Ogni prodotto ha un costo ambientale… che non perdona

Ogni oggetto o imballaggio ha un impatto ambientale nella sua filiera (ciclo di vita) in particolare per quanto riguarda lo smaltimento. Oggi si paga un contributo ambientale solo per gli imballaggi.9592-10358

Questo contributo obbligatorio, pagato dalle aziende, rappresenta la forma di finanziamento che permette interventi a sostegno delle attività di raccolta differenziata, e di riciclo dei rifiuti di imballaggi insieme ai proventi delle aste degli imballaggi raccolti. Anche un bene per essere prodotto richiede l’utilizzo di materia ed energia e lo si dovrà smaltire a fine vita. La mancanza della valutazione del ciclo vita e del pagamento in proporzione al costo e futuro inquinamento ambientale non avvia a privilegiare la produzione di beni riutilizzabili e riciclabili e non responsabilizza gli utenti.

L’etimologia della parola Economia è: gestione della casa. La gestione della casa non comprende la devastazione della casa stessa, e nemmeno la produzione illimitata di merci in un sistema finito come è quello del pianeta. Fra l’altro a questa produzione illimitata di merci non stiamo partecipando solo noi come Paese, ma stanno partecipando altri Paesi che hanno molti più abitanti. Cina, India che hanno da soli 2 miliardi e mezzo di persone e altri ancora come Indonesia, Brasile, Sudafrica, Messico: sono paesi che stanno seguendo il nostro modello cosiddetto di sviluppo. Un modello di sviluppo che comporta la produzione illimitata di merci in un pianeta che ha risorse finite, limitate. Quindi non è possibile proseguire in questo modo.

Che fine fanno queste merci?

Normalmente prendono tre strade. La strada dell’incenerimento, che sappiamo bene essere uno dei sistemi peggiori di smaltimento delle merci, perché comporta problemi ambientali, problemi sanitari. È diseconomico e antienergetico, nel senso che l’energia che viene fuori è molta meno rispetto a quella che potremmo avere se riciclassimo i materiali.

Le merci vengono smaltite anche nelle discariche, che in futuro saranno sede di recupero materiali. Cioè la gente andrà a cercare di recuperare materiali in discarica, proprio perché continuando in questo modo a produrre merci costantemente, si esauriranno le risorse, e quindi si dovrà andare nelle discariche a cercare di recuperare qualcosa di utile.

Altro elemento di smaltimento delle merci è purtroppo il mare. Interi oceani sono pieni di rifiuti, continenti di plastica galleggiano in alcuni oceani, e ormai il mare è diventato un’immensa discarica. Va fatto qualcosa. Si può intervenire in alcuni modi. Innanzitutto con una riduzione drastica della produzione di merci, che per la gran parte sono superflue. Quindi fare in modo che le merci prodotte siano durevoli, cioè che durino il più possibile, per eliminare anche questo grosso problema dell’obsolescenza programmata. L’obsolescenza programmata fa sì che ci siano delle merci, soprattutto i componenti elettronici, i computer, le stampanti, che si rompano nell’arco di un determinato periodo. Queste cose le hanno costruite per far sì che si rompano a un certo punto, nonostante possano eventualmente essere riparate per poter proseguire con il loro uso. Riusare il più possibile quello che si ha oppure riparare. Uno dei lavori che avrà più diffusione in futuro sarà legato al riutilizzo e alla riparazione delle varie merci. Ci saranno officine di riparazione ovunque. Adesso iniziano ad esserci parecchie​ ciclo officine per riparare le biciclette, ce ne saranno in futuro per riparare moltissime altre merci. Con i laboratori di riparazione si dovrà per forza ridurre il consumo delle merci o in qualche modo diversificarlo, perché per esempio l’utilizzo del legno potrebbe sostituire in molti aspetti l’utilizzo della plastica. È importante poi la sempre più larga diffusione di negozi che abbiano prodotti sfusi. Non ha assolutamente senso continuare a comprare delle confezioni che poi vengono buttate, quando io posso andare col mio contenitore e riempirlo più volte di prodotti che posso acquistare da negozi che hanno merci vendute a livello sfuso. In tutto questo è assolutamente importante che ci sia una tassazione per le merci che non rispettano determinati parametri ambientali ed energetici. Ci dovrà essere una tassazione e una etichettatura delle varie merci che comprende la cosiddetta impronta ecologica. Cioè quale merce ha utilizzato quanta acqua, quanta energia e quale è stato il suo impatto sull’ambiente. Avere una etichettatura di impronta ecologica è importante per far sì che queste merci abbiano una effettiva sostenibilità ambientale.

QUI PER VEDERE IL VIDEOINTERVENTO DI PAOLO ERMANI

Fonte: Il blog delle stelle

 

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Consociazione: dalla a alla z tutti gli ortaggi consociabili

Dalla A di aglio alla zeta di zucca: quali piante da consociare e una guida specifica su quali fiori e piante unire agli ortaggi per combattere i parassiti per una agricoltura biologica, sana e redditizia. Leggi la guida!

consociazione

La consociazione, una delle pratiche agricole più antiche che si conoscano, consiste nella coltivazione di più specie sullo stesso terreno. Legnosa, erbacea o mista e ancora temporanea e permanente, la consociazione agraria oltre ai noti vantaggi (supporto di una specie in favore di un’altra) ne apporta molti altri. Conosciamo i benefici e alcuni esempi delle principali consociazioni agrarie.

LA PRATICA DELLA CONSOCIAZIONE

La consociazione è rappresentata dalla coltivazione di piante diverse sullo stesso terreno, che usufruiscono delle medesime pratiche agrarie. La consociazione può essere naturale (boschi e prati) e artificiale o agraria, quest’ultima dovrà rispondere a finalità tecniche ed economiche. Può avvenire anche tra specie legnose differenti (Vite e Olivo o Melo e Pero) o con varietà della stessa specie, con lo scopo ad esempio di ovviare all’autosterilità. Può essere anche temporanea, quando volendo passare ad un’altra coltura si vuole ridurre il periodo improduttivo delle colture a sviluppo lento. Le più tipiche in Italia sono quelle dei campi di grano con colture arboree ai lati o delle viti maritate ad alberi da frutto e traggono origine dalla mezzadria, periodo durante il quale il contadino, responsabile in prima persona della produzione, doveva ottimizzare e massimizzare la produzione per poter ottenere il maggiore quantitativo di prodotto possibile per se e per il proprietario del fondo.

BENEFICI DELLE CONSOCIAZIONI

I benefici della consociazione sono svariati e di carattere biologico, tecnico ed economico: la maggiore produzione rispetto alla coltivazione della singola varietà, il conseguimento di più varietà nello stesso ciclo e nella stessa superficie e l’ottenimento di fecondazioni incrociate tra varietà della stessa specie autoparasterili. La consociazione, inoltre, realizza un apporto reciproco di vantaggi tra le specie, il miglioramento qualitativo del prodotto, la modificazione nell’ambiente edafico oltre a rappresentare un ostacolo alla diffusione delle malattie, proteggendo le coltivazioni dagli attacchi parassitari. Vi sono, poi, una serie di altri vantaggi quali l’ombreggiamento di aree che necessitano di uno schermo dai raggi solari, la protezione attraverso piante frangivento di piante da frutto diverse (come eucalipto e alloro) e la possibilità di sfruttare al massimo il nostro orto grazie al diverso ciclo vegetativo delle coltivazioni consociate, alternando tra i filari specie a crescita lenta con varietà a crescita veloce. Quest’ultimo è il caso dei pomodori in consociazione con le insalate: i primi non necessitano di uno spazio eccessivo mentre le seconde possono essere raccolte dopo qualche settimana dalla semina.

LE FAMIGLIE DA CONSOCIARE

Non tutte le coltivazioni si adattano alla consociazione.

Le leguminose, per esempio, presentano una grande adattabilità, si associano bene a cucurbitacee, ombrellifere e crucifere ed hanno un potere fertilizzante naturale, fissando nelle radici l’azoto che successivamente liberano quando queste ultime si decompongono. Le solanacee, invece, non devono mai essere consociate tra di loro, salvo il peperoncino con il pomodoro.

Altre consociazioni utili sono:

  • liliacee con le ombrellifere
  • asteracee con le cucurbitacee e le chenopodiacee
  • le labiate con tutte (escluso il rosmarino).

Le rosacee, invece, si consociano bene con le orticole ma necessitano della protezione dell’asparago e dell’ortica e di piante che ne supportino i nutrienti come il ravanello, il tarassaco e la consolida maggiore.
Ci sono anche famiglie botaniche nemiche, che non dovrebbero pertanto essere piantate nella stessa area:

  • le ombrellifere, ad esempio, sono in disaccordo con tutti
  • le leguminose non sono consociabili con le liliacee
  • mentre le labiate (salvo il rosmarino) risultano particolarmente adattabili alle altre famiglie.

ELENCO DELLE CONSOCIAZIONI

Vi sono alcune erbe che apportano benefici in tutto l’orto: il cumino ammorbidisce il terreno, il dragoncello risulta utile in tutto l’orto, il levistico stimola la robustezza delle piante, la valeriana e la maggiorana migliorano il gusto e il tagete possiede un forte potere repellente. Ma vediamo nello specifico quali siano le consociazioni più riuscite in agricoltura e quali i vantaggi che è possibile apportare al nostro orto e al nostro giardino.

AGLIO

Consociazione: zucchini, barbabietole, pomodori, lattughe, fragole

Note: l’aglio contribuisce alla crescita delle rose, piantato vicino alle aromatiche potenzia il suo potere di proteggere da funghi e parassiti

BARBABIETOLA

Consociazione: cipolle, ravanelli, cavoli e rape

Note: la cipolla protegge dalle limacce

CAROTA

Consociazione: cipolla, ravanelli, piselli, lattughe, porri, rosmarino, salvia, pomodori

Note: rosmarino, cipolla e porro repellono la mosca della carota, l’erba cipollina ne migliora lo sviluppo

CAVOLO

Consociazione: barbabietole, fragole, lattughe, pomodori, piselli, spinaci, sedani, salvia e porri

Note: sedano, pomodoro e aromatiche allontanano la cavolaia. La menta aumenta la produzione e la qualità. La salvia la rende più tenera, il pomodoro protegge le crucifere dai coleotteri.

FAGIOLI

Consociazione: patate, santoreggia, petunia, cavoli, carote

Note: la santoreggia allontana gli afidi e migliora la crescita e il gusto, la petunia allontana gli insetti

FINOCCHI

Consociazione: cicoria, lattuga, piselli

Note: quelli selvatici non sono consociabili

FRAGOLE

Consociazione: ravanelli, erba cipollina, lattuga, cavoli e spinaci

Note: l’erba cipollina la protegge dagli attacchi di acari e Botrytis

LATTUGHE

Consociazione: cavoli, carote, ravanelli, fragole, finocchi

Note: data la rapida crescita, la lattuga, si associa bene con le altre varietà medio lunghe

MELANZANE

Consociazione: fagioli, nasturzio, tabacco ornamentale, calendola, garofano

Note: nasturzio, tabacco ornamentale, calendola e garofano le proteggono dagli aleurodidi

PATATE

Consociazione: melanzane, fagioli, calendule

Note: nasturzio, tabacco ornamentale, calendola e garofano le proteggono dagli aleurodidi

PISELLI

Consociazione: finocchi, carote, crucifere, zucchine, sedano, lattuga

Note: e’ bene precedano la coltivazione del pomodoro

POMODORI

Consociazione: carote, cavoli, cipolle, prezzemolo, basilico

Note: il tagete allontana i nematodi, la melissa e la menta ne migliorano sviluppo e gusto, come il basilico che in più allontana mosche e zanzare

PORRO

Consociazione: cipolle, cavoli, sedani e carote

Note: sedano e cipolla allontanano la mosca, la carota previene la tigna

PREZZEMOLO

Consociazione: ravanelli, asparagi, pomodori

Note: è benefico per moltissime coltivazioni ma non per lattuga, patata e pisello

RAPE

Consociazione: piselli, mentuccia

Note: la mentuccia tiene lontana l’altica

RAVANELLI

Consociazione: cavoli, barbabietole, fragole, lattuga, cerfoglio, piselli, pomodori, prezzemolo

Note: il cerfoglio ne migliora sviluppo e sapore

ROSACEE

Consociazione: aglio, ravanello, erba cipollina, tarassaco, consolida maggiore

Note: l’aglio contribuisce alla crescita e alla protezione dagli attacchi degli fitofagi. Quest’ultimo beneficio è dato anche dalla ruta e dal tanaceto mentre l’erba cipollina allontana gli afidi

SEDANO

Consociazione: porro, pomodoro, cavoli, rafano

Note: Il rafano lo protegge dagli insetti e dalla ruggine, il pomodoro ne stimola la crescita

SPINACI

Consociazione: cavoli, ravanelli, fragole, garofano

Note: il garofano ha un’azione repellente contro gli afidi

ZUCCA

Consociazione: fagioli rampicanti, mais, nasturzio, menta, timo, salvia, garofano, calendola

Note: calendola, salvia e garofano tengono lontano i pidocchi. il nasturzio la peronospora, la menta l’oidio, il timo le limacce

ZUCCHINA

Consociazione: cipolle e basilico

Note: Il basilico lo protegge dall’oidio

I FITOCIDI

Nelle note della precedente tabella si segnalano alcune specie che proteggono le coltivazioni consociate da alcune malattie e da alcuni fitofagi. Alcune coltivazioni, infatti, sono in grado di elaborare sostanze biologiche, dette fitocidi, attive contro alcuni agenti patogeni (batteri, funghi e insetti). Alcuni esempi sono: l’aglio contro l’oidio, l’insalata contro le altiche, la lavanda contro afidi e formiche o la calendola e il tagete che secernono dalle radici una sostanza fitocida in grado di contrastare i nematodi. Vediamo nella tabella seguente le principali patologie e le piante da consociare.

PARASSITI > PIANTE CONSOCIABILI

  • Aleurodidi della melanzana, cavolo, cetriolo, pomodoro > nasturzio, tabacco ornamentale, calendola, garofano
  • Altica delle crucifere > garofano, aneto, lattuga, menta, pomodoro, rosmarino, salvia, timo, coriandolo, santoreggia
  • Altica della bietola > spinacio, coriandolo
  • Bolla del pesco > liliacee
  • Dorifora della patata > coriandolo, fava, erba cipollina, rafano
  • Insetti terricoli delle piante ortive e ornamentali > tagete
  • Limacce della zucca, spinacio, lattuga > melone Timo
  • Mosca della carota: > liliacee, coriandolo, erba cipollina, salvia, prezzemolo, rosmarino
  • Mosca della cipolla > prezzemolo, carota
  • Mosca del fagiolo > rosmarino, santoreggia
  • Nematodi del pomodoro > calendola, garofano
  • Oidio del cetriolo, zucca e zucchino > Basilico
  • Peronospora del cavolo, cetriolo, zucca, fagiolo, lattuga, peperone > nasturzio
  • Pidocchi del cetriolo, zucca e lattuga > salvia
  • Pidocchi del cetriolo, zucca, spinacio, fagiolo, peperone > garofano
  • Pidocchi del pomodoro > nasturzio, aneto, prezzemolo
  • Pidocchi del melone > prezzemolo
  • Pidocchi del fagiolo e lattuga > rosmarino, aneto, santoreggia
  • Pidocchi delle fave > aneto, santoreggia, spinacio
  • Pidocchi della zucca, spinacio, fagiolo, lattuga, peperone > calendola
  • Pidocchi delle rose> Lavanda
  • Pieride del cavolo > borragine, cosmea, garofano, menta, rosmarino, salvia, timo, santoreggia
  • Ruggine del sedano > Rafano
  • Tripidi del gladiolo e dei piselli > tabacco ornamentale

NOTE E AVVERTENZE SULLA CONSOCIAZIONE

La regola generale, salvo le eccezioni viste, è di non coltivare mai nella stessa area specie appartenenti alla stessa famiglia: ad esempio, due cucurbitacee come cetrioli e meloni o due leguminose come fagioli e piselli. La ragione è semplice: specie appartenenti alla stessa famiglia impoveriscono il suolo degli stessi elementi, entrano in competizione idrico-alimentare e attirano i parassiti ai quali sono maggiormente vulnerabili. Una nota negativa sulla consociazione è che questa, soprattutto in passato, era difficilmente compatibile con la meccanizzazione e con alcune pratiche colturali. Tuttavia, pur essendo una tecnica consigliabile nell’orto e nel piccolo giardino, è possibile coltivare anche terreni di grandi dimensioni purché gestiti con criteri biodinamici i quali, potenziando la fertilità e gli equilibri chimo-fisici dei suoli, rendono la pratica della consociazione meno necessaria. Ricordate, infine che l’assenzio non è compatibile con quasi nessuna coltivazione, nonostante tenga lontano gli animali dall’orto, pertanto, sarebbe preferibile piantarlo a giusta distanza e al lato dell’orto.

CENNI STORICI SULLA CONSOCIAZIONE

Diffusasi molti secoli fa nei giardini privati inglesi, la consociazione era però già nota nell’antica Cina dove, accanto alle coltivazioni di riso, venivano piantate le felci del genere azolla. Questa varietà, fluttuando sulla superficie delle acque, non solo impedisce alla luce solare di raggiungere altre specie in competizione con il riso ma protegge anche un cianobatterio in grado di fissare l’azoto atmosferico, rendendolo poi disponibile. La consociazione si praticava, inoltre, anche presso molte civiltà precolombiane che piantavano congiuntamente il mais con un fagiolo rampicante chiamato Ayocote, coltivato alle più elevate altitudini messicane. Il mais, infatti, crea una struttura sulla quale il legume può arrampicarsi mentre quest’ultimo produce composti azotati indispensabili per una buona fertilizzazione del suolo.

Questa consociazione è alla base della tecnica della milpa, un vero e proprio agroecosistema altrimenti detta delle tre sorelle (tres hermanas) che prevede oltre alla coltivazione di mais e fagioli anche quella di zucca. Quest’ultima, estendendosi sul terreno ha un effetto pacciamante: trattiene, infatti, l’umidità del terreno e scherma i raggi solari, proteggendo il terreno dal proliferare delle infestanti. A volte associata anche ad altre coltivazioni come peperoncino, leguminose, cucurbitacee, pomodoro e avocado, la tecnica delle Tre Sorelle è ancora oggi un valido sistema agricolo, utilizzato in Centro-America per soddisfare le esigenze alimentari della popolazione.

Fonte: stilenaturale.com

La Francia verso il bando dell’obsolescenza programmata

L’Assemblea Nazionale francese ha approvato un emendamento che ha lo scopo di impedire l’obsolescenza programmata, cioè l’insieme di tutte le strategie adottate dai produttori e finalizzate a ridurre il ciclo vitale di un prodotto. La durata di vita di un apparecchio di uso comune, cioè, viene intenzionalmente accorciata in modo da rendere il prodotto inservibile o “fuori moda” in breve tempo e spingere così le vendite di nuovi articoli.

Obsolescenza3

Rispetto al passato, ad esempio, le apparecchiature elettriche ed elettroniche in commercio hanno un ciclo vitale molto breve, talmente breve da far sorgere il legittimo sospetto che i produttori ne abbiano programmato scientificamente la “fine prematura” per massimizzando i profitti. È capitato a tutti che apparecchiature semi-nuove siano diventate improvvisamente inutilizzabili (in genere succede a due anni dall’acquisto, cioè dopo la scadenza del periodo di garanzia) oppure che i pezzi di ricambio non siano più in commercio o siano talmente costosi che conviene comperare un dispositivo nuovo piuttosto di riparare quello vecchio. Tutto ciò costringe i consumatori a gettare prodotti quasi nuovi, ma inutilizzabili, nella spazzatura e ad acquistarne altri. Questa abitudine, però, ha impatti negativi sul bilancio delle famiglie e conseguenze nefaste sull’ambiente: l’usura precoce e pianificata a tavolino provoca uno spreco inutile di risorse naturali e di tutti i metalli preziosi presenti nei RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche), un aumento esponenziale di rifiuti nelle discariche, l’inquinamento delle falde acquifere e dei suoli, con costi enormi a carico della collettività. In un interessante report dello scorso anno, due esperti tedeschi di obsolescenza programmata – Stefan Schridde e Christian Kreiss – hanno calcolato l’entità dei “danni economici” causati dall’obsolescenza pianificata nella sola Germania. Secondo gli esperti, se i consumatori tedeschi non fossero “costretti” a comprare continuamente nuovi apparecchi, si potrebbero risparmiare 100 miliardi di euro all’anno.Obsolescenza2

Per questi motivi, in Francia alcuni parlamentari hanno presentato un importante emendamento al Progetto di Legge sulla Transizione Energetica promosso dall’attuale Ministro dell’Ecologia, dello Sviluppo Sostenibile e dell’Energia, Ségolène Royal. L’emendamento prevede che l’obsolescenza programmata venga considerata una vera e propria frode a danno dei consumatori. Secondo il diritto francese dei consumatori, il reato di frode consiste nell’aver “ingannato o tentato di ingannare” il cliente sulla natura, quantità o idoneità all’utilizzo di un prodotto. Se la frode viene dimostrata, il produttore è punibile con pene detentive fino a due anni di reclusione e multe fino a 300.000 euro. E le sanzioni possono anche essere inasprite, se le conseguenze della frode sono particolarmente gravi per i consumatori. Attualmente, però, la frode riguarda la natura, quantità o idoneità all’utilizzo di un prodotto, ma non il suo ciclo vitale. Da qui la richiesta dei parlamentari Eric Alauzet, Denis Baupin et Cécile Duflot di inserire un nuovo comma relativo al reato di frode che abbia come oggetto “la durata di vita di un prodotto (che sia stata) intenzionalmente ridotta in fase di progettazione”. “Troppo spesso – si legge nella presentazione dell’emendamento – i prodotti di uso comune vengono progettati dai produttori per smettere di funzionare dopo che sono stati utilizzati un determinato numero di volte. Queste pratiche sono nefaste per l’ambiente e pesano sul potere d’acquisto delle famiglie. Al momento, il Codice dei consumatori non cita esplicitamente la riduzione della durata di vita di un prodotto tra gli elementi che concorrono alla definizione di frode ai danni dei consumatori, ma è essenziale che questa venga esplicitata, in modo da poter fermare l’obsolescenza programmata”.Obsolescenza4

L’emendamento è stato approvato dall’Assemblea Nazionale a fine settembre ed ora è in attesa di votazione da parte del Senato francese. E qui sta il nocciolo della questione: anche nel caso in cui l’emendamento venga approvato in via definitiva, per il produttore che si avvale dell’obsolescenza programmata non si apriranno automaticamente le porte del carcere, ma la frode sul ciclo vitale del prodotto dovrà essere prima dimostrata. Se, ad esempio, un consumatore francese volesse citare in giudizio un produttore perché la lavatrice, la stampante o lo smartphone sono durati solo pochi mesi o anni, dovrebbe convocare una serie di esperti e provare, al di là di ogni ragionevole dubbio, che il costruttore ha intenzionalmente accorciato la durata di vita del prodotto già in fase di progettazione. “Questo è un ottimo emendamento a livello teorico, ma la sua attuazione rischia di non esserlo”, ha commentato Olivier Iteanu, avvocato della Corte d’Appello di Parigi. “I singoli consumatori e i magistrati potrebbero decidere che non vale la pena spendere tempo e soldi per questo tipo di cause. Potrebbe funzionare, invece, in circostanze particolari – ad esempio in caso di sinistri o di class action collettive”. Ma ciò non toglie che l’emendamento votato dall’Assemblea nazionale francese costituisca una buona notizia: il problema dell’obsolescenza programmata non è più solo un tema per l’opinione pubblica, ma oggetto di dibattito anche a livello normativo. Segno che i cittadini – non solo francesi ma anche europei – sono sempre più consapevoli che la produzione di beni effimeri va fermata in favore di prodotti eco-sostenibili e di qualità, di un’economia circolare basata sulla facilità di riparazione, riuso e riciclo dei prodotti, e sull’efficienza nell’uso delle risorse. Perché l’usura pianificata a tavolino fa male a tutti: ai singoli cittadini, alla collettività e all’ambiente.

 

Fonte:  italiachecambia.org

5. ZOOM SU…Gli sprechi alimentari

Circa un terzo del cibo prodotto in tutto il mondo finisce perso o buttato. Quando più di un miliardo di persone nel mondo vanno a dormire affamate, è impossibile non chiedersi cosa possiamo fare.12

Tuttavia, lo spreco alimentare non rappresenta soltanto un’occasione mancata per sfamare gli affamati. Rappresenta una perdita sostanziale di altre risorse, fra cui la terra, l’acqua e l’energia, ma anche il lavoro. Ricchi o poveri, giovani o vecchi, abbiamo tutti bisogno di mangiare. Il cibo è molto più che un nutrimento e va ben al di là di una ricca varietà di sapori in bocca. Più di 4 miliardi di persone dipendono da tre colture di base: riso, mais e frumento. Questi tre alimenti forniscono i due terzi del nostro apporto energetico. Poiché i vegetali commestibili sono oltre 50.000, il nostro menù di tutti i giorni appare estremamente monotono dato che alla nostra alimentazione contribuiscono solo poche centinaia di specie. Dato che miliardi di persone dipendono da poche colture di base, l’aumento dei prezzi dei generi alimentari fra il 2006 e il 2008 si è fatto sentire in tutto il mondo. Benché i paesi sviluppati siano generalmente riusciti a dare da mangiare alla popolazione, alcune zone dell’Africa hanno dovuto fare i conti con la fame. La causa non è solo il fallimento del mercato. Il cambiamento climatico va ad aggiungersi alle pressioni sulla sicurezza alimentare e alcune regioni faticano più di altre. Siccità, incendi e alluvioni compromettono direttamente la capacità produttiva. Purtroppo, il cambiamento climatico interessa i paesi più vulnerabili e che più difficilmente dispongono degli strumenti necessari per adeguarsi. In un certo senso, tuttavia, il cibo non è altro che un «bene» come tanti. Per produrlo servono risorse, come la terra e l’acqua. Come avviene per altri prodotti sul mercato, viene consumato o utilizzato, e può essere sprecato. Una quantità notevole di cibo viene buttata via, soprattutto nei paesi sviluppati, e ciò significa buttare anche le risorse utilizzate per produrlo. Il settore alimentare e lo spreco alimentare figurano fra i punti chiave evidenziati nella «Tabella di marcia verso un’Europa efficiente nell’impiego delle risorse» elaborata dalla Commissione europea nel settembre 2011. Benché sia ampiamente riconosciuto che il cibo che produciamo viene in parte sprecato, è piuttosto difficile proporre una stima precisa. La Commissione europea calcola che nella sola UE ogni anno buttiamo 90 milioni di tonnellate di cibo, equivalenti a 180 kg a testa. Molto di questo cibo è ancora idoneo al consumo umano13

Non solo cibo

Gli impatti ambientali derivanti dallo spreco alimentare non si limitano all’utilizzo del territorio e dell’acqua. Secondo la  tabella di marcia della Commissione europea, la catena di valore dei prodotti alimentari e delle bevande nell’UE è all’origine del 17% delle emissioni dirette di gas a effetto serra e del 28% dell’uso di risorse naturali. Tristram Stuart, scrittore e uno dei principali organizzatori dell’iniziativa denominata «Feeding the 5k», un pranzo per 5.000 persone a Trafalgar Square a Londra, ritiene che la maggior parte dei paesi ricchi butti via fra un terzo e la metà di tutto il cibo che ha a disposizione. «Non è soltanto un problema del mondo ricco. I paesi in via di sviluppo sono afflitti da livelli di spreco alimentare talvolta pari a quelli dei paesi ricchi, ma per ragioni molto diverse. L’assenza di infrastrutture agricole adeguate, come le tecnologie post-raccolto, è la prima responsabile. Si può stimare che almeno un terzo di tutti i prodotti alimentari del mondo venga gettato via», afferma Tristram. Lo spreco alimentare si verifica in tutte le fasi della catena di produzione e di approvvigionamento, così come nella fase del consumo. E le ragioni possono essere molteplici. Una parte dello spreco alimentare deriva dalle disposizioni di legge, spesso poste in essere a tutela della salute umana. Un’altra parte può essere collegata alle preferenze e alle abitudini dei consumatori. Occorre analizzare e prendere in considerazione tutte le diverse fasi e le diverse ragioni al fine di ridurre lo spreco alimentare. La tabella di marcia della Commissione europea sollecita «sforzi congiunti di agricoltori, operatori dell’industria alimentare, rivenditori e consumatori e l’impiego di tecniche di produzione che fanno un uso efficiente delle risorse, così come scelte alimentari sostenibili». L’obiettivo europeo è chiaro: dimezzare lo spreco di alimenti commestibili nell’UE entro il 2020. Alcuni deputati del Parlamento europeo hanno chiesto che il 2013 sia proclamato «Anno europeo contro gli sprechi alimentari».

«Non esiste una formula magica. Ogni singolo problema è diverso e richiede una soluzione diversa», afferma Tristram.

E aggiunge: «La bellissima notizia è che abbiamo la possibilità di ridurre il nostro impatto ambientale e che non c’è motivo per cui debba essere un sacrificio. Non si tratta di chiedere alla gente di prendere meno aerei, di mangiare meno carne o di usare meno l’auto, tutte cose che forse dovremo anche fare. In realtà si tratta di un’opportunità. Dobbiamo semplicemente smettere di buttare via il cibo e imparare ad apprezzarlo».

Fonte: EEA (agenzia europea ambiente)