Zenzero: il biocatering che promuove i prodotti e l’economia locale

Prodotti agricoli biologici freschi di stagione, il più possibile a km zero e da piccole aziende agricole. Sono questi gli ingredienti alla base del biocatering della cooperativa Zenzero rivolto ad asili nido, feste private, convegni, matrimoni e vari eventi. Lo scopo è quello di sviluppare l’economia territoriale e valorizzare le risorse locali, con un’alta attenzione all’impatto ambientale, sociale e culturale. Più di tredici anni fa a Firenze nasce la Cooperativa Zenzero, un nome che evoca l’ambito di azione di questa realtà, nata dalla volontà di una dozzina di giovani persone che stavano muovendo i primi passi nel mondo del lavoro. Attivisti e attiviste la cui vita si era intrecciata all’ombra dei Social Forum di inizio secolo, quando già erano chiare le criticità che la globalizzazione stava portando con sé, accentuando le disparità  economiche e sociali e aggravando la situazione ambientale del nostro pianeta. Da quell’esperienza era nata, nel cuore della Firenze popolare, vicino al quartiere di Santo Spirito, la bottega di commercio equo e solidale “Borgo Alegre”.

«Dopo un paio di anni – ci racconta Arianna – abbiamo iniziato a pensare a come andare avanti e rendere tutto questo sostenibile, e abbiamo pensato che essere attivi nel mondo della ristorazione, mantenendo vivi i criteri dell’attenzione verso il biologico, la filiera corta, la stagionalità, i prodotti sempre freschi, potesse essere una soluzione valida. Questo ha fatto sì che da volontari e lavoratori nella bottega, potessimo avviare una vera e propria impresa di catering».

Il biocatering Zenzero nasce così nel 2008, grazie anche ai finanziamenti accordati a Zenzero dalla MAG6 di Reggio Emilia e al contributo di alcuni soci finanziatori. Un catering che si caratterizza per l’impiego di prodotti agricoli biologici freschi di stagione, il più possibile a km zero e da piccole aziende agricole, e prodotti del circuito equo e solidale. «Puntiamo sulla qualità dei cibi e del servizio offerto, attraverso un comportamento equo, solidale e trasparente, sia verso i produttori da cui si acquistano le materie prime, sia verso i clienti (con schede informative su ingredienti e fornitori), sia nei confronti dei lavoratori della cooperativa. Lo scopo è quello di sviluppare l’economia territoriale, di valorizzare le risorse locali, con un’alta attenzione all’impatto ambientale, sociale e culturale».

https://www.italiachecambia.org/wp-content/uploads/2019/11/zenzero-1-1.jpg

Foto di Thomas Harris

Incontriamo Arianna e alcuni dei soci e delle socie di Zenzero nel lungarno fiorentino, in quella che è la sede della cooperativa dal 2013. «Un luogo che abbiamo trasformato completamente dopo quasi due stagioni di intensa attività di manovalanza».

Questo è il cuore pulsante dell’attività: «Al piano terra c’è il laboratorio di cucina; un piccolo spazio dove incontriamo la clientela e facciamo degustare quello che prepariamo; il magazzino delle attrezzature con tutto ciò che serve per il servizio, e il magazzino delle materie prime. Al primo piano c’è un ufficio e zone di uso del personale».

Una parte del lavoro prevalente di Zenzero si svolge come lavoro giornaliero di fornitura pasti per asili nido privati, «il servizio è attivo da quasi dieci anni e attualmente serviamo circa 150 pasti. Si tratta per la maggior parte di asili nido domiciliari, vale a dire aperti presso case private e che hanno come massimo numero di utenza cinque, sei bambini. Offriamo un prodotto fresco, di stagione, e sono disponibili menù per intolleranze o allergie e vegetariani, facendo sempre riferimento alla norma regionale. Garantiamo ai bambini un pasto genuino, interamente preparato con ingredienti biologici e appositamente studiato per fornire il giusto equilibrio dal punto di vista nutrizionale».

«La scelta dei prodotti è stata facilitata dall’esperienza della bottega di commercio equo, e anche dal fatto che alcuni di noi erano impegnati in associazioni di volontariato molto attive nel consumo critico (ass. Terra Madre, ass. ConsumAttori, gruppi d’acquisto solidale). Poco a poco abbiamo creato un nostro archivio di piccoli e grandi produttori. Produttori biologici o che garantiscono la qualità dei propri prodotti attraverso la garanzia partecipata. Ci riforniamo quindi direttamente dai produttori e quasi esclusivamente da piccole realtà locali (km zero), a parte, ad esempio per la pasta e i cereali che vengono dal nord Italia, per limitare il più possibile l’impatto ambientale e l’inquinamento, che derivano dai lunghi tragitti percorsi per lo spostamento delle merci provenienti da lontano, e per sostenere l’economia di base e di piccola scala, lontano dalle logiche della grande distribuzione».

https://www.italiachecambia.org/wp-content/uploads/2019/11/zenzero-catering-bio.jpg

L’altra attività principale della cooperativa è l’organizzazione e il catering per piccoli e grandi eventi, dai pasti a domicilio, a convegni, feste private e matrimoni. Un catering più informale e meno gerarchizzato, ma professionale e di alto livello, per la qualità dei pasti, la genuinità e il contenuto “etico” del prodotto offerto e della sua filiera.

«Operiamo nella massima massima trasparenza verso i clienti, ai quali forniamo schede informative dettagliate sugli ingredienti e sui produttori. Da sempre abbiamo avuto la volontà di non far entrare la plastica, usiamo acqua in brocca e anche quando ci chiedono l’open bar proponiamo le alternative più locali ed ecologiche alle famose bevande gassate. Usiamo materiali compostabili e senza cannucce. Cercando comunque per il resto di limitare al massimo l’utilizzo di prodotti “usa e getta”, utilizzando bicchieri di vetro, piatti e vassoi in ceramica, posate in acciaio. E differenziamo i rifiuti durante tutto il processo produttivo».

Zenzero si occupa anche dell’allestimento degli spazi, «credo che abbiamo trovato un ottimo modo di abbinare accanto a un piatto molto semplice anche la presentazione di una tavola che faccia vedere che ci vuole gusto e occhio anche in quello che circonda il piatto. Proponiamo composizioni “verdi“, realizzate con piante aromatiche e fiori freschi in originali barattoli di vetro, per abbellire i buffet o come centro-tavola».

https://www.italiachecambia.org/wp-content/uploads/2019/11/zenzero-3.jpg

Attualmente nella cooperativa sono impiegate nove persone, tutti soci. Cinque attivi principalmente in cucina e quattro che si occupano degli ordini, dei rapporti con i fornitori e con i clienti, dell’amministrazione e dei servizi esterni per il servizio al tavolo e allestimento.

«Il cibo è una parte viva in tutte le nostre giornate che ci fa sempre essere attenti alla differenza che c’è anche nelle cose più semplici. In Zenzero abbiamo visto che anche un piatto molto povero ha molto da raccontare. Siamo attenti alla stagionalità, ma abbiamo anche rivisitato alcune ricette tradizionali sostituendo gli ingredienti che non sono disponibili tutto l’anno. Ad esempio abbiamo pensato: perché la ribollita e la panzanella devono essere cucinate soltanto nelle loro stagioni? Ovviamente non prenderemo i pomodori a dicembre per fare la panzanella. Così la ribollita autunnale è diventata una ribollita che ha la zucca, i porri, quindi abbiamo tolto il cavolo nero. E la panzanella la possiamo proporre fra aprile e maggio, prima che arrivino i cetrioli e i pomodori, con asparagi e baccelli».

Immagini tratte dalla pagina Facebook di Zenzero Biocatering

Riprese video della Cooperativa Zenzero di Fullfill Communication e Daniele Cribari

Fonte: italiachecambia.org

Kalulu, prodotti locali e genuini alla portata di tutti

Rendere il consumo di prodotti locali e genuini un fenomeno “di massa” e non un lusso riservato a pochi fortunati. È questo l’obiettivo di Kalulu, il portale che promuove la filiera corta, aiuta i piccoli produttori a raggiungere nuovi clienti e abbatte l’inquinamento dovuto ai trasporti della grande distribuzione. Mangiare sano in città è possibile, Kalulu  è un modo per farlo. Il portale ha l’obiettivo di promuovere la filiera corta mettendo in contatto diretto chi produce e chi consuma, garantendo la vendita di prodotti di qualità a costi contenuti. Il progetto nasce da un’idea di Emanuel Sabene, poi il team si è ingrandito grazie alla collaborazione di Giorgio Scrocca e Domenico Angilletta che hanno contribuito a lanciare il servizio, fino ad arrivare alla piattaforma che è oggi, con oltre 400 aziende iscritte e 40 mila utenti.

Come funziona? Basta iscriversi indicando il proprio indirizzo di residenza, da quel momento Kalulu segnala via e-mail tutte le offerte in corso nei punti di consegna più vicini e all’utente non rimane che prenotare la propria spesa nel giorno e all’orario stabiliti.basket-of-veggies-jpg

Lo strano nome ha un significato ben preciso e richiama gli obiettivi del progetto, “Kalulu è il coniglio protagonista di una serie di favole africane” – racconta Emanuel – “in una di queste, Kalulu convince il re leone a seguire un’alimentazione più sana, a beneficio di tutti gli altri animali della foresta. Metaforicamente, è un po’ quello che cerchiamo di fare anche noi”. Per spiegare l’utilità di questa iniziativa è necessario fare una premessa. I prodotti che arrivano oggi sulle nostre tavole hanno percorso una media di 354 chilometri, consumato 123 litri di benzina e prodotto 948 grammi di emissioni per ogni chilo di merce.

“Noi vogliamo proporre un modello che renda il consumo dei prodotti locali un fenomeno di massa e non un lusso riservato a pochi fortunati” – spiega Emanuel – “crediamo che vendere un alimento fresco di giornata e a chilometro zero, possa essere competitivo con il prodotto della grande distribuzione”. E prosegue spiegando il grande paradosso che c’è alla base della GDO:  per fornire la massima scelta garantendo il profitto, si finisce con il privare i clienti della scelta. Puoi decidere se comprare un pomodoro san marzano o un pachino in qualsiasi momento dell’anno, ma non puoi decidere da dove viene.20160115-things-never-to-but-at-supermarket-

La logica del profitto porta sulle nostre tavole cibo che viene prodotto in luoghi lontani, sempre più spesso fuori dall’Italia se non addirittura fuori dal continente. Se il prezzo finale è ancora conveniente bisogna chiedersi a quale prezzo (fuor di scontrino) si rende possibile tutto questo. Cosa è successo nel luogo di produzione e durante il trasporto? Quante e quali risorse non rinnovabili sono state impiegate per spostarlo e conservarlo? Se nella grande distribuzione, per ogni euro di prodotto che acquistiamo, 80 centesimi vanno ai costi di trasporto, logistica e intermediazione, solo 20 centesimi sono destinati a garantire la qualità di quello che mangiamo. Troppo poco. Grazie a questa piattaforma invece, mangiare sano a un prezzo ragionevole può tornare a essere un diritto.

“Abbiamo calcolato che ad oggi i nostri utenti hanno contribuito per un taglio complessivo di 1500 tonnellate di CO2 passando dalla grande distribuzione alla vendita diretta” – conclude Emanuel – “un numero enorme che ci rende davvero orgogliosi del nostro lavoro. A noi piace pensare che per ogni cassetta che viene consegnata, compresa nel prezzo c’è un po’ di aria pulita da respirare tutti insieme”.

Fonte:  http://www.italiachecambia.org/2017/05/kalulu-prodotti-locali-genuini-portata-di-tutti/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

L’Alveare che dice Sì! La spesa a km 0 social e innovativa

Una rete di vendita di prodotti locali per promuovere la filiera corta, permettendo ai cittadini di produrre, distribuire e consumare in modo sano e sostenibile. Il tutto con il supporto di internet e dei social network. Nato nel 2014 a Torino, il progetto “L’Alveare che dice Sì” si sta espandendo in tutta Italia contribuendo alla transizione verso un nuovo modello di produzione e distribuzione più umano, ecologico e giusto.

La filiera corta si evolve e la spesa a km 0 diventa sempre più social con “L’Alveare che dice Sì!” , un progetto nato a Torino e ideato da Eugenio Sapora. L’idea che ne sta alla base è semplice: creare, attraverso internet e social network, strumenti innovativi per permettere ai cittadini di produrre, distribuire e consumare in un modo più sano e giusto. Con l’obiettivo di produrre senza distruggere l’ambiente, consumare in modo consapevole e realizzare una più ampia transizione sociale ed economica verso un nuovo modello di produzione e di consumo.11224205_1633617243578402_8799665457441323169_n1

Nel settembre 2014 “L’Alveare che dice Sì!” viene incubato dal Politecnico di Torino ed è qui che a novembre dello stesso anno nasce il primo Alveare d’Italia, detto “Alveare Madre”. Il 4 dicembre 2015, grazie ai risultati positivi ottenuti dell’Alveare Madre, l’idea di Eugenio si trasforma in una start-up vera e propria e gli Alveari cominciano a moltiplicarsi in tutta Italia. Il loro funzionamento è semplice: chiunque – privato cittadino, produttore locale o associazione – può mettersi in contatto con l’Alveare Madre per diventare Gestore di un Alveare locale. Il Gestore, attraverso una piattaforma online intuitiva e facile da utilizzare, promuove presso i propri concittadini i prodotti di qualità che si trovano “sotto casa” e dei quali spesso non si conosce l’esistenza. Dell’Alveare fanno parte i produttori che si riconoscono nei principi della Carta Etica della rete e che credono nella transizione ecologica: contadini che hanno scelto un’agricoltura sana, non intensiva e non estensiva, e artigiani che hanno puntato su qualità e salvaguardia ambientale. Fare una reale spesa a km 0 richiede maggiore impegno di una spesa al supermercato e non tutti (o non sempre) abbiamo tempo, voglia o fondi a disposizione per farlo in prima persona. I residenti in una certa zona, detti “Membri” dell’Alveare, possono accedere alla piattaforma online dedicata e ordinare comodamente da casa prodotti locali come frutta, verdura, pane, vino, birra, carne, ecc. La spesa si ritira una volta alla settimana e la consegna avviene presso l’Alveare – che può essere una libreria, un bar, un ristorante o gli spazi di un’associazione – sempre nello stesso giorno e alla stessa ora, in modo che i Membri possano organizzarsi al meglio.Alveare3

Una differenza con le altre filiere corte sta nel fatto che l’Alveare chiede ai produttori di essere presenti alla distribuzione degli ordini in prima persona, insieme al Gestore, affinché i cittadini possano fare domande sui prodotti e sulla lavorazione e i fornitori, a loro volta, possono conoscere le opinioni e le aspettative dei consumatori. Un’altra importante differenza è che, in tutta la rete, ogni produttore è pienamente libero di fissare i prezzi di vendita e la quantità minima ordinabile, perché è solo lui a possedere tutti gli elementi per valutare qual è la giusta remunerazione del suo lavoro, cioè quella che gli permette di lavorare dignitosamente e coprire tempi e costi. Solo quando la somma dei singoli ordini raggiunge la quantità richiesta dal produttore, l’ordine viene confermato e l’Alveare… dice sì! A questo punto il Gestore organizza la logistica e la distribuzione degli ordini presso l’Alveare, ma non è un intermediario. Il produttore vende ai Membri dell’Alveare, incassa direttamente da loro e ogni vendita è seguita da un servizio di fatturazione automatico messo a diposizione dall’Alveare Madre. Oltre alla piattaforma internet e ad un servizio di social dedicati, infatti, l’Alveare Madre fornisce a tutta la rete supporto tecnico e commerciale 7 giorni su 7, l’emissione automatica di fatture, buoni d’ordine, buoni di consegna e qualsiasi documento contabile e la loro archiviazione a tempo indeterminato e, soprattutto, la certezza e rapidità nei pagamenti: 15 giorni tra la distribuzione della merce presso i locali dell’Alveare e l’arrivo dei soldi sul conto corrente del fornitore. Per tutti questi servizi, i fornitori pagano una spesa fissa e contenuta: una percentuale del 16.7% sul fatturato esentasse realizzato con l’Alveare locale. Una metà di queste spese (cioè l’8,35%) va al Gestore dell’Alveare, che ha il dovere di garantire i locali, la logistica e la distribuzione delle consegne, coordinare gli ordini, organizzare incontri di (info)formazione e visite alle aziende per far conoscere ai cittadini le realtà produttive locali e le loro problematiche. L’altra metà va all’Alveare Madre di Torino, dove un team di 5 persone (compreso Eugenio Sapora) si occupa della gestione della piattaforma e di tutti i servizi online, del supporto tecnico e commerciale e del corretto sviluppo della rete degli Alveari nel rispetto della Carta Etica.12316400_1655609074712552_7582079981506147641_n

Oggi “L’Alveare che dice sì!” conta una trentina di Alveari sparsi in tutta Italia, dal Piemonte alla Sicilia, più di 2500 membri iscritti e oltre 200 produttori locali. Inoltre, fa parte del movimento europeo “The Food Assembly” – nato in Francia tra il 2010 e il 2011 col nome di “La Ruche qui dit Oui!” – e presente anche in Germania, Spagna, Belgio e Regno Unito con circa 900 Alveari. Abbiamo raggiunto Eugenio Sapora e gli abbiamo chiesto di parlarci della sua esperienza con gli Alveari italiani: “Il progetto”, ci spiega, “è semplice e sostenibile dal punto di vista economico e sociale: si tratta di rimettere al centro i produttori e i consumatori e reinventare il nostro approccio con il cibo e la sua produzione. Oggi il modello agro-industriale dominante ha dimostrato i suoi limiti, i suoi rischi e la sua ingiustizia nei confronti di produttori e consumatori. I problemi e i temi legati all’alimentazione e alla produzione di cibo sono complessi e di fondamentale importanza: la salute, l’ambiente, il territorio, il lavoro, i legami sociali… “L’Alveare che dice Sì!” persegue il duplice obiettivo di produrre senza distruggere l’ambiente e consumare consapevolmente. Sostiene l’agricoltura sana, non intensiva e non estensiva e l’economia locale che rispetta l’ambiente”. “Ogni giorno”, continua, “le comunità degli Alveari agiscono concretamente a livello locale per affrancarsi dall’agricoltura intensiva, dall’industria alimentare e dall’economia globale. Fare la spesa a km 0 e in modo consapevole sostenendo i piccoli produttori locali e virtuosi, permette loro di farsi conoscere, vivere dignitosamente e tenere aperta l’attività. L’Alveare che dice Sì! ricolloca il produttore nel cuore della relazione commerciale e, al tempo stesso, permette ai consumatori di riappropriarsi della propria alimentazione accettando i cicli e i tempi della natura, di capire le realtà e le difficoltà del mondo rurale e artigiano e di apprendere mille cose utili sulla catena di produzione che prima ignorava. Se ognuno di noi mangia meglio e mangia giusto, tutta la comunità ne trae beneficio: le aziende agricole restano ‘umane’, l’allevamento persegue il rispetto degli animali e le pratiche agricole proteggono i suoli, i paesaggi e la biodiversità.

Alveare6

“Credo fermamente nell’impresa sociale e che l’imprenditorialità possa essere messa al servizio della collettività. Credo che lo spirito imprenditoriale debba avere come obiettivo l’interesse generale e che debba mettere il successo sociale e ambientale alla pari di quello economico. Ma anche la creatività oggi è importante e l’innovazione è una leva fondamentale per il successo della spesa a km 0 e della filiera corta in generale. Vorrei dire a tutti i lettori di ItaliaCheCambia”, conclude Eugenio, “che oggi non è più possibile restare indifferenti, ma è necessario che ognuno di noi faccia la sua parte, che faccia un gesto concreto, anche piccolo, per migliorare le cose. Personalmente sono ottimista: credo che, anche attraverso la rete degli Alveari, i cittadini, gli agricoltori e gli artigiani italiani daranno il loro contributo a creare un nuovo modello economico di produzione e distribuzione più umana, più ecologica e più giusta”.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2016/02/alveare-che-dice-si-spesa-a-km-0-social-innovativa/

 

Cibi a Km 0, a Fano si sfidano 8 cuochi amatoriali per Chef in the City

Menù anticrisi e con prodotti alimentari a KM 0, è questa la formula del concorso Chef in the City 2014, gara di cucina amatoriale.

La cucina riserva sempre grandi sorprese e per questo i ristoranti di Fano, cittadina in provincia di Pesaro-Urbino, a novembre tornano con la gara Chef in The City, in cui si sfideranno chef amatoriali che per le loro sfide utilizzeranno solo prodotti a Km 0. I cibi locali o comunemente detti a Km 0 sono spesso stati al centro di polemiche poiché non tutti sono convinti che il loro consumo possa incidere sulla riduzione delle emissione di CO2. In realtà i cibi locali e coloro che li consumano, i locavori, sostengono che questi prodotti non solo hanno un impronta ambientale più bassa, ma tengono vive, tradizioni alimentari e sopratutto la biodiversità.chef-in-the-city-620x465

La gara consiste nella sfida tra 8 chef amatoriali che di settimana in settimana entreranno nelle cucine professionali di un ristorante in gara e prepareranno un menù completo per i clienti e a prezzo calmierato di 25 euro con soli prodotti locali.

Spiegano gli organizzatori:

E’ una scelta fatta per dare al pubblico che parteciperà all’evento, l’opportunità di scoprire, gustandoli, i migliori prodotti del nostro territorio. Chef in the City si è già caratterizzata per l’alta qualità dei piatti presentati durante le sfide. Ora è il momento di fare un passo in avanti, presentando sulle tavole ingredienti di prima scelta, freschi, in grado di dare la giusta visibilità a chi investe, nonostante la crisi, sulla realtà locale.

Ma il progetto Chef in The City va anche oltre creando un sistema virtuoso tra i ristoranti che vi prendono parte grazie agli 8 chef amatoriali che si sfideranno a colpi di ricette che prevedono solo ingredienti locali: dal pesce, alla carne, alla pasta, ai formaggi ai vini tutti prodotti in zona, incluse le pentole fornite da una ditta locale.

Dicono gli organizzatori:

Per rispondere alle difficoltà del settore abbiamo messo in sinergia le aziende locali, abbiamo dato loro l’opportunità di mostrare le loro eccellenze attraverso un’iniziativa che unisce la buona tavola alla spettacolarità e alla passione per la cucina durante delle serate in cui i clienti, ad un prezzo calmierato di 25 euro, potranno partecipare a delle cene-evento.

Fonte:  Comunicato stampa

Farmers market o mercati dei contadini, cosa sono?

Farmers market o mercati dei contadini, cosa sono e dove si trovano?

I farmers market, o mercatini dei contadini, sono dei mercati dove i produttori (contadini) sono essi stessi i venditori dei loro prodotti, tipicamente ortofrutticoli. Sono dei mercati dove si realizza dunque la filiera corta, ossia la vendita diretta da produttore a consumatore, il che costituisce la principale differenza rispetto ai mercati rionali, dove i venditori sono intermediari, non produttori della merce. L’altra grossa differenza è che si trovano esclusivamente prodotti locali, dato che per un contadino è pressoché impossibile frequentare mercati lontani dalle proprie terre.
Quindi si tratta di mercati dove si trova il concetto del kilometro zero, oltre alla filiera corta.farmers-market-400x250

Inoltre, ci sono una serie di caratteristiche che contribuiscono a differenziare ulteriormente i farmers market dai mercati tradizionali:

– vengono trattati prodotti prevalemente di origine biologica e trattati con tecniche biologiche di agricoltura
– si trovano spesso anche piccolissimi produttori che non commerciano solitamente i propri prodotti, se non in caso di eccedenze o raccolti particolarmente copiosi (es. gli agriturismi)

– si tratta infine di luoghi di socializzazione e convivialità, sia per chi acquista che per chi vende, tant’è vero che alcuni Comuni incoraggiano i mercati dei contadini, o farmers market, come concreta misura antidegrado nelle periferie cittadine.

I costi sono solitamente minori rispetto a quelli dei negozi e catene di distribuzione, ma dipende sempre concretamente dalla quantità e qualità della produzione disponibile.

Fonte: tuttogreen.it