Sat: un’ opera che violenta il territorio e le tasche dei cittadini

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Ancora una volta si torna a parlare delle opere inutili, costose, che distruggono l’ambiente e che vanno ad arricchire i soliti noti. Vi parliamo dell’Autostrada Tirrenica o Sat, e ne avevamo già discusso in un precedente articolo. Sostanzialmente l’opera inutile che vogliono creare è un’autostrada a pagamento che va da Rosignano fino a Civitavecchia, un opera che non è di nessun beneficio per i cittadini, che una strada già ce l’hanno. Si tratterebbe solo di mettere in sicurezza quella già esistente evitando inutili investimenti che danneggiano le tasche del cittadino, il territorio ed espropriando terre e devastando zone ricche di aziende agricole e di una notevole biodiversità. Un territorio come la Maremma che ha necessità di essere preservato e non violentato da altro cemento, essendoci già una strada principale, la vecchia Aurelia che serve tutta la zona che arriva fino a Civitavecchia. L’autostrada come è noto, attraverserebbe il territorio di tanti comuni, che rischiano di vedere la propria economia e il paesaggio maremmano celebre nel mondo, travolti da una grande opera che, a nostro parere, è costosa e inutile. La crisi economica e il conseguente calo del traffico autostradale stanno facendo saltare uno dopo l’altro i piani economico-finanziari delle nuove autostrade da realizzare in project financing.No-SAT-autostrada

La SAT col Project Financing si era impegnata a costruire l’autostrada senza l’aiuto di denaro pubblico, ottenendo in cambio varie facilitazioni e l’uso gratuito di una grande strada nazionale, l’Aurelia. Negli anni scorsi (2009-2012) la Sat ha già realizzato il lotto Rosignano-San Pietro in Palizzi (55 milioni di euro), e il lotto 6A Tarquinia-Civitavecchia (155 milioni) è in corso di realizzazione dal 2012, mentre i pezzi mancanti sono stati approvati, salvo la variante di Orbetello, ma ora sono terminati i fondi. Di conseguenza a febbraio di quest’anno la Sat ha chiesto 270 milioni di euro di contributo pubblico, cosa che non rientrava assolutamente nei patti. Il governo Renzi cade come la ciliegina sulla torta e s’impegna a ricercare le risorse necessarie per realizzare il completamento dell’autostrada Tirrenica anche prevedendo una integrazione delle risorse pubbliche. Un’ennesima conferma che questo nuovo governo continua a creare danno all’ambiente e alle tasche dei cittadini. Ne sono un esempio anche gli ultimi articoli in cui sono sempre più lampanti i regali che vengono fatti alle lobby e ai poteri forti. Su questa base la Sat ha elaborato, per presentarlo il 30 giugno, il nuovo piano finanziario con i 270 milioni di finanziamento pubblico.
Il Ministro Lupi ha confermato in commissione Lavori pubblici al Senato l’impegno del governo a trovare le risorse pubbliche per far quadrare il progetto della Tirrenica, e decreto sblocca-cantieri sarà approvato dal governo a fine luglio.

Per dimostrare che teniamo alle nostre terre e che siamo stanchi di questi continui soprusi, partecipiamo all’incontro si sabato 19 luglio 2014. Italia Nostra e il Coordinamento dei Comitati e Associazioni Ambientali prov. di Gr. e No Sat, invitano a partecipare al dibattito con i Sindaci, su “Tirrenica l’Autostrada che non s’ha da fare” che si terrà a Borgo Carige, sala Tirreno (ex Cinema) Capalbio, il giorno 19/07/2014 , ore 18. “Abbiamo organizzato questo dibattito perché partecipassero alla discussione, le Autorità Comunali, che hanno la responsabilità dei territori minacciati. Il governo deve ridiscutere un progetto sul quale attendiamo il parere della magistratura e quello dell’Europa per le troppe irregolarità già riscontrate. Noi non vogliamo l’autostrada, ma la messa in sicurezza dell’Aurelia.” Ci auguriamo che in una data così importante il 19 luglio 2014 l’affluenza sia alta per far sapere cosa ne pensiamo e per rendere noto all’opinione pubblica cose che l’autorità e i mass media sono soliti nascondere agli occhi dei più.

Fonte: ambientebio.it

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Salviamo il paesaggio, dall’assemblea nazionale le proposte per il governo

Si è riunito a Bologna il 4 maggio il Forum Salviamo il paesaggio. Dall’incontro sono uscite le nuove linee da proporre al governo e agli enti locali. Dall’utilizzo degli immobili sfitti – sui quali continua il censimento promosso dal forum – al dl “salva suoli”, al rifiuto di nuove cementificazioni e della pratica del project financing.assemblea_bologna

Quella crisi permanente che è ormai entrata a far parte delle nostre vite logora tanto le anime quanto l’ambiente. Se le persone sono afflitte dalla mancanza di liquidità, dall’impossibilità di far fronte ai pagamenti mensili, il paesaggio subisce uno stupro non minore, sacrificato in nome di una ripresa economica che tarda ad arrivare, che neppure arriverà. “Dall’edilizia la spinta per ripartire” titolava mesi fa il Sole 24 Ore, mentre giusto qualche giorno fa Brunetta incensava l’eliminazione dell’Imu che a detta sua “farà ripartire il settore edilizio”. “Incentiviamo il cemento!” sembra essere il grido di battaglia della classe dirigente italiana, che vede nelle grandi opere e nelle nuove costruzioni la via maestra per uscire dalla crisi. O per arricchirsi nel frattempo. Ma a ben vedere, non tutti sono convinti che nuovi ettari di terreno cementificato, nuove opere monumentali, altre strade e palazzi siano la soluzione per una crisi che non è solo economica, ma anche – soprattutto – ambientale e sociale (e poi politica, culturale, in una parola sistemica). Ad esempio, non sono d’accordo le le 911 organizzazioni aderenti al Forum italiano dei movimenti per la terra e il paesaggio, nato un anno e mezzo fa e riunitosi a Bologna lo scorso 4 maggio per celebrare la sua terza assemblea nazionale. Assemblea, a detta dei partecipanti, vivace e molto partecipata, con comitati e associazioni provenienti da ogni Regione d’Italia e una marea di proposte, idee, analisi. “Salviamo il paesaggio, difendiamo i territori”. Un nome ma anche un messaggio, che il forum vuole mandare allo stato, agli enti locali, alla cittadinanza. Perché, si legge nel comunicato diffuso dopo l’assemblea, “i suoli liberi o fertili” vanno considerati “come assoluto Bene Comune e come Valore ecologico ed economico (turistico, culturale, agricolo, enogastronomico …)”. E per chi pensasse che la costruzione di nuovi edifici potrebbe servire a dare finalmente una casa a chi non l’ha, il forum fa presente che in Italia esistono centinaia di migliaia, forse milioni, di appartamenti sfitti. Solo a Roma sono circa 150mila. Contro una popolazione di senza fissa dimora che in tutto il paese supera di poco le 50mila persone. Dunque ciò che abbiamo costruito in passato sarebbe di per sé più che sufficiente per soddisfare le nostre esigenze abitative. Sull’argomento il forum non manca di inviare un messaggio esplicito al “al nuovo Governo e alle forze economico-produttive”: “ri-orientare il Mercato edilizio, alla luce della conclamata crisi immobiliare in atto, dal ‘nuovo mattone’ al rigoroso ‘recupero dell’esistente’”. Per facilitare le operazioni delle amministrazioni il forum aveva indetto, ormai più di un anno fa, un censimento di tutti gli immobili sfitti sul suolo nazionale, invitando ogni comune ad inviare i propri dati relativi. Alcuni comuni lo hanno fatto, altri no. Fra le altre richieste emerse dall’assemblea, “il rapido inserimento nel calendario dei lavori parlamentari delle commissioni competenti del ddl ‘Salva suoli’, per il contenimento del consumo di suolo e la valorizzazione delle aree agricole”, “l’invito alle amministrazioni comunali a valutare con attenzione una recente sentenza del Consiglio di Stato che stabilisce la non esistenza di ‘diritti edificatori’ di suoli non ancora edificati e, dunque, la possibilità di stralciare dai Piani Urbanistici le nuove aree di espansione, senza doversi assoggettare a risarcimenti pecuniari”. Infine “l’invito a voler non considerare come una risposta alla crisi gli investimenti in (nuove) autostrade e il ricorso al project financing, considerando nel contempo conclusa l’esperienza della legge Obiettivo.” Molte idee, molti stimoli, tanti suggerimenti. Perché dalla crisi si esce con le piccole opere utili, non con ulteriori costruzioni e cemento.

Fonte: il cambiamento

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