“Give bees a chance”, la campagna di Greenpeace per salvare le api

Nonostante l’accumularsi di evidenze sul ruolo negativo dei pesticidi, non si sono fatti decisivi passi avanti per salvare le api. Greenpeace lo ricorda con una campagna mirata.

Le “api verdi” (greenbees) di questo simpatico video di Greenpeace si stanno mobilitando per protestare con i pesticidi venduti dalle multinazionali dell’ agribusiness che non mettono in pericolo solo la loro esistenza, ma anche la produzione di cibo per gli umani. Un terzo di tutta la produzione agricola dipende infatti dal ruolo di impollinazione delle api. Si accumulano infatti sempre più evidenze contro i pesticidi neonicotinoidi come killer delle api, in primo luogo a livello di coltivazioni agricole e in secondo luogo anche per le piante ornamentali. Se l’Unione Europea sta muovendo i primi passi per vietare alcuni di questi veleni, si sta ancora facendo troppo poco a livello planetario. “Give bees a chance“; parafrasando la celebre canzone di John Lennon, Greenpeace invita a sostenere la campagna per salvare le api. L’ONG chiede di vietare i pesticidi dannosi alle api, sostenere pratiche agricole sostenibili e migliorare la conservazione degli habitat naturali; le monoculture senza fiori per le api sono un deserto!Greenbees

Fonte: ecoblog.it

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Ne abbiamo le tasche RIpiene!La campagna di Slow Food per la sicurezza alimentare

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È cominciata il 1° marzo e proseguirà sino a domenica 17 marzo la campagna Ne abbiamo le tasche RIpiene! con cui Slow Food vuole riaffermare l’eccellenza della pasta ripiena dopo la sequenza di scandali che nell’ultimo mese hanno travolto lasagne, ragù e ravioli di produzione industriale in molti paesi d’Europa.

Nei ristoranti, trattorie e osterie che finora hanno aderito all’iniziativa  si possono assaggiare lasagne, timballi, tortellini, ravioli e agnolotti che rappresentano la cucina del territorio. E non finisce qui perché i maghi della cucina hanno deciso di condividere le ricette, i segreti e gli accorgimenti con i quali preparano le loro prelibatezze, in modo che la conoscenza dello “slow food” si diffonda “viralmente”.

La vicenda della pasta ripiena contenente carne di cavallo non dichiarata in etichetta rappresenta l’ennesimo grave scandalo prodotto dal sistema iper industrializzato di produzione del cibo,

denuncia Roberto Burdese, presidente di Slow Food Italia.

Sui media di tutta Europa sta passando l’immagine di piatti che sono patrimonio delle multinazionali, piatti che è meglio evitare perché di dubbia composizione e qualità. Invece stiamo parlando di alcuni capisaldi della cucina regionale italiana, pezzi della nostra identità e della cultura materiale del nostro Paese! Dobbiamo ritornare ai fondamentali: dire cosa è un vero tortellino, raccontare come si fa, con le mani e la passione, descriverne gli ingredienti.

Dal Nord al Sud dell’Italia i cuochi intrattengono i propri commensali raccontando gli ingredienti scelti, la loro origine e il nome dei fornitori, svelano i segreti della ricetta e mostrano in sala i gesti che rendono possibili queste preparazioni.Tanto per far venire l’acquolina in bocca ai più golosi, le proposte spaziano dai tortellini in brodo proposti da Entrà di Finale Emilia (Mo) ai tortelli di salumi in brodo di prosciutto della Dispensa Pani e Vini a Torbiato di Adro (Bs), dai raviolini di erbette e sarazzu con salsa di nocciole locali della Brinca di  Ne (Ge) ai cannelloni ripieni di pasticcio di vitellone con pomodori San Marzano e fior di latte di Sora Maria & Arcangelo a Olevano Romano, dai ravioli alle ortiche con pomodorino del piennolo caramellato del Cellaio di don Gennaro di Vico Equense (Na) alla patissada di cavallo con polenta brustolà della trattoria Al Bersagliere di Verona. Carne di cavallo? Sì, ma stavolta, però, è tutto scritto sul menu.

Fonte:Slow Food