Cala il prezzo della benzina: aumenterà il traffico?

Il ribasso dei carburanti, provocato dal crollo del prezzo del petrolio al barile, si tradurrà in un aumento dei consumi? Cerchiamo di capire, con i dati a disposizione, se il calo di benzina e gasolio possa determinare un aumento del traffico veicolare privato nelle città italiane e tra le abitudini dei pendolari381524

Il prezzo dei carburanti continua a calare: non proporzionalmente al crollo del petrolio, visto che si parla di un – 53% sul prezzo al barile, che si è tradotto in realtà in un -14% sui listini della benzina, ma la differenza è più che sensibile. Il prezzo medio della benzina servita oscilla tra l’1,462 euro/litro e l’1,621, mentre il diesel viaggia tra 1,368 e 1,515 euro al litro. Scampato anche il rincaro delle accise sulla benzina – rincaro inizialmente previsto dal decreto Milleproroghe, ma poi cancellato – gli automobilisti si trovano ad aprire il nuovo anno con una potenziale riduzione della spesa piuttosto consistente. Questa riduzione si tradurrà tutta in risparmio economico o porterà con sé un aumento dei consumi, e dunque del traffico privato?  Gli ultimi dati disponibili sono quelli forniti da Unione Petrolifera a dicembre, che fanno però riferimento al mese di novembre, quando – a parità di giorni di consegna – i consumi di benzina calavano del 4,7% e quelli del gasolio dello 0,6%. Bisognerà attendere il 20 gennaio per conoscere le statistiche relative al mese di dicembre, quando l’effetto del ribasso dei carburanti dovrebbe già aver lasciato un segno.  Un eventuale assestamento dei prezzi dei carburanti su un livello molto basso, comporterebbe il rischio di vedere un ulteriore spostamento modale verso l’auto, nelle abitudini degli italiani? Davanti ad un trasporto pubblico sempre più piegato dai tagli, la possibilità di utilizzare la propria auto privata ad un costo (relativamente) basso, farà aumentare ancora di più la quota di cittadini che rinunciano ai mezzi pubblici? Il rischio c’è, anche se forse riguarda più i pendolari che i lavoratori che si spostano in città, dove comunque l’offerta del TPL, per quanto estremamente disomogenea sul territorio nazionale, rimane più competitiva. Il vero problema, a giudicare dagli ultimi rapporti sulla mobilità pubblicati in Italia, è il treno. Tagli disastrosi si accompagnano ad aumenti del costo del biglietto assolutamente non giustificati dal servizio offerto. Legambiente parla di un’Italia in treno a due velocità: da un lato le Frecce, efficienti ma costose, dall’altro i treni regionali e interregionali, che dovrebbero servire ai pendolari, ma che peggiorano progressivamente la qualità del servizio e le possibilità di collegamento. Terreno fertile perché si inserisca l’automobile.
C’è però una considerazione di cui tener conto: il crollo del petrolio non sembra destinato a durare, almeno secondo gli analisti. Citiamo in proposito l’articolo pubblicato martedì 6 gennaio su La Stampa: “Tutti gli analisti prevedono un rimbalzo entro pochi mesi, che si porterà via i risparmi per gli automobilisti. Il fatto è che il crollo del prezzo del barile equivale a un taglio di spesa di centinaia di miliardi di dollari e di euro per i consumatori e per le aziende in tutto il mondo, e questo aumenterà la capacità di spesa e di investimento, e rilancerà la crescita economica globale e (alla lunga) anche i consumi di energia. Quando poi i prezzi del petrolio rialzeranno la testa, anche di poco, la speculazione che adesso punta sui ribassi cambierà di segno e amplificherà l’effetto al rialzo”.

Fonte: ecodallecitta.it

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La svolta di Obama: dare un prezzo al Carbonio per lasciare i fossili sotto terra

Dare un prezzo al carbonio è secondo il presidente USA il metodo più efficace per lasciare i fossili sotto terra, in modo da limitare il riscaldamento globale a soli 2°C. Chi inquina paga, insomma, anche in ambito energetico

La politica climatica di Obama segna decisamente una svolta; anche se si tratta di un’intervista alla televisione e non di un discorso ufficiale, per la prima volta il presidente USA ha riconosciuto la necessità di dare un prezzo al carbonio emesso, in modo da limitare gli effetti dei cambiamenti climatici. L’intervista verrà trasmessa oggi nel programma Years of living dangerously, dedicato specificatamente ai cambiamenti climatici, ma il conduttore Thomas Friedman ha fornito alcune anticipazioni sul NYT:

Friedman: «Secondo l’IEA solo un terzo delle riserve possii potrà essere bruciato prima del 2050, per non superare il limite di 2°C nel riscaldamento globale (1)… è d’accordo con questa analisi?»

Obama:  «La scienza è scienza, e non c’è dubbio che se bruciassimo tutti i combustibili fossili che si trovano sotto terra, il pianeta diventerebbe troppo caldo e le conseguenze sarebbero gravi.»

Friedman: «Allora, non potremo bruciarli tutti?»

Obama: «Non non li bruceremo tutti. Nei prossimi decenni dobbiamo costruire una transizione tra come usiamo l’energia oggi a come avremo bisogno di usarla.»

Friedman: «Qual è la cosa più importante da fare per affrontare i cambiamenti climatici?»

Obama: «Mettere un prezzo al carbonio. Così abbiamo risolto altri problemi, come ad esempio le piogge acide. Abbiamo detto: vi faremo pagare se rilascerete queste sostanze in atmosfera, perché non è possibile. che a pagare siano tutti gli altri. Trovate un modo per mitigare le emissioni.»

Non sarà certo la fine del fracking o delle centrali a carbone, ma per la prima volta si pone chiara la questione: chi inquina paga, anche in ambito energetico. Un programma simile non si potrà probabilmente fare in due anni, ma potrebbe essere nell’agenda del prossimo presidente, anzi forse presidentessa.Obama Gives Major Speech On Climate Change And Pollution

(1) E’ la cosiddetta bolla del Carbonio, di cui abbiamo parlato su Ecoblog più di un anno fa.

Fonte: ecoblog.it