupero e la riqualificazione del patrimonio esistente. 
Nella proposta di legge del WWF: 
1. si sancisce il principio di garantire la funzione ecologica del suolo e si consente l’urbanizzazione di nuovo suolo nel caso in cui non esistano alternative quali la sostituzione o la riorganizzazione degli insediamenti; 2. si definiscono i principi di utilizzo programmato e di utilizzo contenuto del suolo attraverso interventi di riqualificazione e riutilizzazione del patrimonio esistente (in primis quello pubblico); 
3. si istituisce un Registro nazionale del suolo, in cui confluiscano anche i dati locali sul consumo del suolo, e un Bilancio dell’uso del suolo redatto dagli Enti locali; 
4. si propongono tre diversi strumenti di fiscalità urbanistica per incentivare la rigenerazione urbana e disincentivare il consumo del suolo attraverso: a) l’introduzione di un nuovo contributo che renda più gravoso il consumo di nuovo suolo, b) la rimodulazione del contributo di costruzione esistente, prevedendo una riduzione o una esenzione nel caso si proceda ad interventi di riqualificazione, riutilizzazione e ricostruzione urbanistica; c) l’incentivo al riuso attraverso gravami fiscali selettivi per chi possiede immobili che non siano utilizzati o siano rimasti incompiuti per 5 anni.

“E’ inconcepibile che, come conferma la ricerca coordinata dall’Università dell’Aquila, l’urbanizzazione pro capite dagli anni ’50 al 2000 sia quasi triplicata (dai 120 mq/ab del 1950 ai 380 mq/ab dopo il 2000). Il WWF con l’iniziativa ‘Riutilizziamo l’Italia’ ha colto ancora una volta, come tante altre in passato, lo spirito del tempo”, sottolinea il Presidente onorario del WWF Italia, Fulco Pratesi, in apertura della seconda giornata del Convegno. “Dobbiamo arginare l’ulteriore frammentazione e distruzione della continuità ecologica del territorio, minacciata dalla dispersione urbana e da scelte infrastrutturali e produttive spesso dissennate e, quindi, porre un freno al consumo di suolo, risorsa anch’essa non rinnovabile. Chiediamo al Parlamento, dove sono state presentate diverse proposte di legge sul consumo del suolo, e al Governo di raccordarsi su questo tema in modo che il nostro Paese si doti finalmente al più presto di una normativa innovativa e avanzata per riqualificare le nostre città e il nostro territorio”.

Se vuoi firmare l’appello, puoi farlo QUI

Scarica il Report Riutilizziamo l’Italia 2013

Fonte: ecodallecittà

 

PET THERAPY, L’ON. BRAMBILLA PRESENTA LA SUA PROPOSTA DI LEGGE

CON I CANI-TERAPEUTI DI FRIDA’S FRIENDSuomo-cane_2569bd99dd611841f03e14da359f2fc4

Riconoscere la “pet therapy” come metodo di “co-terapia”, fissare il principio per cui essa sia fondata sulla relazione con gli animali coinvolti – ai quali devono essere garantite le migliori tutele – e non sul loro sfruttamento, dare un quadro di certezze a pazienti, medici ed operatori. Sono i principali obiettivi della proposta di legge “Disciplina delle attività e delle terapie assistite dagli animali”, depositata nei giorni scorsi alla Camera dall’on. Michela Vittoria Brambilla (Pdl). “Ai nostri bambini malati – spiega la parlamentare – deve essere garantito l’accesso ad ogni possibile attività e terapia che possa aiutarli e dare loro beneficio”. Il testo è stato presentato oggi a Monza, nel centro Maria Letizia Verga, specializzato in leucemie infantili, dove un nuovo progetto di “pet therapy” prenderà il via nei prossimi giorni con l’associazione “Frida’s Friends”. La proposta di legge mira a colmare un vuoto. Alcune Regioni (Puglia, Piemonte, Veneto e ultimamente il Friuli-Venezia Giulia) hanno legiferato sull’argomento, ma manca ancora una legge-quadro nazionale, che riconosca esplicitamente la pet therapy e definisca criteri e standard validi per tutti. Il testo proposto dall’on. Brambilla distingue tra “attività assistite dagli animali” (AAA) – cioè “interventi relazionali di tipo educativo, didattico, formativo e ricreativo” realizzati da gruppi di lavoro qualificati – e “Terapie assistite dagli animali” (TAA) vere e proprie terapie necessariamente praticate con l’intervento del medico. Prevede l’istituzione di una commissione nazionale, composta da esperti delle varie discipline coinvolte, che, tra l’altro, definisca criteri, condizioni e requisiti per la valutazione dei progetti di AAA e TAA, individui le figure professionali specifiche e le procedure standard ed elabori un regolamento da sottoporre al ministero della Salute. Norme apposite sono dettate a tutela del benessere degli animali, che devono superare un’apposita valutazione e in nessun caso essere impiegati per prestazioni che comportino fatiche o stress psico-fisici. “La pet therapy – spiega l’on. Brambilla – non può e non deve essere “sfruttamento” degli animali, ma – al contrario – li riconosce come individui capaci di stabilire un rapporto emozionale profondo con gli esseri umani, rispettando le caratteristiche etologiche di entrambi”. Nel testo é peraltro previsto il divieto di coinvolgere animali selvatici o esotici, cuccioli di età inferiore ad un anno, animali anziani, femmine gravide, animali in condizioni patologiche. Inoltre, agli animali deve essere sempre garantita un’adeguata vita in famiglia con il proprietario/conduttore. “E’ intuitivo osserva l’on. Brambilla – che il contatto e l’interazione con gli animali domestici generino benessere e migliorino la qualità della vita delle persone sia dal punto di vista fisico che da quello psicologico. Ma dopo l’esperienza di Levinson negli anni Cinquanta, si è diffuso in tutto il mondo l’apprezzamento per le potenzialità terapeutiche di questa antichissima relazione. Nel nostro Paese, nonostante l’accordo Stato-Regioni recepito con decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 28 febbraio 2003 e alcune iniziative legislative regionali, manca una disciplina nazionale che definisca figure professionali, standard e procedure. Di qui la mia iniziativa che punta a superare lo spontaneismo, per tutelare adeguatamente pazienti, operatori e gli animali stessi”.
Alla presentazione hanno partecipato l’équipe di cani-terapeuti di Frida’s Friends, partner principale di Medicuore-Associazione Medici Brianza e Milano onlus e aderente alla Federazione Italiana Associazioni Diritti Animali e Ambiente, e la psicologa che li accompagna nell’interazione con i pazienti. “La presenza dello psicologo, o comunque dello specialista – spiega il presidente dell’associazione, Mario Colombo – è sempre necessaria, perché l’educatore cinofilo non basta. Inoltre siamo convinti che decisivo sia il carattere del cane, non la sua razza. La maggior parte dei nostri cani terapeuti proviene da esperienze di maltrattamento e abbandono: recuperiamo energia positiva da situazioni un po’ particolari”.

Fonte: animale e ambiente nel cuore

Legge contro gli elettrodomestici che si rompono dopo due anni discussa (e boicottata) in Francia

Il disegno di legge contro l’obsolescenza programmata presentato dal senatore dei Verdi Placé è stato discusso al Senato francese e proprio ieri il ministro per i Consumatori Benoit Hamon ha presentato le sue proposte che non includono l’estensione della vita degli elettrodomesticielettrodomestici-594x350

La proposta di legge presentata dal senatore dei Verdi francesi Jean-Vincent Placé in Senato lo scorso 23 aprile contro l’obsolescenza programmata resta in discussione e sostanzialmente viene chiesto che l’attuale vita di due anni di elettrodomestici e elettronica a 5 anni. Ma a contrastare la legge proposta da Placé quella proposta dal ministro per l’Economia sociale, solidale e per i consumatori (Économie sociale et solidaire et à la Consommation) Benoit Hamon che non prevede l’estensione della garanzia dei prodotti ma che i consumatori siano informati al momento dell’acquisto dell’esistenza e della disponibilità di pezzi di ricambio per le riparazioni. Sopratutto non prevede che l’obsolescenza programmata sia reato a differenza di quanto proposto dal Verde Placé. Molto polemici Les Amis de la Terre che valutano la legge del ministro Hamon poiché non prevedendo pene per l’obsolescenza programmata ritengono che non avrà poi alcun effetto reale. Ma il problema dell’obsolescenza programmata è reale e si scontra con la necessità di molte famiglie, invece, di risparmiare piuttosto che di acquistare continuamente. Un punto di riferimento in Francia è rappresentato dal sito garantie 5 ans che raccoglie tutti gli elettrodomestici e l’elettronica che garantiscono il funzionamento per 5 anni, appunto. Interessante notare che i marchi che adottano la scelta di essere duraturi sono molto noti sui mercati, per essere appunto affidabili. Certamente i costi degli elettrodomestici e dell’elettronica sono un po’ più elevati ma se spalmati nel corso dei 5 anni sono assolutamente ammortizzabili. Dunque se vi dovete orientare verso l’acquisto di una nuovo frigorifero o lavastoviglie, effettivamente, conviene iniziare a scegliere prodotti di alta qualità e che iniziano a innescare la fine per cui sono stati programmati dopo almeno 5 anni.

Fònte: Zegreenweb, NovEthic, Actu-Environment, Les Amis de la Terre

Presentata una proposta di legge per ridurre i consumi del 50% e creare almeno 120 mila nuovi posti di lavoro.

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L’efficienza energetica punta al dimezzamento dei consumi nei condomini con almeno cinque alloggi. Almeno nella proposta di legge presentata da Legambiente nei giorni scorsi e discussa al convegno Efficienza energetica in edilizia organizzato a Roma con AzzeroCo2. A detta dell’associazione ambientalista, sono necessarie nuove politiche di riqualificazione energetica in edilizia pensate soprattutto per i condomini, dove vivono circa 24 milioni di persone e i consumi sono spesso più alti della media nazionale. La situazione, sottolinea Legambiente, è aggravata dal fatto che non ci sono molte speranze di ridurre la spesa per la bolletta energetica dato che gli strumenti in vigore risultano inefficaci e spesso impossibili da applicare. Secondo gli ambientalisti, il nuovo sistema di incentivi dovrebbe prendere spunto dal Green Deal introdotto nel Regno Unito, che permette di realizzare interventi a costo zero per le famiglie perché si ripagano con il risparmio realizzato nei consumi. Secondo il quadro tracciato da Legambiente, dal 1998 grazie alle detrazioni fiscali sono stati effettuati interventi di ristrutturazione edilizia su circa 5,5 milioni di abitazioni. Nel 2007 sono state introdotte detrazioni pari al 55% per interventi di efficienza di energetica in edilizia che hanno mosso oltre 1,6 milioni di interventi tra cui sostituzione di infissi, caldaie, pannelli solari termici, pompe di calore.  Allo stesso tempo, sottolinea Legambiente, il sistema incentivante basato sui Titoli di efficienza energetica ha mosso pochissimi interventi. Il conto energia termico, continua l’associazione ambientalista, finanziato attraverso le bollette del gas, prevede invece incentivi per gli interventi di efficienza energetica dell’involucro per i soli edifici pubblici, ma non è basato sul risparmio ottenuto bensì sul costo dell’intervento e presenta dei limiti di attuazione legati al patto di stabilità e alle difficoltà degli enti locali di reperire risorse. Con la nuova proposta di legge, Legambiente mira a una riduzione media del 50% dei consumi delle abitazioni, certificata dal salto di classe energetica. In sostanza gli ambientalisti propongono di introdurre una nuova scheda nel sistema dei titoli di efficienza energetica (TEE), basata sui valori derivanti dalla certificazione energetica delle abitazioni prima e dopo l’intervento, che premierebbe la riqualificazione globale dell’edificio. Gli interventi dovrebbero essere realizzati da Esco in accordo con le imprese di costruzioni, che si impegnano a garantire il raggiungimento dei risultati di riduzione dei consumi energetici attraverso la certificazione energetica di tutti gli alloggi coinvolti. Secondo le stime di Legambiente, basate sul periodo dal 2014 al 2020, gli interventi su 200 mila alloggi all’anno metterebbero in moto investimenti per 3 miliardi di euro, creando almeno 120 mila nuovi posti di lavoro.
Fonte: edilportale.com