Atelier Héritage, dove i bambini progettano la città

Imparare a conoscere la città ed il territorio in cui viviamo è fondamentale e se ciò avviene attraverso l’arte e la creatività, si finisce col non poterne fare più a meno. Atelier Héritage, laboratorio permanente attivo in Barriera di Milano a Torino, è dedicato ai bambini e ai ragazzi ed è finalizzato a farli divenire protagonisti attivi dei luoghi in cui vivono.atelier-heritage-i-bambini-progettano-la-citta

Atelier Héritage è un laboratorio permanente dove la creatività è di casa ed in cui pennarelli, fogli da disegno e matite sono gli strumenti per conoscere, pensare e dare vita alla città. Protagonisti di questa realtà sono i bambini e i ragazzi delle scuole elementari e medie di età compresa tra i 6 e i 13 anni che vivono in Barriera di Milano e che hanno la possibilità non solo di scoprire la storia, le persone e le caratteristiche del quartiere che abitano ma bensì ripensarlo e trasformarlo, dando libero sfogo alla propria curiosità e creatività. Il laboratorio ha sede nello spazio multifunzionale di via Baltea 3, le cui attività proposte si trovano in forte continuità con la connotazione sociale ed aggregativa del luogo e favorisce progettualità che esaltano le diversità in tutte le loro forme: culturali, sociali e linguistiche.

Mariachiara Guerra è ideatrice e fondatrice di questo progetto e, grazie alla grande passione per il patrimonio culturale, la storia e la valorizzazione del territorio derivante dai precedenti studi nell’ambito dell’architettura e dell’insegnamento, ha dato vita ad uno spazio dedicato alla conoscenza attiva e alla fruizione consapevole del patrimonio culturale del luogo, di cui i bambini sono testimoni.  Nella seguente intervista ci racconta la sua esperienza.

Quando nasce Atelier Héritage?

“Atelier Hèritage nasce alla fine dell’anno 2013 come laboratorio che, all’interno di un contesto urbano, vuole favorire l’avvicinamento e la conoscenza attiva del patrimonio culturale e territoriale in cui i bambini si fano testimoni della storia urbana in cui crescono con le famiglie, portatrici di culture e storie. Se la fruizione dei musei è riservata a chi ha un accesso alla cultura facile, i soggetti più fragili ed in condizioni di marginalità economica, sociale o linguistica ne risentono, per cui l’idea è quella di portare il modello della didattica museale fuori dalle istituzioni e all’interno del territorio, facendolo diventare una presenza stabile in un percorso di conoscenza più strutturato e continuativo”.atelier-heritage-i-bambini-progettano-la-citta-1536567831

Perchè Barriera di Milano?

“Il territorio scelto come riferimento è Barriera di Milano proprio perché presenta un contesto multiculturale variegato ed in cui le persone che lo abitano in molti casi non lo conoscono. Da questa situazione nasce la volontà di raccontarlo poiché anche se arriviamo da storie ed esperienze diverse, parliamo lingue diverse e proveniamo da background culturali diversi, passiamo attraverso uno spazio che è lo stesso per tutti. Per i bambini quest’operazione è più semplice rispetto agli adulti per il fatto che sono nati e scolarizzati nel nostro Paese ed hanno la capacità di esserne ambasciatori anche all’interno della famiglia”.

In cosa consistono le attività proposte?

“Ogni attività è immaginata come un percorso didattico che facilita la conoscenza del patrimonio culturale, da quella materiale che avviene tramite visite guidate, passeggiate di quartiere e percorsi urbani, a quella immateriale, attraverso progetti all’interno dell’atelier. In particolare, le due attività principali sono rappresentate dalla scuola estiva e da un laboratorio a cadenza settimanale. Nel 2014 sono stati avviati i primi laboratori pubblici nelle strade di Barriera e pian piano abbiamo dato vita ad un legame diretto con gli abitanti del territorio, cercando di capire quale fosse il modo più efficace per confrontarsi con loro. Abbiamo quindi costruito delle relazioni con diverse realtà tra le quali le scuole, che rappresentano gli interlocutori principali. Spesso le famiglie non vivono momenti di socialità oltre la scuola, per cui questa viene riconosciuta dai ragazzi come luogo quotidiano ed accogliente e gli insegnanti sono visti come figure di riferimento. Svolgere attività in collaborazione con le scuole favorisce quindi il clima di fiducia e l’apertura di un canale di comunicazione che in altri modi è difficile creare”.atelier-heritage-i-bambini-progettano-la-citta-1536567864

Come è strutturata la scuola estiva?

“La scuola estiva, avviata nel 2014 in concomitanza con il Festival dell’Architettura in Città, consiste in un programma di attività analoghe a quelle dell’estate ragazzi ed offre un supporto ai genitori, rispondendo il più possibile alle esigenze economiche delle famiglie. I bambini in questo modo hanno avuto la possibilità di scoprire il quartiere svolgendo laboratori con cui sono venuti a conoscenza della storia, dell’architettura e della sfera sociale di Barriera di Milano, scoprendo che la migrazione è in realtà un fenomeno ciclico di cui loro non sono i primi.
Col tempo le attività si sono arricchite di collaborazioni diverse che hanno dato vita ogni anno ad un nuovo tema: il tema della scuola estiva del 2015 è stato “Barriera è Casa Nostra”, durante la quale i bambini con l’aiuto dello scrittore Giuseppe Culicchia hanno scritto ed illustrato una guida turistica di Barriera, prendendo spunto dalle opere dell’autore. Nel 2016 il tema è stato “Changes”, proposto per facilitare la comprensione dei fenomeni di trasformazione di Barriera dal passato ad oggi, attraverso l’intervista ai nonni residenti che hanno raccontato ai bambini l’immigrazione nel dopoguerra. Nel 2017 il tema è stato poi “Il viaggio”, nato dall’idea di far raccontare ai genitori dei bambini il viaggio che in passato hanno intrapreso fino a Barriera. La scuola estiva del 2018 infine ha avuto come tema “Spazi liberi”, prendendo spunto dalla Biennale di Architettura di Venezia nella quale abbiamo declinato il tema dello spazio libero a partire dagli ambiti della letteratura e del teatro”.

Raccontaci dei laboratori settimanali di Atelier Héritage

“Ad ottobre 2014 abbiamo avviato il laboratorio settimanale di Atelier Héritage in via Baltea 3, nato come percorso didattico supplementare e parallelo agli apprendimenti scolastici che vuole raccontare ai partecipanti la storia e le vicende di trasformazione urbana del quartiere per mezzo di attività partecipate ed attraverso il contatto diretto con gli artisti del territorio, conducendo i ragazzi all’interno di uno spazio in cui loro vivono ma che ancora poco conoscono.
Il laboratorio, svolto il sabato mattina di ogni settimana, è strutturato per metà sotto forma di racconto e per metà come elaborazione pratica tramite la progettazione creativa degli spazi urbani. Recentemente abbiamo aperto un’altra sede nella Casa di Quartiere +SpazioQuattro di San Donato con la volontà di creare un modello che fosse asportabile da Barriera di Milano e adattabile ad un nuovo contesto cittadino”.atelier-heritage-i-bambini-progettano-la-citta-1536567884

Quali altri progetti ed attività svolgete?

Attualmente svolgiamo attività e percorsi in collaborazione con le scuole sostenuti da “Flashback”, la fiera contemporanea di arte antica e moderna che nasce con la volontà di avvicinare i bambini all’arte e alla cultura, tramite laboratori e visite didattiche a musei e gallerie; è inoltre attivo un percorso culturale di apprendimento e cittadinanza dal nome ConTEstudio, in collaborazione col Museo Ettore Fico e i Bagni Pubblici di via Agliè che ha coinvolto la scuola elementare Gabelli e Pestalozzi e la scuola media Bobbio. Il progetto ha coinvolto un totale di 150 famiglie, favorendo l’avvicinamento di queste all’istituzione museale e facilitando la messa in rete di scuola, musei ed istituzioni per sostenere le famiglie nel processo educativo dei propri figli”.

Raccontaci della tua esperienza con i bambini

“Questo lavoro rappresenta per me un arricchimento continuo, un esercizio di apertura mentale che mi permette di ottenere una visione del mondo più complessa ed infatti questo è per me un vero e proprio esercizio di educazione alla complessità, dove la bellezza di questo lavoro supera mille volte la fatica impiegata. Ogni bambino ha la sua storia, in molti casi si tratta di una storia non facile per cui la restituzione di ciò che ha appreso genera in me un ruolo di responsabilità nei confronti del mondo. Cerco di insegnare loro che se ognuno contribuisce a modo suo, ne risentiamo tutti positivamente. Ad esempio, nell’attività che abbiamo svolto con l’Istituto della Resistenza, i bambini di origini siriane hanno capito che è possibile la ricostruzione dopo la guerra, proprio come è successo in Italia. In quest’ottica ritengo che la storia rappresenti uno strumento di comprensione del contemporaneo che permette ai bambini di diventare più consapevoli. Loro hanno una ricchezza dentro che è ciò che io mi porto a casa tutti i giorni”.

Quali benefici apporta l’avvicinamento dei bambini al contesto urbano in cui vivono?
“Finalità delle attività e dei laboratori proposti è rendere i ragazzi più consapevoli delle origini, della storia e dei luoghi in cui vivono. Si tratta di un esercizio di cittadinanza che avviene già all’interno dei contesti scolastici ma che ha il grande limite di essere effettuato in uno spazio chiuso, mentre l’idea di effettuare un’attività all’interno di spazio urbano e tra le persone, dà loro la possibilità di cominciare ad intessere nuove relazioni sociali. Io sono convinta che la conoscenza e la cultura siano strumento di costruzione di cittadinanza e condivisione di positività. Ciò che mi dà molta soddisfazione infatti è che pian piano si sia creata una piccola comunità di famiglie che vengono da mondi e scuole diverse e che sono tuttora diventate parte della grande famiglia di Atelier Héritage”.

 

Foto copertina
Didascalia: Atelier Héritage
Autore: Atelier Héritage

Fonte: http://piemonte.checambia.org/articolo/atelier-heritage-i-bambini-progettano-la-citta/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

 

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Fabio Pinzi e la Permacultura: progettare sistemi sostenibili

Il mio primo viaggio in camper era iniziato da poco quando dopo aver trascorso una notte in traghetto io e Elisa siamo arrivati in Sardegna e ci siamo subito diretti nei pressi di Nuoro dove, nel novembre 2012, si svolgeva la “plenaria di permacultura”, ovvero il raduno nazionale dei permacultori.  Qui ho l’occasione di assistere agli esami di alcuni studenti che hanno terminato i due anni di corso necessari a prendere il diploma, ma soprattutto posso incontrare in un unico luogo alcune tra le più interessanti personalità che stanno alla base del pensare e dell’agire di molta Italia che Cambia.   Fabio Pinzi, Stefano Soldati, Maria Luisa Bisognin, Massimo Candela, sono tutti qui e mi raccontano il loro punto di vista, la loro esperienza, i loro insegnamenti. In questo video vi proponiamo l’intervista a Fabio Pinzi, mentre le parole di Stefano Soldati saranno occasione di una prossima puntata della nostra video-rubrica settimanale.

Ora, invece, vi riporto le parole di Maria Luisa Bisognin che ci conduce nei misteriosi mondi di questa fondamentale disciplina. “La permacultura è un processo integrato di progettazione per la creazione e la conservazione consapevole ed etica di ecosistemi produttivi che abbiano la diversità, la stabilità e la flessibilità degli ecosistemi naturali. È la progettazione di una interazione consapevole ed efficiente fra l’uomo e l’ambiente. La permacultura è essenzialmente pratica e si può applicare a un balcone, a un piccolo orto, a un grande appezzamento o a zone naturali, così come ad abitazioni isolate, villaggi rurali e insediamenti urbani. Allo stesso modo si applica a strategie economiche e alle strutture sociali. La parola permacultura è un neologismo che fonde le parole e i concetti di cultura e agricoltura permanente, in quanto una società non può sopravvivere a lungo senza la base di una agricoltura sostenibile e una gestione etica della terra.1227608414

La progettazione in permacultura deriva dall’imitazione, e quindi l’osservazione, di come un ecosistema mantiene la propria stabilità, come riequilibra gli scompensi, come gestisce l’energia, come conserva l’acqua, come aumenta la sua diversità per arricchirsi, come riutilizza gli scarti. Quello che lo rende stabile nel tempo non sono le diversità in quanto tali, ma le relazioni utili che si sviluppano tra gli elementi che partecipano al sistema. Quindi la progettazione in permacultura si fonda principalmente sulle relazioni degli elementi, sulle loro funzioni e sinergie, così come si pone la biologia molecolare nel suo approccio allo studio della vita”. Le chiedo di ripercorrere la nascita di questo pensiero.

“La Permacultura è figlia del lavoro visionario compiuto da J. Russell Smith, J, Sholto Douglas, Robert Hart, e altri meno conosciuti, che due o tre generazioni fa presero coscienza dell’urgenza di trasformare le basi dell’agricoltura attraverso l’uso degli alberi e altre colture perenni. Essi osservarono come l’aratura portava ad una progressiva devastazione del suolo e capirono che solo nell’integrazione di foresta e agricoltura si potesse mediare l’impatto dell’uomo sulla Terra e così sperare in un futuro sicuro per l’umanità. In seguito alle rivelazioni dell’ecologista H. T. Odum sul problema dell’energia, un terzo aspetto fu aggiunto a questa sintesi vitale, come l’ha esposto acutamente David Holmgren nel suo saggio “Energia e Permacultura”. Furono Bill Mollison e David Holmgren, Tasmania, a stabilire un approccio sistematico e pratico per implementare questo nuovo intendimento e a coniare il neologismo Permacultura che, peraltro, ha un copyright.cimg6879

La permacultura pone l’accento sul ridisegno del paesaggio umano per potenziare l’indipendenza della gente, integrando ingegno locale e individuale a questo cambiamento rivoluzionario. Anche se è stata ampiamente accettata da moltissime persone, tanto fra i popoli tradizionali come fra i postmoderni, la permacultura è stata quasi sempre ignorata da governi ed istituzioni, perché il suo messaggio essenziale è un anatema. Questa mancanza di sopporto ufficiale ha diminuito la portata e l’estensione di questa rivoluzione del rapporto tra uomo e terra. È dunque importante, per noi che promuoviamo concetti e sistemi di permacultura, essere consapevoli che l’elaborazione del sistema progettuale permaculturale, anche se creato da Holmgren e Mollison, non è stato un fatto isolato o unico, ma è avvenuto contemporaneamente ad altri lavori paralleli in occidente. Come lo svizzero-francese Jean Pain contemporaneo di Bill Mollison, scienziato preoccupato per la devastazione della foresta mediterranea o Giovanni Houssmann che fu direttore dell’Istituto sperimentale per le colture foraggere di Lodi fino alla fine degli anni Settanta”.

Prima di salutarmi Marilù mi elenca i principi base, quelli etici e quelli per la progettazione.

 

I principi etici

  • Prendersi cura della terra
  • Avere cura delle persone
  • Limitare il nostro consumo alle nostre necessità per condividere in maniera equa e solidale le risorse della terra

 

I principi per la progettazione

  • Lavora con e non contro
  • Tutto influenza tutto
  • Rifletti prima di agire e fai il minimo cambiamento per ottenere il massimo risultato
  • Gli errori sono occasioni per imparare
  • Ogni elemento in un sistema naturale svolge almeno 3 funzioni
  • Ogni funzione deve essere supportata da più di un elemento
  • Il tutto è più della somma delle parti
  • Ogni problema contiene in sé la soluzione: trasforma i limiti in opportunità
  • Favorisci la biodiversità: agisci in modo da aumentare le relazioni fra gli elementi piuttosto che il numero di elementi ed accelera i processi trasformativi.
  • Minimizza l’apporto di energia esterna, progettando sistemi che sfruttano le risorse presenti in loco, ricicla e riutilizza il più possibile
  • Pianifica gli sviluppi futuri

 

Le applicazioni e le interazioni di questi principi – conclude Marilù – costituiscono la materia di studio dei corsi teorico-pratici che vengono organizzati ormai da anni in tutto il mondo e da oltre 12 anni anche in Italia”.

 

Il sito dell’Accademia Italiana di Permacultura

Fonte: italiachecambia.org

Per saperne di più leggi:

Guida Pratica alla Permacultura - Libro

Voto medio su 18 recensioni: Da non perdere

€ 19.5

Introduzione alla Permacultura - Libro

Voto medio su 15 recensioni: Buono

€ 20