Approvata la legge sul biologico, ma bisogna fare di più contro i pesticidi

Pochi giorni fa il Senato ha compiuto un passo importante verso la riduzione dell’enorme impatto ambientale della filiera agricola italiana approvando la legge sul biologico. Eppure, come sottolinea il WWF in questa analisi, la strada verso una sostenibilità reale è ancora lunga e passa prima di tutto attraverso un piano di gestione dei pesticidi attuale ed efficace.

Il Senato ha finalmente approvato la Legge sul biologico mettendo a disposizione delle aziende agricole e delle imprese agroalimentari un importante strumento per raggiungere gli obiettivi delle Strategie UE Farm to Fork e Biodiversità 2030. Adesso serve una rapida approvazione del Piano di Azione Nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari, coerente con gli obiettivi della nuova Legge sul biologico, per tutelare tutte le produzioni dalle contaminazioni accidentali. La Legge nazionale “Disposizioni per la tutela, lo sviluppo e la competitività della produzione agricola, agroalimentare e dell’acquacoltura con metodo biologico” è stata definitivamente approvata ieri con il voto del Senato a larghissima maggioranza, dopo anni di incomprensibili polemicheL’Italia si è così dotata di un importante strumento normativo che faciliterà il compimento degli obiettivi europei, ovvero raggiungere il 25% della superficie agricola europea certificata in biologico, ridurre l’uso del 50% dei pesticidi in agricoltura e degli antibiotici negli allevamenti e del 20% dei fertilizzanti chimici, entro il 2030.

Gli obiettivi dell’aumento delle superfici certificate in biologico e la riduzione dell’uso dei pesticidi sono tra loro sinergici

Con la bozza del Piano Strategico Nazionale della PAC post 2022, trasmesso alla Commissione Europea il 31 dicembre scorso, l’Italia ha fissato al 30% il suo obiettivo per l’agricoltura biologica al 2030 (anticipando al 2027 l’obiettivo del 25%). L’Italia è oggi uno dei maggiori produttori, trasformatori ed esportatori di prodotti biologici in Europa, con il 15,8% della superficie agricola utilizzata certificata in biologico e con un aumento nel 2020 del 4% dei consumi delle famiglie di prodotti biologici, incremento che sale al 10% nel settore della ristorazione e all’11% per le sole esportazioni all’estero.

La nuova Legge sul biologico prevede importanti strumenti per consolidare ulteriormente questa posizione, ad iniziare dall’adozione del Piano di Azione Nazionale per il biologico, dal marchio del biologico “Made in Italy” e dalla creazione dei distretti territoriali del biologico. Per rendere rapidamente operativi questi strumenti servirà adesso il massimo impegno del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali. Ma è necessario anche adottare altri strumenti strettamente connessi alla piena e corretta attuazione della nuova Legge, come il nuovo Piano di Azione Nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari (PAN Pesticidi), scomparso dai radar dopo che il vecchio Piano è scaduto dal febbraio 2019. L’articolo 13, comma 2, della nuova Legge sul biologico prevede espressamente che gli agricoltori convenzionali che operano all’interno dei distretti biologici devono adottare le pratiche necessarie per impedire l’inquinamento accidentale delle coltivazioni biologiche, un principio che secondo il WWF dovrebbe essere esteso a tutto il territorio nazionale perché è assurdo che le produzioni biologiche siano soggette al rischio di contaminazioni accidentali da parte degli agricoltori che utilizzano pesticidi.

La bozza del nuovo PAN Pesticidi attribuisce ancora agli agricoltori biologici l’onere della tutela delle loro produzioni dall’inquinamento proveniente da campi limitrofi coltivati con metodi convenzionali e prevede distanze di sicurezza per i trattamenti fitosanitari non adeguati a garantire la massima tutela dalla deriva delle sostanze chimiche contaminanti. Per questo Il WWF chiede ai Ministeri competenti (Agricoltura, Transizione Ecologica e Salute) l’aggiornamento del nuovo PAN Pesticidi, che recepisca quanto previsto dalla Legge sul biologico estendendo il principio della tutela a tutte le aziende biologiche, non solo per quelle ricomprese nei territori dei distretti biologici, insieme all’obiettivo generale della riduzione del 50% dell’uso dei pesticidi entro il 2030. Gli obiettivi dell’aumento delle superfici certificate in biologico e la riduzione dell’uso dei pesticidi sono tra loro sinergici e vanno perseguiti con un PAN Pesticidi coerente ed efficace. L’Italia ha oggi tutte le carte in regola per poter giocare a livello europeo un ruolo di capofila della transizione ecologica dell’agricoltura, acquisendo anche un indubbio vantaggio competitivo nei mercati agro-alimentari a livello globale. Per poter cogliere tutte le opportunità offerte dalla nuova Legge sul biologico servono però coerenza ed una maggiore determinazione nel perseguire tutti gli obiettivi delle Strategie UE Farm to Fork e Biodiversità 2030.

Fonte: https://www.italiachecambia.org/2022/03/approvata-legge-sul-biologico/?utm_source=newsletter&utm_medium=email

La sentenza storica contro i pesticidi da far leggere al contadino sotto casa

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Il vostro vicino irrora continuamente i campi con pesticidi che, alla fine, contaminano anche il vostro piccolo orticello? Ecco una sentenza importante che dovreste leggere. Riuscire a vivere senza pesticidi può diventare una vera e propria impresa, soprattutto se accanto al vostro orto ci sono vicini che, invece, fanno uso di prodotti fitosanitari. Lo sa bene Aboca, leader nel settore della farmaceutica naturale, che a dicembre del 2015 aveva minacciato di andar via dalla Toscana a causa dei troppi pesticidi, adoperati sulle coltivazioni limitrofe di tabacco, che contaminavano anche i suoi campi. La vicenda allora si è risolta grazie all’intervento della Regione Toscana con cui Aboca ha trovato un’intesa per la realizzazione di una cabina di regia per l’agricoltura di qualità. Certo, in quel caso l’interesse a tutelare le coltivazioni di un’azienda con un fatturato annuo di 120 milioni di euro era grande.

Si potrebbe dire la stessa cosa anche dei piccoli agricoltori?

A tal proposito esiste una sentenza molto chiara, risalente al 26 agosto 2014, che crea un precedente molto importante al fine di tutelare la salute dei cittadini e i raccolti di chi ha fatto dell’agricoltura biologica la propria scelta di vita. Per la prima volta, un giudice, riconoscendo l’applicabilità dell’art. 844 del codice civile, ha dichiarato l’intollerabilità delle immissioni di sostanze tossiche nel fondo del vicino, ordinando a un viticoltore di Quarrata (PT) di trattare il proprio vigneto con accorgimenti che riducessero gli impatti derivanti dall’uso di fitosanitari. Il problema era nato quando un cittadino di Quarrata (PT), proprietario di un campo confinante, aveva accusato il proprietario di un vigneto confinante di averlo danneggiato per la quantità di diserbanti e/o pesticidi che si depositavano nei suoi terreni, diffondendosi anche all’interno della propria abitazione. Una cosa che lo aveva portato a interrompere la coltivazione dell’orto e a chiudersi dentro, sigillando le finestre. Il contadino si è quindi rivolto al Tribunale di Pistoia per accertare l’intollerabilità delle immissioni di sostanze nocive (pesticidi, diserbanti, insetticidi, ecc) provenienti dal terreno adibito a vigna e per chiedere:

  • di individuare la conseguente responsabilità del proprietario del vigneto;
  • il risarcimento dei danni dovuti alla compromissione delle proprie abitudini di vita;
  • di ordinare l’immediata cessazione delle immissioni dovute all’effetto deriva mediante inibizione all’uso dell’atomizzatore in una zona, cosiddetta cuscinetto, di almeno 50 metri dal confine.

Dopo i dovuti accertamenti tecnici, il Consulente Tecnico d’Ufficio (CTU), ha stabilito che i trattamenti antiparassitari eseguiti dal viticoltore avevano effettivamente provocato l’immissione delle sostanze nella proprietà confinante, ma ha anche dimostrato che diverse modalità di irrorazione dei fitosanitari potevano rendere praticamente irrilevante la loro deriva.

Il giudice ha quindi deciso:

  • di dichiarare, ex art. 844 del codice civile, l’intollerabilità delle immissioni di sostanze tossiche nel fondo del vicino e di ordinare al viticoltore l’esecuzione dei trattamenti antiparassitari con modalità che ne riducano gli impatti;
  • di rigettare la domanda di risarcimento del danno non patrimoniale in quanto tale fattispecie non rientrava nei casi tassativamente previsti dalla legge;
  • di condannare il produttore vinicolo al pagamento delle spese processuali e di consulenza tecnica d’ufficio.

Il giudice non ha tuttavia accolto la richiesta di vietare l’uso dei fitofarmaci in una zona cuscinetto indicata dal richiedente in almeno 50 metri dal confine.

Su quest’ultimo punto, però, esiste un pronunciamento del TAR di Trento che, in materia di distanza, con sentenza del 14/1/2012, ha respinto in parte il ricorso di un gruppo di coltivatori di mele del Comune di Malosco (TN), applicando il principio di precauzione e confermando la legittimazione del comune a stabilire limiti di distanza di nebulizzazione dalle abitazioni, in quel caso fissato in 50 metri.

La sentenza in forma integrale può essere scaricata a questo link:

https://gruppodistudioambientesalute.files.wordpress.com/2014/11/sentenza-cantine-bonacchi.pd

 

fonte : ambientebio.it

Acque inquinate da pesticidi: il rapporto ISPRA 2014

Sono 175 le sostanze attive trovate nelle acque italiane e in alcune zone l’ISPRA ha rinvenuto contemporaneamente fino a 36 sostanze per campione. Il rapporto pubblicato qualche giorno fa da ISPRA ha portato alla luce indagini svolte sulle acque italiane (superficiali e sotterranee) nel periodo che va dal 2011 al 2012 evidenziando la presenza di 175 sostanze attive. Nel 2012 i punti di campionamento sono stati 3.500 per 14.250 campioni (nel biennio 2011-2012 sono stati analizzati 27.995 campioni) e sono state cercate complessivamente 335 sostanze. I pesticidi nelle acque superficiali erano presenti nel 56,9 per cento dei 1.355 punti controllati; mentre nelle acque sotterranee erano presenti nel 31 per cento dei 2.145 punti. In generale sono state osservate basse concentrazioni a fronte di una ampia diffusione; nelle acque sotterrane i livelli di contaminazione sono più bassi sebbene si spingano fino alle falde profonde e in taluni campioni si sono conteggiate anche 36 molecole diverse. Si consideri che nel rapporto dello scorso anno, le sostanze attive erano 166. Il punto è che le molecole non scompaiono rapidamente e si assiste così all’effetto accumulo, per cui si vanno a sommare nel corso del tempo. Tra le regioni che presentano acque maggiormente contaminate ci sono la Lombardia (92 per cento), Sicilia (88 per cento) e Emilia Romagna (87,5 per cento), quest’ultima in classifica anche per la maggiore percentuale di acque sotterranee inquinate (72 per cento). In generale però sono la Pianura Padana e quella Veneta a risultare le zone maggiormente contaminate in Italia.2015_ispratab-620x339

L’agricoltura è la fonte principale di questa contaminazione sia delle acque superficiali, sia delle acque sotterranee e infatti nel 2012 sono state usate 400 sostanze diversi per 134.242 tonnellate di prodotti fitosanitari. Le molecole non sono altro che i residui di prodotti fitosanitari quali erbicidi, insetticidi, funghicidi immessi nell’ambiente che si ritrovano come molecole di bentazone, metalaxil, desetil-terbutilazina, atrazina e atrazina-desetil, oxadixil, imidacloprid, oxadiazon, bromacile, 2,6-diclorobenzammide. Desta particolare preoccupazione l’imidacloprid noto anche all’EFSA per cui è stato richiesto l’abbassamento dei livelli guida essendo considerato dannoso per il sistema nervoso dei bambini. Eppure, ci ricorda l’ISPRA, nell’ultimo decennio le vendite di pesticidi sono diminuite del 10 per cento anche se questa riduzione non corrisponde poi alla presenza dei veleni nell’ambiente anche se le concentrazioni non appaiono particolarmente alte.

Fonte:  VASMieli d’ItaliaIspra ambiente

Contaminava con pesticidi il terreno del vicino, condannato

Con una sentenza importante, il tribunale di Pistoia ha obbligato un agricoltore a contenere le irrorazioni di pesticidi che finivano nel terreno del vicino. Un precedente che può costituire l’ispirazione per tanti che hanno questo grosso problema.pesticidi_atomizzatore

 

Il tribunale di Pistoia con sentenza del 26 agosto 2014 ha ordinato ad un viticoltore di Quarrata, in provincia di Pistoia, di eseguire i trattamenti antiparassitari con modalità che potessero contenere le immissioni di sostanze nocive nella proprietà del vicino (lenta velocità del mezzo di distribuzione, bassa pressione, orientamento dei bocchettoni di irrorazione in direzione opposta al confinante). Per la prima volta il giudice, riconoscendo l’applicabilità dell’articolo 844 del codice civile, ha dichiarato l’intollerabilità delle immissioni di sostanze tossiche nel fondo del vicino ordinando quindi al produttore di trattare il proprio vigneto con accorgimenti che riducano gli impatti derivanti dall’uso di fitosanitari. Tutto è partito da un residente di Quarrata che si è ritenuto danneggiato dalla quantità di diserbanti e/o pesticidi che si depositavano nei suoi terreni, diffondendosi anche all’interno della propria abitazione. Ciò lo aveva portato ad interrompere la coltivazione dell’orto e a tenere chiuse le finestre di casa. Aveva anche fatto analizzare un campione di insalata prelevata dal proprio orto trovando la presenza di rame in concentrazione significativa, mentre rame e pesticidi erano stati rinvenuti in un campione di erba prelevato nella zona di confine. Si è quindi rivolto al tribunale di Pistoia per chiedere di individuare la responsabilità del proprietario del vigneto; il risarcimento dei danni; l’immediata cessazione delle immissioni. Il giudice ha disposto accertamenti tecnici e il consulente ha concluso che risulta impossibile individuare una modalità di irrogazione tale da escludere del tutto il rischio di effetto deriva, però ha indicato una serie di accorgimenti che lo possono ridurre notevolmente. Questi accorgimenti sono gli stessi assunti nella sentenza giudiziaria di Pistoia. Pertanto il consulente ha stabilito che i trattamenti antiparassitari eseguiti dal viticoltore hanno effettivamente provocato l’immissione delle sostanze nella proprietà confinante, ma ha anche dimostrato che diverse modalità di irrorazione dei fitosanitari potevano rendere praticamente irrilevante la loro deriva. Il giudice ha però respinto la domanda di risarcimento del danno non patrimoniale; ha condannato il produttore vinicolo al pagamento delle spese processuali e di consulenza tecnica d’ufficio e non ha accolto la richiesta del cittadino di vietare l’uso dei fitofarmaci in una zona cuscinetto indicata dal richiedente in almeno 50 metri dal confine. Su questo ultimo punto diverso è stato il pronunciamento del Tar di Trento che, con sentenza del 14 gennaio 2012, aveva di fatto confermato la legittimazione del Comune a stabilire limiti di distanza di nebulizzazione dalle abitazioni, in quel caso fissato in 50 metri.  La sentenza potrebbe e dovrebbe quindi sollecitare una maggiore attenzione delle autorità sull’incremento dell’uso dei diserbanti e sugli effetti negativi che può provocare sulla biodiversità, sugli equilibri ecologici, sulla fauna e flora e sulle acque destinate alla potabilizzazione. Il monitoraggio di ARPAT del 2013 aveva evidenziato un deciso incremento di presenza di residui di fitofarmaci nelle acque superficiali e sotterranee destinate alla produzione di acque potabili. Su questo incremento dei residui di fitofarmaci l’Agenzia ha chiesto attenzione ai gestori dei servizi idrici ed alle ASL inviando la propria relazione a Regione, ASL, Comuni e Gestori dei servizi idrici. Con decreto del 22 gennaio 2014, il Ministro delle politiche agricole, di concerto con il Ministro dell’ambiente ed il Ministro della salute ha adottato il Piano di azione nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari. In Parlamento risultano depositati disegni di legge per limitare l’impiego di sostanze diserbanti chimiche e per regolamentarne l’uso nelle operazioni di manutenzione ordinaria delle strade urbane ed extraurbane e delle aree destinate a verde urbano.  Già l’articolo 19 del decreto legislativo152/2012 aveva stabilito che dall’1 gennaio 2014 gli utilizzatori professionali di prodotti fitosanitari sono obbligati ad applicare i principi generali della difesa integrata che prevede l’applicazione di tecniche di prevenzione e di monitoraggio delle infestazioni e delle infezioni, l’utilizzo di mezzi biologici di controllo dei parassiti, il ricorso a pratiche di coltivazione appropriate e l’uso di prodotti fitosanitari che presentano il minor rischio per la salute umana e per l’ambiente.

Fonte: ilcambiamento.it