Skate Farm: un progetto multi-funzione e multi-obiettivo

Al centro lo skateboarding e intorno a questo la coltivazione di un orto collettivo per la comunità, la creazione di un percorso di Orto Didattico rivolto ai bambini e ai genitori, il coinvolgimento della comunità locale e delle associazioni, attività manuali e ricreative collegate alla natura e allo sport e coinvolgimento di persone con fragilità. È Skate Farm alle porte di Alessandria. Skate Farm parte da molto lontano, ed ha iniziato a concretizzarti solo nel 2011 quando è stata messa a disposizione un’antica struttura agricola in disuso: la cascina Stortigliona a San Giuliano Nuovo (AL), Una cascina immersa nel verde, il posto ideale per creare un ambiente sportivo sano e a stretto contatto con la natura.skate-farm-progettomulti-funzione-e-obiettivo

“La cascina era totalmente da ristrutturare e trasformare ma armati di passione, amore per lo skate e voglia di creare un luogo unico ce l’abbiamo fatta, aiutati da molti amici. In quattro mesi abbiamo ridato vita a questo luogo rispettandone la storia e la natura -ci raccontano Felipe Le Suer e Massimiliano Barile gli ideatori del progetto- Giusto in quel periodo ci eravamo interessati per curiosità alla dismissione dell’ex Trinity Skatepark e abbiamo comprato le rampe da loro rimontandole poi qui. Al momento, dopo aver recuperato la vecchia stalla, stiamo sistemando la vecchia unità abitativa della cascina per realizzare nuovi progetti. Una parte è già stata sistemata ed è usufruibile per tutti coloro che vogliono fermarsi più giorni avendo a disposizione già due camere da letto”.  In un’ottica di economia circolare ed ecosostenibile, per ristrutturare gli spazi è stato riciclato tutto il possibile, ridando nuova vita a oggetti e materiali in disuso.skate-farm-progettomulti-funzione-e-obiettivo-1538044262

Il 16 dicembre 2012 la Skate Farm, unico skate park al coperto in Piemonte, ha aperto ufficialmente le porte ai giovani e da allora a oggi non ha mai smesso di accogliere appassionati provenienti da diverse regioni grazie all’associazione “La brugola Skate” affiliata alla FISR, Federazione Italiana Sport Rotellistici. Il luogo offre, oltre alla possibilità di skateare in tutta sicurezza, una zona di ristoro per picnic e grigliate, un grande spazio all’aperto per fare giocare i bambini a contatto con la natura e fare lunghe passeggiate. Oltre ad un paio di appuntamenti fissi annuali con i relativi contest, la Skate farm ospita settimanalmente corsi di skateboarding per chiunque voglia avvicinarsi alla pratica della tavola a rotelle. “Ci siamo impegnati attivamente anche nella divulgazione della pratica e dei valori dello skateboarding, diventando così un punto di riferimento per tutti gli appassionati di skate e non solo. In particolare, realizziamo progetti di skateboarding per bambini non solo per l’insegnamento pratico di questo sport, ma anche perché vogliamo dare loro l’opportunità di apprendere e fare propri i valori legati allo skate, come la resilienza, la capacità di non arrendersi davanti agli ostacoli, la capacità di apprendere per prova ed errori, la solidarietà, il senso di coesione, la pazienza, il rispetto per l’altro, la fiducia in se stessi. È importante investire nei bambini perché dove ci sono i bambini c’è possibilità di incontro tra generazioni, c’è maggior sicurezza per tutti, c’è investimento sulle generazioni che stanno crescendo”.skate-farm-progettomulti-funzione-e-obiettivo-1538044199

Skate Farm è nato per l’unione e la coesione sociale con lo scopo di creare un luogo sano e piacevole, dove le persone possono socializzare e conoscersi. Vuole essere uno spazio di cui la comunità si appropria per abbellire la periferia, formare legami, formare bambini consapevoli, uno spazio di scambio e interscambio, un laboratorio progettuale aperto alla creatività sia individuale che di gruppo, un punto di riferimento sempre spalancato alla comunità.

“Nel grande spazio verde dello Skate Farm abbiamo iniziato ad allestire anche un piccolo appezzamento di terra destinato a un orto condiviso, che sarà a disposizione di tutti. Durante la coltivazione e la cura dell’orto, si coinvolgono e si mettono in relazione giovani con anziani, genitori e figli nativi e immigrati, in uno scambio che crediamo possa avere positive ricadute sociali e culturali”.

Skate Farm vuole infatti diventare sempre di più un luogo d’incontro e scambio di saperi che attraverso il contatto con la natura e lo sport ponga le basi nelle nuove generazioni, per costruire una società migliore per il domani e crescere le proprie passioni. Un luogo per promuovere l’autostima e l’emancipazione di ciascuno, in cui Sport e Natura siano valori aggregativi e formativi rivolti non solo agli appassionati che frequentano già lo Skatepark, ma a tutte le fasce di popolazione. Una attenzione speciale è rivolta ai più deboli, a rischio di emarginazione, al fine di prevenire il disagio e favorire l’integrazione e la coesione sociale, contrastando cosi ogni forma di marginalità e discriminazione, in una dimensione inclusiva e di partecipazione dell’intera comunità locale.skate-farm-progettomulti-funzione-e-obiettivo-1538044238

“Una parte di orto è già stata realizzata; ora si provvederà all’ingrandimento dell’area destinata alle attività orticole con l’abbattimento di eventuali barriere architettoniche in modo che anche persone con disabilità possano usufruire di tutti gli spazi. Sempre in un’ottica di economia circolare, si costruiranno con materiali di recupero vari cassoni di diverse altezze per permettere a tutti di accedervi. Oltre alle piante orticole coltivate nel rispetto dell’agro-ecologia e con metodi eco-compatibili, verranno trapiantate piante aromatiche per i laboratori sensoriali e verrà mantenuta la coltivazione di camomilla che qui cresce spontanea. L’orto verrà strutturato in modo tale da permettere sia attività ludiche che didattiche, rispettando appositi spazi tra una parcella e l’altra, realizzando camminamenti e scivoli, con spazi e finalità differenti per favorire possibilità, diversità ed equilibrio”.

Nel 2018 avviene infatto l’incontro con un’educatrice e terapista orticolturale, Margherita Volpini, da cui ha preso forma l’idea di creare un ambiente educativo multifunzionale, come occasione di inclusione e integrazione, per i più piccoli e non solo, programmando delle giornate in cui oltre a praticare lo skateboarding in sicurezza seguiti dagli istruttori che hanno dato vita allo Skate Farm, ci sia la possibilità di fare esperienze ludiche e didattiche in natura e nell’orto seguiti da personale specializzato in educazione in Natura.

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Infine, nel pieno rispetto della filosofia con cui è stata restaurata la Skate Farm, si proporranno laboratori di riuso e riciclo per insegnare ai bambini che nulla è inutile e che materiali che tendenzialmente verrebbero buttati, grazie alla creatività, alla potenzialità di ciascuno possono trovare una nuova vita.

Foto copertina
Didascalia: Esterno Skate Farm
Autore: Skate Farm

Fonte: piemonte.checambia.org

 

 

Prepair, è partito a tutti gli effetti il progetto contro lo smog nel Bacino Padano

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L’obiettivo fondamentale del progetto che coinvolge 18 partner fra cui le Regioni Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Valle d’Aosta è migliorare la qualità dell’aria in tutto il Bacino Padano attraverso azioni concrete e attività di educazione, sensibilizzazione e informazione rivolte alla popolazione

È partito a tutti gli effetti il progetto Prepair, il programma integrato di interventi contro lo smog nel Bacino Padano, coordinato dalla Regione Emilia-Romagna, in collaborazione con 17 partner regionali e locali, fra cui le Regioni Piemonte, la Lombardia, il Veneto, il Friuli-Venezia Giulia, la Valle d’Aosta e la Provincia autonoma di Trento, e coofinanziato dall’Unione Europea attraverso il programma “Life”.

In occasione del laboratorio ‘Environmental Implementation Review’ organizzato da Cinsedo, la conferenza delle regioni e delle province autonome, la referente di Prepair, Katia Raffaeli, ha confermato che dopo la prima fase di stipula e formalizzazione degli accordi “stiamo finalmente dando gambe alle azioni previste nel piano, attraverso una serie di azioni che partono in primis dalla formazione rivolta ad operatori pubblici, privati e alle comunità locali su diversi temi quali la mobilità ciclabile, la riqualificazione energetica degli edifici, le biomasse, la condivisione dei dati sulla qualità dell’aria che siano omogenei per tutto il bacino. Sono la base per la costruzione delle misure necessarie a raggiungere gli obiettivi che ci siamo dati”.

L’obiettivo fondamentale del progetto Prepair è chiaro: migliorare la qualità dell’aria in tutto il Bacino Padano – com’è noto una delle aree più inquinate del mondo a livello atmosferico – attraverso azioni concrete e attività di educazione, sensibilizzazione e informazione rivolte alla popolazione. Il tutto effettuando un monitoraggio coordinato e omogeneo dell’attuazione delle misure e dei risultati raggiunti.

Sono previste una serie di azioni coordinate, fra cui la promozione delle corrette modalità di combustione della biomassa negli impianti di riscaldamento, la formazione di spazzacamini, il sostegno all’efficienza energetica nell’edilizia e l’utilizzo di tecniche per l’applicazione di fertilizzanti con basse emissioni di ammoniaca in agricoltura.

A livello urbano le amministrazioni locali sono chiamate a promuovere la mobilità sostenibile e l’utilizzo dei veicoli elettrici. Nella seconda fase del programma è previsto anche lo sviluppo di un’app per i trasporti pubblici in tutte le regioni attraversate dal Po.

Per la prima volta, inoltre, una banca dati raccoglierà e metterà a confronto le emissioni in tutto il bacino Padano e valuterà l’efficacia delle azioni adottate. Il nuovo sistema di valutazione sarà operativo nei primi mesi del prossimo anno, con l’ambizione di rafforzare i risultati ottenuti finora dai singoli piani regionali per il miglioramento della qualità dell’aria. Le azioni del progetto ‘Prepair’ si estendono anche alla Slovenia con lo scopo di valutare e ridurre il trasporto di emissioni inquinanti attraverso l’Adriatico.

Prepair trova anche il sostegno del Ministero dell’Ambiente. Fabio Romeo, della Direzione Generale per i Rifiuti e l’Inquinamento, ha elogiato il progetto dicendo che “a livello scientifico le inizitive singole non producono effetti importanti, mentre la condivisione e il dialogo sono fattori centrali per misure che siano di ampia portata. Il ministero sta adottando accordi di programma specifici per il bacino padano nell’ottica di mettere in piedi inziative che coprano una realtà territoriale più ampia rispetto ad una singola regione – il riferimento è all’accordo di programma per il miglioramento della qualità dell’aria firmato a giugno 2017 dal Ministero e dalle Regioni Emilia- Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto – lo stesso ministro Costa ha rilanciato ieri dicendo che verranno fatti altri accordi analoghi anche con altre regioni”.

Fonte: ecodallecitta.it

 

 

AAA cercasi sogni. I miei li ho persi!

Ognuno ha quello che si merita dalla vita. Sino a qualche mese fa questa affermazione la trovavo irritante. Il solo pensiero che qualcuno aveva cose che io non avevo, e che fosse dichiarata apertamente una questione di merito, provocava in me reazioni per nulla positive. Ma io cosa merito? E soprattutto ho ciò che credo di meritare? Forse no, mi tocca sognarlo, e se non avessi neanche il sogno? Ci ho dovuto pensare e quel momento è andato più o meno così.

Ho sempre stimato e, lo ammetto, anche un po’ invidiato chi ha insieme alle idee, anche i sogni ben chiari: c’è chi come mio fratello, sin da piccolo, sogna di fare il vigile del fuoco, c’è chi da anni ha come sogno trasferirsi in un’altra città, chi di avere il posto di lavoro fisso, chi di realizzare quel progetto per cui lavora da anni. Poi c’è chi consuma sogni come fossero caramelle, ne ha uno diverso alla settimana. Tutte queste persone le ho stimate, ma io non sono mai stata purtroppo come loro.10991510_10152925243484843_4320558413028984019_o

Questi pensieri nascono proprio ora. Mi trovo ad un corso di un weeekend che promette di fornire strumenti utili al cambiamento (1) e sento le persone intorno a me che esprimono, attendendo il loro turno, il sogno nel cassetto: il desiderio più intimo, quello che puoi condividere solo con poche persone intorno a te e… con i partecipanti ad un corso che non conosci e che forse non rivedrai più. Sì, perché non è semplice ammettere ad altri, ma soprattutto a se stessi ad alta voce, qual è il proprio Sogno. E mentre sono qua ad ascoltare i loro, che sono dei più differenti, spero che arrivi più tardi possibile il mio turno. “Ok, ora cosa dico? Voglio essere sincera. Lo posso essere in questa sala di sognatori.” Ho intenzione di guardare dentro di me e capire cosa desidero veramente. E lì, in quel momento, vedo il vuoto. I pensieri arrivano, e passano, l’uno dopo l’altro, e mi accorgo d’un tratto che tutto ciò che penso di desiderare non è nient’altro che il prodotto di desideri di qualcun altro, di aspettative che non voglio deludere, o sogni di seconda classe, quelli materiali o comunque poco chiari. Insomma tutti lì seduti al banco dei sogni, senza avere il biglietto valido. Ok, decido di fare ordine, di spostare tutti questi desideri per lasciare spazio ai miei. Ma… non esce nulla, la pagina rimane vuota e i miei occhi fissi.dreamcatcher-2683634_1280

Come è possibile? Da quando ho smesso di sognare? Presa da tutto ciò che la vita mi proponeva mi sono dimenticata di continuare a sognare, di costruire pensieri per poi sperare con tutta me stessa che si realizzassero. Ma guardando bene laggiù scorgo qualcosa: ci sono ancora, eccoli! Sono solo sotterrati da tempo sotto un mucchio di strati di compromessi e paure che non ho mai deciso di buttare via.Ok, ci sono! In attesa di finire la pulizia e trovare il coraggio di guardare finalmente con occhi diversi quei sogni, tocca a me, ed esprimo il mio di sogno, appena formatosi: “Io sogno di sognare. Voglio conoscere i miei sogni, quelli veri, che si fanno solo ad occhi aperti!”. Ma ora che il sogno ce l’ho, che faccio? Ah già, ero ad un corso sul cambiamento! Non mi resta che passare dal sogno alla pratica. Ora sono pronta! Ho un sogno anche io da realizzare. Riinizio da qui!

  1. Corsi Dalla Teoria Alla Pratica

Italia che Cambia ha da qualche mese iniziato a portare in diverse città italiane un format di corso di due giorni che propone un percorso che parte da un’analisi dello scenario attuale, sino ad arrivare ad affrontare il cambiamento a livello individuale e poi collettivo. Quali sono le emozioni, quali le difficoltà, quali le paure e i punti di forza che entrano in gioco? Nel fare ciò si utilizzano tecniche di facilitazione, giochi, lavori di gruppo. Nella seconda giornata vi è un esperto che supporta questo percorso attraverso la conoscenza e l’approfondimento di strumenti utili a progettare il cambiamento. Per maggiori informazioni sui prossimi corsi in programma clicca qui

fonte: http://www.italiachecambia.org/2018/01/aaa-cercasi-sogni/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioniù

Car pooling scolastico: il progetto BePooler

Car pooling scolastico, ecco come funziona il nuovo progetto BePoole a Como.bepooler

Nasce il nuovo progetto di car pooling scolastico supportato da BePooler. Partirà a Como nel quadro del programma internazionale Eco Schools e si chiamerà “Quanti elefanti ci stanno in una 500?”. L’iniziativa pilota è stata lanciata con il supporto di BePooler, dall’ufficio scolastico e da tre istituti superiori di Como, coordinati dalla Dottoressa Elisabetta Patelli. L’obiettivo è di incentivare l’utilizzo del car pooling nel tragitto casa-scuola-casa e di ridurre il traffico e le emissioni di CO2. L’iniziativa punta a togliere dalla strada circa un migliaio di veicoli al giorno. Sono 88 gli studenti dei tre istituti di Como, Caio Plinio, Pessina e Setificio, che hanno aderito al programma: si muoveranno 22 auto per il loro tragitto giornaliero con l’intento di formare, attraverso l’App su smartphone, degli equipaggi composti da almeno quattro persone. L’esperimento, una “prima” per la città di Como e le vicine Province pedemontane, durerà, in forma sperimentale, sino al 15 luglio 2017, ma l’obiettivo è riprendere a settembre con l’inizio del calendario scolastico, coinvolgendo tutte le 2.500 persone che frequentano i 3 istituti superiori. BePooler, leader nel car pooling già operante nel Ticino e in alcune città italiane, mira anche ad aziende e istituzioni. Spero che gli studenti, quindi, riescano a mobilitare tutta la città: possiamo arrivare alle scuole, alle imprese, agli ospedali, ai grandi centri che attraggono i più grandi flussi di pendolari» Esiste la possibilità di fornire un piccolo sostegno economico alla flotta pilota. Il meccanismo di condivisione prevede infatti che ogni passeggero possa avere una disponibilità di credito su un proprio borsellino virtuale, da utilizzare per chiedere passaggi ai conducenti. A fine viaggio viene calcolata la somma da trasferire, in base al numero di passeggeri nel viaggio e al numero di km percorsi in condivisione. Grazie a una speciale ordinanza della Polizia municipale le auto impegnate nel car pooling potranno percorrere le corsie preferenziali. BePooler auspica entro settembre di coinvolgere tutti gli otto grandi istituti superiori pubblici di Como per un totale di quasi 10.000 studenti. A questi vanno sommati quasi un migliaio tra docenti e bidelli, di cu almeno il 12% attualmente utilizza la macchina ogni giorno, in nove casi su dieci, mai condivisa con nessuno.

Fonte. ecoblog.it

Cibo buttato nei ristoranti: parte a Milano il progetto Ristorante Solidale

“Ristorante Solidale” nasce per destinare ai bisognosi le eccedenze alimentari provenienti dai ristoranti. Un’iniziativa del Comune di Milano, con Caritas Ambrosiana, i ristoranti affiliati a Just Eat e Pony Zero

E’ partita da Milano mercoledì la prima consegna di “Ristorante Solidale”, l’iniziativa patrocinata dal Comune di Milano, nata grazie alla collaborazione tra Just Eat, Caritas Ambrosiana e Pony Zero, per la consegna a domicilio di pasti caldi alle persone in difficoltà. Hanno presentato l’iniziativa a Palazzo Marino l’assessora alle Politiche per il Lavoro, Attività produttive e Commercio Cristina Tajani, con Luciano Gualzetti, direttore della Caritas Ambrosiana, Daniele Contini, Country Manager di Just eat in Italia e Marco Actis fondatore di Pony Zero.

“Grazie a iniziative come questa, che vedono coinvolti i principali soggetti impegnati nel settore della somministrazione, Milano conferma la sua volontà di proseguire, dopo la positiva esperienza di Expo, nel percorso di incentivazione e promozione della lotta allo spreco alimentare con un occhio sempre attento alle persone in difficoltà”. Così l’assessora alle Politiche per il Lavoro, Attività produttive e Commercio Cristina Tajani.

Il progetto “Ristorante Solidale” nasce dalla volontà di fare qualcosa di concreto nell’ambito delle necessità alimentari e di nutrizione per chi è in difficoltà e di mettere in connessione chi cucina con chi ne ha più bisogno, valorizzando il cibo e le eccedenze provenienti dai ristoranti. Sono stati 38 i pasti preparati mercoledì dai primi 10 ristoranti aderenti all’iniziativa e destinati a ciascun ospite delle 3 comunità di accoglienza scelte a Milano: “Pani e Peschi”, una casa per gli adolescenti milanesi che soffrono di disagi psichici – “Casa alloggio Centro Teresa Gabrieli”, casa accoglienza per pazienti affetti da HIV – “La Locomotiva”, comunità a dimensione familiare per minori. Immagine

Siamo ben lieti di accogliere questa iniziativa che ci consente di implementare ulteriormente la filiera per il recupero del cibo a fini di solidarietà, che abbiamo cominciato a realizzare in occasione di Expo Milano 2015, sollecitati dalla riflessione sull’ecologia integrale contenuta nella Laudato si’ di Papa Francesco. Da quell’esperienza era nato, da un’idea di Massimo Bottura e Davide Rampello, il Refettorio Ambrosiano e collegato ad esso una rete di mense, luoghi di accoglienza, empori che ridistribuiscono direttamente a chi ne ha bisogno le eccedenze alimentari prodotte nel territorio della diocesi milanese”, ha dichiarato Luciano Gualzetti, Direttore di Caritas ambrosiana. La tappa di Milano è la prima di un percorso che dovrebbe coinvolgere altre città, come Torino e Roma. Partner del progetto è la catena di consegna pasti a domicilio Just Eat, rappresentata mercoledì da Daniele Contini, Country Manager in Italia, che raggruppa numerosi ristoranti. Da una loro indagine, condotta su un campione di 500 ristoranti affilati a Just eat, è emerso che l’83% dei ristoranti ritiene lo spreco alimentare un tema importante e che il 77% dichiara di poter contribuire attivamente. Dai dati emerge inoltre che il 24% dei ristoranti butta via cibo ogni giorno, il 26% più di una volta alla settimana e il 50% una volta alla settimana; un trend negativo che evidenzia la necessità di sviluppare progetti e azioni concrete a supporto di una nuova cultura a contrasto dello spreco alimentare. Ancora scarsa, secondo il sondaggio di Just Eat, l’introduzione di misure per ridurre il fenomeno; la family bag è stata adottata solo dal 10% dei ristoranti oggetti dell’indagine, nonostante il 53% dei clienti la richieda; l’ottimizzazione della spesa dal 68% e la promozione di donazioni di pasti ai bisognosi dal 20%. In questo scenario l’iniziativa Ristorante Solidale è stata già positivamente accolta dai ristoranti, il 55% avrebbe infatti piacere ad aderire per contribuire a limitare gli sprechi e beneficiare delle agevolazioni previste dalla nuova normativa antispreco. L’87% dichiara di non sapere dell’esistenza di agevolazioni fiscali per chi è attivo nel limitare gli sprechi alimentari, infine il 35% degli intervistati si dichiara disponibile a ricevere maggiori informazioni sull’argomento; segno di una nuova sensibilità alla lotta agli sprechi. Tutte le informazioni sull’iniziativa, le modalità di adesione e le città attive, sono disponibili sul sito www.ristorantesolidale.it.

Fonte: ecodallecitta.it

Al via in Veneto il progetto “Equaazione”

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Tu ricicli, io ti pago” realizzato da EverGreen Recycle, Savno, Consorzio Servizi di Igiene Territorio TV1 e Ascotrade.

Conferendo i rifiuti nei riciclatori incentivanti installati nei comuni di Conegliano, Vittorio Veneto e Oderzo, per la prima volta a livello nazionale sarà possibile risparmiare concretamente sulla tassa rifiuti semplicemente facendo bene la raccolta differenziata. Savno riconoscerà 1 centesimo per ogni bottiglia inserita negli eco-compattatori e ogni mese al cittadino che più riciclerà nei 3 comuni partecipanti al progetto sarà pagata la TARI annuale a partire da Gennaio 2017.

Chi più ricicla paga meno tasse: questo lo scopo del progetto “Equaazione – Tu ricicli, io ti pago”, unico nel suo genere a livello nazionale, che ha preso il via nel Veneto nei comuni di Conegliano, Vittorio Veneto e Oderzo. Realizzato in collaborazione con Savno srl, Consorzio Servizi di Igiene Territorio TV1 e Ascotrade srl, Equaazione punta a premiare i cittadini virtuosi che conferiscono i loro rifiuti (bottiglie di plastica PET) nei riciclatori incentivanti, dispositivi automatizzati per la raccolta e la compattazione di bottiglie di plastica. Questi macchinari consentono di rilasciare ai cittadini, in cambio di ogni bottiglia PET conferita, un bonus in euro, da utilizzare in negozi o attività convenzionate, o soldi veri, reali e spendibili tramite 2Pay, l’app su smartphone che permette di semplificare il processo di pagamento abbattendo i costi delle transazioni.

Tassa rifiuti pagata e sconti sulla bolletta della luce

Ma la principale novità dell’iniziativa Equaazione sta nel fatto che, per la prima volta in Italia, i cittadini più virtuosi potranno risparmiare concretamente sulle tasse: Savno srl riconoscerà un centesimo per ogni bottiglia inserita e da gennaio 2017 ogni mese il cittadino che più riciclerà nei 3 comuni partecipanti al progetto potrà considerare pagata la sua TARI annuale. Ascotrade, sempre da gennaio 2017, scalerà invece ai propri clienti i centesimi accumulati con il riciclo direttamente dalla bolletta della luce. Il primo eco-compattatore del progetto Equaazione, ideato da EverGreen Recycle, è stato inaugurato a Conegliano, in Via Cristoforo Colombo 84, sabato 19 novembre alla presenza del Sindaco Zambon, dell’Assessore Toppan, del Presidente del Consorzio Servizi di Igiene Territorio TV1 Giampaolo Vallardi, del presidente di Ascotrade Spa Stefano Busolin, del Presidente di Savno srl Giacomo De Luca e del Presidente Ascom Conegliano Luca Da Ros. Dal Presidente della Regione Veneto Luca Zaia sono giunti i saluti e gli auguri per la lodevole iniziativa, nata da tecnologia e innovazione di aziende venete, apprezzata da un folto pubblico di presenti.
Cosa sono i Riciclatori Incentivanti

Un sistema incentivante che ha come scopo principale quello di invogliare i cittadini a compiere la corretta raccolta differenziata e che allo stesso tempo consente di salvaguardare l’ambiente, migliorare l’arredo urbano, stimolare l’economia locale grazie agli accordi tra amministrazioni ed esercizi commerciali. Il progetto permette inoltre di realizzare una raccolta differenziata di qualità: gli eco-compattatori prodotti da Eurven srl, azienda del territorio, sono infatti predisposti per differenziare la tipologia di rifiuto materiale raccolto, riducendo fino al 90% il volume iniziale. Il macchinario è programmabile da qualsiasi dispositivo connesso ad internet, come ad esempio uno smartphone, e, attraverso una app dedicata, il gestore può monitorare tutta una serie di elementi: i dati di raccolta, la CO2 risparmiata, quanti pezzi sono stati conferiti, capire quando il macchinario è pieno, quanti coupon emessi e raccogliere i dati dei cittadini attraverso anche la lettura della loro tessera sanitaria o codice fiscale. Da remoto, inoltre, può programmare gli sconti da assegnare al singolo conferimento a seconda della scelta dell’attività merceologica.

Chi è Eurven

Eurven è leader nei sistemi a monte di raccolta differenziata, compattazione e riciclo rifiuti. Tra i suoi clienti Coca Cola, Ikea, San Benedetto, Despar, Conad, Coop, Pam, Panorama, Autogrill, Unes, Gardaland, Mirabilandia, Leroy Merlin e molti altri.

Maggiori informazioni su: www.eurven.com

Fonte: agenziapressplay.it

 

Tyrec4Life, il progetto per una corretta gestione degli Pneumatici Fuori Uso

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L’utilizzo del granulato, o polverino da PFU, come additivo nelle pavimentazioni stradali migliora drenabilità, aderenza, assorbimento acustico e minimizza i consumi energetici

Venerdì 18 settembre il Castello del Parco del Valentino a Torino,ha ospitato la conferenza stampa del progetto Tyrec4Life, un progetto cofinanziato dal programma europeo LIFE+ con un costo complessivo di circa 3,5 milioni di euro. Tyrec4Life, partito nel 2011, ha come partner la Città Metropolitana di Torino(capofila del progetto), il Politecnico di Torino, il Centro Ricerche Fiat, Brillada Vittorio & C. (società di costruzioni stradali – Pimonte), Patrimonio Città di Settimo Torinese (società che fornisce supporto tecnico per la progettazione e realizzazione delle opere pubbliche ai Comuni dell’area nord-oves di Torino) e il Ceipiemonte (centro per l’internazionalizzazione del Piemonte); Ecopneus come co-finanziatore. La corretta gestione degli Pneumatici Fuori Uso(PFU) è un tema di grande attualità sia per le connessioni con gli aspetti economici legati al recupero dei materiali sia con quelli ambientali: infatti,secondo le stime di Ecopneus nel 2013 sono stati immessi sul mercato nazionale circa 350.000 tonnellate di cui circa 320.000 di PFU effettivamente raccolti. (Ecopneus è responsabile della gestione di circa il 70% del totale dei PFU generati in Italia, circa 250.000 tonnellate). Gli pneumatici, una volta smembrati nelle loro parti costituenti (gomma, acciaio e fibre tessili) sono avviati alla gestione finale. Nel 2013 dai PFU sono state recuperate 106.500 t di gomma, circa 30.000t di acciaio e 95 t di fibre tessili. In totale la percentuale di PFU raccolti e avviati al recupero di materia è stata pari al 43% mentre il restante 57% è stato destinato al recupero di energia. Dunque la situazione risulta decisamente migliorata rispetto a quella di qualche anno fa che vedeva, nonostante il divieto imposto – a partire dal luglio 2006 – dalla Direttiva 1999/31/CE, lo smaltimento in discarica di circa il 30% dei PFU. L’utilizzo del granulato, o polverino da PFU, come additivo nelle pavimentazioni stradali rappresenta un’interessante applicazione, anche da un punto di vista quantitativo, per il riciclo degli pneumatici a fine vita. Numerosi studi, supportati da test di laboratorio e prove di stesa, hanno messo in evidenza che le miscele di bitume arricchito con polverino, migliorano drenabilità, aderenza e assorbimento acustico e minimizzano i consumi energetici nelle fasi di realizzazione e stesa, cui si aggiunge una significativa durabilità del manufatto che consentono una vita utile decisamente maggiore rispetto a realizzazioni standard; ciò nonostante l’utilizzo di tali materiali per le pavimentazioni stradali ha una diffusione piuttosto esigua e spesso limitata a progetti pilota o a progetti di realizzazione e manutenzione su scala locale. Il progetto Tyrec4Life si è posto l’obiettivo generale di sviluppare e implementare tecnologie innovative per estendere l’utilizzo di bitumi additivati con polverino da PFU nelle pavimentazioni stradali, con una particolare attenzione alle soluzioni che garantiscono un ottimale equilibrio fra requisiti tecnici, finanziari e ambientali. Il progetto che si concluderà a settembre 2015, ha già prodotto importanti risultati, fra i quali ricordiamo:

  • applicazione del LCA (Life Cicle Assesment): è stata effettuata una ricognizione dei sistemi di gestione dei veicoli fuori uso (ELV – End of Life Vehicles) e degli pneumatici fuori uso (ELT – End of Life Tyres) adottati in Italia e in altri Paesi (europei e non) alla luce delle vigenti Leggi e Direttive. Sono stati inoltre analizzate e messe a confronto le tecnologie di riciclaggio e di recupero energetico dei PFU, le cui caratteristiche sono emerse, oltre che dall’analisi della letteratura disponibile, da numerose visite tecniche compiute presso stabilimenti ubicati nel territorio nazionale. Si è potuto così confermare, anche sulla base dei dati quantitativi presi in esame, che il riciclaggio dei PFU può efficacemente concorrere al raggiungimento degli obiettivi posti dalla EU per la valorizzazione degli ELV e che in tale ambito risulta particolarmente vantaggioso, da un punto di vista tecnico ed ambientale, il loro impiego all’interno dei conglomerati bituminosi per pavimentazioni stradali;
  • realizzazione del primo impianto italiano per la produzione di conglomerati con tecnologia “dry” a caldo; l’impianto, realizzato presso la sede della ditta Brillada Vittorio di Borgaro Torinese, è il secondo in Italia dedicato a queste tecnologie (l’altro impianto è quello della AsphaltRubber in Toscana);
  • asfaltatura con conglomerati da tecnologia “wet”

-stesa su un tratto di circa 1 km della strada provinciale 503 di Baio Dora, nel Comune di Borgofranco di Ivrea;

-stesa su un tratto di circa 1 km della strada provinciale 53 di San Giorgio Canavese;

-stesa di circa 2 km di una strada comunale nel Comune di Settimo Torinese. Quest’ultima in particolare risulta particolarmente interessante, oltre che da un punto di vista delle miscele bituminose sperimentate, poiché si è trattato di un intervento su una strada particolarmente ammalorata, situazione estremamente diffusa sulle nostre reti.

  • costruzione di un innovativo sistema di Life Cycle Risk Assessment (LCRA), finalizzato a valutare i potenziali impatti sull’ambiente e sulla salute dei lavoratori determinati dall’impiego di tecniche di costruzione e manutenzione delle pavimentazioni nelle quali si utilizzi polverino da PFU. Nel corso delle valutazioni preliminari, l’analisi del ciclo di vita è stata effettuata mettendo a confronto le prestazioni ambientali di miscele bituminose contenenti polverino da PFU (prodotte con tecnologie “wet” e “dry”) con quelle di miscele di tipo tradizionale, dimostrando come l’uso di miscele prodotte con tecnologia wet possa apportare significativi benefici in termini di risparmio energetico, impatto ambientale e riduzione dell’utilizzo delle risorse. Tali vantaggi sono garantiti solo se le miscele bituminose sono progettate e messe in opera a regola d’arte, con la corrispondente possibilità di ridurre lo spessore dello strato di usura e la frequenza di manutenzione. Nel caso della tecnologia dry, si è invece rilevato che gli eco-profili della corrispondente pavimentazione risultano approssimativamente equivalenti a quelli di una pavimentazione stradale di tipo tradizionale. Per quel che riguarda le analisi di rischio (Risk Analysis, RA), un primo confronto tra le varie tecnologie prese in esame è stato già fatto nel corso di precedenti studi che hanno focalizzato l’attenzione sul parametro di tossicità HQ (Hazard Quotient) e su quello di cancerogenicità IELCR (Individual Excess Life Cancer Risk). Sono in corso le analisi sulle stese del progetto TYREC4LIFE. Affinché progetti come Tyrec4Life abbiano un reale impatto, la fase di studio e di sperimentazione deve necessariamente essere seguita e completata dalla disseminazione dei risultati ottenuti e dall’attività di sensibilizzazione sul tema, ma fondamentale risulta la creazione della domanda. Quest’ultima è condizione essenziale affinché si creino i presupposti per l’utilizzo diffuso di prodotti innovativi, anche in rapporto a specifiche esigenze della Pubblica Amministrazione, sempre più chiamata ad effettuare acquisti, progettare, realizzare e mantenere opere in attuazione dei principi delGreen Public Procurement (GPP). L’importanza del GPP è rimarcata nelle Comunicazioni della Commissione Europea su Consumo e Produzione Sostenibile (COM (2008) 397) e sul GPP (COM (2008) 400), oltre che in numerosi altri atti, ma è il Piano d’azione per la sostenibilità ambientale dei consumi della pubblica amministrazione (PAN GPP) a quantificare veri e propri obiettivi:entro il 2014 l’obiettivo nazionale da raggiungere era almeno il 50% (in numero e in valore) di appalti “verdi” sul totale degli appalti pubblici stipulati per ciascuna categoria di affidamenti e forniture. In particolare il PAN prevede tra le 11 categorie oggetto di applicazione del GPP, la progettazione e realizzazione delle cosiddette “strade verdi” che vengono definite come “Strada progettata e realizzata con criteri di miglior efficienza d’uso delle risorse naturali e minori impatti ambientali di ciclo vita rispetto ad una strada convenzionale, ovvero progettata e realizzata con criteri e materiali correntemente in uso nel contesto territoriale amministrativo di riferimento”. I Criteri Ambientali Minimi (CAM) relativi alle “strade verdi” sono attualmente in corso di definizione da parte del Ministero dell’Ambiente. In questo specifico contesto l’utilizzo dei conglomerati addizionati di polverino da PFU si colloca in una posizione prioritaria e sicuramente atta a destare l’interesse da parte dei diversi soggetti interessati. E’ dunque estremamente importante per poter entrare in contatto con gli stakeholder, specie se direttamente coinvolti in scelte di natura tecnica e progettuale, ma soprattutto politica, per veicolare quanto emerso dal progetto. L’informazione sulle prove condotte e sui risultati scaturiti durante questi anni di attività è sicuramente il primo passo per il coinvolgimento dei decisori politici e tecnici del livello centrale e del territorio, condizione imprescindibile per la conclusione del lavoro progettuale.

Fonte: ecodallecitta.it

Architettura solare: un progetto per una transition town dentro la capitale

In concorso un progetto di trasformazione di un vecchio stabilimento militare a Roma. Obiettivo è farlo diventare un piccolo quartiere ecologico solare a zero emissioni. Il consumo di energia è minimizzato grazie ad attente tecniche costruttive e uniche fonti energetiche quelle rinnovabili: accumulo stagionale geosolare, piccola rete di teleriscaldamento, caldaia a cippato e fotovoltaico.progetto-flaminio

Un giovane gruppo di architette composto da Ilaria Pignotti, Federica Camponeschi, Barbara Banella, Roberta Mele, Samaneh Sadat Nickayin e lo studio dell’arch. Giovanna Iadarola hanno presentato un progetto innovativo di architettura solare per il concorso internazionale per la progettazione della Città della Scienza che sarà realizzata nella caserma dismessa di Via Guido Reni a Roma. Il concorso punta a trasformare gli 8,6 ettari occupati dallo Stabilimento Militare Materiali Elettronici e di Precisione costruito nel 1906 sull’asse che collega il museo MAXXI di Zaha Hadid all’Auditorium Parco della Musica di Renzo Piano. La delibera comunale del 6 agosto 2014 destina la ex area militare a diventare un polo scientifico di rilevanza internazionale in grado di accogliere, esporre e rendere accessibile al grande pubblico il sapere scientifico e tecnologico in tutte le sue evoluzioni e articolazioni, nonché di promuovere la conoscenza scientifica, di sperimentarla e di diffonderla”. L’ideatore e coordinatore di questo gruppo di eco-progettazione quasi tutto al femminile, in lizza per il concorso, è l’architetto Andrea Anzellotti: “L’obiettivo nasce dalla volontà di creare un progetto basato esclusivamente sull’utilizzo di risorse sostenibili dove il consumo di energia è minimizzato e le uniche fonti energetiche sono quelle rinnovabili. L’idea è quella di realizzare un esempio di Transition Town, attraverso la realizzazione di un Quartiere Ecologico Solare A Zero Emissioni, dove al petrolio sono completamente sostituite le fonti di energia pulita e rinnovabile”, ha detto. Il progetto (vedi planimetria) vuole incoraggiare i futuri residenti e visitatori a vedersi coinvolti nel lungo periodo in una proposta di vita, un luogo dove lo spirito di comunità ecologica possa prevalere nel futuro. Le residenze sono orientate secondo l’asse eliotermico, così che la radiazione solare risulti equamente distribuita. Il sistema costruttivo e strutturale è formato da pannelli di legno massiccio incollato a strati incrociati. La tecnica costruttiva scelta reinterpreta la concezione strutturale dell’edilizia tradizionale in una prospettiva più innovativa, sia per convenienza tecnica sia economica, assicurando le condizioni ideali per l’isolamento e la conservazione grazie alle qualità di elasticità, resistenza, isolamento e traspirabilità di un materiale naturale come il legno. L’idea innovativa che caratterizza questo progetto è il sistema energetico basato solo sulle fonti di energia rinnovabile. Per supportare gli aspetti energetici è stato chiamato a dare la sua consulenza tecnico-scientifica l’esperto di energie rinnovabili Roberto Salustri che ha dimensionato e delineato una soluzione innovativa per questo progetto di quartiere solare. La soluzione scelta per far fronte alle esigenze energetiche dell’intero quartiere èl’accumulo stagionale geosolare: con questa tecnologia è possibile l’accumulo di energia termica prodotta d’estate per poi utilizzarla d’inverno. L’impianto dimensionato ha una superficie captante di 6.200 mq e una potenza termica totale di 4,8 MWth in grado di produrre 3.700 MWh annui che saranno accumulati nel sottosuolo con pozzi geosolari. L’energia accumulata può dare energia termica in inverno a 100.000 mq di superfici riscaldate con un isolamento di classe A.pozzo-geosolare

L’energia termica prodotta è distribuita tramite una rete di teleriscaldamento, Solar District Heating, ed è prevista una caldaia a cippato centralizzata a condensazione per una eventuale integrazione. L’energia elettrica sarà fornita da un impianto fotovoltaico di 360 kW di potenza elettrica (3.000 mq di superficie captante) che produce 468 MWh annui. Sia gli impianti termici solari sia quelli fotovoltaici sono completamente integrati negli edifici, in pratica i pannelli solari diventano un elemento architettonico indispensabile. In questo progetto il privato e la socialità, il nuovo e il vecchio, lo stare e il divenire, trovano riscontro nell’articolazione degli ambiti naturali e costruiti, ponendo attenzione per quella che è l’esperienza percettiva-spaziale dell’intervento, che porta al concetto di interattività tra l’uomo e l’ambiente per un futuro completamente ecologico e a emissioni zero.

Fonte: Redazione Qualenergia.it

Torino, un flash mob contro il progetto della Diga Michelotti

La Diga Michelotti in uno dei tratti aulici dell’attraversamento del Po a Torino rischia di avere un impatto devastante sia in termini ambientali che in termini economici. L’Osservatorio sul Po scende in piazza, anzi, ai Murazzi, gli argini del tratto più aulico del Po torinese, quello che si trova fra la chiesa della Gran Madre e piazza Vittorio Veneto. È proprio in corrispondenza di questo tratto di fiume che qualcuno ha pensato bene di costruire una centrale idroelettrica che, come sottolineano gli organizzatori della manifestazione di sabato 28 marzo (ore 10.30) sarà devastante per l’ambiente e insostenibile dal punto di vista economico. Nello spirito di molti movimenti Nimby (di cui i No Tav sono il principale esempio italiano) gli oppositori della Diga Michelotti stanno sensibilizzando da mesi i torinesi circa l’impatto che questo progetto avrà su una delle zone più attraenti di una metropoli che millanta da anni una conversione post-industriale a vocazione turistica, ma la tradisce, molto spesso, con scelte contraddittorie e autolesionistiche.

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Diga Michelotti: le criticità

Il progetto sulla traversa Michelotti, approvata dal consiglio comunale nel 2012 prevede la realizzazione in project financing di una centrale idroelettrica, di una conca di navigazione e di uno scivolo per canoe. Si tratta di un progetto di estensione della navigabilità fluviale a motore del Po fino a Sassi (Torino Nord). Il fronte ambientalista creatosi negli ultimi mesi ha chiesto al comune di rinunciare al progetto e ha evidenziato quelle che sono le principali criticità, eccole nel dettaglio.

  1. L’estensione della navigabilità del Po verso Sassi è una soluzione devastante per l’ambiente. I lavori di sbancamento e adattamento dell’alveo fluviale comporterebbero la scomparsa dello specchio d’acquaattualmente visibile.
    2. Per far navigare i battelli (che hanno un pescaggio di un metro mentre a valle della Diga Michelotti l’acqua ha un’altezza di 50 cm) occorrerebbe realizzare un canale artificiale il cui costo sarebbe di 12 milioni di euro, cifra di cui il comune – le cui casse sono esangui – non dispone. La modifica provocherebbe l’erosione delle sponde del fiume, dovuta al rallentamento e all’abbassamento della corrente, con conseguenze irreparabili per l’avifauna e l’ittiofauna.
    3. A valle della diga il fondo è costituito da ghiaia. La costruzione della diga altererebbe l’habitat e la biodiversità impedendo la deposizione delle uova che nelle attuali condizioni trova un ecosistema ideale per la proliferazione.
    4. La Centrale Idroelettrica, quasi totalmente interrata, ha una potenza notevole (1,5 MW) e sarebbe tre volte più grande di quella della Pellerina, quindi andrebbe ad occupare una parte consistente del Parco Michelotti, importantissimo polmone verde della cittàe già stretto tra il Po e corso Casale.
  2. La navigabilità viene giustificata con le finalità turistiche, ma a Torino la navigazione è ormai limitata a un solo battello e soltanto due dei sei imbarchi vengono utilizzati, mentre gli altri sono abbandonati da anni. Nonostante le spese ingenti che la collettività ha dovuto affrontare per la loro realizzazione. Il comune fatica ogni anno persino ad effettuare la pulizia periodica del fiume dai tronchi e dai rifiuti. Insomma non ci sono soldi per l’attuale navigazione, figuriamoci per quella che il comune prospetta con l’allungamento fino a Sassi.Immagine2-620x211
  1. Una delle criticità principali è l’impatto economico, altrettanto devastante. L’Osservatorio sul Po ha calcolato che la pulizia delle bocche di presa che i lavori per la pulizia delle bocche di presa e scarico della centrale idroelettrica e per il dragaggio del canale, sulla città graverebbero con un costo pari a circa 880.000 € all’anno, per sempre. A fronte di questi costi il comune incasserebbe un canone di 30mila euro annui dal gestore della Centrale (per derivazione di acqua pubblica e concessione del diritto di superficie). E gli introiti dei biglietti per la navigazione? Attualmente il giro d’affari della navigazione fluviale a Torino è di 130mila euro l’anno, mentre per costruire il canale ci vorrebbero 12 milioni di euro, quasi cento volte tanto.
  2. Le tre opere (Conca di Navigazione – in cemento, 45×8 metri -, lo Scivolo da gara – largo 10 metri lungo 150 metri – e la Centrale Idroelettrica – visibile solo per una piccola parte ma di dimensioni molto grosse vista la potenza prodotta – 1.5 MW), data la collocazione della traversa, sarebbero costruite proprio sotto la Gran Madre, a 50 metri dal ponte napoleonico, in un contesto di altissimo pregio architettonico e di testimonianza storica, uno dei luoghi più belli di Torino.Immagine-620x202

Diga Michelotti: il flash mob di sabato 28 marzo 2015

Il flash mob S.O.S. Po Vivo inizierà alle 10.30 di sabato 28 marzo 2015 ai Murazzi sul Po di Torino, in corrispondenza della Diga Michelotti.

Fonte:  Osservatorio sul Po

Foto e progetti | Osservatorio sul Po a Torino

© Foto Getty Images

Risparmio energetico, a Torino oltre metà dei lampioni Led entro due anni

Il progetto di Iren prevede la sostituzione del 55% dei lampioni del capoluogo piemontese entro due anni.

L’illuminazione pubblica di Torino scommette sul risparmio energetico con un progetto su vasta scala che, a lavori ultimati, dovrebbe garantire un risparmio di 20 milioni kWh/anno e un calo dei consumi di energia elettrica superiore al 50%. Il progetto di Iren prevede la sostituzione del 55% dei lampioni cittadini con quattro differenti tipologie di corpi illuminanti che verranno collocati in diverse situazioni, dalle strade con illuminazione a sospensione ai lampioni stradali, dai lampioni per i giardini alle luci che illuminano i numerosi portici cittadini:

Mediamente ove oggi vi è una lampada a vapori di sodio di potenza 150 watt questa verrà sostituita con un apparecchio a led da circa 72 watt. Il piano di sostituzioni sarà progressivo e partirà contemporaneamente in tutti i quartieri cittadini, partendo dal completamento dell’impianto sperimentale realizzato in zona Campidoglio,

ha spiegato Giuseppe Bergesio, amministratore delegato di Iren Energia presentando il progetto. Il capoluogo piemontese è stato diviso in cinque lotti nei quali opereranno le imprese selezionate: in ogni zona sono presenti circa 11mila apparecchi. Entro due anni, dunque, verranno attivate oltre 50mila lampade Led. Le luci avranno un colore più chiaro rispetto alle attuali ma grazie a un migliore orientamento del fascio luminoso si avrà più luce sulle strade e meno luce dispersa. Il presidente di Iren ed ex ministro della Pubblica Istruzione, Francesco Profumo, ha sottolineato la ricaduta occupazionale di questo ambizioso progetto che coinvolgerà decine di addetti per tutto il biennio in cui avverrà la posa dei nuovi apparecchi illuminanti.

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Fonte:  Pmi

© Foto Getty Images